venerdì 23 giugno 2017

Bolla immobiliare, nuovo round





di Francesco Simoncelli


Questa è una storia che abbiamo già visto. La cosa sorprendete è che continua ad accadere senza che la maggior parte delle persone se ne accorga. Peggio, la maggior parte delle persone pensa che sia fisiologico. Non lo è. È per questo motivo che sono tornati a considerare le loro case come un bancomat. L'euforia pre-2008 nel settore immobiliare ha portato le famiglie americane ad accendere ipoteche in sequenze sulle case di proprietà e spendere i finanziamenti in beni di consumo. Inutile dire che questa strategia è fallimentare nel lungo periodo. È letteralmente la fase terminale di un ciclo economico che pesca tra gli "sciocchi più sciocchi" quelle vittime che saranno scaraventate nel bust. Sebbene si possa aver pietà di coloro che hanno subito pignoramenti e hanno perso uno dei beni più importanti nella loro vita, è un destino che essi stessi hanno aiutato a formare.

Nessuno ha puntato loro una pistola costringendoli a recarsi in banca per accendere ipoteche su ipoteche. Non avendo a disposizione un quadro economico teoricamente coerente, si lasciano guidare come banderuole dai venti che soffiano. Rifinanziare la propria casa costa poco? Perché non farlo? Chi se ne importa degli interessi e della sostenibilità della pratica in quanto tale? I banchieri credono fermamente in un motto che ha segnato gran parte di questi tempi: "Nel lungo periodo siamo tutti morti." Peccato che nessuno sappia quanto sia "lungo" suddetto periodo. Sono dei bravi imbonitori, ciononostante quando si rinuncia ad accedere ed a finanziare una conoscenza che potrebbe salvare il patrimonio di coloro che ignorano causa/effetto in economia, si finisce nella categoria dei cosiddetti "sciocchi più sciocchi". Ovvero, quelli che rimarranno col cerino in mano.



AL PUNTO DI PARTENZA

I cicli boom/bust non finiscono mai bene. Questo vuol dire che ci sarà sempre qualcuno che pagherà per gli errori degli altri. In questo modo l'attuale sistema può andare avanti. Almeno fino a quando i creatori di ricchezza reale riusciranno a rifornire coloro che la sprecano. Questi ultimi possono avere un lasciapassare nei confronti del bacino della ricchezza reale grazie alla ridistribuzione della ricchezza reale innescata dalle strategie monetarie implementate dalle banche centrali. Nel caso degli Stati Uniti, dalla FED.

Il denaro creato ex-novo finisce nell'economia con un certo ritardo e non invade uniformemente tutti i settori dell'economia più ampia. Non è un caso, ad esempio, se i maggiori beneficiari della manna monetaria della FED siano stati i grandi centri lungo la costa americana. L'entroterra statunitense, invece, ha rappresentato l'ultimo anello della catena, quello raggiunto dal denaro creato ex-novo una volta che i prezzi si erano già aggiustati. Sono i più penalizzati dall'effetto Cantillon. Non è un caso se siano stati loro quelli che hanno votato in massa per Trump. E nemmeno è un caso che San Francisco sia una di quelle città che ha visto l'incremento più marcato dei prezzi degli immobili, essendo essa facente parte della regione della Silicon Valley.

L'effetto ricchezza a cascata della banca centrale americana era volto a diffondere una sorta di benessere tra la popolazione nel suo complesso, ingrassando dapprima i bilanci di quelle entità che dovevano essere salvate e successivamente, attraverso la loro salute rinnovata, elargire occupazione e reddito a tutti. Non è andata così. Perché? Perché gli individui sono guidati dagli incentivi. Una volta che si azzera il rischio in determinate aree, ciò porta ad una speculazione maggiore in suddette aree. Questo per dire che quelle aziende che hanno goduto della manna monetaria della FED attraverso l'accensione di nuovi prestiti, non hanno affatto migliorato le loro infrastrutture, bensì hanno gozzovigliato con l'ingegneria finanziaria per gonfiare il loro valore azionario e quindi incassare più profitti.

Inondando con dividendi gli azionisti, hanno ignorato il settore della R&S e di conseguenza non hanno affatto prestato orecchio alle necessità reali degli individui. Hanno invece continuato a sfornare prodotti che nessuno voleva e a catturare, attraverso l'accesso a prestiti a basso costo, capitale umano e strumentale. A quanto pare non esistono più società a scopo di lucro, ma macchine d'ingegneria finanziaria che pompano le proprie azioni per dare sfoggio di una salute economica altrimenti inesistente. Ciò erode il bacino della ricchezza reale e si ripercuote inevitabilmente sui tassi d'interesse, i quali non stanno aumentando perché la FED "ha deciso" così.

I vari miglioramenti nei dati in entrata sfoggiati dalla FED sono solo fumo negli occhi, perché raccontano una storia diversa da quella della vita reale. Il rimbalzo economico e la successiva pseudo-ripresa economica sono difatti costituiti solo da numeri e scenari rosei. Nel caso del settore immobiliare, ad esempio, la caduta dei prezzi degli immobili è stata attutita dall'intervento dei pianificatori monetari centrali. Problema: a che prezzo?




Ironia della sorte, il problema che presumibilmente hanno risolto è stato creato da loro stessi con le precedenti politiche monetarie allentate. Questo ha permesso alle famiglie americane di prendere in prestito a tassi ridicoli e indebitarsi per la vita. Poi la bolla è scoppiata e il debito è rimasto, poiché la maggior parte di loro non ha potuto scrollarselo di dosso a causa della permanenza di pachidermi statali tenuti in vita col supporto vitale: Fannie & Freddie. Non è finita qui, poiché la prova che tenere in vita realtà palesemente improduttive non fa altro che creare ulteriori errori economici, è la seguente: Fannie introduce regole "nuove ed innovative" per permettere agli studenti indebitati di comprare una casa... indebitandosi ancora di più!

La vera soluzione, la soluzione di libero mercato, sarebbe lasciar fallire questi istituti di finanziamento, in modo da permettere a tutte quelle famiglie di scrollarsi di dosso quel fardello di debito che hanno contratto durante gli anni della bolla. Ma ciò non significherebbe default a catena? Certo che sì. È sempre stato così che il mercato s'è ripulito dagli errori economici. Ed è così che si ripulirà anche questa volta.

Ma non è detto che le cose andranno come l'ultima volta, ovvero, che la bolla scoppi dapprima nel settore immobiliare. Questo perché un settore che è stato gonfiato all'inverosimile, e che una volta scoppiato si porterà dietro anche il comparto immobiliare, è quello dei prestiti agli studenti. Con un mercato del lavoro ingessato e praticamente pervaso dal part-time, i giovani e meno giovani sono stati attirati negli atenei grazie alla presunta generosità dello zio Sam. Ciò è servito ad addomesticare le cifre della disoccupazione, impedendo a migliaia di persone d'invadere le strade in cori di protesta. Ma come la pianificazione centrale è solita fare, il problema è stato spostato non risolto. Infatti dopo aver finito gli studi, coloro che escono dall'università non trovano né un lavoro adatto al loro campo di studi né riescono a sbarcare il lunario per ripagare il fardello di debito sul loro groppone. Chi è fortunato rimane a vivere coi genitori.

Eventualmente i genitori si fanno carico di questo onere, poiché oltre ad avere un lavoro è possibile che si tratti di pensionati. Non solo, ma allo stesso tempo vengono attirati nella tagliola del rifìnanziamento della propria casa per far fronte ai crescenti obblighi finanziari dovuti all'aiuto concesso ai propri figli. Il rinnovato business immobiliare, quindi, non nasce da fondamentali economici sani e da una ripresa economica salutare a seguito di una pulizia degli errori economici del passato. Al contrario, è frutto della speculazione nel settore immobiliare da parte di hedge fund e banche commerciali che si sono improvvisati padroni di casa dando il via ad una corsa buy to rent. E questo è sottolineato anche dalla quantità di nuove case vendute alle famiglie americane.





In questo modo vengono pompati di nuovo i prezzi delle case in modo che quelle entità finanziarie che si sono ritrovati in bilancio asset dimezzati di valore possano in qualche modo compensare le perdite, ma questo va a discapito dell'economia di Main Street la quale si ritrova ad essere impossibilitata a comprare una nuova casa e non può permettersi i livelli esorbitanti degli affitti. E questo quadro viene catturato dal seguente grafico.




Nonostante i lavori a tempo pieno siano aumentati, la vendita di case nuove è ancora sottotono. Ciononostante i prezzi delle case sono in boom, ma come abbiamo visto alla base non c'è una domanda genuina da parte dell'economia più ampia. Ancora una volta, è frutto dell'ingegneria finanziaria alimentata dal credito a basso costo.

Quindi la domanda è: volete continuare ancora ad essere coloro nelle cui mani sarà lasciato solo un cerino?



STRATEGIA D'USCITA

In questo panorama chiunque ha bisogno di una strategia d'uscita, perché altrimenti verrà fagocitato dagli eventi. Si vedrà trasportato in un caos che non sarà capace d'anticipare. Coloro che lo anticiperanno saranno avvantaggiati. Questo spazio virtuale vi fornisce gli strumenti per anticipare il caos economico incipiente. Non sarà piacevole vedersi inghiottiti in questa spirale discendente, ma sarà ancora più spiacevole non sapere cosa fare.

Questo vuol dire avere un piano B. Al giorno d'oggi la maggior parte delle persone crede di avere un piano B, in realtà si tratta solo di investimenti che non proteggeranno i propri risparmi. Perché? Perché si basano su mercati gonfiati artificialmente dal credito facile delle banche centrali e durante una recessione subiranno un duro colpo. Pensate, ad esempio, alle obbligazioni vendute dalle banche alla propria clientela. Pensate ai buoni fruttiferi venduti dalle Poste. Pensate alle obbligazioni sovrane vendute con agevolazioni fiscali. Perseguire questa strada significa cercare fortuna in una discarica.

Nell'attuale panorama economico esistono altri modi per emanciparsi dalle grinfie dello stato e, allo stesso tempo, schermare i propri risparmi.

Oltre al canonico consigli dell'investire in oro fisico, è possibile diversificare ulteriormente la propria strategia entrando nel mondo delle criptovalute. È un mondo ancora giovane, ma soprattutto è un mondo con grandi opportunità. Diversamente dagli investimenti canonici enormemente influenzati dalle azioni di una ristretta cerchia d'individui, il mondo delle criptovalute è fondamentalmente caratterizzato da una fitta rete di scambi gestita da tutte quelle persone che ne fanno parte. Questo punto è ben descritto dalla Legge di Metcalfe. È per questo motivo che le criptovalute non sono solo mezzi di scambio e riserve di valore, ma anche una rete decentrata che ben rappresenta il concetto di libero mercato.

E infatti il loro vero potenziale emergerà prorompente quando la prossima recessione imperverserà nell'economia più ampia. Non solo permetteranno agli individui di limitare i danni, ma inculcherà loro quelle lezioni di libertà economica che la Scuola Austriaca per anni ha ripetuto senza riuscire a diffonderle in modo diffuso. Questa è l'occasione che gli Austriaci aspettavano per dimostrare una volta per tutte che il keynesismo ha fallito. La prossima recessione sarà l'occasione per affermare con decisione i principi del libero mercato e ricoprire il vuoto culturale ed accademico che si lasceranno dietro le teorie keynesiane. È all'orizzonte un cambiamento di paradigma.

Alla fine lo capiranno anche gli scettici quando cercheranno di entrare in questo mercato a qualsiasi prezzo, solo per preservare il potere d'acquisto delle valute canoniche ormai decadente. Quando infine hedge fund, compagnie d'assicurazione, grandi società, grandi banche d'investimento, fondi sovrani, ecc. aggiungeranno criptovalute ai loro possedimenti istituzionali, il loro prezzo schizzerà alle stelle.

Sul mio account Twitter cerco di individuare quegli investimenti in criptovalute potenzialmente propizi e comunicarli a coloro interessati, analizzando le varie monete in suddetti mercati e fornendo segnali potenzialmente utili. La mia non è l'unica strada percorribile. È una delle tante. Faccio in modo che sia meno dissestata possibile. Se volete contribuire a tale opera, allora potete lasciare un contributo in bitcoin al seguente indirizzo: 3JzLi4AbKYxmU6SKphc5sxSJhcrxXcFDXA



BANCHE ILLIQUIDE

Nel frattempo il settore bancario commerciale continua a vomitare inchiostro rosso. Non è stato aggiustato nulla. Soprattutto in Europa. Eppure si diceva che le cose stessero andando bene in Spagna. Non è così. Credete ai vostri occhi non alle voci che fuoriescono dallo zombie-box.

In modo particolare, quando leggete "non fatevi prendere dal panico", è il momento di farsi prendere dal panico. Troppi errori economici sono stati lasciati sedimentare e diventare strutturali. La ciclicità ha abbandonato questo mondo. Il semi-boom offerto dalle banche centrali non ha fatto altro che far finire l'economia mondiale in un circuito di stagflazione che lentamente scaraventerà ciò che rimane dei cocci di tale economia, in una recessione violenta.

Il cuore dell'economia moderna, infatti, è una struttura di produzione basata sull'ingegneria finanziaria e non più sulla domanda genuina dei consumatori. Guardate i seguenti grafici, ad esempio, rappresentanti la quantità di azioni in pancia alla BNS, in particolare poi quelle della Apple.






Sebbene l'economia abbia sperimentato un accenno di recessione nei mesi post-Lehman, questa è stata arrestata dall'intervento senza precedenti delle banche centrali.




Sono stati pompati nel circuito finanziario migliaia di miliardi in denaro fiat, portando i tassi d'interesse a finire nel sottoscala della storia. Ciò ha portato gli investimenti ad essere dirottati nei settori azionario e obbligazionario, scatenando una ricerca folle per rendimenti decenti. I bilanci delle grandi industrie sono stati offerti sull'altare della ZIRP e le banche commerciali, nonché gli altri istituti di credito, hanno gozzovigliato in questi mercati alla disperata ricerca di un flusso di cassa positivo e di una chiusura d'anno in positivo.

Non è andata così. Gli strumenti d'investimento canonici sono sopravvalutati all'inverosimile e la maggior parte di loro siede nei bilanci delle banche centrali.

Nel frattempo la FED "sta rialzando" i tassi d'interesse a breve termine. Gli investitori istituzionali che hanno preso in prestito a breve e hanno prestato a lungo, si troveranno ad affrontare uno squeeze. I tassi a breve stanno aumentando. Il differenziale tra il costo del denaro a breve termine ed il rendimento del denaro a lungo termine si sta restringendo velocemente.




La curva dei rendimenti ancora non è invertita. Il rendimento dei bond a 3 mesi non ha ancora superato il rendimento dei bond a 20 anni. Se volete un indicatore di quanto sia vicina una recessione, prestate attenzione alla curva dei rendimenti.



FINIRÀ MALE

Ciò che rende molto pericoloso l'attuale ciclo economico è il fatto che abbiamo raggiunto il punto di saturazione. La maggior parte dei mercati del mondo è in bolla, questo significa che una correzione manderà in crash enormi porzioni dell'economia mondiale.





Tutto quello che le istituzioni statunitensi hanno fatto finora, ad esempio, ha semplicemente gonfiato all'inverosimile delle bolle in tutto. Non esiste settore che ne sia estraneo. Esiste solo la possibilità di proteggersi e schivare le schegge impazzite che voleranno nell'ambiente economico allo scoppio di suddette bolle. Niente ha fatto il Dodd-Frank Act per consolidare la stabilità del settore bancario commerciale americano, aumentando i costi per i consumatori e facendo diventare ancor più grandi le banche TBTF. Sin dall'approvazione di questa legge solo tre nuove banche sono nate, forzante quelle medie/piccole a fondersi con quelle grandi. La concorrenza è stata annientata.

Per non parlare della Volcker Rule contenuta nel suddetto testo di legge, la quale rappresenta un tentativo maldestro di ripristinare un Glass-Steagall Act (separazione tra banche commerciali e banche d'affari). Ciò ha creato una gigantesca burocrazia atta a vagliare le varie transazioni delle banche affinché possano catalogarle "fisiologiche" o "speculative". Ma il problema non è il rischio, poiché esso rappresenta una spia d'allarme adeguata per segnalare la pericolosità di determinati investimenti; il vero problema è l'assenza di rischio.

L'esistenza delle banche centrali, delle assicurazioni sui depositi e di altre istituzioni supportate dallo stato indeboliscono la disciplina dei mercati per quanto riguarda i prestiti e gli azzardi morali. Nemmeno la resurrezione di un Glass-Steagall Act potrebbe impedire l'emersione di cicli boom/bust alimentati dal credito, nonostante inizialmente possa migliorare le condizioni nel settore bancario commerciale.

C'è bisogno di una sana pulizia dei mercati, senza di essa gli errori strutturali finora accumulati continueranno a far marcire lentamente i fondamentali economici. Come sottolineato nella sezione precedente, una recessione è incombente. Ma anche senza di essa, l'attuale semi-boom è destinato a spegnersi a causa della natura autodistruttiva delle politiche centralizzate. Queste sono bombe ad orologeria finanziarie che scoppieranno, settore finanziario dopo settore finanziario.



CONCLUSIONE

Sono convinto che il sistema bancario commerciale finirà molto presto sotto pressione. La follia che ha portato i TBTF a dominare nei mercati è senza precedenti. Sono dei giganti d'argilla, resi tali dalle politiche anti-cicliche attuate da Bernanke e continuate dalla Yellen. Ma adesso queste politiche sono state invertite e i tassi stanno salendo. Il mercato dei prestiti ne risentirà. Le banche si ritroveranno ancora una volta per le mani prestiti non performanti e crediti deteriorati.

La reflazione del settore immobiliare è solo la punta dell'iceberg. Come nella precedente bolla immobiliare, noi Austriaci abbiamo detto come e perché. È stato affrontato nel dettaglio cosa c'è al di sotto del mare, quanto in profondità scende il ghiaccio.

Potreste pensare di essere al sicuro, ma di certo non lo sarà la banca in cui detenete i vostri risparmi. La maggior parte delle persone non effettua uno scrutinio accurato del luogo in cui detiene i propri risparmi. Segue la consuetudine. Ma la consuetudine va temporaneamente in frantumi quando c'è un cambiamento di paradigma. Il modo di proteggersi e approfittare delle flessioni economiche passando per vie ritenute "non canoniche".


giovedì 22 giugno 2017

Cos'ha fatto di recente lo stato per voi?





di Jeffrey Tucker


Quanto è sostenibile il modello di politica del XX secolo nell'era digitale? Non molto. I fallimenti dello status quo stanno diventando troppo evidenti ed i costi troppo alti. Inutile dire che siamo in prossimità di un cambiamento.

Cominciamo con le due iniziative più grandi del nostro tempo: l'Obamacare e le guerre in Medio Oriente che hanno avuto inizio con la guerra in Iraq. I fallimenti di entrambi hanno molto in comune: hanno avuto inizio sotto i migliori auspici, con consulenti esperti, con risorse enormi, con un'enorme spinta nei media mainstream e col potere dello stato a loro supporto.

Secondo il pensiero convenzionale, rappresentavano un successo scontato. Tutti gli americani avrebbero ottenuto una migliore assicurazione sanitaria. Tutto il Medio Oriente ne sarebbe uscito rinvigorito con istituzioni democratiche e la morte del dispotismo.

Entrambi hanno dimostrato d'essere due tremende catastrofi, generando risultati di gran lunga peggiori se non fossero mai stati implementati. Questa non è più una dichiarazione controversa, ma la realtà dei fatti.



Lo stesso errore

Che cosa è andato storto? Quello che va storto quando le élite immaginano di poter controllare il mondo con intelligenza, risorse e potere. Alla fine l'arroganza intellettuale si confronta con una parte della realtà che non può controllare. La realtà combatte e vince. La classe dirigente viene lasciata a cercare scuse, mettere toppe e, infine, accettare i fatti della vita.

Ecco l'errore di base del XX secolo: la convinzione che lo stato potesse realizzare qualsiasi cosa con abbastanza intelligenza, risorse e potere. È una convinzione che ha afflitto tutto il mondo, da Lenin 100 anni fa a Trump oggi. Questa teoria ha costruito enormi burocrazie, ha giustificato grandi guerre e ha permesso la creazione di un apparato legale e normativo senza precedenti.

Questa fede sopravvive ancora oggi, anche se con meno convinzione. Fallimento dopo fallimento ha anche seminato dubbi fra gli intellettuali mainstream ed i politici. Ma poiché gran parte dell'apparato statale – e le strategie che raccolgono il denaro per finanziarlo – si basa su questo modello, non sarà facile allontanarsi da tale paradigma.



Un nuovo modello

Per i giovani di oggi, il distacco culturale da questo modello di governo è palpabile. Non riesco nemmeno ad immaginare che cosa voglia dire per un ventenne guardare un dibattito politico. Le persone cresciute nell'era digitale vivono in un mondo di scelte alimentate dalla volontà umana. I beni capitali che una volta erano di proprietà solo delle élite, sono stati portati a tutti attraverso l'innovazione e la democrazia del mercato. Chiunque ora può essere un produttore di film. Chiunque può essere un editore. Ognuno di noi ha accesso alle informazioni come chiunque altro. Chiunque può anche creare una nuova moneta.

Il mondo che amano di più è quello dei social media. Non è stato creato dalla legislazione. E non ha mai ricevuto finanziamenti governativi. Nessuna burocrazia l'ha approvato. Per la gran parte, non è regolamentato da alcuna istituzione coercitiva. Si tratta di un paesaggio in continua evoluzione, una comunicazione anarchica, gestita non da politici potenti ma da frombolieri informatici e da imprenditori che sono subordinati soltanto ai verdetti dei consumatori. L'assenza di un controllo top-down è l'elemento motore. E funziona per tutti.

Le decisioni su dove vivono, cosa mangiano, ciò che possiedono, ciò che indossano, chi inviteranno a cena, l'intrattenimento che scelgono – in breve, tutta la loro vita – vengono ponderate tramite un alluvione di informazioni fuoriuscente da dispositivi digitali mobili; consigliandoli e valutando ogni bene o servizio concepibile in base a quanto possa migliorare la loro vita.

Nel mondo digitale, nessuno è al comando. Nessuna persona o istituzione esercita verdetti decisivi su vincitori e vinti. Questo è un giudizio lasciato alla rete, che è un sistema distribuito di raccolta ed elaborazione dati: c'è più saggezza nelle decisioni cumulative dei molti anziché in quelle di un'autorità centrale. Per l'attuale generazione di giovani, è così che il mondo diventa un posto migliore, una scelta alla volta.



Due modelli, mondi separati

La distanza tra questo modello di gestione sociale e ciò che è in mostra nella politica nazionale, non potrebbe essere più grande. Ascoltano i candidati promettere di ripristinare il passato. La visione è essenzialmente revanscista. La sinistra e la destra vogliono rivendicare il territorio che credono di aver perso. Quando la scena non è ridicola, mostra il suo lato oscuro fatto di accordi sottobanco e corruzione. Se la politica nazionale fosse una app, le valutazioni dei suoi utenti sarebbero estremamente basse e nessuno la scaricherebbe.

Come possono coesistere queste due visioni del mondo? Per ora è così, ma i costi sono sempre più evidenti e le prestazioni sempre più sfuggenti. Guardate al vostro stipendio e vedrete quanto costa il vecchio sistema. I giovani all'inizio della loro carriera si preoccupano dell'affitto, delle utenze, delle rate della macchina e dell'assistenza sanitaria. Ciononostante guardano la loro paga e vedono che gran parte è trattenuta dallo stato. Non hanno scelta, a differenza di ogni altra area della loro vita.

I benefici della spesa pubblica ormai sembrano tutti scomparsi. Il prestigio dei progetti federali sembra essere evaporato. Pensateci. Le generazioni precedenti hanno visto enormi centrali elettriche, dighe, autostrade statali, esplorazione spaziale e le lotte epiche sulla scena internazionale. È passato molto tempo da quando qualcosa di simile è apparso nella vita pubblica.



Il periodo delle vacche grasse è finito

Se gli americani guardano indietro al XX secolo, possono concludere d'aver staccato un guadagno enorme dai programmi statali a costi che sembravano relativamente bassi o, almeno, erano ben mascherati da una varietà di trucchi: dall'inflazione al sostituto d'imposta. Ma quei giorni sono finiti. Nel XXI secolo i costi sono diventati più intensi e visibili, mentre i benefici sfuggenti ed inesistenti.

Previdenza sociale? È ridicola. Tirocinio lavorativo? Suvvia! L'esplorazione dello spazio? Sta venendo portata avanti da privati. Tecnologia? Niente è più avulso alla comprensione delle burocrazie statali. Affari esteri? Le guerre hanno creato grandi pasticci. Cure mediche? Per favore! Controllo di qualità dei prodotti al consumo? Questo è ormai gestito dalle applicazioni. I maggiori timori delle persone al giorno d'oggi riguardano tutti l'avere a che fare con lo stato: DMV, TSA, IRS e così via.

Secoli fa David Hume spiegò che ogni governo – anche con grande potere – è sostenibile soltanto se la popolazione percepisce che faccia più bene che male. La presenza di consenso ad un certo livello è la chiave per la stabilità. Cosa succede quando la credibilità pratica e morale dello stato cade fino al punto di scomparire? Abbiamo un vero e proprio cambiamento di paradigma.

Ci sono troppe caratteristiche del modello di stato del XX secolo che non si applicano più nel XXI secolo. Tutti quelli cresciuti nell'era digitale ne sono a conoscenza, però senza saperlo. Nessun sistema di governo può sopravvivere a lungo con l'enorme volume di anomalie che stanno rompendo il paradigma attuale. Qualcosa deve cambiare.

Cosa ha fatto lo stato per voi ultimamente? Se non sapete rispondere rapidamente a questa domanda, potete vedere il problema centrale della vita contemporanea e cominciare a discernere la risposta per il tipo di società che dobbiamo costruire in futuro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 21 giugno 2017

Perché la spesa pubblica conta di più della grandezza del deficit





di Frank Shostak


I deficit di bilancio finiscono spesso sotto i riflettori dei media. Il deficit di bilancio è definito come la differenza tra ciò che lo stato spende e quello che raccoglie in tasse. Quando spende più di quanto raccoglie, allora emerge un deficit di bilancio. Quando raccoglie più di quanto spende, allora si parla di un avanzo di bilancio.

Il punto di vista convenzionale ritiene che i deficit di bilancio riducano il risparmio nazionale, in genere definito come la somma del risparmio privato (il reddito al netto delle imposte che le famiglie risparmiano piuttosto che consumare) ed il risparmio pubblico. Quando lo stato ha un deficit di bilancio, il risparmio pubblico è negativo, il che riduce il risparmio nazionale al di sotto del risparmio privato.

Generando eccedenze, così sembrerebbe, lo stato va a creare ricchezza reale, rafforzando in tal modo i fondamentali dell'economia. Questa tesi sarebbe corretta se le attività dello stato creassero ricchezza.



La spesa pubblica non crea ricchezza

Ma non è così. Le attività dello stato sono limitate alla ridistribuzione della ricchezza reale, dai creatori di ricchezza ai consumatori di ricchezza. Le attività dello stato prendono ricchezza da una persona e la canalizzano ad un'altra.

Inoltre anche vari progetti impressionanti intrapresi dallo stato rientrano nella categoria della ridistribuzione della ricchezza. Il fatto che il settore privato non intraprenda questi progetti, indica che ricoprono posti bassi nella lista delle priorità dei consumatori.

Dato lo stato in cui versa il bacino della ricchezza reale, l'attuazione di questi progetti indebolirà il benessere degli individui dal momento che verranno introdotti a scapito di progetti che sono più in alto nella lista delle priorità dei consumatori.

Supponiamo che lo stato decida di costruire una piramide che molte persone considerano di bassa priorità. Le persone che saranno impiegate in questo progetto dovranno avere accesso a vari beni e servizi per sostenere la loro vita ed il benessere.

Dal momento che lo stato non è un produttore di ricchezza dovrebbe imporre tasse sui creatori di ricchezza (quegli individui che producono beni e servizi in conformità con le priorità più importanti dei consumatori) al fine di sostenere la costruzione di una piramide.

Ogni volta che i produttori di ricchezza scambiano i loro prodotti, lo scambio è volontario. Ogni produttore scambia beni in suo possesso per beni che crede possano aumentare il suo standard di vita.

Il punto cruciale è che lo scambio deve essere libero e quindi riflettere le priorità degli individui. Le tasse sono di natura coercitiva: costringono i produttori a separarsi dalla loro ricchezza in cambio di una piramide indesiderata. Ciò implica che i produttori debbano essere costretti a scambiare più per meno, e ovviamente questo ostacola il loro benessere.

Più continua la costruzione della piramide, più ricchezza reale viene sottratta ai produttori di ricchezza. Possiamo quindi dedurre che il livello di tassazione, cioè, ricchezza reale sottratta al settore privato, è determinato direttamente dalla dimensione delle attività dello stato.

Si osservi che, essendo un consumatore di ricchezza, lo stato non può contribuire al risparmio e al bacino della ricchezza reale. Inoltre se le attività dello stato avessero potuto generare ricchezza, esso avrebbero potuto generare quei finanziamenti di cui necessita e non avrebbe richiesto alcun sostegno agli altri creatori di ricchezza. Se le cose stessero così, allora la questione delle tasse non si porrebbe minimamente.



Gli effetti dell'avanzo di bilancio sull'inflazione e sull'offerta di moneta

L'essenza della nostra analisi non è alterata dall'introduzione del denaro. In un'economia monetaria lo stato tasserà (prendere soldi dai creatori di ricchezza) e spenderà il denaro ricevuto a favore di vari individui che sono impiegati direttamente o indirettamente dallo stato.

Questo denaro permetterà a queste persone d'accedere al bacino della ricchezza reale, lo stock totale di beni e servizi. Gli individui impiegati dallo stato sono ora in grado di scambiare i soldi tassati per diversi prodotti e servizi che andranno a migliorare la loro vita.

Qual è allora il significato di un avanzo di bilancio in un'economia monetaria? In sostanza, l'afflusso di denaro supera la spesa pubblica. L'avanzo di bilancio qui è solo un surplus monetario. L'emergere di un avanzo produce lo stesso effetto di una politica monetaria restrittiva.

Su questo tema Ludwig von Mises scrisse:

La restrizione della spesa pubblica può essere certamente una buona cosa. Ma non fornisce i fondi di cui uno stato necessita per una successiva espansione della sua spesa. Un individuo può condurre i suoi affari in questo modo; può accumulare risparmi quando il suo reddito è elevato e può spenderli più tardi, quando il suo reddito scenderà. Ma è altra questione quando parliamo di una nazione o tutte le nazioni insieme. Il ministero del tesoro può accumulare una parte delle entrate fiscali, le quali finiscono nel pubblico erario a seguito del boom. Fintanto che trattiene questi fondi, la sua politica è deflazionistica ed anti-ciclica e potrebbe indebolire il boom creato dall'espansione del credito. Ma quando questi fondi vengono spesi, alterano il rapporto monetario e inducono un calo del potere d'acquisto dell'unità monetaria. In nessun modo questi fondi possono fornire beni strumentali necessari per l'esecuzione di lavori pubblici.[1]



La spesa pubblica — non l'avanzo e il deficit — è ciò che conta di più

Alcuni commentatori, ritenendo che la spesa pubblica possa creare ricchezza, sostengono che la risposta adeguata ad un avanzo pubblico non è la riduzione della spesa, bensì una riduzione delle tasse. Ma un avanzo di bilancio — cioè, un surplus monetario — non "crea spazio" per abbassare le tasse. Solo se gli esborsi reali dello stato vengono ridotti (cioè, solo quando lo stato taglia il numero di piramidi che prevede di costruire) allora possono essere ridotte le tasse. Basse spese delle amministrazioni pubbliche implicano che i creatori di ricchezza avranno una porzione maggiore del bacino di ricchezza reale da cui attingere.

D'altra parte, se la spesa pubblica continua ad aumentare, nonostante gli avanzi di bilancio, non è possibile alcuna riduzione fiscale effettiva; la quota del bacino della ricchezza reale a disposizione dei creatori di ricchezza, diminuirà.

Ad esempio, se la spesa pubblica ammonta a $3,000 miliardi di e le entrate statali ammontano a $2,000 miliardi, allora lo stato avrà un deficit di $1,000 miliardi. Dal momento che la spesa pubblica deve essere finanziata, questo significa che lo stato dovrebbe far ricorso ad altre fonti di finanziamento, quali i prestiti, la stampa di denaro, o nuove forme di tasse. Lo stato impiegherà ogni sorta di mezzo per ottenere risorse dai creatori di ricchezza per sostenere le sue attività.

Ciò che conta qui è che la spesa pubblica ammonta a $3,000 miliardi, non che il deficit sia di $1,000 miliardi. Per esempio, se le entrate statali, grazie a tasse più alte, sarebbero ammontate a $3,000 miliardi, allora avremmo avuto un bilancio in pareggio. Ma questo avrebbe cambiato il fatto che lo stato prende ancora $3,000 miliardi di risorse dai creatori di ricchezza?



Dobbiamo creare ricchezza prima di poterla spendere

I critici di uno stato limitato reagirebbero dicendo che il settore privato non può essere attendibile nella costruzione e miglioria delle infrastrutture della nazione. Per esempio, gli Stati Uniti intendono costruire e potenziare con urgenza ponti e strade.

Gli americani possono permettersi il miglioramento delle infrastrutture? L'arbitro qui dovrebbe essere il libero mercato in cui gli individui, con l'acquisto o l'astensione dall'acquisto, decidono il tipo di infrastrutture che dovrebbero emergere.

Se la dimensione del bacino della ricchezza reale non è sufficiente per permettere un miglioramento delle infrastrutture, allora è necessario tempo per accumulare ricchezza reale ed essere in grado di garantire un miglioramento delle infrastrutture. L'accumulo nel bacino della ricchezza reale non può essere velocizzato aumentando la spesa pubblica. Come abbiamo visto, un aumento della spesa pubblica indebolirà solamente il bacino della ricchezza reale.

Lo stato può forzare l'attuazione di vari progetti che non sono scelti dal mercato. Lo stato, tuttavia, non può sostenerli, perché col passare del tempo il peso di questi progetti s'impone sull'economia attraverso livelli più alti di tasse, cosa che a sua volta indebolirà il benessere degli individui e renderà questi progetti ancora più gravosi.



Riduzioni di spesa devono avvenire con tagli fiscali

Che dire dell'abbassamento delle tasse sulle imprese – sicuramente questo darà una spinta agli investimenti di capitale e rafforzerà il processo di formazione della ricchezza reale? Questo è ciò che ha detto il presidente Trump. Finché questo abbassamento delle tasse non sarà accompagnato da una riduzione della spesa pubblica, verrà solamente favorita una cattiva allocazione del capitale.

Il deficit di bilancio emergente verrà finanziato mediante prestiti o pompaggio monetario. Ovviamente ciò equivale a deviare ricchezza reale dalle attività che la creano a quelle che la sprecano. Diversi progetti che emergono grazie a tale linea di politica, rischiano di essere l'equivalente di piramidi inutili.

Abbiamo visto che uno dei modi attraverso il quale lo stato si assicura i fondi necessari, è per mezzo di prestiti. Ma come?

Un mutuatario deve essere un creatore di ricchezza al fine di rimborsare il capitale più gli interessi. Questo non è il caso per quanto riguarda lo stato, poiché esso non la crea – la consuma.

Quindi come può lo stato ripagare il suo debito? L'unico modo in cui può farlo è prendendo in prestito ancora una volta dallo stesso creditore – il settore privato che crea ricchezza. Stiamo parlando di un processo in cui lo stato prende in prestito da voi al fine di rimborsarvi.

Possiamo concludere che l'unico contributo significativo che lo stato può fornire al bacino della ricchezza reale, e quindi agli standard di vita delle persone, è quello di ridurre le spese reali. Questo a sua volta significa che lo stato deve smetterla d'interferire nelle attività commerciali e permettere ai creatori di ricchezza di creare ricchezza.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


_________________________________________________________________________________

Note

[1] Ludwig von Mises, Human Action, Scholars edition, capitolo 31, p. 793.

_________________________________________________________________________________


martedì 20 giugno 2017

L'oro supera i venti contrari della FED





di James Rickards


L'oro si è mosso a fasi dal livello post-elezioni di $1,128 l'oncia il 15 dicembre 2016 al suo attuale livello di $1,246 l'oncia. Questo è un guadagno del 12% in 15 settimane.

L'unica regressione significativa è stata un salto del 4% dal 1 marzo al 9 marzo 2017. Ma l'oro ha recuperato tutto quel terreno perduto sin da allora.

L'oro ha avuto un gran giorno ieri, salendo di oltre $20 dollari.

Il recente picco dell'oro è stato alimentato in parte dalle preoccupazioni geopolitiche riguardanti l'attacco missilistico in Siria da parte degli Stati Uniti e le crescenti tensioni in Corea del Nord. Nessuna di queste situazioni sarà risolta presto ed entrambe hanno la capacità di portare in guerra gli Stati Uniti. La geopolitica continuerà a mantenere un "floor" ai prezzi dell'oro.

Detto questo, ciò che è più impressionante riguardo il recente rally dell'oro è che l'ambiente macro non è stato particolarmente buono. La FED ha aumentato i tassi il 15 marzo e li ha rialzati ancora il 14 giugno. Il percorso verso tassi più elevati è ormai impostato. L'unico dibattito è se ci saranno altri aumenti dei tassi quest'anno, ma nessuno si aspetta una pausa.

La posizione più restrittiva da parte della FED ha sostenuto un dollaro forte, cosa che è tipicamente contraria al prezzo dell'oro in dollari. Se pensate all'oro e al dollaro come due forme di denaro, allora è inusuale che entrambi siano forti allo stesso tempo.

Ma è esattamente quello che sta succedendo.

E c'è un mistero. Gli aumenti del tasso dei fondi federali, controllati dalla Federal Reserve, dovrebbero essere negativi per il prezzo dell'oro in dollari. Dopo tutto, l'oro non ha alcun rendimento e concorre con gli investimenti fruttiferi.

Quando i tassi d'interesse salgono, suddetto rapporto sembra peggiore per l'oro e dovrebbe rappresentare prezzi più bassi per il metallo giallo. Invece l'oro è salito insieme ai tassi d'interesse. Cosa succede?

Infatti il punto di vista convenzionale, secondo cui i tassi più alti rappresenterebbero una cattiva notizia per l'oro, è errato. La correlazione tra il prezzo dell'oro in dollari e il tasso dei fondi federali è abbastanza bassa. Quelli che aspettano che i prezzi dell'oro scendano in presenza di tassi più alti, non comprendono un elemento molto importante.

Questi analisti si concentrano sui tassi d'interesse nominali.

Questo è un benchmark sbagliato. La chiave è quella di concentrarsi sui tassi d'interesse reali che sono calcolati sottraendo l'inflazione dal tasso nominale. L'inflazione è risultata in aumento di recente. Quando questa inflazione viene sottratta dai tassi d'interesse nominali, si scopre che i tassi reali stanno andando giù, non su. Sono i tassi d'interesse reali che forniscono una spinta ai prezzi dell'oro.

Con l'oro che sale in un ambiente difficile, immaginate quanto possa salire di più se la FED sceglierà di adottare una posizione monetaria più accomodante.

Ed è esattamente quello che mi aspetto.

L'ennesimo innalzamento dei tassi potrebbe essere l'ultimo chiodo nella bara dell'espansione economica degli Stati Uniti, la quale ha avuto inizio a giugno 2009. L'economia statunitense è già debole. La FED di Atlanta ha dichiarato che il PIL del primo trimestre è stato solo dello 0.7%.

Questa espansione è già da record, più di 91 mesi. L'espansione media sin dal 1980, un periodo di lunghe espansioni, è di 80 mesi. Chiaramente l'economia sta vivendo su tempo preso in prestito, oltreché su soldi presi in prestito.

La cosa importante da capire è che i tassi vengono rialzati per i motivi sbagliati. Non sono rialzati perché l'economia è più forte, la FED li sta rialzando in un ambiente debole e lo farà peggiorare.

Nel breve termine possiamo aspettarci tassi più alti e un dollaro leggermente più forte. Ma quando l'economia finirà in stallo, cosa che mi aspetto accadrà intorno a luglio, potremmo anche vedere una grande correzione del mercato azionario. Questo è molto probabile, perché il mercato azionario ha prezzi basati sulle aspettative riguardo le politiche di Trump, molte delle quali stanno sfumando.

Non avremo una riforma fiscale che i mercati vogliono, o almeno non molto presto. Né possiamo aspettarci per il futuro prossimo il tipo di spese per infrastrutture che il mercato prevedeva. Trump sta facendo più progressi sulla riforma delle normative, ma richiede molto tempo affinché abbia un qualhe effetto tangibile.

Non ho nemmeno menzionato il fiasco dell'assistenza sanitaria. Non è chiaro come questo sarà risolto, se sarà risolto del tutto.

E oltre alle distrazioni della Siria, della Cina e della Corea del Nord, c'è ancora la questione degli hacker russi. Quindi non sembra che vedremo molti progressi sul fronte economico molto presto. E ci sono segnali che la crescita stia già finendo in stallo.

Quando la FED riprenderà una posizione accomodante dopo giugno per rianimare l'economia, l'oro salirà di nuovo.

Dobbiamo poi considerare i fattori globali che stanno guidando il prezzo dell'oro.

Le crescenti tensioni geopolitiche sono un fattore ovvio, come accennato. E le nazioni come la Russia e la Cina stanno acquistando un sacco di oro.

Ma non è tutto. Il dollaro è stato forte in base alla sua scarsità a livello globale, oltre alla posizione restrittiva della FED. In Cina i cittadini e le imprese sono disperatamente in cerca di dollari per portare fuori dal Paese i loro soldi prima che scoppi la bolla cinese del credito.

Altri Paesi dei mercati emergenti si stanno affannando per entrare in possesso di dollari e ripagare i loro debiti denominati in dollari prima che la valuta americana diventi ancora più forte e i tassi statunitensi salgano.

Normalmente un dollaro forte significherebbe un prezzo più basso dell'oro in dollari. Ma l'oro sta rispondendo alla propria dinamica in base all'offerta e alla domanda. Gli stessi cinesi sono disperatamente alla ricerca d'oro. Hanno bisogno di una riserva di valore diversa dalle azioni, dai beni immobili e dai depositi bancari per trovare riparo dalla tempesta finanziaria.

Coloro che sono bloccati in Cina e non possono portare fuori i loro soldi, possono almeno acquistare oro fisico e spostarsi ai margini prima che la tempesta imperversi. La produzione mineraria è piatta, mentre la domanda delle raffinerie sta aumentando; anche questo significa pressione verso l'alto sul prezzo dell'oro.

Ma c'è un altro fattore dietro un robusto aumento dei prezzi dell'oro: la scarsità dell'offerta d'oro fisico rispetto alla domanda.

Per ora l'oro continua a salire sulla base di una combinazione di inflazione più elevata, preoccupazioni geopolitiche e ristrettezza dell'offerta. Non vediamo nessun cambiamento nel breve termine.

Il messaggio è il seguente: mentre l'oro sale, non è troppo tardi per saltare sul treno.

I minatori d'oro dovrebbero sfoggiare prestazioni migliori rispetto all'oro fisico a causa della leva interna delle azioni minerarie. Possono crescere molto più velocemente rispetto al prezzo dell'oro fisico.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 19 giugno 2017

Il problema non è il debito, ma le politiche monetarie allentate





di Frank Shostak


Secondo il flusso di dati pubblicati dalla FED, il debito degli Stati Uniti in rapporto al PIL rimane ad un livello elevato. Il debito del settore non finanziario in percentuale del PIL si è attestato al 251.7% nel 3° trimestre 2016 rispetto al 230.1% nel 1° trimestre e al 184.3% nel 1° trimestre del 2000.

Il credito al consumo in percentuale del PIL rimane ad un livello record — era pari al 19.9% nel 3° trimestre 2016 rispetto al 15.8% nel 1° trimestre del 2000.




La maggior parte dei commentatori economici considera allarmanti questi rapporti. Seguendo le orme dell'economista Irving Fisher, si ritiene che un livello molto elevato di debito in rapporto al PIL possa innescare un processo deflattivo e, a sua volta, una crisi economica prolungata e grave. Secondo Fisher l'elevato livello del debito può innescare nove eventi che culmineranno in una grave crisi economica.[1]

  1. Si mette in moto il processo di liquidazione del debito a causa di qualche shock casuale. Per esempio, un improvviso calo del mercato azionario. L'atto di liquidazione del debito costringe gli individui a vendere gli asset in difficoltà.

  2. A seguito della liquidazione del debito, la massa monetaria inizia a contrarsi e questo a sua volta rallenta la velocità del denaro.

  3. Una calo della massa monetaria porta ad una diminuzione del livello dei prezzi.

  4. Il valore degli asset cala mentre il valore delle passività rimane intatto. Ciò si traduce in una diminuzione del valore netto, cosa che acuisce i fallimenti.

  5. I profitti iniziano a diminuire e le perdite aumentano.

  6. Produzione, commercio, ed occupazione si riducono.

  7. Tutto ciò porta ad un pessimismo crescente e ad una perdita di fiducia.

  8. Questo a sua volta porta all'accumulo di denaro e ad un ulteriore rallentamento della velocità del denaro.

  9. I tassi d'interesse nominali scendono, ma a causa di un calo dei prezzi i tassi d'interesse reali salgono.

Si osservi che la fase critica in questa catena di eventi è la seconda fase: la liquidazione del debito porta ad un calo dello stock di moneta. Ma perché la liquidazione del debito causa una diminuzione dello stock di moneta?



Perché la liquidazione del debito fa scomparire il denaro

Prendete un produttore di beni di consumo che consuma parte della sua produzione e il resto la risparmia. In un'economia di mercato, il nostro produttore può scambiare le merci risparmiate per denaro. Il denaro che riceve può essere visto come una ricevuta, per così dire, per le merci prodotte e risparmiate. Il denaro è una sorta di credito sulle merci.

Può quindi pensare di prestare i soldi ad un altro produttore attraverso la mediazione di una banca. Prestando i suoi soldi, il risparmiatore originale — vale a dire, il creditore — trasferisce le sue rivendicazioni sui risparmi reali al mutuatario. Quest'ultimo può ora usare il denaro ed acquistare beni di consumo che lo sosterranno mentre sarà impegnato nella produzione di altri beni, per esempio, la produzione di utensili e macchinari.

Si noti che una volta che un creditore presta il suo denaro, abbandona le sue rivendicazioni sulle merci reali per tutta la durata del prestito.

Può la liquidazione del credito pienamente coperto da risparmi, causare un calo dello stock di moneta? La risposta è categoricamente “No”. Una volta che il contratto scade alla data di maturazione, il mutuatario restituisce il denaro al creditore originale. Il rimborso del debito, o la liquidazione del debito, non ha alcun effetto sulla quantità di moneta.

Anche se per qualche motivo il mutuatario non può rimborsare il debito, il creditore subirà perdite perché il mutuatario non ha utilizzato il denaro in modo produttivo; però non ci sarà un cambiamento nell'offerta di moneta. Il denaro sarà da qualche parte nell'economia.

Tuttavia le cose stanno diversamente quando una banca utilizza una parte del denaro depositato e lo presta. In questo caso, il proprietario del denaro depositato continua ad esercitare la sua domanda su quel denaro — non abbandona le sue rivendicazioni sui risparmi reali a favore di un mutuatario. Pertanto quando una banca utilizza una parte del denaro depositato, crea un'altra rivendicazione sul risparmio reale.

Questa rivendicazione è solo una voce vuota — non coperta da risparmio reale. Nel caso del credito pienamente coperto, il mutuatario acquista beni che sono stati prodotti e risparmiati, per così dire.



Perché il credito scoperto è diverso

Le cose cambiano in presenza di credito scoperto, perché non ci sono beni creati e risparmiati. Di conseguenza una volta che il mutuatario esercita rivendicazioni sulla produzione con denaro scoperto, ciò avverrà a scapito dei titolari di credito pienamente coperto.

Alla data di scadenza del prestito, una volta che il denaro viene rimborsato alla banca, questo tipo di denaro deve scomparire dal momento che non è mai esistito come tale e non ha mai avuto una vero e proprio proprietario.



Il problema non è il debito

Bisogna porre enfasi su un punto: la diminuzione dello stock di moneta che precede la deflazione dei prezzi e una crisi economica, è innescato dalle politiche monetarie allentate della banca centrale e non dalla liquidazione del debito.

È la politica monetaria allentata che fornisce il supporto alla creazione di credito scoperto. (Senza questo supporto le banche avrebbero difficoltà a praticare il prestito a riserva frazionaria.) Questo credito scoperto, a sua volta, porta ad una ridistribuzione della ricchezza reale dai creatori di ricchezza a quelli che la sprecano.

Questo a sua volta indebolisce la capacità dell'economia di far crescere il bacino della ricchezza reale e di conseguenza indebolisce anche la crescita economica. (Si noti che il cuore della crescita economica è il bacino della ricchezza reale.)

A causa di una politica monetaria allentata prolungata e aggressiva, il bacino della ricchezza reale inizia a restringersi — ci sono più attività che consumano ricchezza reale rispetto a quelle che la producono. Una volta che il bacino della ricchezza inizia a restringersi, un qualsiasi evento può innescare un cosiddetto collasso economico.

Ovviamente quando le cose iniziano a cadere a pezzi, le banche cercano di riavere indietro i loro soldi. Una volta che le banche recuperano i loro soldi (cioè, credito creato “dal nulla”) e non rinnovano i prestiti, lo stock di denaro non può far altro che restringersi.

Si noti comunque che la conseguente deflazione dei prezzi e il calo dell'economia, non sono causati dalla liquidazione del debito in quanto tale, né dal restringimento dell'offerta di moneta, bensì dal restringimento del bacino della ricchezza reale a causa delle precedenti politiche monetarie allentate.

Con il restringimento del bacino della ricchezza reale ed il conseguente calo dell'attività economica, i bilanci delle banche iniziano a proliferare di asset deteriorati. Quindi, per migliorare la loro solvibilità, le banche cominciano a limitare l'espansione del credito.

Nei suoi scritti Fisher sosteneva che la dimensione del debito determina la gravità della crisi economica. Disse che la deflazione a seguito del crollo del mercato azionario dell'ottobre 1929 ebbe un effetto maggiore sulla spesa reale rispetto alla deflazione del 1921, perché il debito nominale era molto maggiore nel 1929.

Tuttavia non è la dimensione del debito in quanto tale che determina la gravità di una recessione, ma piuttosto le politiche monetarie della banca centrale e lo stato del bacino della ricchezza reale. Non è il debito, ma queste politiche monetarie allentate che causano una cattiva allocazione della ricchezza reale.

Incolpando il debito come causa delle recessioni economiche, si assolve la FED da ogni responsabilità per l'avvio dell'intero processo. Si noti che molti commentatori sono del parere che, a causa della deflazione dei prezzi, l'onere del debito si intensifica.

Di conseguenza si ritiene che mediante la stampa monetaria questo peso possa essere alleviato, arrestando così il declino economico. In realtà, il pompaggio di più soldi diluisce ulteriormente il bacino della ricchezza reale e peggiora solamente le cose.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


_________________________________________________________________________________

Note

[1] Irving Fisher, Boom and Depressions (London: George Allen, 1932), p. 39.

_________________________________________________________________________________


venerdì 16 giugno 2017

Sarà l'oro o l'argento a pagare l'interesse più alto?

L'ambiente economico attuale sta creando un'ottima opportunità per gli investitori in argento. Guardate ad esempio il rapporto argento/oro. Negli ultimi 20 anni non è mai sceso al di sotto dello 0.012, un supporto che potrebbe rappresentare un punto di entrata succulento per tutti coloro che intendono scommettere su una crescita più marcata dei prezzi dell'argento rispetto a quelli dell'oro. Questo, ovviamente non vuole essere un invito automatico all'azione, ma un consiglio spassionato per tutti coloro che cercano di proteggere il proprio patrimonio a fronte di un ambiente economico distorto. E con una recessione incombente è possibile che suddetto rapporto torni a lambire le soglie massime fatte registrare negli anni passati durante il crash Lehman e il crash delle dot-com. Questo si tradurrà in un prezzo dell'argento in crescita due volte più velocemente rispetto a quello dell'oro. Oltre agli ETF che tracciano il prezzo dell'argento (es. SLV) può essere anche proficuo tenere in considerazione azioni legate ad aziende nel campo minerario (es. NYSE:SLW).
_________________________________________________________________________________


di Keith Weiner


Questa domanda non è più opinabile. Mentre il mondo si muoverà inesorabilmente verso l'uso del denaro metallico, l'interesse sull'oro e l'argento tornerà con essi. Ciò pone una questione importante.

Quale tasso d'interesse sarà più alto?



L'approccio sbagliato

È istruttivo esplorare un punto di vista sbagliato, ma popolare. Lo definisco paradigma del potere d'acquisto. Secondo questa prospettiva il valore del denaro — il suo potere d'acquisto — è 1/P (dove P è il livello dei prezzi). L'inflazione è il tasso di declino del potere d' acquisto.

Questo punto di vista considera la quantità di beni che è possibile acquistare come un fattore intrinseco al denaro stesso. Questo è un errore e porta ad una falsa teoria dell'interesse. Prima di poter presentare questa teoria sbagliata, lasciatemi definire alcuni termini.

Il tasso d'interesse nominale indica il tasso a cui i finanziatori prestano denaro ed i mutuatari prendono in prestito. Il tasso d'interesse reale è il tasso d'interesse nominale - l'inflazione. Notate il cambio. Il tasso effettivo applicato dai finanziatori effettivi ai mutuatari effettivi viene considerato semplicemente come nominale. Un tasso fittizio che non viene utilizzato in nessuna transazione è elevato allo status di reale. Capito?

La teoria afferma che l'interesse è determinato dall'inflazione, vale a dire, interesse reale > 0. Con tassi nominali inferiori a zero in Europa e altrove, questo punto di vista è conveniente.

Secondo questo punto di vista, quel metallo che risulterà avere il tasso d'interesse più alto sarà quello che avrà un potere d'acquisto in rapida crescita. La maggior parte delle persone direbbe l'argento, soprattutto quando l'argento è così economico rispetto all'oro secondo una prospettiva storica di lungo termine.

Supponiamo che il potere d'acquisto dell'argento aumenti al 5% annuo (ossia, deflazione) nel lungo periodo, allora un tasso d'interesse nominale del 2% ci darebbe un tasso reale del 7%. Se il potere d'acquisto dell'oro aumentasse solo al 3%, allora il suo tasso nominale sarebbe del 4% se entrambi i metalli hanno lo stesso tasso reale.

In primo luogo, e dovrebbe essere ovvio, nessuno sa come cambieranno in futuro i prezzi. Se qualcuno l'avesse saputo, avrebbe potuto fare miliardi nel trading dei futures. In ogni caso, i prezzi possono cambiare, ma non rappresentano la misura del valore del denaro. I prezzi al consumo hanno molte forze non monetarie che li spingono su (come le normative e le tasse) e giù (come l'efficienza produttiva migliorata). Nella migliore delle ipotesi, i prezzi sono un debole proxy per quanto riguarda il valore di una valuta cartacea in calo.

Non seguo, quindi, l'approccio del potere d'acquisto.



Scienza monetaria

Per determinare quale tasso sarà più alto, consideriamo invece gli incentivi che incoraggiano l'azione. Chiunque possieda i metalli preziosi, si troverà di fronte ad una scelta: accumularli o prestarli.

In generale sappiamo che se l'interesse è maggiore della loro preferenza temporale, le persone presteranno. Ma questo non ci aiuta a prevedere quale metallo avrà il tasso più elevato. Per scoprirlo dobbiamo considerare fattori che si differenziano tra di loro.

Ad esempio, esiste un costo per immagazzinare i metalli preziosi. Poiché l'argento è denso circa la metà rispetto all'oro, un'oncia d'argento è quasi il doppio più ingombrante. E quell'oncia ha circa 1/75 del valore rispetto ad un'oncia d'oro. Ciò significa che per detenere lo stesso valore in argento, occorrerebbe 150 volte il volume occupato dall'oro. Un iPhone (il formato piccolo) in oro vale più di due pagnotte e mezza in argento. Non c'è da stupirsi se l'immagazzinamento dell'argento risulti più costoso.

Se l'immagazzinamento dell'argento costasse lo 0.75%, e quello dell'oro lo 0.5%, allora ci sarebbe uno spread dello 0.25% nei costi di stoccaggio. Prestare argento sarebbe un guadagno netto per voi, rispetto a prestare l'oro allo stesso tasso. Questo sarebbe uno spread perseguibile (a differenza del cosiddetto tasso reale) — un incentivo a prestare argento rispetto all'oro.

Ci sono altre differenze tra i metalli, come l'utilità marginale. Gli economisti hanno lottato a lungo su un dilemma: l'acqua è importante per la vita umana, ma i diamanti no, quindi perché il prezzo di un diamante è molto più elevato? Se avete sete in un deserto, il primo gallone d'acqua varrà un prezzo elevato. Il secondo varrà meno. Al terzo o quarto, non sarete più disposti a pagare. Il motivo è che usate il primo gallone per bere. Il secondo ancora per bere. Il terzo per lavarvi. Il quarto forse per lavare i vestiti. Riuscite a pensare a cosa farci col quinto gallone?

L'economista Carl Menger ha risolto il dilemma con la sua scoperta del principio dell'utilità marginale. L'utilità marginale si riferisce al valore della quantità successiva del bene in relazione a quella precedente. L'utilità marginale diminuisce, perché quando i bisogni superiori vengono soddisfatti, l'unità successiva del bene rifornisce una necessità minore.

L'acqua è talmente abbondante che al margine il suo valore è quasi zero. La gente usa l'acqua per pulire i viali. I diamanti non sono così abbondanti. Sono utilizzati solo per anelli di fidanzamento e altri gioielli.

Ogni tipo di bene ha un'utilità marginale diversa. Per quanto riguarda il cibo è bassa, perché il cibo perisce. Per quanto riguarda molti beni durevoli è più elevata, perché possono essere conservati fino a quando non saranno necessari.

Per migliaia di anni, il mercato ha classificato tutti i beni secondo l'utilità marginale. Ha determinato che la più alta utilità marginale appartiene all'oro. L'oro non si consuma e praticamente tutto l'oro finora estratto è ancora nelle mani umane. Ancora oggi l'oro continua ad essere estratto e il mercato assorbe felicemente tutto quello che può essere prodotto. L'argento è secondo.

La gente pone valore sull'ultima oncia d'oro tanto quanto sulla prima (o quasi altrettanto). Mentre con l'argento l'ultima oncia conta un po' meno. Le persone possono essere disposte a separarsi più facilmente da qualche oncia d'argento. Secondo questa valutazione si potrebbe pensare che le persone preferiscano prestare argento, e pertanto l'oro dovrebbe avere il tasso d'interesse più elevato.

Tuttavia ci sono altri fattori da considerare.

Può essere più facile capire se utilizziamo un'analogia fisica. Una palla di metallo è legata al lato sinistro di un telaio da un pezzo di corda. Cercate di tirarla a destra con un magnete. La fisica ci insegna che non si muoverà, a meno che la forza del magnete non sia maggiore della forza della corda.

Applicando questa analogia al denaro, il lato sinistro rappresenterebbe l'accumulo. Il metallo viene conservato dalla propensione ad accumulare. Le persone hanno da sempre accumulato metalli preziosi, perché devono pianificare il futuro, in particolare la senescenza ed il pensionamento. Accumulano oggi perché non sanno quanto varrà il dollaro tra 10 o 30 anni. La forza che tira fuori i metalli preziosi dagli stoccaggi, è proprio l'interesse. Il prestito può solo avvenire se l'interesse è abbastanza elevato.

Questo ricorda molto la nostra discussione sulla preferenza temporale. L'interesse deve essere più alto, altrimenti non ci saranno prestiti. Tuttavia la preferenza temporale non riguarda un metallo e quindi non ci dice niente riguardo quale sarà il tasso più elevato.

Assomiglia un po' anche alla nostra discussione sull'utilità marginale. Se la propensione ad accumulare fosse solo l'effetto della utilità marginale — se la gente accumulasse semplicemente perché apprezza l'oncia d'oro successiva tanto quanto quella precedente — allora la risposta sarebbe semplice: l'oro avrebbe il tasso d'interesse più elevato in quanto ha l'utilità marginale più elevata.

Tuttavia la propensione ad accumulare è qualcosa di diverso. Per capirla, dobbiamo chiederci qualcosa che pochi si sono chiesti.

Perché ci sono due metalli monetari?

Questa è una domanda importante e la risposta non è affatto ovvia. Il denaro ha un effetto di rete. Più persone usano una certa forma di denaro, più il suo valore aumenterà. Pensate ad eBay. Tutti i venditori lo utilizzano, perché è lì che si trovano i compratori. E tutti i compratori lo utilizzano, perché è lì dove tutte le cose vengono vendute.

L'effetto di rete rende ancora più complicato capire perché abbiamo due tipi diversi di denaro. In altri casi, quando due reti differenti competono, emerge solo un vincitore. Ad esempio, nella griglia elettrica l'uso della corrente alternata ha battuto quello della corrente diretta. Più di recente nella rete dati pubblica, l'uso del protocollo Internet ha battuto quello della rete ad anello.

Tuttavia per migliaia di anni l'oro non ha scalzato l'argento. Il motivo è che l'oro e l'argento non concorrono direttamente. Hanno funzioni diverse.

Entrambi sono metalli pesanti e lucidi. Entrambi sono resistenti all'ossidazione e sono buoni conduttori di calore ed elettricità. Ma la loro somiglianza fisica ha distolto l'attenzione dai loro ruoli separati.

L'oro è stato scelto dai commercianti come miglior denaro per trasportare grandi valori, soprattutto per lunghe distanze. Prima dell'oro usavano il bestiame, perché le mucche si muovono da sole. L'oro non si muove, ma la sua densità di valore è così alta che si può facilmente trasportare in tasca.

Oggi l'oro può essere spostato ovunque nel mondo e in pochi giorni. L'intero globo è effettivamente una gigantesca regione commerciale. Ciò significa che l'oro non è soggetto ad abbondanze o carenze locali. L'offerta e la domanda d'oro possono essere rapidamente bilanciate in tutto il mondo. Questo aiuta l'oro ad essere la merce più liquida.

L'argento è stato scelto dai lavoratori salariati non per trasportare grandi valori sulla distanza, ma per trasportare valore in lunghi periodi di tempo. Prima di utilizzare l'argento, usavano il sale. Il sale non è deperibile, ed è accessibile anche ai lavoratori non qualificati. I lavoratori hanno bisogno di un modo per accumulare piccole quantità di valore ogni mese e conservarle fino a quando necessario per acquistare prodotti alimentari durante gli anni della pensione. L'oro non svolge bene questo ruolo. Un'oncia d'oro è troppa per gli acquisti settimanali, o addirittura mensili, della maggior parte delle persone. Con dimensioni più piccole paghereste un premio elevato che si perderebbe quando dovreste vendere. L'argento offre ai piccoli risparmiatori un affare migliore. L'argento è la merce più accumulabile.

L'oro tende ad essere posseduto da persone più ricche. È probabile che un numero maggiore di persone abbia quantità minori di argento.

Il salariato che ha una modesta pila di monete d'argento, non ha tanto bisogno dell'interesse quanto invece di sicurezza. I prestiti e l'interesse sono per quelle persone che hanno già coperto il loro bisogno di sicurezza. I ricchi, invece, decideranno di prestare il loro oro perché questa incarnerà una decisione finanziaria. A loro modo di vedere, non sarà tanto diverso dall'avere investimenti in dollari.

La maggiore accumulabilità dell'argento suggerisce che gran parte di questo metallo non è disponibile per il prestito, e quella parte che viene offerta richiederà un tasso d'interesse più elevato.

L'argento è anche il metallo degli speculatori. Potremmo coniugare il termine speculabilità (non una parola reale). Gli speculatori stanno scommettendo su un salto del 25% in pochi mesi, o un aumento del 2,500% in pochi anni. In veste di trader, lo speculatore è pronto a vendere rapidamente.

La speculabilità più elevata dell'argento, così come la sua accumulabilità, ci incoraggiano a pensare che l'argento sfoggerà il tasso d'interesse più elevato.

Ciò ci porta ad un fattore opposto. Il mondo si sta invertendo adesso. Per molti decenni ci sono stati interessi sulle valute di carta, ma non sul denaro. Ma ora, l'interesse per la carta sta svanendo, mentre sta emergendo sul denaro.

Alcuni investitori saranno attratti dai metalli esclusivamente per l'interesse. Se possono acquistare oro o argento per guadagnare un interesse, la maggior parte sceglierà l'oro. È il metallo più anziano, meno volatile e meno ambiguo tra il consumo industriale e gli usi monetari.

Finora abbiamo esaminato l'offerta dei metalli. Che dire invece della domanda dei mutuatari? Penso che sia prematuro cercare di prevederla. Un'impresa dovrebbe prendere in prestito i soldi che guadagna come entrate. Ad esempio, una miniera d'oro dovrebbe prendere in prestito oro per espandersi e una miniera d'argento dovrebbe prendere in prestito l'argento. La questione di quale metallo avrà una maggiore domanda si riduce semplicemente a quale metallo sarà più utilizzato come mezzo di scambio.

La circolazione è una funzione del tasso d'interesse. In presenza di un interesse pari a zero, il metallo non può circolare. Verrebbe solamente accumulato. L'interesse, invece, lo tira fuori dai depositi. Si tratta di un circuito di retroazione, un sistema non lineare.

Infine esaminiamo alcuni dati che possono aiutare a completare la nostra analisi. Oggi, in base ad uno standard monetario cartaceo, c'è un mercato per quello che viene chiamato leasing. (Questo argomento è stato affrontato nel dettaglio qui, qui e qui.)

Ecco un grafico che mostra i tassi di leasing dell'oro e dell'argento (durata di sei mesi). Va dal 26 luglio 1999 al 2 novembre 2012, o 3,356 giorni, periodo in cui la London Bullion Market Association ha quotato il tasso di leasing dell'argento.


Fonte: London Bullion Market Association


Il tasso di leasing dell'argento è più elevato per la maggior parte del tempo. Ecco un grafico dello spread, per mostrarlo più chiaramente.




Il tasso di leasing dell'argento è risultato superiore al tasso di leasing dell'oro per il 71% dei giorni di trading. E quando il tasso dell'argento era più alto, lo era in media di circa lo 0.9%; mentre quando l'oro era più alto, lo era solo dello 0.3%.

Val la pena notare che il tasso di leasing dell'argento è molto più volatile di quello dell'oro. Questo è dovuto a diverse ragioni, ma la cosa più importante è che l'argento è meno liquido.



La mia opinione

Quanto detto finora è il mio quadro di riferimento per riflettere su questo argomento. Accolgo con favore critiche su eventuali errori che possa aver commesso. A parte ciò, quello che ho cercato di presentare non è un'opinione, ma scienza.

Tuttavia un articolo come questo suppongo richieda anche la mia opinione.

Credo che l'argento avrà il tasso d'interesse più elevato.

La ragione principale è che l'argento è più accumulabile e pertanto richiederà una maggiore compensazione per incentivare la gente a rinunciarvi. Devo anche dire che vedo già gli investitori acquistare metalli preziosi solo per guadagnare sull'interesse. Stanno comprando oro.

Permettetemi di cogliere l'occasione per aggiungere un pensiero sobrio. Mentre credo che il mio studio sulla scienza monetaria mi qualifichi più di molte altre persone nel predire il tasso d'interesse, la pianificazione centrale continua a dare segnali di fallimento. Uno dei motivi è che nessuno — qualunque sia la sua qualifica — sa cosa vogliono gli altri.

Non vorrei mai essere messo in condizione di dettare quali debbano essere i tassi d'interesse a cui le persone devono prestare oro, argento o qualsiasi altra cosa. Rifiuterei, come fece John Galt in Atlas Shrugged, il lavoro di Dittatore Economico. Ci vuole un mercato con molti acquirenti e venditori per impostare il prezzo di qualsiasi cosa, compreso quello dei prestiti.



L'esperimento di crowdsourcing

Quale metallo offrirà il tasso d'interesse più elevato — e quali dovrebbero essere questi tassi — è la domanda economica più importante della nostra epoca.

Le valute di carta sono ora in fase terminale, alcune già morte (Zimbabwe), alcune morenti (Venezuela) e alcune molto malandate (Svizzera e Giappone). Il dollaro è la valuta meno malata tra tutte quelle ricoverate in ospedale.

La mia azienda sta conducendo un esperimento: stiamo attuando un crowdsourcing per trovare risposta alle nostre domande, e stiamo pubblicando i risultati.

Abbiamo appena chiuso un accordo sull'oro. Ecco il grafico che mostra i tassi d'interesse offerti dagli investitori (asse orizzontale) e la quantità di oro offerto (verticale).




Il mercato è ancora in fase nascente. Tuttavia potete notare la presenza di uno stretto raggruppamento di offerte tra il 3% ed il 3.5%, con oro aggiuntivo offerto al 4%.

Alla fine potremmo scoprire che ho ragione nel prevedere che l'argento avrà il tasso d'interesse più elevato. Oppure potremmo scoprire che avevo torto. Forse entrambi i metalli avranno lo stesso tasso (anche se ne dubito, sarebbe come trovare due corde di due produttori diversi che hanno la stessa identica resistenza).

Che abbia ragione o torto riguardo lo spread del tasso d'interesse oro/argento, non importa. Ciò che conta è che questo è il momento di una rinascita monetaria.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 15 giugno 2017

Il tentativo incerto della FED di adottare una posizione monetaria ristretta





di Thorsten Polleit


Lo scorso marzo la Federal Reserve (FED) ha innalzato il tasso dei fondi federali di 25 punti base, portando la banda del tasso ufficiale tra 0.75-1.00%. Tale mossa era stata ampiamente prevista. Tuttavia il mercato sembrava sorpreso quando la FED ha ribadito che si sarebbe attenuta al suo piano di aumentare i tassi non più di tre volte quest'anno, perché l'inflazione è già decollata. A febbraio l'indice dei prezzi al consumo era arrivato al 2.7% rispetto allo scorso anno, mentre il “tasso d'inflazione di base” era pari al 2.2% — ben al di sopra della soglia del 2% considerata in genere come il livello d'inflazione “voluto”. Di conseguenza il tasso d'interesse a breve termine negli Stati Uniti, al netto dell'inflazione, è pari a circa l'1.7%.




La lentezza con cui la FED sta rialzando i tassi suggerisce che essa non ha fretta di porre fine alla svilimento continuo dei saldi monetari denominati in dollari USA e al debito denominato in dollari USA. V'è, tuttavia, un motivo per cui la FED potrebbe essere molto interessata a mantenere i tassi d'interesse reali in territorio negativo: se i tassi d'interesse che i mutuatari devono pagare sul loro debito sono inferiori al tasso di crescita dell'economia, il rapporto debito/PIL dell'economia scende nel tempo; o il rapporto debito/PIL aumenta ad un ritmo più lento, anche se i mutuatari continuano ad indebitarsi.

Negli Stati Uniti — così come in ogni altro Paese industrializzato al mondo — i tassi d'interesse sono stati portati giù dalle politiche delle banche centrali negli ultimi decenni, mentre il debito pubblico è cresciuto. Allo stesso tempo, il pagamento degli interessi sul debito pubblico è sceso grazie alle banche centrali che hanno spinto i tassi d'interesse a livelli sempre più bassi. I tassi d'interesse a breve termine, essendo rimasti in territorio negativo sin dall'inizio del 2008, hanno notevolmente alleggerito il peso del debito degli Stati Uniti. In questo contesto, risulta evidente che lo spazio di manovra della FED si sia ridotto notevolmente.






Poiché se salgono i tassi d'interesse (in particolare in termini reali), il bilancio degli Stati Uniti dovrà vedersela con interessi passivi crescenti — dal punto di vista politico una cosa indesiderabile. Inoltre oneri finanziari più elevati avranno quasi certamente un impatto negativo sul ciclo economico, soprattutto dopo che il lungo periodo di tassi d'interesse artificialmente bassi ha reso il consumo e gli investimenti sempre più dipendenti dal proseguimento di una politica di bassi tassi d'interesse. Infatti la struttura produttiva e l'occupazione costruite sui tassi d'interesse artificialmente bassi, si disintegrerebbero una volta che i tassi iniziano a salire.

L'ambiente economico permeato da bassi tassi d'interesse è accompagnato da un ampliamento della quantità di denaro attraverso l'estensione del credito bancario. Questa pratica non solo svilisce la valuta, ma aumenta anche l'indebitamento complessivo e quindi il rischio di default nel sistema monetario e in quello del credito internazionale. Quando i nodi vengono al pettine, le banche centrali — sotto la guida della FED — faranno tutto ciò che è necessario per impedire il crollo della piramide del debito. Al fine di prevenire un tale evento, le banche centrali manterranno i tassi d'interesse bassi e sforneranno quantità sempre maggiori di denaro per continuare a tenere a galla i mutuatari in difficoltà.

Questa è presumibilmente la verità dietro il timido tentativo della FED di aumentare i tassi d'interesse in termini nominali e, in particolare, reali. Se la FED vorrà continuare ad alimentare il boom artificiale con l'emissione implacabile di denaro fiat, è necessario che i tassi d'interesse in termini nominali e reali rimangano a livelli straordinariamente bassi; e i tassi d'interesse a breve termine, in particolare, dovranno rimanere in territorio negativo. Questa manipolazione dei tassi d'interesse potrebbe andare avanti ancora per un bel po'. Detto questo, i risparmiatori e gli investitori dovrebbero tenere a mente ciò che la Scuola Austriaca ha da dire in merito.

Fu Ludwig von Mises che sottolineò come il sistema a denaro fiat molto probabilmente finirà con un'inflazione di massa:

Secondo l'opinione della popolazione, più inflazione e più espansione del credito rappresentano l'unico rimedio contro i mali che l'inflazione e l'espansione del credito hanno portato.[1]

I titolari di valute fiat e obbligazioni denominate in denaro fiat dovrebbero perciò prestare attenzione. I segni sono già ben visibili: il tentativo incerto della FED di adottare una posizione monetaria più ristretta, sembra legarsi bene alla conclusione di Ludwig von Mises.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


_________________________________________________________________________________

Note

[1] Ludwig von Mises, L'Azione Umana (Auburn, Ala.: Mises Institute, 1998), p. 574.

_________________________________________________________________________________


mercoledì 14 giugno 2017

Ecco perché i dati farlocchi dell'IPC non inficieranno la posizione monetaria ristretta della FED





di Lee Adler


Uno dei miei assiomi preferiti è che i mercati toro (o "bolle", se desiderate) scalano le vette quando le notizie sono buone, non quando tutto sta andando all'inferno. Perché quando le notizie sono buone, le banche centrali tolgono la brocca del punch. Esaminano i dati e vedono le prove di un'inflazione degli asset e di bolle pericolose in molte classi di asset. E alla fine dicono: "Ok, crediamo che ne abbiate avuto abbastanza!"

Poi, data l'idea gonfiata della propria onnipotenza, si preparano a progettare un atterraggio morbido. Solo che quest'ultimo si trasforma inevitabilmente in un mercato orso che minaccia di andare fuori controllo. I banchieri centrali si lasciano prendere dal panico e iniziano a pompare soldi come pazzi, e se sono fortunati, i mercati rimbalzano.

Questo è stato il ciclo di mercato sin dalla nascita del settore bancario centrale. Nel corso del tempo i banchieri centrali hanno appreso che potevano manipolare i mercati stampando un sacco di soldi, in modo da estendere le fasi del mercato toro. Ma hanno anche appreso che non solo ciò stimola la crescita economica, può anche rallentare un'espansione economica sana.

Finora sono sempre stati fortunati.

La settimana scorsa abbiamo ricevuto notizie su varie misure riguardanti i prezzi dei beni di consumo, guidati dall'indice dei prezzi al consumo (IPC). A Wall Street, agli economisti ed ai media finanziari piace pensare che l'IPC misuri l'inflazione. Sappiamo che misura solo un minuscolo sottogruppo arbitrario di beni di consumo, e rappresenta una falsità assoluta per quanto riguarda i costi degli immobili.

Malgrado questo fatto, ovvero, che non misura l'inflazione generale e non misura nemmeno i costi della vita delle famiglie medie, praticamente tutti gli investitori ci credono quasi ciecamente. Poi lo confrontano con l'obiettivo d'inflazione della FED. Non importa che tutte queste misure escludano i prezzi degli asset ed i prezzi delle case. L'obiettivo "d'inflazione" si applica solo ai beni al dettaglio e ai servizi al dettaglio.

Poi tutti aspettano con il respiro affannato per vedere se il numero sarà al di sopra o al di sotto l'obiettivo "d'inflazione" della FED. Se è pari o al di sopra l'obiettivo prefissato, la conclusione è che la FED aumenterà i tassi d'interesse, cosa che tutti presuppongono apra le porte ad un ambiente ribassista. Oppure, se il numero è inferiore al 2%, la FED non aumenterà i tassi e ciò dovrebbe segnalare un ambiente rialzista.

L'intero spettacolo è assurdo, perché le ipotesi sottostanti sono false.

"Rialzare i tassi" usando gli strumenti che la FED finge di utilizzare, non equivale affatto a restringere il credito. L'aumento del tasso d'interesse sulle riserve in eccesso rappresenta una grande sovvenzione nei confronti delle banche commerciali. Restringere il credito comporterebbe necessariamente una riduzione del bilancio della FED. Non lo ha ancora fatto, ma dice che lo farà presto. L'IPC superiore al 2% la incoraggerà a farlo.

Quando ho letto l'ultimo comunicato stampa del FOMC, leggendo tra le righe vedo qualcosa di diverso da quello che la folla si aspetta.

I capi della FED hanno parlato molto dei prezzi degli asset, e ritengo che questi siano la loro vera preoccupazione, non se l'IPC o la PCE siano al di sopra o al di sotto del 2%. Darò credito alla FED nella misura in cui penso che sia abbastanza intelligente da riconoscere l'esistenza di bolle negli asset (troppo tardi, sì) e la loro pericolosità per i sistema finanziario.

La FED probabilmente sa anche che le misure popolari dell'inflazione dei beni di consumo hanno costantemente sottovalutato il vero costo della vita, e quest'ultimo è cresciuto più velocemente dell'IPC e dell'IPC di base. Le misure alternative che utilizzano prezzi accurati sulle abitazioni mostrano che l'inflazione può essere il doppio di quella stimata dall'IPC.

Penso perciò che la FED sia ormai stretta a doppio filo con condizioni monetarie ristrette, cominciando a ridurre il bilancio alla fine di quest'anno o all'inizio del prossimo anno, a prescindere da ciò che mostrerà l'IPC.

Nel frattempo, il Wall Street Journal dice che l'inflazione è poco al di sopra del target, ma non ci rimarrà a lungo.

Quindi il messaggio è: "L'inflazione è bassa. La FED non assumerà posizioni restrittive. Tutto va bene. Restate tranquilli nella moderazione del mercato toro di lungo termine."

Ma i fatti suggeriscono il contrario. L'IPC in realtà è aumentato dello 0.3% mese/mese, in assenza di rettifica stagionale (NRS). Perché secondo una rettifica stagionale (RS) sarebbe aumentato solo dello 0.2% tra marzo e aprile, ma questa è solo una di quelle cose misteriose che fanno sembrare intelligenti gli statistici. È per questo che gli economisti apprezzano i dati RS, in contrapposizione ai dati reali. Francamente non vedo molte prove di effetti stagionali consistenti sulla maggior parte dei dati riguardo i prezzi al consumo. E un aumento dello 0.3% ad aprile è del tutto normale. È in linea con gli schemi del passato.

L'aumento anno/anno nei dati effettivi NRS è stato del 2.2%. Ciò era nel range del tasso annuo di incremento dei 4 mesi precedenti, tra il 2.1% ed il 2.7%. Il numero anno/anno ad aprile era al di sopra dell'obiettivo della FED, ma quest'ultima dice di avere come obiettivo la PCE di base piuttosto che l'IPC. La PCE di base è al di sotto del target.

Nessuna di queste misure prevede un'accurata rappresentazione dei prezzi delle abitazioni, basandosi invece sulla misura IOER, o su una misura analoga basata su indagini riguardo i locatari, non sugli affitti di mercato. I contratti d'affitto di solito aumentano molto più lentamente rispetto agli affitti di mercato nei mercati immobiliari surriscaldati, come quello in cui siamo stati sin da quando i prezzi hanno cominciato ad accelerare nel 2012.

Il Flyover CPI misura i prezzi al consumo, compresi i prezzi immobiliari effettivi, conferendo inoltre un peso leggermente maggiore ai costi medici e dell'energia. Questa è una rappresentazione più accurata dei costi effettivi quando si parla degli standard di vita delle famiglie con reddito medio nell'entroterra americano, esclusi i grandi centri urbani sulle coste. I dati più recenti che abbiamo riguardo questo indice sono di febbraio. Ha registrato un tasso annuo di circa il 5% a febbraio, dato che l'inflazione dei prezzi immobiliari ha nuovamente raggiunto ritmi del 7-8% l'anno.




La FED è ben consapevole del fatto che le misure che segue, sottostimano l'inflazione al consumo. È pienamente consapevole che abbiamo bolle nei prezzi degli asset e che tali bolle hanno assunto proporzioni mostruose.

Purtroppo ha compreso tutto ciò troppo tardi affinché potesse attuare qualcosa di costruttivo. Doveva assumere condizioni monetarie ristrette anni fa. Non avrebbe mai dovuto perseguire posizioni monetarie non convenzionali come ha fatto finora. Questi errori rappresentano la lunga storia di errori seriali commessi dalla FED.

Ora il passato è diventato ancora una volta il prologo, e la FED continuerà a commettere errori e gonfiare bolle. Infatti sta assumendo una posizione monetaria restrittiva di fronte ad un'instabilità finanziaria. Più a lungo attenderà, tanto peggiore sarà il dolore economico percepito durante la fase di pulizia dei mercati.

Una gigantesca crisi della fiducia potrebbe scatenare un crash tanto grande da costringere la FED ad avviare nuovamente un programma d'acquisto di asset. Questa volta, però, potrebbe non funzionare.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/