mercoledì 26 aprile 2017

È tempo di tulipani!





di David Stockman


Al culmine della mania olandese dei tulipani, i bulbi venivano venduti a più di 10 volte il reddito annuo di un artigiano ed un esemplare raro di bulbo (Semper Augustus) era scambiato per l'equivalente di 12 acri di terra privilegiata.

Ma dopo essere saliti dell'8X in pochi mesi, la resa dei conti arrivò a febbraio 1637. L'indice dei prezzi dei bulbi di tulipani crollò dove tutto era iniziato a novembre dell'anno prima!




Ci si potrebbe chiedere se anche la nostra mania sia arrivata "a quel punto". Tale questione è particolarmente importante alla luce del fatto che il recente discorso di Trump al Congresso è stato il più fiscalmente irresponsabile sin da quello di LBJ sulle politiche "guns and butter," dimostrando senza ombra di dubbio che lui e la sua squadra non hanno alcun indizio circa gli orribili fatti fiscali in agguato.

Sono del tutto ignari di come stiano finendo in una trappola del debito che darà un taglio non solo al presunto Stimolo Targato Trump, ma a tutti gli ultimi trent'anni di Finanza delle Bolle.

Ma prima di continuare questo discorso, val la pena notare cosa è accaduto durante un recente rally durato sempre da novembre a marzo. Mi riferisco alla mania delle dotcom, e si dà il caso che ci sia una bella simmetria nei numeri col presente.

Tra il 24 ottobre 1999 ed il 22 marzo 2000, il NASDAQ 100 è passato da 2,460 a 4,600 (salendo dell'87%). Dopo questa impennata, ben presto tornò a dove si trovava ad ottobre. Ma il crollo del 2000 non aveva mostrato ancora tutto il suo potenziale — scese di un ulteriore 67% ad ottobre del 2002.

Come l'impennata del NASDAQ del 2000, l'attuale rally targato Trump ha avuto inizio il 2 novembre. Allora il NASDAQ 100 raggiunse il picco poco dopo che la FED rialzò i tassi d'interesse (di nuovo) il 21 marzo. Eppure, come disse la CNN quel giorno, l'azione della FED non era considerata un grosso pericolo per un mercato toro presumibilmente inarrestabile:

Per i mercati finanziari il rialzo dei tassi e il breve annuncio che ne seguì era solo un "non-evento", soprattutto perché Wall Street aveva ampiamente previsto che la FED avrebbe fatto esattamente quello che fece.

Sembrava proprio che non ci fosse alcun cigno nero nel cielo — fino a quando non iniziò improvvisamente un vertiginoso tonfo di due anni di quasi l'85% sin da quel picco.

Questa volta il cigno è arancione e si libra al di sopra del mercato, ma sembra proprio che gli scommettitori di oggi non se ne siano accorti. Mi riferisco al fatto che i robo-trader hanno completamente frainteso lo Stimolo Targato Trump.

I robo-trader — e la restante truppa di unità di carbonio che li imitano — si fidano ciecamente delle parole pronunciate dalle istituzioni. Di conseguenza quando Trumo ha promesso un "grande, grande" taglio fiscale per le imprese, una "riduzione fiscale enorme per la classe media" e anche un disegno di legge concernente le infrastrutture per ricostruire "strade, ponti, aeroporti, ospedali e scuole," i robo-trader hanno preso per buone le sue parole.

Ma non hanno fatto i conti con l'orologio del tetto del debito, il quale ha iniziato a ticchettare il 15 marzo scorso, lasciando le casse del Tesoro USA con circa $200 miliardi.

Ma l'amministrazione Trump ha già sperperato $204 miliardi durante i suoi primi 35 giorni in carica. Questo fatto è apparentemente avvenuto all'insaputa del Presidente, il quale ha twittato la falsità secondo cui aveva già ridotto il debito pubblico di $12 miliardi.

Al contrario!

Il Tesoro degli Stati Uniti sta sanguinando copiosamente inchiostro rosso — nonostante la pretesa comica di Janet Yellen secondo cui l'economia americana sta raggiungendo il nirvana keynesiano della "piena occupazione". Durante i primi quattro mesi dell'anno fiscale 2017, infatti, il debito netto dello Zio Sam è aumentato di $532 miliardi. Ciò equivale ad un tasso annualizzato di $1,300 miliardi.

Dato che il Tesoro USA spende denaro al ritmo di $ 3-4 miliardi al giorno, ha ancora 50-75 giorni prima di esaurire tutto il suo bilancio.

E questo significa che sarà a corto di denaro prima che qualsiasi disegno di legge fiscale possa solo essere scrutato dalla Camera.

I robo-trader di Wall Street non sono programmati rispetto a tutto il processo di bilancio. Il fatto è che nessuno dei componenti dello Stimolo Targato Trump vedrà la luce fino a quando entrambe le camere non si impegneranno in una risoluzione di bilancio per l'anno fiscale 2018.

È solo attraverso una risoluzione di bilancio, che comprenda un piano finanziario globale a lungo termine, che sarà possibile ottenere una "riconciliazione" riguardo il disegno di legge fiscale; e senza il meccanismo parlamentare, la riforma fiscale morirà in un ostruzionismo al Senato gestito dalle lobby che infestano Washington.

Ma ecco il punto. Il ticchettio dell'orologio del tetto del debito interferirà col raggiungimento di un accordo sulla risoluzione di bilancio per l'anno fiscale 2018.

Inoltre, man mano che i media inizieranno a concentrarsi su un Tesoro USA a corto di denaro, si scateneranno i fuochi d'artificio all'interno del GOP i quali faranno pentire lo Speaker Ryan d'aver preso il posto di John Boehner.

I conservatori fiscali chiederanno riforme riguardo i trasferimenti sociali, ma Trump dirà di no. La Casa Bianca di Trump ha abbracciato un piano assolutamente stupido e inutile, e aggiungerà $54 miliardi ai $600 miliardi del bilancio della difesa per l'anno fiscale 2018 da solo — e ha proposto di compensarli con tagli draconiani alle agenzie nazionali e al Dipartimento di Stato/budget per gli aiuti esteri che sono già "morti" al Senato.

Ma ecco la cosa importante. Il tetto a $548 miliardi per le spese per la difesa ed a $518 miliardi per quelle discrezionali extra difesa, sono legge in base al BCA (Budget Control Act).

Non c'è possibilità che un disegno di legge approvato dalla Camera possa alzare le spese per la difesa a più di $600 miliardi, mentre viene tagliato il tetto interno a meno di $500 miliardi. A quel punto ci sarebbe sangue sul pavimento da un capo all'altro di Capitol Hill.

Nel frattempo la cosiddetta "abrogazione e sostituzione" dell'Obamacare sta già creando fratture profonde tra i repubblicani alla Camera, e la cosa peggiorerà progressivamente.

Quello che sta succedendo è che il Freedom Caucus sta capendo quello che ho documentato già da tempo. Vale a dire, che il piano di Ryan per "abrogare e sostituire" è in realtà un Obamacare Lite. Non solo il costo decennale da $7,000 miliardi in base alle regole vigenti non sarà ridotto in alcun modo, ma il piano di Ryan stabilirà in base all'età anche nuovi diritti sociali per crediti d'imposta riguardanti il campo medico.

Nel loro insieme tutte queste battaglie si porteranno dietro il loro prezzo da pagare: vedremo una crisi per la semplice ragione che non ci sarà una maggioranza alla Camera e al Senato per un aumento del tetto del debito.

Forse perché Washington non ha mai affrontato una cosa del genere. Cioè, un debito pubblico da $20,000 miliardi con $10,000 miliardi di più in cantiere nel prossimo decennio, e un team alla Casa Bianca che vuole accumulare migliaia di miliardi di più in inchiostro rosso in cima a suddette cifre.

In una parola, gli algoritmi dietro alla mania delle medie azionarie non riusciranno ad anticipare la tempesta politica che sta soffiando.

Quando arriverà, i robo-trader inizieranno a vomitare uno tsunami di ordini di vendita come mai visto prima d'ora. Quando la tempesta si acquieterà alla fine, ci saranno sicuramente alcuni nuovi grafici che descriveranno il tonfo ottobre-marzo come un'opportunità per incassare i propri soldi.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 25 aprile 2017

Perché la riserva frazionaria sarebbe limitata in un libero mercato





di Frank Shostak


Il cosiddetto moltiplicatore è il risultato di banche che sono legalmente autorizzate ad utilizzare il denaro presso di loro depositato. Le banche trattano questo tipo di denaro come se fosse stato prestato loro, quindi lo riprestano a loro volta consentendo allo stesso tempo ai depositanti di spendere i soldi depositati.

Per esempio, se John colloca $100 in un deposito a vista presso la Banca Uno, egli non abbandona il suo diritto a ritirare i $100. Ha disponibilità senza vincoli su tale somma.

Tuttavia, dobbiamo anche dire che la Banca Uno presta $50 a Mike. Prestando a Mike $50, la banca crea un deposito da $50 che Mike ora può usare. Ricordate che John ha ancora un credito di $100, mentre Mike ora ha un credito di $50.

Questo tipo di prestito è detto anche riserva frazionaria. La banca ha $100 in contanti e $150 in depositi. La banca detiene pertanto il 66.7% delle riserve in base ai depositi a vista. La banca ha creato $50 "dal nulla", dal momento che questi $50 non sono coperti da denaro contante.

Ora Mike usa i $50 per comprare merci da Tom e lo paga con un assegno. Tom deposita l'assegno presso la sua banca, la Banca Due. Dopo aver ricevuto l'assegno, la Banca Due vedrà un aumento dei contanti pari a $50, da cui potrà trarre vantaggio prestando $25 a Bob.

Come si può vedere, il fatto che le banche facciano uso dei depositi a vista, mentre i titolari dei depositi non rinunciano ai loro crediti, mette in moto il moltiplicatore monetario.

Si potrebbe obiettare che alle persone che depositano i loro soldi in depositi a vista, non importa cosa facciano le banche con tali soldi. Ma se un individuo concede un permesso ad una banca di prestare il proprio denaro, non può aspettarsi allo stesso tempo di utilizzarlo.

Indipendentemente dalla disposizione psicologica delle persone, ciò che conta qui è che gli individui non rinunciano ad utilizzare il denaro depositato che invece viene prestato. Una volta che le banche utilizzano il denaro depositato, si mette in moto un'espansione di denaro "dal nulla".

Anche se la legge consente questo tipo di pratica, da un punto di vista economico produce un risultato simile ad una qualsiasi attività di contraffazione. Infatti genera denaro "dal nulla", cosa che porta ad un consumo che non è coperto dalla produzione, vale a dire, una diluizione del bacino della ricchezza reale.

Il precedente legale a favore della riserva frazionaria è riconducibile al processo Carr v. Carr nell'Inghilterra del 1811, in cui i giudici stabilirono la legittimità della riserva frazionaria. Legalità ed economia, in questo caso, non vanno d'accordo.

Secondo Mises:

Si è soliti considerare i depositi, che possono essere ritirati in qualsiasi momento in cambio di banconote o assegni, come un tipo di transazione di credito e dal punto di vista giuridico questo punto di vista è giustificato; ma dal punto di vista economico non è una transazione di credito. [...] Un depositante di una somma di denaro che acquisisce in cambio un credito convertibile in denaro in qualsiasi momento, non ha scambiato alcun bene presente per un bene futuro. Il credito che ha acquisito rappresenta un bene presente per lui. Il deposito di denaro non significa affatto che egli abbia rinunciato al suo uso.[1]

Allo stesso modo, Rothbard sosteneva:

In questo senso, un deposito a vista, mentre dal punto di vista legale è designato come credito, è in realtà un bene presente — un credito per un bene presente che è simile ad una transazione di comodato, in cui il custode si impegna a rimborsare il biglietto in qualsiasi momento.[2]



Perché un mercato senza ostacoli limiterebbe la riserva frazionaria

In un'economia di mercato veramente libera, la probabilità che le banche praticherebbero la riserva frazionaria tenderebbe ad essere molto bassa. Se una banca cercasse di praticarla, correrebbe il rischio di non essere in grado di onorare i propri assegni. Per esempio, se la Banca Uno prestasse $50 a Mike in base a $100 depositati da John, correrebbe il rischio di andare in bancarotta. Perché? Diciamo che John e Mike decidano di esercitare i loro diritti di credito. Diciamo anche che John acquisti merce per $100 da Tom, mentre Mike acquisti merce per $50 da Jerry. Sia John che Mike pagano la merce con assegni in base ai loro depositi presso la Banca Uno.

Ora Tom e Jerry depositano gli assegni ricevuti da John e Mike presso la propria banca — la Banca Due, la quale è una concorrente della Banca Uno. La Banca Due, a sua volta, presenta questi assegni alla Banca Uno e chiederà denaro in cambio. Tuttavia la Banca Uno ha solo $100 in contanti — ed è a corto di $50. Di conseguenza la Banca Uno corre il rischio di andare in bancarotta, a meno che non riesca a mobilitare rapidamente il denaro vendendo alcuni dei suoi asset o prendendo in prestito.

Il fatto che le banche debbano onorare i loro assegni risulterebbe un deterrente sufficiente contro la riserva frazionaria in un'economia di libero mercato.

Inoltre bisogna rendersi conto che si tenderebbe a "cogliere nel sacco" chiunque pratichi la riserva frazionaria, in quanto vi sarebbero molte banche in competizione. All'aumentare del numero delle banche e al diminuire del numero di clienti per banca, salirebbe anche la possibilità che i clienti spendano soldi presso attività di individui che sono affiliati con altre banche. Questo a sua volta farebbe salire il rischio di non poter onorare gli assegni, qualora una banca volesse iniziare a praticare la riserva frazionaria.

Al contrario, al diminuire del numero di banche concorrenti, cioè all'aumentare del numero di clienti per banca, diminuirebbe anche la probabilità che le banche possano essere "colte nel sacco" a praticare la riserva frazionaria. Nel caso estremo in cui esistesse solo una banca, potrebbe praticare la riserva frazionaria senza alcun timore d'essere "colta nel sacco".

Così, se Tom e Jerry sono anch'essi clienti della Banca Uno, una volta che depositano i loro assegni ricevuti da John e Mike, la proprietà dei depositi verrebbe trasferita da John e Mike a Tom e Jerry. Questo trasferimento di proprietà, tuttavia, non causerebbe alcun effetto alla Banca Uno.

Possiamo quindi concludere che in un libero mercato, se una banca particolare cercasse di espandere il credito praticando la riserva frazionaria, correrebbe il rischio di essere "colta nel sacco". Quindi in un'economia veramente libera, la minaccia di fallimento farebbe scendere al minimo la pratica della riserva frazionaria.



Banca Centrale e riserva frazionaria

Mentre in un libero mercato la pratica della riserva frazionaria tenderebbe ad essere minima, questo non è il caso con l'esistenza di una banca centrale.

Per mezzo della politica monetaria, etichettata anche come gestione delle riserve del sistema bancario, la banca centrale sostiene l'esistenza della riserva frazionaria e quindi la creazione di denaro "dal nulla".

Il sistema bancario moderno può essere visto come un'enorme monopolio guidato e coordinato dalla banca centrale. Le banche in questo contesto possono essere considerate come filiali della banca centrale. L'intero ​​sistema bancario commerciale può essere considerato a tutti gli effetti come un'unica gigantesca banca. (Come abbiamo visto, in un monopolio si può praticare la riserva frazionaria senza correre il rischio di essere "colti nel sacco".)

Attraverso la gestione monetaria, vale a dire, il pompaggio monetario, la banca centrale fa in modo che tutte le banche possano impegnarsi congiuntamente nell'espansione del credito "dal nulla" attraverso la pratica della riserva frazionaria. L'espansione congiunta, a sua volta, garantisce che gli assegni presentati per il rimborso tra banca e banca risultino coperti.

Per mezzo di iniezioni monetarie, la banca centrale fa in modo che il sistema bancario commerciale abbia "liquidità a sufficienza", cosicché le banche non andranno in bancarotta l'un l'altra.

Ogni volta che la FED inietta denaro nel sistema, questo si tradurrà in un aumento di un deposito di una banca particolare. Quest'ultima, in base alla sua strategia di portfolio, deciderà quanto ne presterà e quanto ne deterrà in riserve. (Anche nel sistema bancario moderno, le banche commerciali dovrebbero detenere una certa quantità di riserve al fine di saldare le transazioni.)

Se una banca decide di tenere il 20% delle riserve dopo il nuovo aumento dei depositi, allora presterà l'80% di questi nuovi depositi.

Ad esempio, a seguito di iniezioni monetarie della FED, i depositi della Banca Uno aumenterebbero di $1 miliardo e la banca presterebbe $800 milioni, mentre il resto lo terrebbe in riserve. Supponiamo che i mutuatari degli $800 milioni acquistino merci da individui aventi depositi con la Banca Due, la quale a sua volta presenterebbe gli assegni alla Banca Uno. Dal momento che quest'ultima ha in suo possesso $1 miliardo, non avrebbe alcun problema a saldare gli assegni.

Si consideri, però, il caso in cui Bob deposita $100 nella Banca Uno. Quest'ultima decide di prestarne l'80% a Mike, mentre il resto lo terrebbe in riserve di liquidità. Emergerebbe un problema se Bob e Mike decidessero di ritirare i loro soldi. Allora ci sarebbe il rischio che la Banca Uno non sarebbe in grado di onorare i suoi assegni. Nel caso di un tale evento, la FED sarebbe pronta a fornire alla Banca Uno un prestito per evitarne il fallimento. (Inoltre, facendo in modo che il sistema bancario commerciale abbia abbastanza soldi, la banca centrale permette alle banche in difficoltà di onorare i propri assegni prendendo in prestito nel cosiddetto mercato monetario.)

Si noti inoltre che la riserva frazionaria è intrinsecamente instabile. La struttura temporale degli attivi bancari è più lunga rispetto alla struttura temporale delle sue passività. I depositi a vista delle banche — passività — sono dovuti immediatamente, su richiesta, mentre i suoi prestiti ai mutuatari si estendono per un periodo di tempo più lungo. (Si noti che la presenza della banca centrale incoraggia le banche a finanziare attività a lungo termine con denaro a breve termine, rischiando di finire in tal modo in difficoltà finanziarie una volta che i tassi d'interesse a breve termine salgono al di sopra dei tassi d'interesse a lungo termine).

Secondo Rothbard:

Una banca è sempre intrinsecamente in bancarotta; e ci finirebbe se i suoi depositanti capissero che il denaro che credono a loro disposizione su richiesta, in realtà non c'è.[3]

Infine, non solo la riserva frazionaria dà luogo all'inflazione monetaria, è anche responsabile per la deflazione monetaria. Dato che le banche per mezzo della riserva frazionaria generano denaro "dal nulla", ogni volta che non rinnovano i prestiti in realtà danno luogo alla scomparsa del denaro.

Questo in contrasto con il prestito di denaro reale, che non può mai sparire fisicamente a meno che non venga distrutto. Così, quando John presta i suoi $50 a Mike mediante la Banca Uno, i $50 vengono trasferiti da John a Mike. Il giorno della scadenza del prestito, Mike trasferisce alla Banca Uno i $50 più gli interessi. La banca, a sua volta, trasferisce i $50 più gli interessi (rettificati alle spese bancarie) a John — senza che ci sia scomparsa di denaro.

Se la Banca Uno pratica la riserva frazionaria, allora presta $50 a Mike "dal nulla". Il giorno della scadenza, quando Mike ripaga i $50, il denaro torna alla banca, il creatore originale di questo denaro vuoto, vale a dire, il denaro scompare dall'economia, o svanisce "nel nulla."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Ludwig von Mises, The Theory of Money and Credit (Indianapolis, Ind: Liberty Classics, 1980), pp. 300–01.

[2] Murray N. Rothbard, "Austrian Definitions of the Supply of Money," in New Directions in Austrian Economics, ed. Louis M. Spadaro (Kansas City: Sheed Andrews and McMeel, 1978), p. 148.

[3] Murray N. Rothbard, The Mystery of Banking (Auburn, Ala.: Mises Institute, 2008), p. 99.

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lunedì 24 aprile 2017

Sprofondare nel fascismo





di Alasdair Macleod


La maggior parte delle persone considera gli stati e le loro banche centrali come un bene per la società. Le crisi finanziarie sono quindi affibbiate ad errori del capitalismo e la gente crede che i nostri leader facciano del loro meglio per raccogliere i cocci che si lascia dietro il mercato, perché sono eletti per promuovere il bene comune.

La realtà è molto diversa, con gli stati che non agiscono nell'interesse dei loro elettori, ma nell'interesse della conservazione dell'amministrazione. E la dimensione dell'amministrazione è proporzionale al suo grado di controllo sulle persone, ed il suo peso sulla gente comune cresce sempre di più con l'intervento e la micro-gestione.

Lo scopo dello stato è il possesso di tutta la proprietà privata, cioè, il comunismo, o il controllo su ciò che le persone fanno con la loro proprietà, cioè, il fascismo. Con il comunismo ormai screditato, il mondo si sta muovendo inesorabilmente verso quest'ultimo. Ogni azienda è regolamentata in un modo o nell'altro, e la libertà economica viene progressivamente limitata da normative sempre più severe.

Dal punto di vista dello stato, la mancanza di controllo sulle attività private rappresenta un rischio per esso stesso ed i suoi obiettivi. Tanto più le persone vengono direzionate nelle loro azioni, più certa sarà la sicurezza dello stato. Questa è una cosa che riscontriamo nel tentativo di rimuovere il denaro contante dalla circolazione, perché l'uso del contante non può essere controllato. Può essere utilizzato per attività al di là del controllo dello stato, può essere utilizzato per eludere il pagamento delle tasse, e può essere utilizzato per indebolire la solvibilità di una banca. Molte persone potrebbero pensare che questa sia una tendenza solo nelle nazioni avanzate, ma è altrettanto vera nelle economie emergenti, come dimostra la recente esperienza in India.

Purtroppo per i cittadini indiani, la goffaggine dello stato indiano nel vietare le banconote da 500 e 1,000 rupie porterà ad una crisi economica e finanziaria. Guardando al lato positivo, potrebbe portare al crollo del governo di Modi. Se ciò accadesse, potrebbe scoraggiare altri stati nel voler usare la stessa medicina e perseguire obiettivi analoghi.

Un osservatore imparziale deve chiedersi: che cosa ha spinto Modi ad essere così stupido? Per capire la motivazione degli stati nei paesi emergenti, è importante rendersi conto che sono diventati economie a due velocità. La prima è la città moderna, la quale richiede infrastrutture costose. I grattacieli stanno spuntando ovunque, le aziende internazionali stanno piantando uffici in ogni dove, e una élite è stata istruita e qualificata per ricoprire il ruolo di commercialisti, avvocati, banchieri, e tutte quelle abilità delle economie delle nazioni avanzate. Questi sviluppi positivi producono entrate fiscali per gli stati, insieme alle spese. Soprattutto alimentano il desiderio dei politici per ulteriori sviluppi, che la gente li voglia o meno. E la loro attenzione si sta spostando sulle attività del settore privato, che usa denaro contante, è diffidente delle banche e tenta di eludere le tasse.

Anche in città come Kuala Lumpur vi è una sottoclasse di trading in cui vi partecipa la maggior parte della popolazione. Includere queste attività nella rete statistica e fiscale rafforzerebbe il PIL della Malesia e le entrate fiscali del governo. Lo stesso vale per tutti coloro al di fuori delle grandi città. L'Indonesia ha 250 milioni di persone, la maggior parte delle quali non usa il sistema bancario, cerca di eludere le tasse, e le cui attività non sono registrate. La banca centrale indonesiana sta progettando di farla finita con tutti i contanti entro cinque anni. I guadagni attesi per lo stato sono evidenti, e si può capire perché i politici favoriranno la diffusione della tecnologia finanziaria, come ad esempio il mobile banking, per raggiungere questi obiettivi.

Il denaro contante è solo un aspetto del controllo dello stato sui suoi cittadini. Le tasse sono un altro. Secondo un rapporto di Ernst & Young, alcuni governi "stanno studiando i benefici incalcolabili di digitalizzare i loro sistemi fiscali". Ciò significherebbe la distribuzione di un software che calcola automaticamente le tasse dovute. Il Brasile, a quanto pare, sta facendo da apripista, con un sistema di software digitale che accede ai conti bancari di una società, ne scruta i movimenti finanziari, le fatture e le vendite giornaliere per calcolare le imposte che diventano immediatamente esigibili. E non si tratta solo delle aziende, perché anche gli individui sono sempre più soggetti a questa intrusione. Il risultato in Brasile è stato un gettito fiscale aumentato di circa il 12.5% annuo, senza alcun aumento delle aliquote fiscali.

Sembra che tutti i paesi si stiano dirigendo verso questa strada digitale. E quando qualcuno obietta per la perdita di libertà personale, la risposta è prevedibile: la gente deve pagare la sua giusta quota di tasse, e l'evasione e l'elusione fiscale devono essere fermate nell'interesse del contribuente onesto. Si tratta essenzialmente della tesi utilizzata da Modi per giustificare il divieto delle banconote, secondo cui possono essere utilizzate nel mercato nero e servono ad eludere la tassazione. Dimenticate ogni discussione sulla libertà personale, sulla violazione dei diritti personali, o sui benefici economici della concorrenza fiscale.

Ciò che è particolarmente preoccupante per quanto riguarda l'individuo, è il modo in cui le nazioni sembrano agire sotto forma di un super-stato non eletto. Sicuramente non è un caso se diversi paesi indipendenti perseguano lo stesso obiettivo, vietare il denaro contante, e lavorino su piani per automatizzare la riscossione delle imposte. Un componente esecutivo vitale, che scambia le informazioni a livello internazionale, è la sicurezza interna, dove ogni mossa degli individui viene sempre più monitorata da video e telecamere. Ulteriori tracciamenti li ritroviamo nei sistemi di pagamento, comprese le biglietterie dei mezzi di trasporto pubblico ed i telefoni cellulari. Il monitoraggio a fini protettivi è stato migliorato e giustificato a causa della necessità di controllare e assicurare alla giustizia i cattivi, come i molestatori di bambini. Possiamo aspettarci più mosse per semplificare l'estradizione, non solo per i pedofili, ma per chiunque ritenuto una minaccia dallo stato.

Siamo già abituati al controllo statale dell'interesse che paghiamo e riceviamo sul nostro denaro. Vietare i contanti aumenta la profondità di questo controllo, con il risparmio ed i depositi tassati attraverso i tassi d'interesse negativi. Il super-stato, agendo mediante le sue banche centrali, si coordina grazie alle politiche dei tassi d'interesse. Il quantitative easing, il controllo diretto sui prezzi delle obbligazioni attraverso il loro acquisto da parte delle banche centrali, riduce il rischio che il mercato possa sfidare le politiche delle stesse banche centrali, almeno nel breve termine.

Il mondo occidentale sta percorrendo la strada del socialismo nazionale, e poiché il viaggio è passato perlopiù inosservato, è successo con il minimo disturbo civile. Ex-comunisti e socialisti marxisti ora appoggiano pienamente il fascismo senza rendersene conto. È ironico che il mondo abbia combattuto una guerra settant'anni fa contro il fascismo, ma ora stiamo effettivamente attuando la stessa ideologia. Ma non possiamo dire che c'è un piano fascista ai massimi livelli. Più probabilmente politici e funzionari pubblici sono inconsapevoli che i loro tentativi, perlopiù onesti, di proteggerci dalle minacce reali e immaginarie, equivalgono in ultima analisi alla stessa cosa.

Alla fine gli stati si auto-distruggeranno seguendo queste scelte politiche ed economiche, perché gli stati ed i loro esperti si illudono di capire l'economia. Non vogliono capire le ragioni per le quali il libero mercato conduce alla prosperità economica senza l'interferenza dello stato, e perché la micro-gestione statale finisce sempre in lacrime. Di conseguenza non vedono il rischio insito nel dominio statalista, perché non proviene dagli individui, ma dagli stati stessi. Vietare il denaro contante accelererà quasi certamente il declino del potere d'acquisto della moneta elettronica, perché il suo rifiuto da parte degli attori di mercato può essere istantaneo.

Basta guardare come va in India. Confrontate il potenziale dell'inflazione dei prezzi in un'economia senza contanti con le inflazioni di Weimar o dello Zimbabwe, quando i contanti in genere devono essere guadagnati prima che spesi. Rudolf Havenstein, presidente della Reichsbank nei primi anni '20, arroventò la stampante monetaria ventiquattro ore al giorno per soddisfare una crescente carenza di liquidità. Oggi non solo l'accesso al denaro è immediato, ma anche al credito. Il crollo della valuta potrebbe rappresentare la più grande minaccia al socialismo nazionale. Durante un crollo della valuta, le passività di uno stato salirebbero insieme a tutte le altre. La crescente domanda di finanziare gli oneri statali distruggerebbe la ricchezza su cui si basano le entrate fiscali future. Un'economia prospera è quella in cui gli individui conservano ed investono il loro patrimonio produttivo, come l'esperienza ha dimostrato. Forse Donald Trump lo capisce, ma riuscirà a resistere alle forze a lui avverse?

Abbiamo imparato dalla Brexit che qualsiasi guadagno derivante dai piani statalisti sarà temporaneo, in quanto l'establishment ha semplicemente sostituito David Cameron con un ex-ministro degli interni che ha supervisionato la più grande perdita di libertà personale in Gran Bretagna fino ad oggi. A parte il dibattito sulla Brexit, è tutto come al solito, con un governo britannico che continua a stringere il suo controllo sull'uso del contante, a coordinare le informazioni per migliorare la riscossione delle imposte ed a erodere la privacy sugli affari personali.

In Eurolandia senza dubbio ci sarà una disintegrazione economica e finanziaria, e forse la distruzione della moneta unica che verrà sostituita dalle valute nazionali precedenti, molte delle quali si auto-distruggeranno ancor più velocemente. Ribellandosi contro lo status quo, gli elettori italiani, francesi, spagnoli e olandesi si limiteranno ad intensificare la pressione per il controllo dello stato, poiché i politici difenderanno il punto di vista secondo cui l'Unione Europea deve sopravvivere a tutte le sfide, anche se la gente comune s'impoverirà nel processo.

È, tuttavia, non meno di quello che sarebbe successo se i fascisti non avessero perso la seconda guerra mondiale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 21 aprile 2017

La miccia ed il barilotto europeo di polvere da sparo





di Francesco Simoncelli


È notizia di questi giorni che le famiglie italiane hanno visto aumentare sistematicamente e progressivamente il loro indebitamento netto. L'euforia scatenata dalla stampante monetaria dello zio Mario ha spinto gli individui sulla passerella del debito, ma se guardano di sotto ciò che vedono è un branco di pescecani pronti a sbranarli. Come può essere altrimenti quando l'indebitamento delle famiglie italiane, ad esempio, è arrivato a circa €20,000? Solo due anni prima questo numero era il 5% più basso. Il punto paradossale di questo discorso è che la maggior parte delle famiglie è scesa ancor di più nel debito per pagare le proprie pendenze col fisco italiano. Questo vuol dire che il denaro preso in prestito non è stato utilizzato per finanziare attività che in futuro avrebbero potuto portare ad un miglioramento delle condizioni economiche dei contribuenti e del paese in generale. No, è finito nelle fauci voraci di un'attività che distrugge ricchezza e lentamente porta all'esaurimento il bacino della ricchezza reale.

Non è un caso se la produzione industriale italiana è calata del 2.3% a gennaio rispetto al mese precedente, e stiamo parlando della peggiore performance sin dal gennaio 2012. Questo a fronte di uno stato che nel corso del tempo è diventato sempre più preponderante. Infatti debito pubblico e spesa pubblica hanno continuato a sottrarre risorse economiche scarse alle attività produttive, rendendo ancor più difficoltoso per la piccola/media impresa trovare una strategia per riprendersi.





Non sorprende quindi se, ancora oggi, la ripresa economica latita dai radar e quello che abbiamo invece è una manna prevalentemente nei casinò azionari del mondo. Inizialmente le banche centrali credevano di aiutare sia i centri finanziari sia il resto dell'economia più ampia attraverso il cosiddetto "effetto ricchezza a cascata". ciò non ha fatto altro che creare una speculazione rampante negli indici azionari e nel mondo delle obbligazioni sovrane, lasciando col cerino in mano l'economia più ampia. Le grandi aziende che hanno potuto accedere al denaro di nuova creazione hanno prevalentemente investito suddetto denaro in ingegneria finanziaria, assorbendo di conseguenza risorse economiche e capitale umano. Ciò ha sfoggiato quei bip sul monitor di un moribondo, facendo festeggiare le banche centrali per aver risvegliato l'occupazione ed il commercio.

Invece l'abbassamento artificiale del prezzo più importante del capitalismo, ovvero, il tasso d'interesse, ha permesso a determinate attività d'accedere al bacino della ricchezza reale, abbeverarsi alla sua fonte e non creare nulla in cambio. Ecco perché le grandi aziende hanno dovuto ricorrere, ad esempio, al riacquisto di azioni proprie per mantenersi in piedi. Ecco perché Poste Italiane, ad esempio, ha lanciato la sua IPO nel 2015 in modo da entrare nel casinò azionario. Ecco perché Unicredit, ad esempio, vorrebbe fondersi con Generali, tecnica utilizzata per far apparire più appetibile al mercato due entità che sono economicamente marce.




In questo modo gli zombie economici mangiano ciò che resta di una determinazione onesta dei prezzi nei mercati, favorendo l'emersione di un caos economico che alla fine fagociterà tutta questa tossicità. Ma non bisogna dimenticare l'origine di suddetta tossicità, perché ciò che è stato finora elencato rappresenta solo la rosa degli effetti: il settore bancario centrale ed il suo monopolio sul denaro. L'importanza del denaro e del suo prezzo all'interno di un'economia di mercato è cruciale, perché esso coordina la produzione ed il consumo, permette agli attori di mercato di scegliere tra investimenti e risparmi, facilita lo scambio delle merci, ecc. Queste caratteristiche sono alla base di una moneta sonante, la cui stabilità agevola un flusso di scambi quanto più veloce possibile e permette agli attori di mercato di aumentare il grado di specializzazione delle loro arti.

In caso di crisi, le informazioni tra gli attori di mercato viaggiano più pulite e si riflettono nei fondamentali di mercato. Il fatto di essere incontaminati permette agli attori di mercato di aggiustarsi prontamente alle nuove condizioni di mercato, alleviando il dolore economico in modo significativo. Nel mondo attuale, invece, dove il denaro è corrotto dalle manipolazioni centrali da parte dei banchieri centrali, i fondamentali a loro volta non riflettono più informazioni reali e di conseguenza gli attori di mercato trovano parecchie difficoltà a coordinarsi per uscire dalla flessione economica. Ecco perché ancora oggi abbiamo una realtà economica in perenne stagnazione, mentre lo scoordinamento degli attori economici fa levitare i prezzi al consumo. Tale fenomeno infatti è la nemesi dei keynesiani, ciononostante è quello che abbiamo sotto i nostri occhi e ci sta urlando praticamente in faccia "errori economici dietro ogni angolo". La persistenza di suddetti errori non fa altro che acuire una situazione che finirà col ritorcersi contro i cosiddetti pianificatori monetari centrali.

È qui che al giorno d'oggi sono finite le banche centrali. Dopo aver inaugurato le cosiddette politiche non convenzionali per "combattere" la crisi economica, hanno creato un mercato dipendente da dosi crescenti di credito a buon mercato. Perché? Perché la loro sopravvivenza non dipende più dalle scelte di mercato, ma dalla loro capacità di accedere al denaro creato ex novo e parassitare il bacino della ricchezza reale. Le banche centrali, in quanto cartello, hanno creato una vasta rete di clientelismo che all'inizio credevano avrebbero schermato il loro potere dalla pulizia di mercato, ma ora si stanno accorgendo che tale rete s'è incancrenita e farà crollare il loro castello di cartastraccia.

La baldanza con cui venne inaugurato l'euro s'è lentamente arenata sulle sabbie della crisi economica, la quale sta rappresentando una grossa gatta da pelare per i presunti poteri onniscienti dei banchieri centrali. Alla fine scopriremo che essi sono l'equivalente del Mago di Oz, un triste ometto dietro la tenda che manovra delle leve. Una voce cavernosa e una grossa ombra per incutere timore, ma oltre a ciò ben poco. Un esempio concreto è rappresentato dal seguente grafico. Osservate come sia cresciuta l'offerta monetaria più ampia in Grecia e Italia prima dello scoppio della crisi europea; ad un certo punto, addirittura, quella greca superò quella italiana. Prima che entrasse in vigore l'euro, i mercati avrebbero punito comportamenti così sconsiderati dal punto di vista monetario, invogliando gli investitori a puntare su monete più solide. Ricordiamolo, maggiore è la stabilità di una moneta, migliore sarà il calcolo economico degli imprenditori e migliori saranno le informazioni veicolate all'interno dell'ambiente economico. Il paese ci guadagna in efficienza e competitività.

Inutile dire che questo non è accaduto all'interno dell'euro. Le banche hanno creato nuovi prestiti con cui i mutuatari hanno speculato principalmente nel mercato immobiliare (i condoni degli anni passati erano solamente un invito a seguire questa strada). I numeri del PIL venivano gonfiati e i governi in carica potevano pavoneggiarsi per aver diffuso una presunta prosperità economica. Non c'è voluto molto prima che questo denaro iniziasse ad invadere il resto della Zona Euro, visto che la valuta europea è a corso legale in parecchi stati membri dell'UE.




Allo stesso modo i deficit di bilancio dei vari stati sono andati fuori controllo, potendo essi beneficiare del rating di credito tedesco e quindi vendere quantità crescenti di debito pubblico. Se durante quasi tutta la sua storia uno stato ha agito sconsideratamente dal punto di vista fiscale, non saranno certo quattro regole scritte su un foglio di carta a fargli cambiare atteggiamento. E infatti così è stato, perché ciò che riesce bene agli stati è infrangere le regole da loro stessi "imposte". Maggiori erano i deficit, maggiori sarebbero stati i beni reali incamerati da quello stato che affondava di più nel debito rispetto a quelli che seguivano una via di rettitudine fiscale. Immaginate di uscire con degli amici e di andare a mangiare fuori. Badando fondamentalmente al vostro portafoglio per i più svariati motivi, decidete di spendere quanto meno possibile. Diversamente da voi, però, alcuni si lasciano andare alla pazza gioia e ordinano pietanze costose. Alla fine si decide di pagare il conto in parti uguali. Di conseguenza, voi che volevate cercare di risparmiare venite costretti a pagare anche la parte degli altri. Questo breve esempio è il modo per farvi capire cosa sia accaduto nella Zona Euro negli anni antecedenti la crisi e come mai determinati paesi membri abbiano preferito sprofondare nei deficit. È la cosiddetta tragedia dei beni comuni.

Inutile ricordare come la BCE sia il colpevole principale di questa sciaguratezza. Infatti quando qualcosa è gratis, praticamente viene richiesto di più. Prima Trichet e poi Draghi hanno manipolato al ribasso il tasso d'interesse di riferimento incentivando una domanda crescente di riserve monetarie. Questa follia è arrivata ad un brusco stop quando la Germania ha iniziato a richiedere maggiori garanzie in virtù dei deficit rampanti che stavano spuntando perlopiù tra i PIIGS. Poi è intervenuta ulteriormente la BCE alzando l'asticella dell'azzardo morale attraverso l'ukase dello zio Mario nell'estate 2012 e successivamente il QE europeo.

Nonostante ciò, i paesi del Club Med sono riusciti a finanziare i loro deficit di bilancio e continuano tuttora a farlo. Come?




Per capirlo dobbiamo introdurre  il concetto di TARGET2: un sistema di pagamento transfrontaliero che permette agli individui di spostare denaro da una nazione europea ad un'altra. Facciamo un esempio: immaginiamo che un individuo italiano acquisti un bene o asset proveniente dalla Germania. La Banca d'Italia ascrive nel suo bilancio un passivo mentre la Bundesbank un attivo, almeno finché la banca che riceve in deposito il "denaro italiano" non investe tali proventi in obbligazioni italiane, azioni italiane o altri asset dello stesso paese. In tal caso, il passivo viene cancellato. In caso contrario, però, la banca centrale tedesca continua ad accumulare crediti nei confronti dell'Italia, non ritenendo saggio investire in un paese bancarotta. E l'Italia, nel caso concreto, lo è.

È in bancarotta poiché non riesce a sovvenzionare i propri debiti con nuove entrate. Non solo, ma gli oneri concessi in passato pesano molto sul bilancio. Ora che la pressione fiscale, diretta ed indiretta, è intorno al 70%, non può spingersi oltre senza causare una levata di scudi finale da parte del tessuto produttivo di questo paese, nonché la fuga delle aziende estere. La soluzione? Giocare con la statistica e la reflazione del settore immobiliare. Guidata da chi? Dalla speculazione rampante di manager finanziari che, sfruttando l'ambiente finanziario inondato dalla manna monetaria a costo zero della BCE, fanno ricorso alla leva finanziaria e gonfiano il valore di determinati asset. Gli immobili sono uno di questi. Il loro valore di mercato, quindi, sale riflettendo le condizioni economiche distorte in prima istanza dalla manipolazione da parte della banca centrale del prezzo più importante in un'economia capitalista: il tasso d'interesse.

Con la riforma del catasto, quindi, si rivalutano gli immobili attuali depennando i vari contribuenti da agevolazioni fiscali e altri sgravi. Un trucco finanziario e un aumento delle tasse sotto altro nome. Voi vi fidereste di una nazione che è costretta a ricorrere a questi espedienti per tirare a campare? Senza contare che la maggior parte dei bond statali italiani sono in pancia delle banche italiane, oltre che in quella della BCE. Nessuno si fida della solvibilità a lungo termine di questo paese. Guardate il seguente grafico.




I passivi italiani e attivi tedeschi hanno raggiunto un picco nel 2012. Poi, a seguito dell'ukase di Draghi del luglio dello stesso anno, la Germania è tornata a credere nell'Italia e rimandare euro sui nostri lidi. Poi nel 2014, con la fine del secondo LTRO, i tedeschi hanno visto oltre il velo e sono tornati a diffidare della credibilità finanziaria italiana. Ma non solo dell'Italia, anche del resto dei PIIGS.




In sintesi, i paesi del nord hanno mandato beni reali in quelli del sud e hanno trattenuto un IOU in cambio. E se uno di questi paesi dovesse lasciare l'UE, si porterebbe dietro il resto dell'Europa. Ecco perché gli eurocrati rabbrividiscono di fronte ad una rottura definitiva del progetto europeo. Quindi non solo la BCE, ma i paesi del nord hanno contribuito a salvare i paesi del sud nel vano tentativo di concedere loro tempo per attuare riforme strutturali in grado di far proseguire ancora qualche anno il progetto europeo. Non è andata così, e non andrà così nemmeno tra un milione di anni; e anche la Banca dei Regolamenti Internazionali se n'è accorta. Quando la BCE smetterà di comprare il pattume obbligazionario dei PIIGS, e i paesi del nord già da adesso non hanno la minima idea di sostituirsi ad essa, cosa pensate accadrà ai rendimenti ridicoli che sfoggia oggi? Non solo, e visto che un deprezzamento di suddetto pattume obbligazionario ne eroderà il valore, cosa accadrà al bilancio di quelle banche, fondi pensione e assicurazioni che li posseggono nei loro attivi di bilancio?



SE IL TARGET2 È LA MICCIA, LE BANCHE SONO IL BARILOTTO DI POLVERE DA SPARO

Proprio così, subiranno un duro colpo e le porranno molto più a rischio di quanto sembrano sia ora. Inutile sottolineare come questo aspetto riporterà alla ribalta sui titoli di giornale, sempre in ritardo guarda caso, lo stato decadente in cui si trova il settore bancario europeo, e nel particolare caso quello italiano. Infatti negli ultimi giorni è passata quasi inosservata una notizia allarmante apparsa sul Sole 24 Ore: "Ecco le 114 banche a rischio per le sofferenze." Secondo uno studio di Mediobanca, 114 su 500 banche in Italia hanno il cosiddetto "Texas Ratio" oltre il 100%. Tale parametro viene calcolato dividendo i prestiti non performanti/sofferenze delle banche ed il loro patrimonio netto tangibile. In parole povere, si vuole sapere se le banche hanno i soldi per pagare per tutta quella robaccia tossica che hanno in pancia.

Se il Texas Ratio supera il 100%, allora la banca non ha abbastanza liquidità per far fronte ai propri buchi di bilancio. In Italia ce ne sono 114 in queste condizioni, e 24 in particolare superano la soglia del 200%.




Non fatevi fuorviare dal fatto che la maggior parte di queste banche siano piccole realtà radicate perlopiù a livello locale, poiché nel loro insieme esse rappresentano un contenitore di investimenti in obbligazioni sovrane non indifferente. Questo significa che in caso di "pericolo", proveniente sia dai mercati o da corse agli sportelli, i dirigenti di suddette banche premeranno con veemenza il pulsante "vendere" sacrificando il proverbiale "amore per la patria" per tranquillizzare in qualche modo gli animi furenti. Questo per dire che i bond statali verranno messi sul mercato al fine di raccattare qualche centesimo in più, inondando il mondo con pattume obbligazionario sovrano che non avrebbe alcuna domanda se non ci fosse la BCE con la sua manna monetaria a supportarla artificialmente.

Non è un caso se nell'ultima asta per i finanziamenti TLTRO, i partecipanti erano più del doppio di quelli previsti. Ecco perché, tra le altre cose, lo zio Mario di recente ha affermato perentoriamente che la stretta monetaria non è assolutamente nei programmi della BCE, quando invece il QE avrebbe dovuto vedere la fine quest'anno. La svendita delle obbligazioni sovrane, in particolare quelle italiane, farebbe esplodere il settore bancario commerciale e manderebbe fallite suddette 114 banche e molte altre.

Non solo, ma nell'elenco delle 24 peggiori ci sono anche grandi banche come Monte Paschi, Veneto Banca e Banco Popolare di Vicenza. Queste tre in particolare, definite GSIB, sebbene siano state salvate attraverso prestiti-ponte da stato e Atlante, rappresentano delle doline finanziarie che necessiteranno di una quantità sempre crescente di fondi poiché divenute delle attività improduttive. Non esiste somma che possa essere definitiva per salvarle. Devono fallire. Ma dato che sono cruciali a livello sistemico, questo piano non sarà preso in considerazione, continuando a dare loro pasto ulteriori occasioni per depredare il bacino della ricchezza reale. E nonostante si parli quasi sempre di MPS, anche Veneto Banca e Popolare di Vicenza possono far esplodere il barilotto europeo di polvere da sparo. E anche se non compaiono nell'elenco delle banche praticamente in bancarotta, c'è da dire che Unicredit e Intesa San Paolo, le due banche più grandi d'Italia, non navigano in buone acque.

Il Texas Ratio di entrambe le banche è al 90%, e non è un caso che Unicredit fosse tra i vari partecipanti all'ultima tornata di denaro gratuito sganciato dalla BCE. Come ripetuto, il sistema bancario ormai viene tenuto artificialmente in vita dalle banche centrali ed ogni tentativo di tenerlo a galla sottrae risorse reali al tessuto produttivo delle varie nazioni. Ormai le singole nazioni non riescono più a tenere in vita le banche sul loro suolo, grondanti prestiti non performanti e alla disperata ricerca di nuovi finanziamenti per sembrare solvibili. Ma non lo sono e gli stati saranno costretti ad intervenire, infrangendo gli accordi di Brisbane secondo cui prima che venga utilizzato denaro pubblico i depositanti ed i creditori debbano essere sottoposti ad un bail-in pari all'8% delle passività in sofferenza.

Permettere una cosa del genere significa perdere voti, quindi verrà garantita una rete protettiva per i depositanti (il che equivale in sostanza a salvare le banche stesse e quindi infrangere indirettamente gli accordi stipulati in precedenza). Sebbene parecchi analfabeti finanziari siano stati catturati nella trappola delle obbligazioni bancarie, questo pattume deve essere spazzato via poiché rappresentante l'azzardo morale che fino ad oggi ha permesso al settore bancario di incanalare risorse economiche scarse e sopravvivere un giorno in più. Purtroppo sono promesse insostenibili, e in quanto tali devono essere cancellate. Parecchi individui perderanno soldi, ma ciò permetterà loro di apprendere una lezione fondamentale: non prestare denaro senza comprenderne i rischi. Si spera che questa lezione venga ricordata anche negli anni a venire.

Potremo comprendere questo fatto con le elezioni prossime in Francia e in Germania. Se le cose andranno a favore dell'establishment europeo, allora è possibile che la burocrazia europea diventi più baldanzosa approvando un sistema di ridistribuzione delle risorse economiche ancora più grande: un TARP europeo. Diventerà ancora più palese come i contribuenti europei siano la garanzia collaterale dietro l'esperimento sgangherato del NWO in Europa. Verranno spremuti fino all'osso. Il fallimento nella gestione dei prestiti non performanti (NPL) in Italia, con la ridicola inaugurazione di Atlante I e II, lascia poco spazio alla fantasia: l'Italia sarà l'epicentro della prossima recessione europea.



TROVARE RIPARO

Alla luce di queste spiegazioni e di quanto sia grave la situazione a livello bancario, non c'è preoccupazione diffusa tra la popolazione per quanto riguarda il destino dei loro investimenti. O per meglio dire, non c'è fino a quando non si accorgono di essere stati fregati. In quel momento è troppo tardi e le proteste non servono praticamente a nulla. Nonostante ci sia la scritta sul muro sottolineata dalla necrosi finanziaria nei suddetti istituti di credito, la maggior parte delle persone cammina distratta e non si accorge del pericolo da cui è circondata. Ritiene che i suoi asset saranno al sicuro all'interno delle banche. Ritiene che il calderone fiscale verrà impiegato per salvaguardarli. Ritiene che la data di scadenza dell'attuale sistema economico e finanziario sia più in là nel tempo. Come disse Hemingway: "Come sei andato in bancarotta? All'inizio lentamente, poi all'improvviso."

Chi non riesce a leggere la proverbiale scritta sul muro, farà meglio a ricordare questo passaggio del celebre scrittore statunitense. Non lo vedranno arrivare e saranno lasciati interdetti nel frattempo, guardando con invidia invece chi ha approfondito la propria consapevolezza riguardo i motivi della crisi. Non solo, ma verranno espropriati silenziosamente di quei sudati risparmi che hanno accumulato per una intera vita. Pensate al TARP europeo che il vice presidente della BCE, Vitor Constancio, ha proposto per salvare il settore bancario commerciale. I contribuenti verranno messi in fila e usati come carta di credito. Eppure la maggior parte delle persone continua a vivere come se queste notizie fossero spazzatura, non le considerano minimamente. Quindi lascia tutte le proprie fiches in un unico paniere, pronto per essere depredato da un sistema statale sull'orlo della bancarotta, sia sociale sia finanziaria.

Non si accorge che il libero mercato è più vivo che mai, con tutte le migliorie tecnologiche che stanno spuntando in ogni dove e che stanno rendendo tremendamente obsoleto l'attuale status quo. Il cambiamento, cari lettori, non arriverà mai dalla politica, ma arriverà da voi stessi. Dalle vostre decisioni. La politica non è in grado di soddisfare i vostri desideri perché solo voi siete in grado di farlo attraverso scambi pacifici e volontari, cambiando di conseguenza la vostra vita e quella altrui. L'imprenditoria è la soluzione. Così come lo è stata circa 200 anni fa quando l'Europa occidentale era solamente l'ombra della culla del benessere che sarebbe diventata in futuro, ma solo perché il liberalismo classico ed i valori della libertà sarebbero stati un punto di riferimento.

Anche oggi, sebbene pare non esserci una via d'uscita dall'attuale status quo, non dobbiamo lasciarci conquistare dalla malinconia e dallo sconforto. Nonostante le avversità gli individui sono sempre riusciti a venirne fuori, ma è importante imparare dalla storia. E quest'ultima c'insegna che solo attraverso la volontarietà la società è riuscita a progredire a passi da gigante. Non è un caso, infatti, se i maggiori progressi dell'umanità si siano concentrati nel XIX secolo.

Questo significa che la maggior parte degli asset su cui gli investitori hanno puntato finirà per essere sequestrata, in un modo o nell'altro. Ovvero, o direttamente (es. bail-in) oppure indirettamente (es. inflazione e svalutazione monetaria). Ciò che invece non può essere confiscato è il capitale sociale, ovvero, le abilità e le informazioni economiche possedute da ognuno di noi. La tecnologia delle criptovalute, ad esempio, incarna la quintessenza di questo asset intangibile e attraverso quest'ultimo è possibile schermare anche quelli tangibili. Allo stesso modo, anche la robotica sta incarnando l'essenza del cambiamento. Il dolore economico derivante dal redde rationem inevitabile cui stiamo andando incontro non guarderà in faccia a nessuno, mandando in bancarotta e sul lastrico tutti coloro che non si sono fatti trovare pronti. Posizionarsi in anticipo ed intravedere cosa ha in serbo il futuro è la prerogativa di ogni imprenditore di successo, e sarà da queste intuizioni che nascerà la prossima classe dirigente.



CONCLUSIONE

In un modo o nell'altro la Germania finirà per pagare gli squilibri presenti tra creditori e debitori nell'UE. Alla fine Grecia o Italia rappresenteranno i fiammiferi che faranno esplodere l'esperimento europeo. L'Italia ha un totale di sofferenze bancarie pari a circa €350 miliardi e il governo ha speso per intero lo scorso anno a cercare di uscirsene con una soluzione. Inutile dire che ha fallito: Atlante I e II sono risultati così sottofinanziati che non sono nemmeno riusciti a tenere a galla piccole realtà come Popolare di Vicenza e Veneto Banca. In realtà non basteranno tutti i soldi di questo mondo a tenere a galla suddette banche, perché esse rappresentano malivnestment necessitanti una pulizia. Sono una dolina finanziaria, quindi non sorprende che gli asset acquistati da Atlante, a prezzi fuori mercato, continuino a deteriorarsi. E con Unicredit e Intesa San Paolo che si sono tirate fuori dal fondo Atlante, altri investitori privati verranno scoraggiati nel fornire il loro supporto.

Questo significa che qualcun altro verrà tirato dentro per la giacchetta per salvare queste fucine di asset tossici: i contribuenti europei. Il febbraio scorso il vice presidente della BCE, Vitor Constancio, ha proposto la creazione di una sorta di fondo extra-nazionale che vada ad acquistare €1,000 miliardi in asset tossici delle banche in difficoltà. I contribuenti dell'intera Europa verrebbero schierati per sovvenzionare questa nuova istituzione, continuando a prezzare pattume azionario/obbligazionario al di sopra del valore reale di mercato. Staremmo parlando di un TARP in salsa europea, denaro a fondo perduto spillato dai contribuenti e dato in pasto ad un buco nero.

Si risolverebbe la situazione? È stato già provato negli Stati Uniti nel 2008 ed è stato un fallimento. Ha condotto a nuove pratiche d'ingegneria finanziaria che ha sostenuto il valore di facciata delle banche, ma quello reale è colato a picco. E così accadrà anche in Europa. Con la crisi greca che si ripresenterà tontante il prossimo luglio e le elezioni tedesche e francesi, il destino dell'UE è quello di una candela che piano piano si spegne.


giovedì 20 aprile 2017

Il mistero del denaro che sparisce dalle casse del Tesoro USA





di David Stockman


A partire dal 24 ottobre, il Tesoro degli Stati Uniti aveva nelle sue casse circa $435 miliardi. Questo perché i burocrati federali avevano emesso debito e prevedevano di accumulare un tesoro in denaro fino al 15 marzo 2017, quando Hillary Clinton avrebbe dovuto convincere il Congresso per un altro aumento del tetto del debito.

Inutile dire che Hillary è stata inaspettatamente (e per fortuna) mandata in pensione a Chappaqua, New York. Ma la sorpresa meno discussa è che il denaro del Tesoro USA è praticamente scomparso.

Proprio così. Dopo il Daily Treasury Statement (DTS) del 7 marzo, il bilancio era sceso a soli $88 miliardi — il che significa che $347 miliardi sono volati fuori dalla finestra sin dal 24 ottobre.

E ho scoperto che l'8 marzo il Tesoro aveva consumato altri $22 miliardi di liquidità — portando il bilancio a $66 miliardi!

A dire il vero, non c'è stata alcuna rapina presso il Palazzo del Tesoro — a parte il sequenziale furto attraverso le tasse perpetrato dalla Città Imperiale.

Di diverso questa volta c'è che i burocrati federali hanno deciso di sabotare colui che ritengono che sia l'usurpatore alla Casa Bianca.

A tal fine hanno drenato il conto che avrebbe dovuto gestire Trump in veste di presidente degli Stati Uniti piuttosto che prendere in prestito i soldi e ripagare i conti monumentali dello Zio Sam. Questo è accaduto in particolare sin dal 20 gennaio, giorno dell'insediamento. Il 7 marzo il debito federale netto era di $19.802 miliardi — su di $237 miliardi sin dal 20 gennaio.

Ma questa non è tutta la storia. Nello stesso periodo di 47 giorni, i burocrati del Tesoro hanno colto la possibilità di ripagare $57 miliardi di buoni del Tesoro in scadenza.

In tutto, hanno prosciugato $294 miliardi dal conto di Donald Trump durante suddetto breve periodo — o circa $6.4 miliardi al giorno. Non sarebbe del tutto sbagliato concludere che anche i presunti hacker di Putin non avrebbero potuto compiere una tale impresa.

A questo punto ho potuto riporre il mio copricapo di carta stagnola, perché questa fuga di denaro era chiaramente intenzionale.

L'anno scorso, ad esempio, durante lo stesso periodo di 47 giorni, il deficit operativo è stato leggermente più grande — $253 miliardi. Ma il Tesoro USA l'ha finanziato principalmente con nuovi prestiti da $157 miliardi, i quali coprivano il 62% del deficit. Il bilancio era ancora di $223 miliardi il 7 marzo. Invece ora è solo di $66 miliardi.

Inoltre l'Amministrazione Trump ha solo un paio di mesi prima che la sua carta di credito si esaurisca. Il Tesoro USA, infatti, finirà molto probabilmente a corto di denaro poco dopo il Memorial Day. Cioè, la Casa Bianca incasserà una sonora sconfitta a causa del tetto del debito prima che Trump e il suo team possano capire cosa li abbia colpiti.

Con soli $66 miliardi da parte, finirà a corto di denaro prima ancora che possa terminare la sanguinosa battaglia sull'Obamacare Lite ora in corso alla Camera. Ciò significa che non ci sarà un barlume di speranza affinché si avveri il decantato taglio fiscale di Trump e si materializzi la ripresa economica.

Inutile dire che neanche gli scommettitori ed i robo-trader a Wall Street stanno vedendo l'arrivo del disastro. Ma non hanno notato che Trump è imprevedibile, impulsivo e spericolato? Non solo, ma si rendono conto che Trump potrebbe accettare la prova di forza e portare la questione del tetto del debito fino al suo limite in un modo che i figli dell'establishment Boehner/Obama non avrebbero mai contemplato?

Inoltre, Trump dove troverà i voti per risolverlo?

Trump ha già bruciato tutti i ponti con i democratici: divieto di immigrazione, ordini di espulsione, campagna di controllo dei confini e Muro del Messico. Ma dopo il suo tweet valido, ma leggermente errato, sull'ordine di Obama di spiare la Trump Tower (in realtà l'hanno fatto sia la NSA sia Loretta Lynch), non vi è un voto Dem a Capitol Hill per tutto ciò che vuole fare.

Nel contempo, l'Obamacare Light dello Speaker Ryan è già morto a Capitol Hill, cosa che ha anche grandi implicazioni per la battaglia del tetto del debito. I conservatori si stanno rendendo conto che il piano di Ryan equivale a $1,000 miliardi in più oltre ai $10,000 miliardi di deficit strutturale della nazione nel prossimo decennio.

Di conseguenza sono in aperta rivolta e la prossima campagna della Casa Bianca per ottenere i loro voti, probabilmente finirà in un fallimento. Questo perché il disegno di legge verrà ritirato una volta che diventerà evidente che i conservatori di Rand Paul e i moderati al Senato faranno ostruzionismo.

O, in alternativa, i falchi fiscali alla Camera resteranno a bocca aperta nei confronti della dissolutezza fiscale del piano di Ryan se quest'ultimo riuscirà a farlo passare a forza, in pieno stile Nancy Pelosi. In entrambi i casi, l'ultima cosa che vogliono le cosiddette "maggioranze" del GOP è una lunga estate caratterizzata dal caos riguardo il tetto del debito.

Ma come si dice in TV... e non finisce qui. Vale a dire, quando i burocrati federali hanno praticamente svuotato la carta di credito dello Zio Sam pochi mesi fa e hanno rimborsato $57 miliardi di debito, hanno fatto un favore enorme a Wall Street.

Invece di drenare denaro da Wall Street vendendo $157 miliardi in nuovo debito tra il 20 gennaio e il 7 marzo, come invece hanno fatto l'anno scorso, hanno fermato l'emissione e pompato $57 miliardi nel casinò ripagando i titoli in scadenza.

In breve, il Tesoro ha tolto il piede dal collo dei bond dealer consentendo un rally del 15% nel mercato azionario, il quale è diventato noto come Reflazione Targata Trump.

Stiamo parlando di una grande — ma temporanea — boccata di ossigeno per il casinò. Sono stati liberati $257 miliardi per comprare azioni piuttosto che nuove emissioni del Tesoro.

Inutile dire che questi miti sono cominciati a morire il 15 marzo e l'aberrazione degli ultimi quattro mesi — cioè, uno Zio Sam in bancarotta che ripaga il suo debito — si invertirà.

A dire il vero, man mano che il bilancio si esaurirà nei prossimi 90 giorni, il Tesoro USA farà ricorso al classico espediente "prendere in prestito dal fondo fiduciario" — una manovra che può solo prolungare il giorno della resa dei conti di un paio di mesi. Ma anche allora, ci sarà una "sorpresa" che sarà ancora più scioccante per Wall Street.

Vale a dire, quando alla fine il tetto del debito verrà innalzato, il Tesoro USA dovrà prendere in prestito come minimo $500 miliardi in una manciata di giorni per rimborsare i fondi fiduciari da cui ha preso in prestito e ricostituire il bilancio operativo dello Zio Sam.

In questa fase i bond dealer venderanno azioni e altri "asset rischiosi", come le obbligazioni spazzatura, al fine di finanziare lo tsunami di debito del Tesoro USA.

E questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non solo la cosiddetta "abrogazione e sostituzione" dell'Obamacare aprirà un bagno di sangue legislativo che manderà in stallo a tempo indeterminato i tagli fiscali e la spesa per le infrastrutture, ma la Casa Bianca di Trump sta ora dimostrando che darà alle parole "irregolare", "incompetenza" e "ferite auto-inflitte" tutta una nuova definizione.

Come detto in precedenza, il problema con i robo-trader di Wall Street è che possono leggere le parole dei titoli delle notizie finanziarie, ma non riescono a decifrare i messaggi che manda Washington. Con ogni giorno che passa, questa proposizione si materializza sempre di più.

E con ogni nuovo inciampo "inatteso" a Washington, uscire dal casinò a tutta velocità diventa ancora più urgente.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 19 aprile 2017

Europa, Stati Uniti ed Israele non possono risolvere la situazione in Siria

«Oggi, così come accadeva durate il feudalesimo quando i signori dichiaravano guerra oppure si arroccavano nei loro castelli lasciando a marcire i popolani, i "cattivi" da cui lo stato dovrebbe proteggerci non rappresentano una vera minaccia per quanto riguarda la vita, le proprietà e la libertà delle persone nei vari paesi; e quando la minaccia è reale, è quasi sempre il prodotto della provocazione degli stessi stati che dovrebbero proteggere i propri cittadini. Che le persone continuino ad accettare che gli stati decidano chi sono gli amici e chi sono i nemici, è davvero assurdo. La causa di base al giorno d'oggi è fondamentalmente ideologica; il nazionalismo intorbidisce le menti degli individui e li porta a supportare e acclamare il loro vero nemico, quello che li deruba e li opprime ad ogni ora del giorno, quello che crea e poi combatte quei diavoli all'estero affinché continui a tenere sottomessa la popolazione autoctona in modo che ripaghi il proprio signore con lealtà e tributi.» ~ Robert Higgs
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di Idan Eretz


La US Navy ha lanciato di recente decine di missili Tomahawk sulle basi aeree del governo siriano, come rappresaglia per un attacco chimico avvenuto pochi giorni fa a Khan Shaykhun, dove sono state uccise 72 persone.

Cosa sta accadendo? È davvero saggio intervenire? Probabilmente è una pessima idea.

Quella che nel 2011 era iniziata come una manifestazione pacifica contro il regime dittatoriale di Assad, s'è trasformata in una sanguinosa guerra civile che fino ad oggi non accenna a finire. Questa lotta sanguinosa coinvolge diversi gruppi di ribelli, tutti dominati dai sunniti e che hanno imbracciato le armi per combattere contro il governo siriano.

Assad stesso è un alawita, una setta dell'islam sciita, e governa una nazione a maggioranza sunnita. A prima vista, sembra che la maggioranza oppressa insorga contro una minoranza tirannica: la solita storia di liberazione.

La verità è molto più complicata.

Sebbene sia un tiranno orribile, Assad ha mantenuto in Siria una relativa libertà religiosa e principi di laicità, in contrasto alla radicalizzazione di massa di cui attualmente soffre il mondo sunnita, in particolare ciò è dimostrato dall'ascesa dell'ISIS.

L'islamismo radicale è un'ideologia diffusa tra il resto dei ribelli, tra cui uno dei gruppi più grandi, Jahabat Al Nusra, una costola di Al-Qaeda. Non riuscendo a capire tutto ciò, gli Stati Uniti durante la presidenza Obama hanno armato e addestrato i ribelli, presumibilmente moderati, del Free Syrian Army.

Molto rapidamente si sono resi conto che la loro politica era sbagliata: i ribelli appoggiati dagli USA hanno commesso atti atroci tra i civili, tra cui il famoso caso della decapitazione di un bambino. Allo stesso modo è fallito anche il tentativo da parte degli Stati Uniti nel 2014 di addestrare ribelli che si sarebbero battuti solo contro l'ISIS: sono stati spesi $500 milioni per l'addestramento di “quattro o cinque” combattenti.

Tale spesa sarebbe stata giustificata se avessero addestrato 4-5 superuomini, ma questa è pura fantasia. Uno degli episodi più ridicoli era quello in cui una milizia supportata dal Pentagono ha combattuto contro una supportata dalla CIA. Diversi gruppi di ribelli hanno ordini e alleanze diverse, lottando l'uno contro l'altro quasi tutte le volte mentre combattono anche contro il regime.

Una dozzina di chilometri più a sud di Damasco, c'è la mia patria: Israele. A differenza degli Stati Uniti, il confine settentrionale di Israele è minacciato dalla situazione in Siria. Eppure Israele preferisce non farsi coinvolgere militarmente, sapendo che farebbe più male che bene.

Invece Israele bombarda quei convogli che secondo l'esercito israeliano trasportano “armi per rompere l'equilibrio” (di solito missili avanzati), i quali vengono consegnati alle milizie libanesi e sciite di Hezbollah, che hanno combattuto contro Israele un decennio fa.

Inoltre i militari israeliani hanno curato i feriti siriani in cerca di aiuto oltre il confine, assistendo più di 2,600 persone sin dall'inizio della guerra. Di solito non sono un sostenitore della politica estera israeliana, ma questa volta hanno agito bene.

I governi hanno una pessima reputazione quando si tratta di ridisegnare le società stesse che sostengono di rappresentare. Quindi come potranno mai riuscire a plasmare società molto diverse ed estremamente complicate che non capiscono del tutto?

Anche la mia descrizione della guerra in questo articolo non è stata molto esauriente – i curdi sono una forza importante a nord della Siria, dove si scontrano molti interessi contrastanti, e non ho nemmeno iniziato a parlare dell'impatto internazionale degli screzi contro la Russia che sostiene il governo di Assad.

Pretendere che i governi occidentali possano risolvere la situazione in Siria, o anche capire quale parte sostenere (con i soldi dei contribuenti, ovviamente), sarebbe semplicemente una presunzione di conoscenza.

I tentativi passati di “stabilizzare il Medio Oriente” si sono dimostrati un disastro sia in Iraq sia in Afghanistan, aumentando solamente le turbolenze e, infine, dando alla luce l'ISIS. Tali interventi potrebbero portare a più caos, sangue, guerra e, naturalmente, rifugiati, i quali hanno invaso l'Europa negli ultimi anni.

Indipendentemente dalla politica americana, i governi israeliani ed europei dovrebbero avere tutto l'interesse nel rimanerne fuori. Se vogliamo aiutare, possiamo sicuramente farlo facendo donazioni a quelle organizzazioni che hanno un impatto significativo.

I guerrafondai che vogliono vederci coinvolti in Siria (tra cui molti esponenti della sinistra israeliana) dovrebbero prenotare un volo e rischiare la propria vita invece che mandare al macello quella dei loro soldati, compresi quelli arruolati in Israele. Infatti alcuni di questi uomini sono dei veri eroi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 18 aprile 2017

Il conto alla rovescia alla crisi





di David Stockman


Durante il periodo antecedente le ultime elezioni presidenziali degli Stati Uniti, i burocrati statali del Tesoro USA hanno accumulato quello che ho descritto come il “tesoretto di Hillary” per l'arrivo del tetto del debito, portando il loro bilancio a $425 miliardi poco prima il giorno delle elezioni.

Poco dopo le elezioni, invece, il Tesoro USA ha smesso di vendere nuovo debito e ha cominciato a ripagare quello in scadenza. Ha bruciato più di $338 miliardi di liquidità sin da allora. Il tesoretto di Hillary è stato tutto speso dal momento che lei non l'avrebbe utilizzato.

O meglio, è stato pompato un vero e proprio tsunami di denaro nei canyon di Wall Street.

In una parola, il Tesoro USA ha tolto il suo piede dal collo dei bond dealer, consentendo in tal modo un rally del 15% nel mercato azionario e che è diventato noto come il Rally Targato Trump.

E questo mi porta al conto alla rovescia alla crisi iniziato il 15 marzo...

Come ho avuto modo di dire la settimana scorsa a Neil Cavuto di Fox News, il Tesoro USA ha speso denaro come un marinaio ubriaco, ma anche questo è solo un eufemismo.

Il bilancio operativo del Tesoro USA è ormai arrivato a soli $66 miliardi. Ed è stato il già citato “stimolo” che ha alimentato il rally post-elezioni — sull'onda dei commenti dei mezzi busti che hanno spacciato il meme dello stimolo targato Trump e la seconda venuta di Ronald Reagan.

Inutile dire che questi miti sono cominciati a morire il 15 marzo e l'aberrazione degli ultimi quattro mesi — cioè uno Zio Sam in bancarotta che ripaga il suo debito — s'invertirà.

In una parola, i canyon di Wall Street verranno prosciugati dal denaro mentre la FED, infine, continuerà a perseguire una politica monetaria restrittiva, mentre il Tesoro degli Stati Uniti tornerà sul mercato a fare quello che sa fare meglio — risucchiare denaro.

Per quanto riguarda gli imminenti aumenti dei tassi d'interessi, basta ricordare che la combriccola delirante che occupa l'Eccles Building è composta prevalentemente da keynesiani. Credono erroneamente d'aver risollevato l'economia di Main Street, non solo gli indici azionari spumeggianti del casinò, e d'averla instradata verso il nirvana della piena occupazione.

Mi permetto di dissentire, naturalmente.

Nel frattempo la FED cercherà di rialzare il tasso dei fondi federali con l'annuncio quest'anno di due o tre aumenti supplementari — con la promessa di ulteriori rialzi nel 2018. Questo non a causa di una conversione alla causa di una moneta sonante, ovviamente.

In realtà è una funzione del fatto che la FED ha tergiversato sullo zero bound per 99 mesi e, infine, s'è resa conto d'essere “dietro la curva dei rendimenti.” Ancora una volta, questo è un riconoscimento della sua repressione finanziaria sistematica e della falsificazione dei prezzi degli asset finanziari.

Invece i nostri pianificatori monetari centrali vogliono prepararsi per la prossima recessione aumentando i tassi in modo da poterli poi tagliare di nuovo!

Come ha puntualizzato il mio collega Lee Adler, la FED ha pompato così tanto denaro nel sistema finanziario dopo la crisi che ci sono ancora $2,100 miliardi di riserve in eccesso.

Questo enorme ammontare di liquidità significa che la FED non può semplicemente “annunciare” nelle sue riunioni di voler agganciare il tasso del mercato monetario a 25 punti base più in alto; deve far inclinare l'offerta e la domanda del mercato monetario drenando dal sistema una notevole quantità di denaro.

Infatti man mano che i controllori monetari della FED intraprenderanno un costante rialzo del tasso dei fondi federali, ci sarà una sostanziale e consistente fuga di liquidità dai canyon di Wall Street.

E questo sarà il primo smacco al mercato azionario.

Allo stesso tempo, lo Zio Sam ha iniziato ad infliggere il secondo smacco. Questo perché il Tesoro USA ha sostanzialmente esaurito le sue riserve di liquidità — anche se il deficit operativo del governo federale è di nuovo in aumento.

Ciò significa che il Tesoro USA rimarrà a corto di denaro prima del Memorial Day.

Sarà costretto ad iniziare le proprie manovre di “disinvestimento” nei fondi fiduciari al fine di guadagnare tempo per un aumento a titolo definitivo del tetto al debito pubblico. Eppure ci sono tre aspetti di questo sviluppo imminente che i robo-trader ignorano.

In primo luogo, il Tesoro degli Stati Uniti è ora gestito dalla persona più stupida ed ingenua che abbia mai occupato tale posto nei tempi moderni, e ha avuto un sacco di concorrenza. Mi riferisco al tipo delle S&L, Steve Mnuchin, che ha inciampato su una fortuna da $2 miliardi quando i contribuenti lo hanno salvato e poi è finito nella cerchia interna di Trump.

Presto Trump dovrà fare i conti col fatto che ha trascorso 47 giorni a twittare contro i poteri forti a Washington, mentre il suo Segretario al Tesoro permetterà ai burocrati nel suo dipartimento di esaurire completamente il conto corrente del Presidente.

Cioè, il Tesoro degli Stati Uniti avrebbe dovuto massimizzare i suoi prestiti prima della scadenza del tetto del debito il 15 marzo scorso — anche se questo significava spingere il debito pubblico sopra la soglia dei $20,000 miliardi. In questo modo avrebbe avuto un tesoretto da $400-$500 miliardi con cui combattere la battaglia del tetto del debito a Capitol Hill.

Invece, al ritmo corrente, rimarrà a corto di denaro prima ancora che finirà la sanguinosa battaglia sull'Obamacare Lite ora in corso alla Camera. Ciò significa che non ci sarà un barlume di speranza per uno stimolo fiscale ed una ripresa economica all'orizzonte, quando i repubblicani saranno chiamati ad alzare il tetto del debito.

Non aspettatevi che i falchi fiscali del GOP salgano a bordo di questa aberrazione.

In secondo luogo, l'inizio delle operazioni di disinvestimento nei fondi fiduciari — forse già a maggio — farà concentrare la mente collettiva di Washington sul tetto del debito e la prospettiva che il Tesoro dovrà razionare le entrate una volta che il suo bilancio sarà vuoto.

Questo crescendo di paure e minacce all'interno di Washington, a sua volta, sarà amplificato dalle chiacchiere conosciute come notizie via cavo.

E quando le notizie via cavo inizieranno a parlare riguardo la crisi del tetto del debito — anche i robo-trader di Wall Street crederanno a quei titoli e il segnale risultante sarà sicuramente "non acquistare durante i ribassi".

Infine quando il Tesoro USA inizierà il suo disinvestimento nei fondi fiduciari, tali manovre permetteranno al governo federale di finanziarsi temporaneamente.

Ma ecco la notizia: sarà uno shock sia per il casinò di Wall Street sia per il tipo delle S&L che gestisce il Dipartimento del Tesoro USA. Questi espedienti funzioneranno solo perché il tetto del debito pubblico comprende circa $5,000 miliardi di “investimenti” nei fondi fiduciari.

Inutile dire che prendere in prestito dalla popolazione significa drenare denaro dai bond dealer, il cui compito è fare offerte d'acquisto per i titoli di stato di nuova emissione. Ed ecco il secondo smacco per il mercato azionario.

Quindi sia la FED sia il Tesoro USA dreneranno progressivamente centinaia di miliardi da Wall Street per la prima volta in 20 anni.

In secondo luogo, la battaglia riguardo il tetto del debito finirà molto presto al primo posto sull'agenda di Trump.

Alla fine l'illusione di un gigantesco Stimolo Targato Trump si frantumerà sugli scogli della realtà e quello che ci aspetta sarà un interminabile bagno di sangue fiscale.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 14 aprile 2017

È stata la FED a tenere bassi i tassi d'interesse?





di George Selgin


Quando mio fratello gemello ed io eravamo bimbetti, nostro padre ci convinse che avrebbe potuto far scattare il rosso e il verde sul semaforo in qualunque momento volesse. Alzando la mano verso la luce mentre eravamo ad un incrocio, diceva: "Ti comando di diventare verde... ora!" La luce cambiava proprio al momento giusto, mentre due ragazzini gridavano: "Papà, come fai!?"

Condivido questo piccolo aneddoto perché sono convinto che se la maggior parte delle persone non fosse stata illusa nel ​​modo in cui lo eravamo io e mio fratello, non sarebbe così credulona come lo è oggi ritenendo che la FED abbia avuto saldo il controllo sui tassi d'interesse in questi ultimi otto anni e che sia grazie a questo controllo che i tassi sono rimasti bassi per così tanto tempo.

L'accusa mossa nei confronti della FED, secondo cui avrebbe dovuto alzare i tassi d'interesse molto tempo fa se solo l'avesse voluto, è diventata famosa durante la campagna presidenziale di Donald Trump, quando ha pubblicamente accusato Janet Yellen di mantenere i tassi bassi per ragioni politiche. Ma Trump stava semplicemente ricamando su una credenza comune tra molti (perlopiù conservatori) critici della FED. Lo scorso giugno su Project Syndicate Carmen Reinhart ha scritto che: "La Federal Reserve ha guidato la carica tra le banche centrali... facendo affidamento su una politica di tassi a zero... i tassi d'interesse sono stati bassi e rimangono bassi, perché i policymaker hanno fatto di tutto per tenerli così." A marzo 2015, in un articolo sul Wall Street Journal, David Malpass ha attaccato la convinzione secondo cui "la politica della FED di tassi a zero possa portare alla crescita economica." "Il dinamismo del settore privato," ha scritto, "vive dei prezzi di mercato, non dei tassi artificialmente bassi." Opinioni analoghe sono state espresse da diversi relatori del Cato Institute all'Annual Monetary Conference.

Infatti il mito che i tassi d'interesse siano stati azzerati dalla politica monetaria allentata della FED, è stato alimentato dagli stessi funzionari che ci lavorano. Il loro intento non era quello di biasimare la FED. Sono semplicemente restii ad ammettere che i tassi non sono stati completamente, o quasi completamente, sotto il loro controllo. Da qui la risposta blanda della Yellen a Trump: "La politica non ha alcun ruolo nelle nostre decisioni circa l'orientamento adeguato della politica monetaria." Tanto per tradurre dal burocratese: "Mantenere i tassi bassi? Se solo potessimo rialzarli!"

Il vicepresidente della FED, Stanley Fischer, ha manifestato la solita indifferenza mentre interveniva all'Economic Club of New York. "Sono sicuro", ha detto Fischer,

che la reazione di molti di voi può essere la seguente: "Beh, se a lei ed ai suoi colleghi presso la FED non piacciono i tassi d'interesse bassi, perché non li rialzate? Dopo tutto, rappresentate la Federal Reserve." Uno dei miei obiettivi di oggi è quello di convincervi che non è così semplice e che cambiamenti di fattori sui quali la Federal Reserve ha poca influenza — come l'innovazione tecnologica e la demografia — incarnano effetti importanti che contribuiscono a tenere bassi i tassi d'interesse a breve e lungo termine.

Eppure Fischer, nello stesso discorso, ha ripetuto la frase standard secondo cui la FED è saldamente al comando. "Ma naturalmente," ha detto, "i tassi d'interesse della FED sono tenuti molto bassi a causa della necessità di mantenere la domanda aggregata a livelli che sosterranno il raggiungimento dei nostri obiettivi politici: piena occupazione e stabilità dei prezzi. Quest'ultimo obiettivo è definito come il tasso d'inflazione delle spese personali al consumo (o PCE) al 2%."

La verità nuda e cruda è che i tassi d'interesse sono stati bassi a partire dagli ultimi mesi del 2008, non perché la FED li abbia deliberatamente mantenuti così, ma a causa della suo maldestro tentativo, sempre nel 2008, di impedire che scendessero in primo luogo.



Come sono scesi i tassi

Allora, lungi dall'aver cercato di abbassare i tassi d'interesse, i funzionari della FED temevano che man mano che i tassi si sarebbero avvicinati allo "zero bound", la politica monetaria avrebbe cessato d'essere efficace. Anche se è vero che nell'ottobre 2008 il FOMC abbassò il suo obiettivo riguardo il tasso dei fondi federali, dal 2% (dove si trovava da fine aprile) all'1.5% e, infine, all'1%, implementò questi cambiamenti con riluttanza e lo fece dopo che il tasso effettivo dei fondi (il valore medio dei tassi effettivi sui fondi mutuabili overnight) scese ben al di sotto degli obiettivi già in atto. Anche i tassi d'interesse a lungo termine scesero prima dei cambiamenti di obiettivo della FED, come si può vedere dal grafico qui sotto, il quale mette a confronto l'obiettivo della FED sui tassi, il tasso dei fondi federali ed il rendimento dei Treasury Note a cinque anni. In poche parole, nel momento in cui la FED voleva abbassarlo, l'obiettivo sui fondi federali aveva cessato d'avere un qualsiasi significato, a parte come simbolo delle vane speranze dei funzionari della FED.




Che i tassi di mercato fossero in declino prima che la FED abbassasse il suo obiettivo di politica, è solo una delle molte ragioni per cui non ha molto senso attribuirne la discesa, o la loro discesa iniziale almeno, alla politica monetaria "allentata". Inoltre un orientamento monetario allentato avrebbe dovuto portare, ipso facto, ad un eventuale aumento della spesa nominale, se non nel tasso d'inflazione. Eppure, come tutti sanno, nessuna di queste cose è accaduta. Invece, come mostra il grafico successivo, i numeri dell'inflazione della PCE e dell'inflazione di base sono scesi e hanno continuato su questa linea per oltre un anno, mentre il tasso di crescita del PIL nominale, che era già in declino da alcuni mesi, è sceso a -3% e non ha recuperato fino al luglio del 2009.





Perché il quantitative easing non li ha mantenuti là

Che dire del quantitative easing? Si potrebbe pensare che gli acquisti su larga scala di titoli garantiti da ipoteca e del Tesoro USA tra la fine di novembre 2008 e ottobre 2014, abbiano segnato una svolta decisiva verso una politica monetaria allentata, e quindi una pressione al ribasso sui tassi d'interesse. Dopo tutto, lo stesso Ben Bernanke sosteneva che il quantitative easing — o ciò che preferiva definire "Large Scale Asset Purchase" — mirava a far scendere i rendimenti a lungo termine:

Gli acquisti della Federal Reserve di titoli garantiti da ipoteca (MBS), per esempio, dovrebbero aumentare i prezzi e ridurre i rendimenti di tali titoli; inoltre, mentre gli investitori bilancerebbero i loro portfoli sostituendo gli MBS venduti alla Federal Reserve con altri asset, i prezzi degli asset che acquisterebbero dovrebbero salire ed i loro rendimenti scendere. Il calo dei rendimenti e l'aumento dei prezzi degli asset dovrebbero allentare le condizioni finanziarie globali e stimolare l'attività economica attraverso canali simili a quelli sfruttati dalla politica monetaria convenzionale.

Per di più Bernanke affermava che il LSAP avrebbe ridotto i rendimenti:

Dopo quasi quattro anni di grandi acquisti di asset, è emerso un numero consistente di lavori. In generale questa ricerca ha scoperto che gli acquisti su larga scala della Federal Reserve hanno ridotto in modo significativo i rendimenti dei titoli del Tesoro USA a lungo termine. Ad esempio, vari studi hanno scoperto che i $1,700 miliardi tra acquisti di titoli del Tesoro USA e titoli di agenzie statali durante il primo programma LSAP, hanno ridotto il rendimento del decennale statunitense tra i 40 ed i 110 punti base. I $600 miliardi di acquisti di titoli del Tesoro USA durante il secondo programma LSAP, hanno abbassato i rendimenti del decennale statunitense di ulteriori 15/45 punti base. Tre studi riguardo l'influenza cumulativa di tutti gli acquisti di asset da parte della Federal Reserve, compresi quelli effettuati durante il MEP, hanno scoperto effetti complessivi tra gli 80 ed i 120 punti base sul decennale statunitense. Questi effetti sono economicamente significativi.

Se i critici della FED avevano bisogno di una pistola fumante per provare che la FED abbia mantenuto deliberatamente i tassi a livelli bassi, sicuramente è questa!

Ma ancora una volta, le cose non sono così semplici come sembrano. Prima di tutto, gli acquisti della FED rappresentavano un evidente allentamento della politica monetaria solo in un senso ceteris paribus. Se l'aumento della quantità nominale della base monetaria abbia rappresentato un "allentamento" della politica monetaria anche in pratica, è dipeso dai movimenti simultanei nella domanda reale nei confronti della base monetaria. Infatti la domanda nei confronti della base monetaria ha tenuto il passo con l'offerta, in parte a causa di altre misure di politica orchestrate dalla FED. Queste includevano il Supplementary Financing Program (SPF), iniziato a metà settembre del 2008, e la decisione dell'otto ottobre 2008 di pagare interessi sulle riserve in eccesso. Il loro scopo era quello di spingere le banche ed il governo a parcheggiare più soldi presso la FED e facilitare in tal modo il raggiungimento dell'obiettivo riguardo il tasso dei fondi federali, impedendo che gli acquisti di asset contribuissero ad un aumento dell'offerta di fondi overnight. Ad un certo punto, come mostrano i grafici successivi, il programma SPF ha immobilizzato quasi $559 miliardi della base monetaria, impedendo che il settore privato li utilizzasse come base per creare nuova moneta.




Per quanto riguarda l'interesse sulle riserve, anche se non è riuscito a stabilire un "limite" sopra lo zero sul tasso dei fondi federali, come invece speravano i funzionari della FED, ha fatto in modo che le banche accumulassero riserve invece che scambiarle per asset fruttiferi. Il tasso IOER ha superato i rendimenti della maggior parte dei titoli del Tesoro USA, consentendo alle banche estere, in particolare, di trarre profitto dall'arbitraggio sulla differenza tra i due tassi; ha stimolato una preferenza generale per le riserve rispetto ai titoli del Tesoro USA come mezzo per soddisfare le nuove normative sulla liquidità.

Per queste ed altre ragioni, il programma di acquisti di asset della FED, che ci si aspettava avrebbe comportato aumenti proporzionali nelle misure monetarie più ampie, nella spesa, nell'inflazione e nei tassi d'interesse nominali, ha influenzato solo in misura modesta tali variabili e lo ha fatto limitando la loro tendenza a scendere piuttosto che farle salire in senso assoluto.

E per quanto riguarda le "diminuzioni significative dei rendimenti delle obbligazioni societarie e dei MBS" a cui faceva riferimento Bernanke? Non hanno dimostrano che il quantitative easing abbia ridotto i tassi d'interesse, almeno per quanto riguarda i titoli a lungo termine? Beh, sì e no. L'evidenza empirica a cui Bernanke faceva riferimento è tutt'altro che chiara. Oltre alla vasta gamma di stime (che altri studi rendono ancora più ampie), gli studi suggeriscono che tra i diversi round di acquisti di asset, solo il QE1 è riuscito a far scendere i rendimenti di lungo periodo in generale, e non solo per quanto riguarda gli asset acquistati dalla FED. Inoltre le riduzioni stimate erano solo di breve periodo, da un paio di mesi a non oltre i due anni. Questo arco di tempo non è abbastanza lungo da spiegare perché i tassi siano rimasti bassi fino ad oggi, nonostante un recente rialzo.

Ma non ascoltate me, ascoltate invece l'ennesima testimonianza di Bernanke:

Se chiedete alla gente della strada, "Perché i tassi d'interesse sono così bassi?", probabilmente risponderebbero che la FED li sta mantenendo bassi. Questo è vero solo in senso lato. La FED imposta il tasso d'interesse nominale a breve termine di riferimento. Le politiche della FED impostano anche la determinante dell'inflazione e le aspettative d'inflazione a lungo termine, e le tendenze dell'inflazione influenzano i tassi d'interesse. Ma ciò che più conta per l'economia è il tasso d'interesse reale, o aggiustato all'inflazione. [...] La capacità della FED d'influenzare i tassi reali, in particolare i tassi reali a lungo termine, è transitoria e limitata. Tranne che nel breve periodo, i tassi d'interesse reali sono determinati da una vasta gamma di fattori economici, tra cui le prospettive per la crescita economica.

In altre parole, se il QE — scusate, il LSAP — ha funzionato come sostiene Bernanke (2012), lo ha fatto, sempre secondo Bernanke (2016), solo temporaneamente. Se gli acquisti sembravano fare di più, era perché stavano anche anticipando le variazioni dei tassi, compresi quelli sintomatici della stessa ripresa economica incerta che ha incitato la FED ad impegnarsi in acquisti di asset su larga scala. Come ha detto Mehmet Pasaogullari (in un articolo scritto per la FED di Cleveland): "Ogni giro di QE dovrebbe essere visto come una risposta alle condizioni economiche sfavorevoli in un periodo in cui l'ulteriore stimolo dell'economia non potrebbe essere fornito mediante il tasso dei fondi federali, poiché a zero." Il LSAP, in altre parole, era il modo che aveva la FED per indicare il calo dei tassi e dire: "Vi ordino di scendere... ora!"

Ma perché fidarsi di Bernanke (2016)? Dobbiamo fidarci perché la teoria provata (in contrasto con le dubbie teorie che hanno dato il via alla politica del quantitative easing) e le evidenze empiriche sono d'accordo con lui. La teoria provata è quella di Knut Wicksell. Come ha osservato Larry White il luglio scorso:

Secondo la famosa analisi di Wicksell, una banca centrale può portare (o tenere) il tasso d'interesse di mercato al di sotto del tasso naturale iniettando denaro, cosa che sposta la curva dell'offerta dei fondi mutuabili a destra, aumentando la quantità di fondi mutuabili e abbassando il tasso d'interesse ("effetto liquidità"). Man mano che il nuovo denaro circola, ciò fa salire i prezzi ed i redditi nominali, cosa che sposta la curva della domanda nominale dei fondi mutuabili verso destra, aumentando il tasso d'interesse di mercato ("effetto reddito nominale"). Se la banca centrale vuole mantenere basso il tasso di mercato a fronte dell'effetto reddito nominale, deve accelerare l'iniezione di denaro. Per otto anni i tassi reali a breve termine sono stati negativi, ed i tassi nominali vicino allo zero, con pochi segni di accelerazione nella crescita della moneta o nel tasso d'inflazione. Così lo scenario wickselliano non sembra essere un valido candidato per spiegare perché i tassi attuali siano rimasti così in basso sin dal 2008.



I movimenti dei tassi naturali e presumibilmente controllati dalla FED: una falsa dicotomia

La spiegazione alternativa — che i tassi naturali siano scesi a loro volta — è supportata da una serie di studi empirici, i quali mostrano che tutti i principali determinanti dei tassi nominali "naturali", tra cui l'inflazione e la produttività totale dei fattori, hanno fatto registrare un andamento al ribasso da molto tempo prima rispetto ai primi grandi acquisti di asset da parte della FED. Ecco il grafico a cui Janet Yellen ha fatto riferimento lo scorso dicembre, il quale mostra varie stime del tasso naturale fino a quel momento:




Attribuendo i tassi d'interesse bassi ai tassi "naturali" bassi, piuttosto che agli acquisti di asset su larga scala, non intendo assolvere la FED dalla colpa per tali tassi bassi. Al contrario: anch'io ritengo la FED responsabile, in misura considerevole, per il fatto che i tassi siano rimasti bassi. Solo che non credo che li abbia tenuti lì pompando denaro nell'economia.

Come abbiamo visto, i tassi sono scesi originariamente non perché la politica monetaria era troppo allentata, ma perché era troppo ristretta. In altre parole la FED ha sbagliato a tenere alti i tassi durante i mesi che hanno portato al crollo della Lehman, non a spingerli verso il basso. La teoria di Wicksell è ancora una volta rilevante. Essa sostiene che al fine di mantenere i tassi d'interesse al di sotto dei livelli naturali, una banca centrale deve ricorrere ad un'espansione monetaria sempre più aggressiva, ma implica anche che una banca centrale che si sforza a mantenere un obiettivo dei tassi troppo elevato, causerà un declino della spesa (o, se si preferisce, della domanda aggregata). Questo declino, a sua volta, metterà pressione al ribasso sui tassi di mercato, riducendo la domanda nominale di fondi. Tale pressione poi ispirerà un ulteriore restringimento, e così via, fino a quando la banca centrale alla fine non cederà. Gli sforzi della FED nel mantenere i tassi allo zero bound hanno finito per ritorcersi contro di lei.

Tutto questo lascia ancora la persistenza di tassi bassi inspiegabili. Gli effetti di Wicksell non possono spiegare tale persistenza. Alla fine il riallineamento dei prezzi, la crescita monetaria rinnovata, o una combinazione dei due, dovrebbe risvegliare i tassi, ceteris paribus. Invece sembra che i tassi "naturali" dovessero scendere, così come suggeriscono le stime nel grafico della Yellen. È possibile che sia colpa della FED?

Può essere, almeno in una certa misura. È un errore insistere su una dicotomia tra movimenti della "politica monetaria" e tassi d'interesse "naturali", o (che è lo stesso) identificare questi ultimi movimenti con le forze "secolari". La politica monetaria può in ultima analisi avere un impatto sui tassi naturali stessi; e credo sia questo quello che è accaduto. Anche se normalmente i tassi potrebbero scendere temporaneamente in risposta ad un calo della domanda aggregata, esso stesso il risultato di una politica troppo ristretta, tale discesa ha costretto la FED ad abbandonare i suoi strumenti ordinari di controllo monetario ed a ricorrere alle "politiche non convenzionali". Il passaggio a politiche non convenzionali ha determinato un aumento sostanziale dell'incertezza riguardo il corso futuro dei tassi d'interesse, cosa che, a sua volta, è servita a mantenere i tassi bassi smorzando ulteriormente un appetito già sbiadito nei confronti degli investimenti. Anche se alcuni dei successivi interventi della FED (es. forward guidance) avevano lo scopo di reprimere questa incertezza, il loro successo è stato piuttosto limitato.

È troppo presto per dire se durerà il recente rialzo dei tassi a lungo termine — il rendimento del decennale del Tesoro USA è salito di 50 punti base sin dall'elezione di Trump, in gran parte a causa di una revisione al rialzo delle aspettative d'inflazione. E se questa situazione spingerà ancora la FED a perseguire una politica di rialzo dei tassi, sarà solo l'ennesimo esempio del cane che si morde la coda.[1] Ma se vi sentiste di ringraziare la FED poiché finalmente sta rialzando i tassi, spero che vi ricordiate di mio padre quando puntava il dito al semaforo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Mentre questo articolo era in fase di preparazione, il governatore della FED Jerome Powell ha detto che sarebbe stato probabile un rialzo dei tassi dopo l'ultima riunione della FED. "I dati in entrata", ha puntualizzato, "mostrano un'economia che sta crescendo ad un ritmo sostenuto, con miglioramenti nel mondo del lavoro e l'inflazione che gradualmente si sta muovendo fino al 2%." Quello che Powell ha trascurato di dire era che i "dati in entrata", per quanto riguarda i tassi d'interesse stessi, mostrano un loro aumento... che la FED li voglia rialzare apposta o no.

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