venerdì 1 maggio 2015

La trappola della disuguaglianza ci distrae dal vero problema riguardante la libertà





di Richard Ebeling


Il nuovo libro dell'economista francese Thomas Piketty, Capital in the Twenty-First Century, ha causato grande scalpore sulle pagine di giornali e riviste. Piketty ha resuscitato dalle ceneri della storia il punto di vista di Karl Marx: il capitalismo conduce inevitabilmente ad una maggiore disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza con conseguenze pericolose per la società umana.

Non che Piketty sia un marxista nel senso tradizionale del termine, non crede che l'umanità segua una traiettoria preordinata attraverso la storia che porta inevitabilmente ad un'utopia chiamata socialismo o comunismo. Al contrario, egli ritiene che il capitalismo sia un sistema economico meravigliosamente efficiente che produce prodotti e servizi migliori.



Considerare la Disuguaglianza di Reddito come un Pericolo Sociale

Ciò che lo infastidisce moralmente è la disuguaglianza di reddito e ricchezza a cui secondo lui conduce l'economia capitalista, e potrebbe peggiorare negli anni a venire. Egli ammette che per gran parte del XX secolo la disparità di reddito tra "ricchi" e il resto della società diminuì considerevolmente. La classe media è cresciuta poiché sempre più persone nelle nazioni occidentali dell'Europa e dell'America si sono emancipate dalla povertà, e i redditi della classe media sono aumentati ad un ritmo più rapido rispetto ai livelli di reddito delle classi superiori.

Ma egli crede che una serie di dati statistici suggerisce fortemente che nel corso degli ultimi decenni tutto ciò è cambiato. I redditi della classe media stanno aumentando molto più lentamente rispetto a quelli delle fasce di reddito più alte. Piketty ritiene che ciò continuerà anche nel futuro prossimo, con la ricchezza della società che si concentrerà sempre meno nelle mani della classe medio/bassa della società, come profetizzò Karl Marx.

Non sorprende, quindi, che Piketty abbia intitolato il suo libro, Capital in the Twenty-First Century, perché la grande opera di Karl Marx venne chiamata Il Capitale e Piketty sta offrendo quello che alcuni chiamano un aggiornamento della previsione di Marx: il capitalismo fa diventare ricca una ristretta cerchia di individui a discapito degli altri che diventano più poveri.

Propone anche dei calcoli per giustificare tale valutazione, con poche discostanze dalla teoria del valore/lavoro di Marx. Piketty ritiene che determinare la produttività sia abbastanza facile e di conseguenza anche il valore di un operaio comune, come l'operaio nella catena di montaggio o un cameriere in un fast-food. Tot. è il tempo di lavoro e di sforzo "in entrata" e tot. sarà la produzione fisica di valore "in uscita".

Secondo lui non esiste un modo equivalente per misurare in modo obiettivo e giustificare gli stipendi stratosferici e i bonus di banchieri, finanzieri e amministratori delegati o direttori di alto rango. Dal momento che secondo lui non esiste alcun modo per misurare la produttività di tali lavoratori multi-milionari, allora deve essere necessariamente vero che i loro stipendi e la loro ricchezza non possano essere giustificati.

Pertanto i redditi di tali membri della società dovrebbero essere considerati come arbitrari e ingiusti. Dal momento che non è possibile dimostrare come i loro guadagni abbiano contribuito allo sviluppo dei processi di produzione "sociali", è ingiusto che possano continuare a goderne.



Tassare la Ricchezza

Le sue conclusioni economiche seguono necessariamente la sua diagnosi del "male sociale" legato alla disparità di reddito. I redditi superiori a $500,000 o al milione di dollari dovrebbero essere tassati all'80%, e quei redditi tra i $200,000 e i $500,000 dovrebbero essere tassati al 50-60%. Inoltre propone una tassa patrimoniale annuale del 10% proprio per impedire accumuli di ricchezza più concentrati.

Chiaramente se venisse stabilito una tale regime fiscale non produrrebbe tante entrate, perché dopo i primi anni non ci sarebbero più molti componenti tra quei redditi più elevati; e quasi più nessuno avrebbe un qualche motivo per cercare di raggiungere quel livello di reddito dal momento che verrebbe tassato a morte.

Ma per Piketty è questo il punto. Non spera di creare una macchina ridistributiva perpetua in cui i redditi da milioni di dollari siano pronti per essere tassati ogni anno e trasferiti attraverso lo stato verso coloro presumibilmente più meritevoli a basso reddito. Il suo scopo, invece, è quello di evitare che ci siano tali redditi alti.

Per esempio, se un uomo guadagna un milione di dollari, mentre 100 uomini guadagnano, per esempio, circa $40,000 l'anno, il reddito del milionario sarà 25 volte superiore a quello dei percettori di reddito nella classe media. Tuttavia, se il fisco toglie al milionario l'80% di quello che ha guadagnato, allora il suo reddito netto da $200,000 sarebbe solamente cinque volte più grande rispetto a quelli della classe media. Quindi la disuguaglianza di reddito verrebbe ridotta notevolmente.

Piketty non vuole aumentare i redditi della classe medio/bassa (anche se a prima vista può sembrare che lo voglia), in realtà vuole distruggere quelli che considera i percettori di un reddito oggettivamente ingiustificato.

Quindi non si tratta tanto di "prendere da Pietro per dare a Paolo", più che altro si tratta di "portare Pietro al livello di Paolo" e impedire per sempre che Pietro possa aumentare significativamente il suo reddito rispetto a Paolo. Si tratta di invidia e di un'ideologia dell'egualitarismo vendicativo.

Inoltre ci sono alcune idee sbagliate ed errori fondamentali nel libro di Thomas Peketty, i quali distorcono la natura e ignorano il funzionamento di un sistema capitalista di libero mercato.



Il Reddito Guadagnato Non Deriva da un Processo Arbitrario

Tanto per cominciare, pensa erroneamente che la "produzione" nel processo di mercato sia indipendente, o in un certo senso separabile, dalla "distribuzione" di ciò che viene prodotto.

Questo è un vecchio errore che risale all'economista britannico del XIX secolo, John Stuart Mill. Nel suo libro Principi di Economia Politica del 1848, Mill sosteneva che le "leggi" della produzione sono più o meno fisse e immutabili come le leggi della natura, ma le "leggi" della distribuzione sono una questione di valori culturali ed etici di una società.

Questo punto di vista concepisce la produzione totale come una grande quantità di "roba" prodotta dalla "società", che poi può essere versata dalla pentola della produzione comunitaria a ciascuno dei membri della società in quei modi che sono considerati "buoni", "giusti" e "meritevoli".

Ora, in tutta onestà, né John Stuart Mill né Thomas Piketty credono che il livello e la quantità di tasse influenzino la disponibilità delle persone a lavorare e a produrre tutta questa "roba". Ma Piketty crede che dal momento che i redditi multi-milionari guadagnati da "pochi" non sono in alcun modo razionalmente o oggettivamente legati alla produttività reale e misurabile di un individuo, essi possono essere tassati senza che le persone che li percepiscono perdano la volontà, l'interesse, o la capacità di lavorare.

In primo luogo bisogna ricordare che "la società" non produce "roba", e per la semplice ragione che non esiste alcuna entità pensante o agente che possa "essere" definita "la società".

Tutto viene prodotto da individui che lavorano da soli o in collaborazione associativa con altri, come accade più comunemente in un sistema di mercato complesso di divisione del lavoro.



Il Profitto Imprenditoriale e la Remunerazione dei Dirigenti d'Azienda Non Sono Irrazionali

In secondo luogo, ciò che viene prodotto non appare dal nulla e la quantità di produzione non cresce per magia anno dopo anno. Buona parte di quel valore che si riflette nei redditi più alti, e che preoccupa Piketty, è il frutto della creatività, l'innovazione e la capacità imprenditoriale di anticipare meglio la domanda dei consumatori.

Cosa produrre, come produrre, dove e quando produrre rappresentano gli atti creativi di una mente umana in un mondo incerto e in continuo cambiamento. Come disse l'economista Austriaco Ludwig von Mises: "L'impresa senza spirito imprenditoriale e creatività, non è altro che un mucchio di spazzatura e ferro vecchio."

Il mercato ci dà una misura chiara e "oggettiva" di quanto valgono i risultati di un imprenditore: è riuscito a guadagnare o ha subito una perdita? In un mercato libero e competitivo, ogni giorno l'imprenditore deve dimostrare con successo queste capacità, e soprattutto deve farlo meglio dei suoi rivali che come lui tentano di entrare nelle grazie dei consumatori. Se non ci riesce, i profitti che ha guadagnato ieri diventano le perdite di domani.

Non tutti i percettori di un reddito alto sono imprenditori. Il mercato premia anche quelle persone che hanno competenze, abilità e talenti per soddisfare i vari compiti di cui hanno bisogno imprese e consumatori.

In un libero mercato aperto e competitivo, nessuno è pagato più di quanto il datore di lavoro o il consumatore pensa che valgano i suoi servizi. Il direttore esecutivo, sia nel settore manifatturiero sia in quello finanziario, per esempio, ha il salario che riceve perché gli altri apprezzano i suoi servizi.



Il Fisco Distorce il Funzionamento del Mercato

Le sanzioni fiscali proposte da Piketty sugli stipendi possono essere considerate come una forma di salario massimo. Cioè, un tetto al di sopra del quale diminuisce enormemente l'incentivo a guadagnare salari più alti a causa del tasso d'imposta all'80%.

Ma come dovrebbero essere allocate nel mondo degli affari le competenze preziose e scarse di queste persone, se lo stato usa il fisco per falsare il sistema dei prezzi di mercato?

Nel corso del tempo questo assetto porterà a discrepanze nei mercati: persone che dovrebbero essere impiegate in determinati luoghi, vengono invece dirottate in altri. Come con qualsiasi squilibrio tra domanda e offerta, le esigenze dei consumatori e l'efficienza produttiva saranno meno soddisfatte.

Se venisse istituito un certo tax rate, non ci dovremmo sorprendere se le persone nel mercato cercassero di aggirare l'interferenza statale.

Negli anni '60 e '70 la Gran Bretagna era considerata il "malato d'Europa" a causa di una performance economica anemica. Uno dei motivi era il tax rate estremamente elevato sugli stipendi aziendali e su quelli dei dirigenti, cosa che comportò una "fuga di cervelli" poiché alcuni tra gli uomini d'affari "migliori e più brillanti" si trasferirono negli Stati Uniti e in altri posti in cui il fisco non sanzionava pesantemente il loro successo.

Per aggirare il "tetto salariale" imposto dal fisco, le aziende britanniche trattenevano o attiravano il talento di cui avevano bisogno attraverso postille nei contratti d'assunzione. Le aziende fornivano ai dirigenti automobili di lusso per uso proprio, o appartamenti di lusso, oppure conferivano loro un ampio margine di spese personali. Queste aziende avrebbero quindi detratto tutte queste spese dalle loro imposte sul reddito.



Il Sistema dei Prezzi e l'Uso Razionale delle Competenze Individuali

L'economia di mercato ha un meccanismo di controllo: il sistema dei prezzi. Attraverso i prezzi i consumatori informano le imprese su quei beni e servizi che vorrebbero comprare e il valore che vi imputerebbero per ottenerli. I prezzi dei "fattori di produzione" -- terra, lavoro, capitale, risorse e materie prime -- informano le imprese sul valore imputato loro dalle altre aziende per quanto concerne la produzione e la realizzazione di quei prodotti che i consumatori vorrebbero.

I prezzi offerti e pagati ai lavoratori nelle catene di montaggio, o ai dirigenti aziendali, non sono arbitrari o "irrazionali". Date le loro competenze, le loro abilità e i loro talenti nell'eseguire le operazioni, sono pagati ciò che gli altri pensano che valgano. Se si scopre che questa era una stima incorretta, i lavoratori salariati in posizione "superiore" o "inferiore" vedranno aggiustarsi il loro salario in base a quello che oggi è considerato il loro valore più ragionevole.

Che si tratti di controlli dei prezzi che congelano il sistema dei prezzi al livello che politici e burocrati ritengono adeguato, o un fisco che discrimina e penalizza il successo imprenditoriale così come gli incentivi e la capacità di lavorare, risparmiare e investire, tali politiche distruggono l'economia di mercato destabilizzando la direzione naturale che domanda e offerta avrebbero preso in assenza di interventi centrali.

In una recente intervista Thomas Piketty ha detto di non avere una formula per determinare quando la quantità di disuguaglianza sociale diventa eccessiva. Ma ha considerato una serie di posizioni multi-milionarie e multi-miliardarie socialmente inutili e dannose.



Considerare il Singolo uno Strumento Posseduto e Usato dalla Collettività

Da notare il tipo di parole e la mentalità sfoggiati da Piketty. La società, la comunità, la tribù si presume che possiedano l'individuo e decidano collettivamente a quanto debbano ammontare i redditi diseguali "necessari" per indurre la gente ad essere produttiva o "abbastanza" innovativa.

Abbastanza per cosa? Per far crescere la torta economica comune ad un ritmo che lui e altri come lui ritengono "ottimale" -- non "troppo" e non "troppo poco" -- da cui lo stato dovrà decidere quale sarà la "quota" di ognuno.

In base a quale criterio sarà determinato tutto ciò, ammette di non saperlo nemmeno lui, ma non smette di infarcire il suo discorso con termini come "giusto", "corretto" o "equo". Come la difficoltà di offrire una definizione oggettiva di pornografia, quello che gli frulla in testa lo sa solo lui.

Nella moderna società democratica abbiamo già visto dove può condurre tutto ciò. E' una terra in cui gli individui si saccheggiano a vicenda e i gruppi d'interesse giustificano ogni tassa, redistribuzione e normativa che può servire ai loro scopi a scapito degli altri che sono costretti a pagare, direttamente o indirettamente.



Una Società Caratterizzata da una Produzione Pacifica o dal Saccheggio Politico?

Probabilmente tutto questo discorso si origina da una comprensione errata di disuguaglianza ingiusta e sleale, perché le disuguaglianze emergono proprio quando il sistema politico viene utilizzato per manipolare i risultati all'interno e all'esterno del mercato. Andiamo a gettare le basi per concepire una nozione di "conflitto di classe" agli antipodi di quella marxista.

Un liberale classico francese, Charles Dunoyer (1786-1862), lo spiegò tempo fa all'inizio del XIX secolo. In un articolo pubblicato nel 1817, Dunoyer distingueva due gruppi nella società: uno lo chiamava "Persone Dedite al Lavoro" e l'altro era composto da coloro che desideravano utilizzare il governo per vivere a spese degli altri.

Le "Persone Dedite al Lavoro", diceva Dunoyer, erano "agricoltori, commercianti, produttori e studiosi; gente operosa di tutte le classi e di tutte le nazioni. Nell'altro gruppo ci sono tutte le vecchie e nuove aristocrazie europee, titolari di cariche e soldati professionisti, ambiziosi nullafacenti di tutti i ceti e di tutte le nazioni che chiedono di arricchirsi a spese di coloro che lavorano."

"L'obiettivo dei primi è di estirpare dall'Europa i tre flagelli: la guerra, il dispotismo e il monopolio affinché gli uomini di ogni nazione possano esercitare liberamente i loro lavori e, infine, istituire forme di governo maggiormente in grado di garantire questi vantaggi ad un costo minore. L'unico obiettivo dei secondi è quello di esercitare il potere, di esercitarlo con massima sicurezza e profitto, e, quindi, fornire lunga vita alla guerra, al dispotismo e al monopolio."

In altre parole, Dunoyer stava dicendo che la società è composta da un gruppo di persone che lavora diligentemente, risparmia coscienziosamente, produce onestamente e commercia pacificamente; e c'è un altro gruppo di persone che vuole acquisire e consumare quello che gli altri hanno risparmiato e prodotto. Quest'ultimo gruppo acquisisce la ricchezza prodotta dal primo gruppo con mezzi politici -- tassazione, regolamentazione e privilegi statali che interferiscono con il libero mercato competitivo. Questa fonte di ingiustizia, e di sfruttamento, è la stessa in tutti i paesi.



Il Saccheggio Democratico Moderno

Al giorno d'oggi chi vuole "arricchirsi a spese di coloro che lavorano" sono gli statalisti amanti del welfare state, gli interventisti economici e i fautori/sostenitori di qualsiasi altra forma di collettivismo.

Sono i capitalisti clientelari che, usando la loro influenza sul potere politico, ottengono sovvenzioni, normative che limitano la concorrenza e salvataggi a spese dei contribuenti. I loro potenziali rivali restano bloccati fuori dai mercati e i consumatori finiscono per pagare di più e avere meno scelte.

Sono uno sciame di locuste che esiste solo per uno scopo: guadagnare profumatamente dai produttori e dai contribuenti.

Sono la classe politica formata da politici in carriera e burocrati che hanno redditi, ricchezza e posizioni solo perché controllano le leve del potere statale; le porzioni di potere che danno in affitto controllano il successo e il fallimento, la vita e la morte di ogni lavoratore onesto, laborioso e pacifico; imprenditori e lavoratori vengono spremuti per alimentare il canale finanziario a cui si abbeverano i saccheggiatori politici.

I mercati regolamentati servono a preservare la ricchezza degli "amici degli amici" e ostacolano il potenziale produttivo e innovativo di coloro che vorrebbero migliorare il proprio status sociale. La ricchezza e lo status sociale potrebbero non essere completamente congelati, ma sono irrigiditi dalla protezione politica e scudati dalla concorrenza di mercato.

La dipendenza dal welfare state blocca le persone in una certa condizione sociale, facendole vivere di quello che lo stato ridistribuisce dal reddito e dalla ricchezza degli altri e impedendo loro l'uscita da questo pauperismo moderno. Viene creata una sottoclasse di povertà intergenerazionale, la quale riduce la mobilità e rende difficile il miglioramento sociale di quelli che finiscono in questa trappola; allo stesso tempo, serve agli interessi di coloro che detengono il potere politico poiché giustifica la loro posizione e il loro ruolo di presunti custodi necessari.



Gran Parte della Storia Umana si Basa sulla Disuguaglianza Generata dal Saccheggio

Per gran parte della storia umana, quelli con determinate dotazioni ereditate e competenze sviluppate hanno usato la loro forza fisica superiore o l'agilità mentale per conquistare, uccidere, saccheggiare e schiavizzare i loro simili. Qualunque fosse la magra ricchezza prodotta durante i vari secoli di storia, è finita nelle mani di pochi attraverso la coercizione e l'astuzia politica.

C'era poca giustizia in un mondo in cui il "forte" rubava al "debole" sottomesso. Ma gli uomini hanno cominciato lentamente a ribellarsi contro questa disuguaglianza "innaturale", secondo la quale ciò che alcuni avevano prodotto doveva essere sequestrato con la forza da una manciata di potenti.

Contro questo sistema di ineguaglianza politica e di ricchezza, si sviluppò lentamente una contro-concezione di una società giusta e buona. Il suo segno distintivo fu l'invito ad una nuova visione dell'uomo e della società basata sulla nozione alternativa dei diritti individuali uguali per tutti.



Una Nuova Società Fondata su Pari Diritti Individuali Davanti alla Legge

In un sistema politico in cui gli individui possano avere gli stessi diritti (alla vita, alla libertà e alla proprietà acquisita onestamente), ogni persona potrebbe arrivare al successo in base alle sue capacità naturali e a quello che acquisirebbe con l'esperienza e la determinazione.

I risultati e lo status sociale che gli individui raggiungerebbero, sarebbero inevitabilmente ed ineluttabilmente diversi -- in termini di realizzazione materiale e sociale. Ma se alcuni uomini guadagnassero e accumulassero più ricchezza degli altri, le basi sarebbero una produzione pacifica e il libero scambio.

In un tale mondo di libertà e di diritti, le capacità e le abilità di alcuni uomini non conferirebbero loro posizioni materialmente superiori attraverso il saccheggio e il privilegio; sarebbero il risultato di una produzione creativa e della vendita di ciò che gli altri vorrebbero acquistare. E' questo il metodo non violento attraverso il quale ognuno dovrebbe perseguire il proprio interesse personale.

Se fosse possibile dare un significato ragionevole al termine ambiguo "giustizia sociale", sarebbe questo: "La differenza materiale tra i membri di una società dovuta ad associazioni pacifiche e scambi volontari tra gli individui in un mercato libero, aperto e competitivo."



Una Domanda Appropriata: Ricchezza Tramite la Produzione o la Politica?

L'unico problema etico e politico importante in una società libera dovrebbe essere questo: l'individuo come si è guadagnato la sua ricchezza materiale? Lo ha fatto attraverso la produzione e lo scambio, o attraverso la rapina e il saccheggio?

Invece di chiedersi la fonte o l'origine di quella ricchezza -- produzione o saccheggio -- gli egualitari come Thomas Piketty vedono solo che alcuni hanno più ricchezza di altri e condannano tale "distribuzione diseguale".

In questo modo, attraverso la tassazione e la confisca della ricchezza, puniscono "l'innocente" e il "colpevole". Ciò rappresenta una disuguaglianza di trattamento particolarmente perversa, soprattutto perché coloro che hanno ottenuto i loro guadagni attraverso il processo politico spesso sanno come superare il labirinto del fisco e quello normativo in modo da conservare ciò che hanno acquisito in modo non etico.

Gli egualitari come Thomas Piketty sono bloccati in una mentalità pre-capitalista, quando la ricchezza accumulata era molto spesso il prodotto del furto, dell'omicidio e dell'inganno. Loro, così come i socialisti che sono venuti prima di loro, non riescono a capire che il liberalismo classico e il capitalismo di libero mercato consentono di liberare la produzione e la ricchezza dal potere politico.

E che qualsiasi disparità di reddito e di ricchezza in una società veramente libera, rappresenta semplicemente le diversità naturali tra gli esseri umani e le loro diverse capacità nel servire i desideri degli altri in quel processo competitivo pacifico che serve a migliorare la propria condizione individuale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


14 commenti:

  1. mainstream dna1 maggio 2015 14:56

    La vostra è solo l' invidia dei produttori nei confronti di noi parassiti statalisti. Ha ragione Piketty!
    I pummaroli li tenimme nuie e li damme cume meglio ce piacesse.

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    1. Nel nostro territorio non abbiamo nulla da temere dalle enormi castronerie di Piketty: ad esse si opporranno subito i tanti boiardi di Stato che sono incollati da anni sulle poltrone più importanti e strapagate delle burocrazie e delle imprese pubbliche.

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  2. Tematica interessante, complimenti per il lavoro di traduzione e per la scelta dell'argomento.
    Condivido che spesso ci sono ricchezze basate sul saccheggio. Tantissime.
    Esempio banale : oggetti di elettronica prodotti in Cina dove gli operai vengono pagati una miseria. IPhone per primo.
    Ma parliamo anche dei redditi "da produzione".
    Un esempio : la giapponese Daikin che delega la progettazione e produzione di grandi macchinari di condizionamento industriale al suo stabilmento di ........Ariccia (Roma). Avete capito bene, oggetti mastodontici ed ipersofisticati prodotti dalla sede italiana di una multinazionale giapponese.
    Tanto di cappello.

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  3. E' meraviglioso vedere tematiche così delicate tornare ostaggio del razionalismo progressista.

    Spero che Piketty abbia tratto dalla vendita del suo libro il giusto guadagno: zero.
    Non lo so come sono arrivato alla definizione di questo valore, però sento che va bene così.
    (e questi tipi sarebbero i nuovi filosofi ed economisti?)

    Riccardo Giuliani

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  4. ho visto il video di duncan che mi avevi consigliato. non si capisse perché il governo potrebbe/dovrebbe prendere più in presito, bastando più qe che congela il debito nel nulla. conduce dritti nella mmt.
    e con tutto il qe fatto, non mi pare la middle class stia meglio. allora perche dovrebbe stare meglio con più qe?

    dal punto di vista tecnico, ho notato una correlazione strettissima tra notes e us securities nel precrsi. mi pare una descrizione un po limitata, anche se pre-crisi. infine parla di "cash" che le banche danno alla fed x le notes. non comprend cosa intende.

    insomma, più krugmaniano di krugman.
    d altra parte anche reagan disse che se fossero arrivati gli alieni l umanità si sarebbe corazzata insieme per la prima volta. ed avremmo avuto la piena occupazione di krugman. che dire, del diman non c è certezza, diceva il poeta. ma mi pare che anche dell oggi ce ne sia molto poca. speriamo che la dinastia di Dna esplorando nuovi mondi, laddove il qe non è mai giunto prima, ci porti nuovi colonialismi, nuove guerre, nuove occasioni di sfruttamento interplanetario.

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    1. Ciao gdb.

      A scanso di equivoci, ritengo quel il video degno di essere consultato fintanto che ci si limita ad ascoltare la spiegaazione riguardo il "congelamento" del ciclo economico. Per il resto, non offre una teoria del capitale. Non offre un'analisi delle deformazioni causate dalla ZIRP. Non comprende come le banche centrali stiano rendendo illiquidi quegli stessi asset che vogliono sostenere. La carenza artificiale di bond statali a causa del ruolo delle banche centrali come market maker in questo campo, sta forzando i trader a tenerseli stretti o a cercare qualcos'altro da usare coem garanzia collaterale per i loro prestiti. In caso di panico nessuno potrà "rifugiarsi" nel mercato obbligazionario statale e in tale contesto una loro vendita en masse non sarà accolta positivamente. E' uno scenario "lose-lose" per i vari stati del mondo, poiché con i conti fiscali sballati. E' uno scenario "lose-lose" per le banche centrali che si sono ingolfate con pattume obbligazionario statale.

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  5. Sempre tornando a Piketty, curioso come ormai i savi anziani economisti (di tutte le parti ideologiche, eh!) si facciano sempre smentire dalle nuove leve: http://www.ilcapone.it/chi-e-il-26enne-che-rischia-di-dare-il-colpo-di-grazia-alleconomista-star-piketty/

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    1. grazie per il link

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    2. Interessante. Comunque Piketty è l'ennesimo invidioso represso di una lunga serie. Sebbene le sue politiche non pèermetteranno di trarre alcun vantaggio alla classe medio-povera, gli basterà sapere di aver affondato quella benestante. Questa è la retorica dell'invidia, ovvero, la retorica della distruzione. E' diversa dalla gelosia. Il geloso vuole appropriarsi del vantaggio posseduto da qualcun altro. L'invidioso, invece, anceh se si vede offrire quel vantaggio ci sputa sopra. E' un affronto ai suoi occhi. Comprende solo la distruzione.

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  6. I recinti son fatti di trappole (occulte) ed ostacoli (palesi).
    La trappola della disuguaglianza è una delle trappole occulte del Potere moderno.
    Il "corso legale del mezzo di scambio" è un'altra trappola che non è possibile abolire. Non ci sono possibilità giuridiche per poter mettere in discussione l'emissione centralizzata di ciò che è chiamato denaro perché nei nostri ordinamenti non si possono sottoporre a referendum le norme fiscali ed i trattati internazionali. E il fiatmoney è materia fiscale e l'Euro nasce da un trattato internazionale.
    Se si ha mente aperta, ma non vuota, si comprende che il motivo di tale divieto sta nell'impedire a chiunque di mettere in discussione il Potere stesso che emette e gestisce il denaro moderno, il fiatmoney politico.
    E, purtroppo, da questo divieto consegue, anche se non direttamente che non ce ne sta l'obbligo, che il Potere emittente può esercitare il diritto di manipolare legalmente il denaro.
    Può farne ciò che vuole: crearlo, distruggerlo, svalutarlo, rivalutarlo, dematerializzarlo, confiscarlo in modo palese od occulto, requisirlo ad alcuni e distribuirlo ad altri, e tutto questo ed altro ancora in maniera assolutamente arbitraria. Si può resistere a tale prerogativa?
    Mi si dirà che grazie ai metodi della democrazia ci sono anticorpi contro l'abuso di questo Potere. Davvero?
    La democrazia rappresentativa è il sistema universale, volontario e non violento, per far conquistare il Potere ai propri rappresentanti e consentir loro di disporne. E la prerogativa politica numero uno, la più importante di tutte, è il potere di mettere le mani sulla amministrazione del denaro, fiscale e monetaria: Finanze, Tesoro ed, a seconda degli ordinamenti in maniera diretta o indiretta, Banca Centrale.
    Ci sarebbe la democrazia diretta (referendaria) che permette(rebbe) di sottoporre a giudizio universale e volontario le singole norme degli ordinamenti. Ma il Potere dei rappresentanti politici in genere contrasta l'esercizio di questa forma di democrazia e vieta che sia esercitata sulle norme che regolano il mezzo di scambio, il denaro.
    Questo è l'aspetto più chiaro, a saperlo vedere, del limite alla libertà degli individui posto dal Potere politico.
    Provate a chiedervi quanto durerebbe un qualsiasi fiatmoney, il vostro Euro per esempio, se non esistesse l'obbligo legale, coercitivo, di usarlo come denaro. E quanto durerebbe quel Potere che si fonda su questa prerogativa?
    Non credete che, un po' alla volta, le scelte volontarie delle persone potrebbero liberamente attribuire ad altro, a qualcosa di diverso e migliore, le caratteristiche di mezzo di scambio?
    Non credete che questo processo assolutamente libero consentirebbe di scegliere, usare e gestire ad ogni individuo ciò che funziona meglio come denaro perché più accettato per gli scambi?
    Non credete che liberare il denaro dal Potere di un unico emittente coercitivo consentirebbe a tutti di riappropriarsi davvero dei frutti del proprio ingegno e del proprio lavoro senza il timore che qualcuno, solo perché armato, manipoli come un truffatore occulto, come un falsario autorizzato dalla forza, il nostro denaro guadagnato e risparmiato, cioè il frutto del lavoro che abbiamo impiegato e che è tempo e fatica della nostra vita?
    Perché falsificare il valore del guadagno e del risparmio significa rapinare in modo occulto il lavoro di oggi e di ieri e quindi espropriare silenziosamente la vita ed indirettamente scoraggiare il lavoro stesso, così come tassarlo in maniera esagerata significa rapinarlo in modo palese ed ugualmente scoraggiarlo perché chi lavora per avere in cambio sempre meno fino al nulla è... uno schiavo.
    Perché i rappresentanti politici cui facciamo conquistare il Potere ci negano il diritto di scegliere il mezzo di scambio da usare come denaro? Perché non vogliono cedere quel Potere? Forse perché oggi il Potere è proprio quello?
    Fareste credito ad un falsario? E se il Potere fosse il falsario?
    Allora, la massima pazzia è dare credito al Potere.

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    1. Potrei essere banalmente breve, ma il controllo dell'economia in tutta la storia dell'essere umano ha sempre rappresentato la scorciatoia da parte di alcuni di controllare vari gruppi di individui. I controlli dei prezzi, i controlli dei salari, i controlli economici in generale, sono sempre stati espedienti per controllare gli individui. La legittimazione del "potere" passa attraverso la legittimazione dei controlli. A quanto pare la conformazioneè quello che il mercato al giorno d'oggi crede sia la via migliore da perseguire. Infatti nessuno ha mai detto che l'azione umana sia intrinsecamente razionale. Non esiste alcu nvalore intrinseco. :)

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  7. Carissimo Francesco, condivido il tuo ragionamento conclusivo :
    "Invece di chiedersi la fonte o l'origine di quella ricchezza -- produzione o saccheggio -- gli egualitari come Thomas Piketty vedono solo che alcuni hanno più ricchezza di altri e condannano tale "distribuzione diseguale".
    Giusto quindi perseguire prima di tutto la ricchezza da saccheggio.
    Ma se la ricchezza da produzione aumenta a dismisura, e questa ricchezza finisse immobilizzata in un conto corrente bancario (o in investimenti di altro tipo, ma non "circolanti"), è come se diminuisse la massa monetaria.
    Qui l'esperto sei tu, ma mi sembra che la conseguenza sia la deflazione.
    L'esempio è chiaramente provocatorio. In altre parole, se in un'economia ci sono ricchi troppo ricchi, direi che si crea comunque un danno alla società.

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    1. Ciao Marco.

      L'unica cosa di cui sono sicuro è che i ricchi sono quelle persone perennemente in penuria di denaro. :)

      Al di là di ciò, qui c'è bisogno di fare un passo indietro perché il tuo commento, sebbene possa sembrare piuttosto semplice, tira in ballo una serie concatenata di concetti che non posso esimermi di elencare. Innanzitutto, il denaro è semplicemente un mezzo di scambio attraverso il quale gli attori di mercato riescono a soddisfare i loro desideri in modi rapidi ed efficienti. Conferire al denaro un qualsiasi altro compito sarebbe fuorviante e superfluo. Detto questo, non dobbiamo scordare che il denaro è pur sempre una merce (mettiamo da parte il fatto che attualmente sia denaro fiat), di conseguenza soggetto alle leggi della domanda e dell'offerta. Ovvero, uno di quei segnali di mercato attraverso il quale gli attori economici coordinano le loro scelte.

      Questo significa che se la domanda di moneta in un certo periodo sta aumentando, significa che gli attori di mercato stanno preferendo i saldi di cassa (o liquidità) alla spesa. Questo significa che sono disposti ad accantonare parte dei loro guadagni per soddisfare bisogni futuri. Questo è un segnale non indifferente per la produzione, perché significa che se tale andamento persisterà, allora il libero mercato sta segnalando la possibilità di intraprendere progetti d'investimento in beni capitali piuttosto che in beni di consumo. Questo significa la possibilità di accendere prestiti per produrre oggetti che verranno consumati più in là nel futuro.

      Ciò di cui sei "spaventato", Marco, è quello che Keynes chiamava paradosso della parsimonia. Ovvero, se a risparmiare fosse stata una persona, allora tutto andava bene, ma se fossero stati parecchi individui allora la catastrofe si sarebbe abbattutta su quella società. Non è così. Qualsiasi offerta di moneta è giusta per operare degli scambi (almeno finché non viene "aggiustata" da chi presume di saperne più degli altri), e la volontà di accaparrare denaro è la stessa volontà che ci porta ad accaparrare vettovaglie per il futuro. Infatti, se domani andassi al supermercato e facessi piazza pulita di tutti gli scaffali, nessuno mi accuserebbe di togliere preziosi viveri dalla bocca altrui.

      In conclusione, non dovremmo preoccuparci delle ricchezze altrui, ma della produzione e dei segnali che la coordinano.


      PS: l'accaparramento è diverso dal risparmio reale, ovviamente. Il secondo, infatti, è un flusso. Più le risorse scarse vengono incanalate verso progetti in linea con i desideri più urgenti degli attori economici, più il risparmio reale sarà alto all'interno della società.

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