venerdì 18 agosto 2017

È ora di tornare al Gilt d'oro





di Keith Weiner


Il nostro sistema monetario impone una forma di pianificazione centralizzata sulla base di una cartamoneta irredimibile gestita dalle banche centrali. La pianificazione monetaria pare proprio il nostro punto d'arrivo. Il mondo ha imparato dal crollo dell'Unione Sovietica, e sta imparando oggi dal Venezuela, che la pianificazione centrale non funziona. Tuttavia i ricchi e la maggior parte degli economisti credono che il denaro rappresenti un'eccezione, che a differenza di beni e servizi la quantità di moneta e il tasso d'interesse siano meglio amministrati da uomini saggi.

Ciò pone ostacoli alla crescita, aumenta l'accumulo di debiti ed impedisce alle persone di raggiungere il loro potenziale. Ed è qualcosa che colpisce la gente comune molto duramente. Con il proprio tasso d'interesse in discesa, la cartamoneta irredimibile spinge verso il basso i salari, rende impossibile il risparmio per la pensione e rende il lavoro ridondante.

C'è una soluzione semplice ed elegante. Dovremmo riportare l'oro nel sistema monetario, a cominciare dai titoli di stato.

In quale altra area i sostenitori del libero mercato promuovono la stessa propaganda dei pianificatori centrali? In quale altra area la critica più stridente dei pianificatori centrali è costituita da consigli su come ottimizzare il loro piano economico? In quale altra area quasi tutti dicono che la pianificazione centrale è necessaria e buona? In quale altra area il libero mercato di un'epoca passata genera tante critiche sciocche ed ignoranti?

Mi riferisco alla politica monetaria.



Il libero mercato promuove il settore bancario centrale?

Moneta sonante una volta significava un sistema in cui le monete avevano un peso noto in oro, e la cartamoneta era convertibile in oro. Oggi viene definito come il potere d'acquisto di una valuta non in declino. Questo è uno standard curioso, poiché tutti i produttori sono costantemente al lavoro per ridurre i costi e quindi i prezzi. Se una banca centrale svaluta la propria moneta ad un tasso corrispondente, allora le perdite valutarie annulleranno i guadagni dell'efficienza industriale. Il risultato netto è che i prezzi non cambieranno. Un potere d'acquisto stabile è una cortina fumogena che usano le banche centrali per coprirsi le spalle.

Ci sono due dibattiti politici che infuriano tra i sostenitori del libero mercato. Uno è se la stabilità dei prezzi o del PIL sia l'obiettivo migliore per la politica monetaria. L'altro è se utilizzare la quantità di moneta o il tasso d'interesse per raggiungere questo obiettivo. Quando l'unica discussione riguarda le formule che dirigono la pianificazione centrale, allora quest'ultima ha vinto.

Anche tra i sostenitori di un gold standard, il punto di vista popolare è che la pianificazione centrale delle banche centrali ha bisogno di prendere in considerazione l'oro. Di recente in Svizzera, per esempio, la gente ha votato per un referendum in cui si richiedeva alla Banca Nazionale Svizzera di conservare una certa percentuale di riserve in oro. Negli Stati Uniti i principali sostenitori di un gold standard vogliono che la Federal Reserve gestisca il prezzo dell'oro. Queste politiche non riguardano l'oro di per sé, ma permettono ai pianificatori centrali di espandere l'offerta di moneta cartacea.

La maggior parte degli economisti ritiene che il gold standard non abbia funzionato. Vi diranno che ha causato la Grande Depressione. Insistono sul fatto che abbiamo bisogno di una moneta cartacea e di banche centrali sagge per amministrarla. Borbottano che non c'è abbastanza oro, non abbastanza liquidità, non sufficiente flessibilità, e non abbastanza spazio per la politica monetaria. Non hanno senso economico o logica. Nei 1890 — nel periodo di massimo fulgore del gold standard — c'erano 150 tonnellate d'oro a Londra (la Banca d'Inghilterra oggi ne ha oltre 5,400 tonnellate).



Il problema con una valuta irredimibile

Al giorno d'oggi abbiamo un sistema monetario irredimibile. È imposto per la legge, perché la gente non l'avrebbe accettato se fosse stata libera di scegliere. Chi avrebbe commerciato il proprio lavoro, il proprio sudore e sangue, per meri pezzi di carta (o depositi bancari elettronici)? Nell'epoca d'oro prima della Grande Guerra, le valute erano rimborsabili in monete d'oro. Le valute erano più convenienti e divisibili alla frazione più piccola. Erano considerate affidabili dalla maggior parte delle persone nella maggior parte dei casi, perché tutti sapevano che la banca le avrebbe rimborsate in monete d'oro.

La cartamoneta è stata privilegiata il più delle volte. Tuttavia le persone tenderebbero a cambiare la loro preferenza se il tasso d'interesse scendesse troppo in basso. In questi casi, la sicurezza dell'oro supererebbe la comodità della carta. Naturalmente la rimborsabilità di un deposito induce la banca a vendere un'obbligazione, spingendone così il prezzo verso il basso e il tasso d'interesse in alto (il prezzo dell'obbligazione ed il rendimento sono matematicamente inversi, come un'altalena).

Questa scelta è molto importante per capire perché le persone siano state private del loro diritto a commerciare con l'oro. Il loro contributo al tasso d'interesse è severamente intorbidito e quindi viene scardinato da chi lo può impostare in modo genuino. Può salire inesorabilmente, come accaduto dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1980 raggiunse livelli senza precedenti. Da allora è in calo e ora ha raggiunto un minimo storico.

I pianificatori centrali pensano ai tassi d'interesse solo in relazione alla quantità di denaro ed al suo effetto sui prezzi al consumo. Qualunque possa essere l'effetto, la Banca d'Inghilterra ha fallito nel raggiungere il suo mandato riguardante la stabilità dei prezzi.

Considerano il tasso di interesse o come un mezzo per un fine, o come un danno collaterale. Si sbagliano. Il tasso d'interesse è centrale a tutto.

Diamo un'occhiata agli acquisti di Gilt da parte della Banca d'Inghilterra — chiamato quantitative easing. Ovviamente questo spinge in su il prezzo dei Gilt e lo toglie dalle mani dei partecipanti al mercato. Che cosa deve fare un investitore, come ad esempio i fondi pensione, il dipartimento investimenti delle banche, o le compagnie d'assicurazione? Comprare altri asset.

Un calo dei tassi d'interesse — cioè, l'aumento dei prezzi delle obbligazioni — è la ricetta per l'aumento dei prezzi di tutti gli altri asset. Più basso è il tasso d'interesse su asset finanziari privi di rischio, minore sarà il rendimento degli altri asset. Tutti gli altri asset vengono negoziati ad uno spread rispetto ai Gilt.

Gli asset manager nella City se la passano bene durante un mercato toro. Anche gli amministratori delegati delle grandi aziende ne beneficiano, poiché i loro compensi sono in genere legati al prezzo delle azioni dell'azienda stessa. I ricchi che possiedono asset, spesso facendo ricorso alla leva finanziaria, vedono salire alle stelle il loro patrimonio netto. Tuttavia altre persone non ricevono alcun compenso.

Concentriamoci su questi ultimi. Non stiamo parlando di manager stipendiati, ma di manovali e molti lavoratori semi-qualificati e alcuni non qualificati. I loro datori di lavoro spesso devono affrontare un compromesso tra l'acquisto di macchine e l'assunzione di persone. Il salario di ogni lavoratore, il cui lavoro potrebbe farlo una macchina, è limitato. Questo perché se il costo totale della macchina è inferiore al costo del lavoratore, l'azienda preferirà acquistare la macchina.

Quando il tasso d'interesse scende, abbassa i pagamenti mensili sulle macchine.

Come detto sopra, il tasso d'interesse è in calo da oltre tre decenni. Questa è una forza funesta che spinge verso il basso i salari e infine l'occupazione. La pressione è più acuta sulla categoria di lavoratori sopraccitata.

Questo principio è così importante che merita una breve discussione di teoria. In finanza esiste il concetto di Valore Attuale Netto per determinare il prezzo di un flusso di pagamenti da effettuare o ricevere in futuro. Supponiamo che un bond paghi £1 l'anno. Non si possono semplicemente sommare i pagamenti futuri, perché un pagamento tra un anno di tempo vale meno di un pagamento oggi. Un pagamento da effettuare nel 2027 vale meno di un pagamento da effettuare nel 2018. Tutti i pagamenti futuri sono scontati al tasso d'interesse di mercato.

Se il tasso d'interesse è del 10%, allora il bond vale £1.00 + £0.90 + £0.81 + £0.73 + ... = £10. Ma guardate cosa succede quando viene tagliato il tasso d'interesse al 5%: il bond vale £1.00 + £0.95 + £0.90 + £0.86 .. = £20. Ad ogni dimezzamento del tasso d'interesse, il Valore Attuale Netto raddoppia.

Che cosa ha che fare tutto ciò con i salari dei lavoratori? Un salario, come un bond, è un flusso di pagamenti da effettuare in futuro. Il Valore Attuale Netto di questo flusso è calcolato esattamente come vengono calcolati i pagamenti di un'obbligazione. Per il datore di lavoro il lavoratore diventa sempre più costoso man mano che il tasso d'interesse scende. I lavoratori devono aumentare la loro produttività in proporzione, oppure essere licenziati.

Questo fatto è supportato da prove aneddotiche. Una tipica lamentela recita che un minor numero di lavoratori è tenuto a lavorare di più.

Tassi d'interesse in calo colpiscono i poveri in un altro modo. I poveri non sono quella classe che possiede azioni, immobili, o investimenti costosi. Mantengono i loro magri risparmi in un conto bancario (almeno quelli che hanno intenzione di migliorare la loro vita). Tuttavia ottengono margini d'interesse sempre inferiori.

Albert Einstein disse che la più grande invenzione dell'uomo sia stata l'interesse composto. Grazie ad esso possiamo mettere da parte il 10% di uno stipendio e andare in pensione a 65 anni. Grazie ad esso, possiamo vivere lo stesso stile di vita in pensione.

Le banche centrali l'hanno indebolito. Hanno privato i salariati dei mezzi e della ragione di accumulare un gruzzolo. Hanno anche privato i ​​pensionati della capacità di vivere sugli interessi accumulati. Ora devono vivere sul capitale. Abbiamo ottenuto ciò che l'economista John Maynard Keynes definiva “eutanasia del rentier”. Pensava che fosse una cosa buona — e Benito Mussolini definì uno dei libri di Keynes: "una introduzione utile all'economia fascista".

La moneta irredimibile non serve la popolazione, colpendo quelli in fondo in modo particolarmente duro. Il problema non sono i prezzi in ascesa. È il collasso del tasso d'interesse e la pressione al ribasso su occupazione, salari e risparmi.

La gente ha bisogno di una soluzione migliore.



La soluzione

La sterlina, l'euro, il franco, lo yen e il dollaro non servono le esigenze delle classi sociali inferiori (né quelle di chiunque altro, anche se le classi sociali superiori sono state cullate dal cosiddetto "effetto ricchezza" grazie agli aumenti dei prezzi degli asset, mentre la classe media s'è aggrappata alla speranza di poter salire alla classe superiore). Hanno bisogno di una moneta alternativa, non soggetta alla pianificazione centrale delle banche centrali, ai danni collaterali della politica monetaria, all'erosione dei loro risparmi di una vita attraverso la stabilità dei prezzi, e alle pressioni sui salari da parte dei tassi d'interesse in discesa.

Forse il governo del Regno Unito ed i governi degli altri Paesi sviluppati possono imparare qualcosa da una delle battute più taglienti di Winston Churchill: “Si può sempre contare sugli americani affinché facciano la cosa giusta — dopo che hanno provato tutto il resto.”

Abbiamo provato tutto il resto. Abbiamo provato un gold bullion standard. Alcuni anni dopo la Grande Guerra, la Gran Bretagna rese nuovamente rimborsabile la sterlina, ma non in monete d'oro. Bisognava portare abbastanza banconote per riscattare un intero lingotto d'oro da 400 once. Questo sistema si concluse durante la Grande Depressione. Dopo la seconda guerra mondiale, il mondo provò il sistema di Bretton Woods: un gold exchange standard dove le banche centrali impostavano i prezzi delle loro valute rispetto al dollaro statunitense, mentre il governo degli Stati Uniti garantiva che il dollaro fosse convertibile in oro ad un tasso fisso. La disposizione di Bretton Woods crollò dopo che il governo degli Stati Uniti abusò del suo privilegio per troppo tempo. Quando nel 1971 il presidente Nixon andò in default per gli obblighi del governo degli Stati Uniti riguardanti l'oro, il mondo intero entrò nel sistema della cartamoneta irredimibile, con l'oro bandito completamente dal sistema monetario.

È arrivato il momento di ritornarci invece.

Avendo appena stabilito che la pianificazione centrale non funziona, non possiamo semplicemente dire che la Banca d'Inghilterra dovrebbe in qualche modo determinare il prezzo giusto dell'oro e poi in qualche modo risolvere il problema. In primo luogo, non esiste prezzo giusto dell'oro o di qualsiasi altra cosa. In secondo luogo, la Banca d'Inghilterra non ha questo potere: non può impostare il prezzo dell'oro o di qualsiasi altra cosa.

Né possiamo solo tentare di abolire la Banca d'Inghilterra, e tanto meno la Federal Reserve. Sarebbe politicamente intrattabile e irrealizzabile. Ci sono migliaia di miliardi di sterline in circolazione, per non parlare di un valore dei derivati ​​di circa un trilione di dollari. Non è così semplice dichiarare la fine delle banche centrali.

L'oro deve essere introdotto in parallelo con la sterlina. L'oro può servire come un valore di pressione/sollievo per coloro che hanno bisogno di un'alternativa alla sterlina irredimibile, mentre coloro che desiderano continuare ad utilizzare la valuta irredimibile possono farlo liberamente.

Propongo due misure. La prima misura chiarifica lo status giuridico dell'oro come denaro, e non una mera proprietà materiale. Non ci dovrebbe essere un prelievo fiscale su qualsiasi forma d'oro. Gli utili legati al suo prezzo sono solo l'immagine speculare della svalutazione monetaria delle banche centrali, attuata per perseguire la stabilità dei prezzi. Non sono veri e propri guadagni, e la gente non dovrebbe essere tassata quando scambia oro e valuta.

Inoltre, ai contribuenti dovrebbe essere consentito di mantenere i loro bilanci in oro e pagare le imposte in oro. C'è già un precedente per quanto riguarda il criterio di competenza, o leggi fiscali. Queste non sono scappatoie fiscali, tanto meno significa impostare le basi per realizzarle.

Il corso legale prevede che se un individuo paga in sterline, allora un creditore non può aspettarsi di ottenere qualsiasi altra cosa. Tuttavia le persone devono essere libere di porre clausole concernenti l'oro nei contratti a lungo termine, come l'occupazione, contratti di locazione immobiliare, o un prestito. Devono poter contare sui tribunali affinché facciano rispettare suddetta clausola. In caso contrario, se il prezzo dell'oro dovesse cambiare allora una parte ne beneficerebbe ridenominando il debito in sterline, usando il prezzo dell'oro al momento della stipula del contratto o del fallimento. Questi aspetti indeboliscono l'uso dell'oro e forniscono a tutti un potente incentivo ad usare le sterline.

La seconda misura prevede che il Ministero del Tesoro emetta obbligazioni in oro, con interessi e capitale versati in oro. In parole povere, Gilt d'oro.

Come abbiamo discusso in precedenza, i tassi d'interesse in calo rappresentano una grande parte del problema. Pertanto ripristinare tassi d'interesse stabili è fondamentale per arrivare ad una soluzione. Un Gilt legato all'oro ha due vantaggi. Ovviamente la Banca d'Inghilterra non potrebbe far scendere il prezzo dell'oro, privando così i risparmiatori dei loro risparmi. Né potrebbe ridurre il tasso d'interesse. Un tasso d'interesse stabile fornisce ai lavoratori a basso salario sia i mezzi sia il motivo per risparmiare per la pensione e accumulare ricchezza. Darà ai pensionati un mezzo per vivere sugli interessi e non dovranno più dilapidare il capitale.

Un Gilt legato all'oro permetterebbe anche alle società di emettere obbligazioni legate all'oro. Mentre la Banca d'Inghilterra e la City potrebbero (in un primo momento) astenersi dall'effettuare investimenti fruttiferi in oro, tutti gli altri potrebbero cogliere l'occasione. Molto presto asset manager e banche non sarebbero più in grado di resistere ed inserirebbero titoli legati all'oro nei loro portfoli.

È importante notare che il Gilt legato all'oro non forzerebbe le banche o la Banca d'Inghilterra a cambiare le loro preferenze. Minaccerebbe le loro prerogative, o la politica monetaria. Una legge del parlamento che autorizzerebbe l'emissione di Gilt legati all'oro non dovrebbe incitare un putiferio politico nel modo in cui accadrebbe con un cambiamento nella politica monetaria o nell'autorità della Banca d'Inghilterra.

La reintroduzione dell'oro nel sistema monetario, come sopra descritta, aumenterebbe la prosperità delle classi sociali inferiori e aumenterebbe la libertà economica di tutti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 17 agosto 2017

I quadri d'autore valgono molto più del loro peso in oro

L'articolo di oggi è costituito da due parti. Perché? Perché il messaggio è rivolto ad un pubblico variegato, o per meglio dire, a tutti i tipi di tasche. Se James Rickards si rivolge ai grandi investitori, la seconda parte dell'articolo è rivolta più ai piccoli/medi. Ovvero, coloro che cercano una protezione per i propri risparmi e vogliono trovare un investimento nel mondo dell'arte che sia congruo con le loro tasche. Ho quindi voluto ospitare su queste pagine i pensieri e le riflessioni della dott. Attanasio, gallerista e figura di spicco dell'Associazione Culturale La Fenice, la quale espone in maniera succinta il modo di muoversi in questo mondo che molti sottovalutano. La diversificazione del proprio portafoglio è il modo per sfuggire all'intrusione rampante dello stato nelle tasche degli individui, la quale si sta intensificando con la lotta al denaro contante. Oltre ai metalli preziosi e le criptovalute, quindi, un terzo modo per schermare i propri risparmi dalla mano lunga della pianificazione centrale, passa dal mondo dell'arte.
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di James Rickards


Credo che i quadri d'autore debbano avere un posto nel portfolio degli investitori.

Svolgo un sacco di lavoro per l'intelligence statunitense, cercando di ostacolare la finanza terroristica e gli attori transnazionali, come li chiamiamo noi. Ciò include il riciclaggio di denaro, il contrabbando e le armi. Questo lavoro mi ha fatto familiarizzare con il peso di diverse forme di ricchezza.

Supponendo di avere diverse banconote da $100 in una valigetta, avrete bisogno di una valigetta da 22 libbre se vorreste trasportare $1 milione.

L'oro in realtà pesa di più. Mi piace l'oro come investimento, ovviamente, ma come deposito di ricchezza è pesante. I quadri d'autore no.

Questa è la cosa divertente dei quadri d'autore, se li considerate in termini di peso. Se possedete un dipinto da $100 milioni che pesa un paio di libbre e se lo separate dalla cornice, lo arrotolate e lo mettete in uno zaino, potrebbe valere $500,000 per oncia.

E non farà suonare i metal detector. Quindi i quadri d'autore rappresentano un buon compromesso peso/ricchezza, molto di più rispetto al denaro contante e all'oro, e sono facili da spostare.

La maggior parte delle persone non ama pensare a ciò che accadrebbe se dovessero lasciare la loro casa. Ma se dovesse accadere, un dipinto prezioso è un modo molto più semplice per spostare la ricchezza rispetto all'oro o al denaro contante.

Se per qualsiasi motivo il sistema bancario dovesse avere gravi problemi, o se ci fosse una rottura della rete elettrica e doveste spostarvi, i quadri d'autore rappresenterebbero un buon modo per portare un sacco di soldi con voi.

È per questo che penso che i quadri d'autore siano una buona riserva di valore ed un buon deposito di ricchezza.

Ma come entrare in questo mercato date le alte valutazioni? Un multi-milionario può spendere $135 milioni per un Picasso, appenderlo alla parete o metterlo in un caveau. Ma la maggior parte delle persone non può pagare $135 milioni, quindi cosa fare? Come entrare in questo mercato ad un prezzo differente rispetto al portfolio di tutti?

Se volete acquistare quadri d'autore, dovete esercitare molta cura, molta diligenza, istruirvi in merito ed entrare in contatto con persone affidabili.

Ma c'è un altro modo per investire nel mondo dell'arte, ossia, investire in un fondo legato alle opere d'arte. Diciamo che volete investire un sacco di soldi, per esempio, $500,000. Questo investimento non si può fare a livello di vendita al dettaglio — non sono a conoscenza di fondi legati ad opere d'arte che si possono acquistare per $10,000.

Ma per $500,000 o giù di lì, potete investire in un fondo legato ad opere d'arte. Come ogni fondo, gli sponsor e i manager mettono insieme le risorse di diversi investitori ed acquistano opere d'arte. E quando le vendono, avrete la vostra parte.

Però dovete fare adeguate verifiche. Potreste non essere bene informati sui singoli pezzi, ma dovete verificare la struttura del fondo, il gestore, quello che stanno facendo con i vostri soldi, et cetera. Inoltre, ci sono buoni fondi e fondi cattivi.

Alcuni fondi sono sponsorizzati dai dealer. Questi ultimi gestiscono il fondo, ma dall'altra parte probabilmente hanno sotto contratto artisti che sponsorizzano o hanno un inventario. Quindi sareste in una situazione in cui i vostri dollari investiti vengono utilizzati per finanziare l'inventario del dealer. Loro si prendono i diritti e voi le briciole, per così dire.

Ma ci sono fondi eccellenti in cui tali conflitti non esistono, dove lo sponsor non è un dealer. Hanno i propri soldi investiti fondo stesso e gli interessi di tutti sono allineati, ciononostante dovete badare ad altre cose.

Ad esempio, c'è un mark to market o una retribuzione? Questo significa che se si tratta di un fondo di cinque anni e le opere d'arte salgono in valore nel primo anno, l'estimatore entra in scena alla fine del primo anno.

Potrebbe dire: "Questa opera d'arte ora vale di più sulla base della mia valutazione", e il gestore incassa una commissione in base a quel valore. Ma non appena si arriva al quarto anno e in qualche modo l'opera d'arte vale meno, non restituisce la commissione.

Questo è un conflitto. Quindi dovreste volere un fondo in cui il gestore non prenda alcuna commissione fino a quando non viene pagato. Questo sarebbe un fondo in cui voi mettete i vostri soldi, poi aspettate quattro anni finché l'opera d'arte non viene venduta. Solo in questo momento il gestore potrebbe prendere la sua commissione e voi la vostra quota.

È giusto perché il gestore merita una commissione per la performance, ma anche voi volete la vostra parte e lui non viene pagato finché non lo siete anche voi.

Quindi dovete cercare queste caratteristiche. Mi rendo conto che non tutti sono esperti. Non voglio dare consigli giuridici, ma queste sono i tipi di cose a cui pensare quando si investe nel mondo dell'arte.

Ci sono fondi là fuori che soddisfano tutti questi requisiti — dove c'è un allineamento di interessi e dove lo sponsor non è un dealer. In questo modo non prenderanno le commissioni fino a quando l'opera d'arte non verrà venduta e tutti prenderanno la loro quota. Ce n'è uno in particolare di cui sono a conoscenza: si chiama 20th Century Master’s Collection.

Diciamo che ci mettiate, per esempio, $500,000. Il fondo potrebbe avere $40 milioni, o $50 milioni, o più di $100 milioni. Può acquistare, per esempio, pezzi da $1 milione o $2 milioni. In realtà un tale fondo possiede quella che viene chiamata rotazione, in cui i pezzi possono essere prestati agli investitori.

Ve li porteranno direttamente a casa vostra e poi torneranno un anno dopo e ve ne porteranno un altro. Ci sono alcuni requisiti — non potete fumare, dovete avere un sistema d'allarme, ecc. Ma questo è facoltativo.

Il mio punto è che per un investimento da $500,000 potete avere un pezzo da museo da $1 milione o $2 milioni sul vostro muro per il piacere vostro e quello dei vostri amici. È un prestito dal fondo, quindi tornerà indietro al fondo, ma è un piccolo vantaggio che alcuni di essi offrono ai clienti.

Quindi ci sono diversi modi per avere quadri d'autore o opere d'arte in generale. Potete acquistarli direttamente o tramite un fondo. È importante sapere che, per il fondo, si tratta di private equity. Quando acquistate, i vostri soldi verranno bloccati per quattro o cinque anni quindi leggete attentamente il documento d'offerta.

Non investite denaro che servirà all'istruzione universitaria dei vostri figli l'anno prossimo. Questi non sono investimenti liquidi; ma a quattro o cinque anni di distanza, sono buoni investimenti in un contesto molto incerto.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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di Iolanda Attanasio


Investire in opere d’arte è sempre stato un metodo piuttosto redditizio per far fruttare i propri risparmi; ma trattandosi comunque di un settore molto peculiare, si è sempre ritenuto fosse appannaggio di una ristretta élite di addetti ai lavori o comunque intenditori d'arte. Questo è vero, in parte, ma non deve scoraggiare. Saper leggere un'opera, conoscere la Storia dell'arte è sicuramente importante, ma non fondamentale: lo è semmai la passione, la voglia di conoscere questo settore. Come pure bisogna abbandonare la vecchia idea, sedimentatasi nel tempo, che investire in arte sia riservato esclusivamente a ricchi mecenati, élite di industriali o comunque soggetti in grado di investire cifre da capogiro. Tutti possono avvicinarsi all'arte, anche i piccoli e medi risparmiatori: vero è che si tratta di un mercato sottoposto ad oscillazioni, mai uguale a sé stesso, ma la storia – ed il mercato – insegnano che le performance in questo settore non sono affatto da scartare. Se stime un po' troppo ottimiste parlano di rendimenti addirittura del 50%, quelle più realistiche assicurano comunque un apprezzabile 15-17% annuo per l'arte contemporanea, in forte slancio negli ultimi anni, un po' a discapito delle opere “storiche” di arte moderna (del Novecento, per intenderci) che dopo un decennio di stasi stanno pian piano risollevandosi.

Il problema principale dunque, come è facile intuire, è la possibilità non certo remota di incappare in investimenti sbagliati, speculazioni azzardate, e ritrovarsi dopo qualche anno con qualcosa che ha perso valore. Il mondo di internet è pieno di articoli con consigli anche apprezzabili, che tutti possono andare a leggere, ma sarebbe come guidare un'automobile senza aver fatto prima un corso di guida: manca una minima base culturale, un approccio anche teorico a questo mondo. Come si diceva poc'anzi, sicuramente i più redditizi sono i grandi investimenti, per le firme storiche, per le opere cosiddette “da museo”, che sicuramente era più facile reperire in passato. Ma anche cinquanta anni fa per investire correttamente era necessario affidarsi alla consulenza di esperti lungimiranti, in grado di indicare quale fosse il pittore da seguire, da veder crescere nel tempo, per poi rivenderne le opere al momento ideale.

Oggi questo tipo di opere registrano record assoluti alle aste di Sotheby's, Christie's o Dorotheum ma, certamente, non tutti possiamo aspirare ad acquistare un’opera di Francis Bacon o di Andy Warhol... a meno che non si abbiano a disposizione decine di milioni di euro. L’ideale oggi sarebbe attuare alle opere contemporanee lo stesso sistema, la stessa idea che negli anni Sessanta spinse quei “pazzi scellerati” ad acquistare quelle opere, all’epoca comprese da ben pochi soprattutto perché distanti dal gusto corrente italiano ed europeo. Di certo, si trattava di un vezzo per pochi eletti, ma comunque interessante per capire la fenomenologia del settore. Certo, per l’arte contemporanea da Pollock in poi il traino l’hanno fatto gli Stati Uniti, hanno aperto nuovi scenari e rivoluzionato non solo l’arte ma anche il mercato: nuovi investitori, nuovi ingenti capitali, nuova spinta culturale, nuovo linguaggio artistico; arrivò una ventata d’aria nuova, un vero e proprio uragano che spostò il baricentro dell’arte mondiale dall’Europa all’America.

Da lì poi non si è più tornati indietro, anzi oggi un ruolo da gigante lo svolge anche la Cina. Sarebbe forse troppo ambizioso in questa sede cercare di elencare i fattori che hanno contribuito a delineare questo “quadro”, approfondire la conoscenza di figure di mecenati e collezionisti dai profili leggendari che hanno rappresentato un vero e proprio ponte da qui all’America (leggendaria è per esempio la figura di Peggy Gugghenheim), e magari non è neanche questo che interessa al piccolo e medio investitore, che forse nemmeno immaginava di potersi avvicinare all’arte. E invece una possibilità può essere offerta anche a lui, basta non premere troppo sull’acceleratore: iniziare dal farsi una piccola cultura personale, e affidarsi a persone serie e competenti per essere guidato in un settore non certo facile. Esiste infatti il medio collezionismo, così come esistono due categorie di persone che acquistano opere d’arte: chi vuole semplicemente arredare casa e chi vuole appendere alle pareti un bene rifugio di cui può godere in attesa di venti favorevoli, del momento giusto per ottenere un rendimento adeguato, ponendo l'attenzione su artisti consolidati, che già hanno riscontrato il favore della critica e conosciuto il consenso nazionale del mercato, e che possono costituire anche una forma di scambio con altri collezionisti.

In alternativa, la scommessa su artisti sconosciuti (in questo caso l'azzardo sarebbe ancora maggiore, così come l'attesa di una monetizzazione, anche se molte gallerie non solo in Italia ormai si occupano esclusivamente di questo settore con risultati soddisfacenti). Certamente, un ruolo deve giocarlo anche il gusto personale: un’opera va apprezzata, amata, non è un oggetto da chiudere in cassaforte ma va ammirata, accarezzata, addirittura con essa si può parlare, perché l'arte è espressione, è vita, è dialogo, è slancio vitale.

Secondariamente, in caso non si fosse esperti, necessario e auspicabile diventa rivolgersi, come detto, a persone esperte, a galleristi non improvvisati ma anzi di lunga esperienza, che sapranno sicuramente dare consigli. È diverso parlare di mercante e di gallerista: la galleria innanzitutto rappresenta il trait d’union tra chi crea arte e chi vuole usufruirne. Il gallerista, se serio e spinto primariamente dalla passione, guida l'acquirente nella conoscenza del quadro, lo aiuta a leggerlo, fornisce indicazioni sull'artista, sempre comunque con un occhio all'aspetto economico, certo. Non necessariamente servono fondi, società, perché con poche migliaia di euro si possono acquistare opere d’arte di artisti sia storicizzati sia contemporanei ma comunque affermati, consolidati, con un mercato nazionale e anche internazionale. Il consiglio è di diffidare da chiunque voglia interferire sulle vostre scelte, proponendo affari o guadagni a tutti i costi: il professionista guida l'acquirente passo dopo passo nella conoscenza prima e poi nella scelta dell’opera.

Oggi è molto complicato gestire una galleria e mantenere un livello qualitativo all’interno di un mondo non certo scevro da facili speculazioni; il gallerista deve avere il coraggio di difendere i propri artisti, di mantenere le quotazioni anche nei momenti difficili, tutto a salvaguardia della sua attività, come pure dell’artista, e soprattutto per rispetto nei confronti della clientela. Certamente la crisi del 2008 ha profondamente trasformato anche questo settore, il mercato è mutato, sono sparite molte gallerie, le case d’asta hanno perso la loro funzione di guida anche nelle quotazioni, e molti punti di riferimento sono spariti. Gli artisti da un lato e i collezionisti dall’altro hanno pensato che si potesse fare a meno della figura del gallerista preferendo affidarsi ad internet, un terreno sconfinato, un campo minato in cui si è persa ogni indicazione, ogni guida. Si sottovaluta il rapporto fiduciario a favore dell’anonimo acquisto in rete, senza pensare che l'effetto negativo incombe sulla qualità, sulla garanzia e sulla tutela. Con la mera speculazione economica oggi non si pensa quasi più al valore artistico e culturale dell’opera, ma ciò a cosa può portare? Al caos, e voltandosi indietro si trova solo un'arida landa desolata.

Una galleria d’arte è come una gioielleria, come una boutique: acquistereste gioielli su internet, senza osservarli, o presso qualche venditore improvvisato? Permettetemi di dubitarne.

E soprattutto, il consiglio è di avvicinarsi pian piano all’arte: entrate in una galleria, prendete contatti, affidatevi al gallerista che più saprà conquistare la vostra fiducia; cercate un rapporto che sia non solo economico, ma parlate d'arte, chiedete, fate ricerche, siate curiosi: cercate innanzitutto di conoscere, di approfondire, andate a guardare le opere con i vostri occhi, ascoltate le emozioni che esse vi suscitano, e poi, perché no, provate ad affrontare un piccolo ma serio e ponderato investimento per voi e per i vostri figli.

L’Associazione Culturale “La Fenice” caratterizza la sua attività per l’accuratezza nella selezione degli artisti e delle opere, specializzandosi nel campo dell’arte moderna ed espandendo negli ultimi anni il proprio raggio d’azione al contemporaneo, forte di quell’esperienza che solo il lungo e costante lavoro “sul campo” può conferire, e come testimoniato dal rapporto di fiducia ormai consolidato con la clientela.

Da una parte, dunque, l’arte moderna, con artisti storicizzati ben noti al pubblico ed ormai parte integrante del panorama artistico italiano ed internazionale; accanto a questi, una selezione di opere tratte dalle più significative esperienze compositive e formali del contemporaneo.

Data la qualità e la raffinatezza delle opere proposte, nonché l’interessante diversificazione del catalogo, l’attività de “La Fenice” risponde alle esigenze di una clientela quanto più diversificata, proponendo oculati investimenti anche a quella fetta di pubblico che si affaccia solo ora in questo settore tanto affascinante quanto complesso.


mercoledì 16 agosto 2017

La super bolla è nei guai





di Thorsten Polleit


Non è necessario essere dei maghi nei mercati finanziari per capire come i mercati obbligazionari, in particolare, siano in bolla: i prezzi delle obbligazioni sono stati gonfiati artificialmente dalle politiche monetarie senza precedenti delle banche centrali. Ad esempio, il rapporto prezzo/reddito per il decennale USA è di circa 44, mentre l'equivalente per la zona Euro è di 85. In altre parole, l'investitore deve attendere 44 anni (e 85 anni rispettivamente) per recuperare il prezzo d'acquisto del bond tramite i pagamenti cedolari.

Nel frattempo la Federal Reserve degli Stati Uniti (FED) continua a "rialzare" il tasso dei prestiti; e persino la Banca Centrale Europea (BCE) sta ora accarezzando l'idea di porre fine alla sua politica espansionistica. Tuttavia i tassi a lungo termine degli Stati Uniti sono scesi dalla fine del 2016, nonostante la FED abbia rialzato il tasso di interesse a breve termine. Come mai?




Gli investitori sembrano prevedere che la FED potrebbe non aumentare ulteriormente i tassi d'interesse e/o che i rialzi dei tassi d'interesse a breve termine si dimostreranno di breve durata, invertendosi abbastanza rapidamente. In ogni caso, i mercati obbligazionari non sembrano prevedere che i tassi d'interesse ritornino a livelli normali — cioè, ai livelli pre-crisi. Diverse ragioni potrebbero essere dietro tali aspettative.




Innanzitutto, l'economia statunitense sembra essere dipendente dal credito facile. L'ultima ripresa economica è stata orchestrata, in particolare, attraverso una pesante dose di politica monetaria allentata. È quindi giusto supporre che gli agenti di mercato avranno una certa difficoltà ad affrontare tassi d'interesse più elevati. Per esempio, le imprese, i consumatori ed i mutuatari, in generale, dovranno affrontare maggiori costi di credito ed un accesso meno favorevole al finanziamento se e quando i tassi d'interesse saliranno di più.

In particolare, tassi d'interesse più alti potrebbero affossare i prezzi gonfiati di azioni, obbligazioni ed immobili. Ad esempio, i flussi di cassa futuri sarebbero scontati ad un tasso d'interesse più elevato, andando a sgonfiare i loro valori attuali e quindi i prezzi di mercato. La deflazione dei mercati degli asset colpirebbe fortemente i mutuatari: i loro valori patrimoniali scenderebbero, mentre il debito nominale rimarrebbe invariato spazzando via il capitale proprio — uno scenario che molti investitori potrebbero ritenere indesiderabile dal punto di vista delle banche centrali.

Inoltre, la curva dei rendimenti si è appiattita negli ultimi anni. Questo, a sua volta, suggerisce che le opportunità di profitto delle banche si stanno riducendo, attenuando potenzialmente l'afflusso di nuovi crediti nel sistema economico. Un ulteriore calo del differenziale dei rendimenti potrebbe causare problemi: in passato, una curva piatta dei rendimenti o addirittura invertita è stata accompagnata da una significativa flessione economica o addirittura da un crollo del mercato azionario.

Detto questo, gli investitori potrebbero aspettarsi che le banche centrali trovino difficoltà a portare indietro i tassi di interesse, soprattutto tornando ad un livello in cui i tassi d'interesse reali sono positivi. Questo vale per la FED e per tutte le altre banche centrali, tra cui la BCE. Ciò è dovuto al fatto che un aumento significativo dei tassi di indebitamento colpirebbe probabilmente la "Super Bolla" che è stata gonfiata dalle politiche monetarie delle banche centrali negli ultimi decenni.

Tuttavia non sorprenderebbe se, ancora una volta, le banche centrali, i produttori monopolisti di denaro fiat, risultassero essere la causa principale dei problemi. Dopo molti anni di tassi d'interesse eccezionalmente bassi, le banche centrali potrebbero sottovalutare le conseguenze disastrose di un aumento dei tassi di prestito sulla crescita, sull'occupazione e sull'intero sistema monetario fiat. In ogni caso, il boom artificiale creato dalle banche centrali dovrà ad un certo punto trasformarsi in bust, come ci dice la teoria Austriaca del ciclo economico.

Il boom si trasforma in bust o quando le banche centrali portano via la brocca del punch terminando la politica monetaria allentata; o le banche commerciali, in considerazione di mutuatari finanziariamente stressati, smettono di estendere credito; oppure saranno necessarie maggiori quantità di denaro fiat per mantenere vivo il boom, gonfiando i prezzi in modo che in ultima analisi le persone inizino a scaricare il denaro fiat. In un caso così estremo, la domanda di denaro crollerebbe e poi la Super Bolla scoppierebbe.




In questo contesto, è interessante notare che il prezzo di bitcoin negli ultimi anni è stato in forte esplosione. Ci sono certamente parecchi motivi. Una ragione è senza dubbio il fatto che bitcoin offre un potenziale "percorso di fuga" dal denaro fiat. Bitcoin (e anche altre criptovalute) potrebbero essere considerate come un "porto sicuro" nel futuro. E certamente ci saranno ulteriori difficoltà nel futuro prossimo — che le banche centrali "rialzino" ancora i tassi di interesse o meno.

Man mano che verranno adottate alternative al denaro fiat, gli effetti positivi si riverseranno anche nell'oro. Il metallo giallo è sempre stato il prototipo monetario di un "porto sicuro". Potrebbe essere sempre più richiesto per la sua funzione di riserva di valore e, usando la blockchain, anche come mezzo di pagamento digitalizzato. Una volta che scoppierà la Super Bolla, vedremo sicuramente ciò che la gente sceglierà come mezzo di pagamento: oro, bitcoin, o entrambi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 14 agosto 2017

Morte, tasse e debito: l'epitaffio sulla tomba dello zio Sam





di David Stockman


Benjamin Franklin una volta disse: "In questo mondo non c'è nulla di sicuro, eccetto la morte e le tasse".

Se il vecchio Ben fosse ancora vivo, avrebbe sicuramente aggiunto "debito" al suo famoso detto. Infatti un recente studio di Experian sui suoi 220 milioni di consumatori dimostra nell'effettivo questo punto.

Risulta che il 73% dei consumatori che sono morti l'anno scorso aveva debiti che superavano quasi i $62,000. Oltre al tipo di debito che sembra sempre rimanere con voi — carte di credito e prestiti per auto — è accaduto anche che il 37% dei defunti aveva ipoteche non pagate e il 6% ancora aveva prestiti studenteschi con un saldo medio non versato di $25,391!

Una volta le persone festeggiavano quando estinguevano i mutui e non c'erano prestiti agli studenti, e non solo perché gli studenti non sono intrinsecamente meritevoli di credito. L'università veniva pagata col risparmio delle famiglie, posti di lavoro estivi, lavoretti e una vita austera.

Niente di tutto questo esiste più. L'essenza del debito nell'era attuale è che può sempre essere aumentato e rinnovato, mai ridotto e pagato.

Certo, gran parte dell'opinione pubblica ritiene che questa realtà sia irrilevante — anche evidenza di progresso economico. I keynesiani, i politici di Washington ed i giocatori d'azzardo a Wall Street non avrebbero altro modo per agire, perché il loro modus operandi si basa non solo sul debito infinito, ma soprattutto su una leva finanziaria sempre più alta.

Il grafico qui sotto non solo dimostra quest'ultimo punto, ma documenta che negli ultimi quattro decenni l'aumento della leva finanziaria s'è insinuato in ogni angolo dell'economia statunitense.

Il PIL nominale (blu scuro) è cresciuto del 6X da $3,000 miliardi a $18,000 miliardi, mentre il credito totale (azzurro) è salito del 13X da $5,000 miliardi a $64,000 miliardi.

Di conseguenza, il tasso di leva finanziaria nazionale è salito dal 1.5X nel 1980 al 3.5X di oggi.

Il mio punto oggi non è quello di fare la morale, ma di discutere le implicazioni pratiche del debito della nazione rispetto alle altre due certezze di Ben Franklin — morte e (soprattutto) imposte.

Non c'è dubbio che il modus operandi dell'economia americana sia stato trasformato dalle tendenze mostrate nel grafico qui sotto.

Il rapporto totale debito/reddito (PIL) all'inizio del grafico non era un'aberrazione. In realtà è stato una costante per 100 anni, ad eccezione di un paio di anni durante la Grande Depressione.

Era anche legato al più grande periodo di prosperità capitalistica, crescita economica e aumento dei livelli di vita nella storia.

Al contrario, il rapporto debito/reddito al 3.5X di oggi ha due implicazioni chiare.

In primo luogo, la nazione ha effettuato un leveraged buyout (LBO) su sé stessa negli ultimi quarant'anni. E ciò ha temporaneamente dato l'impressione della presenza di prosperità.

Ma significa anche che l'economia statunitense si sta ora trascinando dietro maggiore debito rispetto alla norma storica.

L'economia americana si sta trascinando dietro $35,000 miliardi di debiti.

Proprio così. In assenza della leva finanziaria quarantennale a partire dalla fine degli anni '70, il grafico qui sotto avrebbe mostrato circa $29,000 miliardi di debito nel mercato del credito (pubblico e privato), non $64,000 miliardi.




L'elevato rapporto di leva finanziaria degli ultimi anni s'è portato dietro un costo pesante — e uno che i keynesiani ed i loro seguaci si rifiutano di riconoscere: il cosiddetto LBO quarantennale non ha creato una crescita incrementale permanente, l'ha rubata al futuro.

La leva finanziaria di oggi e la spesa incrementale diventano domani un costo superiore del servizio del debito e una riduzione della spesa. Infatti quest'ultimo punto è già alle porte.




La tendenza della crescita del PIL reale catturata dalle barre grigie è stata ribassista a partire dagli inizi degli anni '70. E negli ultimi dieci anni è stata in media solo l'1.2% ogni anno, o solo un terzo della media del 3.8% registrata durante l'autunno americano (1953-1971).

Questo deterioramento è avvenuto proprio in concomitanza del cosiddetto LBO nazionale (linea rossa), salendo dallo storico 1.5X all'attuale 3.5X.

In definitiva, tutto questo debito e soppressione finanziaria sono il nemico degli investimenti e della produttività.

Incoraggiano l'ingegneria finanziaria sotto forma di riacquisti di azioni e fusioni e acquisizioni (M&A). Ciò devia le risorse economiche da investimenti produttivi alla speculazione in asset finanziari a Wall Street.

Il settore della vendita al dettaglio, per esempio, ha fatto registrare prestiti massicci per finanziare riacquisti di azioni e LBO. Il settore della vendita al dettaglio vedrà oltre 30,000 chiusure di esercizi solo nel 2016-2018.

Abbiamo anche visto un debito enorme avvolgere il settore delle auto, quasi $3,000 miliardi. Questo è un settore che osservo molto da vicino, perché credo che sia pronto ad implodere.

In breve, il debito del settore industriale totalizzava gli $8,700 miliardi alla vigilia della grande crisi finanziaria. Ora è di $13,200 miliardi. E tale aumento di $4,500 miliardi non è stato pompato in investimenti produttivi.

La stampa monetaria da parte della FED sta affogando la crescita dell'economia statunitense con un aumento del debito e un maggior rapporto di leva.

E questo ci porta alla morte e alle tasse...

Una quota sorprendentemente elevata dei costi sanitari di oggi sono stati progettati per contrastare la prima, ma la maggior parte delle famiglie non ha alcun risparmio.

Quindi chiedono aiuto allo stato affinché paghi i loro costi sanitari, e non sorprende se adesso siamo arrivati ad avere Medicare, Medicaid e Obamacare con costi alle stelle.

Durante il prossimo decennio, ad esempio, più di $25,000 miliardi, o quasi il 63% dei costi sanitari personali, saranno finanziati dai programmi elencati in precedenza (inclusa la quota di stato del Medicaid).

L'intera popolazione è stata incanalata in un'assicurazione sanitaria finanziata o sovvenzionata dallo stato. E poiché queste politiche sono diventate sempre più socialiste (cioè, basate su rating comunitari e premi omogeneizzati piuttosto che differenziati dal rischio), l'intero sistema è diventato sempre più inefficiente e costoso.

Ma il capitalismo non funziona se non si hanno prezzi economici e nessun consumatore reale. Ciò che si ottiene invece è pazienti insensibili ai prezzi e cartelli organizzati che tentano di massimizzare i loro redditi facendo pressione sui pagatori di assicurazioni pubblici e privati.

La soluzione dell'assicurazione statale diventa la forza trainante di bilanci pubblici sempre crescenti.

Non c'è una possibilità che il sistema sarà riformato, perché l'economia dei baby boomer è stata essa stessa un LBO. Cioè, il 73% della popolazione entra nelle sue "spese finali" con $62,000 di debito.

In breve, il cosiddetto LBO nazionale del 1980-2017 ha inondato la nazione con un gigantesco stato sociale (pensioni di assistenza sanitaria e pensioni previdenziali), perché il 90% della popolazione non ha alcun risparmio materiale.

E il finanziamento di questo stato sociale significherà, a sua volta, tasse più elevate e più debito pubblico.

Benjamin Franklin alla fine della Convenzione costituzionale disse: "Signori, avete una repubblica, se riuscite a mantenerla".

Se avesse saputo cosa sarebbe diventata, non sarebbe stato così ottimista.

Ma come siamo arrivati sin qui?

Cominciamo guardando alla FED. La sua reflazione monetaria sconsiderata in risposta alla Grande Recessione ha causato una ripresa del credito per le auto, vendita e produzione dopo l'inizio del 2010.

Di conseguenza questa reflazione ha influenzato fortemente il tasso di crescita della produzione interna degli Stati Uniti e ha avuto un massiccio effetto distorsivo.

La produzione di auto è aumentata del 15% rispetto al suo picco precedente e un aumento del 130% rispetto al 2010. Ma la produzione industriale complessiva non è in realtà più elevata di quella nell'autunno del 2007. La produzione reale nella maggior parte dei settori dell'economia statunitense è in realtà diminuita notevolmente.

Ciò significa che se togliamo il settore automobilistico, l'economia industriale aggregata ha avuto una crescita nulla per un intero decennio.

Quindi l'industria automobilistica ha effettivamente distorto gli effetti della pianificazione centrale monetaria.

Ma il punto è che il ciclo di boom/bust nel mondo finanziario causato dalla pianificazione monetaria centrale sta rendendo il ciclo economico più instabile, non meno.

Significa anche che la debole espansione delle vendite reali e del PIL negli ultimi sette anni è stata sostenuta artificialmente da una rapida ma insostenibile ripresa nel settore automobilistico. Ma ormai è finita.

Si consideri che il credito nel settore automobilistico si basa ormai sul valore collaterale del veicolo — non sul merito creditizio del mutuatario.

Di conseguenza quando i prezzi delle automobili scenderanno notevolmente, le perdite derivanti dai prestiti aumenteranno. Durante l'ultimo ciclo, i prezzi delle auto usate hanno raggiunto il picco all'inizio del 2006 e poi sono diminuiti del 25% fino al fondo del 2009. Il credito totale per le auto è sprofondato nello stesso periodo.

E oggi, dopo aver raggiunto il plateau da più di due anni, i prezzi dei veicoli usati hanno cominciato una ripida discesa. Durante il mese di aprile, ad esempio, i prezzi della maggior parte delle classi di veicoli usati hanno subito un forte calo. L'indice J.D. Power è sceso del 13%. Inutile sottolineare come il calo dei prezzi delle auto usate stia accelerando.




Rispetto all'ultimo ciclo del credito, il crollo delle vendite delle automobili dopo il 2007 ha determinato un drastico rallentamento dei veicoli dati in leasing. Il boom delle vendite delle auto post-2010 sta ora generando uno tsunami di veicoli pre-posseduti. Durante il periodo 2016-2018, un totale stimato di 21 milioni di veicoli usati inonderà il mercato.

Questo aumento del 62% nell'offerta di veicoli usati ha implicazioni negative per i prezzi delle auto usate.

L'effetto negativo più immediato sarà una riduzione del valore tra i portafogli di veicoli ceduti in leasing. Questo, a sua volta, non solo provoca perdite per i titolari di azioni, ma provoca anche un forte aumento dei tassi di pagamento mensili sui nuovi contratti di leasing.

I volumi di leasing sono scesi del 45% durante l'ultimo ciclo, ma nel picco attuale di 4.3 milioni di veicoli dati in leasing, i volumi potrebbero scendere di oltre il 70% nei prossimi anni.

Infatti, oltre il 30% delle vendite di veicoli nuovi è stato venduto in leasing nel 2016. E il record di 4.3 milioni di nuovi veicoli dati in leasing nel 2016 è stato quasi il doppio rispetto al picco del 2007 e il 4X rispetto al fondo del 2009.

Ciò significa che una quota crescente di vecchi prestiti per auto usate diventerà sommersa, perché le automobili si deprezzano più velocemente rispetto a quanto possano essere ripagati i prestiti. Tale divario crescente, a sua volta, determinerà una grave perdita per i prestiti per auto durante questo ciclo.

Guidato dai tassi ultra bassi della FED, l'eruzione del finanziamento subprime per le auto ha portato ad una fame per rendimenti decenti. E gran parte dell'aumento di $100 miliardi nel volume subprime è stato dovuto al finanziamento nel mercato delle obbligazioni spazzatura.

La natura precaria della piramide del debito è innegabile. Il settore automobilistico è un esempio primario di una falsa prosperità alimentata dal debito. Sottolinea come la falsa prosperità della FED vada ad intensificare — se non a creare — il ciclo boom/bust.

Si consideri che quasi un terzo degli scambi di veicoli sta ora atterrando in territorio negativo, come mostra il grafico seguente.

Ciò significa che i potenziali acquirenti di auto nuove dovranno aumentare i fondi per ripagare i vecchi prestiti.




Inoltre il debito automobilistico subprime è quasi 3 volte superiore a quello della vigilia della crisi finanziaria del 2008. Quindi la prossima correzione nel prestito per auto sarà certamente molto più profonda del declino del 15% dell'ultima volta.

E il "giorno del giudizio" è proprio dietro l'angolo: volumi in calo delle auto usate, calo dei loro prezzi e salita dei tassi di default negli ultimi quindici trimestri.




Anche Morgan Stanley ora prevede un crash dei prezzi delle auto usate. Ciò significa che il boom del credito per le auto è finito, dato che tutta questa storia dipendeva in definitiva dall'aumento dei prezzi delle auto usate e del valore collaterale per i prestiti e le locazioni delle auto.

La realtà è che il boom delle auto è stato basato sul credito — da $800 miliardi dal fondo del 2010 a più di $1,500 miliardi di oggi — alimentato soprattutto dall'inflazione degli asset.

Ma con i prezzi delle auto usate ora in crollo, l'ultima emozione nella categoira "prendi in prestito e spendi" si è esaurita. Ecco perché Morgan Stanley sta ora proiettando un enorme calo delle vendite delle auto durante il bilancio di questo decennio.




Se ci aggiungete l'attuale Armageddon nel settore della vendita al dettaglio e le patch di olio di scisto a $50 al barile, parliamo di una ripresa inesistente.

In realtà siamo tornati al punto di partenza, vale a dire, una vera e propria ripresa dell'economia industriale statunitense non è mai accaduta. La produzione industriale nel mese scorso è ancora al di sotto del livello di settembre 2007. E ora il credito per auto, le vendite al dettaglio e il bust della produzione la porterà significativamente più in basso.

Tanti saluti alla Grande Moderazione. La pianificazione monetaria centrale è errata in teoria e non funziona in pratica.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 11 agosto 2017

Da bitcoin ad ether: le basi odierne della blockchain





di Billy Silva


Bitcoin e la tecnologia sottostante della blockchain sono tecnologie rivoluzionarie che stanno rivoluzionando l'economia mondiale.[1]

Spesso nascosto dietro l'incremento del valore di mercato di bitcoin e la promessa tecnologica della blockchain, c'è una comprensione fondamentale di ciò che rappresentano queste due tecnologie e da dove provengono.

Questo breve articolo esamina due valute digitali, bitcoin ed ethereum e introduce al concetto di blockchain, la tecnologia che facilita il trasferimento digitale del valore e molto di più.



Bitcoin: l'inizio?

"Penso che Internet sarà una delle principali forze per ridurre il ruolo dello stato. L'unica cosa che manca, ma che sarà presto sviluppata, è una e-cash affidabile." — Milton Friedman, '99'

Nel 2008, una persona o un gruppo di persone che agiscono sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto ha pubblicato un cosiddetto white paper intitolato, Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System.[2] Il paper ha introdotto una soluzione a due questioni ostiche.

La prima è la nostra incapacità di trasferire denaro digitalmente senza la necessità di una terza parte affidabile. La seconda è la necessità di una funzione per trasferire denaro digitalmente con la capacità di stabilire l'ordine delle transazioni ed evitare doppie spese.

Nakamoto ha proposto due soluzioni:

  1. Una valuta peer-to-peer in grado di mantenere il suo valore senza un'autorità centrale.
  2. Un registro digitale decentralizzato in grado di stabilire l'ordine delle transazioni.

Il libro mastro funzionerebbe allo stesso modo di qualsiasi altro, eccezion fatta che le transazioni registrate sarebbero distribuite a computer in tutto il mondo.

Nel 2009 la capacità di trasferire valore digitalmente è nata in quello che è ampiamente conosciuto come bitcoin. Tuttavia è la seconda capacità, ora conosciuta come blockchain, che sta dimostrando di essere di grande importanza.

Sebbene la blockchain abbia trovato difficoltà nel penetrare il pensiero ed i discorsi mainstream, sta, come detto, rivoluzionando l'economia mondiale.



Bitcoin ed ethereum

Sin dall'inizio, bitcoin ha catturato l'attenzione di un numero sempre crescente, seppur relativamente piccolo, di investitori, appassionati, aziende e altre figure professionali in tutto il mondo.

Man mano che è cresciuto, ha ricoperto la duplice funzione di agire come prova del concetto "versione peer-to-peer di denaro elettronico" e contemporaneamente dare origine a migliaia di altre valute digitali.

Le più conosciute di queste valute per valore di mercato sono bitcoin ed ethereum. Il valore di mercato corrente di Bitcoin è di $37 miliardi, mentre quello di ethereum è di $16 miliardi.

Qualunque tentativo di confrontare le due criptovalute non può essere descritto in modo preciso come un confronto tra mele e mele. In primo luogo, cerchiamo di capire cos'è bitcoin.



Bitcoin

Bitcoin è una moneta elettronica decentrata peer-to-peer che conserva il suo valore senza supporto o valore intrinseco. Consente il trasferimento di denaro digitalmente senza passare da terze parti, come una banca o una carta di credito.[3]




Il primo valore standardizzato di bitcoin è stato fissato il 5 ottobre 2009 a $0.0008, calcolato utilizzando $1 pari a 1309.03 BTC. Attualmente è scambiato a più di $2,300. Ciò rappresenta 2.9 milioni il suo valore iniziale.[4]

Secondo il Washington Post, se aveste comprato $100 in bitcoin sette anni fa, quelle monete oggi varrebbero più di $73 milioni. Per dare una prospettiva migliore a tutto ciò, se aveste investito $100 in Amazon.com quando è stata quotata in borsa nel 1997, il vostro investimento varrebbe oggi poco meno di $64,000. Val la pena di notare che le valute digitali sono significativamente più speculative di Amazon.[5]

Poiché il prezzo di bitcoin va più in alto, una domanda che naturalmente viene alla mente è: da dove vengono i bitcoin?



Mining

Da dove vengono i bitcoin se per definizione non sono supportati da alcuna autorità centrale? I bitcoin sono in realtà "minati" da minatori.

Il modo più semplice per pensare a questo concetto è immaginarli come minatori d'oro. I minatori d'oro lavorano per estrarre l'oro dalla terra. Poiché viene estratto, entra nell'economia; per bitcoin vale lo stesso.

I nuovi bitcoin vengono generati attraverso un processo competitivo denominato mining. Ai minatori vengono dati bitcoin come ricompensa per le loro operazioni di elaborazione delle transazioni e sicurezza della rete utilizzando hardware altamente specializzato.[6]

Investopedia offre una spiegazione più approfondita del processo di mining.



Come vengono utilizzati i bitcoin?

Dopo che i bitcoin sono minati, come vengono utilizzati e per cosa?

I bitcoin sono negoziati come azioni, obbligazioni e valute, e vengono utilizzati anche come valuta nello scambio di beni e servizi.

Il numero di venditori e commercianti che accettano bitcoin per lo scambio di beni e servizi dovrebbe crescere dai 1,000 a 100,000 ora che il Giappone sta accettando bitcoin come valuta.

Il Giappone è la prima nazione ad aver accettato ufficialmente bitcoin per i pagamenti. Più di 300,000 commercianti inizieranno ad accettare i pagamenti in bitcoin solo in questo paese.[7]

Ecco un elenco di 100 principali rivenditori statunitensi che attualmente accettano bitcoin.

Bitcoin, tuttavia, non è l'unica moneta digitale che cresce di valore e cattura l'attenzione globale. Ethereum condivide molte di queste caratteristiche con bitcoin e possiede anche diverse qualità uniche.



Ethereum

"Vorrei dire che ethereum vanta caratteristiche e opportunità che bitcoin non ha. È come dire che un telefono possa battere un'arancia." — Vitalik Buterin, 2014[8]

Mentre bitcoin è stato il primo ad avere un mercato e ha attirato gran parte dell'attenzione dei media, molti credono che la blockchain di ethereum e la relativa moneta ether siano uno strumento molto più potente.

Nel 2013 Vitalik Buterin, allora diciannovenne, propose il white paper di ethereum intitolato “Ethereum White Paper: A Next Generation Smart Contract and Decentralized Application Platform”.[3]

Lo sviluppo del protocollo è entrato in vigore nel 2014, raccogliendo oltre $150 milioni. Il sistema stesso è stato lanciato il 30 luglio 2015.

Ethereum è una piattaforma open source e la sua contesa fondamentale è questa: le blockchain possono essere utilizzate per più di un semplice trasferimento di denaro, ovvero, valute, strumenti finanziari, proprietà, nomi di dominio, nonché casi più sofisticati come exchange, derivati, giochi d'azzardo peer-to-peer e sistemi di identità e reputazione.[3]



Smart contract

Gli "smart contract" sono uno dei contributi più importanti di ethereum all'universo in rapida espansione delle valute digitali e delle blockchain.

Possono essere considerati come mezzi digitali per facilitare lo scambio di qualcosa di valore in un modo trasparente e rimuove gli intermediari come avvocati, notai e altri. Gli smart contract eseguono questa funzione processando i termini del contratto digitale stesso.[9]

Un'altra delle caratteristiche uniche di ethereum è la sua moneta digitale chiamata ether.



Ether

Ethereum, come bitcoin, è una valuta digitale. Tuttavia, a differenza di bitcoin, è anche una piattaforma blockchain. La valuta di ethereum, ether, viene utilizzata principalmente per accedere alla rete ethereum.

La Ethereum Foundation definisce ether come il propellente o una forma di pagamento che viene utilizzata dai clienti della piattaforma ethereum per pagare le macchine che eseguono le operazioni richieste.[10]

A differenza di bitcoin, ethereum ha due valute commerciali digitali sul mercato. La prima è ethereum che viene negoziata col simbolo ETH. Mentre l'altra, conosciuta come Ether Classic, viene negoziata sotto il simbolo ETC.

A giugno del 2016 un grande scandalo ha scosso la comunità di Ethereum. Un hacker ancora sconosciuto ha tentato di rubare più di $50 milioni grazie ad un bug nel software. Il risultato finale è stata la creazione di una seconda valuta ether.

Qui ci sono due articoli che spiegano più dettagliatamente l'hackeraggio: Articolo 1 & Articolo 2. Per una spiegazione più tecnica leggete questo articolo di Maria Paola Gelvez Gomez, ex-capo di Coinbase in America Latina.



Da dove viene ether e per che cosa viene utilizzato?

Simile a bitcoin, anche ethereum è minato. Gruppi di "minatori" lavorano per convalidare ed immagazzinare le transazioni che si svolgono sulla piattaforma ethereum. La rivista Huffington Post ha presentato un articolo chiaro e coerente sul mining di ethereum.

Mentre bitcoin e altre valute digitali possono essere utilizzate per l'acquisto di beni e servizi, come menzionato, ether è utilizzato principalmente per operazioni connesse all'accesso alla rete ethereum e al trading.

Quello che è più importante ricordare di ethereum è che non è solo una moneta digitale, ma è anche una piattaforma blockchain con smart contract e consente la realizzazione di applicazioni, di cui le monete digitali sono solo un'espressione.



Blockchain

"La blockchain è un registro digitale incorruttibile di transazioni economiche che può essere programmato per registrare non solo transazioni finanziarie, ma praticamente tutto ciò che è di valore." — Don e Alex Tapscott[11]



Che cos'è una blockchain?

La descrizione iniziale di Satoshi Nakamoto, la necessità di facilitare il movimento dei pagamenti online tra due individui senza un intermediario, è diventata nota come blockchain.

Nella sua forma più semplice la blockchain è un registro decentralizzato. Tuttavia le implicazioni della blockchain sono molto più grandi.

La blockchain facilita il trasferimento digitale del valore stesso. Sally Rivers, editorialista sul Financial Times, descrive il rapporto tra blockchain e valute digitali come bitcoin: "[Blockchain] sta al bitcoin come Internet sta alle e-mail."

Così come Internet facilita il trasferimento digitale delle informazioni, la blockchain facilita il trasferimento digitale del valore.

Le industrie in cui la tecnologia blockchain viene rapidamente esplorata e implementata includono i mercati dei capitali, i servizi finanziari, i pagamenti, i derivati, la gestione dell'identità e della reputazione, la governance, la condivisione dell'economia, la catena di approvvigionamento, il commercio di beni, l'assicurazione e altro.



Conclusioni

Le valute digitali e la tecnologia della blockchain stanno riformando l'economia mondiale. Tuttavia siamo ancora all'inizio per valutare con precisione la loro importanza o l'impatto finale.

Alcuni pensieri chiave da ricordare:

  • Bitcoin è stato fondato nel 2008 e lanciato nel 2009, dando il via alle valute digitali e alla tecnologia sottostante, la blockchain.
  • Ci sono migliaia di nuove valute digitali di cui bitcoin ($30 miliardi) ed ethereum ($16 miliardi) sono i più grandi in termini di valore di mercato.
  • Queste valute sono create attraverso un processo di estrazione digitale simile all'estrazione dell'oro.
  • Molte di queste valute sono scambiate come le azioni e utilizzate per l'acquisto di beni e servizi.
  • Le blockchain di ethereum possono essere utilizzate non solo per le valute digitali, ma anche per gli smart contract.
  • La blockchain sta al bitcoin come Internet sta alle e-mail.

Una delle presentazioni migliori e più intuitive sulla blockchain è un video di 30 minuti creato da Farzam Ehsani. Lo consiglio vivamente a tutti.

Riferendosi a questo nuovo sviluppo tecnologico, in un tono educato e leggermente profetico, Ehsani ha detto nella sua dichiarazione conclusiva: "Siamo in viaggio e non possiamo tornare indietro".

È vero. Siamo in un nuovo viaggio digitale, e no, non possiamo tornare indietro!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] How blockchains could change the world, McKinsey&Company: http://www.mckinsey.com/industries/high-tech/our-insights/how-blockchains-could-change-the-world

[2] Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System: https://bitcoin.org/bitcoin.pdf

[3] Ethereum White Paper: A Next-Generation Smart Contract and Decentralized Application Platform: https://github.com/ethereum/wiki/wiki/White-Paper

[4] History of Bitcoin: http://historyofbitcoin.org/

[5] If You Had Invested Right After Amazon's IPO, Investopedia, 26 maggio 2017: http://www.investopedia.com/articles/investing/082715/if-you-had-invested-right-after-amazons-ipo.asp?lgl=rira-baseline-vertical

[6] What is Bitcoin: https://worryandpeace.com/cyber-insurance/what-is-bitcoin/

[7] By This Summer, Bitcoin Will Be Accepted at More Than 260,000 Stores in Japan, Futurism: https://futurism.com/by-this-summer-bitcoin-will-be-accepted-at-more-than-260000-stores-in-japan/

[8] Ethereum's Blockchain | Trust Disrupted: Bitcoin and the Blockchain S1:E5: https://youtu.be/WfULutvxvzY

[9] Smart Contracts: The Blockchain Technology That Will Replace Lawyers: https://blockgeeks.com/guides/smart-contracts/

[10] Ether: The crypto-fuel for the Ethereum network: https://ethereum.org/ether

[11] SXSW Preview: What’s the Next Generation Internet? Surprise: It’s all about the Blockchain!, Don Tapscott, Linkedin, 12 marzo 2015: https://www.linkedin.com/pulse/whats-next-generation-internet-surprise-its-all-don-tapscott

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giovedì 10 agosto 2017

La morte dell'unione bancaria europea





di Louis Rouanet


All'inizio di giugno il fallimento della banca spagnola Banco Popular sembrava aderire senza problemi alle nuove norme di risoluzione europea. L'Unione Bancaria sembrava funzionare bene per raggiungere il suo obiettivo di limitare l'azzardo morale. Le perdite sono state imposte ai titolari di obbligazioni minori e agli azionisti, mentre i contribuenti spagnoli non hanno subito perdite. Anche se ci sono molti difetti con il nuovo quadro di risoluzione, sembrava essere un passo nella giusta direzione. Questa impressione è stata di breve durata ed è morta quando il governo italiano ha accettato di utilizzare €17 miliardi dei contribuenti per due banche fallite, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, a fine giugno. Così, gli obbligazionisti senior italiani saranno protetti nonostante la filosofia del bail-in, secondo la quale i titolari di obbligazioni subiscono perdite se una banca fallisce. Di conseguenza, i prezzi delle obbligazioni senior delle due banche sono aumentati di più del 15%.



Cos'è l'Unione Bancaria?

Dopo la crisi finanziaria del 2007 e durante la crisi del debito 2010-2012, il settore bancario europeo ne è uscito notevolmente indebolito. Di conseguenza la Banca Centrale Europea (BCE) ed i governi nazionali hanno fatto un vasto impiego del bail-out per stabilizzare il settore bancario. Come conseguenza non intenzionale, la liquidità e il capitale forniti alle banche hanno significato che la posizione finanziaria sia delle autorità monetarie sia dei governi nazionali si sono deteriorate e sono stati distorti gli incentivi per le banche ad agire prudentemente.

È per affrontare questi problemi che è stata istituita l'Unione Bancaria. Le novità introdotte da questo nuovo quadro di risoluzione dovrebbero garantire che le banche siano risolte in modo ordinato. Più precisamente, i piani di risoluzione devono ora essere preparati ex ante, cioè, prima che la situazione patrimoniale della banca peggiori. A questo deve essere aggiunto che la ripartizione degli oneri sotto forma di "bail-in" degli azionisti e dei creditori è diventata una condizione obbligatoria per l'utilizzo di fondi di risoluzione. In altre parole, l'unione bancaria doveva proteggere i contribuenti dai fallimenti bancari. Come membro del comitato esecutivo francese della BCE, Benoît Cœuré, ha dichiarato:

È fondamentale porre fine ai bail-out, non solo per migliorare la disciplina del mercato, ma anche per assicurarci che coloro che raccolgono i guadagni siano anche quelli che coprono le perdite. Sarebbe un errore ipotizzare che non ci saranno più banche in difficoltà una volta che il SSM entrerà in vigore e la responsabilità di vigilanza sarà trasferita alla BCE. Quindi, se il meccanismo unico di vigilanza deve essere efficace, deve essere completato da un meccanismo di risoluzione unica per affrontare il problema delle banche non più in salute.

L'Unione Bancaria consiste in un grande cambiamento politico rispetto al "principio di Geithner". Questo è stato il principio seguito durante la crisi del 2008 negli Stati Uniti ed è stato difeso a tutti i costi dall'ex-segretario del Tesoro USA, Timothy Geithner. Geithner ha dichiarato che durante una crisi i creditori delle grandi istituzioni finanziarie non dovrebbero subire perdite. I bail-in, invece, hanno posto l'onere della risoluzione bancaria sugli obbligazionisti, gli azionisti e, in ultima istanza, sui grandi depositanti. Ciò significa limitare quell'azzardo morale che aveva colpito l'area Euro prima della crisi, creando enormi squilibri. Per i sostenitori di un libero mercato, questa era una buona notizia. Significava una maggiore responsabilità e un migliore prezzo del rischio. Una preoccupazione è che alcuni Paesi si sono rifiutati di giocare secondo le regole del gioco e continuano ad applicare il principio suicida di Geithner. È esattamente ciò che ha fatto l'Italia.






La violazione del nuovo sistema di bail-in da parte dell'Italia

Con la liquidazione di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza per un totale di €17 miliardi gravanti sui contribuenti, il governo italiano ha infranto il principio fondamentale dell'unione bancaria. La Commissione dell'Unione Europea avrebbe potuto salvare questo principio dichiarando che suddetto salvataggio non rispettava le norme sugli aiuti di stato, ma non l'ha fatto. Dopotutto, il salvataggio italiano s'è fatto beffe del nuovo quadro di risoluzione che doveva limitare il rischio morale, ma la Commissione non ha fatto nulla. Il parlamentare conservatore tedesco, Markus Ferber, l'ha riassunto meglio quando ha detto:

Con questa decisione, la Commissione Europea accompagna l'Unione Bancaria al suo letto di morte. La promessa che il contribuente non supporterà più le banche fallite, è stata infranta.

Sono molto deluso che la Commissione abbia approvato questo comportamento. In tal modo la Commissione ha gravemente deteriorato la credibilità dell'Unione Bancaria. Se l'insieme comune delle regole che disciplinano la risoluzione del settore bancario viene ignorato in tal modo, non c'è motivo di negoziare ulteriormente su un sistema comune di assicurazione dei depositi.

Il presupposto per un'Unione Bancaria funzionante è una comprensione comune delle sue regole. Se manca una tale comprensione comune di base, non c'è alcun punto per approfondire ulteriormente l'Unione Bancaria e risolvere il rischio.

Naturalmente le grandi banche sono perfettamente soddisfatte di questa decisione, il che significa che possono impegnarsi in un'ulteriore espansione del credito senza la paura del fallimento. All'apertura dei mercati il ​​lunedì successivo al salvataggio (26 giugno), le azioni bancarie europee hanno fatto registrare un aumento significativo.




Il bail-out italiano esemplifica le difficoltà incontrate in un'unione monetaria composta da diverse nazioni sovrane. Il governo italiano e la Banca d'Italia si sono opposte in modo implacabile al bail-in e, di conseguenza, hanno rifiutato di seguire la filosofia del nuovo quadro di risoluzione delle banche. Scegliendo di risolvere i fallimenti di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza con l'utilizzo di un bail-out, il governo italiano ha intrapreso un percorso costoso e pericoloso per preservare gli obbligazionisti senior. È vero, la decisione del governo italiano è legale. Poiché la Direzione di Risoluzione Unica (DRU) ha dichiarato le due banche italiane non sistemiche, la loro liquidazione è soggetta alla legge italiana. La DRU ha dichiarato che:

Dopo un'attenta analisi, qualora fosse necessaria un'azione di risoluzione e proporzionata alla salvaguardia degli obiettivi stabiliti nell'ambito del quadro di risoluzione dell'Unione Bancaria, la DRU ha concluso oggi che per queste due banche non è garantita alcuna azione di risoluzione nell'interesse pubblico. In particolare, nessuna di queste banche fornisce funzioni critiche e non si prevede che esse abbiano un impatto negativo significativo sulla stabilità finanziaria. Di conseguenza le banche saranno liquidate in base alle normali procedure di insolvenza italiane.

Ma se il fallimento di queste due banche "non avrà un notevole impatto negativo sulla stabilità finanziaria", perché allora il governo italiano ha deciso di salvarle? Chiaramente la dichiarazione della DRU contraddice le azioni del governo italiano. Infatti la logica dietro i salvataggi è assicurarsi che la stabilità finanziaria non si deteriori. I creditori e gli errori degli azionisti, non la stabilità finanziaria, sono quelli che vengono assicurati dai soldi dei contribuenti. Pertanto arriviamo alla situazione comica in cui Intesa, che beneficerà di €5.2 miliardi di sovvenzioni per l'assunzione di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, dichiara che la crisi bancaria veneta avrebbe colpito l'intero settore. Ma se Intesa ha ragione, questo significa che, poiché le banche erano sistemiche in primo luogo, la risoluzione di crisi doveva essere curata dalla DRU e pertanto Intesa non avrebbe mai potuto beneficiare di questa sovvenzione.

Utilizzando una scappatoia nella legislazione europea in materia di fallimenti bancari, l'Italia ha completamente screditato il nuovo contesto bancario europeo. L'azzardo morale non morirà presto. Le banche italiane saranno in grado di tenere in vita le loro pratiche irresponsabili fino alla prossima crisi, che i contribuenti italiani continueranno a finanziare.



Il futuro dell'azzardo morale in Europa

La decisione dell'Italia rischia di eliminare tutto il bene che potrebbe nascere dalla sostituzione del bail-out con il bail-in. Soltanto i peggiori tratti dell'Unione Bancaria rischiano di sopravvivere. Tra essi c'è la centralizzazione del processo di risoluzione delle banche a livello europeo e la creazione di una garanzia europea sui depositi (cioè, il terzo pilastro dell'unione bancaria).

Per alcuni può sembrare che l'unione bancaria fosse condannata fin dall'inizio, perché consisteva nella sostituzione delle norme con altri regolamenti, ma, come spiegò Murray Rothbard, alcune regolamentazioni possono migliorare sostanzialmente le condizioni economiche in un sistema finanziario insostenibile afflitto da azzardo morale e riserva frazionaria.

Se l'alternativa è tra governi che sostengono banche in difficoltà e il bail-in, allora quest'ultimo rappresenta un passo nella giusta direzione. Tuttavia la soluzione interventista per mantenere la stabilità finanziaria è profondamente instabile, poiché lo stato, con l'aiuto della banca centrale, può proteggere i creditori ad un costo relativamente basso. In altre parole, è quasi impossibile che l'azzardo morale scompaia se lo stato continua a svolgere un ruolo preponderante nel mondo finanziario.

Quindi è molto probabile che le regole riguardanti il bail-in verranno infrante — e per le stesse ragioni — come il Peel's Act (il Bank Charter Act del 1844). I principi alla base della Peel's Act erano solidi, ma avevano diversi difetti. Tra di essi c'era l'idea sostenuta dalla scuola valutaria secondo la quale una banca centrale deve vigilare sull'applicazione del principio valutario. Ma come scrive Joseph Salerno:

Una banca monopolistica con legami stretti con lo stato avrebbe sia l'incentivo che l'influenza sui pianificatori centrali affinché essi abbandonino principi economici solidi durante un panico finanziario al fine di prevenire una fuga bancaria diffusa che andrebbe a minacciare le proprie riserve d'oro. [...] Questo è esattamente quello che è avvenuto con il Peel's Act quando venne sospeso durante le crisi economiche, garantendo salvataggi inflazionistici delle banche e intensificando la loro propensione inflazionistica. Il Peel's Act non ha quindi moderato o abolito il ciclo economico e, anzi, è stato visto come un ostacolo alla funzione della Banca d'Inghilterra di prestatore di ultima istanza durante le crisi. Di conseguenza il principio valutario è stato screditato e l'ideale a sostegno del denaro sonante è stato accentuato malamente.

Allo stesso modo il bail-in si dimostrerà inefficiente se continuano ad esistere scappatoie e se la BCE continua ad essere l'istituzione che supervisiona il settore bancario. Un sistema finanziario sano può svilupparsi solo se le banche centrali vengono rimosse dall'equazione e se accettiamo senza eccezione una separazione tra banche e stato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/