mercoledì 20 agosto 2014

Preservare la propria ricchezza mentre l'economia si contrae





di Byron King


Cominciamo con le cattive notizie sulla macroeconomia statunitense — ed è in condizioni davvero critiche. Potreste aver visto già la relazione del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti: durante il primo trimestre del 2014 il prodotto interno lordo degli Stati Uniti (o PIL) ha fatto registrare la sua peggior performance in cinque anni.

I dati del governo indicano che il PIL si è ridotto ad un tasso annuo del 2.9% nei primi tre mesi di quest'anno. Il calo è stato peggiore se si pensa che era stata stimata una crescita dell'1%. Tra l'altro, un risultato molto al di sotto delle aspettative di molti economisti noti, i quali vengono pagati per trovare risvolti positivi e non spaventare il pubblico.

In realtà, la crescita negativa del PIL è stata probabilmente un eufemismo. Cioè, la cifra è ben peggiore perché gli allegri statistici del governo hanno "sgonfiato" il PIL nominale con i numeri di una bassa inflazione (i quali escludono cibo ed energia). Come tutti sanno, però, quando si va al supermercato o alla stazione di servizio, i livelli dei prezzi per questi articoli stanno solo aumentando rapidamente. Così, la vera inflazione è superiore a quella ufficiale; e anche la cosiddetta contrazione del PIL è un numero sottostimato.

Nonostante le notizie negative, la maggior parte degli indici del mercato azionario ancora "salgono". Sì, i mercati in salita conferiscono ai bilanci una forma smagliante; ma non fatevi ingannare. In termini di contabilità nazionale (o "flusso di cassa", per così dire), i fondamentali sono un disastro. Ad esempio, nel primo trimestre il commercio estero è stato un freno per l'economia; le esportazioni sono diminuite dell'8.9%. Ugh!

Nel frattempo, i redditi delle famiglie statunitensi non sono in crescita, tranne che per "l'uno per cento".

E' l'effetto di lungo termine di una de-industrializzazione che è andata avanti nel corso degli ultimi 25 anni. Cioè, sempre più filiere vengono esternalizzate in modo tale che l'etichetta "Made in USA" spesso significhi solo che c'è una fabbrica da qualche parte che assembla cose luccicanti fatte di parti importate. Sulla carta "Made in USA" potrebbe sembrare ancora un bene, ma certamente non siamo più affini col vecchio "arsenale della democrazia".

Nel complesso, la creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti è ai minimi storici. Le assunzioni sono rallentate nei primi tre mesi del 2014, grazie anche all'Obamacare, come sottolineano anche in vari sondaggi. Parafrasando Forrest Gump: "Questo è tutto ciò che dirò su questo argomento."

I disoccupati comprendono le posizioni di entrata nel mondo del lavoro: disoccupazione giovanile (20% tra i giovani di età compresa tra i 16 ed i 24, secondo un recente rapporto del Senato degli Stati Uniti) e tra le minoranze (quasi il 55% a livello nazionale, secondo la stessa fonte ). Stiamo osservando la nascita di una "generazione perduta"; disoccupata, indebitata e priva di competenze professionali. Queste povere anime probabilmente non riusciranno mai a compensare le occasioni perdute.

Nel frattempo, a livello nazionale, le start-up aziendali vanno a rilento secondo la Camera di Commercio; e la crescita della produttività è più piatta di ogni altra cosa, secondo il Conference Board. Triste a dirsi — ma la Federal Reserve sta dicendo che — la crescita più rapida del credito viene riscontrata nei prestiti agli studenti, cosa che riflette il carattere "too-big-to-fail" del mondo universitario sovvenzionato.

Assenza di reddito e crescita del credito, l'economia americana sta arrancando. Un punto positivo è il settore energetico, in particolare le patch petrolifere e di gas in molti stati americani. Lì i lavori sono abbondanti e la spesa in conto capitale è un must (oltre al fatto che c'è tanto bel petrolio e gas che esce dal terreno).

Naturalmente la regolamentazione del governo si sta facendo sempre più invadente nel settore energetico, in particolare sul versante ambientale. Non posso esimermi dal far notare una cosa: sembra quasi che tutte le oche che depongono uova d'oro siano nemici dello stato.

Inoltre non riesco a fare a meno di chiedermi se questo è ciò che è stato partorito dagli $8 bilioni in spesa a deficit degli ultimi cinque anni dopo il crash del 2008; dai cinque anni di "quantitative easing" (QE) della FED; dalla crescita di posti di lavoro nella burocrazia federale. Come disse una volta Peggy Lee: "E' questo tutto quello che abbiamo da offrire?"

Cosa si può fare? Come dovreste organizzare il vostro portfolio? E' possibile investire in qualche modo in mezzo a questo pasticcio?

I lettori di lunga data sapranno che, in generale, il mio obiettivo di investimento si basa su due punti chiave.

Uno è quello di possedere hard asset come oro, argento, platino (PGM), rame ed altri estratti minerari.

L'altro è l'energia, con particolare attenzione alle major internazionali ed ai player del Nord America, così come la tecnologia nel campo petrolifero. Roba vera, in altre parole.

In primo luogo, parliamo dei metalli preziosi. Se non possedete oro fisico e argento, compratene un po'. Questa settimana l'oro viene venduto a poco più di $1,300 l'oncia; l'argento è nel range dei $21 l'oncia.

Sono questi i prezzi "giusti" per l'oro e l'argento? Se decidete di acquistare, stareste pagando troppo? Ehi, c'è rischio per tutto. Quindi se decidete di acquistare, non spendete tutti i vostri soldi in una sola grande pazzia.

Cioè, giocatevela nel tempo, perché i prezzi di oro e argento potrebbero anche diminuire. C'è un sacco di manipolazione nel mercato dei metalli preziosi, se non altro perché i politici ed i banchieri centrali di tutto il mondo odiano l'idea di qualcosa che non possono controllare. Poi guardate a ciò che hanno fatto con le cose che hanno cercato di controllare, come il declino dell'economia americana ed il bollente Medio Oriente.

Eppure affinché i metalli preziosi diminuiscano in modo significativo, c'è bisogno che il dollaro si rafforzi. Però con l'economia degli Stati Uniti in contrazione, il rischio è che avremo più spesa a deficit — dal welfare ai burocrati a più armi. In sostanza, questo significa più inflazione nel corso del tempo, anche se le statistiche del governo non la misurano correttamente. Così, nel lungo periodo, i metalli preziosi rappresentano un modo per preservare la ricchezza. Tra cinque o dieci anni, non ve ne pentirete.

Per quanto riguarda il PGM, un ottimo modo per acquistare è tramite lo Sprott Platinum & Palladium Trust (SPPP: NYSE), in cui ogni azione è sostenuta da metallo reale in un magazzino doganale in Canada o Gran Bretagna. Procedete sempre con cautela, però. Gli scioperi minerari in Sudafrica si stanno smorzando, quindi il mio consiglio è di lasciar calmare il polverone prima di impegnarsi seriamente in questo mercato.

Quando si tratta di rame, il mio punto di vista è quello di acquistarlo tramite il Freeport McMoRan Copper & Gold (FCX: NYSE). Questo è un buon momento per acquistare, durante una pausa nel mercato dell'estrazione mineraria; cioè, i prezzi delle azioni minerarie sono in calo. Comprate basso, vendete alto. Nel frattempo, raccoglierete un dividendo del 3.6%.

Per quanto riguarda i servizi petroliferi e la tecnologia ad essi legata, ho passato anni ad occuparmene. Ho scritto molto sugli sviluppi provenienti da aziende all'avanguardia come la Halliburton (HAL: NYSE), la Schlumberger (SLB: NYSE), la Baker Hughes (BHI: NYSE) ed altre. Grandi imprese, tutte loro.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


11 commenti:

  1. Ciao
    gli stessi suggerimenti del Mogambo.
    In pratica, convertire un po' di fiatmoney in hard assets. E stare lontani dalle proposte e dalle idee del Potere.

    Infine, il governo US sta facendo un pessimo servizio all'idea collettiva immaginaria di capitalismo. Noi sappiamo vedere capire e distinguere il grano dal loglio, ma i miliardi di ignoranti che convivono con noi...
    Non ci si lamenti delle frequenti riemersioni delle teorie socialiste più o meno collettiviste...

    RispondiElimina
  2. la fianziarizzazione è un esito della deindustrializzazione. questa è conseguenza della globalizzazione; entrambi sono legate al dilemma di triffin, bretton woods ed alla dollarizzazione. lo stato, che cerca di prolungare il suo potere basato sul dollaro, va in nevrosi e se la prende con gli imprenditori. questi cercano di allearsi con lo stato per avere posizioni di privilegio. la concorrenza mondiale premia chi lavora meglio, è normale ed è corretto, l occidente ne uscirà solo quando rinuncierà a comandare e ricomincerà a lavorare.

    RispondiElimina
  3. Giusto. Ma alle condizioni che stabiliscono i produttori e non i parassiti. Perciò per ora risparmiare e risparmiarsi.

    RispondiElimina
  4. Tempo e incertezza costituiscono la cornice dell'azione umana. Il primo è sempre scarso e la seconda non può essere eliminata. La filosofia politica troppo spesso non prende in esame tali aspetti e immagina istituzioni abitate da individui senza tempo e in cui la dimensione dell'incertezza ricopre un ruolo marginale. 
    Muovendo da una delle più importanti tradizioni del liberalismo classico (quella della Scuola Austriaca) e prendendo in considerazione la possibilità di fare a meno della politica, il libro si chiede come si possa giustificare la coercizione e sulla base di che cosa sia possibile elaborare criteri di valutazione delle azioni individuali e delle istituzioni. Si tratta di questioni non secondarie in un mondo ormai privo di regolarità, dal momento che l'innovazione e l'invenzione hanno preso il posto dei tentativi di scoprire i princìpi universali e perenni dell'azione umana e della politica. 
    Alla luce del paradosso che i fallimenti della politica ne aumentano la domanda, il libro affronta il tema del “buon ordine politico” in un universo in cui la politica stenta a prendere atto del fatto che non potendo produrre tempo e distribuirlo in maniera ottimale, dovrà limitarsi a non farne perdere. Poiché non potrà mai disporre della conoscenza adeguata, la politica deve quindi abbandonare il proposito di ridurre l'incertezza tramite la produzione di regole. Altrimenti continuerà a essere un'attività inutile, costosa e fallimentare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. il tempo della politica e dei diritti. raimondo cubeddu. questo del tempo è un problema centrale. una delle manifestazioni della natura dittatoriale dei regimi attuali, è il furto del tempo, che equivale a furto di vita. il tempo rubato è sottratto alle libere scelte, significa conformarsi ad un ordine unico e sottostare ad un organizzazione che annienta l individuo. se stai in fila, sei controllato. non puoi nuocere. questo furto del tempo, e di vita, è espressione della scomparsa del tempo, elemento appunto nullificato dalla visone dominante. è proprio l'espressione massima della modernita che porta all annullamento del tempo, attraverso il continuo anelare al superamento di ogni limite. ed il limite supremo è la morte, l ultimo tabù. consegnata ai film che la esorcizzano, ma non più vissuta nel quotidiano (sono molte le manifestazioni di questo fenomeno; tra tutte l industrializzazione del rapporto coi defunti). questa rimozione della morte, conduce all atteggiarsi in un tempo senza tempo, che morte e tempo sono intimamente connessi. aspetta in fila. il tuo tempo non conta, sei parte di qualcosa di più grande. lo scientismo, il progresso, l ordine, le istituzioni, la razza umana. tutta roba trascendentale. l eliminazione dell incertezza fa parte di questa visione, dalle norme sulla sicurezza sempre più pervasive anche nelle vite individuali (non solo sul lavoro, il che potrebbe avere un senso diverso da quello in discussione, ma anche come controllo sulle condotte individuali), al business laddove il business plana prevede al dettaglio lo sviluppo d impresa e la finanza ne assicura la riuscita con strumenti di copertura. l incertezza è anche essa legata al limite: forse questa cosa non riesce. ed alla morte. ed anche essa va rimossa, tenendo tutto sotto controllo. solo che... solo che... il tempo fugge egualmente e, nella società senza tempo... non abbiamo mai abbastanza tempo (cazzo, mi sembro barman). né per i nostri progetti, né per le riforme, né per raggiungere gli obiettivi da presentare nelle trimestrali agli azionisti. né abbiamo "tempo libero". questa è la paradossale vendetta della realtà, che conduce l individuo moderno sulla orlo delle nevrosi. eppure la soluzione è semplice: basta vivere sospesi a sognare, vivere in una visone illusoria completamente organizzata, come in matrix

      Elimina
    2. Riflessioni eccellenti. Potresti svilupparle per un post.
      Però non trascuriamo la soggettiva valutazione del tempo. Dalla naja al fancazzismo parassitario alla disoccupazione imposta fino alla noia esistenziale di Califano.

      Elimina
    3. Tra i paradossi del sistema fiatmoney invece c'è una distribuzione della incertezza. Le TBTF sono al sicuro, e non sono solo banche ma tutta la corte del Potere, mentre tutti gli altri si beccano l'incertezza del fiatmoney.
      Il soundmoney era ed è più equo anche da questo punto di vista.

      Elimina
  5. un aio di refusi, dal "business plan" al "mi sembro barman" che doveva essere bauman (he he, da barman a bauman ho una considerazione elastica di me stesso... in realtà il correttore automatico pur corretto da me 2 volte ha colpito ancora, non ne voleva proprio sapere... )

    RispondiElimina
  6. ......la crescita più rapida del credito viene riscontrata nei prestiti agli studenti, cosa che riflette il carattere "too-big-to-fail" del mondo universitario sovvenzionato...... Secondo me andava approfondito di più il debito degli studenti universitari. Da gennaio sta aumentando di 20 miliardi al mese, per cui solo con quel debito son capaci di far salire il pil dello 0,5 al trimestre, senza contare i finanziamenti alle automobili. Una domanda, gli interessi fanno aumentare il pil ? Perchè allora mi spiego come mai la federal reserve sembra intenzionata ad aumentare i tassi in una debt deflation.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Kry.

      Del problema studentesco se ne è parlato anche su queste pagine, molto spesso. (L'ultima volta il gennaio scorso.) Comunque non credo che l'aumento dei tassi di interessi possa migliorare le cifre del PIL. Fino ad ora la FED ha detto una cosa, ma ha fatto l'opposto. Credo che in realtà il cosiddetto tapering riguardasse la diminuzione di acquisti di T-bond emessi ex novo (data la diminuzione del deficit federale), mentre ci si concentrava di più sull'acquisto di T-bond scaricati dall'estero (soprattutto Russia e in minima parte la CIna).

      Sebbene le voci siano quelle di una fine del QE, ancora non è stata implementata. Semmai lo sarà, credo che si baserà sulla credenza dei pianificatori centrali statunitensi della presenza di domanda estera per il debito dello zio Sam. Chissà cosa ne penserà invece il emrcato azionario...

      Elimina
    2. Grazie per la risposta. Leggo quasi sempre su rischio calcolato i tuoi post e per me è un peccato che ci siano pochi commenti ( forse anche perchè a volte i post sono lunghi anche se molto validi ). Complimenti per l'informazione che dai e per le traduzioni che svolgi. Sei assieme ad Andrea Mazzalai di Icebergfinanza tra i miei prefereti. Buon fine settimana.

      Elimina