venerdì 6 maggio 2016

Il tempo delle mele marce





di Francesco Simoncelli


Spesso i lettori di questo blog, dopo aver letto l'ennesimo post che li mette in guardia circa le conseguenze tetre concernenti il futuro dell'attuale sistema economico, avanzano una domanda che, mi rendo conto, è plausibile. Vogliono, con una certa brama, sapere quale sarà la data di morte di suddetto sistema. Quanto ancora potrà andare avanti. Uno potrebbe rispondere, fin quando gli attori di mercato saranno disposti a barattare le proprie libertà individuali e i frutti del proprio lavoro con sicurezze e briciole provenienti dallo stato centrale. Ad una considerazione superficiale può sembrare vero, ma c'è qualcosa di più profondo al lavoro. La maggior parte delle persone considera quello attuale l'unico mondo possibile. Non esiste un'alternativa allo status quo, il quale detiene la proverbiale legittimità mediante la quale separa nettamente "buono" da "cattivo" in ogni ambito d'applicazione.

È il metro di giudizio di riferimento attraverso il quale gli individui stabiliscono cosa è giusto e cosa è sbagliato. Il trasferimento di questo giudizio dalla sfera individuale a quella collettiva ha rappresentato lo spartiacque tra una generazione di individui con una mentalità più predisposta alla libertà e una generazione di individui con una mentalità più predisposta al controllo. È un processo che è avvenuto per gradi e senza che i molti se ne accorgessero. È iniziato con le scuole finanziate dalle tasse, è proseguito con il welfare state e ha esteso la sua attività al futuro con il sistema pensionistico. Sono programmi convincenti. Sono programmi apparentemente percorribili. Proprio per questo richiamano nell'immaginario collettivo un senso d'aggiustamento attraverso le riforme.

Non ne considerano la chiusura perché ritengono si possa cambiare il sistema in modo da poterlo rendere più efficiente. Non considerano la possibilità che da qualche parte ci possa essere un elemento marcio che stia lentamente facendo marcire le fondamenta di suddetti programmi. La convinzione è talmente potente che rendere la maggior parte delle persone cieche a ciò che accade loro intorno. Non comprendono come i programmi apparentemente percorribili vengono frantumati dall'interno dalla loro impossibilità economica e politica.

Immaginate un cesto di mele. Sulla superficie avete delle mele rosse e succulente. Sembrano commestibili. Nessuno si sogna mai di girare le mele nel cesto per afferrare quelle più in basso. Perché? Comodità, fretta, consuetudine. Eppure accade sovente che in basso si trovino quelle mele marce che finiscono per invadere, col loro marciume, il resto del cesto. Purtroppo ci accorgiamo di questo problema una volta che le mele marce hanno "infettato" il resto delle mele. A quel punto non si può far altro che gettare l'intero cesto di mele. Basta una sola mela per fare in modo che tutte le altre finiscano nel marciume. Siete in grado di dire quando una cosa del genere accadrà con estrema precisione? Eppure sappiamo che accade. Sappiamo che può accadere una cosa del genere. Ciononostante tendiamo ad ignorare il problema. Non ce ne accorgiamo... almeno fino a quando non è troppo tardi.



LE MELE MARCE

Poi, quando è troppo tardi, si cerca di tappare ogni falla come meglio si può. Ovvero, o si butta tutto il cesto di mele, oppure si recupera il recuperabile. Ma come individuare le mele marce prima che sia troppo tardi? Gli Austriaci, ad esempio, hanno fornito uno strumento d'indagine analitico attraverso il quale poterle individuare. È la teoria del ciclo economico sviluppata da Mises e approfondita da Hayek. In sintesi, si tiene d'occhio il tasso d'interesse come mezzo attraverso il quale coordinare la produzione nel tempo. Ovvero, uno dei segnali economici più importanti attraverso il quale gli attori di mercato possono indirizzare i loro investimenti e le loro decisioni individuali. Esso non rappresenta affatto un "prezzo" in relazione alla moneta. È un punto di riferimento temporale che segnala all'ambiente economico quali investimenti sono percorribili.

Infatti, la presenza di un basso tasso d'interesse significa sostanzialmente luce verde per quei progetti d'investimento a lungo termine. I consumatori hanno una bassa preferenza temporale e quindi sono disposti a rinunciare a parte dei loro risparmi per permettere agli imprenditori di realizzare idee che andranno a soddisfare una domanda futura di beni di consumo. Al contrario, un tasso d'interesse alto significa sostanzialmente luce rossa per quei progetti d'investimento a lungo termine. I consumatori hanno un'alta preferenza temporale e preferiscono utilizzare i loro risparmi per soddisfare desideri impellenti e, quindi, finanziare i produttori di beni di consumo esistenti.

Inutile dire che alla base del tasso d'interesse si trova la preferenza individuale dei vari attori di mercati, i quali, attraverso le loro scelte imprenditoriali, creano una rete mediante la quale si possa avere una produzione industriale quanto più reattiva ai cambiamenti dei desideri degli attori di mercato. Questo perché il consumatore è il re in un'economia di mercato. Infatti quest'ultima significa un ambiente economico scevro da interventi centrali che vanno a perturbare il livello a cui il mercato (es. le preferenze temporali degli attori di mercato) fissa il tasso d'interesse. Qualora dovessero intervenire forze esterne, come ad esempio la volontà delle banche centrali d'influenzare il livello dei tassi d'interesse per raggiungere i loro obiettivi di politica, allora le cose si complicano.

In questo modo le preferenze temporali degli attori di mercato vengono distorte dalla creazione artificiale di moneta fiat. Di conseguenza vedremmo un calo significativo del tasso d'interesse, e gli imprenditori interpreterebbero questo messaggio come un aumento del bacino dei finanziamenti e una presunta bassa preferenza temporale degli attori di mercato. Ovvero, questi ultimi, a quanto pare, sono disposti a cedere parte dei loro risparmi per soddisfare la loro necessità di beni di consumo nel futuro. In realtà non c'è nulla di tutto ciò, perché l'impulso errato è partito dalla banca centrale che crea denaro e dà l'illusione della presenza di maggiori risparmi nell'economia. Quello che accade davvero, però, è una ridistribuzione delle risorse economiche scarse all'interno dell'ambiente economico verso progetti d'investimento la cui realizzabilità è impossibile. In altre parole, vengono gonfiate delle bolle.

Finché la ridistribuzione va avanti, alimentata dalla creazione ex-novo della moneta fiat, ci sarà l'illusione di un boom economico; una volta che l'inflazione dei prezzi inizierà ad innervosire il settore bancario, la banca centrale tirerà il freno a meno ed invertirà il suo corso permettendo al tasso d'interesse di ritornare al suo livello "d'equilibrio" mediante una ridistribuzione genuina e sostenibile delle risorse economiche scarse. In altre parole, le bolle si sgonfiano e si passa attraverso una recessione economica.

Questo, in sostanza, è stato il percorso che tutti i cicli di boom/bust hanno seguito fino all'inizio della Grande Recessione. Ogni volta, in nome di una deflazione dei prezzi disarmante, sarebbe stato invocato il ritorno ad una politica monetaria allentata per reflazionare le bolle scoppiate (si passava sostanzialmente da quella dei bond sovrani a quella immobiliare). Il problema con questo approccio, però, è la miopia dei banchieri centrali keynesiani secondo cui non esistono bilanci. A loro modo di vedere muovere le leve all'interno di una istituzione avente la responsabilità di gestire l'offerta di moneta di una nazione, è una prerogativa sufficiente a riportare stabilità all'interno dell'ambiente economico. Di conseguenza hanno spinto il pedale dell'acceleratore monetario dopo il 2008, cercando di salvaguardare in qualsiasi modo quelle entità che per decenni hanno approfittato della manna monetaria in virtù della loro posizione di protetti dal cartello delle banche centrali.




Infatti cos'è finito nel bilancio della FED, ad esempio, se non bond sovrani e titoli coperti da ipoteca precedentemente posseduti da AIG e Fannie & Freddie? Non solo ma il flusso di bond sovrani non solo ha aiutato le banche commerciali ad ottenere fondi quasi gratis, ma ha permesso allo stato di trovare un compratore di ultima istanza per un debito mastodontico che non accenna a diminuire e di diminuire il deficit di bilancio che era arrivato a circa $1,000 miliardi. Però, osservando il grafico qui sopra, noterete sicuramente il problema. La nenia "più della stessa cosa" ha gonfiato la madre di tutte le bolle nell'ambiente economico di oggi: quello nella fiducia nelle banche centrali. È enormemente sopravvalutata. Il misero blip nel presunto rialzo dei tassi del dicembre scorso è praticamente irrisorio se consideriamo quello durante la gestione Greenspan.

La FED, così come la BCE, sono all'angolo perché sono rimaste vittima della loro stessa presunzione. La consueta socializzazione delle perdite derivanti dalla prossima recessione, sarà impossibile d'attuare perché Main Street (famiglie e piccole/medie imrpese) sono state escluse dalla manna monetaria e, in un certo senso anche, ne sono rimaste alla larga.




In prima linea, questa volta, per essere macellate dal punto di vista finanziario, ci sono quelle stesse realtà che la banca centrale si suppone debba proteggere. I banchieri centrali hanno aspettato che Main Street percorresse il proprio sentiero di deleveraging in modo che potesse di nuovo tornare a gozzovigliare con il credito e i prestiti a buon mercato. Il problema è che Main Street, sin dalla baldoria ormai trentennale di debito a buon mercato ha raggiunto il proprio picco. Il mulo da soma sul quale socializzare le perdite dei protetti dal cartello delle banche centrali è morto stecchito.




Le banche centrali hanno cercato di rivitalizzarlo scatenando una Gigantesca Offerta d'Acquisto nei mercati dei titoli azionari e obbligazionari, in modo che le aziende emittenti tali titoli avrebbero permesso a Main Street di tornare a fare baldoria col credito facile. Così non è accaduto perché quelle grandi aziende che hanno potuto accedere alla manna monetaria l'hanno utilizzata per continuare a speculare selvaggiamente nelle bische clandestine, cosa in cui si sono trasformati i mercati azionari/obbligazionari odierni. Utilizzando l'ingegneria finanziaria hanno potenziato esponenzialmente il fuoco monetario di cui hanno goduto, saturando i loro di bilanci.




La ricchezza di Main Street, infatti, è il settore immobiliare e dopo il botto del 2008 essa è stata intaccata seriamente. Quindi Main Street ha fatto l'unica cosa sensata che potesse fare: smettere di gozzovigliare col debito a buon mercato e con le promesse di ricchezza stratosferica grazie all'ingegnieria finanziaria (es. mortgage equity withdrawal), e utilizzare il proprio reddito per vivere e (cercare di) ripagare i vecchi debiti. Non è un caso se la costruzione di nuove case, ad esempio, continua a stagnare ed è molto al di sotto dei picchi storici precedenti. La grande deflazione in atto altro non è che un segnale economico che ci sta disperatamente dicendo che l'attuale ambiente economico ha raggiunto il limite. Non c'è più spazio per il debito. Ce n'è semplicemente troppo. E cercare di stimolare artificialmente gli attori economici ad accumularne ulteriormente non sortirà alcun effetto. È questo il grande ostacolo contro cui le banche centrali hanno indirizzato la loro potenza di fuoco e contro cui hanno fallito. Ed è questo il motivo per cui si scagliano così tanto contro la presunta deflazione dei prezzi.

Sono passati già un paio di giorni da quando i media mainstream hanno ricominciato a mistificare l'attuale andamento del trend dei prezzi al consumo. Secondo il loro modo di vedere siamo in deflazione. Nonostante l'offerta monetaria della BCE sia schizzata alle stelle, i media mainstream fanno da grancassa alle parole di Draghi secondo cui l'economia necessiterebbe di un 2% d'inflazione. Perché non uno 0% che sarebbe a tutti gli effetti un parametro di stabilità? Perché proprio il 2%? Immaginate un ragazzino che sgattaiola in camera della madre e, andando a rovistare nella sua borsa, trova €100. Il ragazzino pensa che se prendesse l'intera somma finirebbe nei guai, mentre invece se prendesse solo €2 probabilmente la madre non se ne accorgerebbe.

Il 2% d'inflazione è una tassa tanto alta da fornire pasti gratis ai primi ricevitori della moneta fiat creata ex-novo e tanto bassa affinché le persone non se ne accorgano. È questo il furto che le banche centrali vogliono perpetrare a scapito dei risparmiatori e a vantaggio dei loro protetti (stato e grandi banche commerciali). Infatti lo stato, il più grande debitore esistente, odia la deflazione dei prezzi, proprio perché ingigantisce gli oneri di debito. Con una deflazione dei prezzi i salari rimangono costanti, ma i prezzi diminuiscono, facendo salire il valore reale dei primi.

Con un'inflazione dei prezzi, invece, i salari tendono a seguire in qualche modo l'andamento dei prezzi. Ovvero, sale il loro valore nominale. (Qui sto semplificando, ma solo per far capire meglio il punto alla base.) Per lo stato, di conseguenza, è più facile tassare gli attori di mercato in queste condizioni, e allo stesso tempo il valore reale del proprio debito cala. In deflazione dei prezzi, invece, lo stato ha maggiori difficoltà a tassare gli attori di mercato, e allo stesso tempo vede aumentare il valore reale e nominale del proprio debito. Così, mentre l'inflazione dei prezzi è una tassa nascosta, la deflazione dei prezzi è una detrazione fiscale nascosta.

Quindi, le banche centrali riusciranno a far andare avanti la baracca indefinitamente? No. Guardate come la FED è palesemente intrappolata. Guardate che caos hanno procurato ai mercati drogati di denaro fiat a buon mercato: 13 miseri bps di rialzo dei tassi. Per non parlare dei sussidi alle banche commerciali grazie al rialzo dei tassi sulle riserve in eccesso, poiché ciò significherà un'inevitabile aumento dei deficit per lo zio Sam. L'ennesimo trucco finanziario di rialzare i tassi, sfruttando temporaneamente i reverse repo, senza diminuire il proprio bilancio, è l'esempio lampante che questa gente non sa più cosa fare.



MARCIUME PROFONDO

E come se non bastasse, piuttosto che permettere una pulizia del mercato alcune delle banche centrali del mondo sono totalmente impazzite. Infatti ha iniziato ad introdurre il concetto di tassi d'interesse negativi e ad implementarlo.




In un mercato non ostacolato da manipolazioni simili i tassi d'interesse negativi sarebbero impossibili, proprio perché significherebbero che l'orizzonte temporale delle persone s'è talmente dilatato che preferiscono rimandare all'infinito i consumi privandosi di conseguenza della vita. L'impossibilità di questa eventualità ci viene confermata dall'azione umana, ovvero, dal fatto che gli attori di mercato agenti, in quanto capaci d'agire, affermano in ogni momento la loro volontà di vivere. Questo è un'affermazione a priori e di conseguenza siamo sempre consapevoli della sua esistenza. Quindi, in un libero mercato, i tassi d'interesse negativi sarebbero impensabili; il limite potrebbe paradossalmente arrivare in prossimità dello zero, ma non lo toccherebbe mai. Al giorno d'oggi, invece, stiamo assistendo a questa impossibilità non perché il teorema dell'azione umana sia venuto a mancare, ma, come è stato puntualizzato nella sezione precedente, l'economia finanziaria è stata distaccata progressivamente dall'economia reale.

In questo modo, da una parte esiste un mondo in cui le banche centrali cercano di aggiustare al centesimo di cifra dopo lo zero i vari parametri, e dall'altra un mondo che cerca di liberarsi da questo peso e procede lungo sentieri più vicini alle necessità reali degli attori di mercato. Finora, però, i tassi negativi sono stati confinati al regno del settore bancario commerciale e delle assicurazioni, ovvero, alle loro operazioni sui mercati e ai depositi stipati presso le banche centrali. Ma non credo passerà molto tempo prima che la cinghia di trasmissione venga estesa anche ai depositanti normali, poiché la mancanza di margini di profitto costringerà queste realtà ad escogitare nuovi modi per portare in positivo, o al limite in pareggio, il proprio bilancio a fine anno.

Immaginate una cosa del genere estesa all'intero globo. Questo non rappresenterà altro che il segnale scatenante una rivolta senza precedenti. Sarà molto difficile far ingerire anche questa pillola amara a contribuenti al limite di una crisi di nervi, pungolati da tasse e oppressioni burocratiche senza fine. Di conseguenza è stata imbastita la, ormai famosa, lotta al denaro contante. In questo modo anche la gente comune non avrà scampo qualora verranno trasmessi ai loro depositi i tassi negativi. Le banche, infatti, avranno in ostaggio i loro depositi, cercando in tal modo di disinnescare eventuali rivolte rabbiose.

Dal QE fino ai tassi negativi, il Giappone potremmo definirlo il paziente zero delle politiche monetarie pazzoidi. Quindi, nonostante la BOJ sia andata in modalità "demenza totale" stampando yen per sequestrare nel suo bilancio ogni asset che le capita a tiro, i giapponesi stanno rispondendo a questa misura arroccandosi ulteriormente nei saldi di cassa. Infatti comprendono benissimo che il denaro contante sia la difesa ultima per annullare i tassi d'interesse negativi, mentre invece stanno alla larga dal mercato obbligazionario statale. Nonostante i bond statali giapponesi abbiano ormai rendimenti infimi nonostante un debito gigantesco e un trend demografico sconvolgente, coloro che ancora stanno acquistando questa cartaccia sono gli speculatori fast money e i robo-trader che cercano di alimentare i proprio carry trade facendo front-running alla banca centrale giapponese.

Non solo, ma vengono usati anche come asset di riserva dai grandi player per stare alla larga dai depositi in contanti. Lo fanno presupponendo una solvibilità finale dello stato. Lo fanno perché hanno scommesso che i contribuenti continueranno a credere nel mito della salvezza attraverso lo stato. C'è una brutta notizia: anche i fondi pensione sono ricolmi di bond statali. E i tassi negativi inghiottiranno qualsiasi parvenza di capitale abbiano ancora coloro così sciocchi da credere che la carta potesse battere asset fisici.



PRE-GRANDE DEFAULT

Il mondo così come lo conosciamo è destinato a cambiare. Se pensiamo agli individui in quanto elettori, allora è molto probabile che dovremmo aspettare l'ultimo momento prima di vedere un cambiamento. In ambito politico è sempre così. Le illusioni e le promesse tengono impegnati gli elettori che assecondano quei comportamenti e quelle pratiche che potrebbero garantire loro un vantaggio. A scapito di chi? Non è una domanda che si pongono. Il mondo dell'elettore è un presente continuo. Non esiste futuro. Tutto può essere aggiustato in un modo o nell'altro da autorità centrali nelle cui mani risiede il potere di gestire la società. È sostanzialmente questo il motivo per cui ricadono negli stessi errori. È sostanzialmente questo il motivo per cui vengono mandati al potere politici della peggior specie. Gli elettori non vedono oltre le illusioni date in pasto loro dalla politica. Non comprendono come coloro che elargiscono promesse altro non sono che imbonitori al soldo di personaggi nascosti nei meandri più profondi dello stato.

Gli americani lo definiscono Deep State. Il libro The Deep State: The Fall of the Constitution and the Rise of a Shadow Government di Mike Lofgren analizza nel dettaglio questo argomento. Coloro che fanno parte del cosiddetto Deep State sono burocrati che non cambiano mai. Non esiste elezione pubblica che possa eleggere coloro che fanno parte del Deep State, e in sostanza sono coloro che utilizzano i politici per le relazioni pubbliche. Sono un ottimo capro espiatorio verso cui canalizzare la rabbia della maggior parte degli elettori. Qual è il problema, quindi? Gli individui, oltre ad essere elettori, sono anche consumatori. Questo li rende pericolosi dal punto di vista politico. Perché? Perché sono pericolosi dal punto di vista economico.

Sebbene si possa pensare che il cosiddetto Deep State abbia tutto sotto controllo, in realtà le cose non stanno così. I consumatori in quanto tali esercitano il loro ruolo di re dei mercati costringendo le imprese a soddisfare i loro desideri. Anche le grandi imprese sono costrette a sottomettersi al loro giudizio. Possono nascere accordi a livello internazionale tra vari stati, ma se questi ultimi mettono a repentaglio il flusso di denaro incamerato dalle grandi imprese allora esse sceglieranno di non conformarvisi. Pensate, ad esempio, alla Apple che s'è rifiutata di creare per l'FBI un metodo attraverso il quale hackerare i propri dispositivi. Pensate a Microsoft che si rifiuta di consentire alla stessa agenzia investigativa l'accesso indiscriminato al proprio servizio di email.

I consumatori sono e resteranno i veri re del mercato, e su questo lo stato non avrà mai la meglio. Ha bisogno di una grande discontinuità per intralciare o fermare la grande continuità rappresentata dal mercato e dalle sue innovazioni. Ogni volta che i consumatori spendono un'unità del loro denaro, votano a favore di un determinato prodotto o politica di mercato. Sono i loro desideri a parlare, non le loro pance. Ciò è destinato a continuare nel futuro, poiché tale processo è talmente imponente che non esiste un qualcosa di opposto in grado di fermarlo. La legge di Moore è la garanzia della grande continuità del mercato, la quale porterà una maggiore decentralizzazione nella società. Scordatevi un futuro in cui ci sarà maggior accentramento, poiché gli elettori possono anche votare a favore di ciò, ma in quanto consumatori si assicureranno che non accada. Infatti, diversamente dai mercati, per lo stato esiste una grande discontinuità che si parerà davanti alla sua continuità (es. controllo  quanto più capillare della società). Il sistema pensionistico suddetta grande discontinuità che alla fine impedirà allo stato di crescere ulteriormente e porrà fine a tutte quelle illusioni di cui sono caduti preda, in un modo o nell'altro, gli elettori.

In Italia, ad esempio, è dato di questi giorni che negli ultimi 36 anni sono stati a carico dell'Inps circa 500,000 persone (esclusi gli invalidi). Inutile dire che il dato è destinato ad aumentare. La promessa della pensione è la più grande illusione che lo stato ha venduto agli elettori affinché potesse controllarli. Questi ultimi non si sono accorti come il sistema pensionistico altro non sia che un gigantesco schema di Ponzi la cui fine non potrà essere diversa da una gigantesca implosione. Di avvisaglie nel corso del tempo ne abbiamo avute molte. Eppure pochi si preparano. Gli elettori, purtroppo, vedono arrivare le cose sempre in ritardo. Ciononostante stiamo parlando di un incidente annunciato che spazzerà via, attraverso la grande discontinuità che rappresenterà, la legittimità garantita dagli elettori al sistema statale nel suo complesso. I consumatori, invece, non hanno mai conferito una simile legittimità all ostato. Altrimenti quest'ultimo non avrebbe smosso mari e monti per cercare di controllare le loro scelte. Ha fallito. E nel suo fallimento s'è spinto troppo oltre con le promesse.

Le promesse previdenziali e pensionistiche rappresentano una bomba ad orologeria economica la cui miccia è stata accesa dalla demografia e dalla spesa statale per le pensioni. Il trend demografico già adesso è terrificante. Visto che il sistema pensionistico prevede che la generazione di lavoratori nel presente paghi attraverso le tasse la spesa pensionistica di quella del passato, è chiaro come il sole la catastrofe verso cui si sta dirigendo l'apparato statale. Con un bacino di lavoratori in netto restringimento, i deficit la faranno da padroni. Ma questo vuol dire una sottrazione progressiva di risorse economiche scarse all'economia produttiva, cosa che a sua volta porterà alla bancarotta imprese e andrà a rimpolpare una massa di persone la cui unica possibilità di sopravvivenza sarà il welfare state. Gli elettori busseranno per riscuotere le promesse fatte loro e fino a quel momento terranno attaccata la spina del supporto vitale all'apparato statale. I consumatori, invece, sarà da tempo che l'avranno staccata: emigrazione e piani alternativi alla pensione.

Chi pagherà? Questa domanda gli elettori non se la pongono. I politici, invece, da bravi imbonitori la evitano: "Che paghino coloro che hanno una pensione cospicua!" Non basta una semplice ridistribuzione del denaro all'interno delle prestazioni pensionistiche. Qui stiamo parlando di prestazioni future che non avranno fonti di finanziamento. Sono passività che nessun governo prende in considerazione. E badate bene, tutti gli stati hanno questo problema. Per gli Stati Uniti , ad esempio, il professor Kotlikoff della Boston University ha calcolato un totale di $211,000 miliardi.




Già per l'Italia suonano allarmi per il suo livello attuale di debito e per il suo attuale folle livello di tassazione. Figurarsi se dovessimo aggiungervi suddette passività al debito pubblico italiano da €2,200 miliardi, in modo da avere un quadro contabile onesto. O aumentano ulteriormente le tasse, o cala drasticamente la spesa pubblica. Entrambe le "soluzioni" sono politicamente e finanziariamente suicide. Non ci vuole un dottorato di ricerca per capire quale sia il problema di fondo del sistema pensionistico: la sua insostenibilità di lungo termine richiede o un aumento spropositato delle tasse (con relativo fallimento diretto del tessuto produttivo), o un aumento progressivo del deficit (con relativo fallimento indiretto del tessuto produttivo). Queste passività presenti non finanziate rappresentano cifre enormi e, anche se venissero investite nei mercati oggi, devono pur sempre fruttare un interesse affinché il loro investimento possa rendere sostenibile i pagamenti di lungo periodo. Con i mercati mondiali sull'orlo della NIRP, questo è solamente un miraggio.




Quindi cosa accadrà? Lo stato continuerà a calciare il barattolo finché potrà. Ma il calcio al barattolo è una gigantesca discontinuità nei confronti dello stato, e alla fine quest'ultimo dovrà affrontarla. Più sarà rimandata nel tempo, più il dolore economico da sopportare sarà grande. In quel momento, anche gli elettori comprenderanno l'inaffidabilità della banda di truffatori a capo all'apparato statale. Capiranno, soprattutto, che l'unica persona che dovrà pensare al futuro sarà quella che vedono ogni mattina allo specchio quando si svegliano. Di conseguenza non aspettate che sia troppo tardi; non ragionate da elettori. Assicuratevi di proteggere i vostri risparmi con scelte d'investimento diligenti che li schermeranno dagli effetti nefasti della politica economica dei pazzi scatenati.

Perché alla fine gli effetti nefasti arriveranno e non sarà piacevole per chi si farà trovare impreparato.



POST-GRANDE DEFAULT

I numeri, quindi, sono chiari. Gli stati andranno in default, programma sociale dopo programma sociale. Le pensioni ricadono in questo caso. Le scuole pubbliche ricadono in questo caso. Tutti quei programmi finanziati con le tasse finiranno a corto di soldi. Tutti quelle strutture finanziate con le tasse rimarranno a corto di soldi. E allora? Queste ultime, ad esempio, possono essere vendute. Si possono tagliare circa il 70% delle spese statali vendendo semplicemente ospedali, scuole, biblioteche, stazioni di polizia, ecc., e tagliando il rispettivo personale. Stiamo parlando di professionisti. Una volta vendute suddette strutture non verranno lasciate a marcire, bensì saranno trasformate in imprese a scopo di lucro e necessiteranno di personale. Il Grande Default non farà altro che liberare risorse economiche che prima erano state sequestrate dalla pianificazione centrale ed utilizzate nel modo meno efficiente possibile.

Pensateci. Per caso la bancarotta di un'impresa manda al macero anche le capacità individuali dei suoi dipendenti? Il fallimento di un'azienda priva le persone delle loro idee che in un futuro prossimo potranno risultare geniali dal punto di vista imprenditoriale? Non credo proprio. Le persone , anche se cadono, sono capaci di rialzarsi. È questo il punto: a cadere sono le idee obsolete e le attività improduttive. Gli individui mutano nel tempo e possono adattarsi alle nuove situazioni. Le idee obsolete no.

Ma quando un'impresa chiude per bancarotta, ci sono proteste? Probabilmente all'inizio, ma poi le acque si calmano in considerazione del fatto che l'idea alla base dell'azienda è diventata obsoleta e carente di una domanda di mercato. I dipendenti se ne fanno una ragione. I proprietari dell'impresa se ne fanno una ragione. Così accadrà anche quando gli stati andranno in bancarotta: le persone protesteranno all'inizio, ma dopo se ne faranno una ragione. Una volta che gli assegni pensionistici e della previdenza sociale smetteranno d'essere consegnati mensilmente, i relativi beneficiari non potranno far altro che guardarsi in faccia e farsene una ragione.

Il sistema è in bancarotta e non c'è nulla che si potrà fare al riguardo. Bisognerà andare avanti, imparando dai propri errori. In virtù di ciò emergerà una maggiore responsabilizzazione nei confronti della successiva organizzazione sociale, la quale tenderà ad essere quanto più decentralizzata possibile. Così come accadde all'impero romano, Stati Uniti, Europa, Cina, ecc., vedranno andare in frantumi la loro battaglia contro l'individualismo. È un processo già in atto. All'inizio procede con lentezza, poi accelera d'improvviso.

Una volta che andrà in pezzi il sistema di briciole che garantisce all'attuale società di reggersi secondo un tessuto di comando top-down, ovvero, il welfare state, gli attori di mercato cambieranno i loro atteggiamenti. Le persone apprendono e si adattano. Non sono stupide. Cambiate gli incentivi e le persone cambieranno i loro atteggiamenti e le loro abitudini.



TOGLIERE LE MELE MARCE

La domanda che quindi bisogna porsi è solo una: è possibile togliere le mele marce? Certo che è possibile e nel corso del tempo sono stati teorizzati vari modi per farlo, soprattutto dagli studiosi della teoria della Scuola Austriaca. Sebbene questi ultimi indichino come un ritorno all'oro sia il modo più sostenibile possibile per avere un sistema monetario quanto più solido possibile, e utilizzarlo per avere un saldo punto di partenza lungo il quale sviluppare il futuro del denaro, la maggior parte delle persone non sarebbe favorevole a questa soluzione in modo unanime. L'accezione dell'oro come mezzo di scambio è sbiadita nell'immaginario collettivo, poiché nel corso del tempo è stato lentamente privato del ruolo che il libero mercato gli aveva conferito.

Questo ruolo monetario è stato subdolamente raffigurato solo in videogiochi e cinema, instillando nelle persone la convinzione che si trattasse di una reliquia del passato o di una moneta-merce utilizzabile solo in mondi di fantasia. Il lavoro per de-monetizzare l'oro è stato progressivo e costante, e la memoria storica di quelle persone che ancora lo utilizzavano come mezzo di scambio è scomparsa.

Date queste premesse, è necessario passare per il percorso inverso e fare al denaro fiat quello che è stato fatto all'oro. È proprio questo quello che fa Friedrich Hayek nel suo piccolo libro, The Denationalisation of Money. Essendo consapevole che la maggior parte delle persone non è pronta ad accettare di nuovo l'oro come mezzo di scambio, sceglie di affidarsi al migliore giudice in questione: il libero mercato. La sua proposta, infatti, è quella di permettere a chiunque ne sia in grado di emettere la propria valuta e in questo modo lasciar scegliere agli attori di mercato quale sarà più adottata. Niente imposizioni dall'alto o provenienti da figure accademiche, solo la facoltà di scelta e la fiducia che la società, alla fine, si sposterà nuovamente verso l'oro.

Ma il cuore della sua proposta è solamente questo: che sia la libera interazione degli attori di mercato a decidere. Infatti se venissero rimosse le pastoie dello stato, il libero mercato fornirebbe la giusta quantità e varietà di prodotti monetari. Così come la concorrenza tra imprese permette la comparsa di prezzi inferiori e prodotti di qualità superiore, la concorrenza tra imprese il cui business sarebbe quello di produrre moneta genererebbe un ambiente economico migliore rispetto a quello attuale in cui esiste lo stato monopolista.

Sebbene si possa immaginare che una situazione del genere possa scatenare un caos a livello monetario, con una serie virtualmente infinita di monete in circolazione, non bisogna affatto farsi spaventare poiché i consumatori non sono sciocchi. Sanno cosa vogliono. E, soprattutto, scelgono il meglio per il proprio benessere. Ciò sarebbe ugualmente vero nel campo monetario, dove le scelte individuali tenderebbero nel tempo a far emergere quella valuta che più si adatterebbe alle esigenze degli attori di mercato. Che questa possa essere di carta, d'oro, o di qualsiasi altra forma, non importa; la cosa che conta è che le scelte individuali non siano ostacolate da intromissioni esterne in grado di deturparne la natura. Saranno i consumatori i giudici ultimi della valuta che diventerà la più usata e la migliore in quanto a facilità degli scambi. La concorrenza delle valute fornirà non solo la base da cui ripartire per tornare ad avere una moneta solida e onesta, ma servirà anche come freno per un qualsiasi atteggiamento sconsiderato da parte di quelle imprese che vorrebbero entrare nel business monetario.

La proposta di Hayek è tanto semplice quanto rivoluzionaria (se prendiamo in considerazioni i vaneggiamenti di altri riformatori monetari). Egli, infatti, propone l'introduzione di una nuova moneta emessa da una qualsiasi impresa che all'inizio sia prezzata in base alle principali valute esistenti (dollari, euro, yuan, ecc.). In questo modo si regolerebbe l'asta iniziale con la quale sarebbe distribuita al pubblico la nuova moneta. Successivamente, immagina Hayek, l'impresa dovrebbe scegliere un paniere di beni (es. pane, uova, latte, ecc.) e impegnarsi a cambiare la nuova moneta ad un valore di riferimento stabile in rapporto a suddetti beni. In altre parole, l'impresa dovrebbe utilizzare i propri asset per garantire ai possessori della nuova moneta un aggiustamento dell'offerta affinché 10X abbiano sempre un potere d'acquisto tale da poter comprare i beni nel paniere sopracitato.

Ora, sebbene per alcuni Austriaci questa proposta possa violare il teorema della regressione di Mises o all'inizio non ci sia una sola moneta dominante, questi sono problemi fondamentalmente teorici perché il libero mercato dovrebbe correggere decenni di errori causati dall'intromissione della pianificazione centrale negli affari monetari. Questo significa passare per una fase di transizione che permetta agli attori di mercato di trasformare costantemente e progressivamente l'ambiente economico in base alle loro necessità. Il fatto cruciale è che, non essendoci più la copertura statale, chiunque volesse fare affari nel campo monetario dovrebbe agire in modo responsabile, pena il fallimento. Non ci sarebbe più un prestatore di ultima istanza. Non ci sarebbero più salvataggi. Nessun privilegio esclusivo.

Costruirsi una reputazione sarebbe faticoso, ma una volta messa in piedi ci si penserebbe due volte prima di mandarla all'aria per una banale sconsideratezza. Quindi l'obbligo di mantenere un potere d'acquisto della nuova moneta quanto più stabile possibile, sarebbe una prerogativa imprescindibile e un modo per sbaragliare la concorrenza. Non solo, ma i beneficiari dell'inflazione sarebbero i consumatori stessi che usufruirebbero della nuova moneta di un'impresa specifica. Pensateci, se la nuova moneta X riuscisse a mantenere costante nel tempo il suo potere d'acquisto e nel frattempo l'offerta dei beni nel paniere di riferimento aumentasse, i possessori della moneta X vedrebbero aumentare la loro capacità di entrarvi in possesso. Affinché il potere d'acquisto venga mantenuto costante (a 10X, ad esempio, come detto prima) l'offerta della nuova moneta dovrebbe aumentare periodicamente, e le nuove emissioni non verrebbero spese dall'impresa stessa bensì rilasciate ai suoi clienti. Nel caso in particolare, in proporzione ai possedimenti totali della nuova valuta e quindi ai "clienti più affezionati" (es. l'impresa potrebbe agire anche come una banca e pagare dividendi sui depositi).

Sebbene la gradualità con cui Hayek affronta la transizione monetaria, da un sistema pianificato centralmente ad un sistema impostato nuovamente secondo un ordine di libero mercato, possa sembrare inconcludente e utopica, ritengo che sia una delle migliori carte da giocare per far comprendere ad un pubblico più ampio l'importanza e il peso che hanno le loro scelte quando lasciate libere d'esprimere il loro pieno potenziale. Non bisogna sottovalutare il libero mercato. Esso ha sempre la risposta migliore a qualsiasi teoria una persona possa avanzare per migliorare presumibilmente la vita del resto delle persone.



CONCLUSIONE

Ogni volta che i lettori mi chiedono "quando" l'attuale sistema economico basato su una miriade di frodi andrà in bancarotta, non rispondo. Sarei annoverabile tra i ciarlatani se lo facessi. Invece cerco di spiegare dove risiede il marciume che porterà alla rovina l'attuale sistema economico. È inevitabile che andrà in bancarotta, perché le mele marce sono state lasciate laddove erano e nessuno s'è preoccupato di toglierle. Si pensava che se quelle in superficie erano di bell'aspetto, allora lo erano anche quelle in basso. Nonostante ci fossero avvertimenti circa la reale condizione delle mele nel cesto, venivano ignorati poiché non pregni di un rigore temporale: quando sarebbero marcite esattamente?

L'economia reale ha aggiunto ulteriori mele nel cesto, ma il ritmo a cui stanno marcendo quelle in basso sta accelerando. Quelle in alto possono anche conservare un bell'aspetto, ma lo strato presumibilmente sano si fa sottile ogni giorno che passa. Poi, un giorno, ci si accorgerà di come il marciume abbia fagocitato anche le mele sane in cima. Non si potrà far altro che vuotare il cesto, smettendo di chiedersi "quando" le mele marciranno bensì prestando attenzione alla possibilità che possano marcire.


6 commenti:

  1. Da Ekathimerini: German report: Bailout has saved banks, not Greece.

    Avevate qualche dubbio a riguardo? Se fossero fallite nel 2010 a quest'ora la Grecia, dopo aver passato un inevitabile periodo purgativo dagli errori del passato, avrebbe iniziato a dare segni di ripresa. Invece permettere a delle realtà improduttive di continuare a equestrare al loro interno risorse conomiche scarse, non ha fatto altro che incrementare il dolore economico per la popolazione e impedire l'emersione di realtà sostenibile dal punto di vista economico. Così come negli USA, all'orizzonte non c'era alcuna nuova Grande Depressione, e il mercato si sarebbe ripreso nel giro di pochi anni. Invece gli interventi centrali sono stati fatti ingurgitare alla popolazione più ampia a suon di slogan propagandistici, cercando di salvaguardare quelle entità protette dal cartello delle banche centrali: stati e banche commerciali.

    E' inevitabile che alla fine andranno falliti, ma la domanda è: a che prezzo?

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  2. Quando le mele marce stanno in cima...

    http://www.rischiocalcolato.it/2016/05/piu-immigrati-meno-figli-ce-lo-chiede-la-ue-ed-el-papa.html

    L'uomo nuovo completamente spersonalizzato ed in balia delle elite al potere. Legalmente ed inconsapevolmente privo dei suoi diritti naturali a non essere ucciso, a non essere derubato, a non essere schiavizzato.
    Spero tanto che ci sia ancora un'alternativa praticabile a questo disastro pianificato.

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  3. Caro DNA,
    speravo anch'io in una alternativa praticabile, e qualcosa ognuno di noi penso che (seppur piccola) la stia facendo, anche solo con la divulgazione.
    Nonostante tutto, il disastro sembra avanzare inesorabile. Naturalmente senza che i politici di turno se ne stiano rendendo conto.
    Pensa solo all'Italia : il partito di governo ha persuasori interni (da Bagnai a Boeri) che presentando spiegazioni tecniche, grafici, tabelle, libri ed altro materiale da 4 anni a questa parte, guadagnando adepti ogni giorno che passa.
    Non che abbiamo la cura risolutiva, ma almeno segnalano che stiamo andando a sbattere.
    Niente, chi governa prosegue imperterrito verso il dirupo, continuando ad indossare il paraocchi.
    Anzi, il paracadute chiuso.
    Pur cercando di essere ottimista, per il 2016 non vedo nulla di buono.
    Si va dalla prossima bancarotta delle Grecia al Brexit, dalle elezioni Spagnole per finire con le presidenziali USA.
    Senza contare le esternazioni di Donald Trump.
    Caos globale assicurato.
    Ma, come chiaramente ci illustra da tempo il nostro ospite, che sempre ringrazio per la cortese ospitalità, la strada che abbiamo imboccato è senza uscita e non porta altro che al dirupo.

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    1. Con Mises: TU NE CEDE MALIS SED CONTRA AUDENTIOR ITO.

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  4. Bellissimo articolo. Un po lungo come sempre, ma ormai non ci faccio più caso. Leggo tutto.
    Per l'oro-moneta come sai ci sto lavorando. Gold is coming back! :))
    Ti terrò aggiornato.

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  5. No, non ci sarà nulla di tutto ciò che afferma Vegas: Vegas: arrivano schede prodotto, ci sarà più trasparenza nei prospetti.
    La finanziarizzazione dei mercati sin dal fatidico agosto 1971, ha reso i mercati internazionali una Las Vegas sotto steroidi in cui il denaro scoperto ha alimentato serie illimitate di emissioni di strumenti finanziari che non avrebbero mai potuto apparire in un mercato libero ed onesto. I titoli, in questo modo, sono stati tagliati a pezzettini e ricomposti in nuovi prodotti che, semmai fossero esplosi, avrebbero lanciato scheggie in tutto l'ambiente finanziario colpendo anche entità presumibilmente sane.

    Cartolarizzazioni, hypothecation, rehypothcation, e altre pratiche simili hanno fatto in modo che nessuno sapesse più cosa avesse realmente in pancia e chi possedesse davvero cosa. La finanza delle bolle nutrita dalle politiche allentate delle banche centrali ha innescatio bombe ad orologeria finanziarie in tutto l'ambiente economico e queste bombe, al loro interno, sono piene di schegge di ferro. Non esiste alcun prospetto informato che possa spiegare con trasperenza cosa sono oggi i mercati obbligazionari e azionari. Non date retta a Vegas, e uscite più presto che potete da Las Vegas.

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