sabato 4 ottobre 2014

Revisionismo di guerrra

Gary North lancia un appello a favore di un sano processo di revisionismo storico portando, come esempio di quel processo di distorsione, un episodio che ancora oggi costituisce per il grande pubblico il maggior ostacolo alla comprensione di un fatto storico di importanza rilevante.





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3 commenti:

  1. Grazie Francesco per questa traduzione e per i sottotitoli.

    Molto interessante il parallelismo tra il "non interventismo" in politica interna (effetti economici) ed in politica estera. In pratica, la negazione della volontà di potenza. Che, concretamente, si è invece realizzata col welfare ed il warfare.

    Notevole la denuncia esplicita del "tradimento dei chierici" (http://www.ilfoglio.it/articoli/v/22181/rubriche/il-tradimento-dei-chierici-di-julien-benda.htm).

    E' ancora roba da mosche bianche l'aver compreso che il New Deal non fu altro che la trasposizione oltreoceano del fascismo economico o stato corporativo mussoliniano.
    E per quel che riguarda l'ingresso americano nella WW2, stanno emergendo, grazie ad internet, gli interessi economici e finanziari americani verso Oriente (l'Europa) e verso Occidente (il Giappone). Da una parte vi era l'occasione di competere per sostituire l'Impero britannico, dall'altro per il dominio sul Pacifico.
    In sè non sarebbe una novità che le guerre nascano a scopo di rapina di risorse altrui (cioè, il gruppo al potere rapina all'estero oltre che all'interno), la novità sta nel processo di disillusione delle pecore del paese vincitore, tosate all'interno o sacrificate all'estero.

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    1. Cmq, fortuna che sono intervenuti.
      Altrimenti saremmo ststi nazistizzati o comunistizzati.

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  2. Grazie Francesco per la tua preziosa opera di traduzione.
    Argomenti sempre molto interessanti (che non sempre, purtroppo, ho tempo di leggere)
    Comunque è un bel modo di fare informazione.
    Complimenti ancora

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