lunedì 20 novembre 2017

Il “pump priming” non creerà ricchezza

L'articolo di oggi è una critica diretta alle parole di Trump secondo cui il suo asso nella manica sarebbe il pump priming, affermando addirittura che tale metafora sia stata coniata da lui come modo per rilanciare l'economia statunitense. Peccato che questa idea bislacca sia in circolo sin dagli anni '30. Che sia creazione di denaro ex novo o prestiti, lo stato spende i soldi che incamera sempre allo stesso modo: cattedrali nel deserto, investimenti improduttivi, sprechi. Le risorse scarse vengono tolte da usi potenzialmente produttivi ed incanalate in usi improduttivi, e tutto quello che ci ritroviamo è un bond statale. La BCE adesso possiede attivi per un ammontare superiore ai €4,000 miliardi, rendendola il primo istituto nel mondo per quantità posseduta di debito impagabile. Ma non scordiamoci la stessa FED e la BOJ, per un totale che va oltre i $12,000 miliardi. In questa folle corsa verso la bancarotta i mutuatari vincono e i creditori (risparmiatori) perdono. Peccato per i pianificatori monetari centrali, però, che il progresso economico reale dipenda dal risparmio e non dalla spesa; esso fornisce il capitale per le industrie, le attrezzature, i servizi, i lavori, gli edifici, ecc. Abbassando i tassi d'interesse reali, i pianificatori monetari centrali hanno scoraggiato il risparmio, e l'economia reale nel suo complesso ha rallentato. Ma la vagonata di nuovo denaro creato dalle banche centrali ha invaso il settore finanziario e lì è stato confinato principalmente, facendo impazzire il mercato azionario. In questo contesto la FED sta provando timidamente ad invertire la sua posizione. Non lo farà, almeno non per molto, perché chi di pump priming ferisce, di pump priming perisce. Perché? Immaginate se i pianificatori monetari centrali spingano affinché gli investitori comprino i bond piuttosto che le azioni. Cosa succederà? Il rubinetto monetario si chiude e l'acqua si prosciuga in un gorgo nel buco del lavandino. Tutti temono questo scenario, soprattutto le banche centrali che hanno creato e alimentato questo caos.
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di Frank Shostak


Una volta che un'economia cade in recessione, molti commentatori tendono ad esprimere preoccupazione poiché, a causa del crollo economico, risultano inutilizzati capitali e manodopera. Le risorse economiche che potrebbero essere utilizzate diventano disoccupate. Si ritiene che il fattore chiave di questo problema sia una domanda insufficiente per beni e servizi.

Di conseguenza suddetti commentatori ritengono che sia necessario un aumento della domanda complessiva nell'economia.

Con una domanda più forte le risorse inattive possono essere utilizzate nuovamente. Raccomandano pertanto che la banca centrale adotti una posizione monetaria molto allentata al fine di rafforzare la domanda complessiva di beni e servizi.

Tutto ciò sembra abbastanza semplice: aumentare le spese per beni e servizi e questo a sua volta, grazie al famoso moltiplicatore keynesiano, rafforzerà la produzione complessiva dell'economia.

Questo modo di pensare è stato sintetizzato da Ludwig von Mises:

Qui, dicono, ci sono industrie e aziende la cui capacità di produrre o non è utilizzata affatto o non è nella loro piena portata. Qui ci sono mucchi di materie prime invendibili e orde di disoccupati. Ma qui ci sono anche masse di persone che sarebbero fortunate se solo potessero soddisfare le proprie esigenze. Tutto ciò che manca è il credito. Il credito supplementare consentirebbe agli imprenditori di riprendere o ampliare la produzione. I disoccupati troverebbero nuovi posti di lavoro e potrebbero acquistare i prodotti. Questo ragionamento sembra plausibile, tuttavia pur sempre sbagliato.[1]

Quello che trascurano quei commentatori che sostengono il pompaggio monetario per assorbire le risorse inutilizzate, è il fatto che queste risorse sono diventate inattive a causa del boom precedente causato dalla precedente politica monetaria allentata della banca centrale.

Come risultato della precedente posizione monetaria allentata, sono emerse varie attività non produttive o "bolle". Queste attività si sono affermate grazie alla persistenza di suddetta politica monetaria allentata, il che porta alla deviazione di ricchezza reale dalle mani dei creatori di ricchezza in quelle di attività in bolla.

Un atteggiamento monetario più ristretto da parte della banca centrale interrompe questa deviazione, riducendo così il numero di attività in bolla e rafforzando in ultima analisi il processo di creazione di ricchezza. Tale posizione, tuttavia, non può annullare l'allocazione errata delle risorse avvenuta a seguito della precedente posizione monetaria allentata. Il danno che è stato creato non può essere annullato nel breve termine. Una volta che il processo di creazione di ricchezza guadagna slancio, l'espansione del bacino della ricchezza reale consente l'assorbimento di varie risorse inattive.

Secondo Mises:

Dal crollo del boom c'è solo un modo di tornare ad uno stato di cose in cui l'accumulazione progressiva di capitale garantisce un costante miglioramento del benessere materiale: il nuovo risparmio deve accumulare i beni di capitale necessari per armonizzare tutti i rami della produzione. Bisogna fornire i beni di capitale in quei rami che sono stati trascurati nel boom. I saggi salariali devono scendere; le persone devono limitare temporaneamente il loro consumo fino a ripristinare il capitale sprecato dai mal investimenti. Coloro che non amano le difficoltà del periodo di adeguamento, devono astenersi nel tempo dall'assecondare l'espansione del credito.[2]

Inoltre, afferma Mises:

Se le merci non possono essere vendute ed i lavoratori non possono trovare posti di lavoro, la ragione può essere solo che i prezzi ed i salari richiesti sono troppo alti. Chi vuole vendere le sue scorte o la sua capacità di lavorare deve ridurre la sua domanda fino a quando non trova un acquirente. Tale è la legge del mercato. Tale è l'organizzazione attraverso la quale il mercato dirige le attività di ogni individuo in quelle linee in cui possono contribuire al meglio alla soddisfazione dei desideri dei consumatori.[3]

I commentatori hanno ragione nel credere che ciò che impedisce l'espansione della produzione e l'utilizzo di risorse inattive, è la mancanza di credito. C'è però la necessità di sottolineare che quel tipo di credito che manca è di natura produttiva, quello che è pienamente sostenuto da ricchezza reale. Il fatto che questo tipo di credito sia scarso è il risultato di precedenti episodi di espansione monetaria da parte della banca centrale, i quali hanno portato alla deviazione di ricchezza reale da coloro che la creano a coloro che la sprecano.

Quello che invoca la maggior parte dei commentatori è un'espansione del credito "dal nulla", o tramite iniezioni monetarie dirette oppure tramite interventi nei mercati monetari per mantenere un tasso d'interesse più basso. Tali commentatori invocano un'espansione del credito non coperta dalla ricchezza reale.

L'espansione di credito scoperto non solo non può rilanciare l'economia, ma, al contrario, mette in moto un ulteriore indebolimento del processo di creazione di ricchezza.

Qualsiasi tentativo di "rilanciare" l'attività economica attraverso una politica monetaria allentata, farà ripartire la deviazione della ricchezza reale da coloro che la creano a coloro che la sprecano, indebolendo così il processo di creazione di ricchezza reale.

Finché il bacino della ricchezza reale è abbastanza grande, questo tipo di politica potrebbe "funzionare" — le politiche della banca centrale sembrano funzionare.

Una volta che suddetto bacino diventa stagnante o diminuisce, la "musica si ferma" e nessuna iniezione di liquidità da parte della banca centrale "funzionerà". Al contrario, una posizione più aggressiva da parte della banca centrale nel tentativo di rilanciare l'economia farà peggiorare le cose.

Si potrebbe sostenere che, a prescindere dal fatto che emergano risorse inutilizzate, il ruolo delle autorità e in particolare della banca centrale sia quello di perseguire politiche che consentano un maggior utilizzo di tali risorse. Tuttavia l'impiego delle risorse richiede un'espansione del bacino della ricchezza reale e a sua volta ciò richiede un aumento dei risparmi reali.

Senza questo aumento non ci saranno mezzi sufficienti per facilitare l'impiego di quelle risorse inattive. Una politica monetaria allentata che mira a stimolare la domanda non farà niente, perché un aumento della domanda non può sostituire i risparmi reali necessari per creare tali risorse.

Alcuni commentatori sono del parere che, attraverso le politiche monetarie allentate della banca centrale, l'economia può decollare da sola, proprio come aggiungere una piccola quantità d'acqua ad una pompa permette all'acqua di essere pompata fuori da un pozzo.

Questa metafora è fuorviante poiché, come abbiamo visto, senza l'espansione dei risparmi reali, non si può verificare l'espansione dell'attività economica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Ludwig von Mises, Human Action, 3rd rev. ed. (Chicago: Contemporary Books, 1966), p. 577.

[2] Ibid., p. 578.

[3] Ibid., p. 577.

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