venerdì 17 agosto 2018

Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #4





di David Stockman


La direzione di Caterpillar ha commesso un peccato imperdonabile durante la teleconferenza della società nel primo trimestre di quest'anno: ha ammesso che i fagioli, se piantati, non fanno crescere piante che arrivano fino al cielo.

CAT aveva ventilato la possibilità dell'ennesimo trimestre "alla grande", secondo quello che si poteva leggere dagli algoritmi di trading. Nell'istante in cui questo "bip" ha attraversato le pagine della stampa, le azioni di CAT, già orribilmente sopravvalutate, sono balzate di un altro 2%, solo per scendere vertiginosamente quando il suo CFO, Brad Halverson, ha pronunciato tre parole ("high water mark") riguardo ai risultati del primo trimestre.

Ciò sarebbe costato $7 miliardi di capitalizzazione di mercato. Inutile dire che uno dei grandi mali della pianificazione monetaria centrale è che ha trasformato Wall Street in una petulante ed esigente orda di giocatori d'azzardo che credono che i prezzi delle azioni possano crescere fino al cielo; e che hanno il diritto di "comprare" sempre i segnali, che le notizie siano vere o meno.

Ad esempio, un team di gestione si è mai focalizzato sul tasso di riduzione del numero delle azioni proprie e ha riconosciuto che, prendendo in prestito denaro o deviando il flusso di cassa per finanziare tali riacquisti, stava creando rischi, per non parlare di pericoli, per le prestazioni future?

Qualche CEO indaffarato a pompare il suo ultimo contratto di fusione/acquisizione, ha mai riconosciuto che la tanto strombazzata "sinergia dei risparmi" potrebbe altrettanto facilmente ridurre le vendite, compromettere le prestazioni operative, o ritardare l'innovazione futura del prodotto, nonostante aumenti i margini ed i guadagni?

E soprattutto, quale compagnia ha mai ammesso che nonostante gli sforzi diligenti del management per migliorare ed eccellere, alla fine rimane sempre una creatura del ciclo economico? E che non vi è alcun ciclo economico nella storia registrata che non sia finito per un motivo o per un altro?

Ecco perché crediamo che la verità di CAT sia emblematica del momento attuale. Su base statistica, il ciclo attuale è diventato ottuagenario; e su una base fondamentale, ha vissuto di tempo preso in prestito tempo e denaro preso in prestito.

Tra le altre cose, questo significa che il guadagno a due cifre strombazzato nei guadagni del primo trimestre dovrebbe essere preso con le pinze. Come nel caso illustrativo dei risultati di McDonald's, dove il guadagno pubblicizzato del 22% era in realtà gonfiato in termini economici (vedi Parte 2), la schiacciante quota dei guadagni del primo trimestre è dovuta a fattori una tantum come il taglio delle aliquote fiscali per le aziende, i riacquisti di azioni proprie e la valuta.

I primi due fattori sono ovvi, con le aliquote fiscali effettive che sono scese di 10-20 punti percentuali rispetto allo scorso anno e il conteggio delle azioni S&P 500 è diminuito del 2-3%. Ma l'impatto dei cambi sui guadagni dell'indice S&P è quasi altrettanto incisivo, dato che oltre il 50% degli utili è attribuibile alle operazioni estere.

Nel terzo trimestre del 2014, il tasso di cambio del dollaro ha toccato un minimo di 20 anni a poco meno di 103, secondo il grafico qui sotto. Allo stesso tempo, i guadagni annuali segnalati per le società dell'indice S&P 500 hanno raggiunto un massimo post-recessione di $106 per azione, in parte grazie ai forti guadagni concessi dal pattern del dollaro.

Poi le cose sono cambiate, com'è evidente nel grafico qui sotto: il dollaro si è rafforzato notevolmente nel corso dei tre anni successivi, salendo di oltre il 25% a 129 all'inizio del primo trimestre 2017.

Nel frattempo anche i prezzi del petrolio e delle materie prime e gli utili sono diminuiti drasticamente, il che significa che, in combinazione con un dollaro in aumento, gli utili dell'indice S&P hanno affrontato una battuta d'arresto. A metà 2016, gli utili annuali erano scesi a $87 per azione, o del 18%.

Poi è arrivata una breve risalita degli utili dell'indice S&P 500. Le materie prime ed il ciclo commerciale sono rimbalzati sotto la spinta di un gigantesco impulso di credito emanato dallo Schema Rosso di Ponzi, mentre lo scorso ottobre Pechino ha gonfiato di più la sua montagna di debiti in preparazione dell'incoronazione di Xi Jinping come governante a vita.

Ciò ha notevolmente aumentato gli utili dell'indice S&P nei settori dei materiali ed industriali. Allo stesso tempo, il dollaro ha subito una brutta caduta dal picco del gennaio 2017. È crollato del 10% ad un minimo di 115 alla fine di gennaio 2018, aggiungendo così ulteriori utili segnalati tramite i guadagni nella conversione.

Di conseguenza i guadagni nell'indice S&P 500 sembravano aver raggiunto i $117 per azione su base annuale a marzo 2018, un aumento del 17% rispetto ad un anno fa e del 36% rispetto al minimo a metà del 2016.

Ma, attenzione, perché il dollaro sta già invertendo la tendenza e con i rendimenti dei titoli statunitensi in aumento e la falsa "crescita sincronizzata" che sta crollando all'estero, il biglietto verde non ha altro posto in cui andare se non in alto. E anche se l'attuale forte rimbalzo del dollaro andrà in stallo, ha poche prospettive di un ulteriore calo del 10% su base trimestrale come avvenuto nel primo trimestre di quest'anno.

Ancora più importante, il giro degli utili nell'indice S&P negli ultimi quattro anni ammonta a solo un aumento del 2.4% annuo, e anche questa non è un'aberrazione.

Oltre alla possibilità che il CFO di Caterpillar fosse stato chiaroveggente, gli utili dell'indice S&P 500 sarebbero cresciuti ad un tasso del 3.0% annuo per l'intero decennio dal massimo pre-crisi di $85 per azione nel giugno 2007.

Detto in modo diverso, il ciclo economico è ora più vecchio di 42 mesi rispetto al picco provvisorio del settembre 2014; la crescita del PIL globale e interno sta di nuovo rallentando, mentre lo Schema Rosso di Ponzi lotta per evitare di capovolgersi sotto il suo massiccio debito; ed i margini di profitto stanno già scendendo su base aggregata.

Quindi dimenticatevi dei delta. In verità, il primo trimestre del 2018 è in realtà un momento cruciale per esaminare i fondamentali di un ciclo di affari e profitti che si scontra con la vecchiaia statistica.


Il flusso e riflusso dei risultati finanziari di CAT nell'ultimo decennio segue da vicino il viaggio del mercato più ampio verso il suo attuale declino, anche se in forma leggermente più drammatica e amplificata ciclicamente.

Inutile dire che tutto inizia con l'esplosione dei bilanci delle varie banche centrali globali da $2,000 miliardi a $22,000 miliardi negli ultimi due decenni. Questo aumento senza precedenti di credito fiat ha consentito un'eruzione ancora maggiore di debito globale ed un'espansione del PIL alimentata dal debito.

Durante i due decenni che hanno avuto inizio nel 1994, quando la Cina ha svalutato la sua valuta del 60% e Greenspan ha aperto i rubinetti monetari della FED, il debito globale è cresciuto a dismisura: +$185,000 miliardi, un tasso di aumento del 9.0% annuo.

Ciò ha fatto sì che anche il PIL globale si espandesse, passando da $28,000 miliardi a $78,000 miliardi. Eppure questo ha rappresentato un tasso di crescita sostanzialmente più modesto (5.3%), il che significa che il rapporto di leva del pianeta ha fatto un balzo sorprendente.

Il rapporto debito globale/reddito è salito dall'1.45X nel 1994, che rappresentava la media storica per i rapporti d'indebitamento a livello generale, al 2.90X nel 2014 e da allora ha continuato a salire più in alto.


Va da sé che il debito a buon mercato e la robusta crescita del PIL sono una combinazione paradisiaca dal punto di vista dei fornitori nell'industria delle spese in conto capitale.

Sono state necessarie attrezzature pesanti per estrarre metalli e combustibile dal sottosuolo, trasportarli in tutto il mondo, erigere nuove capacità di conversione ed infrastrutture, costruire nuove strutture di produzione e distribuzione, e favorire i guadagni in entrata con una vasta espansione degli edifici commerciali e residenziali.

Non sorprende se la spesa in conto capitale globale abbia avuto un'età dell'oro, quasi quintuplicata negli ultimi due decenni. Eppure ha raggiunto il picco nel 2012-13 e c'è un motivo innegabile.


In una parola, quello era il momento in cui l'enorme impulso di credito post-recessione proveniente dallo Schema Rosso di Ponzi ha raggiunto il picco, portando così la domanda globale di spese in conto capitale, e in particolare delle grandi macchine gialle di CAT, ai massimi storici.

Tuttavia quando Pechino ha schiacciato il freno a mano monetario poco dopo per far raffreddare la baldoria risultante di scavi, cotruzioni, investimenti scriteriati e speculazioni, i tassi di attività sono diminuiti drasticamente... solo per innescare un nuovo ciclo di espansione del credito e domanda globale che ha raggiunto il picco all'inizio del 2014.

Il ridimensionamento successivo nel 2015 e nel 2016 si è rivelato particolarmente intollerabile per i Suzerain Rossi di Pechino. Questo perché minacciava di rovinare la festa del 19° Congresso del Partito Comunista (che si tiene ogni 5 anni) nell'ottobre 2017 e l'ascesa pianificata di Xi al ruolo di Leader Supremo con più potere di qualsiasi altro oligarca comunista dopo Mao Zedong.

È stata la successiva impennata dell'impulso di credito della Cina, seguita da un'impennata di investimenti e produzione interna, che hanno riacceso la domanda ed i prezzi globali delle materie prime, nonché la produzione ed il commercio industriale mondiale durante la seconda metà del 2016 e fino al 2017.

Questa è diventato nota come "crescita globale sincronizzata" a Wall Street ed è stata il carburante che ha spinto il mercato azionario al suo picco nel gennaio 2018 e ha aiutato i guadagni a rimbalzare come sopra delineato.

Ma non è stato l'inizio di una perenne espansione globale; era solo una parentesi che serviva a Pechino e ora si sta rapidamente invertendo. Gli indicatori del sentiment delle imprese in Germania, che vivono per la domanda cinese di beni capitali e di automobili di lusso, sono la testimonianza di questa verità.


Inutile dire che al disfacimento dello Schema Rosso di Ponzi seguirà anche quello delle grandi macchine gialle.

Le vendite di CAT hanno raggiunto un picco di $66.3 miliardi nel giugno 2012, così come il suo reddito netto a $6 miliardi. Da allora in poi è stato un lungo scivolone, mentre il boom storico e irripetibile degli investimenti cinesi dopo la crisi finanziaria globale si è raffreddato rispetto al picco del 2012.

Data la lunga catena di inventari CAT attraverso la sua rete di rivenditori globali, le sue spedizioni sono diminuite per quattro anni consecutivi, con vendite che hanno toccato il fondo a settembre 2016 a $40 miliardi. Questo crollo del volume, a sua volta, ha comportato una severa compressione dei margini in un'attività altamente ciclica con enormi costi fissi.

Di conseguenza il reddito netto è crollato dell'83% a solo $1 miliardo a settembre 2016.

Ma ecco il punto: l'incoronazione di Xi nel 2016-2017 ha rappresentato un bottom per il mercato globale delle spese in conto capitale. Di conseguenza CAT ha iniziato a ricostituire gli inventari, gonfiando così le vendite ed i margini operativi registrati negli ultimi sei trimestri.

E questo, a sua volta, ha causato la lettura errata da parte degli algoritmi di trading a Wall Street. Tra l'inizio del 2016 e il picco del gennaio 2018, le azioni di CAT sono salite da $60 per azione a $170 per azione, con un aumento di $65 miliardi nella capitalizzazione di mercato.

Inutile dire che lo Schema Rosso di Ponzi non ripeterà il momento pirotecnico economico 2008-2012, ma gli analisti non hanno avuto problemi a spiegare un ritorno a $66 miliardi di vendite e $6 miliardi di reddito netto.

Ahimè, questo è solo un pio desiderio. Ma le vendite hanno ritracciato solo del 31% dal loro picco nel 2012 e l'utile netto ha recuperato solo il 24% del suo terreno perduto.


Inutile dire che qui sta la morale della favola.

Durante il trimestre appena conclusosi, il reddito netto annuale di CAT e il flusso di cassa operativo sono stati rispettivamente di $2.2 miliardi e $2.5 miliardi. Ciò si traduce in multipli di valutazione rispettivamente del 46X e 40X, al picco del gennaio 2018, e solo leggermente più bassi al prezzo attuale di $144 (rispettivamente 38X e 34X).

Nessuno sano di mente pagherebbe multipli così ridicolmente alti per un business violentemente ciclico che ha raggiunto il suo picco.

Inoltre il casinò di Wall Street non è né un libero mercato, né gli speculatori ed i robo-trader sono intenzionati a rappresentarlo.

La prova è nel grafico qui sotto. Nel corso degli ultimi quattro anni il flusso di cassa operativo di CAT è crollato del 58%, da $6 miliardi a soli $2.5 miliardi.

Allo stesso tempo, la sua capitalizzazione di mercato è aumentata di $40 miliardi, o del 67%, al picco del 26 gennaio all'inizio di quest'anno, ed è ancora in aumento del 40%.

C'è solo un modo in cui il "giù" diventa "su", e questo avviene attraverso un'enorme espansione dei multipli.

Infatti il multiplo del flusso di cassa di CAT è triplicato rispetto a quello storico del 11-12X: a quasi 34X al momento attuale.


Rimanete sintonizzati. Pensiamo che il casinò inizierà presto a pregare che queste cifre non siano un precursore dell'ennesimo ciclo in stile 2008-2009.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione.html

=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_14.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_16.html

=> Potete leggere la Parte 5 a questo indirizzo:


giovedì 16 agosto 2018

Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #3





di David Stockman


Ora che l'economia statunitense ha raggiunto il secondo posto negli annali delle espansioni del ciclo economico, gli economisti keynesiani a Wall Street stanno iniziando a disquisire circa il secondo decimale nelle cifre mensili dell'inflazione. L'ultimo esempio è uno dei geni di Deutsche Bank, Torsten Slok.

C'è uno straccio di prova che la microscopica variazione tra l'1.9% e il 2.3% nelle cifre dell'inflazione in base al deflatore PCE, faccia una qualche differenza per le prestazioni e la prosperità dell'economia di Main Street? O per la FED affinché possa aggiustare la differenza in qualsiasi evento?

Niente di tutto ciò. L'intera narrativa sul targeting dell'inflazione, sia per le varianti lowflation che per l'inflazione in aumento, è una copertura istituzionale senza fondamento per la pianificazione monetaria centrale della FED e la risultante intrusione persistente e pesante nei mercati degli asset.

Mette in scena un teatro kabuki diretto dalla banca centrale per l'apparente scopo di mantenere le temperature inflazionistiche né troppo calde né troppo fredde, ma giuste.

Sì, dicono che il loro "mandato" del Congresso li giustifichi a percorrere questo cammino... ma per favore!

Lo potremmo definire una specie di peana per la maternità macroeconomica, che è così vaga e ambiziosa che può significare praticamente qualsiasi cosa. Per quanto riguarda l'obiettivo dell'inflazione, potrebbe essere altrettanto facilmente lo 0.0%, o 1.50%, o 2.35%. O potrebbe non essere affatto un numero, come è stato effettivamente il caso nelle procedure operative della FED tra il 1978 e il 2011.

L'obiettivo al 2.00% adottato nel 2012 è il lavoro di un paio di sciroccati monetari chiamati Ben Bernanke e Fred Mishkin. I loro scritti sarebbero stati poco noti e non sarebbero stati ricordati a lungo, ma la disgrazia ha voluto che fossero nominati nel politburo monetario da parte di sciroccati politici repubblicani al servizio di George Bush.

Il fatto che siamo tormentati dall'obiettivo d'inflazione targato Bernanke è la testimonianza stessa del punto più grande qui: lo statuto della Federal Reserve è uno degli atti più soggetti ad una libera interpretazione mai scritti.

Delega potere plenario alla FED di dominare direttamente quello che oggi è un mercato finanziario da $100,000 miliardi negli Stati Uniti; e, indirettamente, gli dà la sovranità sul resto di quelli nel sistema finanziario globale.

Di conseguenza non è un'esagerazione affermare che la FED è l'equivalente di un politburo monetario, il quale governa tutta la vita economica mediante teorie, dettami, fallacie e capricci che caratterizzano la sua ristretta cerchia di incaricati e burocrati, oltre ai trader di Wall Street e agli economisti mainstream che si nutrono delle sue azioni.

Il fulcro di questa organizzazione è la nozione screditata nota come Curva di Phillips, una sorta di compromesso tra inflazione e crescita/occupazione; e le dichiarazioni associate che l'economia statunitense è attualmente entrata nella zona di piena occupazione e sta operando vicino al suo PIL potenziale massimo.

Si ritiene, pertanto, che gli osservatori della FED debbano essere vigili per quei segnali di "surriscaldamento" attraverso i tassi d'inflazione misurati, i quali potrebbero puntare troppo lontano il magico 2.00%.

Da questa posizione di cautela, a sua volta, scaturisce un dibattito arcano ed esoterico su quanti punti decimali superiori al 2.00% possano essere tollerabili e per quanto tempo il FOMC debba inclinarsi ai venti dell'inflazione.

Ecco il punto: l'intero dibattito è costituito da spazzatura accademica. L'idea che i punti decimali nelle cifre dell'inflazione facciano la differenza e che la banca centrale sia capace di gestire un'equazione inesistente chiamata Curva di Phillips, è tanto assurda quanto i dibattiti medievali sul sesso degli angeli.

Vale a dire, a causa della storia moderna che ci ha preceduto, esiste un mercato globale per beni, servizi, capitali e soprattutto lavoro; e, a causa della fecondità della popolazione del pianeta negli ultimi decenni, c'è virtualmente una riserva illimitata di lavoro potenziale, almeno per i prossimi decenni, fino a quando le curve demografiche non inizieranno la loro discesa fatale.

Allo stesso modo, a causa della cattiva attività monetaria della FED e delle altre banche centrali in tutto il mondo, esiste ora un'alluvione simile di capacità produttiva in eccesso.

Cioè, dal momento che i banchieri centrali hanno reso il capitale troppo economico attraverso la massiccia stampa di denaro e una prolungata repressione finanziaria, la capacità di estrazione, produzione, spedizione, deposito e distribuzione nell'economia globale supera ampiamente l'attuale utilizzo redditizio.

Lo Schema Rosso di Ponzi, ad esempio, ora sfoggia 1.2 miliardi di tonnellate di capacità in acciaio, ma probabilmente non può utilizzare su base stabile ed a flusso continuo più acciaio pro-capite rispetto all'economia statunitense, la quale consuma circa 650 libbre all'anno per persona.

Ciò a cui ci riferiamo è la quantità di produzione annuale di cui avrà bisogno per scopi di sostituzione (automobili, frigoriferi, binari, edifici ecc.) quando vengono costruite città fantasma, industrie fantasma, ponti fantasma, aeroporti fantasma e ferrovie fantasma.

Ai livelli pro-capite degli Stati Uniti, il fabbisogno di flusso in regime stazionario ammonterebbe a soli 450 milioni di tonnellate per la Cina, ipotizzando che possa triplicare il proprio reddito pro-capite prima che crolli l'intero castello di carte. E significa anche che la Cina ha oltre 700 milioni di tonnellate di capacità in eccesso, o più delle industrie siderurgiche di Giappone, Corea del Sud, UE e Nord America messe insieme.

In breve, il lato dell'offerta dell'economia globale è strabordante, il che significa che una rottura inflazionistica nel prezzo delle merci non è affatto possibile al momento. Al contrario, il massiccio sbalzo nel mondo del lavoro e nella capacità produttiva funziona come un'ancora deflazionistica, e continuerà a farlo per qualche tempo a venire.

Nell'ultimo decennio, ad esempio, il prezzo dei beni durevoli è diminuito del 15%. E dopo la massima esplosione del prezzo del petrolio nel 2008, è stata messa in linea tanta capacità di produzione di energia, in particolare i giacimenti shale oil statunitensi, che l'indice globale dei prezzi dell'energia ha continuato a scendere su una base tendenziale nonostante il breve ciclo negli inventari estratti.


Né la predominanza dei prezzi cinesi per i beni in un'economia globale durerà molto. A causa delle odierne reti e tecnologie di informazione globali, sempre più servizi vengono sfruttati e commercializzati.

Ciò equivale ai prezzi indiani, dove gli investimenti in attrezzature sono stati alimentati da un capitale globale a buon mercato e abbondante, e dove la manodopera viene continuamente rifornita dall'enorme riserva indiana di lavoratori istruiti ma sottoccupati.

Ad esempio, dal 1993 l'occupazione di IBM in India è passata da zero a oltre 130,000.

Quindi, a livello globale, l'idea stessa di un rigido compromesso della Curva di Phillips è fasulla, perché l'offerta è altamente elastica e aperta nell'economia dei beni e dei servizi.

Inoltre, a meno che Trump non abbia successo nella costruzione di muri commerciali intorno all'economia statunitense e imponga un grado di autarchia adeguato alla sua visione mercantilista, che non pensiamo possa accadere, l'idea di una Curva di Phillips in Un Paese (ovvero gli Stati Uniti) non esiste né in cielo né in terra.

Dopotutto il turnover di beni e servizi degli Stati Uniti con il resto del mondo ammonta attualmente a poco meno di $6,000 miliardi all'anno. Si tratta di un'enorme quantità di cose, e significa che l'implicita economia della vasca da bagno della FED e la Curva di Phillips in un Solo Paese sono semplicemente un'assurdità.

Sicuramente la carenza di alcune categorie di manodopera, come i camionisti, non dimostra nulla, nonostante tutte le teorie keynesiane sulla Curva di Phillips.

Al contrario, troppo pochi guidatori di camion in un dato momento sono semplicemente una questione di prezzi del lavoro. I datori di lavoro pagheranno di più per assumere e formare camionisti e alla fine la presunta carenza sparirà; è una questione che sta al libero mercato risolvere, non al politburo monetario nell'Eccles Building.

Ancora più importante, nell'ambiente economico odierno c'è sempre un enorme serbatoio di lavoro addizionale disponibile, ad un certo prezzo.

Cioè, studenti, beneficiari di buoni pasto, pensionati, falsi disabili, lavoratori domestici non retribuiti e molti altri sono disponibili ad un certo prezzo di lavoro. Ciò è particolarmente vero in un'economia orientata ai concerti, dove i lavori part-time ed a progetto sono diventati un modus operandi consolidato; e dove le moderne tecnologie di collocamento la rendono altamente efficiente.

Come abbiamo spesso notato ci sono circa 210 milioni di adulti americani sotto i 68 anni che sono teoricamente utilizzabili nell'economia monetaria. In un normale anno lavorativo di 2,000 ore, stiamo parlando di 420 miliardi di potenziali ore lavorative rispetto a solo 250 miliardi di ore effettivamente utilizzate secondo il BLS.

Non diremo che il tasso di disoccupazione reale è quindi al 40%, ma insistiamo fermamente sul fatto che se queste 170 miliardi di potenziali ore di lavoro vengono utilizzate nell'economia commerciale o meno, non ha praticamente nulla a che fare con la FED ed i suoi tre o quattro rialzi dei tassi simbolici in un dato anno.

Ma l'idea che la vasca da bagno del PIL sia vicina ad essere riempita fino all'orlo e stia per innescare una svolta dell'inflazione in base alla Curva di Phillips, è solo una follia accademica; è una semplice foglia di fico per mantenere il FOMC occupato a sostenere i canyon di Wall Street.

La verità è che, a prescindere dalle assurdità della Curva di Phillips, non vi è alcun motivo per manipolare i tassi d'interesse e altri prezzi degli asset finanziari. Nel lungo periodo, tuttavia, l'inflazione sarà pari al 2.0% e durante i suoi intervalli a breve termine più caldi o freddi non vi è una stretta correlazione con le ondulazioni della crescita dell'output nell'economia nazionale.

Come mostrato di seguito, dal gennaio 2000 il tasso annualizzato di aumento dell'IPC è stato del 2.15% e il tasso di aumento cumulativo per il deflatore PCE (parametro preferito della FED) è stato dell'1.84%.

Finora in questo secolo, il primo parametro ha superato di 15 punti base all'anno il target e il secondo è stato di 16 punti base troppo basso, nonostante la lungimiranza dei nostri pianificatori monetari centrali.

E per tutto il tempo la linea verde (vendite finali reali), che è un ragionevole proxy per l'espansione economica, ha ondulato nel suo stesso canale, riflettendo il commercio mondiale ed i cicli di produzione ed i sottocicli come qualsiasi altra cosa.


Il problema dell'inflazione in America oggi non è nell'IPC o nella PCE; è nelle medie delle azioni.

E ciò che minaccia la prosperità di Main Street, sono le bolle a Wall Street. Sfortunatamente quando scoppieranno si innescheranno tentativi disperati nei piani alti delle grandi aziende per placare Wall Street gettando a mare lavoratori, beni e piani di ristrutturazione.

Ironia della sorte, quindi, in nome dell'inflazione intorno all'obiettivo infondato del 2.00% e della Curva di Phillips, la FED sta generando una massiccia inflazione degli asset finanziari e le crisi seriali e la recessione che inesorabilmente ne seguiranno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



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martedì 14 agosto 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 14/8/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica prezzo di Bitcoin. Ovviamente stiamo parlando di idee personali ed analisi secondo il mio giudizio, di conseguenza non rappresentano affatto un invito automatico all'azione. Cerco di norma di fornire un background quanto più completo possibile per permettere anche ad altri di trovare la propria strada laddove c'è nebbia. Il nostro viaggio ci porterà ad analizzare i vari archi temporali del prezzo di Bitcoin e gli indicatori, aggiorneremo i nostri indicatori di riferimento preferiti che finora sono stati alquanto precisi nel delineare l'andamento del prezzo di Bitcoin e delineeremo i prossimi supporti da tenere a mente in modo da avere una buona finestra d'entrata nel prossimo ciclo.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--14-8-2018-2c19f7c9582e


Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #2





di David Stockman


C'è stata un po' di euforia nel casinò ieri, soprattutto perché McDonald's ha fatto registrare un guadagno "aggiustato" dei profitti al 22%.

Peccato che non ci fosse assolutamente niente da festeggiare. Le vendite in realtà sono diminuite del 9% rispetto al trimestre di un anno fa e, fatto salvo per lo svenimento del dollaro lo scorso anno (ora in rapida inversione), le vendite sarebbero diminuite del 15%.

Non importa, dicono i maghi di Wall Street. Il crollo delle entrate è dovuto al "riposizionamento strategico" dell'azienda, il che significa che ha venduto i negozi della società ai franchisee, riducendo così la sua prima linea.

Bene. La direzione afferma che è stato fatto tutto per migliorare le prestazioni operative.

Ma non è così che stanno le cose.

I proventi operativi sono aumentati solo del 5.0% su base riportata, ma sono stati costanti se aggiustati all'andamento del dollaro. E il reddito ante imposte è aumentato del 4% su base riportata, ma in calo dell'1% in valuta costante.

Quindi, in che modo la crescita negativa del reddito ante imposte in valuta costante si è trasformata in un guadagno aggiustato del 22% per azione?

È accaduto essenzialmente nella stessa maniera che ha portato l'intero casinò a sfoggiare guadagni in forte espansione nel primo trimestre.

Per esempio, l'anno scorso l'aliquota fiscale di McDonald's era del 32.8% rispetto al 24.4% di quest'anno (dopo l'aggiustamento carryover di $0.07 dal quarto trimestre); la sua quantità di azioni l'anno scorso era più alta del 3.3% (825.2 milioni di azioni contro 798.7 milioni); il dollaro era del 5.5% più forte. Di conseguenza i guadagni dichiarati erano solo $1.47 per azione l'anno scorso.

A valuta costante, aliquota fiscale costante, quantità costante di azioni, McDonald's ha guadagnato $1.79 per azione quest'anno e $1.80 l'anno scorso!

In breve, Mickey D è il manifesto della falsa festa del primo trimestre che viene rilanciata dai truffatori di Wall Street e dalle loro ancelle sulla stampa finanziaria. Quasi tutti i guadagni sfoggiati sono dovuti a valuta, numero di azioni e aliquote fiscali.

Inutile dire che non è possibile capitalizzare questi tipi di guadagni, perché sono non ricorrenti e non sostenibili.

Tuttavia quando il casinò va in iperventilazione per un guadagno del 22%, mentre l'economia reale ha una crescita pari a zero, evidente anche nel comunicato stampa di 2 pagine della società, allora stiamo parlando di mendacità voluta e cosciente.

Ma a quanto pare non importa. I robo-trader del casinò sono programmati secondo l'ipotesi keynesiana, completamente ingiustificata, che le economie e gli utili aziendali non cessano mai di crescere finché la banca centrale è "accomodante". Quindi non si preoccupano di quale sia stata la tendenza a 10 anni, perché la FED farà continuare la festa indefinitamente, o soccomberà a Wall Street se cercherà di rimuovere la brocca del punch.

Inutile dire che non ci potrebbe essere un'ipotesi più fallace al momento attuale. Questo perché l'espansione corrente è ora nel mese #106.

Ciò la rende tecnicamente il ciclo più lungo mai visto, dopo aver superato il boom "guns and butter" di LBJ negli anni '60 (105 mesi), mentre si avvicina a quello record di 119 mesi degli anni '90.

Ma ecco il punto: la vecchiaia del ciclo attuale è stata realizzata sulla scia della più debole ripresa economica della storia; e nel contesto di un'economia che è stata affamata di investimenti produttivi, mentre veniva caricata con enormi quantità di debito pubblico e privato.

Detto in modo diverso, è sempre sciocco pagare multipli PE folli al vertice di un ciclo economico, perché per definizione tali livelli di guadagno massimo non sono sostenibili e non possono essere capitalizzati come se lo fossero.

Ad esempio, i guadagni massimi dell'indice S&P 500 a $85 per azione nel giugno 2007 erano capitalizzati al 17.6X. Eppure non era economico o il tempo di acquistare durante i proverbiali ribassi: entro due anni i guadagni sarebbero diminuiti di $7 per azione, e l'indice azionario sarebbe crollato del 55%.

Ma a 106 mesi di età, il ciclo attuale è praticamente senza ossigeno. Questo perché una crescita sostenuta richiede investimenti in attività produttive, ma non ce n'è stato nessuno.

Di conseguenza, il corpo economico degli Stati Uniti è estremamente fragile e non è affatto destinato a crescere in base alle proiezioni del tasso di crescita degli utili a due anni del 54% ($169 per azione stimati per il 2019 contro $110 per azione effettivi per il 2017).

Ad esempio, l'investimento netto reale fisso (cioè non residenziale) è stato di $492.4 miliardi secondo i numeri appena sfornati dal Dipartimento del Commercio per il primo trimestre 2018. Ciò significa che dieci anni hanno prodotto un errore di arrotondamento: il dato era di $492.1 miliardi nel quarto trimestre 2007!

Inutile dire che questo non è ciò che Steve Lies-man vi dice nell zombie-box, o ciò che la FED menziona occasionalmente nelle sue previsioni post-meeting.

Questo perché da buoni keynesiani si concentrano sugli investimenti reali lordi, che sono passati da $2,000 miliardi al picco del 2007 a $2,400 miliardi nel primo trimestre 2018. Anche così, il tasso di crescita implicita dell'1.9% annuo non è nulla di val la pena di scrivere.

Eppure il tiepido tasso di crescita degli investimenti viene applaudito dalla narrativa mainstream. Salvo poi notare che gli investimenti aziendali lordi sono tornati a quelli che erano nel primo trimestre del 2000, a $1,600 miliardi. Ciò significa che durante tutto questo secolo fino ad oggi, il tasso di crescita tendenziale è stato solo del 2.3% all'anno.

E questo ci porta al punto fondamentale: durante lo stesso periodo di 18 anni, il consumo reale di capitali da parte delle imprese è salito da $1,090 miliardi a $1,910 miliardi, o del 3.2% annuo.

Detto in modo diverso, nel corso degli ultimi due cicli economici, il tasso di crescita del consumo reale di capitali è stato molto più alto di quello degli investimenti lordi reali. L'economia americana stava essenzialmente mangiando i propri semi invece di piantarli.

Infatti gli investimenti reali netti delle imprese (dopo aver sottratto il consumo di capitale dagli esborsi lordi) nel primo trimestre del 2000 ammontavano a $508 miliardi annui, o circa il 3.3% in più rispetto al tasso di $492 miliardi registrato per il trimestre appena conclusosi.

Inoltre se si osservano i tre elementi che costituiscono l'investimento aziendale, la trama è praticamente la stessa.

Gli investimenti netti reali in strutture erano a $129 miliardi nel primo trimestre del 2018, ma ciò rappresentava una crescita annua negativa del 2.5% dal primo trimestre del 2000, quando la cifra si attestava a $203 miliardi.

Allo stesso modo, l'investimento reale netto in proprietà intellettuale è stato sostanzialmente piatto, a $104 miliardi in suddetto periodo; e l'investimento reale netto in attrezzature a $261 miliardi durante il periodo appena trascorso, rifletteva un tasso di crescita di appena lo 0.95% annuo.

Inutile dire che la crescita zero nell'investimento reale netto per 18 anni consecutivi è qualcosa di nuovo sotto il sole, e non in senso positivo; e non in un modo che sia lontanamente compatibile con l'attuale previsione di crescita del 54% di Wall Street nei prossimi due anni.

Infatti la debolezza dell'economia americana nella fase del ciclo attuale è decisamente evidente quando la confrontiamo con il periodo espansionistico record degli anni '90 (119 mesi).

Durante quel periodo di 10 anni, gli investimenti reali erano passati da $169 miliardi (1990) a $526 miliardi (2000), o saliti del 12.0% all'anno.

Il ciclo economico degli anni '90 scoppiò nel marzo 2001. Subito dopo seguì una modesta recessione nei trimestri successivi, fino a quando Greenspan aprì i rubinetti monetari ed alimentò la bolla immobiliare che finì in lacrime nel settembre 2008.

Durante la fase espansiva nel mese #105 degli anni '60, il livello iniziale del debito durante il terzo trimestre del 1960 era di $777 miliardi, che rappresentavano 1.42 volte il PIL. Quando l'espansione si concluse definitivamente nel quarto trimestre 1969, il livello totale del debito pubblico e privato era salito a $1,040 miliardi, ma erano ancora solo 1.48 volte il PIL.

In una parola, il carico del debito era basso e in linea con la tendenza dei 100 anni precedenti a circa 1.5 volte il reddito nazionale; e il rapporto di leva implicita non era aumentato in modo misurabile.

Allo stesso modo, durante il boom degli anni '90, i livelli iniziali del debito erano di $13,800 miliardi, che rappresentavano 2.3 volte il PIL; e il livello finale nel dicembre 2000 era di $29,000 miliardi e rappresentava 2.8 volte il PIL.

Quindi il rapporto di leva finanziaria è cresciuto in modo significativo durante il cosiddetto boom di Greenspan degli anni '90, ma è stato accompagnato da un robusto tasso di crescita degli investimenti netti, che come sopra illustrato è triplicato nel corso di quei 10 anni.

Al contrario, il debito iniziale nel dicembre 2007 era di $52,600 miliardi. Ciò rappresentava 3.58 volte il PIL ed era la prova del cosiddetto LBO nazionale verificatosi dopo l'inaugurazione della Finanza delle Bolle nell'ottobre 1987.

Inutile dire che gli ultimi otto anni della cosiddetta ripresa non hanno praticamente prodotto alcuna riduzione della leva finanziaria, con un debito pubblico e privato ora a $68,600 miliardi, o ancora 3.47 volte il PIL.

In breve, la seconda espansione più lunga registrata nella storia degli Stati Uniti è stata accompagnata da una crescita zero negli investimenti reali netti e da un aumento di $16,000 miliardi del debito nominale.

Allo stesso tempo, come abbiamo mostrato nella Parte 1, la produzione industriale ha percorso la linea piatta così come il reddito familiare medio reale. Infatti, tra il 1999 e il 2016, i redditi mediani reali sono cresciuti di $22 l'anno.


In altre parole, l'economia di Main Street non è sostanzialmente andata da nessuna parte nell'ultimo decennio e mezzo, e si sta dirigendo verso risultati ancora più deboli, dato l'attuale livello di indebitamento e la profonda carenza di investimenti netti reali.

Solo se attribuite a Mickey D una crescita degli utili del 22% nel corso del recente trimestre potreste concludere che ora è il momento di acquistare durante i ribassi.

Invece ciò che andrà a ribasso sarà l'attuale ciclo economico fragile e questa volta la FED non sarà pronta.

Infatti l'Eccles Building è ora deciso a somministrare la cura del QT; e non è così che sono finite le altre due espansioni più lunghe della storia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_16.html

=> Potete leggere la Parte 4 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_17.html

=> Potete leggere la Parte 5 a questo indirizzo:


lunedì 13 agosto 2018

Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #1





di David Stockman


Stamattina lo zombie-box ha sfornato l'ennesimo keynesiano da strapazzo, un economista di nome Ian Shepherdson, il quale ha dato il segnale per comprare azioni.

Ha affermato che i cicli economici non finiscono mai, e che la FED vi copre le spalle e porterà il PIL sempre più in alto. Inoltre vi è un'enorme domanda repressa di spese in conto capitale, che presumibilmente determinerà una nuova fase di forte crescita del PIL.

Questa prospettiva è così ridicola che potremmo liquidarla come una tipica sciocchezza di Wall Street. Dopotutto, di seguito ci sono le 28 espansioni commerciali precedenti sin dal 1879, e tutte sono sicuramente finite. E 10 di loro prima che la FED aprisse i battenti nel 1914.

Quindi non si può dire che tutto ciò che è emerso prima del giugno 2009, quando è iniziata l'attuale e presunta ripresa economica, sia preistoria; e che l'economia statunitense sia ora sotto la straordinaria tutela degli strateghi keynesiani presso la FED che hanno infine scoperto il segreto di una piena occupazione perenne, un mondo senza fine.

Perlomeno questa cosa la sa chi dispone di un briciolo di buon senso e sa anche che i dottorati sono inutili nel mantenere sulla "retta via" un'economia da $19,000 miliardi.

Infatti gli Ian Shepherdson del mondo sono solo il gruppo ausiliario dei burocrati keynesiani che gestiscono la FED e altre banche centrali, aventi la stessa arroganza anti-mercato.

Hanno passato gli ultimi 10 anni a bloccare, annullare e soffocare le forze di mercato nel sistema finanziario. Così facendo hanno drasticamente falsificato tutti i prezzi degli asset finanziari: dai carry trade, alle azioni FAANG, al decennale USA, alle obbligazioni spazzatura, al debito a 100 anni emesso dall'Argentina lo scorso giugno, ecc.

Il risultato è un sistema finanziario pieno di bolle incendiarie, eccessi speculativi e trappole finanziarie, come le centinaia di miliardi in traffici di parità di rischio, o nelle azioni del momento come Amazon, Netflix, Nvidia e Broadcom. Negli ultimi 5 anni questi ultimi due hanno fatto registrare guadagni rispettivamente del 17X e del 12X in capitalizzazione di mercato rispetto alla crescita del loro reddito netto del 5X e del 4X.

Inoltre queste distorsioni si sono riversate nell'economia reale.

La Finanza delle Bolle della FED a Wall Street, infatti, è un'attività che finisce per predare Main Street. Incoraggia i piani alti delle grandi aziende ad utilizzare flussi di cassa e bilanci per finanziare massicce manovre d'ingegneria finanziaria, riducendo quindi gli investimenti in attività produttive, nuovi prodotti, impiegati più efficienti e qualificati, e altri ingredienti imprenditoriali legati alla crescita capitalista.

Di conseguenza, come nel caso di un anziano le cui difese indebolite e la ridotta capacità di recupero aprono la porta ad infezioni e ad altre minacce esogene, l'economia di Main Street è vulnerabile.

In una parola, l'economia americana è ora piena di infezioni e menomazioni debilitanti; ed avendo visto un'espansione di 106 mesi, o 2.5 volte il ciclo storico medio, è ben oltre il punto ottuagenario sulla scala dell'età dei cicli economici.

Allo stesso tempo, i medici economici domiciliati nell'Eccles Building sono completamente persi: dopo aver provato la ZIRP ed esperimenti come il QE per più di dieci anni, che non hanno ripristinato la crescita capitalistica vigorosa e del tenore di vita, ora hanno sbandato in direzione opposta, facendo finta di sapere l'ora esatta ed i dosaggi del QT (quantitative tightening).

Ci permettiamo di dissentire. Stanno improvvisando man mano che vanno avanti.

Il passaggio radicale del dover drenare $2,000 miliardi dai mercati obbligazionari nei prossimi anni è l'equivalente monetario di ferirsi prima e poi curare il sanguinamento. Infatti il bilancio della FED è stato ampliato orribilmente di $3,500 miliardi negli ultimi 123 mesi.


Quindi da qui inizia un discorso sull'ovvio.

La scorsa settimana Wall Street è tornata di nuovo a festeggiare per i numeri ridicoli del PIL del secondo trimestre. Erano leggermente superiori alle aspettative pubblicate dal BEA, i quali saranno rivisti più e più volte; e la fandonia completamente irrilevante è che ci sia una presunta "stagionalità residua" nei numeri del secondo trimestre, rendendoli così ancor più forti di quanto appaiano.

Cosa ancora più importante, il rapporto conteneva numerosi segnali del fatto che l'economia di Main Street è piena di menomazioni, distorsioni e lacune profondamente radicate che la rendono particolarmente vulnerabile alla normalizzazione dei tassi d'interesse e al QT della FED. Ad esempio, le cifre delle spese in conto capitale non sfuggono alla loro lunga stagnazione.

Infatti il numero mensile più recente per le spese in conto capitale extra difesa, escludendo gli ordini di aeromobili, ammontava a $67.2 miliardi, e rimane ancora inferiore ai $68.3 miliardi fatti registrare nel giugno 2000. Non solo non c'è stato un aumento netto in 18 anni, ma come il grafico qui sotto documenta in modo convincente, sembra esserci un tetto impenetrabile a quel livello.

In realtà, la storia è molto peggio. Questo perché si tratta di numeri nominali, e malgrado il Dipartimento del Commercio abbia tagliato le cifre sull'inflazione, il deflatore del PIL per gli aumenti delle spese in conto capitale è aumentato del 18% nel frattempo.

Ciò significa che gli ordini delle spese in conto capitale in dollari costanti sono diminuiti di quasi un quinto a partire dall'inizio del secolo. Sicuramente questa si qualifica come una vulnerabilità strutturale che ha bisogno di una spiegazione, e che è difficile da conciliare con la fiducia di Ian Shepherdson secondo cui le spese in conto capitale andranno presto a gonfie vele.


La controreplica di Wall Street non ha importanza, perché ciò che conta davvero è la spesa dei consumatori, che rappresenta il 70% del PIL. E secondo i nostri saggi keynesiani, è la spesa dei consumatori che fa girare il mondo.

Ma sicuramente ciò dipende da dove ottengono i mezzi per fare acquisti. Cioè, in qualsiasi ragionevole periodo di tempo ha una certa importanza se quel denaro è stato guadagnato, preso in prestito, deviato dai risparmi, o semplicemente rubato.

Questo ci porta alle straordinarie anomalie nel grafico qui sotto. Utilizzando il picco pre-crisi (4° trim. 2007) come punto di partenza comune, ci risulta che a partire dal quarto trimestre 2017 la spesa per consumi reali per beni durevoli è aumentata del 53% rispetto agli aumenti dei guadagni reali l'ora al 4.0% e del totale delle ore lavorate al 5%.

Proprio così. Le ultime due cifre non sono annuali, sono cumulative per un intero decennio!

E vengono presentate su una base picco/picco, non dalla cosiddetta Grande Recessione del giugno 2009.

In che modo le spese per beni durevoli sono aumentato del 53%, quasi 6 volte più velocemente dell'aumento implicito nei salari reali aggregati?

Forse quel denaro è stato rubato, o come minimo è parte di alcune anomalie che devono essere spiegate.


La risposta in parte è che i risparmi sono stati intaccati, dal momento che il tasso di risparmio delle famiglie è crollato ai minimi storici del 3.0% o meno. Tra l'altro, durante la più recente abbuffata di spese natalizie, il tasso di risparmio personale è sceso al 2.4%, il che è un segnale di disagio finanziario e di disperazione, non la prova di un ciclo economico benedetto da una giovane capacità di recupero.


Altrettanto importante è il fatto che le spese per consumi reali di beni, sia durevoli che non durevoli, sono state notevolmente aumentate nella contabilità del PIL per la mancanza d'inflazione misurata dal Dipartimento del Commercio. Infatti il livello dei prezzi dei beni durevoli è diminuito del 17% negli ultimi dieci anni; e anche per quelli non durevoli, compresa l'energia, l'aumento annualizzato è stato solo dell'1.1%.

Di conseguenza, il PIL reale ha ricevuto un'enorme spinta statistica dalle forze della deflazione globale. E come elaboreremo di più nella Parte 2, questa è una funzione della repressione monetaria globale e della falsificazione dei prezzi degli asset da parte delle banche centrali.

Queste ultime hanno reso il capitale così a buon mercato che l'economia mondiale è stata invasa da un eccesso di capacità e da investimenti insufficienti. A sua volta, ciò ha fatto scendere i prezzi dei beni commerciabili di gran lunga più in basso rispetto ad un sistema con denaro onesto e beni capitali a prezzi di mercato.

A dire il vero, tutto questo ha rappresentato un vantaggio per i conti di spesa (PIL) di una gigantesca economia debitrice ed importatrice come quella degli Stati Uniti. Ma certamente non ha reso l'economia americana più forte o più ricca. Anzi ha lasciato gran parte dell'entroterra americano nella povertà.


Poi c'è l'anomalia più significativa di tutte: sembra che la spesa totale per consumi reali sia cresciuta del 19% rispetto al picco pre-crisi, mentre la produzione industriale sia aumentata solo dell'1%.

La componente principale dal lato della domanda (PCE) non può crescere 19 volte più velocemente della componente principale dal lato dell'offerta (produzione industriale di beni, servizi pubblici e miniere/energia), a meno che l'economia di Main Street non sia tormentata da squilibri insostenibili e menomazioni.

Infatti c'è qualcosa di drasticamente sbagliato in ciò, come esploreremo nella Parte 2.



[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_14.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_16.html

=> Potete leggere la Parte 4 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_17.html

=> Potete leggere la Parte 5 a questo indirizzo:


venerdì 10 agosto 2018

L'era delle guerre commerciali





di Alasdair Macleod


È iniziata una guerra commerciale. Il presidente Trump ha sparato il primo colpo mettendo in moto una promessa fatta in campagna elettorale, parte della sua impresa nel Make America Great Again. È un duro colpo sferrato contro la Cina.

I retroscena sembrano essere molto più profondi di quanto suggerirebbero i dazi su acciaio e alluminio. Tutto ciò arriva dopo un periodo prolungato di colpi su colpi tra l'America da un lato e Russia e Cina dall'altro. Proseguendo con l'analogia della boxe, la Cina e la Russia hanno incassato i pugni dell'America sulla base del fatto che quest'ultima alla fine si sarebbe stancata. È stato un replay della strategia dope-on-a-rope di Muhammed Ali nel rumble-in-the-jungle, con l'America nei panni di George Foreman.

Tuttavia, negli ultimi giorni, Cina e Russia sembrano aver perso la pazienza con l'America. Invece di lasciare pazientemente che l'America declini dolcemente attraverso i suoi stessi errori, le superpotenze asiatiche stanno accelerando i loro programmi. La Russia sta ignorando le richieste umanitarie dell'Occidente intensificando i suoi piani per porre fine alla missione siriana.

Anche la danza diplomatica in Corea del Nord sembra essere giunta al termine. La soluzione sta diventando ovvia: la Corea del Nord rinuncerà alla sua posizione aggressiva nei confronti dell'America, forse dopo alcuni negoziati per salvare la faccia, in cambio della protezione della Cina. Difficilmente può finire in un altro modo.

Non conosciamo la vera ragione per cui la Cina e la Russia sembrano aver cambiato il loro approccio generalmente paziente nei confronti dell'America. Forse era inevitabile che ad un certo punto le politiche interne dell'amministrazione Trump portassero a questa conclusione. Forse è una svolta nella guerra finanziaria, con i fornitori cinesi di petrolio e materie prime che spingono per una maggiore liquidità di yuan nei mercati finanziari. La Cina ha infine accettato questo fatto fissando una data per il nuovo contratto future sul petrolio denominato in yuan. Ad ogni modo, l'inevitabile è successo: il presidente Trump ha deciso di imporre restrizioni commerciali alla Cina, e le potenze asiatiche stanno accelerando i loro piani imperiali.

Sappiamo che Trump crede che i deficit commerciali derivino dalla concorrenza estera, i quali trasferiscono posti di lavoro americani all'estero. I politici più esperti sanno attraverso l'esperienza che le cose stanno diversamente. È importante sottolineare che si può contare sul Tesoro americano affinché la classe politica sia consapevole del fatto che protezionismo e dazi non sono una buona idea.

Questa salvaguardia ha fallito. Non solo il presidente Trump è ignorante sulle questioni commerciali, ma lo è anche la sua squadra di governo. Il ministro del commercio Wilbur Ross è, a detta di tutti, un protezionista. Inoltre nella sua cerchia ristretta ci sono Robert Lighthizer, segretario al commercio, e Peter Navarro, direttore del commercio e della politica industriale, entrambi fortemente a favore del protezionismo. A rafforzare la presenza del protezionismo alla Casa Bianca c'è Gary Cohn, capo dell'Economic Advisor, che ha lasciato il suo incarico.

Senza dubbio Cohn sarà sostituito da qualcuno che sostiene protezionismo e dazi. Secondo il professor Hanke della John Hopkins University, David Malpass, sottosegretario al Tesoro per gli affari internazionali, ha dichiarato che l'amministrazione Trump sgonfierà il boom della Cina e le sue cosiddette pratiche commerciali sleali. L'inclusione di Jim Mattis (Segretario alla Difesa) nel dibattito sulla politica economica sembra confermare l'obiettivo anti-Cina.

Sembra che la decisione strategica di prendere di mira la Cina abbia anche scatenato il più ampio istinto protezionista di Trump, estendendo a tutti i fornitori esteri i suoi dazi su acciaio e alluminio. Una risposta sconsiderata da parte di Jean-Claude Junker a Bruxelles è stata quella di reagire imponendo dazi su Levis, Harley Davidson e whisky, spingendo Trump ad "applicare una tassa" sulle importazioni di automobili europee.

Trump ha acceso una nuova tendenza verso il protezionismo tra Stati Uniti ed Unione Europea. Il protezionismo è sempre stato al centro dell'UE, da qui l'assurda negoziazione sulla Brexit. Qualcosa che è iniziato come un battibecco commerciale con Russia e Cina potrebbe facilmente diffondersi all'UE, compromettendo pericolosamente tutte le economie in gioco.



La Cina si sta assicurando forniture di petrolio e materie prime

I tempi dell'annuncio americano sono circostanzialmente connessi con la Cina. In un annuncio di enorme importanza, è stata fissata una data per il trading di futures sul petrolio denominati in yuan. I fornitori cinesi di circa 8.5 milioni di barili di petrolio al giorno acconsentono ad accettare yuan per il loro petrolio, non dollari, e il nuovo contratto future consente loro di coprire lo yuan in dollari, euro, yen o persino oro.

La minaccia della mossa della Cina è indirizzata allo status del petrodollaro, e quindi al quasi monopolio del dollaro nel commercio internazionale. Permette inoltre ai fornitori di petrolio di coprirsi con l'oro attraverso l'abbinamento dei future oro-yuan a Hong Kong e Dubai. Questi due exchange, insieme a Singapore e ad altri in Asia, stanno creando un corridoio per l'oro in caveau con una capacità di 1,500 tonnellate in una zona di libero scambio a Qianhai, sulla terraferma cinese. Questa mossa è quasi sicuramente connessa con la domanda fisica di oro derivante dal nuovo contratto future sul petrolio.

Per la prima volta dopo lo shock Nixon del 1971, c'è un importante rivale del petrodollaro: lo yuan parzialmente convertibile in oro attraverso i futures corrispondenti, evitando interamente il dollaro. Ed è stato l'oro che le successive amministrazioni americane hanno temuto rappresentasse la più grande minaccia alla supremazia di un dollaro scoperto.

Ci sono state alcune incomprensioni sugli obiettivi valutari della Cina. Non sono, come alcuni suggerirebbero, un tentativo di creare un rivale per il dollaro, o un piano a lungo termine affinché lo yuan diventi una valuta di riserva. La risposta è semplice: riguarda il controllo sui propri affari. Usando i dollari, tutte le transazioni sono cancellate nel sistema bancario americano attraverso banche corrispondenti. In teoria, questo fornisce all'America informazioni privilegiate sui flussi commerciali della Cina e la possibilità di interromperli, come ha fatto con Iran e Russia.

Ad ogni modo, se la Cina volesse stabilire lo yuan come valuta di riserva, o una valuta comunemente usata per saldare i commerci tra i partner non cinesi, ciò richiederebbe un aumento sostanziale e sostenuto dello yuan nella circolazione internazionale. Il governo cinese non intende certamente avere i deficit commerciali necessari per produrre la moneta extra necessaria per rivaleggiare con il dollaro. La politica più probabile è che le banche di proprietà statale garantiscano che vi sia una ragionevole liquidità di yuan affinché il nuovo contratto future sul petrolio guadagni trazione.

La minaccia per il petrodollaro è tangibile. L'importanza per l'America del petrodollaro è suggerita dai destini infelici di coloro che desideravano creare alternative: Saddam Hussein, che progettava di accettare gli euro, e Muammar Gheddafi, che proponeva una moneta africana con l'appoggio dell'oro, sono esempi ben noti. L'Iran, riluttante ad accettare "la valuta di Satana" americana, è per la politica estera degli Stati Uniti ancora un "lavoro in corso" con l'intervento militare attivo non ancora del tutto scartato.

Costringere la Cina ad usare i dollari non è ovviamente un'opzione per l'America, né può costringere i principali fornitori cinesi ad accettare solo dollari in cambio del petrolio. Ma ha scelto di controbattere a tale mossa imponendo dazi alla Cina, e sembra certo che saranno estesi ad altre  nazioni e addirittura aumentati. Ma non è finita qui tutta questa storia.



L'Oceano Indiano è silenziosamente diventato della Cina

Non è solo nel commercio che la Cina minaccia la supremazia americana. Il presidente Trump ha deciso di ritirare $2 miliardi in aiuti militari dal Pakistan, il quale ha deciso di allearsi strettamente con la Cina. Quest'ultima sta ora cercando di creare una base militare nella città pakistana di Jiwani, a circa 50 miglia a ovest dal nuovo porto di Gwadar, il terminal scelto per collegare l'Oceano Indiano con la via della seta. Jiwani è molto vicino al confine con l'Iran e ben posizionato per controllare lo Stretto di Hormuz, il punto di accesso all'ingresso del Golfo.

La Cina ha anche una base militare a Djibouti, all'ingresso nel Mar Rosso, e quindi Suez. Ha costruito una nuova ferrovia da Djibouti ad Addis Abeba. Nel frattempo l'India s'è fatta scappare i progetti per la via della seta in Asia. Invece sta sviluppando Chabahar Port in collaborazione con l'Iran, appena oltre il confine di Jiwani, dando accesso via terra all'Afghanistan e all'Asia centrale.

L'India ha già diversi accordi commerciali e di investimento con l'Iran, i quali le conferiscono il passaporto diplomatico per portare avanti questo collegamento nord-sud in Afghanistan e Asia centrale. È conveniente per l'India stabilire un programma separato da quello della Cina e del Pakistan. Ma questa è poco più che politica per il pubblico di casa di Modi, con discussioni dietro le quinte che parlano di Gwadar e Chabahah affinché diventino un importante hub dall'Oceano Indiano all'Asia centrale.

La Cina sta inoltre sostituendo la vecchia linea da Mombasa sulla costa del Kenya a Kampala in Uganda, per poi estenderla a Kisangani in Congo e Bujumbura in Burundi. In separata sede ci sarà una linea da Lamu a Juba nel Sud Sudan. La Cina non solo sarà in grado di trasportare liberamente materie prime preziose dal cuore dell'Africa, ma anche gli investimenti in agricoltura le forniranno sicurezza alimentare.

L'Oceano Indiano è quindi diventato il più importante patrimonio geopolitico per la Cina al di fuori dell'Asia, con pochi che si rendono conto che tutto ciò è già accaduto. È chiaro che la Cina comanda le importanti rotte marittime nell'Oceano Indiano, mentre l'America deve accontentarsi della sua base a Diego Garcia, circa 4,000 miglia a sud di Hormuz.

Ora che la Cina è vicina a controllare le sue rotte di navigazione più importanti, è pronta a rafforzare le sue richieste che gli acquisti di petrolio e di altre materie prime debbano essere pagati in yuan. Questo è il motivo per cui ora deve dare la priorità ai mercati finanziari richiesti dai suoi fornitori.



La Cina sta anche riducendo la sua dipendenza dal commercio statunitense

Sono finiti i giorni in cui la Cina era il Paese con un costo basso per la manodopera. La produzione per i mercati dell'export viene sempre più meccanizzata, riducendo i costi unitari e rilasciando manodopera per l'espansione futura in altre industrie di valore più elevato. I piani del partito comunista includono il potenziamento delle infrastrutture e la transizione dell'economia verso il servizio alle classi medie in crescita. Insieme alle proposte per estendere la propria rivoluzione industriale nel più vasto continente asiatico, la piena transizione richiederà probabilmente fino a venti anni. Questa è la ragione, secondo gli esperti meglio informati sulla Cina, per cui il Congresso Nazionale del Partito Comunista ha eliminato il limite della durata della presidenza di Xi, in modo che possa completare i piani di cui è l'architetto principale. Non si tratta, come riportato dai media occidentali, solo della gloria di Xi nel voler essere un dittatore a vita.

Il Congresso Nazionale del Partito Comunista dell'anno scorso, nel garantire a Xi la possibilità di supervisionare i suoi piani, li ha approvati pienamente. È probabile che l'allontanamento dal dipendere dalle esportazioni a basso costo verso l'America e altrove possa crescere, riducendo l'importanza relativa dei dazi di Trump. Invece la Cina sta creando una grande area di libero scambio in tutta l'Asia con i suoi partner nello Shanghai Cooperation Organization. Questa è l'opportunità offerta ad altri fornitori stranieri nella regione, come il Regno Unito, supponendo che abbia il coraggio di farsi coinvolgere dopo la Brexit.

Le guerre commerciali americane potrebbero avere conseguenze non intenzionali. Potrebbero finire con i due titani economici, gli Stati Uniti e l'Unione Europea, che impongono dazi distruttivi l'uno contro l'altro. L'effetto su entrambe le economie sarà semplicemente quello di aumentare i prezzi per i consumatori, soprattutto quando entrano in gioco anche altri fattori inflazionistici.

Fortunatamente per il resto del mondo, sono finiti i giorni in cui il protezionismo commerciale dell'America gettò il mondo nella depressione degli anni '30. Ci si può aspettare che sarà il dollaro a scendere piuttosto che i prezzi delle materie prime, come accadde nella depressione. L'impatto del protezionismo americano sull'economia globale di oggi è quindi probabile che sia significativamente inferiore rispetto allo Smoot-Hawley Act. Ma da un punto di vista americano, la principale vittima della guerra commerciale che è iniziata sarà l'America stessa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 9 agosto 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 9/8/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica prezzo di Bitcoin. Ovviamente stiamo parlando di idee personali ed analisi secondo il mio giudizio, di conseguenza non rappresentano affatto un invito automatico all'azione. Cerco di norma di fornire un background quanto più completo possibile per permettere anche ad altri di trovare la propria strada laddove c'è nebbia. L'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin ci aiuterà a capire cosa ha in serbo per esso il futuro prossimo a breve-medio termine, verranno analizzati gli scenari che si dipanano da qui, controlleremo gli indicatori nei vari archi temporali e infine chiuderemo l'analisi tecnica andando a vedere cosa è successo nei nostri indicatori di riferimento peferiti.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--9-8-2018-502236e27a64


Perché ogni movimento “anti-” è destianto a fallire

Vorrei fare una breve riflessione sulla politica in generale. La critica che viene fatta a molti partiti e movimenti percepiti (a torto o a ragione) come “nuovi”, è quella di “sporcarsi le mani” e “corrompersi”, una volta arrivati al potere (o essendo molto vicini a tale risultato). Aldilà del caso specifico dei 5 Stelle, noto che questo atteggiamento si ripete sempre, uguale a se stesso, ogni volta che c’è da valutare e collocare qualcosa di “nuovo” (almeno se paragonato a ciò che già c’era). Da una parte c’è il desiderio di cambiamento e di liberazione dai tanti gioghi che ci opprimono; dall’altra c’è istantanea cestinazione di ogni potenziale vettore di quel cambiamento (anche solo parzialmente, magari), perché ormai “troppo impuro”, troppo “corrotto” e permeato dal “sistema”, che viene immaginato come un’entità che basa il suo potere sulla diffusione a 360°, come l’inchiostro nell’acqua o i batteri nell’aria, e che prima o poi arriva a “contagiarti”. Il punto è che tale visione delle cose (movimenti inizialmente “puri”, e poi “corrotti”) spesso non è farina del sacco di chi la enuncia. La necessità di purezza ad ogni costo, il desiderio che tutto si risolva in maniera “limpida” ed alla luce del sole, come in un’epica battaglia in campo aperto, dove il nemico è davanti a te e tutto è esattamente come appare. Questa forma mentis è frutto della propaganda di stampo statunitense, che soprattutto attraverso il cinema (ma non solo) ci ha letteralmente rimbambiti con visioni di battaglie di ogni tipo che sono vinte da eroi solitari, combattute in campi aperti, e soprattutto in maniera “pura” e “incorruttibile”. La realtà delle cose è ben diversa, e gli USA sono i primi ad aver disatteso i metodi tanto propagandati, quando si occupavano della conquista e del controllo del resto del mondo. Su molte persone, questa visione ha invece fatto presa, ed esse sono le prime a rigettare qualsiasi nuovo possibile spunto, perché non abbastanza “puro”, oppure perché ha perso la purezza iniziale, “corrompendosi”. Ora, può benissimo darsi che il Movimento 5 Stelle sia un bluff, e che alla fine sarà fagocitato senza troppi problemi. Ma, aldilà di questo specifico partito, c’è da considerare che nulla “andrà bene”, poiché tutto sarà sempre troppo “impuro”, non appena sembra che possa avvicinarsi al potere. Così, ci si rifugerà in realtà residuali (tipo Potere al Popolo, tanto per dirne uno), e si seguiranno tali specchietti per le allodole perché “loro non tradiscono” e "restano puri", rassicurando il proprio ego sulla propria purezza, e tirandosela da “moralmente superiori”, senza capire che se tali realtà possono essere così “pure”, è solo per il loro ineluttabile destino di irrilevanza. E chi smette di essere irrilevante, deve uscire dal mondo delle favole, delle battaglie gloriose e dei Don Chisciotte, e avventurarsi nella selva oscura del mondo reale, che non è “sporco” per definizione, ma non dimora nemmeno sulle nuvolette, come fanno invece i costrutti immaginifici come la “purezza”.
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di Gary North


Remnant Review

Ecco un consiglio che può farvi risparmiare tempo, denaro e disperazione emotiva: non fatevi coinvolgere in organizzazioni intellettuali o politiche esclusivamente "anti-".

Un'organizzazione anti-qualcosa è condannata a perire sin dal giorno in cui nasce. Nessuno dedicherà la propria vita ad un'organizzazione che è esclusivamente anti-qualcosa, tranne il fondatore di una tale organizzazione e una manciata di reclute iniziali. Queste reclute andranno avanti, ma il fondatore potrebbe non farlo. Definisce il lavoro della sua vita in termini della sua causa, la quale è strettamente anti-qualcosa. Poche persone si impegneranno mai per la causa di qualcun altro su questa base.

Una tale organizzazione è costruita sulla disperazione. Il suo obiettivo è quello di sopprimere qualcosa di presumibilmente malvagio. Il problema è questo: l'organizzazione attuale è stata sufficientemente efficiente da aver ottenuto un ampio seguito. Il suo seguito è così grande che qualcuno ha deciso di dedicare il resto della sua vita a sfidarla. Ma se non ha un programma propositivo che sia anche pratico, guadagnerà seguaci tra le fila dei disgraziati. Questi ultimi vanno di movimento "anti-" in movimento "anti-" in cerca di significato. Non lo trovano mai. Questo è il motivo per cui cambiano sempre.



COMUNISMO ED ANTI-COMUNISMO

Il movimento "anti-" più famoso nella storia dell'umanità è stato il movimento comunista di Karl Marx. Marx non ha mai scritto un libro su come sarebbe stato il comunismo dopo la rivoluzione. Non ha mai scritto un capitolo su come sarebbe stato. Ha scritto i famosi 10 punti nel Manifesto del Partito Comunista per parlare della transizione dopo la rivoluzione, ma prima dell'istituzione del paradiso comunista.

Pensate alla sua famosa teoria del conflitto di classe. Sapevate che non ha mai definito cos'è una classe? Quasi nessuno è a conoscenza di questo fatto. I marxisti lo hanno coperto fin dall'inizio, e quasi nessuno ha letto tutti e tre i volumi di Das Kapital. Solo il primo volume è stato pubblicato nella sua vita. Io li ho letti tutti e tre quando ho scritto il mio libro, Marx's Religion of Revolution (1968). È solo nell'ultima pagina del terzo volume che leggiamo quanto segue: "La prima domanda a cui rispondere è questa: cosa costituisce una classe? E la risposta a questo quesito segue naturalmente dalla risposta ad un'altra domanda, vale a dire: cosa rende salariati, capitalisti e proprietari terrieri le tre grandi classi sociali?" Seguono poi due brevi paragrafi. Quindi leggiamo questo: "Qui il manoscritto s'interrompe".

Marx aveva così pochi seguaci alla sua morte nel 1883 che meno di una dozzina di persone assistettero al suo funerale, e circa la metà di loro erano membri della famiglia.

Il movimento comunista non giunse a nessuna conclusione su come sarebbe stato il paradiso comunista. Era un movimento basato interamente sulla sua opposizione al capitalismo e all'etica sociale capitalista. Le varie nazioni comuniste hanno sofferto la tirannia e l'esecuzione di almeno 150 milioni di cittadini sulla base di una filosofia "anti-" che non ha mai offerto un'immagine propositiva di come sarebbe stata la società comunista, e non aveva alcuna teoria su come arrivare dalla rivoluzione socialista contro il capitalismo al paradiso comunista.

Oggi non rimane quasi nulla del comunismo al di fuori della Corea del Nord e di Cuba. Oggi è un movimento di perdenti. In realtà è sempre un movimento di perdenti. Non aveva una filosofia propositiva su cosa dovesse sostituire l'ordine capitalista che disprezzava. L'ottimismo del movimento era basato sull'auto-illusione. Era basato sulla retorica, ma la retorica non ha mai avuto né supporto materiale né supporto logico. È stato una frode sin dal 1845.

Fui introdotto al movimento conservatore da un discorso tenuto da un medico australiano, Fred Schwarz, nel 1956. Aveva fondato un'organizzazione chiamata Christian Anti-Communism Crusade. Quel discorso di un'ora mi cambiò la vita. Da allora divenni devoto all'anti-comunismo. Ma Schwarz ha sempre avuto un problema enorme. Ne parlò nella sua autobiografia. Diceva che la gente sarebbe venuta da lui dopo uno dei suoi discorsi anti-comunisti, e avrebbe chiesto indicazioni su cosa avrebbe dovuto fare. Si rifiutava fermamente di dare un qualche consiglio. Diceva loro che era un semplice medico che esponeva una diagnosi. Bene, ma offriva anche una prognosi implicita: se non avessimo fatto nulla, i comunisti avrebbero vinto. Il problema era questo: era un medico sociale e politico che non aveva alcun trattamento raccomandato, né raccomandava a nessun altro medico intellettuale un trattamento. Il suo era un movimento completamente "anti-".



LA TESI A FAVORE DELLA LIBERTÀ

Anche la donna che mi portò al discorso di Schwarz era una delle prime sottoscrittrici al The Freeman, pubblicato dalla Foundation for Economic Education (FEE). La FEE iniziò a pubblicare questa rivista nel 1956. Ad un certo punto nel 1957, o all'inizio del 1958, mi fece leggere uno dei numeri. La rivista offriva una filosofia della libertà. Non era una rivista "anti-". Era una rivista pro-libertà.

Nel 1971, quando sono diventato un membro dello staff della FEE, ho avuto alcune discussioni private con il fondatore, Leonard Read. Non è mai stato un mentore per me. Non si è mai seduto e mi ha dato una traccia di ciò che voleva che la FEE diventasse dopo la sua morte. Ma non credeva che l'organizzazione dovesse diventare un'organizzazione "anti-". Non gli piacevano le critiche nei confronti di pensatori politici o filosofici viventi. Era giusto menzionare cosa c'era di sbagliato in un altro pensatore nel contesto di una presentazione positiva, ma non approvava gli articoli anti-qualcosa. Era convinto che l'unico modo per promuovere la libertà fosse con una filosofia positiva, qualsiasi presentazione positiva di come sarebbe stata la società sotto il dominio della libertà.

Ogni organizzazione che è esclusivamente "anti-" non ha una filosofia di vittoria. Non ha una filosofia di ottimismo. Non ha nulla da offrire alle sue reclute se non una vita di frustrazione trascorsa nelle trincee intellettuali, nel tentativo di respingere qualsiasi cosa contro cui il movimento "anti-" si oppone. Quel movimento che ha potere, influenza e denaro ha una filosofia propositiva. Offre speranza alle reclute. Offre speranza a tutti i suoi sostenitori. Ha una visione della vittoria. Nel caso del marxismo, non c'era alcuna dichiarazione su come sarebbe stato il Nirvana, ma ai membri veniva insegnato dall'inizio alla fine che il comunismo sarebbe stato vittorioso. Il socialismo scientifico lo garantiva.

C'è una vecchia frase nella politica americana: "Non puoi battere qualcosa se non hai niente". Leonard Read ci credeva. Io ci credo.

Qualsiasi persona ragionevolmente intelligente può avanzare una tesi contro quasi tutto. Non ci vuole molta creatività per presentare una tesi negativa contro qualsiasi organizzazione o istituzione del mondo reale. Come gli esseri umani, le istituzioni sono imperfette. Ma se il critico non prevede la sostituzione del sistema prevalente, sta girando a vuoto. Sta sprecando il suo tempo. Rimarrà deluso alla fine della sua vita, e forse anche prima. La gente non si impegnerà in una guerra difensiva contro un movimento apparentemente onnipotente. Qual è il punto? Se non c'è speranza di vittoria, e se non c'è alcun piano per ottenerla, allora il tempo, i soldi e il capitale emotivo investiti nel movimento "anti-" ad un certo punto risulteranno sprecati.

Se un movimento non ha una visione positiva di ciò che vorrebbe sostituire, non ha modo di valutare il probabile successo della sua opposizione all'ordine presente. Se non sapete se state facendo passi avanti, state sprecando il vostro tempo. Potreste andare indietro.

I politici non vincono le elezioni sulla base della negatività. Presentano una visione positiva ai loro elettori. Il loro piano può essere irrazionale, ma almeno ce l'hanno.

Quando qualcuno vi dice che le scuole pubbliche sono malvagie, informatevi sul tipo di scuola che sostiene. Quando qualcuno vi dice che il curriculum del Common Core è un disastro, chiedetegli quale curriculum usa per insegnare ai suoi figli. Chiedete di vedere i libri di testo, se ci sono libri di testo. Chiedete di vedere i piani di lezione. Scoprite la metodologia d'insegnamento. Ovviamente, scoprite il prezzo. Non si può ottenere qualcosa in cambio di niente. In altre parole, scoprite cos'è buono prima di dedicare tempo allo studio di ciò che è male. Prima di spendere soldi per combattere ciò che è male, scoprite quanti soldi vi verrà chiesto di pagare per rimpiazzarlo con una cosa buona. Come minimo scoprite i dettagli della cosa buona.

Tutto ciò dovrebbe essere ovvio, ma non lo è. Il movimento conservatore dal 1945 è stato a stragrande maggioranza un movimento "anti-". Era anti-comunista alla fine degli anni '40. Fu anti-Unione Sovietica dal 1948 al 1991. Ma il movimento non ha mai sviluppato un curriculum completo, K-12.

Il movimento conservatore inoltre non ha mai prodotto un singolo studio dettagliato del New Deal di Roosevelt che coprisse sia le sue politiche economiche interne che le sue politiche estere. L'unico libro che tenta di farlo è il libro del 1948 del giornalista anti-FDR John T. Flynn, The Roosevelt Myth. Ma non era uno studio accademico, e la documentazione era debole. L'ho letto nel 1958. Ho riconosciuto che c'erano lacune nella documentazione. Ora sono passati 60 anni ed è ancora l'unico libro anti-FDR ad essere esaustivo nelle sue critiche. Ho delineato il set multi-volume di cui abbiamo bisogno. Leggetelo qui: https://www.garynorth.com/public/2279.cfm



CONCLUSIONE

Evitate qualsiasi movimento che sia strettamente "anti-". Evitate le persone in un tale movimento che cercano di reclutarvi. Se non siete disposti ad impegnarvi nel paradigma alternativo o in quello che dovrebbe sostituire l'ordine mondiale malvagio, allora non fatevi coinvolgere affatto dal movimento "anti-". Potete decidere di leggere libri pubblicati da tale movimento Potete scoprire questo o quel programma dannoso dell'attuale ordine mondiale. Potete essere un compagno di viaggio, ma non firmate assegni.

Quando venite avvicinati da un membro entusiastico del movimento "anti-", dite: "Ciò che stai descrivendo sembra male. Cosa proponi come alternativa? Come proponi di implementarlo?" Se non ci sono risposte chiare a queste due domande, sarebbe saggio evitare ulteriori indagini.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 8 agosto 2018

Le illusioni dello slogan Make America Great Again, Parte #4





di David Stockman


Ad oggi il rendimento del decennale USA ha raggiunto il 2.993%. Possiamo dire che il grande punto di inflessione al 3.00% è stato ora attivato e ciò significa, a sua volta, che sono iniziati veramente gli ultimi tempi della Finanza delle Bolle.

In una parola, i rendimenti obbligazionari onesti elimineranno le favole mainstream che vengono fatte passare per realtà economica e finanziaria. E in un mondo in cui l'inflazione è al 2-3%, per rendimenti obbligazionari onesti intendiamo il 3%+ sulla parte destra della curva dei rendimenti e il 4-5% sulla parte sinistra.

Inutile dire che ciò significa grossi problemi per il mito dello slogan MAGA. Come abbiamo dimostrato nella Parte 2, sin dall'insediamento di Donald non c'è stata alcuna accelerazione nell'economia di Main Street, solo spasmi di una borsa che è stata infinitamente spremuta con debito a buon mercato.

Ma il boom di Trump nelle medie azionarie ha ora raggiunto la data di scadenza. Ciò è dovuto al fatto che i prezzi azionari inflazionati di oggi sono in gran parte un prodotto dell'ingegneria finanziaria alimentata dal debito: riacquisto di azioni proprie, dividendi a pioggia e massicce operazioni di fusione/acquisizione.

Pertanto dal picco pre-crisi nel terzo trimestre 2007, il valore aggiunto del settore delle società non finanziarie è aumentato del 34%, ma i titoli di debito societari in circolazione sono aumentati dell'85%; e la schiacciante quota di questo massiccio aumento del debito è stata utilizzata per finanziare l'ingegneria finanziaria, non le attività produttive e la crescita degli utili futuri.

In un mondo di tassi d'interesse onesti, ovviamente, questa esplosione di debito non produttivo avrebbe intaccato drasticamente i profitti.

Negli ultimi 10 anni, il valore aggiunto netto generato dalle società non finanziarie statunitensi è salito di soli $2,000 miliardi (da $6,100 miliardi a $8,100 miliardi all'anno), mentre il debito delle imprese è salito di quasi $3,000 miliardi (da $3,300 miliardi a $6,000 miliardi). Quindi avrebbe dovuto essere una battaglia persa, con la spesa per interessi che aumentava molto più velocemente dei profitti operativi.

Ma a causa della teoria sbagliata della FED, secondo cui può rendere sempre più forte Main Street falsificando i tassi d'interesse e altri prezzi degli asset finanziari, gli ingegneri finanziari ai piani alti delle grandi aziende hanno ottenuto un pass gratuito. Cioè, hanno soddisfatto Wall Street pompandovi enormi quantità di denaro preso in prestito, senza alcuna conseguenza di sorta.


Adesso non più però. Mentre i rendimenti obbligazionari aumentano incessantemente, gli utili societari saranno martellati dall'aumento delle spese per interessi; anche quando i piani alti delle grandi aziende ed i consigli d'amministrazione verranno chiamati a rendere conto di aver preso in prestito migliaia di miliardi di dollari per alimentare l'ingegneria finanziaria nelle fauci di Wall Street.

Presi insieme, questi sviluppi andranno a devastare le previsioni ottimistiche di crescita degli utili a Wall Street. Questo perché i riacquisti di azioni proprie e le operazioni di fusione/acquisizione si ridurranno drasticamente, mentre gli interessi passivi per azione saliranno.

Sul primo punto, c'erano 264 miliardi di azioni dell'indice S&P 500 in circolazione al picco pre-crisi nel 2007 rispetto ai soli 239 miliardi, o il 10% in meno, alla fine del 2017. Di conseguenza un terzo degli utili per azione negli ultimi dieci anni è dovuto alla contrazione delle azioni, non alla crescita degli utili aggregati; e sicuramente non si ripeterà in un contesto di rendimenti in crescita.

In secondo luogo, anche se il rendimento del decennale USA si assesterà al solo 3.75% e il resto della curva dei rendimenti aumenterà di conseguenza, ciò farà aumentare le spese per interessi al netto delle imposte per l'indice S&P 500 di circa $44 per azione; e grazie alla nuova aliquota del 21%, parliamo di una cifra di $35 per azione.

Inutile dire che possiamo già sentire il canto del cigno delle proiezioni ottimistiche di Wall Street. E non solo per l'aumento degli interessi passivi.

Le stime degli utili a due anni, infatti, sono semplicemente ridicole e non hanno praticamente alcun rapporto con le tendenze passate o con i venti contrari evidenti ovunque.

Per quanto riguarda le tendenze incorporate, abbiamo sottolineato nella Parte 2 che la crescita degli utili aziendali nell'ultimo decennio non è andata da nessuna parte, anche togliendo la spesa per gli interessi passivi.

A titolo di esempio, gli utili dichiarati per l'indice S&P 500 sono stati di circa $110 per azione per il periodo annuale terminato a dicembre 2017. Ciò rappresentava un tasso di crescita annuale del 2.4% rispetto al picco del ciclo precedente di $85 per azione durante il giugno 2007.

Tuttavia le proiezioni ottimistiche di Wall Street puntano ora a $169 per azione degli utili S&P 500 per il periodo annuale terminante a dicembre 2019. Ciò equivale ad una crescita annua del 26.7%, o 11 volte il tasso di crescita effettivo dello scorso decennio!

L'unico modo per arrivare a tali numeri, ovviamente, è esagerare l'impatto dei tagli fiscali sulle aziende ed ignorare la bomba ad orologeria della spesa per interessi. Ma supponiamo che un'economia stagnante possa in qualche modo rialzarsi sulle zampe posteriori durante l'anno 9 e 10 di una ripresa economica tiepida e crescere a passi da gigante. Lance Roberts sottolinea in modo convincente che si sta confondendo il taglio dell'aliquota fiscale statutaria con l'impatto della riforma fiscale sulle aliquote effettive. Di conseguenza egli ritiene che l'impatto (una tantum) della riduzione delle tasse sarà probabilmente di circa $10 per azione, non i $20 per azione apparentemente incorporati nelle stime correnti.


Lance sottolinea inoltre che gli utili stanno attualmente ottenendo una spinta dal dollaro debole del 2017, ma presto ciò si invertirà. Dato che oltre il 50% delle vendite e degli utili dell'indice S&P 500 sono in valute diverse dal dollaro, l'effetto entro il 2019 si tradurrà in un considerevole vento contrario.

Rispetto all'anno appena conclusosi, pertanto, l'effetto netto di valuta, tasse ed interessi passivi sarà di ridurre i $109.88 per azione pubblicati per il periodo annuale terminato nel quarto trimestre 2017, come mostrato nel grafico seguente.

Di conseguenza ci potremmo chiedere: come diavolo arriviamo ai $168.64 per azione ventilati per il quarto trimestre 2019 in soli 24 mesi?


La risposta ovvia a questa domanda è che non accadrà mai. Ed è per questo che lo slogan MAGA di Donald e lo spasmo finale post-elettorale della bolla del mercato azionario, si stanno indirizzando verso una finale imminente.

Il fatto è che l'economia statunitense è eccessivamente debole su base strutturale e non ha la capacità di resistere allo shock dei rendimenti che si abbatterà su di essa, né al crollo del mercato azionario che innescherà.

E non abbiamo dubbi che gli ossessionati dalle stock option nei piani alti delle grandi aziende si affretteranno a buttare a mare manodopera, scorte e asset a reddito fisso una volta che il mercato andrà in crash e gli utili saranno prosciugati dai crescenti costi degli interessi passivi.

I soliti sospetti sono di nuovo in lizza nello zombie-box per offrire una via d'uscita. La loro risposta all'odierno 3.00% è che la FED è sul punto di fare un grande "errore", e che Powell e la sua combriccola vedranno l'errore prima che sia troppo tardi.

Cioè, revocare i quattro aumenti dei tassi e il programma di dumping obbligazionario da $600 miliardi l'anno.

Pensiamo che abbiano torto a proposito di ciò che la FED probabilmente farà nei prossimi mesi e l'unica cosa che voglio fare è lanciare l'ennesima campagna di "buy the dips".

Ma anche a prescindere da ciò che la FED potrebbe fare, sorge spontanea una domanda: dopo 10 anni di ZIRP, questi tipi credono davvero che i tassi a breve dovrebbero rimanere negativi in ​​termini reali, che è esattamente quello che abbiamo oggi con il tasso dei fondi all'1.63% e l'inflazione IPC anno/anno al 2.2%?

Oppure pensano davvero che il 3.25% del decennale USA abbia senso quando i deficit sono ora chiaramente su un percorso irreversibile verso i $2,000 miliardi all'anno e al 10% del PIL?

Dopotutto, il tasso d'inflazione a 10 anni è aumentato rapidamente e ora si attesta al 2.2%. Ciò significa, a sua volta, che Wall Street sta implicitamente puntando ad un rendimento reale dell'1.0% sul tasso delle obbligazioni di riferimento.


L'unico "errore" che la FED sta commettendo è che ha schiacciato i tassi d'interesse fino allo zero in primo luogo, e poi li ha trattenuti così troppo a lungo.

Dall'altra parte, l'errore che stanno commettendo le teste di legno a Wall Street è quello di sovrastimare la forza dell'economia statunitense basandosi principalmente su dati del BLS; e quindi, ironia della sorte, sottostimare la determinazione della FED nel portare avanti il suo piano di normalizzazione monetaria.

Ecco solo un esempio del perché il consenso keynesiano presso la FED e Wall Street vede il dito e non la luna: abbiamo completato un arco di 10 anni dal picco dal pre-crisi del quarto trimestre del 2007 e la crescita del PIL reale ha raggiunto un aumento medio dell'1.43% annuo.

Ma questa non è nemmeno la metà della storia. L'aumento cumulativo su quel periodo di 10 anni ammonta al 15.3%, ma ciò è stato accompagnato da un guadagno di appena lo 0.5% nella produzione industriale e da un calo del 5% nella produzione di manufatti.

Ciò che ha salvato la baracca, nonostante gli aumenti tiepidi del PIL reale, è stato l'aumento vertiginoso dei trasferimenti statali e della spesa sanitaria, con quest'ultima crescita del 29% in termini reali nello stesso periodo.

La spesa sanitaria, ovviamente, è finanziata attraverso il fisco, inclusi Medicare, Medicaid ed i vari programmi statali e locali.

Quindi anche la fragile espansione che si è verificata dopo la grande crisi finanziaria sarà difficile da estendere di fronte alla monumentale crisi fiscale in agguato dietro l'angolo.


Ronald Reagan aveva abbastanza buon senso da riconoscere l'impossibilità fiscale che si era evoluta dopo il taglio delle tasse nell'estate del 1981, i suoi massicci aumenti per la difesa, i tiepidi tagli interni e un'imminente recessione. Aveva anche passato una carriera a ricordare agli elettori che, contrariamente a Keynes, nessuna nazione può prendere in prestito e trovare la strada verso la prosperità.

Quindi, dopo che il deficit federale ruppe il 10% del PIL nell'autunno del 1981, firmò con riluttanza tre aumenti consecutivi delle tasse nel 1982-1984 i quali salvarono la baracca, recuperando il 40% delle entrate perse nel suo taglio fiscale del 1981. Ciò a sua volta chiuse sufficientemente il deficit affinché le politiche di monetizzazione di Alan Greenspan potessero fare il resto... almeno per alcuni decenni.

Inutile dire che la FED ormai non ha più frecce nel suo arco e l'attuale inquilino nello Studio Ovale non è Ronald Reagan.

Sostiene di essere il Re del Debito, ma in realtà Donald non ha assolutamente nulla a che fare con la politica fiscale ed è deciso a seguire un percorso di pura follia di bilancio.

Peggio ancora, non c'è nessuno nelle vicinanze dell'Ufficio Ovale che probabilmente lo faccia ragionare sulla necessità di una correzione a metà percorso.

Ecco perché la madre di tutti gli shock dei rendimenti è in attesa di scatenare tutta la sua ferocia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/07/le-illusioni-dello-slogan-make-america.html

=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-illusioni-dello-slogan-make-america.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-illusioni-dello-slogan-make-america_6.html