giovedì 3 settembre 2015

La FED sta bluffando... I tassi d'interesse non aumenteranno nel 2015

Ho speso gli ultimi anni a descrivere agli avventori del mio blog come l'attuale stato di cose nel mondo economico e finanziario, altro non è che la conseguenza di una sequenza crescente d'interventi dei pianificatori monetari centrali nei mercati. A causa della miopia che attanaglia la pianificazione centrale, dovuta alla sua mancanza d'informazioni in accordo con l'ambiente che manipola, essa commette inevitabilmente errori che devono essere corretti. Dove sta il presunto "catastrofismo"? Per coloro che hanno letto i saggi di F. A. Hayek e Mises, rispettivamente "The Use of Knowledge in Society" e "Economic Calculation in the Socialist Commonwealth", non è nulla di nuovo. Questi interventi sono condannati sin dall'inizio, e quindi necessiteranno di una correzione. È il corso naturale delle cose: ogni sbaglio presuppone un prezzo da pagare. Le crisi economiche non sono da meno. Gli Austriaci hanno sostenuto sempre questo sin dall'inizio. Non sono "cassandre". Sono osservatori attenti che, in base ad una teoria solida che nessun'altra scuola d'economia possiede, riescono a sottolineare la natura dell'errore. Non esiste nessun contagio, qiundi. Questo è solo un termine inventato dalla stampa che va a sostituire la classica "pulizia dei mercati". E data l'interconnessione di questi ultimi, la pulizia riguarderà tutti i mercati mondiali, nessuno escluso. È qualcosa che, in realtà, abbiamo già visto alla fine degli anni '90 quando parecchi investitori persero enormi fortune nel mercato asiatico pensando che le sue valute sarebbero rimaste ancorate al dollaro "per sempre": presero in prestito dollari e investirono nelle valute locali. Nel 1997 la Thailandia fu la prima a capitolare, spargendo il panico in tutto il sud-est asiatico. Seguì un anno di alti e bassi, ma tutto sommato tranquillo. Poi nel 1999, con il defalut russo per il proprio debito, uno dei maggiori hedge fund americani (LTCM) finì sull'orlo della bancarotta e se fosse fallito a tutti gli effetti le maggiori banche di New York sarebbero capitolate. La FED salvò la baracca. Questo per dire anche che processi simili possono richiedere più tempo di quanto si pensi affinché dispieghino completamente tutto il loro potenziale. Oggi stiamo vedendo lo stesso scenario, con la Cina che sta spargendo il "contagio" nei mercati emergenti asiatici, in quello auatraliano e in quelli sud-americani. Ma stavolta, a seguito dei massicci interventi posti in essere sin dal 2008, sarà molto più difficile salvare la baracca.
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di Bill Bonner


BALTIMORE, Maryland – La FED di Janet Yellen non lascerà salire i tassi d'interesse tanto presto. Invece annuncerà nuovi programmi di QE.

Ieri il rosso è stato il protagonista un po' ovunque – borsa americana, borsa europea, borse asiatiche, azioni dei mercati emergenti, greggio...

Ma poteva andare molto peggio...

La borsa USA ha recuperato parte delle perdite accumulate durante il giorno, dopo che il verbale più recente della riunione della FED ha mostrato che la Yellen e la sua squadra ancora non premeranno il grilletto del rialzo dei tassi... almeno fino a quando non saranno soddisfatte determinate condizioni.

Secondo la FED le condizioni per un aumento dei tassi si stanno "avvicinando", ma non si sono ancora materializzate.

Beh, indovinate un po'... queste condizioni non saranno mai soddisfatte.

Non funziona in questo modo. Questa economia non si riprenderà mai – non fino a quando sarà in carica l'attuale gestione keynesiana. È come un paziente curato da medici ciarlatani – condannato a peggiorare per le "cure" sbagliate.

L'economia di oggi dipende da grandi dosi di credito a basso costo...

E come con la morfina, è necessaria una dose superiore solo per riprovare l'effetto della prima volta. Togliete la droga ed aumenterete il dolore.

Dolore causato da crolli dei prezzi delle azioni, per esempio.

Togliete il credito a basso costo... e i riacquisti di Wall Street si prosciugheranno. Ciò significa che calerà anche l'utile per azione – l'elemento motore dei prezzi delle azioni.

Con il calo degli utili societari e i redditi stagnanti delle famiglie, la direzione inevitabile dei prezzi delle azioni è verso il basso.

I prezzi delle azioni di oggi non sono il risultato di una sobria riflessione da parte degli investitori.

Non si siedono con un quaderno e una matita e calcolano i flussi di reddito per i prossimi 10 anni. Invece contano sugli interventisti affinché manipolino il mercato a loro vantaggio.

Come sanno i lettori abituali di questo blog, i dirigenti aziendali hanno acceso prestiti a tassi bassissimi e hanno utilizzato il denaro per ricomprare le azioni delle loro aziende. Questo esempio d'ingegneria finanziaria riduce il numero delle azioni in circolazione e ne spinge in alto il valore.

Gli addetti ai lavori ottengono bonus... saccheggiando il capitale dell'azienda e sostituendolo con il debito. E gli azionisti ricevono un bel bernoccolo nei loro portfoli.

Dal 2009 la capitalizzazione di mercato dell'S&P 500 è salita di quasi $11,700 miliardi.

E secondo un nuovo rapporto di Aranca Investment Research, nello stesso periodo le aziende nell'S&P 500 hanno speso quasi $2,300 miliardi per riacquistare le proprie azioni.

Quindi circa un quinto dell'aumento della capitalizzazione di mercato è dovuto a tali riacquisti.

Il credito a basso costo è essenziale per il processo di saccheggio. Toglietelo e l'imbroglio andrà in frantumi. La stessa cosa accadrà ai prezzi delle azioni.

Ma la FED non può permettersi un crollo del mercato azionario. L'illusione della "ripresa" si basa sull'aumento dei prezzi dei titoli azionari.

Si presume che questo possa portare ad un "effetto ricchezza" a cascata. Secondo la dottrina della FED, mentre gli investitori vedono aumentare i valori del loro portfoli d'investimento, cominciano a spendere come capitalisti ubriachi.

L'economia dovrebbe quindi esplodere di crescita poiché gli "spiriti animali" tornano ad acquistare... lasciando monete luccicanti nelle mani dei poveracci.

Naturalmente, non accade niente di tutto ciò...

Invece il bottino del credito a basso costo finisce nelle tasche dei clientelisti ai piani alti, i quali manipolano il mercato azionario pompando i fondi presi in prestito nei riacquisti delle proprie azioni. Le borse salgono, ma l'economia reale non va da nessuna parte.

Allo Sprott-Stansberry Natural Resource Symposium a Vancouver, il nostro amico e analista Steve Sjuggerud ha sfatato l'idea che un ciclo di tassi d'interesse in ascesa coincida sempre con un calo dei prezzi azionari. Ha sottolineato che le azioni hanno avuto la tendenza ad aumentare di valore nei periodi di tassi crescenti.

Non preoccupatevi per il tapering della FED, ha detto al pubblico, non deve per forza significare una riduzione dei prezzi azionari.

Non dubitiamo che Steve abbia ragione. In genere quando l'economia si surriscalda a causa di una crescita organica, i tassi d'interesse aumentano... e così anche le azioni.

Ma questo non è un mercato toro come gli altri... e certamente non è un'economia come le altre.

Il mercato azionario è spinto più in alto dai tassi ultra bassi, dal QE e dall'ingegneria finanziaria. E l'economia non sta sperimentando quel tipo d'espansione sana che spinge in alto i prezzi delle azioni e dei tassi d'interesse.

Invece gran parte dell'economia di oggi è fredda e senza vita come un cadavere.

Le materie prime stanno sprofondando ai minimi storici – in particolare il petrolio e il rame, quest'ultimo segnalante un deterioramento dell'economia a livello mondiale.

I prezzi di spedizioni e trasporti rivelano una rallentamento del commercio.

Un dollaro forte, un rallentamento delle esportazioni e il calo dei prezzi delle materie prime stanno debilitando molti dei mercati emergenti.

E la Cina sta lottando per evitare la propria Grande Depressione.

Ecco perché la Yellen è riluttante a lasciar salire i tassi. Sa che sarà doloroso.

Invece somministrerà un'altra dose di morfina...


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


5 commenti:

  1. a meno che politicamente non vogliano dare alla cina una prova di forza. certo 0,25, che piu è impossibile, non è una gran prova... ma tutto serve spingere capitali a lasciare la cina.
    il livello si sta alzando...

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    1. Tutto sommato Draghi e' meno ipocrita. Stamperà e comprerà bond italici fino a quando l'Italia non sarà diventata un Paese davvero liberale. ;D

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    2. Al momento i titoli ancora rendono negli states (poco ma rendono)

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    3. Ciao gdb.

      Inizio col dire che non esiste fino ad ora nemmeno un articolo che parli nel dettaglio di come la FED si prepara ad aumentare i tassi d'interesse. Anzi, nessuno nemmeno specifica di quali tassi stia parlando. Comunque, talasciando i tassi riguardanti i bond del Tesoro su cui la FED non ha alcun potere, l'unico target che finora ha modo d'influenzare è il tasso dei FedFunds, ovvero, il tasso a cui le banche commerciali prestano a breve denaro ad altre banche commerciali. Il problema è che tali istituti di credito non si fidano più l'un dell'altro sin dal 2008, ed è sostanzialmente per questo motivo che la FED ha creato le famose riserve in eccesso: un utile escamotage per convincere i mercati che le banche commerciali vacillanti avevano da sfoggiare una solida garanzia.

      Infatti, gli azzardi morali che finora hanno caratterizzato il mercato degli asset a reddito fisso sono stati condotti sulla base di questa credenza. Ovvero, istituti di credito decotti hanno continuato ad operare grazie al salvataggio della FED. Tanto per aggiungere benzina sul fuoco, le banche commerciali e gli hedge fund hanno utilizzato la leva finanziaria per speculare nei mercati e guadagnare sui carry trade. Da qui la depressione dei rendimenti nella maggior parte dei rendimenti delle varie classi di asset. Ma cosa più importante, è stato sostenuto artificialmente il mercato degl iasset a reddito fisso facente riferimento al governo USA. La pseudo-credibilità dei mercati è stata quindi ricostruita spostando le attenzioni dalla liquidità ai Treasuries (cosa che si denota da come sia diventato praticamente illiquido visto che tutti si sono fiondati su tali asset reputandoli "sicuri" in caso di panico).

      In caso d'aumento dei tassi d'interesse, ovvero dei FedFunds, la FED andrebbe a pagare sulle riserve in eccesso un interesse maggiore (se ipotizziamo un aumento dello 0.25%, arriveremo allo 0.50% complessivo). Data la fame di rendimenti presente sui mercati e il costo maggiorato dei prestiti che si verrebbe a creare, si venderebbero asset per tornare ad avere una certa sicurezza coi dollari. Qui non stiamo parlando solo di Treasuries, ma anche di altri asset a reddito fisso... con tanti saluti a Basilea III. In sintesi, il problema con un aumento dei tassi anche minimo è il caos che si verrebbe a creare per il default di un qualsiasi istituto di credito o hedge fund, il quale, data l'itnerconnessio fitta dei mercati, innescherebbe una serie sterminata di eventi in stile LTCM. Esempio vicono a noi: MPS-Nomura.

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  2. Ragionier Ugo Fantozzi6 settembre 2015 19:15

    Secondo me, il mondo gestito dalle banche centrali col fiatmoney è UNA CAGATA PAZZESCA!

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