lunedì 8 settembre 2014

La scusa della malattia mentale

Sebbene quella di oggi possa sembrare una pubblicazione "anomala", ritengo sia pertinente con gli argomenti di discussione che spesso snoccioliamo su queste pagine. Ultimamente la cronaca nera ha fatto da padrona negli organi di informazione mainstream, andando a portare sulla bocca dell'opinione pubblica i classici "mostri della porta accanto". La peculiarità dell'efferatezza con cui vengono compiuti determinati gesti violenti, però, tende ad essere sminuita da moventi avulsi da una logica razionale (o di quello che ne rimane, comunque). Magicamente la persona giustifica le proprie azioni chiamando in causa entità soprannaturali attraverso le quali vorrebbe giustitifcare il proprio gesto. Da cosa deriva questa mancanza di responsabilità? Pensateci, nella società moderna lo stato tende a dirci praticamente quasi tutto quello che bisogna o non bisogna fare: "Noi sappiamo meglio ciò che è bene per voi, abbiamo anche pistole e distintivi, quindi se ci tenete al vostro bene farete quello che diciamo noi." Pretende di sostituirsi alla scelte degli individui riguardo i loro gusti: sesso, cibo, bevande, sicurezza, ecc. Lo stesso vale per la professione psichiatrica e l'industria del farmaco. Dietro la psichiatria si estende un vasto apparato burocratico che prolifera grazie all'influenza dello stato, il quale, come in tutte le cose, cerca di sfruttare qualsiasi mezzo per ingabbiare l'individuo in una prigione di prevedibilità.
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da Taki's Magazine


Sembrava tutto così intenzionale.

Secondo i documenti del tribunale, il 31 maggio due ragazzine di dodici anni del Wisconsin hanno condotto una compagna di classe nel bosco e l'hanno accoltellata 19 volte, lasciandola morire. Sotto interrogatorio della polizia, le due hanno dichiarato che era da mesi che volevano ucciderla.

La polizia dice che le due ragazze avevano originariamente complottato per uccidere la loro vittima durante un pigiama party. Il loro piano prevedeva di tenerle la bocca chiusa, accoltellarla al collo e mettere le coperte sopra il suo corpo per dare l'apparenza che stesse dormendo. Invece hanno cambiato piano decidendo di ucciderla il giorno dopo nel bagno di un parco pubblico. Quando una delle colpevoli è andata nel panico, le ragazze hanno nuovamente modificato i loro piani e hanno portato la loro vittima nel bosco per giocare a nascondino.

Secondo la testimonianza della dodicenne Anissa Weier (che si è auto-incriminata), dopo aver accoltellato la ragazzina le ha detto di sdraiarsi a terra e di rimanere tranquilla, dimodoché avrebbe perso meno sangue mentre lei e la sua complice sarebbero andate a chiedere aiuto. La Weier ha detto alla polizia che non aveva intenzione di cercare aiuto, voleva solo che la vittima smettesse di urlare così da non richiamare l'attenzione sulla scena del crimine.

"La parte cattiva di me voleva che morisse, la parte buona di me voleva che vivesse", avrebbe detto la Weier alla polizia. La sua presunta complice, Morgan E. Geyser, ha detto: "Non provo rimorso."

Le ragazzine hanno anche detto alle autorità di aver commesso il reato per placare Slender Man, un uomo alto, magro e senza volto facente parte dell'immaginario horror, il quale ha la capacità di far spuntare lunghi viticci dalle sue mani e dalla schiena. Sono diventate ossessionate da Slender Man dopo aver visionato il sito Creepypasta Wiki. Secondo le due dodicenni, questo essere risiedeva in un palazzo del Wisconsin e sarebbero andate a vivere con lui dopo avergli offerto questo sacrificio di sangue.

I vicini di casa delle ragazze erano stupefatti, sostenendo come fossero delle "brave ragazze" provenienti da famiglie "normali e benestanti". Le due sono state accusate di omicidio volontario e rischiano fino a 60 anni di carcere se condannate.

Data la pianificazione elaborata, anch'io dubito che la tenera età delle ragazze le assolva dalle loro cattive intenzioni. I bambini sono molto più intelligenti degli adulti quando si parla di apprendere le cose. La maggior parte degli adulti sembra dimenticare di essere bambini. Forse fa parte della degenerazione del cervello e di una minore responsabilità che arriva con l'età adulta.

Ma ciò non fermerà mai un avvocato dal cercare una buona scusa. "Hanno solo 12 anni e hanno problemi di salute mentale", ha detto Anthony Cotton, uno degli avvocati della difesa delle ragazze. "Non c'è alcun dubbio che abbiano bisogno di cure."

Ogni volta che qualcuno dice che non c'è "alcun dubbio" circa un determinato problema, il mio primo istinto è quello di metterlo in discussione. E l'idea stessa di "malattia mentale" puzza di stronzata, secondo me. Mi ricorda altre falsità come l'idea che la violenza sessuale non abbia nulla a che fare col sesso, che la razza non esista ma il razzismo è ovunque, e che l'alcolismo è una malattia piuttosto che un difetto del carattere.

L'idea stessa della "malattia mentale" è schizoide. Ciò implica che la "malattia" sia in qualche modo un'entità separata dalla persona, scaricando così la responsabilità sulla malattia piuttosto che sull'individuo. Isolare la malattia permette di fingere che la personalità sia stata infettata da un germe, quando la spiegazione più probabile è che abbiamo semplicemente a che fare con una personalità cattiva. L'errore fondamentale nel concetto di "malattia mentale" consiste nel creare una dualità tra un'afflizione immaginaria della persona ed il nucleo del suo stesso essere.

Ciò non ha nulla a che fare con i disturbi neurologici. Queste sono condizioni fisiche che possono essere diagnosticate. Ma nella maggior parte dei casi, la "malattia mentale" sembra un modo economico e disonesto per evitare quelli che sono difetti caratteriali fondamentali.

Nonostante le sue successive collaborazioni sfortunate con gli scientologi, Thomas Szasz ha sttolineato questo concetto nel suo saggio del 1960 “The Myth of Mental Illness”, il quale è diventato un libro un anno dopo:

La malattia mentale non è letteralmente una "cosa" — o un oggetto fisico — e quindi può "esistere" solo nello stesso modo in cui esistono altri concetti teorici. [...] Come tale, è un'erede dei miti religiosi, come la credenza nella stregoneria. [...] I nostri avversari non sono demoni, streghe, il destino, o la malattia mentale. Non abbiamo nessun nemico che possiamo lottare, esorcizzare, o dissipare con una "cura". Ciò che abbiamo sono problemi, sia che questi siano biologici, economici, politici, o sociopsicologici.

Szasz veniva trattato come uno stregone dalla maggior parte di coloro che ottenevano entrate significative della professione psichiatrica. Incolpare per le proprie azioni deliberate la "malattia mentale", è una versione moderna della formula "Me l'ha fatto fare il diavolo" — o, in questo ultimo caso, "Me l'ha fatto fare Slender Man".

La società moderna è apparentemente inondata dalla "malattia mentale" e annega nelle pillole per trattarla. A quanto pare abbiamo dimenticato l'abuso politico ben documentato della psichiatria nei regimi comunisti e le pratiche barbare come la lobotomia e l'elettroshock. Tutti i nuovi stabilizzatori dell'umore e le pillole della felicità sembrano aver cancellato i ricordi di come sia stata usata la psichiatria: un martello per distruggere le anime e schiacciare la volontà dei dissidenti politici e degli anticonformisti.

Non ho mai visto una diagnosi psicologica o un farmaco psichiatrico migliorare l'umore, il comportamento o le circostanze di vita di nessuno. Ho visto solo dipendenza da antidepressivi e tranquillanti, i quali rendono le persone molto meno capaci di risolvere i loro problemi. Comunque, una persona dopo l'altra insiste di aver "bisogno" dei propri farmaci, e chi mette in dubbio questa realtà non "comprende" la malattia mentale. No, capisco perfettamente quello che sta succedendo — il problema non è la malattia mentale, è la debolezza del carattere.

Quello che sorprende, però, è che non sono più i dissidenti politici ad essere curati; sono i conformisti pro-stato che stanno divorando volontariamente i farmaci. Al giorno d'oggi la "malattia mentale" è stata inserita in ogni sorta di comportamento doloso, mentre le uniche persone considerate in completo controllo dei propri pensieri ed azioni sono i presunti razzisti, i sessisti e gli omofobi — i veri dissidenti ed i capri espiatori della società moderna. Ci sono casi isolati, ma non mi sembra che la "malattia mentale" sia stata utilizzata come difesa contro accuse di odio-crimine. Tutti gli altri, però, sono schiavi della loro malattia mentale.

Ironia della sorte, quando le persone sono sotto farmaci rinunciano a prendersi la responsabilità per il loro comportamento; quindi non sorprende se così tanti assassini di massa siano pieni di pillole fino alle orbite oculari. Quando rallentano il ritmo di ingurgitamento, sembra diminuire la probabilità che possano uccidere.

L'idea che le persone non siano responsabili delle loro azioni, conduce tendenzialmente ad un comportamento meno responsabile. Diversi studi hanno suggerito che meno una persona crede nel libero arbitrio, più è probabile che menta, imbrogli, rubi, diventi aggressivo e cada vittima della conformità insensata. Meno crede di avere il controllo sulle sue azioni, peggio agirà. Così, l'idea della "malattia mentale" crea più problemi di quanti ne risolva. Pertanto le malattie mentali non devono essere curate, perché probabilmente non esistono. La gente deve essere guarita dall'illusione che il problema sia la malattia mentale; il vero guaio è la mancanza di forza di volontà.

Gli avvocati della difesa, gli psichiatri ed i venditori ambulanti di pillole che guadagnano dalla malattia mentale, continueranno ad insistere che invece è reale. Dopo tutto, questo è il loro lavoro.

Ma se le accuse contro le due ragazzine del Wisconsin sono vere, incolpare la "malattia mentale" è un'azione tanto sciocca quanto incolpare Slender Man dell'accaduto. La spiegazione più semplice — eppure la più difficile da accettare per la maggior parte delle persone — è che le ragazzine l'hanno fatto perché hanno scelto di farlo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/





12 commenti:

  1. La mia opinione è che la grandezza dell'uomo derivi in gran parte dalla propria capacità di risposta (pro)positiva al dolore: senza infierire su chi si uccide, rinunciare a questa possibilità significa uccidersi ancora prima di farlo.
    Ma le pillole annullano la volontà personale come neanche il suicidio riesce a fare, dato che quest'ultimo è ancora frutto di una scelta volontaria.

    Il bello è che chi sostiene concetti simili ai miei è tacciato di insensibilità.
    Meglio prenderla un poco a ridere (se possibile).

    https://www.youtube.com/watch?v=SAqDdUso7RM

    Riccardo Giuliani

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  2. il grande szasz, il più folle di tutti :)
    lo stato è ora fonte ma prima è stato il prodotto della autoriduzione in schiavitu dell individuo. la liberta può nascere solo da chi ha da essa abdicato: dalle coscienze individuali. potrà mai accadere? anche di fronte a grossi choc sino ad ora la "comodità" della schiavitù ha fatto si che il porte si ricostituisse come prima. non bisogna sempre colpa allo stato, esso è il mezzo, ed è fatto di individui, sia governanti che governati. e la colpa è sempre degli individui. dare cola allo stato politicamente vale quanto dire che è stata colpa della tv o, in caso di follia omicida, dire che "è stato un raptus"!! (psichiatricamente inesistente ed indefinibile)

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  3. Condivido l'articolo nel caso specifico proposto. Mi lasciano perplesso alcune conclusioni e generalizzazioni.
    Tutta la conoscenza umana ha compiuto nel suo percorso errori ed orrori. E la psichiatria non fa eccezioni. Cosi come la farmacologia.
    Tutto puo' essere nocivo o benefico a seconda dell'uso. Percio' se la psichiatria di regime e' stata abusata come mezzo di coercizione ed annichilimento cio' non inficia il valore di molte altre scoperte.
    E lo stesso vale per gli psicotropi.

    Ma qui si vuol parlare della dersponsabilizzazione individuale che e' il corollario della perdita della liberta: individuale di scegliere e di sbagliare a spese proprie.
    Ed allora la colpa e' della societa' ma solo se il reo e' uno svantaggiato sociale. Come dire una questione di classe sociale e di conflitto da sfruttamento capitalista.

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    1. E' vero, per un liberale, che lo stato e qualsiasi istituzione e' formato da individui che ne dirigono l'operato. Ma l'ideologia e la dottrina dello stato stanno lì apposta per deindividualizzare le istituzioni e dar loro una concreta esistenza superiore ed ideale. Cosi un mezzo discutibile diventa un fine sacro. Un totem intoccabile. Sovrumano e superindividuale.

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    2. http://www.store.rubbettinoeditore.it/lezioni-di-dottrina-dello-stato.html

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  4. E' solo un caso che oggi siano due anni esatti dalla scomparsa di Szasz?

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    1. E bravo Dna, ha compreso il motivo nascosto della pubblicazione di oggi. :)

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  5. Ho apprezzato il commento di Michele Francia su RC.

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    1. francia dice cose sensate, e la rticolo nella sostanza è u appello alla ripresa della resonsabilita individuale, a parte alcuni estremismi non core ( a proposito, complimenti per l anniversario ricordato); il problema è "la guerra preventiva", le misure preventive e cautelari. il rapporto tra libertarismo e non-aggressione, e la neutralizzazione di di un "quasi aggressore". in generale, filosoficamente, si valuta l atto, non l'uomo (il che spetta eventualmente a Dio). ed ex post. ma chi va in giro in citta con un mitra e bombe a mano, beh, per me è già un aggressore, eccedendo ragionevolmente l idea di portare armi per difendersi. e cio vale anche per la malattia mentale. su quest ultimo punto vorrei far notare come alcuni "malati" estromettano la violenza, altri la introiettano sino al suicidio. ci sono malati scemi e malati furbi.

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    2. errata corrige: estroiettano

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  6. Ora vorrei fare un paio di considerazioni generali su quanto scritto finora e su quanto avete brillantemente commentato. L'articolo di oggi voleva certamente illuminare il sempiterno problema della de-responsabilizzazione individuale, una malattia endemica che ha fatto strage di "innocenti". Come specificato nell'articolo, infatti, vengono esclusi quei casi patologici nettamente diagnosticati, non ci addentra affatto nei tecnicismi della materia. Ma inevitabilmente sforiamo nel sistema riabilitativo/carcerario che dovrebbe educare quegli individui che delinquono. L'escamotage della malattia mentale nel nostro caso è una carta "esci gratis di prigione" da sfruttare qualora ce ne sia la possibilità. Anche se al giorno d'oggi esistono molti luoghi comuni su questo mondo. Partiamo dalla pena esemplare. Si poteva avere una pena esemplare solo fino alla Rivoluzione Francese. Prima tutti i delitti erano a danno del re. Se il re non era colui che rimaneva danneggiato, allora si trattava di infrazione a cui si cercava un accomodamento (compensazione). Dopo la Rivoluzione, il concetto di pena esemplare è divenuto un po' troppo pericoloso per le teste di lor signori ed il danneggiato è diventato il fantomatico "popolo", ovvero, sempre i soliti di prima, solo che si coprono le spalle in vista di possibili casini dovuti alla loro negligenza. Oggi la cosiddetta pena esemplare è solo per quei poveri disgraziati che commettono crimini "minori", come le multe stradali.

    Poi abbiamo la cosiddetta riabilitazione, dove il criminale di turno viene ri-educato e fornito di nuovo lavoro. Concetto, questo, superato da un bel pezzo (300 anni se non di più). Il sottosviluppo sociale è sorpassato, anche perchè addirittura i più ben educati sono pesci fuor d'acqua. Inoltre, anche se paraddosalmente il carcere possa servire allo scopo riabilitativo, non appena uscito l'ex-criminale scoprirà di essere anche lui un pesce fuor d'acqua (a meno che non venga mantenuto grazie a qualche programmino statale sussidiato dai poveri fessi che hanno lavorato tutta una vita e che si sono astenuti dal delinquere). E' molto difficile che qualcuno che viveva bene da delinquente sia così fesso da vivere male ingoiando rospi per il resto della sua vita. Anche perché, diciamocelo chiaramente, la galera non è altro che un parcheggio. Dalla Rivoluzione Francese in poi non si sa che fare con i criminali. E' una situazione che alla classe dirigente fa molto comodo: è molto facile, avendo le conoscenze giuste, fare molto poca galera o in modo confortevole, se proprio si fosse costretti a farla.

    Infine abbiamo la giusta pena. Buona fortuna a definire "giusta". Altro mito, questo, duro a morire. La prevenzione sarebbe meglio, ancor di più l'autodifesa. Ma i lor signori non sono assolutamente interessati alla vostra protezione, perciò tutto il sistema si basa su premesse fallaci.

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  7. Ottimo articolo, Francesco. Condivido tutto. E non mi capita sempre. L’ho copiato e archiviato in una cartella in cui tengo gli articoli che più mi colpiscono e che più approvo. Grazie.

    Enrico

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