martedì 14 agosto 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 14/8/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica prezzo di Bitcoin. Ovviamente stiamo parlando di idee personali ed analisi secondo il mio giudizio, di conseguenza non rappresentano affatto un invito automatico all'azione. Cerco di norma di fornire un background quanto più completo possibile per permettere anche ad altri di trovare la propria strada laddove c'è nebbia. Il nostro viaggio ci porterà ad analizzare i vari archi temporali del prezzo di Bitcoin e gli indicatori, aggiorneremo i nostri indicatori di riferimento preferiti che finora sono stati alquanto precisi nel delineare l'andamento del prezzo di Bitcoin e delineeremo i prossimi supporti da tenere a mente in modo da avere una buona finestra d'entrata nel prossimo ciclo.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--14-8-2018-2c19f7c9582e


Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #2





di David Stockman


C'è stata un po' di euforia nel casinò ieri, soprattutto perché McDonald's ha fatto registrare un guadagno "aggiustato" dei profitti al 22%.

Peccato che non ci fosse assolutamente niente da festeggiare. Le vendite in realtà sono diminuite del 9% rispetto al trimestre di un anno fa e, fatto salvo per lo svenimento del dollaro lo scorso anno (ora in rapida inversione), le vendite sarebbero diminuite del 15%.

Non importa, dicono i maghi di Wall Street. Il crollo delle entrate è dovuto al "riposizionamento strategico" dell'azienda, il che significa che ha venduto i negozi della società ai franchisee, riducendo così la sua prima linea.

Bene. La direzione afferma che è stato fatto tutto per migliorare le prestazioni operative.

Ma non è così che stanno le cose.

I proventi operativi sono aumentati solo del 5.0% su base riportata, ma sono stati costanti se aggiustati all'andamento del dollaro. E il reddito ante imposte è aumentato del 4% su base riportata, ma in calo dell'1% in valuta costante.

Quindi, in che modo la crescita negativa del reddito ante imposte in valuta costante si è trasformata in un guadagno aggiustato del 22% per azione?

È accaduto essenzialmente nella stessa maniera che ha portato l'intero casinò a sfoggiare guadagni in forte espansione nel primo trimestre.

Per esempio, l'anno scorso l'aliquota fiscale di McDonald's era del 32.8% rispetto al 24.4% di quest'anno (dopo l'aggiustamento carryover di $0.07 dal quarto trimestre); la sua quantità di azioni l'anno scorso era più alta del 3.3% (825.2 milioni di azioni contro 798.7 milioni); il dollaro era del 5.5% più forte. Di conseguenza i guadagni dichiarati erano solo $1.47 per azione l'anno scorso.

A valuta costante, aliquota fiscale costante, quantità costante di azioni, McDonald's ha guadagnato $1.79 per azione quest'anno e $1.80 l'anno scorso!

In breve, Mickey D è il manifesto della falsa festa del primo trimestre che viene rilanciata dai truffatori di Wall Street e dalle loro ancelle sulla stampa finanziaria. Quasi tutti i guadagni sfoggiati sono dovuti a valuta, numero di azioni e aliquote fiscali.

Inutile dire che non è possibile capitalizzare questi tipi di guadagni, perché sono non ricorrenti e non sostenibili.

Tuttavia quando il casinò va in iperventilazione per un guadagno del 22%, mentre l'economia reale ha una crescita pari a zero, evidente anche nel comunicato stampa di 2 pagine della società, allora stiamo parlando di mendacità voluta e cosciente.

Ma a quanto pare non importa. I robo-trader del casinò sono programmati secondo l'ipotesi keynesiana, completamente ingiustificata, che le economie e gli utili aziendali non cessano mai di crescere finché la banca centrale è "accomodante". Quindi non si preoccupano di quale sia stata la tendenza a 10 anni, perché la FED farà continuare la festa indefinitamente, o soccomberà a Wall Street se cercherà di rimuovere la brocca del punch.

Inutile dire che non ci potrebbe essere un'ipotesi più fallace al momento attuale. Questo perché l'espansione corrente è ora nel mese #106.

Ciò la rende tecnicamente il ciclo più lungo mai visto, dopo aver superato il boom "guns and butter" di LBJ negli anni '60 (105 mesi), mentre si avvicina a quello record di 119 mesi degli anni '90.

Ma ecco il punto: la vecchiaia del ciclo attuale è stata realizzata sulla scia della più debole ripresa economica della storia; e nel contesto di un'economia che è stata affamata di investimenti produttivi, mentre veniva caricata con enormi quantità di debito pubblico e privato.

Detto in modo diverso, è sempre sciocco pagare multipli PE folli al vertice di un ciclo economico, perché per definizione tali livelli di guadagno massimo non sono sostenibili e non possono essere capitalizzati come se lo fossero.

Ad esempio, i guadagni massimi dell'indice S&P 500 a $85 per azione nel giugno 2007 erano capitalizzati al 17.6X. Eppure non era economico o il tempo di acquistare durante i proverbiali ribassi: entro due anni i guadagni sarebbero diminuiti di $7 per azione, e l'indice azionario sarebbe crollato del 55%.

Ma a 106 mesi di età, il ciclo attuale è praticamente senza ossigeno. Questo perché una crescita sostenuta richiede investimenti in attività produttive, ma non ce n'è stato nessuno.

Di conseguenza, il corpo economico degli Stati Uniti è estremamente fragile e non è affatto destinato a crescere in base alle proiezioni del tasso di crescita degli utili a due anni del 54% ($169 per azione stimati per il 2019 contro $110 per azione effettivi per il 2017).

Ad esempio, l'investimento netto reale fisso (cioè non residenziale) è stato di $492.4 miliardi secondo i numeri appena sfornati dal Dipartimento del Commercio per il primo trimestre 2018. Ciò significa che dieci anni hanno prodotto un errore di arrotondamento: il dato era di $492.1 miliardi nel quarto trimestre 2007!

Inutile dire che questo non è ciò che Steve Lies-man vi dice nell zombie-box, o ciò che la FED menziona occasionalmente nelle sue previsioni post-meeting.

Questo perché da buoni keynesiani si concentrano sugli investimenti reali lordi, che sono passati da $2,000 miliardi al picco del 2007 a $2,400 miliardi nel primo trimestre 2018. Anche così, il tasso di crescita implicita dell'1.9% annuo non è nulla di val la pena di scrivere.

Eppure il tiepido tasso di crescita degli investimenti viene applaudito dalla narrativa mainstream. Salvo poi notare che gli investimenti aziendali lordi sono tornati a quelli che erano nel primo trimestre del 2000, a $1,600 miliardi. Ciò significa che durante tutto questo secolo fino ad oggi, il tasso di crescita tendenziale è stato solo del 2.3% all'anno.

E questo ci porta al punto fondamentale: durante lo stesso periodo di 18 anni, il consumo reale di capitali da parte delle imprese è salito da $1,090 miliardi a $1,910 miliardi, o del 3.2% annuo.

Detto in modo diverso, nel corso degli ultimi due cicli economici, il tasso di crescita del consumo reale di capitali è stato molto più alto di quello degli investimenti lordi reali. L'economia americana stava essenzialmente mangiando i propri semi invece di piantarli.

Infatti gli investimenti reali netti delle imprese (dopo aver sottratto il consumo di capitale dagli esborsi lordi) nel primo trimestre del 2000 ammontavano a $508 miliardi annui, o circa il 3.3% in più rispetto al tasso di $492 miliardi registrato per il trimestre appena conclusosi.

Inoltre se si osservano i tre elementi che costituiscono l'investimento aziendale, la trama è praticamente la stessa.

Gli investimenti netti reali in strutture erano a $129 miliardi nel primo trimestre del 2018, ma ciò rappresentava una crescita annua negativa del 2.5% dal primo trimestre del 2000, quando la cifra si attestava a $203 miliardi.

Allo stesso modo, l'investimento reale netto in proprietà intellettuale è stato sostanzialmente piatto, a $104 miliardi in suddetto periodo; e l'investimento reale netto in attrezzature a $261 miliardi durante il periodo appena trascorso, rifletteva un tasso di crescita di appena lo 0.95% annuo.

Inutile dire che la crescita zero nell'investimento reale netto per 18 anni consecutivi è qualcosa di nuovo sotto il sole, e non in senso positivo; e non in un modo che sia lontanamente compatibile con l'attuale previsione di crescita del 54% di Wall Street nei prossimi due anni.

Infatti la debolezza dell'economia americana nella fase del ciclo attuale è decisamente evidente quando la confrontiamo con il periodo espansionistico record degli anni '90 (119 mesi).

Durante quel periodo di 10 anni, gli investimenti reali erano passati da $169 miliardi (1990) a $526 miliardi (2000), o saliti del 12.0% all'anno.

Il ciclo economico degli anni '90 scoppiò nel marzo 2001. Subito dopo seguì una modesta recessione nei trimestri successivi, fino a quando Greenspan aprì i rubinetti monetari ed alimentò la bolla immobiliare che finì in lacrime nel settembre 2008.

Durante la fase espansiva nel mese #105 degli anni '60, il livello iniziale del debito durante il terzo trimestre del 1960 era di $777 miliardi, che rappresentavano 1.42 volte il PIL. Quando l'espansione si concluse definitivamente nel quarto trimestre 1969, il livello totale del debito pubblico e privato era salito a $1,040 miliardi, ma erano ancora solo 1.48 volte il PIL.

In una parola, il carico del debito era basso e in linea con la tendenza dei 100 anni precedenti a circa 1.5 volte il reddito nazionale; e il rapporto di leva implicita non era aumentato in modo misurabile.

Allo stesso modo, durante il boom degli anni '90, i livelli iniziali del debito erano di $13,800 miliardi, che rappresentavano 2.3 volte il PIL; e il livello finale nel dicembre 2000 era di $29,000 miliardi e rappresentava 2.8 volte il PIL.

Quindi il rapporto di leva finanziaria è cresciuto in modo significativo durante il cosiddetto boom di Greenspan degli anni '90, ma è stato accompagnato da un robusto tasso di crescita degli investimenti netti, che come sopra illustrato è triplicato nel corso di quei 10 anni.

Al contrario, il debito iniziale nel dicembre 2007 era di $52,600 miliardi. Ciò rappresentava 3.58 volte il PIL ed era la prova del cosiddetto LBO nazionale verificatosi dopo l'inaugurazione della Finanza delle Bolle nell'ottobre 1987.

Inutile dire che gli ultimi otto anni della cosiddetta ripresa non hanno praticamente prodotto alcuna riduzione della leva finanziaria, con un debito pubblico e privato ora a $68,600 miliardi, o ancora 3.47 volte il PIL.

In breve, la seconda espansione più lunga registrata nella storia degli Stati Uniti è stata accompagnata da una crescita zero negli investimenti reali netti e da un aumento di $16,000 miliardi del debito nominale.

Allo stesso tempo, come abbiamo mostrato nella Parte 1, la produzione industriale ha percorso la linea piatta così come il reddito familiare medio reale. Infatti, tra il 1999 e il 2016, i redditi mediani reali sono cresciuti di $22 l'anno.


In altre parole, l'economia di Main Street non è sostanzialmente andata da nessuna parte nell'ultimo decennio e mezzo, e si sta dirigendo verso risultati ancora più deboli, dato l'attuale livello di indebitamento e la profonda carenza di investimenti netti reali.

Solo se attribuite a Mickey D una crescita degli utili del 22% nel corso del recente trimestre potreste concludere che ora è il momento di acquistare durante i ribassi.

Invece ciò che andrà a ribasso sarà l'attuale ciclo economico fragile e questa volta la FED non sarà pronta.

Infatti l'Eccles Building è ora deciso a somministrare la cura del QT; e non è così che sono finite le altre due espansioni più lunghe della storia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo:

=> Potete leggere la Parte 4 a questo indirizzo:

=> Potete leggere la Parte 5 a questo indirizzo:


lunedì 13 agosto 2018

Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #1





di David Stockman


Stamattina lo zombie-box ha sfornato l'ennesimo keynesiano da strapazzo, un economista di nome Ian Shepherdson, il quale ha dato il segnale per comprare azioni.

Ha affermato che i cicli economici non finiscono mai, e che la FED vi copre le spalle e porterà il PIL sempre più in alto. Inoltre vi è un'enorme domanda repressa di spese in conto capitale, che presumibilmente determinerà una nuova fase di forte crescita del PIL.

Questa prospettiva è così ridicola che potremmo liquidarla come una tipica sciocchezza di Wall Street. Dopotutto, di seguito ci sono le 28 espansioni commerciali precedenti sin dal 1879, e tutte sono sicuramente finite. E 10 di loro prima che la FED aprisse i battenti nel 1914.

Quindi non si può dire che tutto ciò che è emerso prima del giugno 2009, quando è iniziata l'attuale e presunta ripresa economica, sia preistoria; e che l'economia statunitense sia ora sotto la straordinaria tutela degli strateghi keynesiani presso la FED che hanno infine scoperto il segreto di una piena occupazione perenne, un mondo senza fine.

Perlomeno questa cosa la sa chi dispone di un briciolo di buon senso e sa anche che i dottorati sono inutili nel mantenere sulla "retta via" un'economia da $19,000 miliardi.

Infatti gli Ian Shepherdson del mondo sono solo il gruppo ausiliario dei burocrati keynesiani che gestiscono la FED e altre banche centrali, aventi la stessa arroganza anti-mercato.

Hanno passato gli ultimi 10 anni a bloccare, annullare e soffocare le forze di mercato nel sistema finanziario. Così facendo hanno drasticamente falsificato tutti i prezzi degli asset finanziari: dai carry trade, alle azioni FAANG, al decennale USA, alle obbligazioni spazzatura, al debito a 100 anni emesso dall'Argentina lo scorso giugno, ecc.

Il risultato è un sistema finanziario pieno di bolle incendiarie, eccessi speculativi e trappole finanziarie, come le centinaia di miliardi in traffici di parità di rischio, o nelle azioni del momento come Amazon, Netflix, Nvidia e Broadcom. Negli ultimi 5 anni questi ultimi due hanno fatto registrare guadagni rispettivamente del 17X e del 12X in capitalizzazione di mercato rispetto alla crescita del loro reddito netto del 5X e del 4X.

Inoltre queste distorsioni si sono riversate nell'economia reale.

La Finanza delle Bolle della FED a Wall Street, infatti, è un'attività che finisce per predare Main Street. Incoraggia i piani alti delle grandi aziende ad utilizzare flussi di cassa e bilanci per finanziare massicce manovre d'ingegneria finanziaria, riducendo quindi gli investimenti in attività produttive, nuovi prodotti, impiegati più efficienti e qualificati, e altri ingredienti imprenditoriali legati alla crescita capitalista.

Di conseguenza, come nel caso di un anziano le cui difese indebolite e la ridotta capacità di recupero aprono la porta ad infezioni e ad altre minacce esogene, l'economia di Main Street è vulnerabile.

In una parola, l'economia americana è ora piena di infezioni e menomazioni debilitanti; ed avendo visto un'espansione di 106 mesi, o 2.5 volte il ciclo storico medio, è ben oltre il punto ottuagenario sulla scala dell'età dei cicli economici.

Allo stesso tempo, i medici economici domiciliati nell'Eccles Building sono completamente persi: dopo aver provato la ZIRP ed esperimenti come il QE per più di dieci anni, che non hanno ripristinato la crescita capitalistica vigorosa e del tenore di vita, ora hanno sbandato in direzione opposta, facendo finta di sapere l'ora esatta ed i dosaggi del QT (quantitative tightening).

Ci permettiamo di dissentire. Stanno improvvisando man mano che vanno avanti.

Il passaggio radicale del dover drenare $2,000 miliardi dai mercati obbligazionari nei prossimi anni è l'equivalente monetario di ferirsi prima e poi curare il sanguinamento. Infatti il bilancio della FED è stato ampliato orribilmente di $3,500 miliardi negli ultimi 123 mesi.


Quindi da qui inizia un discorso sull'ovvio.

La scorsa settimana Wall Street è tornata di nuovo a festeggiare per i numeri ridicoli del PIL del secondo trimestre. Erano leggermente superiori alle aspettative pubblicate dal BEA, i quali saranno rivisti più e più volte; e la fandonia completamente irrilevante è che ci sia una presunta "stagionalità residua" nei numeri del secondo trimestre, rendendoli così ancor più forti di quanto appaiano.

Cosa ancora più importante, il rapporto conteneva numerosi segnali del fatto che l'economia di Main Street è piena di menomazioni, distorsioni e lacune profondamente radicate che la rendono particolarmente vulnerabile alla normalizzazione dei tassi d'interesse e al QT della FED. Ad esempio, le cifre delle spese in conto capitale non sfuggono alla loro lunga stagnazione.

Infatti il numero mensile più recente per le spese in conto capitale extra difesa, escludendo gli ordini di aeromobili, ammontava a $67.2 miliardi, e rimane ancora inferiore ai $68.3 miliardi fatti registrare nel giugno 2000. Non solo non c'è stato un aumento netto in 18 anni, ma come il grafico qui sotto documenta in modo convincente, sembra esserci un tetto impenetrabile a quel livello.

In realtà, la storia è molto peggio. Questo perché si tratta di numeri nominali, e malgrado il Dipartimento del Commercio abbia tagliato le cifre sull'inflazione, il deflatore del PIL per gli aumenti delle spese in conto capitale è aumentato del 18% nel frattempo.

Ciò significa che gli ordini delle spese in conto capitale in dollari costanti sono diminuiti di quasi un quinto a partire dall'inizio del secolo. Sicuramente questa si qualifica come una vulnerabilità strutturale che ha bisogno di una spiegazione, e che è difficile da conciliare con la fiducia di Ian Shepherdson secondo cui le spese in conto capitale andranno presto a gonfie vele.


La controreplica di Wall Street non ha importanza, perché ciò che conta davvero è la spesa dei consumatori, che rappresenta il 70% del PIL. E secondo i nostri saggi keynesiani, è la spesa dei consumatori che fa girare il mondo.

Ma sicuramente ciò dipende da dove ottengono i mezzi per fare acquisti. Cioè, in qualsiasi ragionevole periodo di tempo ha una certa importanza se quel denaro è stato guadagnato, preso in prestito, deviato dai risparmi, o semplicemente rubato.

Questo ci porta alle straordinarie anomalie nel grafico qui sotto. Utilizzando il picco pre-crisi (4° trim. 2007) come punto di partenza comune, ci risulta che a partire dal quarto trimestre 2017 la spesa per consumi reali per beni durevoli è aumentata del 53% rispetto agli aumenti dei guadagni reali l'ora al 4.0% e del totale delle ore lavorate al 5%.

Proprio così. Le ultime due cifre non sono annuali, sono cumulative per un intero decennio!

E vengono presentate su una base picco/picco, non dalla cosiddetta Grande Recessione del giugno 2009.

In che modo le spese per beni durevoli sono aumentato del 53%, quasi 6 volte più velocemente dell'aumento implicito nei salari reali aggregati?

Forse quel denaro è stato rubato, o come minimo è parte di alcune anomalie che devono essere spiegate.


La risposta in parte è che i risparmi sono stati intaccati, dal momento che il tasso di risparmio delle famiglie è crollato ai minimi storici del 3.0% o meno. Tra l'altro, durante la più recente abbuffata di spese natalizie, il tasso di risparmio personale è sceso al 2.4%, il che è un segnale di disagio finanziario e di disperazione, non la prova di un ciclo economico benedetto da una giovane capacità di recupero.


Altrettanto importante è il fatto che le spese per consumi reali di beni, sia durevoli che non durevoli, sono state notevolmente aumentate nella contabilità del PIL per la mancanza d'inflazione misurata dal Dipartimento del Commercio. Infatti il livello dei prezzi dei beni durevoli è diminuito del 17% negli ultimi dieci anni; e anche per quelli non durevoli, compresa l'energia, l'aumento annualizzato è stato solo dell'1.1%.

Di conseguenza, il PIL reale ha ricevuto un'enorme spinta statistica dalle forze della deflazione globale. E come elaboreremo di più nella Parte 2, questa è una funzione della repressione monetaria globale e della falsificazione dei prezzi degli asset da parte delle banche centrali.

Queste ultime hanno reso il capitale così a buon mercato che l'economia mondiale è stata invasa da un eccesso di capacità e da investimenti insufficienti. A sua volta, ciò ha fatto scendere i prezzi dei beni commerciabili di gran lunga più in basso rispetto ad un sistema con denaro onesto e beni capitali a prezzi di mercato.

A dire il vero, tutto questo ha rappresentato un vantaggio per i conti di spesa (PIL) di una gigantesca economia debitrice ed importatrice come quella degli Stati Uniti. Ma certamente non ha reso l'economia americana più forte o più ricca. Anzi ha lasciato gran parte dell'entroterra americano nella povertà.


Poi c'è l'anomalia più significativa di tutte: sembra che la spesa totale per consumi reali sia cresciuta del 19% rispetto al picco pre-crisi, mentre la produzione industriale sia aumentata solo dell'1%.

La componente principale dal lato della domanda (PCE) non può crescere 19 volte più velocemente della componente principale dal lato dell'offerta (produzione industriale di beni, servizi pubblici e miniere/energia), a meno che l'economia di Main Street non sia tormentata da squilibri insostenibili e menomazioni.

Infatti c'è qualcosa di drasticamente sbagliato in ciò, come esploreremo nella Parte 2.



[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_14.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo:

=> Potete leggere la Parte 4 a questo indirizzo:

=> Potete leggere la Parte 5 a questo indirizzo:


venerdì 10 agosto 2018

L'era delle guerre commerciali





di Alasdair Macleod


È iniziata una guerra commerciale. Il presidente Trump ha sparato il primo colpo mettendo in moto una promessa fatta in campagna elettorale, parte della sua impresa nel Make America Great Again. È un duro colpo sferrato contro la Cina.

I retroscena sembrano essere molto più profondi di quanto suggerirebbero i dazi su acciaio e alluminio. Tutto ciò arriva dopo un periodo prolungato di colpi su colpi tra l'America da un lato e Russia e Cina dall'altro. Proseguendo con l'analogia della boxe, la Cina e la Russia hanno incassato i pugni dell'America sulla base del fatto che quest'ultima alla fine si sarebbe stancata. È stato un replay della strategia dope-on-a-rope di Muhammed Ali nel rumble-in-the-jungle, con l'America nei panni di George Foreman.

Tuttavia, negli ultimi giorni, Cina e Russia sembrano aver perso la pazienza con l'America. Invece di lasciare pazientemente che l'America declini dolcemente attraverso i suoi stessi errori, le superpotenze asiatiche stanno accelerando i loro programmi. La Russia sta ignorando le richieste umanitarie dell'Occidente intensificando i suoi piani per porre fine alla missione siriana.

Anche la danza diplomatica in Corea del Nord sembra essere giunta al termine. La soluzione sta diventando ovvia: la Corea del Nord rinuncerà alla sua posizione aggressiva nei confronti dell'America, forse dopo alcuni negoziati per salvare la faccia, in cambio della protezione della Cina. Difficilmente può finire in un altro modo.

Non conosciamo la vera ragione per cui la Cina e la Russia sembrano aver cambiato il loro approccio generalmente paziente nei confronti dell'America. Forse era inevitabile che ad un certo punto le politiche interne dell'amministrazione Trump portassero a questa conclusione. Forse è una svolta nella guerra finanziaria, con i fornitori cinesi di petrolio e materie prime che spingono per una maggiore liquidità di yuan nei mercati finanziari. La Cina ha infine accettato questo fatto fissando una data per il nuovo contratto future sul petrolio denominato in yuan. Ad ogni modo, l'inevitabile è successo: il presidente Trump ha deciso di imporre restrizioni commerciali alla Cina, e le potenze asiatiche stanno accelerando i loro piani imperiali.

Sappiamo che Trump crede che i deficit commerciali derivino dalla concorrenza estera, i quali trasferiscono posti di lavoro americani all'estero. I politici più esperti sanno attraverso l'esperienza che le cose stanno diversamente. È importante sottolineare che si può contare sul Tesoro americano affinché la classe politica sia consapevole del fatto che protezionismo e dazi non sono una buona idea.

Questa salvaguardia ha fallito. Non solo il presidente Trump è ignorante sulle questioni commerciali, ma lo è anche la sua squadra di governo. Il ministro del commercio Wilbur Ross è, a detta di tutti, un protezionista. Inoltre nella sua cerchia ristretta ci sono Robert Lighthizer, segretario al commercio, e Peter Navarro, direttore del commercio e della politica industriale, entrambi fortemente a favore del protezionismo. A rafforzare la presenza del protezionismo alla Casa Bianca c'è Gary Cohn, capo dell'Economic Advisor, che ha lasciato il suo incarico.

Senza dubbio Cohn sarà sostituito da qualcuno che sostiene protezionismo e dazi. Secondo il professor Hanke della John Hopkins University, David Malpass, sottosegretario al Tesoro per gli affari internazionali, ha dichiarato che l'amministrazione Trump sgonfierà il boom della Cina e le sue cosiddette pratiche commerciali sleali. L'inclusione di Jim Mattis (Segretario alla Difesa) nel dibattito sulla politica economica sembra confermare l'obiettivo anti-Cina.

Sembra che la decisione strategica di prendere di mira la Cina abbia anche scatenato il più ampio istinto protezionista di Trump, estendendo a tutti i fornitori esteri i suoi dazi su acciaio e alluminio. Una risposta sconsiderata da parte di Jean-Claude Junker a Bruxelles è stata quella di reagire imponendo dazi su Levis, Harley Davidson e whisky, spingendo Trump ad "applicare una tassa" sulle importazioni di automobili europee.

Trump ha acceso una nuova tendenza verso il protezionismo tra Stati Uniti ed Unione Europea. Il protezionismo è sempre stato al centro dell'UE, da qui l'assurda negoziazione sulla Brexit. Qualcosa che è iniziato come un battibecco commerciale con Russia e Cina potrebbe facilmente diffondersi all'UE, compromettendo pericolosamente tutte le economie in gioco.



La Cina si sta assicurando forniture di petrolio e materie prime

I tempi dell'annuncio americano sono circostanzialmente connessi con la Cina. In un annuncio di enorme importanza, è stata fissata una data per il trading di futures sul petrolio denominati in yuan. I fornitori cinesi di circa 8.5 milioni di barili di petrolio al giorno acconsentono ad accettare yuan per il loro petrolio, non dollari, e il nuovo contratto future consente loro di coprire lo yuan in dollari, euro, yen o persino oro.

La minaccia della mossa della Cina è indirizzata allo status del petrodollaro, e quindi al quasi monopolio del dollaro nel commercio internazionale. Permette inoltre ai fornitori di petrolio di coprirsi con l'oro attraverso l'abbinamento dei future oro-yuan a Hong Kong e Dubai. Questi due exchange, insieme a Singapore e ad altri in Asia, stanno creando un corridoio per l'oro in caveau con una capacità di 1,500 tonnellate in una zona di libero scambio a Qianhai, sulla terraferma cinese. Questa mossa è quasi sicuramente connessa con la domanda fisica di oro derivante dal nuovo contratto future sul petrolio.

Per la prima volta dopo lo shock Nixon del 1971, c'è un importante rivale del petrodollaro: lo yuan parzialmente convertibile in oro attraverso i futures corrispondenti, evitando interamente il dollaro. Ed è stato l'oro che le successive amministrazioni americane hanno temuto rappresentasse la più grande minaccia alla supremazia di un dollaro scoperto.

Ci sono state alcune incomprensioni sugli obiettivi valutari della Cina. Non sono, come alcuni suggerirebbero, un tentativo di creare un rivale per il dollaro, o un piano a lungo termine affinché lo yuan diventi una valuta di riserva. La risposta è semplice: riguarda il controllo sui propri affari. Usando i dollari, tutte le transazioni sono cancellate nel sistema bancario americano attraverso banche corrispondenti. In teoria, questo fornisce all'America informazioni privilegiate sui flussi commerciali della Cina e la possibilità di interromperli, come ha fatto con Iran e Russia.

Ad ogni modo, se la Cina volesse stabilire lo yuan come valuta di riserva, o una valuta comunemente usata per saldare i commerci tra i partner non cinesi, ciò richiederebbe un aumento sostanziale e sostenuto dello yuan nella circolazione internazionale. Il governo cinese non intende certamente avere i deficit commerciali necessari per produrre la moneta extra necessaria per rivaleggiare con il dollaro. La politica più probabile è che le banche di proprietà statale garantiscano che vi sia una ragionevole liquidità di yuan affinché il nuovo contratto future sul petrolio guadagni trazione.

La minaccia per il petrodollaro è tangibile. L'importanza per l'America del petrodollaro è suggerita dai destini infelici di coloro che desideravano creare alternative: Saddam Hussein, che progettava di accettare gli euro, e Muammar Gheddafi, che proponeva una moneta africana con l'appoggio dell'oro, sono esempi ben noti. L'Iran, riluttante ad accettare "la valuta di Satana" americana, è per la politica estera degli Stati Uniti ancora un "lavoro in corso" con l'intervento militare attivo non ancora del tutto scartato.

Costringere la Cina ad usare i dollari non è ovviamente un'opzione per l'America, né può costringere i principali fornitori cinesi ad accettare solo dollari in cambio del petrolio. Ma ha scelto di controbattere a tale mossa imponendo dazi alla Cina, e sembra certo che saranno estesi ad altre  nazioni e addirittura aumentati. Ma non è finita qui tutta questa storia.



L'Oceano Indiano è silenziosamente diventato della Cina

Non è solo nel commercio che la Cina minaccia la supremazia americana. Il presidente Trump ha deciso di ritirare $2 miliardi in aiuti militari dal Pakistan, il quale ha deciso di allearsi strettamente con la Cina. Quest'ultima sta ora cercando di creare una base militare nella città pakistana di Jiwani, a circa 50 miglia a ovest dal nuovo porto di Gwadar, il terminal scelto per collegare l'Oceano Indiano con la via della seta. Jiwani è molto vicino al confine con l'Iran e ben posizionato per controllare lo Stretto di Hormuz, il punto di accesso all'ingresso del Golfo.

La Cina ha anche una base militare a Djibouti, all'ingresso nel Mar Rosso, e quindi Suez. Ha costruito una nuova ferrovia da Djibouti ad Addis Abeba. Nel frattempo l'India s'è fatta scappare i progetti per la via della seta in Asia. Invece sta sviluppando Chabahar Port in collaborazione con l'Iran, appena oltre il confine di Jiwani, dando accesso via terra all'Afghanistan e all'Asia centrale.

L'India ha già diversi accordi commerciali e di investimento con l'Iran, i quali le conferiscono il passaporto diplomatico per portare avanti questo collegamento nord-sud in Afghanistan e Asia centrale. È conveniente per l'India stabilire un programma separato da quello della Cina e del Pakistan. Ma questa è poco più che politica per il pubblico di casa di Modi, con discussioni dietro le quinte che parlano di Gwadar e Chabahah affinché diventino un importante hub dall'Oceano Indiano all'Asia centrale.

La Cina sta inoltre sostituendo la vecchia linea da Mombasa sulla costa del Kenya a Kampala in Uganda, per poi estenderla a Kisangani in Congo e Bujumbura in Burundi. In separata sede ci sarà una linea da Lamu a Juba nel Sud Sudan. La Cina non solo sarà in grado di trasportare liberamente materie prime preziose dal cuore dell'Africa, ma anche gli investimenti in agricoltura le forniranno sicurezza alimentare.

L'Oceano Indiano è quindi diventato il più importante patrimonio geopolitico per la Cina al di fuori dell'Asia, con pochi che si rendono conto che tutto ciò è già accaduto. È chiaro che la Cina comanda le importanti rotte marittime nell'Oceano Indiano, mentre l'America deve accontentarsi della sua base a Diego Garcia, circa 4,000 miglia a sud di Hormuz.

Ora che la Cina è vicina a controllare le sue rotte di navigazione più importanti, è pronta a rafforzare le sue richieste che gli acquisti di petrolio e di altre materie prime debbano essere pagati in yuan. Questo è il motivo per cui ora deve dare la priorità ai mercati finanziari richiesti dai suoi fornitori.



La Cina sta anche riducendo la sua dipendenza dal commercio statunitense

Sono finiti i giorni in cui la Cina era il Paese con un costo basso per la manodopera. La produzione per i mercati dell'export viene sempre più meccanizzata, riducendo i costi unitari e rilasciando manodopera per l'espansione futura in altre industrie di valore più elevato. I piani del partito comunista includono il potenziamento delle infrastrutture e la transizione dell'economia verso il servizio alle classi medie in crescita. Insieme alle proposte per estendere la propria rivoluzione industriale nel più vasto continente asiatico, la piena transizione richiederà probabilmente fino a venti anni. Questa è la ragione, secondo gli esperti meglio informati sulla Cina, per cui il Congresso Nazionale del Partito Comunista ha eliminato il limite della durata della presidenza di Xi, in modo che possa completare i piani di cui è l'architetto principale. Non si tratta, come riportato dai media occidentali, solo della gloria di Xi nel voler essere un dittatore a vita.

Il Congresso Nazionale del Partito Comunista dell'anno scorso, nel garantire a Xi la possibilità di supervisionare i suoi piani, li ha approvati pienamente. È probabile che l'allontanamento dal dipendere dalle esportazioni a basso costo verso l'America e altrove possa crescere, riducendo l'importanza relativa dei dazi di Trump. Invece la Cina sta creando una grande area di libero scambio in tutta l'Asia con i suoi partner nello Shanghai Cooperation Organization. Questa è l'opportunità offerta ad altri fornitori stranieri nella regione, come il Regno Unito, supponendo che abbia il coraggio di farsi coinvolgere dopo la Brexit.

Le guerre commerciali americane potrebbero avere conseguenze non intenzionali. Potrebbero finire con i due titani economici, gli Stati Uniti e l'Unione Europea, che impongono dazi distruttivi l'uno contro l'altro. L'effetto su entrambe le economie sarà semplicemente quello di aumentare i prezzi per i consumatori, soprattutto quando entrano in gioco anche altri fattori inflazionistici.

Fortunatamente per il resto del mondo, sono finiti i giorni in cui il protezionismo commerciale dell'America gettò il mondo nella depressione degli anni '30. Ci si può aspettare che sarà il dollaro a scendere piuttosto che i prezzi delle materie prime, come accadde nella depressione. L'impatto del protezionismo americano sull'economia globale di oggi è quindi probabile che sia significativamente inferiore rispetto allo Smoot-Hawley Act. Ma da un punto di vista americano, la principale vittima della guerra commerciale che è iniziata sarà l'America stessa.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 9 agosto 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 9/8/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica prezzo di Bitcoin. Ovviamente stiamo parlando di idee personali ed analisi secondo il mio giudizio, di conseguenza non rappresentano affatto un invito automatico all'azione. Cerco di norma di fornire un background quanto più completo possibile per permettere anche ad altri di trovare la propria strada laddove c'è nebbia. L'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin ci aiuterà a capire cosa ha in serbo per esso il futuro prossimo a breve-medio termine, verranno analizzati gli scenari che si dipanano da qui, controlleremo gli indicatori nei vari archi temporali e infine chiuderemo l'analisi tecnica andando a vedere cosa è successo nei nostri indicatori di riferimento peferiti.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--9-8-2018-502236e27a64


Perché ogni movimento “anti-” è destianto a fallire

Vorrei fare una breve riflessione sulla politica in generale. La critica che viene fatta a molti partiti e movimenti percepiti (a torto o a ragione) come “nuovi”, è quella di “sporcarsi le mani” e “corrompersi”, una volta arrivati al potere (o essendo molto vicini a tale risultato). Aldilà del caso specifico dei 5 Stelle, noto che questo atteggiamento si ripete sempre, uguale a se stesso, ogni volta che c’è da valutare e collocare qualcosa di “nuovo” (almeno se paragonato a ciò che già c’era). Da una parte c’è il desiderio di cambiamento e di liberazione dai tanti gioghi che ci opprimono; dall’altra c’è istantanea cestinazione di ogni potenziale vettore di quel cambiamento (anche solo parzialmente, magari), perché ormai “troppo impuro”, troppo “corrotto” e permeato dal “sistema”, che viene immaginato come un’entità che basa il suo potere sulla diffusione a 360°, come l’inchiostro nell’acqua o i batteri nell’aria, e che prima o poi arriva a “contagiarti”. Il punto è che tale visione delle cose (movimenti inizialmente “puri”, e poi “corrotti”) spesso non è farina del sacco di chi la enuncia. La necessità di purezza ad ogni costo, il desiderio che tutto si risolva in maniera “limpida” ed alla luce del sole, come in un’epica battaglia in campo aperto, dove il nemico è davanti a te e tutto è esattamente come appare. Questa forma mentis è frutto della propaganda di stampo statunitense, che soprattutto attraverso il cinema (ma non solo) ci ha letteralmente rimbambiti con visioni di battaglie di ogni tipo che sono vinte da eroi solitari, combattute in campi aperti, e soprattutto in maniera “pura” e “incorruttibile”. La realtà delle cose è ben diversa, e gli USA sono i primi ad aver disatteso i metodi tanto propagandati, quando si occupavano della conquista e del controllo del resto del mondo. Su molte persone, questa visione ha invece fatto presa, ed esse sono le prime a rigettare qualsiasi nuovo possibile spunto, perché non abbastanza “puro”, oppure perché ha perso la purezza iniziale, “corrompendosi”. Ora, può benissimo darsi che il Movimento 5 Stelle sia un bluff, e che alla fine sarà fagocitato senza troppi problemi. Ma, aldilà di questo specifico partito, c’è da considerare che nulla “andrà bene”, poiché tutto sarà sempre troppo “impuro”, non appena sembra che possa avvicinarsi al potere. Così, ci si rifugerà in realtà residuali (tipo Potere al Popolo, tanto per dirne uno), e si seguiranno tali specchietti per le allodole perché “loro non tradiscono” e "restano puri", rassicurando il proprio ego sulla propria purezza, e tirandosela da “moralmente superiori”, senza capire che se tali realtà possono essere così “pure”, è solo per il loro ineluttabile destino di irrilevanza. E chi smette di essere irrilevante, deve uscire dal mondo delle favole, delle battaglie gloriose e dei Don Chisciotte, e avventurarsi nella selva oscura del mondo reale, che non è “sporco” per definizione, ma non dimora nemmeno sulle nuvolette, come fanno invece i costrutti immaginifici come la “purezza”.
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di Gary North


Remnant Review

Ecco un consiglio che può farvi risparmiare tempo, denaro e disperazione emotiva: non fatevi coinvolgere in organizzazioni intellettuali o politiche esclusivamente "anti-".

Un'organizzazione anti-qualcosa è condannata a perire sin dal giorno in cui nasce. Nessuno dedicherà la propria vita ad un'organizzazione che è esclusivamente anti-qualcosa, tranne il fondatore di una tale organizzazione e una manciata di reclute iniziali. Queste reclute andranno avanti, ma il fondatore potrebbe non farlo. Definisce il lavoro della sua vita in termini della sua causa, la quale è strettamente anti-qualcosa. Poche persone si impegneranno mai per la causa di qualcun altro su questa base.

Una tale organizzazione è costruita sulla disperazione. Il suo obiettivo è quello di sopprimere qualcosa di presumibilmente malvagio. Il problema è questo: l'organizzazione attuale è stata sufficientemente efficiente da aver ottenuto un ampio seguito. Il suo seguito è così grande che qualcuno ha deciso di dedicare il resto della sua vita a sfidarla. Ma se non ha un programma propositivo che sia anche pratico, guadagnerà seguaci tra le fila dei disgraziati. Questi ultimi vanno di movimento "anti-" in movimento "anti-" in cerca di significato. Non lo trovano mai. Questo è il motivo per cui cambiano sempre.



COMUNISMO ED ANTI-COMUNISMO

Il movimento "anti-" più famoso nella storia dell'umanità è stato il movimento comunista di Karl Marx. Marx non ha mai scritto un libro su come sarebbe stato il comunismo dopo la rivoluzione. Non ha mai scritto un capitolo su come sarebbe stato. Ha scritto i famosi 10 punti nel Manifesto del Partito Comunista per parlare della transizione dopo la rivoluzione, ma prima dell'istituzione del paradiso comunista.

Pensate alla sua famosa teoria del conflitto di classe. Sapevate che non ha mai definito cos'è una classe? Quasi nessuno è a conoscenza di questo fatto. I marxisti lo hanno coperto fin dall'inizio, e quasi nessuno ha letto tutti e tre i volumi di Das Kapital. Solo il primo volume è stato pubblicato nella sua vita. Io li ho letti tutti e tre quando ho scritto il mio libro, Marx's Religion of Revolution (1968). È solo nell'ultima pagina del terzo volume che leggiamo quanto segue: "La prima domanda a cui rispondere è questa: cosa costituisce una classe? E la risposta a questo quesito segue naturalmente dalla risposta ad un'altra domanda, vale a dire: cosa rende salariati, capitalisti e proprietari terrieri le tre grandi classi sociali?" Seguono poi due brevi paragrafi. Quindi leggiamo questo: "Qui il manoscritto s'interrompe".

Marx aveva così pochi seguaci alla sua morte nel 1883 che meno di una dozzina di persone assistettero al suo funerale, e circa la metà di loro erano membri della famiglia.

Il movimento comunista non giunse a nessuna conclusione su come sarebbe stato il paradiso comunista. Era un movimento basato interamente sulla sua opposizione al capitalismo e all'etica sociale capitalista. Le varie nazioni comuniste hanno sofferto la tirannia e l'esecuzione di almeno 150 milioni di cittadini sulla base di una filosofia "anti-" che non ha mai offerto un'immagine propositiva di come sarebbe stata la società comunista, e non aveva alcuna teoria su come arrivare dalla rivoluzione socialista contro il capitalismo al paradiso comunista.

Oggi non rimane quasi nulla del comunismo al di fuori della Corea del Nord e di Cuba. Oggi è un movimento di perdenti. In realtà è sempre un movimento di perdenti. Non aveva una filosofia propositiva su cosa dovesse sostituire l'ordine capitalista che disprezzava. L'ottimismo del movimento era basato sull'auto-illusione. Era basato sulla retorica, ma la retorica non ha mai avuto né supporto materiale né supporto logico. È stato una frode sin dal 1845.

Fui introdotto al movimento conservatore da un discorso tenuto da un medico australiano, Fred Schwarz, nel 1956. Aveva fondato un'organizzazione chiamata Christian Anti-Communism Crusade. Quel discorso di un'ora mi cambiò la vita. Da allora divenni devoto all'anti-comunismo. Ma Schwarz ha sempre avuto un problema enorme. Ne parlò nella sua autobiografia. Diceva che la gente sarebbe venuta da lui dopo uno dei suoi discorsi anti-comunisti, e avrebbe chiesto indicazioni su cosa avrebbe dovuto fare. Si rifiutava fermamente di dare un qualche consiglio. Diceva loro che era un semplice medico che esponeva una diagnosi. Bene, ma offriva anche una prognosi implicita: se non avessimo fatto nulla, i comunisti avrebbero vinto. Il problema era questo: era un medico sociale e politico che non aveva alcun trattamento raccomandato, né raccomandava a nessun altro medico intellettuale un trattamento. Il suo era un movimento completamente "anti-".



LA TESI A FAVORE DELLA LIBERTÀ

Anche la donna che mi portò al discorso di Schwarz era una delle prime sottoscrittrici al The Freeman, pubblicato dalla Foundation for Economic Education (FEE). La FEE iniziò a pubblicare questa rivista nel 1956. Ad un certo punto nel 1957, o all'inizio del 1958, mi fece leggere uno dei numeri. La rivista offriva una filosofia della libertà. Non era una rivista "anti-". Era una rivista pro-libertà.

Nel 1971, quando sono diventato un membro dello staff della FEE, ho avuto alcune discussioni private con il fondatore, Leonard Read. Non è mai stato un mentore per me. Non si è mai seduto e mi ha dato una traccia di ciò che voleva che la FEE diventasse dopo la sua morte. Ma non credeva che l'organizzazione dovesse diventare un'organizzazione "anti-". Non gli piacevano le critiche nei confronti di pensatori politici o filosofici viventi. Era giusto menzionare cosa c'era di sbagliato in un altro pensatore nel contesto di una presentazione positiva, ma non approvava gli articoli anti-qualcosa. Era convinto che l'unico modo per promuovere la libertà fosse con una filosofia positiva, qualsiasi presentazione positiva di come sarebbe stata la società sotto il dominio della libertà.

Ogni organizzazione che è esclusivamente "anti-" non ha una filosofia di vittoria. Non ha una filosofia di ottimismo. Non ha nulla da offrire alle sue reclute se non una vita di frustrazione trascorsa nelle trincee intellettuali, nel tentativo di respingere qualsiasi cosa contro cui il movimento "anti-" si oppone. Quel movimento che ha potere, influenza e denaro ha una filosofia propositiva. Offre speranza alle reclute. Offre speranza a tutti i suoi sostenitori. Ha una visione della vittoria. Nel caso del marxismo, non c'era alcuna dichiarazione su come sarebbe stato il Nirvana, ma ai membri veniva insegnato dall'inizio alla fine che il comunismo sarebbe stato vittorioso. Il socialismo scientifico lo garantiva.

C'è una vecchia frase nella politica americana: "Non puoi battere qualcosa se non hai niente". Leonard Read ci credeva. Io ci credo.

Qualsiasi persona ragionevolmente intelligente può avanzare una tesi contro quasi tutto. Non ci vuole molta creatività per presentare una tesi negativa contro qualsiasi organizzazione o istituzione del mondo reale. Come gli esseri umani, le istituzioni sono imperfette. Ma se il critico non prevede la sostituzione del sistema prevalente, sta girando a vuoto. Sta sprecando il suo tempo. Rimarrà deluso alla fine della sua vita, e forse anche prima. La gente non si impegnerà in una guerra difensiva contro un movimento apparentemente onnipotente. Qual è il punto? Se non c'è speranza di vittoria, e se non c'è alcun piano per ottenerla, allora il tempo, i soldi e il capitale emotivo investiti nel movimento "anti-" ad un certo punto risulteranno sprecati.

Se un movimento non ha una visione positiva di ciò che vorrebbe sostituire, non ha modo di valutare il probabile successo della sua opposizione all'ordine presente. Se non sapete se state facendo passi avanti, state sprecando il vostro tempo. Potreste andare indietro.

I politici non vincono le elezioni sulla base della negatività. Presentano una visione positiva ai loro elettori. Il loro piano può essere irrazionale, ma almeno ce l'hanno.

Quando qualcuno vi dice che le scuole pubbliche sono malvagie, informatevi sul tipo di scuola che sostiene. Quando qualcuno vi dice che il curriculum del Common Core è un disastro, chiedetegli quale curriculum usa per insegnare ai suoi figli. Chiedete di vedere i libri di testo, se ci sono libri di testo. Chiedete di vedere i piani di lezione. Scoprite la metodologia d'insegnamento. Ovviamente, scoprite il prezzo. Non si può ottenere qualcosa in cambio di niente. In altre parole, scoprite cos'è buono prima di dedicare tempo allo studio di ciò che è male. Prima di spendere soldi per combattere ciò che è male, scoprite quanti soldi vi verrà chiesto di pagare per rimpiazzarlo con una cosa buona. Come minimo scoprite i dettagli della cosa buona.

Tutto ciò dovrebbe essere ovvio, ma non lo è. Il movimento conservatore dal 1945 è stato a stragrande maggioranza un movimento "anti-". Era anti-comunista alla fine degli anni '40. Fu anti-Unione Sovietica dal 1948 al 1991. Ma il movimento non ha mai sviluppato un curriculum completo, K-12.

Il movimento conservatore inoltre non ha mai prodotto un singolo studio dettagliato del New Deal di Roosevelt che coprisse sia le sue politiche economiche interne che le sue politiche estere. L'unico libro che tenta di farlo è il libro del 1948 del giornalista anti-FDR John T. Flynn, The Roosevelt Myth. Ma non era uno studio accademico, e la documentazione era debole. L'ho letto nel 1958. Ho riconosciuto che c'erano lacune nella documentazione. Ora sono passati 60 anni ed è ancora l'unico libro anti-FDR ad essere esaustivo nelle sue critiche. Ho delineato il set multi-volume di cui abbiamo bisogno. Leggetelo qui: https://www.garynorth.com/public/2279.cfm



CONCLUSIONE

Evitate qualsiasi movimento che sia strettamente "anti-". Evitate le persone in un tale movimento che cercano di reclutarvi. Se non siete disposti ad impegnarvi nel paradigma alternativo o in quello che dovrebbe sostituire l'ordine mondiale malvagio, allora non fatevi coinvolgere affatto dal movimento "anti-". Potete decidere di leggere libri pubblicati da tale movimento Potete scoprire questo o quel programma dannoso dell'attuale ordine mondiale. Potete essere un compagno di viaggio, ma non firmate assegni.

Quando venite avvicinati da un membro entusiastico del movimento "anti-", dite: "Ciò che stai descrivendo sembra male. Cosa proponi come alternativa? Come proponi di implementarlo?" Se non ci sono risposte chiare a queste due domande, sarebbe saggio evitare ulteriori indagini.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 8 agosto 2018

Le illusioni dello slogan Make America Great Again, Parte #4





di David Stockman


Ad oggi il rendimento del decennale USA ha raggiunto il 2.993%. Possiamo dire che il grande punto di inflessione al 3.00% è stato ora attivato e ciò significa, a sua volta, che sono iniziati veramente gli ultimi tempi della Finanza delle Bolle.

In una parola, i rendimenti obbligazionari onesti elimineranno le favole mainstream che vengono fatte passare per realtà economica e finanziaria. E in un mondo in cui l'inflazione è al 2-3%, per rendimenti obbligazionari onesti intendiamo il 3%+ sulla parte destra della curva dei rendimenti e il 4-5% sulla parte sinistra.

Inutile dire che ciò significa grossi problemi per il mito dello slogan MAGA. Come abbiamo dimostrato nella Parte 2, sin dall'insediamento di Donald non c'è stata alcuna accelerazione nell'economia di Main Street, solo spasmi di una borsa che è stata infinitamente spremuta con debito a buon mercato.

Ma il boom di Trump nelle medie azionarie ha ora raggiunto la data di scadenza. Ciò è dovuto al fatto che i prezzi azionari inflazionati di oggi sono in gran parte un prodotto dell'ingegneria finanziaria alimentata dal debito: riacquisto di azioni proprie, dividendi a pioggia e massicce operazioni di fusione/acquisizione.

Pertanto dal picco pre-crisi nel terzo trimestre 2007, il valore aggiunto del settore delle società non finanziarie è aumentato del 34%, ma i titoli di debito societari in circolazione sono aumentati dell'85%; e la schiacciante quota di questo massiccio aumento del debito è stata utilizzata per finanziare l'ingegneria finanziaria, non le attività produttive e la crescita degli utili futuri.

In un mondo di tassi d'interesse onesti, ovviamente, questa esplosione di debito non produttivo avrebbe intaccato drasticamente i profitti.

Negli ultimi 10 anni, il valore aggiunto netto generato dalle società non finanziarie statunitensi è salito di soli $2,000 miliardi (da $6,100 miliardi a $8,100 miliardi all'anno), mentre il debito delle imprese è salito di quasi $3,000 miliardi (da $3,300 miliardi a $6,000 miliardi). Quindi avrebbe dovuto essere una battaglia persa, con la spesa per interessi che aumentava molto più velocemente dei profitti operativi.

Ma a causa della teoria sbagliata della FED, secondo cui può rendere sempre più forte Main Street falsificando i tassi d'interesse e altri prezzi degli asset finanziari, gli ingegneri finanziari ai piani alti delle grandi aziende hanno ottenuto un pass gratuito. Cioè, hanno soddisfatto Wall Street pompandovi enormi quantità di denaro preso in prestito, senza alcuna conseguenza di sorta.


Adesso non più però. Mentre i rendimenti obbligazionari aumentano incessantemente, gli utili societari saranno martellati dall'aumento delle spese per interessi; anche quando i piani alti delle grandi aziende ed i consigli d'amministrazione verranno chiamati a rendere conto di aver preso in prestito migliaia di miliardi di dollari per alimentare l'ingegneria finanziaria nelle fauci di Wall Street.

Presi insieme, questi sviluppi andranno a devastare le previsioni ottimistiche di crescita degli utili a Wall Street. Questo perché i riacquisti di azioni proprie e le operazioni di fusione/acquisizione si ridurranno drasticamente, mentre gli interessi passivi per azione saliranno.

Sul primo punto, c'erano 264 miliardi di azioni dell'indice S&P 500 in circolazione al picco pre-crisi nel 2007 rispetto ai soli 239 miliardi, o il 10% in meno, alla fine del 2017. Di conseguenza un terzo degli utili per azione negli ultimi dieci anni è dovuto alla contrazione delle azioni, non alla crescita degli utili aggregati; e sicuramente non si ripeterà in un contesto di rendimenti in crescita.

In secondo luogo, anche se il rendimento del decennale USA si assesterà al solo 3.75% e il resto della curva dei rendimenti aumenterà di conseguenza, ciò farà aumentare le spese per interessi al netto delle imposte per l'indice S&P 500 di circa $44 per azione; e grazie alla nuova aliquota del 21%, parliamo di una cifra di $35 per azione.

Inutile dire che possiamo già sentire il canto del cigno delle proiezioni ottimistiche di Wall Street. E non solo per l'aumento degli interessi passivi.

Le stime degli utili a due anni, infatti, sono semplicemente ridicole e non hanno praticamente alcun rapporto con le tendenze passate o con i venti contrari evidenti ovunque.

Per quanto riguarda le tendenze incorporate, abbiamo sottolineato nella Parte 2 che la crescita degli utili aziendali nell'ultimo decennio non è andata da nessuna parte, anche togliendo la spesa per gli interessi passivi.

A titolo di esempio, gli utili dichiarati per l'indice S&P 500 sono stati di circa $110 per azione per il periodo annuale terminato a dicembre 2017. Ciò rappresentava un tasso di crescita annuale del 2.4% rispetto al picco del ciclo precedente di $85 per azione durante il giugno 2007.

Tuttavia le proiezioni ottimistiche di Wall Street puntano ora a $169 per azione degli utili S&P 500 per il periodo annuale terminante a dicembre 2019. Ciò equivale ad una crescita annua del 26.7%, o 11 volte il tasso di crescita effettivo dello scorso decennio!

L'unico modo per arrivare a tali numeri, ovviamente, è esagerare l'impatto dei tagli fiscali sulle aziende ed ignorare la bomba ad orologeria della spesa per interessi. Ma supponiamo che un'economia stagnante possa in qualche modo rialzarsi sulle zampe posteriori durante l'anno 9 e 10 di una ripresa economica tiepida e crescere a passi da gigante. Lance Roberts sottolinea in modo convincente che si sta confondendo il taglio dell'aliquota fiscale statutaria con l'impatto della riforma fiscale sulle aliquote effettive. Di conseguenza egli ritiene che l'impatto (una tantum) della riduzione delle tasse sarà probabilmente di circa $10 per azione, non i $20 per azione apparentemente incorporati nelle stime correnti.


Lance sottolinea inoltre che gli utili stanno attualmente ottenendo una spinta dal dollaro debole del 2017, ma presto ciò si invertirà. Dato che oltre il 50% delle vendite e degli utili dell'indice S&P 500 sono in valute diverse dal dollaro, l'effetto entro il 2019 si tradurrà in un considerevole vento contrario.

Rispetto all'anno appena conclusosi, pertanto, l'effetto netto di valuta, tasse ed interessi passivi sarà di ridurre i $109.88 per azione pubblicati per il periodo annuale terminato nel quarto trimestre 2017, come mostrato nel grafico seguente.

Di conseguenza ci potremmo chiedere: come diavolo arriviamo ai $168.64 per azione ventilati per il quarto trimestre 2019 in soli 24 mesi?


La risposta ovvia a questa domanda è che non accadrà mai. Ed è per questo che lo slogan MAGA di Donald e lo spasmo finale post-elettorale della bolla del mercato azionario, si stanno indirizzando verso una finale imminente.

Il fatto è che l'economia statunitense è eccessivamente debole su base strutturale e non ha la capacità di resistere allo shock dei rendimenti che si abbatterà su di essa, né al crollo del mercato azionario che innescherà.

E non abbiamo dubbi che gli ossessionati dalle stock option nei piani alti delle grandi aziende si affretteranno a buttare a mare manodopera, scorte e asset a reddito fisso una volta che il mercato andrà in crash e gli utili saranno prosciugati dai crescenti costi degli interessi passivi.

I soliti sospetti sono di nuovo in lizza nello zombie-box per offrire una via d'uscita. La loro risposta all'odierno 3.00% è che la FED è sul punto di fare un grande "errore", e che Powell e la sua combriccola vedranno l'errore prima che sia troppo tardi.

Cioè, revocare i quattro aumenti dei tassi e il programma di dumping obbligazionario da $600 miliardi l'anno.

Pensiamo che abbiano torto a proposito di ciò che la FED probabilmente farà nei prossimi mesi e l'unica cosa che voglio fare è lanciare l'ennesima campagna di "buy the dips".

Ma anche a prescindere da ciò che la FED potrebbe fare, sorge spontanea una domanda: dopo 10 anni di ZIRP, questi tipi credono davvero che i tassi a breve dovrebbero rimanere negativi in ​​termini reali, che è esattamente quello che abbiamo oggi con il tasso dei fondi all'1.63% e l'inflazione IPC anno/anno al 2.2%?

Oppure pensano davvero che il 3.25% del decennale USA abbia senso quando i deficit sono ora chiaramente su un percorso irreversibile verso i $2,000 miliardi all'anno e al 10% del PIL?

Dopotutto, il tasso d'inflazione a 10 anni è aumentato rapidamente e ora si attesta al 2.2%. Ciò significa, a sua volta, che Wall Street sta implicitamente puntando ad un rendimento reale dell'1.0% sul tasso delle obbligazioni di riferimento.


L'unico "errore" che la FED sta commettendo è che ha schiacciato i tassi d'interesse fino allo zero in primo luogo, e poi li ha trattenuti così troppo a lungo.

Dall'altra parte, l'errore che stanno commettendo le teste di legno a Wall Street è quello di sovrastimare la forza dell'economia statunitense basandosi principalmente su dati del BLS; e quindi, ironia della sorte, sottostimare la determinazione della FED nel portare avanti il suo piano di normalizzazione monetaria.

Ecco solo un esempio del perché il consenso keynesiano presso la FED e Wall Street vede il dito e non la luna: abbiamo completato un arco di 10 anni dal picco dal pre-crisi del quarto trimestre del 2007 e la crescita del PIL reale ha raggiunto un aumento medio dell'1.43% annuo.

Ma questa non è nemmeno la metà della storia. L'aumento cumulativo su quel periodo di 10 anni ammonta al 15.3%, ma ciò è stato accompagnato da un guadagno di appena lo 0.5% nella produzione industriale e da un calo del 5% nella produzione di manufatti.

Ciò che ha salvato la baracca, nonostante gli aumenti tiepidi del PIL reale, è stato l'aumento vertiginoso dei trasferimenti statali e della spesa sanitaria, con quest'ultima crescita del 29% in termini reali nello stesso periodo.

La spesa sanitaria, ovviamente, è finanziata attraverso il fisco, inclusi Medicare, Medicaid ed i vari programmi statali e locali.

Quindi anche la fragile espansione che si è verificata dopo la grande crisi finanziaria sarà difficile da estendere di fronte alla monumentale crisi fiscale in agguato dietro l'angolo.


Ronald Reagan aveva abbastanza buon senso da riconoscere l'impossibilità fiscale che si era evoluta dopo il taglio delle tasse nell'estate del 1981, i suoi massicci aumenti per la difesa, i tiepidi tagli interni e un'imminente recessione. Aveva anche passato una carriera a ricordare agli elettori che, contrariamente a Keynes, nessuna nazione può prendere in prestito e trovare la strada verso la prosperità.

Quindi, dopo che il deficit federale ruppe il 10% del PIL nell'autunno del 1981, firmò con riluttanza tre aumenti consecutivi delle tasse nel 1982-1984 i quali salvarono la baracca, recuperando il 40% delle entrate perse nel suo taglio fiscale del 1981. Ciò a sua volta chiuse sufficientemente il deficit affinché le politiche di monetizzazione di Alan Greenspan potessero fare il resto... almeno per alcuni decenni.

Inutile dire che la FED ormai non ha più frecce nel suo arco e l'attuale inquilino nello Studio Ovale non è Ronald Reagan.

Sostiene di essere il Re del Debito, ma in realtà Donald non ha assolutamente nulla a che fare con la politica fiscale ed è deciso a seguire un percorso di pura follia di bilancio.

Peggio ancora, non c'è nessuno nelle vicinanze dell'Ufficio Ovale che probabilmente lo faccia ragionare sulla necessità di una correzione a metà percorso.

Ecco perché la madre di tutti gli shock dei rendimenti è in attesa di scatenare tutta la sua ferocia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/07/le-illusioni-dello-slogan-make-america.html

=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-illusioni-dello-slogan-make-america.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-illusioni-dello-slogan-make-america_6.html


martedì 7 agosto 2018

Sono le banche centrali a determinare i tassi d'interesse?





di Frank Shostak


Secondo il pensiero tradizionale, la banca centrale è il fattore chiave nella determinazione dei tassi d'interesse.

Impostando i tassi d'interesse a breve termine, la banca centrale attraverso le aspettative sull'andamento futuro della sua politica sui tassi d'interesse può influenzare l'intera struttura dei tassi d'interesse.

Pertanto, secondo il modo di pensare popolare, il tasso a lungo termine è una media tra i tassi d'interesse a breve termine attuali e quelli previsti. Se il tasso ad un anno oggi è del 4% e il tasso ad un anno del prossimo anno dovrebbe essere del 5%, il tasso a due anni ad oggi dovrebbe essere del 4.5% (4 + 5)/2 = 4.5%.

Al contrario, se il tasso ad un anno di oggi è del 4% e il tasso ad un anno dell'anno prossimo dovrebbe essere del 3%, il tasso a due anni ad oggi dovrebbe essere del 3.5% (4 + 3)/2 = 3.5%.

Si noti che i tassi d'interesse in questo modo di pensare sono stabiliti dalla banca centrale, mentre gli individui non hanno quasi nulla a fare e formano solo aspettative meccaniche sulla futura politica dei tassi d'interesse della banca centrale.

Gli individui qui rispondono passivamente alla possibile politica dei tassi d'interesse della banca centrale. Tuttavia, ha senso?

Suggeriamo che la chiave nella determinazione dei tassi d'interesse sono le preferenze temporali delle persone.



Le persone assegnano una valutazione più alta ai beni presenti rispetto ai beni futuri

Di norma le persone assegnano una valutazione più alta ai beni presenti rispetto a quelli futuri. Ciò significa che i beni presenti sono valutati con un aggio rispetto ai beni futuri.

Ciò deriva dal fatto che un creditore o un investitore rinunciano attualmente ad alcuni vantaggi. Quindi l'essenza del fenomeno dell'interesse è il costo che un creditore o un investitore deve sostenere.

Su questo tema Mises ha scritto:
Ciò che viene abbandonato è definito come il prezzo pagato per il raggiungimento del fine ricercato. Il valore del prezzo pagato è chiamato costo. I costi sono pari al valore attribuito alla soddisfazione a cui si deve rinunciare per raggiungere il fine prestabilito.[1]

Inoltre, sempre secondo Mises:
Il posticipo di un atto di consumo significa che l'individuo preferisce la soddisfazione di un consumo successivo piuttosto che la soddisfazione di un consumo immediato.[2]

Un individuo che ha abbastanza risorse da tenersi in vita è improbabile che presti o investa i suoi miseri mezzi.

Il costo del prestito, o investimento, per lui è probabilmente molto alto – potrebbe costargli la vita se dovesse prestare parte dei suoi mezzi.

Pertanto è improbabile che presti o investa, anche se ottenesse un tasso d'interesse molto alto.

Una volta che la sua ricchezza inizia ad espandersi, il costo del prestito o degli investimenti inizia a diminuire. L'allocazione di parte della sua ricchezza verso prestiti o investimenti indebolirà in misura minore la vita e il benessere di tale persona.

Da ciò possiamo dedurre, a parità di tutte le altre condizioni, che tutto ciò che porta all'espansione della ricchezza reale degli individui dà luogo ad un declino del tasso d'interesse, cioè un abbassamento dell'aggio per i beni presenti rispetto ai beni futuri.

Al contrario, i fattori che indeboliscono l'espansione della ricchezza reale portano ad un tasso d'interesse più alto.



I cambiamenti nelle preferenze temporali si rispecchiano nella domanda e nell'offerta di denaro

L'abbassamento delle preferenze temporali, vale a dire, la riduzione dell'aggio per i beni presenti rispetto ai beni futuri, a causa dell'espansione della ricchezza reale, è probabile che si manifesti in un maggiore desiderio di investire ricchezza reale.

Con l'espansione della ricchezza reale, è probabile che le persone aumentino la domanda di vari asset – finanziari e non finanziari – e riducano la domanda di denaro. Nel processo, questo va ad aumentare i prezzi degli asset ed abbassa i loro rendimenti, a parità di tutte le altre condizioni.

Si noti che l'aumento della domanda di vari beni da parte delle persone tende di solito ad essere preceduta dall'aumento del differenziale tra i tassi di crescita dell'offerta di moneta e la domanda di denaro.

(Si noti di nuovo che un aumento del differenziale precede di norma un aumento della domanda degli asset, cosa che si traduce in un aumento dei prezzi degli asset e in un calo dei loro rendimenti).

Si osservi che mentre l'aumento del bacino della ricchezza reale è probabile che sia associato ad una riduzione del tasso d'interesse, è altrettanto probabile che accada il contrario quando c'è un calo della ricchezza reale.

È probabile che le persone siano meno desiderose di aumentare la domanda per i vari asset, aumentando così la loro domanda di denaro rispetto alla situazione precedente.

Di norma ciò riduce il differenziale tra i tassi di crescita dell'offerta di moneta e la domanda di denaro.

A parità di condizioni, ciò si manifesterà in un abbassamento della domanda per gli asset, abbassando così i loro prezzi e aumentandone i rendimenti.



Cosa accadrà ai tassi d'interesse in caso di aumento dell'offerta di moneta?

Un aumento dell'offerta di moneta, a parità di tutte le altre condizioni, significa che quegli individui il cui stock monetario è aumentato sono ora molto più ricchi.

Quindi saranno maggiormente disposti ad acquistare vari asset. Ciò porta ad un abbassamento della domanda di denaro da parte di questi individui.

Un aumento dell'offerta di moneta accoppiato ad un calo della domanda di denaro, porta all'aumento del differenziale tra i tassi di crescita dell'offerta di moneta e la domanda di denaro. Ciò a sua volta fa aumentare i prezzi degli asset e ne abbassa i rendimenti.

Tuttavia un aumento dell'offerta di moneta mette in moto uno scambio di niente per qualcosa, il che equivale ad una deviazione di ricchezza reale dai creatori di ricchezza a favore di coloro che la sprecano.

Dopo un certo periodo di tempo, l'aumento dell'offerta di moneta e il conseguente indebolimento della creazione di ricchezza reale, che si manifesta con un aumento generale dei prezzi, mettono in moto un aumento generale dei tassi d'interesse.

Si noti che non è l'aumento dei prezzi in quanto tale a far salire i tassi d'interesse, ma l'aumento delle preferenze temporali a causa dell'indebolimento della creazione di ricchezza reale.

L'aumento dei prezzi significa che ora più denaro insegue meno beni. È solo un indicatore, per così dire.

Viceversa, dopo un certo periodo di tempo, un calo dell'offerta di moneta e un successivo rafforzamento della creazione di ricchezza reale, che si manifesta in un calo generale dei prezzi, mette in moto un calo generale dei tassi d'interesse.

Inoltre si noti che un aumento del tasso di crescita dell'offerta di moneta, a parità di condizioni, mette in moto una riduzione temporanea dei tassi d'interesse. Un calo del tasso di crescita dell'offerta di moneta, a parità di condizioni, mette in moto un aumento temporanea dei tassi d'interesse.

Possiamo quindi vedere che la chiave per la determinazione dei tassi d'interesse sono le preferenze temporali degli individui, le quali si manifestano attraverso l'interazione tra domanda ed offerta di moneta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Ludwig von Mises, Human Action, Contemporary Books, 3rd revised edition p. 97.

[2] Ludwig von Mises, Human Action, p. 482.

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lunedì 6 agosto 2018

Le illusioni dello slogan Make America Great Again, Parte #3





di David Stockman


Nella Parte 2 abbiamo sottolineato come le principali metriche economiche riguardo Main Street non riflettano le illusioni insite nello slogan MAGA. Dal momento dell'elezione di Trump, gli stipendi aggiustati all'inflazione non sono andati da nessuna parte e anche quasi tutto il resto: investimenti delle imprese, vendite al dettaglio reali, produttività, occupazione e PIL reali, continuano a lateralizzare nella "ripresa" tiepida che ha prevalso sin dal 2010.

Nonostante i tweet di Donald, ciò sta accadendo perché le fondamenta dell'economia statunitense sono marce fino al midollo. E questa deprecabile condizione è il prodotto di trent'anni di Finanza delle Bolle alimentata dalla banca centrale; cioè denaro fasullo, non affari commerciali svantaggiosi, mercati troppo liberi o nefandi stranieri.

Il vero colpevole dietro il disagio economico dell'entroterra americano che ha portato Donald nell'Ufficio Ovale, quindi, è un sistema di banche centrali canaglia che ha funzionato per:
  1. seppellire tutti i settori dell'economia americana nel debito insostenibile ($68,500 miliardi);
  2. delocalizzare lavori e produzione di beni/servizi a causa dell'obiettivo d'inflazione della FED al 2.00%, dell'inflazione salariale e dei costi;
  3. trasformare i mercati dei capitali in arene di gioco d'azzardo che travasano risorse reali da Main Street a Wall Street;
  4. finanziare l'economia degli Stati Uniti disaccoppiando la crescita dei valori degli asset dai guadagni in produzione e reddito; e distribuire profitti imprevisti generati dalla finanziarizzazione ai vertici della scala economica.

Inutile dire che la passione di Donald per il protezionismo, i "tassi bassi" e l'egocentrica sregolatezza fiscale, non hanno assolutamente nulla da offrire: peggioreranno ulteriormente i sintomi e sosterranno il potere keynesiano degli stampatori di denaro nell'Eccles Building .

E questo si rivelerà un errore fatale: l'equivalente di firmare la propria sentenza di morte politica.

In primo luogo, l'eruzione del 35% dell'indice S&P 500 tra la sua elezione e il picco del 26 gennaio non era lontanamente reale, giustificata, o sostenibile. Le medie azionarie gonfiate di Wall Street, infatti, sono state inesorabilmente condannate a scendere dal giorno in cui Donald ha prestato giuramento.

Quello a cui si riferiva il gorgoglio di Trump era l'equivalente finanziario del rigor mortis. Cioè, gli ultimi spasmi di acquisto durante i ribassi da parte di giocatori d'azzardo e robo-trader, intossicati da anni di denaro gratis della FED e operazioni di sostegno ai prezzi.

I nostri pianificatori monetari centrali keyneisani sono convinti che l'economia americana sia completamente guarita e che ora sia forte. Di conseguenza è pronta per una normalizzazione dei tassi ed un esperimento senza precedenti di drastico restringimento del bilancio tramite il QT (quantitative tightening).

Al contrario, l'economia americana è un castello di carte estremamente fragile. Si piegherà come una sedia a sdraio di fronte ad un aumento dei tassi d'interesse, un drenaggio di migliaia di miliardi di liquidità dai bacini obbligazionari e la fine delle operazioni di sostegno ai prezzi della FED.

A differenza dei due accademici che lo hanno preceduto, Powell almeno ha fatto qualche giro nel casinò di Wall Street. Sembra capire, almeno vagamente, il pericolo di eccessi speculativi favoriti da quasi nove anni di finanziamenti di carry trade e dalla proverbiale Greenspan Put.

Ma non dimenticate che Jerome è anche Janet in pantaloni e cravatta quando si tratta dell'economia di Main Street. È un sostenitore dell'efficacia della pianificazione monetaria centrale e del catechismo keynesiano.

Vale a dire, che sotto cure diligenti della FED la grande vasca da bagno del PIL della nazione sia stata quasi riempita fino all'orlo della piena occupazione e che la maggior parte della "fiacchezza" sia stata drenata dal mercato del lavoro.

Di conseguenza la grande crisi finanziaria è ora solo un debole riflesso nello specchietto retrovisore, anche se un ciclo virtuoso di aumento della domanda, assunzioni, salari ed investimenti non ha guadagnato una solida base.

Quindi la marcia dell'Eccles Building verso quattro aumenti dei tassi quest'anno e un tasso annualizzato di vendita di obbligazioni statali a $600 miliardi entro il quarto trimestre, è praticamente implicita. Per le ragioni che approfondiremo di seguito, ciò significa che la FED sta per far esplodere la propria bolla finanziaria in uno scoppio infuocato nei mercati obbligazionari, i quali nell'anno 2019 saranno inondati da $1,800 miliardi di cartaccia obbligazionaria vecchia (dall'Eccles Building ) e nuova (dal Tesoro degli Stati Uniti).

Alla fine Powell e la sua squadra si faranno prendere dal panico e tenteranno di reintegrare una qualche forma di QE per motivi inventati al momento e che metteranno a dura prova la loro credibilità. Ma nel momento in cui riaccenderanno la stampante monetaria per salvare il mercato azionario in caduta libera, sarà troppo tardi. Non hanno frecce nel loro arco.

L'attacco imminente di Donald alla presunta sacra "indipendenza" della FED è l'evento imprevisto che incombe sul casinò azionario, ma significherà anche che Powell & Co. aspetteranno più a lungo prima di capitolare ed incenerire la loro campagna di normalizzazione, in modo da difendere l'onore istituzionale della FED.

Nel frattempo la crisi a Wall Street raggiungerà un'intensità epica, e le sue grida agonizzanti non faranno che far infuriare Donald e intensificare la sua campagna contro la FED. Se ora sappiamo una cosa, è che Trump è il capro espiatorio del mondo; e che ha una capacità pari a zero nel riconoscere i propri errori (per non parlare di prendersene la responsabilità).

Inutile dire che abbracciare e vantarsi a voce alta e senza fine di un mercato azionario in crescita, che invece prima aveva definito con precisione "una grande, grossa e brutta bolla" durante la campagna elettorale, è stato un errore colossale. Significa che Donald si è dato da fare per attirare l'attacco dei democratici e dei repubblicani quando alla fine la bolla esploderà.

Significa anche che Powell & Co. saranno incolpati per le medie azionarie in calo e non solo nel solito modo generico come negli anni passati. Questa volta la FED affronterà una violenta tempesta di tweet da parte di Donald, mentre tenterà di deviare i prevedibili attacchi dei suoi avversari politici e spiegherà perché lo slogan MAGA è diventato reale.

Tutto ciò non farà altro che consumare ulteriormente la fiducia nel casinò, scatenando un panico finanziario come quello del lunedì nero nell'ottobre 1987.

E questo ci riporta alla putrefazione nel cuore dell'economia e dei mercati finanziari degli Stati Uniti. I nostri pianificatori monetari centrali keynesiani sono beatamente inconsapevoli che le loro politiche sono state un fallimento epico e che la loro campagna di "normalizzazione" farà saltare in aria l'edificio della Finanza delle Bolle.

Non stiamo suggerendo che non hanno alcuna scelta, o che i tassi d'interesse reali possano essere mantenuti ad un valore pari a zero o inferiore indefinitamente. Le azioni della FED trasmetteranno al casinò il messaggio sbagliato: la sua campagna di normalizzazione non rappresenta un pericolo per il casinò e si basa sulla forza macroeconomica. Infatti gli abitanti dell'Eccles Building hanno inspiegabilmente finito per credere che il fallimento sia un successo.

Il grafico qui sotto mostra questo fallimento. Negli ultimi 30 anni il reddito medio reale delle famiglie è cresciuto a circa lo 0.39% annuo; e dal 1999 non ha mostrato alcun aumento netto.

Com'è possibile che il patrimonio netto delle famiglie americane sia cresciuto da $18,000 miliardi a $99,000 miliardi negli ultimi tre decenni, mentre i redditi reali non sono aumentati affatto?


La risposta, ovviamente, è incorporata nel grafico qui sotto. Nel 1987 le famiglie americane guadagnavano $2,300 miliardi in salari e detenevano $13,000 miliardi di asset finanziari. Chiamatelo anche un rapporto di capitalizzazione del 5.75X.

Da allora gli asset finanziari delle famiglie sono saliti a $80,400 miliardi, o più del 520%. Al contrario, i redditi salariali sono saliti a soli $8,500 miliardi e riflettono un aumento di appena il 275%.

Perché il coefficiente di capitalizzazione delle famiglie è salito a 9.45X, quindi quasi raddoppiato, mentre l'economia di Main Street non è andata da nessuna parte?

Inutile dire che quest'anomalia, instabile e pericolosa, è il frutto fetido della Finanza delle Bolle.

Di conseguenza, nella parte finale di questa serie (Parte 4), documenteremo quanto questa grande bolla finanziaria si sia disgiunta dall'economia di Main Street, e perché il contributo finale del Grande Sfasciatore non sarà lo slogan MAGA, ma un attacco frontale al un sistema di banche centrali canaglia che sta distruggendo la prosperità capitalista in America.



[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/07/le-illusioni-dello-slogan-make-america.html

=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-illusioni-dello-slogan-make-america.html

=> Potete leggere la Parte 4 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-illusioni-dello-slogan-make-america_8.html