lunedì 18 agosto 2014

La logica della legge economica





di Marcus Verhaegh


Ludwig von Mises propose una tesi per le leggi economiche basata sulla logica, e non sull'esperienza. Grazie in parte a questa enfasi sull'a priori — che non dipende dall'esperienza per la sua giustificazione — Mises è stato a lungo considerato come un sostenitore dell'approccio "trascendentale" di Immanuel Kant.

Allo stesso tempo, a causa dell'uso dalla terminologia e del metodo kantiani da parte di Mises, molti commentatori si sono chiesti se il ricorso a Kant fosse qualcosa di più di una chimera.

Data la complessità delle questioni esegetiche, in questo breve resoconto sarà meglio ignorare la questione se Mises sia stato o no un "neo-kantiano". Questo consentirà un'indagine migliore sui paralleli e sulle compatibilità tra Kant e Mises. Scopriremo, inoltre, che il pensiero di Mises trova un buon amico in quello del "saggio di Königsberg".

Ciò che Kant e Mises hanno in comune è la consapevolezza che noi possiamo definire le leggi scientifiche e pratiche seguendo un certo ragionamento che voglia dare un senso al mondo. Questo tipo di pensiero è sostanzialmente "transcendentale" — questo termine si riferisce ad una ricerca delle condizioni per arrivare alla conoscenza. Per esempio, come pensatore trascendentale, Kant sostiene che "ogni evento ha la sua causa in base a leggi costanti"; tale affermazione è vera perché è una condizione per carpire un certo tipo di conoscenza.

Non dobbiamo compiere innumerevoli esperimenti per assicurarci che ogni evento abbia una causa. Anzi, dobbiamo presumere che questo sia il modo in cui funziona il mondo qualora volessimo compiere un qualsiasi esperimento. Se fossero possibili eventi senza causa, o se le leggi della natura variassero in modo casuale da un momento all'altro, allora la natura non sarebbe un vero e proprio oggetto di conoscenza, e non sarebbe più razionale credere ad una visione della natura rispetto a qualsiasi altra. La sperimentazione sarebbe inutile. Quindi l'approccio trascendentale di Kant tiene saldi i punti di partenza per la sperimentazione scientifica, e per le altre modalità di indagine.

Il pensiero di Mises è altrettanto "trascendentale." Ad esempio, Mises sottolinea che quando vediamo due persone commerciare un bene per un altro, dobbiamo semplicemente presumere che entrambi valutano il bene ricevuto più di quello ceduto. (Quindi se io commercio una Jaguar per una Pinto, significa che io — nonostante quello che si potrebbe pensare su quello che io reputo più prezioso! — valuto di più la Pinto rispetto alla Jaguar.) In questo modo, l'azione rivela il valore delle preferenze.

Non dobbiamo compiere milioni di esperimenti per scoprire che le persone apprezzano di più il bene ricevuto rispetto a quello ceduto. Non dobbiamo compiere un esperimento per capirlo: piuttosto dovremmo presumerlo fin dall'inizio, se vogliamo arrivare a conoscere ciò che una persona intende per scambio — e arrivare a conoscere tutta l'attività economica che ruota intorno agli scambi. "Il bene ricevuto in uno scambio è valutato più del bene ceduto" rappresenta un'affermazione vera, perché è una condizione per arrivare ad afferrare conoscenze economiche, non perché l'abbiamo dimostrata con l'esperienza.

Oltre a sottolineare questi parallelismi, la chiave per comprendere il kantismo di Mises è quella di riconoscere che le valutazioni finali degli individui non sono qualcosa che possiamo sapere — nemmeno quando si tratta delle proprie valutazioni — e pertanto non possono essere descritte dallo stesso tipo di leggi utilizzate nella scienza naturale.

Quindi, per Kant, le leggi riguardanti il valore economico devono essere fornite da quello che definiva "giudizio riflettente": questo è un tipo di giudizio che non mira a descrivere ciò che avviene in natura, ma piuttosto delinea come noi esseri umani pensiamo alla natura e alle cose in natura — come le persone. Nelle scienze sociali il risultato è un approccio più "ermeneutico" rispetto a quello nelle scienze naturali: è necessaria una maggiore comprensione del significato e dell'interpretazione, dal momento che la preoccupazione della scienza sociale dovrebbe essere tutta per quei fenomeni che fanno riferimento al punto di vista umano piuttosto che quelli legati alla natura delle cose come oggetti spazio-temporali.

Rivolgersi alla classificazione del "giudizio riflettente" è importante per evitare di stravolgere il sistema dettagliato di Kant. Inoltre, così facendo, possiamo concentrarci su ciò che Kant intendeva per giudizio riflettente: la necessità di metodi diversi per le "scienze umane" rispetto alle scienze naturali. La prospettiva di Kant ha trovato terreno fertile nel lavoro di Dilthey e Mises.

Purtroppo l'approccio di Kant è stato ignorato o frainteso dai neo-hegeliani "ottimisti della ragione", i quali ritenevano che il nostro progresso nella gestione delle forze naturali (attraverso l'applicazione delle conoscenza fisica e biologica) facesse presagire la possibilità di una gestione analoga delle vite umane e delle aspirazioni da parte dello stato.

Di fronte a tali approcci gestionali e scientisti nei confronti della cultura, sono necessari flussi revisitionisti del pensiero. E così, come dissero i neo-kantiani del XIX secolo: "Torniamo a Kant!" Qui troveremo un pensatore con molti difetti e molte nebulosità, il quale, nonostante tutto, ci offre strumenti intellettuali cruciali per collegare l'economia austriaca a teorie più grandi quali la scienza, la morale e l'estetica. Con tali strumenti si può fare molto per impedire la diffusione dei tentacoli dell'apparato statale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


14 commenti:

  1. la questione è complessa. già un tempo rand, ora lottieri, nel suo ultimo lavoro: "Liberali e non" si scagliano contro rand. rothbard invece mostra alcune affinità. la diatriba in fondo è la stessa tra platone ed aristotele. soggette d oggetto. ed è un problema epistemologico, probabilmente non risolvibile. ma qui ci stiamo attrezzando....

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    1. Il succo e' che nasci che vuoi farti i cazzi altrui e gli vuoi imporre i tuoi oppure nasci che a malapena riesci a farti i tuoi.
      Ovvio che i rompicoglioni creino poteri coercitivi e casini per gli altri.
      Insofferenti per la coercizione ci si nasce. E come disse Toto': io lo nacqui.
      :)

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  2. off topic, ma non troppo, tra a priori, esperienza, ragione: è giusto tollerare che un taxista intergalista islamico si rifiuti di parlare con una donna per stabilire il percorso ed avere la destinazione? è giusto che un imprenditore rifiuti di assumere "sporchi negri"? è giusto permettere a qualcuno (preciso: "qualcuna") di andare in giro in burqa? sono o non sono violazioni del principio di non aggressione? qual è il limite del proxy, croce del diritto che annega le pedone nella "tutela delle fasce deboli"? per i minori è facile, ma per gli "adulti consenzienti"? ci può essere consenso nel burqa? uno slippery slope che arriva a giustificare ll intromissione dello stato ovunque. ma a me verde una donna col burqa disturba, e molto. già il solo vederla. figuriamoci se sono tante. anche se sono la maggioranza, fanculo alla maggioranza. posso sopportarlo in un viaggio in arabia, ma non dove abito io. confini ben saldi o contaminazione? la kultur non è eliminabile dalla zivilisation. e viceversa. esistono diritti di un "insieme di individui" o solo diritti individuali?

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  3. Beh, attenzione a non giungere allo scontro tra culture e civilta' con esportazione annessa della democrazia. Ma so bene che non parli di questo.
    In comunita' libertarie ad adesione volontaria le regole locali sarebbero inclusive o esclusive in automatico. Se ti piace cosi bene, senno' te ne vai. Pensiero noglobal o autonomista/indipendentista?
    Ma viviamo in un mondo global e coercitivo. Non faccio classifiche culturali. Non voglio il burqa per mia moglie. Non me lo imporre. Senti di volerlo portare come a casa tua? Portalo. Ma qui non venire. Ma il potere coercitivo centrale acconsente a farmi venire. Vero. Ma poi non sa come gestire la tua cultura. Fatti un Londonistan. Ma che leggi vigono nel ghetto o nell'enclave? Le mie o le tue? Possiamo mescolarci come vuole NWO o restiamo separati? Tolleranti anche con gli intolleranti?
    Chi ha combinato questo casino? Gira gira sempre la stessa elite politicofinanziaria razionalista e costruttivista. La loro presunzione ha creato conseguenze inintenzionali. Come andra' a finire? Con piu liberta o con meno?

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  4. lo scontro di civiltà ci sta eccome. ci sta la civiltà della liberta, quella del socialismo, quella ella società governata dalla legge religiosa (shari'a). non possiamo negarlo. detto cio, comunque un chiaro no all esportazione della democrazia (ma nn è quello: è divide et impera per mantenere il dollar standard il più a lungo possibile; il resto è pubblicità). regole locali inclusive od esclusive in automatico? e le migrazioni dove le metti? le contaminazioni da contatto e da commerci? da unioni coniugali? come vedi, anche tu la metti sotto il punto di vista "casa tua"/"casa mia". allora, meglio separati. va a finire che rivalutiamo le comunità nazionali... ma poi, confini chiusi, commercio chiuso, capitali controllati, guerre. e, visto che è tutto chisuo, nessun luogo dove scappare! il casino ci sta da quando ci sta il mondo. e la liberta riemerge sempre, dopo i tempo bui.

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  5. Lo so che e' propaganda neocon. :)

    Confini chiusi? Quanto chiusi? E quanto estesi?
    Ma la globalizzazione delle genti e' colonialismo politically correct e reciproco o NWO sempre piu avido?
    Scambi tra individui consenzienti o invasioni inatttese? Banlieu e Corea del Nord sono assimilabili? Insieme per forza o per caso o per scelta? Chiusi per forza o per caso o per scelta?
    E i Francesi sono piu internazionalsocialisti votando Hollande o nazionalsocialisti votando LePen?
    Sembrano confusi. Lo statalismo li ha confusi?

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  6. Mettiamola così, se ci stai, politica economica o economia politic(izzat)a?
    Politica economica per noi dovrebbe essere un ossimoro. Nessun limite agli scambi volontari. Nessuna interferenza. Nessuna manipolazione. Men che meno quella del mezzo di scambio. Perche' non c'e' piano politico che tenga se le parti sono libere. Ma lo sono sempre? Davvero non ci sta asimmetria? Tutti uguali i punti di partenza? Davvero? Tutti smaliziati allo stesso modo? Dove? Quando?
    Cmq ad intervenire e' peggio di una naturale selezione dei fessi?
    Chi ha il diritto di intervenire? La conoscenza e' diffusa. Che fare? Magari una fregatura per me potrebbe essere un vantaggio per un altro. Magari non ci sta selezione ma solo preferenza e ciascuno valuta a modo suo...
    Ottimismo sempre?
    Sbagliando da se stessi si impara meglio che corretti da altri? Sempre così?
    Dubbi liberali...

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  7. sulla economia non ho dubbi: nessun proxy. solo, per gli eccessi, la truffa. ma proprio per gli eccessi. le asimmetrie informative sono il sale del mercato, senza - teoricamente - non ci sarebbero scambi. nessuno farebbe un "affare", ed il valore è soggettivo. l eguaglianza di partenza non è un valore, perché non è una gara verso un traguardo: non ci sta un uguale arrivo, quindi nn ha senso una stessa partenza. per avere eguaglianza assoluta, basta radere tutto e tutti al suolo, e preimpostare i geni :)

    invece è sui diritti relazionali che è più difficile. il proxy, protegge per procura. limitazioni della liberta sono quotidiane, teoricamente tutte ingiuste, talora anche praticamente, ma talora funzionali e tollerabili. chi farebbe mai una rivoluzione per ribellarsi contro la tirannia dei semafori?
    guarda il velo: quanto puo essere una "scelta" quando ci sei nato in quella cultura. ed il velo, ancora ancora... perché dai con: "chi sei per giudicare le libere scelte altrui", che col velo potrebbe pure andare, ma chi potrebbe scegliere liberamente il burqa se non in piena sindrome di stoccolma? dobbiamo scomodare non solo genetica (non abbiamo tutti gli stessi "geni liberali") ma anche psicoanalisi e cultura. è evidente che il velo è un simbolo (sun-balein: legare insieme) culturale. le religioni (non credere in dio, ma la religione come sistema organizzo di credenze) sono miti fondanti un legame sociale. sistema di valori di na cultura. mica penserete che dio ha dato 2 tavole coi comandamenti, ha eletto un popolo, ha detto di fare la guerra santa? da quando ci sta l islam, la cultura araba ha smesso di fiorire. il velo era usato anche in italia del sud sino ad inizio 900. dove rea ammesso, non a caso, il delitto d onore. ed è significativo di un ordine sociale laddove la donna ha un ruolo preciso, fisso, immutabile, imposto. cio è innegabile. cosa ci sta di libera scelta in un burqa anche quando è solo imposizione culturale?

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    1. Mi piace molto il tuo ragionevole ragionare ma i punti di partenza era Einaudi e tu sei andato oltre radicalizzando. E mi pare corretto.
      Allora Ricossa di intolleranti con gli intolleranti e' un buon criterio. Anche se poi i neocon petrodollarizzati ne approfittano.
      Il burqa non lo accettiamo perche viola la non aggressione e la proprieta privata di se stesse.
      Il mio ragionare e' stato anche provocatorio. Ti sentivo tonico. ;)

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  8. leggete qua. . .

    http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2014/08/ma-di-che-cosa-parlano-gli-americani.html

    perspicace (buone ferie)

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  9. Ciao perspicace
    pezzo interessante ma non condivido l'affidabilita' dei dati ufficiali USA e che la Fed creasse denaro pure per l'eurofinanza qui si sapeva da tempo grazie a Francesco.
    In piu sento puzza di banca centrale a controllo politico totale. Anche se ci sta un buon camoufflage.
    Non tutto cio che appare su zerohedge e' oro. Cosi come su RC o dovunque.

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  10. buon argomento, perspicace. questa deriva, non certo in assoluto ma comparativamente tra le 2 situazioni, è un bene od un male? quanto abbiamo parlato male della democrazia e del principio maggioritario! e che danni e guerre hanno fatto gli stati sovrani! ancora una volta, nostalgia della sovranità nazionale e dello stato nazione? un modello unico, che assimila il capitalismo degli usa alla cina comunista, non è una grande rivelazione. un buon osservatore lo afra notato da più di una decade. ed il denaro fiat del mondialismo elitista è il metodo. da singapore, al nuovo ruanda, dagl usa alla cina, il progressismo forzato, la crescita coatta è il verbo. abbiamo anche molto discusso e criticato questo sistema. ma il passo da fare è in avanti, verso la liberta, non indietro verso lo statalismo ed il "primato della politica". debiti e crediti non esistono, sono solo partite contabili fittizie, usate per il "dominio del mondo". valgono quanto i soldi del monopoli. basta monetizzare, cancellare, compensare. è solo tecnica contabile, mica ricchezza reale. quella la fa chi lavora. poi, qualcuno tra espropri e fallimenti rimane fregato, vittime collaterali...
    chi tifare? chi ha meno potere, stando attenti a non rinforzare troppo l altro.

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  11. eccezionalismo americano, germania uber alles, risorgimento cinese, revanscismo russo, dedizione giapponese, grandeur francese, che poi i nazionalismi sono ancora ben radicati. la fiancai li distrugge? da individualisti, per chi tifiamo?

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    1. Il nostro motto e': io speriamo che me la cavo.
      A far che?
      A cercare di scendere, magari calandoci con una corda, dalle rampe di questa torre di Babele che porta non alle sfere celesti, ma alle bolle delle illusioni umane.

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