mercoledì 28 gennaio 2015

Austriaci, riserva frazionaria, moltiplicatore monetario e spesa in deficit

La scelta di Draghi (lanciare un QE "made in UE") rappresenta un chiaro indizio di come la BCE, e le altre banche centrali del mondo, si siano intrappolate da sole in quella che è una trappola senza via di scampo. Infatti ora che la FED si è presa una pausa dal suo QE, la BCE ha dovuto fare qualcosa per sostenere in qualche modo la precedente promessa del "whatever it takes". E' stato deciso che si sarebbero acquistati nei prossimi 18 mesi €1.1 bilioni di bond degli stati europei. Finché la FED elargiva denaro quasi-gratis, gli speculatori hanno potuto accaparrare pattume obbligazionario europeo col denaro quasi-gratis generosamente offerto dallo zio Sam, scommettendo sulla promessa dello zio Mario che, prima o poi, anche lui avrebbe acceso le rotative. Miliardi di titoli francesi, italiani spagnoli, portoghesi e greci sono finiti quindi in hedge fund, ad esempio. E' come se avessero "affittato" tali asset, tenendosi pronti a venderli una volta che la BCE si sarebbe decisa a lanciare il cosiddetto bazooka. Questa non è altro che una gigantesca frode per mantenere in piedi la credibilità degli stati europei al collasso. Alla popolazione questa operazione è stata giustificata sotto lo spettro di una presunta deflazione. Non esiste niente di tutto ciò. Al di fuori del mercato delle commodities e dei materiali industriali, i cui prezzi vengono indeboliti dal raffreddamento della follia immobiliare cinese, l'inflazione c'è e si fa sentire. L'esperimento monetario europeo partorito dalla mente di Jean Monnet si sta sfaldando e gli eurocrati corrono ai ripari cercando di arraffare quanto più possibile prima di dichiarare bancarotta. Se prima era lo zio Ben a detenere lo scettro di falsificatore legalizzato più scalmanato, ora tale scettro può passare allo zio Mario. Ma a parte ciò, oggi andremo alla radice di alcuni dei mali che ostacolano un mercato libero da interferenze e suddetti mali rispondono al nome di riserva frazionaria, moltiplicatore monetario e spesa in deficit. Analizziamoli da un punto di vista Austriaco attraverso questi due articoli (1 & 2).
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di Robert Batemarco


Di recente John Tamny ha scritto un pezzo su Forbes intitolato: “The Closing of the Austrian School’s Economic Mind” in cui ha criticato alcune affermazioni fatte da Frank Hollenbeck nell'articolo “Confusing Capitalism with Fractional Reserve Banking.”

Tamny va ben oltre la critica a Hollenbeck, poiché afferma che molti economisti Austriaci moderni sostengono punti di vista sulla politica monetaria che sono in contrasto con gran parte del corpo teorico fornito dalla stessa Scuola Austriaca. Il tema che secondo Tamny divide gli Austriaci è la riserva frazionaria. Così facendo, egli solleva diversi argomenti che non possono resistere ad un esame critico.

La posizione Austriaca afferma che la riserva frazionaria conferisce la proprietà di determinati fondi a più di una persona. L'individuo che li deposita ha un diritto di proprietà su di essi; ma quando questi stessi fondi vengono utilizzati per concedere un prestito, anche il mutuatario ne possiede la proprietà. Ciò che alimenta le corse agli sportelli bancari è proprio questo scenario: due o più persone che possono rivendicare la proprietà sugli stessi fondi. L'esistenza di un'assicurazione sui depositi le ha ridotte al minimo, scongiurando la situazione in cui più proprietari cercano di rivendicare la proprietà dei loro fondi nello stesso momento. L'assicurazione sui depositi equivale ad un salvataggio preventivo delle banche. Dato che si tratta di un privilegio speciale, piuttosto che di uno sviluppo naturale del mercato, ne consegue che le restrizioni alla riserva frazionaria sarebbero un argomento prettamente libertario... rispetto all'interferenza statale acclamata da Tamny.

La sua incapacità nel comprendere come la riserva frazionaria porti due o più persone a rivendicare la proprietà sugli stessi fondi, lo conduce a negare la logica del moltiplicatore della moneta. Infatti scrive:

Il problema è che la nozione stessa di "moltiplicatore monetario" rappresenta un'impossibilità logica; anche un'analisi superficiale sarebbe sufficiente per capirlo. [...] Secondo gli Austriaci, il denaro può essere moltiplicato. La Banca A accetta $1,000, presta $900 alla Banca B, poi la Banca B presta $810 alla Banca C, poi la Banca C presta $729 alla Banca D, ecc. Ben presto i $1,000 si "moltiplicano" più volte al diffondersi del credito.

Il concetto di moltiplicatore monetario non è affatto univoco agli Austriaci. Io l'ho appreso quarant'anni fa da un libro di testo di Paul Samuelson e dal libricino della FED, Modern Money Mechanics. E' anche il fulcro di ogni libro di testo sul sistema monetario; viene anche spiegato nel libro più recente di Paul Krugman. Infatti la natura del processo è una delle preposizioni più controverse in economia — con preposizione economica si intende, ad esempio, un punto di vista sostenuto sia da Murray Rothbard che da Paul Krugman. Infatti se non esistesse un moltiplicatore della moneta, non si potrebbe spiegare perché nel 2008, prima del QE1, M1 era 1.6 volte la base monetaria. Né il coefficiente di riserva obbligatoria (uno strumento di politica monetaria diventato troppo potente per essere utilizzato dopo il 1937) avrebbe alcun effetto sulla massa monetaria in assenza dell'effetto del moltiplicatore monetario.

Le controversie non nascono dal riconoscimento della sua esistenza, ma se crei o no distorsioni nell'economia. Le distorsioni introdotte dalla riserva frazionaria, e in misura ancora maggiore dalle banche centrali, costituiscono l'elemento centrale della teoria Austriaca del ciclo economico. L'idea di base è che la creazione di denaro (e anche di credito, dal momento che il nuovo denaro viene prestato) aumenta l'offerta di fondi mutuabili e abbassa i tassi di interesse senza aumentare l'offerta dei risparmi reali. Ciò inganna gli investitori facendo credere loro che esistono maggiori risorse, rispetto a quelle attualmente disponibili, per progetti d'investimento. Questi ultimi vengono avviati su vasta scala, dal momento che molti investitori cercano di entrare in possesso delle stesse risorse produttive. Così facendo fanno salire i prezzi di queste risorse, riducendo la redditività dei loro progetti d'investimento. Le imprese rimarranno a corto di risorse necessarie per completare proficuamente i loro investimenti, esponendole ad errori economici e trasformando il boom in bust.

Tamny contesta le affermazioni del paragrafo precedente facendo ricorso ad una definizione idiosincratica del credito. Egli afferma che: "Il credito non può essere moltiplicato. Punto. Per ogni individuo che ottiene credito, deve esserci un risparmiatore disposto a darvi accesso." Questa affermazione è supportata da una preziosa intuizione di base: prestare denaro a coloro che desiderano acquistare beni che non potrebbero altrimenti permettersi, non crea beni supplementari. L'equivoco nasce dall'uso della parola credito per descrivere i beni che vengono acquistati. Credo che sia l'uso eccentrico di questa parola che metta in disaccordo Tamny e gli Austriaci. Ecco l'Allegato A:

Forse un'altra risposta logica a questa linea di pensiero è il boom immobiliare che ha avuto luogo negli anni 2000. E' vero o no che è stato alimentato dal credito facile? Cerchiamo di essere seri. Credere che i tassi bassi fissati dalla FED siano stati i responsabili del boom immobiliare, equivale a credere che il controllo degli affitti renda abbondanti gli appartamenti. Ma non è così, e né i bassi tassi decretati dalla FED hanno scatenato il boom immobiliare.

Gli Austriaci concordano sul fatto che elargire più prestiti di quelli che sarebbero stati concessi in un mercato non ostacolato, non contribuisce a creare nuovi beni. Ma nel breve termine c'è l'illusione di una quantità di risorse maggiori, perché il processo di creazione del credito non requisisce d'un colpo le risorse da coloro il cui denaro diminuisce inizialmente di valore a causa dell'Effetto Cantillon. Purtroppo molti imprenditori che cercano di espandere le loro operazioni agiscono basandosi su questa illusione. Quando la nuova moneta raggiungerà coloro il cui denaro ha perso inizialmente valore, e si vedranno costretti a re-indirizzare la loro domanda, diverrà evidente che ulteriore credito non creerà affatto nuovi beni.

L'ultima cosa di cui vorrei discutere qui è la critica di Tamny ad una riserva del 100% sui depositi a vista. Secondo lui questa cosa imposibiliterebbe i prestiti tra mutuatari e risparmiatori. Ha torto. Gli Austriaci non hanno alcun problema con quei risparmiatori che acquistano obbligazioni di una società alla ricerca di ulteriori finanziamenti, né se le acquistano dalla sua banca d'investimento attraverso una IPO oppure sul mercato secondario, né se stipulano con una banca un deposito vincolato sapendo che non avranno diritti su quei fondi fino alla scadenza. In tutti questi casi, gli intermediari prendono in prestito dai risparmiatori al fine di prestare tali risparmi (non si tratta esattamente di un prestito nel caso delle azioni). Quello a cui si oppongono gli Austriaci è ben altro: dire ai depositanti che possono esercitare il possesso sui loro fondi depositati, quando invece le banche li hanno prestati a qualcun altro.

L'eliminazione della riserva frazionaria ridurrebbe la spesa per investimenti, ovviamente non a zero ma ad un livello più sostenibile. Ciò non eliminerebbe del tutto gli errori imprenditoriali, i quali sono parte integrante dell'incertezza futura, ma eliminerebbe quegli errori generati da piani insostenibili basati su segnali di mercato falsificati (tassi di interesse al di sotto il loro tasso di mercato), attenuando, o nel migliore dei casi, eliminando il ciclo economico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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di Frank Shostak


Alcuni economisti, come il premio Nobel Paul Krugman, ritengono che durante una crisi economica è dovere dello stato avere grandi deficit di bilancio per riportare le cose alla normalità. Su questo punto — dato che dal 2011 al 2014 il tasso di crescita del prodotto interno lordo reale (PIL) è rimasto intorno al 2% — molti esperti sono del parere che il deficit di bilancio, che nel 2014 è ammontato a $483 miliardi, non è stato abbastanza grande.




Secondo questo modo di pensare, se la domanda aggregata si indebolisce a causa di un rallentamento delle spese al consumo, allora lo stato deve intervenire e aumentare la sua spesa per evitare che la domanda aggregata diminuisca ulteriormente. Si noti che nel 2014 le spese statali sono ammontate a $3.5 bilioni rispetto ai $1.788 miliardi nel 2000 — un aumento del 96%.




La Spesa Pubblica E' Buona per l'Economia?

Paul Krugman e altri commentatori sono del parere che un aumento del deficit di bilancio, in risposta a grandi spese pubbliche, può essere una buona notizia per l'economia.

Inoltre sostengono che esistono ben poche prove empiriche secondo cui i deficit di bilancio soffocano la crescita economica. Secondo loro può solo essere d'aiuto per quell'economia il cui percorso di crescita scende sotto la media. Al contrario, gli oppositori di questa tesi ritengono che un ampliamento del deficit di bilancio tende ad essere monetizzato e successivamente porta ad una maggiore inflazione.

Inoltre un ampliamento del deficit di bilancio tende ad alimentare un effetto crowding out nei confronti del settore privato, e questo soffoca la crescita economica. Quindi, secondo quest'ultimo punto di vista, uno stato deve evitare, per quanto possibile, un ampliamento del deficit di bilancio. In realtà l'attenzione dovrebbe focalizzarsi sempre sul raggiungimento di un pareggio di bilancio.



Perché un Aumento della Spesa Rappresenta una Cattiva Notizia

Suggeriamo che l'obiettivo di aggiustare il deficit di bilancio (mantenerlo grande o eliminarlo del tutto), potrebbe essere una politica errata. In definitiva, ciò che conta per l'economia non è la dimensione del deficit di bilancio, ma la dimensione della spesa pubblica — la quantità di risorse che lo stato accalappia per sé stesso. Si noti che, contrariamente a quanto dice Krugman, riteniamo che un aumento della spesa delle amministrazioni pubbliche rappresenta una cattiva notizia per l'economia.

Si osservi che uno stato non crea ricchezza — più spende, più risorse deve prendere dai creatori di ricchezza. Ciò a sua volta indebolisce il processo di creazione di ricchezza. Ciò significa che il livello effettivo di tassazione è la dimensione dello stato e nient'altro. Ad esempio, se lo stato prevede di spendere $3 bilioni e finanzia queste spese mediante $2 bilioni in tasse, ci sarà una mancanza, etichettata come deficit, di $1 bilione. Dato che queste spese devono essere finanziate in un modo o nell'altro, significa che oltre alle tasse lo stato deve fare ricorso ad altri mezzi di finanziamento come i prestiti o la stampa di denaro.

Lo stato impiegherà ogni mezzo a sua disposizione per ottenere le risorse dai creatori di ricchezza. Quindi ciò che conta è che le spese siano di $3 bilioni, e non che il deficit sia di $1 bilione.

Ad esempio, se lo stato aumentasse le tasse per $3 bilioni e di conseguenza avesse un bilancio in pareggio, cambierebbe il fatto che sottrae $3 bilioni di risorse ai creatori di ricchezza? Riteniamo che un aumento della spesa delle amministrazioni pubbliche metta in moto una deviazione di ricchezza da quelle attività creatrici di ricchezza verso quelle che la sperperano. Questa situazione conduce all'impoverimento economico. Quindi, in questo senso, un aumento della spesa pubblica per rilanciare la domanda aggregata dovrebbe essere considerato come una cattiva notizia per il processo di creazione di ricchezza e, quindi, per l'economia in generale.

Contrariamente a quanto dicono commentatori come Krugman, il FMI e vari funzionari della FED, suggeriamo che un taglio della spesa delle amministrazioni pubbliche dovrebbe essere considerato come una grande notizia per i creatori di ricchezza. Naturalmente è una cattiva notizia per le varie forme di vita artificiale emerse grazie ad un aumento della spesa delle amministrazioni pubbliche.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


24 commenti:

  1. Il sistema fiatmoney è truffaldino, autoreferenziale, costruito per mantenere e rafforzare lo status quo di cui è il cardine.
    Perciò, è un sistema politico antieconomico.
    Ma è anche un sistema relativamente aperto a tutti coloro che lo hanno compreso e credono di poter, in qualche modo, partecipare alla maxi messinscena che è il banchetto fiatmonetario. Aggiungi un posticino a tavola è il motto del Potere benevolo coi servitori che non fanno domande e si adeguano.
    Il problema grave, però, è cosa viene divorato silenziosamente durante il banchetto: tutti quelli che non fanno parte dei commensali.

    Anche gli incentivi statali a settori particolari del mondo produttivo (dal militare/sicurezza al fotovoltaico, per dire), motivati dall'erogatore centrale con le più disparate urgenze o secondo visioni strategiche o per il più generico ed astratto bene comune, sono spesa pubblica distorsiva dell'autoregolazione del libero mercato, delle libere scelte degli individui consumatori.
    Arbitrariamente, si dà ricchezza altrui ad alcuni e si penalizzano altri. Si gonfiano bolle imprenditoriali e si impediscono altre possibilità produttive. Redistribuzione pianificata tutt'altro che egalitaria. Misallocation per gli "austriaci". Io la chiamerei... ingiustizia sociale o fregatura statosocialista. Perciò, inflazione monetaria e dei prezzi settoriale e deflazione monetaria e dei prezzi settoriale, provocata dall'intervento politico contro la libertà degli scambi.

    Ma ci sono anche "altri" incentivi che agiscono direttamente sul "legno storto" che è la nostra natura effimera. Le illusioni politiche antieconomiche. Che accecano i più assai peggio di qualsiasi droga.
    Ed i cosiddetti economisti mainstream sono solo gli addetti marketing del sistema fiatmoney. Venditori, più o meno consapevoli, di fumo. Per il Potere che li paga. Come i tanti propagandisti mediatici che guadagnano come opinion maker.

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  2. la schiavitù è più mentale che giuridica: nessuna norma prevede che i contratti debbono prevedere la regolazione in denaro.
    il problema è poi fiscale. la gente si appoggia sulla comodità.

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  3. riflettendo.... il problema oggi non è keynes o hayeck, sinistra o destra. ma globalismo o nazionalismo. Tsipras affianca, tra gli altri, la Russia, l’Ungheria, l’Inghilterra (in attesa del punto di non ritorno: la Francia: per questo la Le Pen è il grande tabù) nell idea della supremazia dello stato nazionale sull’idea di soggetto politico unitario (non "superstato") europeo. all interno del quale si potrà - semmai - discutere se keynes od Hayeck. tuttavia questo globalismo non è paritario, ma unificante. è si multiculturale, ma non pluralista. ha il suo mito fondante: la crescita economica, ed il suo mezzo: il dollar standard. in usa, non a caso, il nazionalismo è tutt altro che in crisi; al contrario è molto espansivo. è però anche esso, a ben vedere, un nazionalismo strumentale. la nazione più potente è essa stessa al servizio di un progetto transnazionale: portare quel modello, definito neoliberista ma che con la liberta ha poco a che vedere, nel mondo intero. il dominio della finanza è in parte fine a sé stesso, ed in parte finalizzato ad un modello culturale da esportare. che francamente è pessimo, ma altrettanto francamente non ha ancora prodotto tutti quei guai di cui lo stato nazione è stato capace, con le sue guerre nei secoli. il globalismo, quale liberta di circolazione di merci, servizi, capitali, persone, è un bene. ma se deve arrivare alla fine a compromettere la liberta, quella vera, allora è meglio la svizzera.
    Questo, tra l altro, spiega la oggettiva differenza (che poi si stampi sempre e comunque, non è importante in questo discorso) tra fed e bce.perche comportamenti cosi diversi? che litigano tra tesi economiche tra bacnheri centrali? il fatto è che l europa è espansione del progetto, non il luogo di creazione. percio in europa il qe serve solo a che l euro - che è strumento della necessaria centralizzazione e dirigismo - non si disintregri. in usa si devono produrre piu dollari possibili, per dollarizzare il mondo. dagli usa si governa, e servono soldi. l europa è il primo continente conquistato (non dagli usa, si badi. dall idea mondialista). e dunque non deve usare la moneta per conandare all esterno. in cio, il mercantilismo tipico della mentalita tedeca è meravigliosamnte funzionale. ed infatti, anche in usa, la moneta resta nelle mani dei pianificatori. non va nell economia reale. di cui tutti se ne fregano. che, nell ottica della vera guerra culturale in corso, non serve a nulla. in questo scenario, il famoso scontro tra civilta è una sottoguerra. un sottoprodotto un pò creazione necessaria, un pò conseguenza inevitalbile.

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    1. Un commento perfetto. In questo modo riassumi egregiamente come il vero spettacolo sia dietro le quinte, e quello che osserviamo non è altro che una misera frazione di quello che sta avvenendo. La lotta tra le varie bande armate per ottenere l'esclusiva sui nostri corpi prosegue senza esclusioni di colpi, costruendo un consenso basato sulla dipendenza dal welfare e su minacce terroristiche. L'UE non è altro che l'esperimento del NWO di una pianificazione centrale globalizzata il cui collante è la violenza, il furto, la paura.

      Ciò che mi sorprende è la resilienza degli USA. Infatti, nonostante la Cina si stia dando da fare per diversificarsi dal dollaro, le riserve globali di yuan sono inferiori al 3% mentre quelle in dollari superano il 60% e quelle in euro il 20%. Non solo, ma anche quando guardiamo all'oro scopriamo che in rapporto al PIL gli USA ne posseggono circa il 2.7% e l'Europa il 4%, mentre la CIna solo lo 0.7%. E ciò spiegherebbe perché l'estate scorsa c'era anche la Cina dietro la soppressione artificiale del prezzo dell'oro. Il problema ora è che l'euro e l'Europa si stanno dimostrando per quello che sono: un fallimento. Questo richiederà misure drastiche. Alla luce di ciò, a quante libertà individuali sono disposti a rinunciare la maggior parte degli individui? La risposta mi spaventa perché credo di conoscerla...

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  4. questo è il destino di tutte le bolle: alla fine scoppiano. E prima lo faranno meglio sarà, perché ci costringerà a guardare finalmente in faccia la realtà e a darci da fare per migliorare le condizioni di vita di tutti, sia in Grecia che nel resto dell’eurozona....."questo è il destino di tutte le bolle: alla fine scoppiano. E prima lo faranno meglio sarà, perché ci costringerà a guardare finalmente in faccia la realtà e a darci da fare per migliorare le condizioni di vita di tutti, sia in Grecia che nel resto dell’eurozona." un greco austriaco

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    1. erano parole di varoufakis, il nuovo min fin greco... che dice anche: D Pil al -25%, disoccupazione ai massimi livelli dai tempi della seconda guerra mondiale: pensa che questi siano semplicemente gli effetti indesiderati di politiche “sbagliate”, o possono essere considerati il frutto di un disegno preciso?

      R Nessuna delle due, credo. Queste politiche erano le uniche che non comportavano un’ammissione del fatto che l’architettura dell’eurozona è fondamentalmente disfunzionale, e che la crisi era sistemica e non “greca”. Ma soprattutto, erano le uniche ad essere compatibili con quello che era l’obiettivo principale dell’establishment: salvaguardare i banchieri da qualunque tentativo di espropriazione da parte dell’Unione europea o degli stati membri. Ed è così che una nazione piccola ma fiera è stata costretta a implementare una feroce politica di svalutazione interna che ha causato e sta causando enormi sofferenze alla popolazione, oltre ad aver fatto lievitare il debito privato e pubblico del paese a livelli insostenibili, e tutto questo per mantenere l’illusione che l’architettura dell’eurozona fosse sostenibile, e per scaricare le perdite colossali delle banche private sulle spalle dei cittadini comuni, dei lavoratori e dei contribuenti. Una volta decisa la strategia, l’hanno poi ammantata di propaganda neoliberista per renderla più appetibile…

      questo collima con la mia interpretazione. ora la russia cercherà di cuccarsi la greci

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    2. >"questo collima con la mia interpretazione. ora la russia cercherà di cuccarsi la greci"

      E infatti: La Russia tende la mano alla Grecia: disponibili per aiuti finanziari.

      Il campo di battaglia, ormai, è il mondo finanziario.

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  5. A te gdb sembra davvero un Greco "austriaco"?
    Secondo me dimentica di chiedersi e spiegarci perché le grandi banche vengono salvate dalla politica....
    Per il resto la tua riflessione è corretta. Il calcolo politico al posto del calcolo economico. E questi sono i risultati. A vederli nel l'ottima giusta.
    Invece, il neo ministro mi ricorda la solita litania sui cattivi banchieri ed i politici buoni. Ed i politici buoni sono quelli che nazionalizzano le banche, prendono il controllo della stampante e... Gary North docet.

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    1. la mia era una battuta, ma non se dirti se si o no. lo sto studiando ora. come ho sempre detto, l analisi marxista ha dei punto di contatto con la scuola austriaca. vedi hilferding

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    2. ci sono cascato...

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    3. forse non sono stato chiaro. le grandi NON sono salvate dalla politica, ma hanno preso possesso della politica.e si sono autosalvati. dirigono l orchestra. ora hanno gli stati. e questa è l inizio della rivolta degli stati. rileggimi e dimmi se è più chiaro con questa mia risposta. se no, vuol dire che non sono stato stato chiaro.

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    4. insomma, la finanza ha rotto il patto di alleanza, dopo le guerre mondiali. ed ha preso il sopravvento, sbilanciando il potere a suo favore per un progetto mondialsita di stampo culturale anglosassone (e non sto dicendo che è male o bene). gli stai reagiscono, attaccano la finanza cattiva perche reclamano i loro spazi che sono stati sottratti (e non sto neanche qui prendendo posizione), infatti il tabù è ogni politico che reclama l indipendenza della nazione. lo statalismo va bebe, il nazionalismo no. lo statalismo è strumento del progetto. l indipendenza delle nazioni no. i peggiori infatti sono i garage, le pen, orban, putin, anche se diversissimi tra loro sono i peggiori perché non si piegano al progetto globalista.

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    5. Che uomini di Goldman Sachs siano sparsi ovunque ci siano le leve del potere è indubbio. Ma il tuo ragionamento sembra quello di FDR o di Hitler o di Putin. Lo stato o comunque la politica deve contrastare le élite finanziarie e riparare le sue malefatte. Non mi convince.
      Ma sei influenzato dalla lettura sulla massoneria delle ur-lodges?
      Ovviamente il riferimento ad Hitler prendilo come estremizzazione.... ;)

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    6. Ciao a tutti.

      Insieme ad altri amici Austriaci ne stavamo parlando proprio oggi del nuovo ministro delle finanze greco. Ecco cosa scriveva circa due anni fa: Why Valve? Or, what do we need corporations for and how does Valve’s management structure fit into today’s corporate world?.

      Per chi non conosce Valve essa è una software-house che è diventata famosa grazie alla piattaforma videoludica Steam. Possiamo dire Gabe Newell, il fondatore, ha sbaragliato la pirateria nei videogiochi. Il pezzo che vi ho proposto, sebbene a tratti può essere condivisibile, nasconde al suo interno un'insidia davvero subdola. Prima, però, vorrei sentire le vostre impressioni. ;)

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    7. Queste sono proprio e solo impressioni veloci perché oggi non potrò in alcun modo dedicarmi di più a questa passione economica che mi ha preso così tanto. Spero di non scrivere troppe cavolate. Mi appello alla clemenza della corte.

      La allocazione del tempo non è un meccanismo di mercato. È una preferenza individuale. Ma non è detto che generi uno scambio né un profitto. Se tutti decidessero di allocare il proprio tempo a cercarsi un impiego pubblico da camminatore per portare qualche scartoffia da un ufficio all'altro, oppure se tutti o i più decidessero di allocare il proprio tempo a scrivere poesie, forse avremmo la Grecia delle cicale povere....
      Poi, un'altra cosa, ma è possibile che in tutte le università statali e private sovvenzionate l'unico argomento che tira è il superamento del capitalismo di libero mercato? Non hanno altro da fare?
      A me l'esperienza di quella azienda sembra solo una strategia per il miglioramento del prodotto ed una sorta di talent scout ing, ma non è l'ordine spontaneo che alloca le risorse scarse per incontrare la domanda ad un prezzo tutto da scoprire caso per caso. Il tempo quando diventa denaro assume le caratteristiche del mezzo di scambio, ma allocare il mezzo di scambio non è fare uno scambio. Non so se sono stato chiaro.
      Altro per oggi non posso dire. Ma il mercato resta davvero un mistero anche per chi lo combatte.

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    8. Infatti il modello di business ha avuto successo in Steam. Non è detto che traslarlo da qualche altra parte possa avere lo stesso effetto. E' per questo motivo che in quello scritto il nuovo ministro delle finanze greche attacca senza spiegare la ragione Wal-Mart. Questa catena ha successo. Perché? Perché le persone vogliono fare un affare al minor prezzo possibile. Ai consumatori non importa niente dei lavoratori che lavorano in quella catena. Perché, quindi, Steam deve essere definito "vincente" mentre Wal-Mart, che a conti fatti è anch'esso vincente, deve essere criticato?

      La mia supposizione alla base di quel pezzo presume il solito socpo: trovare un compromesso. Trovare la quadra per avere un mercato pianificato e in salute. La storia ci ha ricordato più e più volte che una cosa del genere è impossibile. Eppure ci sono gli illusi che credono di poter avere l'idea buona per far funzionare questa utopia. Credo che il nuovo ministro delle finanze greche non fa eccezione. Presume di avere l'elisir di lunga giovinezza per lo stato. Vuole renderlo efficiente. Crede di poter arrivare laddove Friedman non ha avuto successo. E' questo tipo di politica quella più pericolosa.

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  6. ho visto su facebook. mi riferivo a quello con dna. nn l ho ancora letto, sta nelle finestre aperte

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  7. si, dna. alcune conferme sono state trovate da fatti narrati lì. attento, conferme e fatti. non è né per me un idea nuova né reperita lì e che mi trova d accordo. non la articolo pero in modo complottista. semplicemente politico. che ci sia uno scontro tra mondialismo e nazionalismo è innegabile. la trilaterale, che evoca complottismo. è un organizzazione reale, con tesi, scritti, aderenti di una certa importanza.come altre. che ci sia un elite transazionale, la superclass, non è un pensiero hitleriano. e forse c è sempre stata. la mia è un analisi, non denuncia per sollevare le masse. perché io non parteggio affatto per i patocrati statalisti contro i patocrati finanziari. ma che il tabù sia il nazionalismo è sotto gli occhi di tutti. ad un certo punto mi sono chiesto? perché lo stato nazione è in crisi soprattutto in europa? ed in usa invece ci sta l eccezionalismo americano? la risposta è ovvia, le guerre mondiali. e cosa è successo dopo? la costruzione dell EU. e secondo brezinski, splendido (non scherzo) esemplare di patocrate, raffinato ed intelligente, l europa è la prima acquisizione necessaria, sopratutto culturale, per l espansione. ma anche le rivoluzioni colorate, il pivot to asia. ora la domanda è: siamo di fronte ad una nazione imperialista, (non lo dico alla comunista, ma alla maniera dello storico) oppure quella nazione è la sede di un pensiero illuminista a rete (e qui, se vuoi, immetti la intuizione aperte dalla lettura delle ur-lodges; ma anche qui l idea trovava già un background precedente), derivante sin dalla rivoluzione americana, che ha carattere per sua natura transanzionale, ed ha un modello umanitarista positivista dell uomo al centro del pensiero? e che in suo nome puo anche bombardare? vedila come un movimento di idee: illuminismo, romanticismo. queste idee sono un meme che si sparge nel pianeta. in specie oggi in un pianeta piccolo in termini di tempo e spazio. non è che hitler, fdr e putin, al di là delle differenze e della patocrazia, fossero (putin: sia) 3 imbecilli. poi la posizione li fa sconfinare nella paranoia, e sono attori di parte, non esegeti. il problema è che per noi liberal-libertari non è semplice prendere una posizione, che sempre di guerra tra patocrati si tratta. e si deve scegliere tra i meno pericolosi per la liberta.

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    1. ué, la fianza è il mezzo. non conta nulla. ci stanno un po' di parassiti che ne approfittano, ma roba di second ordine. il pensiero è politico.

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    2. E' una macchia d'olio che si espande. D'altronde come ho indicato nel precedente commento, esistono piani stilati all'interno dello stato per cercare di portare a compimento un piano di colonizzazione continua. Ciò è un vantaggio sia da un punto di vista economico, si da un punto di vista sociale. A proposito di Brzezinski, questo è quello che diceva qualche anno fa in un'intervista con Robert Frost: "[...] Quello che c'è di nuovo oggi nei conflitti internazionali è che affrontiamo popoli politicamente coscienti. La popolazione mondiale si è risvegliata politicamente. Questo significa che c'è resistenza quasi dappertutto, c'è rancore per il colonialismo e per la dominazione culturale straniera. C'è un senso diffuso di mancato rispetto per la loro dignità. Non possiamo sconfiggerli con quel tipo di compattezza razziale. Ma essendo democrazie non possiamo nemmeno annientarli e basta. Teoricamente potremmo uccidere tutti i pakistani e gli afghani con bombe atomiche, ma non possiamo farlo. Siamo quindi invischiati in uno scontro che noi combattiamo con una superiorità tecnologica su scala ridotta, loro combattono con una resistenza informe, e non c'è via d'uscita."

      Il colonialismo ha cambiato strategia, ora viene attuato più subdolamente attraverso operazioni mirate e tanta propaganda comunicativa. La vicenda dell'Ucraina è interessante anche per questo: basta guardare come viene raccontata la "protesta di popolo" degli ucraini, tutti valenti e affamati di democrazia, e come invece vengono dipinte le forze russe (brutte, cattive e violente). Il motivo è il solito, tra l'altro: destabilizzare la situazione ucraina per arrivare al vero obbiettivo, ovvero, indebolire la Russia e cercare di impedire alla superpotenza di estendere la sua influenza in Europa, bloccando al contempo le tentazioni di alcuni ambienti europei di sganciarsi dal cappio tecnocrato-statunitense a favore della Russia. Credo infatti che questo non sia un progetto "illuminato" dagli ideali rivoluzionari americani, bensì dalla becera volontà imperialista di una manica di matti neocon.

      Sebbene sia piuttosto facile comprare o ricattare una persona attraverso il denaro (nel nostro caso l'Europa, come accaduto col Piano Marshall), è molto più complicato comprarne i cuori. L'ennesimo tentativo è stato lanciato provando a sovvertire il cosiddetto orine spontaneo, e mnon esiste esempio più eclatante della lingua. Pensate all'esperanto. Fallito. Ma questo non significa che smetteranno di provarci.

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    3. nel libro le ultime 100 pag sono dedicate all intervista di 4 grandi massoni internazionali, descritti senza rivelare il nome. uno anglosassone (ma nato in europa); uno europeo pieds noir; uno arabo; uno cinese. sarebbero loro ad aver acconsentito al libro ed aver fornito gran parte della documentazione. non essendo dentro sino a quel punto alle strategie interne di arabia e medio oriente non ho trovato neppure interessante cercare di capire chi fossero gli ultimi 2. anche sapere il nome non sposterebbe nulla. sospetto sia brezinsky l anglosassone. sono assolutamente certo sia j. attalì l europeo. troppi indizi nella descrizione collimano.orbene ad un certo punto si parla di guerra ucraina, seppi en passant. quel che si intuisce, anche se non si approfondisce, che sarebbe un diversivo creato dai conservatori normali per aprire un altro fronte, contro un nemico grosso e temibile, fato solo per impedire che i folli neocons impieghino tutto lo sforzo in medio oriente nel loro progetto di scontro tra civiltà. aprire quel fronte, insomma, indebolisce quell altro progetto, obbligando a prestare altrove l attenzione. ed impedendo il clash of civilitations. pensate, si dice che il libro di huntington sia stato "commissionato" dai predatori neocons quale profezia autoavverante..... pensate, se vero, a che livello di follia siamo arrivati!!!!!!

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    4. Romney molla e J.Bush diventa il papabile. Vincono neocon ed Athor Pentalpha? Venti di guerra...
      Allora, meglio una liberal come Hillary...
      Ma che cambia?

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  8. sorry for brzezinski ripetuto senza z

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  9. Al contesto internazionale che prospetti, qui ci si adatta con un democristiano doc di sinistra... Non fa una piega. I neocon hanno le ore contate.... Sono apprendisti stregoni. Un democristiano di lungo corso se li mangia a colazione....

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