mercoledì 8 ottobre 2014

Il marxismo culturale è un ossimoro

La fama di Tom Piketty è ormai mondiale, poiché col suo ultimo libro è riuscito a fare strage di lettori e soldi. Sarà lecito per un marxista accumulare ricchezza? Non si sa, ma sta di fatto che questo manoscritto illeggibile ha avuto successo nonostante propagandasse idee confutate, morte e sepolte. Dopo che gli economisti marxisti sono diventati lo zimbello del mondo accademico a seguito del crollo dell'URSS nel 1991, la riesumazione di tali sciocchezze è un chiaro segno della disperazione in cui è finito questo movimento. Gli unici paesi che ancora continuano a sostenere una politica dichiaratamente comunista sono la Corea del Nord e Cuba. Sebbene quest'ultima stia ormai cedendo ad una visione dell'economia meno infastidita dallo stato, rimane solo il regime di Pyongyang a fare da alfiere. Fate una ricerca su Google nella categoria "Immagini" ed inserite queste parole chiave: "North Corea" e "Satellite". Una sola immagine varrà più di un trattato accademico. Ora Piketty vuole persuaderci che quelle stesse politiche che hanno portato paralisi economica e corruzione dilagante, possano magicamente invertire la stagnazione economica causata da banchieri centrali e politici amanti del keynesismo. Gli illusi e gli ingenui se la sono bevuta. Ciò che rimane dell'intellighenzia marxista se l'è bevuta. Fortunatamente per noi, l'esimio George Reisman s'è preso la briga di smontare, pezzo per pezzo, tutte le fallacie presenti nel libro di Piketty. Trovate la sua analisi qui.
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di Gary North


Uno spettro si aggira nel conservatorismo americano. E' lo spettro del marxismo culturale.

Spettro:

1. Immagine, visione soprannaturale di una persona morta che appare ai vivi per reclamare giustizia e vendetta o per minacciarli e spaventarli: vedere uno s.; essere perseguitato dagli s. delle proprie vittime; ad Amleto, nella tragedia scespiriana, appare lo s. del padre, morto assassinato. Come termine di confronto e in similitudini, persona dalla figura emaciata, che denota grave decadimento fisico e psichico: sembra uno s.; la malattia e le sofferenze l’hanno ridotta a uno spettro.

2. fig. Minaccia, pericolo imminente e previsto o temuto di un grave male, danno o disastro: popolazioni su cui incombe lo s. della carestia, della fame, del colera; la distensione internazionale ha allontanato lo s. di un conflitto nucleare.



CONFESSIONE, INFILTRAZIONE E SEPARAZIONE

Vorrei iniziare proponendovi uno scenario. Un gruppo di teologi all'interno di una denominazione protestante cominciò a predicare che il cristianesimo è vero, ad eccezione di due dottrine: in primo luogo Gesù non era divino, e in secondo luogo la Bibbia non è letteralmente vera. Come commentereste l'ortodossia di queste persone?

L'Occidente ha cominciato a sentire questi argomenti nelle università tedesche finanziate dallo stato nei primi anni del 1800, ma questo approccio per interpretare il cristianesimo e la Bibbia ebbe inizio a metà del XVII secolo in Inghilterra: il Tew Circle. Generalmente non è riconosciuto nel mondo accademico, ma lo sfondo storico è stato presentato in forma intellegibile oltre 30 anni fa in un libro intitolato The Authority of the Bible di H. G. Reventlow. Il libro e il suo autore sono praticamente sconosciuti agli studiosi, ma il libro è una monografia magistrale.

Questa prospettiva cominciò ad essere ampiamente accettata nei circoli accademici protestanti degli Stati Uniti nel 1875. Si diffuse molto rapidamente. Divenne nota come modernismo teologico, e nel 1930 si insinuò nella maggior parte delle chiese americane protestanti al di sopra della linea Mason-Dixon. L'eccezione principale fu il Missouri Synod Lutheranism, luogo in cui la battaglia continua.

I membri di quelle chiese non maggioritarie consideravano questa prospettiva come anti-cristiana. Il più famoso manifesto contro di essa fu il libro di J. Gresham [GRESSum] Machen [MAYchen], Christianity and Liberalism (1923). Aveva ragione.

Le chiese non maggioritarie cominciarono a crescere, ma tale crescita rallentò dopo il 1925. Intorno al 1960, anno in cui morì John D. Rockefeller, Jr., iniziarono a ridursi. Rockefeller, più di chiunque altro, aveva finanziato il modernismo teologico dopo il 1920, come si legge nel libro di Shenkel, The Rich Man and the Kingdom (1996). Questa regressione continua.

Avvenne un processo di infiltrazione/separazione simile all'interno del marxismo.



MARXISMO CULTURALE

Nel 1960 i marxisti in URSS erano tanto scettici nei confronti del marxismo culturale quanto i cristiani lo erano nei confronti del modernismo teologico. In altre parole, negavano che fosse marxismo.

Quando si abbandonano i principi fondamentali di una particolare ideologia, ma si tenta di mantenerne il nome perché ci sono un sacco di aderenti a quell'ideologia, si verrà considerati alla stregua di un invasore da coloro che difendono l'ideologia originale.

Il marxismo culturale sta al marxismo come il modernismo sta al cristianesimo. Chi considera il marxismo culturale come marxismo, non ha capito il marxismo. Eppure è cosa comune negli ambienti conservatori. In realtà è un errore strategico, perché è un errore concettuale.

Il cuore, la mente e l'anima del socialismo marxista è questa: il determinismo economico. Marx sosteneva che il socialismo è storicamente inevitabile a causa dell'inevitabile trasformazione del modo di produzione. Sosteneva che il modo di produzione è la sottostruttura della società e la cultura in generale è la sovrastruttura. Sosteneva che le persone possedessero una particolare visione delle leggi della società, dell'etica e della politica a causa del loro impegno verso un particolare modo di produzione. Il modo di produzione dominante nel 1850 era il capitalismo. Marx lo chiamò così, il nome è rimasto anche se il marxismo originale è culturalmente morto.

La posizione di Marx guadagnò supporto perché era puramente economico/materialista. Abbandonava ogni traccia di spiegazione storica che si basava sul fatto che le idee sono fondamentali per la trasformazione della società. Marx riteneva che l'arena decisiva della lotta di classe fosse il modo di produzione, non l'arena delle idee. Considerava le idee come escrescenze secondarie del modo di produzione. Il suo punto di vista era il seguente: le idee non hanno conseguenze significative. Senza questa affermazione il marxismo non è più marxismo.

Questo è il motivo per cui non cessa mai di stupirmi come gli analisti conservatori accettino l'idea del marxismo culturale. Si rivolgono agli scritti della Scuola di Francoforte per sfornare note a sostegno di questa idea. Gli analisti più nitidi si rifanno agli scritti della prigionia di Antonio Gramsci. Era ufficialmente comunista. Era italiano. Aveva trascorso del tempo in Unione Sovietica nel 1920, e credeva che la tradizione leninista non fosse corretta. L'Occidente aveva dimostrato di non essere un terreno fertile per il comunismo, proprio perché l'Occidente era cristiano. Comprese chiaramente che fino a quando il cristianesimo non fosse stato delegittimato agli occhi dell'Occidente, non ci sarebbe stata nessuna rivoluzione proletaria. La storia lo ha certamente confermato: non è mai arrivata.

Gramsci, e la Scuola di Francoforte seguì il suo esempio, sosteneva che il modo per trasformare l'Occidente era attraverso la rivoluzione culturale: il relativismo culturale. Aveva ragione, ma questa idea non era marxista. Era hegeliana. Significava mettere sotto sopra il marxismo, proprio come Marx aveva fatto con Hegel. L'idea del marxismo si basava sul rifiuto del lato spirituale dell'hegelismo. Collocava il modo di produzione al centro dell'analisi della cultura capitalista.

Ho scritto un libro su Marx nel 1968, quando la contro-cultura stava crescendo rapidamente. L'ho intitolato Marx's Religion of Revolution. È possibile scaricare l'edizione del 1988 qui: http://bit.ly/gnmror. Nel 1968 mi era chiaro come il marxismo fosse una religione della rivoluzione, una visione che risaliva alle feste di Cronos dell'antica Grecia. Il marxismo non rappresentava un'analisi scientifica della società, compresa la sua economia. Non ho speso tempo sul marxismo culturale. Sarebbe stato molto più facile mostrare il lato religioso del marxismo se avessi parlato dei marxisti culturali. Notarono giustamente che tali questioni culturali coinvolgevano la religione nella cultura occidentale, ovvero, il cristianesimo. Ma ciò avrebbe sminuito lo scopo del mio libro. Volevo mostrare come il marxismo originale fosse una religione. Focalizzarsi sul marxismo culturale avrebbe distratto i lettori. I marxisti culturali sarebbero stati obiettivi più facili, ma avrebbero indebolito la tesi nel mio libro.

I marxisti culturali divisero il campo marxista. Il loro attacco alla cultura può essere definitouna tattica, ma era molto di più; era una strategia. Era una strategia basata sull'abbandono del marxismo originale. Ho usato questa tesi nella mia critica al documentario, Agenda: http://johnnycloaca.blogspot.com/2013/01/agenda-un-video-fondamentalista-e.html

Possiamo discutere questa spaccatura nel marxismo riportando alla mente le vicende di una famiglia in particolare. Herbert Aptheker fu il difensore più importante dello stalinismo negli Stati Uniti durante gli anni '40 e '50. Sua figlia Bettina fu uno dei leader del Free Speech Movement, fondato nell'autunno del 1964 presso l'Università della California, Berkeley. Divenne molto più famosa di suo padre. Quell'evento lanciò la ribellione degli studenti e il movimento contro-culturale. Ma il termine stesso "contro-cultura" è indicativo del fatto che non è mai stato marxista. Era un tentativo di rovesciare la cultura dominante, ma Marx non avrebbe perso tempo su un tale concetto. Marx non era un hegeliano. Era un marxista.

Lei e suo padre si divisero nel 1968. Quando l'Unione Sovietica invase la Cecoslovacchia, lei si oppose. Il Partito Comunista degli Stati Uniti, nel quale suo padre era una figura importante, sostenne l'URSS.

Anni dopo, scrisse che suo padre aveva abusato sessualmente di lei dai 3 ai 13 anni. Nella visione del mondo di suo padre, egli stava conducendo la sua agenda gramsciana personale. Stava attaccando la cultura occidentale nella sua patria. Ma questo non influenzò l'ortodossia del suo marxismo. Influenzò sua figlia.

Bettina Aptheker è ora sul libro paga dell'University of California, e insegna studi culturali: il femminismo. Il movimento che ha lanciato a Berkeley con Mario Savio si estinse nei primi anni '70. E' ancora critica nei confronti del capitalismo, ma non si basa sugli scritti di Karl Marx. Né sulla contro-cultura.



LA CONTRO-CULTURA

Andiamo al sodo: Marx aveva torto. Gramsci aveva ragione. Ma il marxismo non era il primum movens della contro-cultura. Quest'ultima si basava sulla cultura. L'alleanza tra modernismo teologico e movimento progressista, stretta a metà 1880 ed incrinata intorno al 1920, fu il supporto teologico dei ruggenti anni Venti. Poi arrivò la Grande Depressione. Poi arrivò la seconda guerra mondiale. Quando i soldati tornarono a casa, dopo il 1918, non erano più in sintonia con il cristianesimo ortodosso. Quando i loro figli tornarono dalla seconda guerra mondiale, l'erosione culturale che aveva avuto luogo dopo la prima guerra mondiale era praticamente completa. Non aveva niente a che fare con il marxismo. Il marxismo era impegnato a difendere il cambiamento culturale che si basava sui cambiamenti nel modo di produzione. Ma non ci fu nessun cambiamento fondamentale nel modo di produzione nel 1945, oltre al sorgere di una gestione moderna, che ebbe luogo durante la seconda guerra mondiale. Questo consolidò il capitalismo; non lo indebolì.

Il problema è questo: i conservatori prendono troppo sul serio le affermazioni dei marxisti culturali, che di fatto non erano marxisti. Erano fondamentalmente progressisti e socialisti. Sarebbero stati i bersagli di Marx nel 1850. Trascorse gran parte della sua carriera ad attaccare gente come questa, e trascorse pochissimo tempo ad attaccare Adam Smith, o gli economisti classici. Non rispose mai agli economisti neoclassici e agli economisti della Scuola Austriaca che spuntarono nel 1870. Marx aveva un sacco di tempo per rispondere a queste persone, ma non lo fece mai. Trascorse gran parte della sua vita ad attaccare persone che oggi sarebbero definiti marxisti culturali. Li considerava nemici nel campo socialista. Li attaccò perché non basavano i loro attacchi contro il capitalismo seguendo la sua teoria del socialismo scientifico, che poggiava sul concetto del modo di produzione.

Gramsci capì chiaramente nel 1920 che se fosse rimasto in Unione Sovietica, sarebbe finito in un campo di concentramento sovietico. Rischiava anche di essere giustiziato. Si rese conto che Stalin probabilmente lo avrebbe ucciso. Così tornò in Italia, ben sapendo che sarebbe finito in un campo di concentramento italiano (cosa che accadde). I fascisti lo lasciarono leggere, lo lasciarono scrivere. In tal modo, indebolirono il comunismo marxista.

E' difficile rintracciare l'influenza storica della Scuola di Francoforte. Passare da una piccola setta alla cultura generale, richiede uno studio complesso sulla causazione. Lo spostamento verso il relativismo culturale ebbe inizio alla fine del 1880, ed i segni di questo spostamento facevano riferimento al modernismo teologico ed al movimento progressista. Anche la psicologia freudiana ne fece parte. Freud era la giustificazione per il relativismo; la Scuola di Francoforte venne dopo. Il modernismo teologico guadagnò più convertiti della Scuola di Francoforte.

La contro-cultura, che nacque dopo l'assassinio di Kennedy, era più il prodotto dei Rolling Stones che della Scuola di Francoforte. Sesso, droga e rock 'n roll a metà degli anni '60 sostituì sesso, birra e rock 'n roll degli anni '50. Era un motto potente. Non cercate di accostare la contro-cultura alla Scuola di Francoforte. E' meglio accostarla alla prima guerra mondiale, che sradicò le istituzioni dell'Occidente. Quello che succedeva sui sedili posteriori del Modello T dopo il 1918, aveva più a che fare con la contro-cultura che con gli scritti della Scuola di Francoforte.



CONCLUSIONE

Marx sosteneva che fosse il modo di produzione a rimodellare la cultura. La mia tesi è questa: quello che è accaduto ad una manciata di teologi protestanti a nord della linea Mason-Dixon a partire dal 1875, aveva più a che fare con la contro-cultura. Questo spinge la questione della cultura al luogo a cui appartiene, cioè, alla teologia, motivo per cui ho iniziato questa discussione con tale tema.

L'Occidente non è nemmeno arrivato vicino alla rivoluzione proletaria. Alla sinistra piace credere che lo abbia fatto. Alla sinistra piace sostenere che "Franklin Roosevelt ha salvato il capitalismo da sé stesso". Questo è un altro modo per dire che John Maynard Keynes ha salvato il capitalismo da sé stesso. Entrambi gli argomenti sono errati. Roosevelt e Keynes si incontrarono una sola volta. Roosevelt valutò correttamente Keynes come un matematico, non come un economista. Keynes si laureò in matematica, non in economia. Roosevelt fu la fonte di quello che chiamiamo keynesismo, 1933-1936, non Keynes, la cui General Theory apparve nel 1936. Ma agli studiosi piace credere che gli argomenti accademici plasmano il mondo. Non è così. Essi si conformano a ciò che ha già cominciato a mettere radici nel pensiero e nelle azioni del pubblico in generale.

Quando gli uomini decisero che "non rubare" significa "non rubare a meno che non hai la maggioranza dei voti", nacque la visione keynesiana. Oggi questa visione è predominante. Il marxismo è morto, così come il marxismo culturale.

Per vincere questa battaglia, dobbiamo persuadere gli uomini che "non rubare" significa questo: è immorale rubare, con o senza la maggioranza dei voti.

Questo non ha nulla a che fare con il modo di produzione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


8 commenti:

  1. A proposito di cazzate alternative al sistema, senza aver capito un cazzo di come funziona il sistema stesso: http://www.corriere.it/reportage/cronache/2014/felici-senza-soldi-storie-di-una-scelta-di-vita/
    Il tutto sul sito mainstream del quotidiano mainstream.
    Questi non sono marxisti culturali e neppure controqualcosari.
    Questi sono dei furbacchioni che vivono coi soldi degli altri e si sentono migliori. Aho! Chiamali scemi!
    Ma, purtroppo, quanti connazionali saranno in grado di cogliere al volo il paraculismo stellare di questa gente? E quanti la campagna statalista del quotidiano mainstream (sovvenzionato coi nostri soldi) affinché la realtà venga divisa tra finanza cattiva e stato buono?

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    1. Ciao Dna.

      -->«“Non siamo ricchi in base a ciò che possediamo, ma in base a ciò che possiamo fare senza possedere nulla”. Parole di Immanuel Kant, che ben si adattano alla filosofia di vita di alcuni individui, che in diverse zone del mondo e in diversi momenti, hanno deciso di fare la medesima scelta: quella di vivere senza soldi.»

      Quando la dilagante ignoranza economica viene spacciata per saggezza popolare, sorge sempre una certa volontà di portare i popcorn (e un po' di fango per costruire una capanna). Fa il paio con il pregiudizio per cui non si può essere onesti senza essere anche morti di fame. Superstizioni per far compagnia al gatto nero.

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    2. Già.
      E chissà che la eliminazione del contante non possa essere presentata come ecoliberazione dal vil denaro...
      ;D

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    3. Oggi in facoltà c'è stata la presentazione in pompa magna di un laboratorio sponsorizzato da Edison (non crediate chissà cosa).
      Siccome ero stato caldamente "invitato" a partecipare, mi sono sorbito pure il video in stile Simpsons sulla storia dell'azienda: è stato utile perché ho scoperto che in Edison "creano energia".
      D'altronde se c'è gente che viaggia in treno senza l'ausilio del denaro non vedo perché non si possa arrivare a creare energia.

      E così via con i soldi che sono ricchezza e vanno pertanto stampati.

      Riccardo Giuliani

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  2. Visto che abbiamo aperto questo filone, allora:
    «Crevit è nato come meccanismo di marketing ispirato al principio dei buoni spesa. Non stampiamo valuta», racconta il ceo del gruppo Marco Melega. Niente a che vedere con i bitcoin, e neppure con gli istituti di credito.
    http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/non-bastano-debiti-euro-vogliamo-anche-crevit-come-funziona-86056.htm

    Chiaro no? Il giornalista, con un miserabile trucco di accostamento, si pregia di farci sapere che i bitcoin si stampano.

    Riccardo Giuliani

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  3. Che Marx reputasse le idee inadatte a cambiare il mondo, insieme con il determinismo economico, dà tuttavia l'impressione che si tratti di una idea, sfociata poi in una teoria.
    Penso che se si può trovare una differenza con i suoi successori e interpreti culturali, è che Marx avesse in realtà dettato l'idea finale e immutabile, mentre essi avevano bisogno di rimodellare il giocattolo con cui avevano fatto fortuna in accademia.
    D'altronde, con il marxismo mediaticamente tornato in auge in questi tempi, si possono udire frasi come "è vero, Marx ha sbagliato su questo punto fondamentale, ma ha ancora molto da dirci, quindi bisogna reinterpretarlo alla luce dei nuovi fatti".
    Io da ignorante in marxismo ho solo idea che quando una cosa deve essere gonfiata (ho detto forse inflazione?) non vale la pena ascoltare, se non per capire quanto possiamo essere vecchi.

    Riccardo Giuliani

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    1. La domanda a cui non riesco a trovare risposta è perché Marx è stato elogiato per la sua teoria del lavoro. In fondo, Adam Smith propugnava la stessa identica teoria e la enunciò molto prima. Cui prodest? Qualcosa mi dice che la risposta ha a che fare con una prolina che spesso vediamo su queste pagine: "interventismo". In fondo, era l'essenza del programma marxista. Aggiungeteci pagine e pagine dedicate alla descrizione delle condizioni dei lavoratori (nel Capitale è questo l'andazzo, perché non viene offerta nessuna soluzione ai problemi che Marx si pone -- alienazione, produzione, merci -- almeno Piketty quando parla di tassazione progressiva ha il merito di offrire uno straccio di "soluzione") ed ottenete un minestrone propagandistico che infervora i cuori. Mentre le menti le manda al macero.

      Nota a margine: inutile dirvi di chi era la colpa delle dure condizioni di alcuni lavoratori durante la rivoluzione industriale.

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  4. http://dystopiausa.com/yuri-bezmenov-on-ideological-subversion/

    Molto interessante.

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