martedì 24 ottobre 2017

L'Unione Europea è destinata a fallire





di Marian L. Tupy


Avete mai sentito parlare di Deutsch Jahrndorf? No? Non vi biasimo. Il piccolo villaggio austriaco, situato a quattro miglia dal Danubio, è assolutamente anonimo, ad eccezione del fatto che si trova al confine di tre Paesi. A est c'è la Slovacchia, a sud l'Ungheria. A poca distanza l'uno dall'altro, vivono tre popoli che parlano lingue completamente diverse. L'Austria appartiene al gruppo di lingua germanica occidentale, l'Ungheria alla finnougrica e la Slovacchia a quella slava occidentale.

Pensavo all'arazzo delle lingue europee, delle culture, dei costumi e delle nazionalità mentre guardavo il triste spettacolo tra la polizia spagnola ed i separatisti catalani che si affrontavano per le strade di Barcellona. Come può l'Unione Europea unire ciò che la storia ha diviso?



La follia dell'UE

L'Unione Europea, ha dichiarato di recente il presidente francese Emmanuel Macron, ha bisogno di più unità, tra cui la creazione di "un bilancio della zona Euro gestito da un parlamento dell'Eurozona e da un ministro delle finanze dell'Eurozona".

La necessità della centralizzazione del potere a Bruxelles è, a quanto pare, la lezione che l'establishment dell'UE ha appreso dal risultato del referendum britannico sulla Brexit. Nel frattempo, in Catalogna, milioni di persone hanno votato per l'indipendenza dalla Spagna. Tra le loro lamentele c'è soprattutto che il bilancio catalano è influenzato da Madrid.

Secondo i catalani l'indipendenza risolverà una grave ingiustizia causata dalla cattura francese di Barcellona nel 1714. Il conquistatore, il duca di Anjou, divenne il primo re Borbone di Spagna sotto il nome di Filippo V. Il suo discendente, Filippo VI, siede al trono oggi. In Europa le antiche linee di sangue durano anch'esse quanto gli antichi risentimenti.

Qui c'è il dilemma sull'unificazione europea. Da un lato, le persone in gran parte d'Europa desiderano maggiore autonomia. Madrid ha il brutto problema di doversi preoccupare anche del popolo basco oltre alla Catalogna. In Italia, la Padania e il Sud Tirol al nord non hanno molto in comune con il Mezzogiorno a sud. La Corsica non vuole essere francese e la Gran Bretagna ha recentemente rivisto un accordo territoriale che risale al 1707.

Dall'altra parte, ogni movimento separatista in Europa dichiara il suo sostegno al progetto di unificazione europea. Ma quanto è probabile che le persone infastidite da Madrid, Roma, Parigi e Londra saranno felici di far gestire i loro affari a Bruxelles? I catalani, infastiditi dal dover sovvenzionare gli agricoltori in Andalusia, non avrebbero alcun problema a sovvenzionare i contadini polacchi in Bassa Slesia?



Perché le cose stanno così male?

Parlando di Bruxelles, è sia la sede di un'Unione Europea sempre più disfunzionale sia la capitale delle Fiandre, che vuole separarsi dal Belgio. È complicato.

In futuro, quando l'Unione verrà riformata o scomparirà, gli storici discuteranno cosa è andato storto e quando. Il Trattato di Maastricht del 1992, il quale ha rinvigorito il movimento britannico euroscettico che alla fine ha partorito la Brexit, sarà additato come uno dei colpevoli. Ma credo che i problemi dell'integrazione europea siano di vecchia data. Forse perché è stato firmato solo da Margaret Thatcher, l'Atto Unico Europeo del 1986 non attira l'attenzione che merita. Eppure è stato l'AUE che ha eliminato il veto nazionale in una serie di settori politici cruciali e lo ha sostituito con il voto di maggioranza qualificata (VMQ). La Thatcher aderì a questo nuovo accordo poiché intendeva scongiurare le barriere commerciali intraeuropee e trasformare il "mercato comune" in un mercato unico libero. Purtroppo l'introduzione del VMQ significava anche che, occasionalmente, i singoli stati nazionali venivano scavalcati su questioni di cui si preoccupavano fortemente. Le accuse di "intromissione da parte di Bruxelles" sono aumentate.

A rendere le cose peggiori, l'AUE ha incrementato i poteri della Commissione. Ciò si è rivelata un'arma a doppio taglio. Da una parte, la Commissione ha smantellato le pratiche anticoncorrenziali degli stati-nazione. Dal'altra ha usato i suoi nuovi poteri per avviare un'eccessiva regolamentazione dell'attività economica. In altre parole, gli impulsi regolatori e protezionistici degli stati-nazione sono stati sostituiti da impulsi regolatori e protezionistici a livello paneuropeo e l'Europa è diventata meno competitiva rispetto al resto del mondo. I Trattati di Maastricht e Lisbona hanno spinto la centralizzazione del potere nelle mani di Bruxelles e trasformato la Comunità Economica Europea nell'UE con la propria bandiera, inno e valuta.

A tutto ciò il presidente Macron vuole ora aggiungere un'unione finanziaria dei trasferimenti che, secondo lui, è necessaria per far avere successo alla moneta unica. Su un continente abitato da una moltitudine di popoli diversi e senza identità condivisa, la proposta di Macron, se implementata, si trasformerà nello sfaldamento dell'UE.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


5 commenti:

  1. aurelio mustacciuolu24 ottobre 2017 12:25

    non c'è alcun dubbio. le cose stanni proprio così.

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  2. Cos'è che tiene insieme l'Italia nonostante le grandissime e storiche differenze?
    Forse il fatto che l'apparato istituzionale di coercizione parassitaria sia completamente in mano ai meridionali?
    Oppure ci sono ragioni geopolitiche (estere) che hanno pesato e pesano ancora come ce ne furono al momento della unificazione?
    Il tallone d'Achille di questa UE è la trazione tedesca con tutto quel che ne consegue per i meridionali della UE?

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    1. Grandissime e storiche differenze? ma io francamente non ne vedo, a parte il Sud Tirolo che etnicamente non è italiano, per il resto non mi pare che ci siano: negli anni 50' in veneto c'era la fame come in basilicata, poi abbiamo scoperto grazie a Maniero ed alla sua mala, che sono pure omertosi quanto e forse anche peggio di noi meridionali. E' chiaro, se in caso di abbattimento dello stato centralizzato si creasse eventualmente una confederazione per consenso, con libertà di secessione, vivremmo tutti meglio e sentiremmo tutti più senso d'appartenenza, non c'è dubbio su questo, ma buttare nel cesso millenni di storia comune, mi fa provare tristezza.

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  3. gli stati nazione servono, come servi sciocchi, all ue per implementeare le sue decisioni. ma l assenza di trasferimenti ue fa si che i trasferimenti nazionali dei paesi del sud in euro (moneta pregiata) alle zone povere del paese (sud) grava troppo sulle zone ricche (nord). quindi scoppia tutto. la ue ha bisogno degli stati nazione e del loro potere ma ideologicamente è vicina al regionalismo che vorrebbe implementare in quanto responsabilizzante. bella contraddizione

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  4. Ma... ma...
    Ma allora il gruppo rock anni '80 Europe che cantava "The final countdown" era un veicolo massonico che preannunciava la fine!
    Ci vuole più Europe.

    R.G.

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