venerdì 18 luglio 2014

Sprechi, Sprechi e Null'altro





di Francesco Simoncelli


Prendere spunto dalle situazioni che circondano la nostra vita è quella fonte inesauribile di ispirazione che permette ai prasseologi di occuparsi delle azioni umane che caratterizzano la nostra società. Sicuramente, o per meglio dire, quasi sicuramente, la prerogativa di qualsiasi essere umano è quella di massimizzare quelle due componenti che più ha a cuore: tempo ed efficienza. Non è certo un capriccio. Nel corso dei secoli la volontà umana è stata caratterizzata dalla necessità di soddisfare i propri desideri. Raggiungere questo scopo ha permesso di dare i natali a tutte quelle migliorie che hanno scandito il progresso ed il successo del genere umano. Consentire la realizzazione e proteggere tale processo è stata una delle priorità degli individui.

Infatti, se una determinata cosa o percorso ha la tendenza a migliorare la nostra vita, perché abbandonarlo o sabotarlo? In questo processo l'efficienza ed il tempo giocano un ruolo predominante: minore è il tempo impiegato nella realizzazione di quei prodotti che andranno a soddisfare i desideri degli individui, maggiore sarà la remunerazione e la probabilità di progredire nel campo in questione. Maggiore sarà l'efficienza con cui verranno realizzati quegli elementi che andranno a soddisfare i desideri degli individui, maggiore sarà il grado di specializzazione con cui verranno creati e minore sarà la possibilità di incappare in errori.

In questo contesto il calcolo economico scevro da influenze destabilizzanti, rappresenta un imperativo imprescindibile da cui partire. Tutti gli strumenti insiti nel suo corretto svolgimento, devono essere puramente accompagnati da fondamentali economici veicolanti segnali di mercato il più vicino possibili alla realtà. Di conseguenza il fallimento non è un evento da cui rifuggire ad ogni costo, bensì un monito di fronte al quale cercare di operare nel modo più affine possibile a ciò che desiderano le forze di mercato.

Cercare di mantenere in una vita artificiale entità in disaccordo con le forze di mercato, costringe un'allocazione errata delle risorse scarse presenti sul mercato. La vita artificiale presuppone, infatti, la preclusione di risorse di capitale ed umane nelle mani di quelle attività che più soddisferebbero i desideri degli individui o che sarebbero nate a seguito della scomparsa di quelle fallite.

L'apparato statale, purtroppo per noi, rappresenta il più grande elargitore di vita artificiale a fini clientelari. Sebbene possano esistere degli investimenti presumibilmente produttivi con una certezza quasi tangente alla sicurezza, poiché presi in alta considerazione dalla maggior parte delle persone la maggior parte del tempo, lo stato è riuscito a trasformare anch'essi in un'orgia di azzardo morale e spese sconsiderate. L'apparato statale tende ad essere un predatore il più silenzioso possibile, ed è ben noto per non fare prigionieri. E' alla stregua di un coyote affamato: quando non trova di che cibarsi, inizia a mangiare sé stesso. Non fidatevi dei riformatori, nessuno potrà mai riformare quella grande regola enunciata da Frederic Bastiat: "Lo stato è quella grande illusione dove tutti cercano di vivere a spese di tutti."

Infatti lo stato è riuscito a corrompere il sistema sanitario a tal punto, da renderlo uno dei più grandi pachidermi burocratici/clientelari/spendaccioni che sia mai esistito. Insieme alla Previdenza Sociale, il SSN sarà l'innesco per la detonazione finale di tutti gli errori finora commessi e mai corretti. In Italia le spese del sistema sanitario ammontano a circa €100 miliardi annui, con una spesa pro-capite che ammonta a circa €1,800. Un esborso non indifferente se pensate alla qualità che viene resa al contribuente (per non parlare delle spese aggiuntive che bisogna sopportare quando ci si rivolge al settore privato). Negli anni l'aumento perenne dei costi sanitari ha rappresentato un fardello gravoso sulle spalle del contribuente, il quale è stato soverchiato dalla comparsa di una selva intricata di nuove tasse facenti riferimento al SSN.

In questo periodo stiamo raggiungendo a passi spediti il punto di saturazione, con debiti irrimediabilmente impagabili ed una propaganda incentrata sulla levitazione della spesa sanitaria. Da investimento potenzialmente proficuo, la sanità è diventata una dolina per le risorse scarse che vi vengono convogliate, assicurando all'apparato statale quel "vizio" a cui ha ceduto per tutto questo tempo: prendere in prestito a lungo termine e spendere a breve termine.

Ma se le soluzione che sono state calate costantemente dall'alto hanno dato prove di essere dei fallimenti sequenziali, per non provare l'opposto? Perché concentrarsi sempre e comunque nel fare la stessa cosa e aspettarsi un risultato diverso? Lo stato sottomette l'efficienza ai suoi scopi clientelari, e questo significa che mette in secondo piano anche le cure erogate. Non bisogna gridare allo scandalo davanti al fallimento, né richiedere maggiore presenza dell'ingerenza statale, bensì prendere atto di come le scelte del passato siano state sbagliate e ritornare in carreggiata permettendo alle risorse (materiali ed umane) di andare laddove se ne richiede la presenza più urgentemente. La via da intraprendere per migliorare il settore sanitario, è senza dubbio quella che passa da una deregolamentazione del settore sanitario/medico e dall'abolizione delle restrizioni che frenano l'ingresso di nuove figure in questo mercato.

A questo proposito mi piacerebbe portare come esempio il caso della Germania. Negli ultimi 20 anni il modello tedesco ha prediletto una struttura di erogazione del servizio sanitario orientata al settore privato, dove la ricerca del profitto ha stimolato un accrescimento dell'efficienza, della qualità ed un controllo dei costi. Sebbene sappiamo sin dal 1776, anno in cui Adam Smith pubblicò The Wealth of Nations, che la ricchezza delle nazioni si basa sul libero commercio e su tasse basse, e non su opere finanziate dal clientelismo dello stato, siamo un popolo lento ad apprendere: nel campo sanitario, in Italia solo il 25% di tutte le prestazioni viene fornita da privati.

In Germania esistono circa circa 2,100 ospedali i quali si possono dividere in tre categorie: privati a scopo di lucro, privati non a scopo di lucro, pubblici. Dando per scontato la comprensione della natura di questi ultimi, i primi due fanno riferimento a strutture totalmente private (gli ospedali non a scopo di lucro sono spesso posseduti da organizzazioni religiose). Il sistema di finanziamento passa attraverso un canale duplice: per le infrastrutture c'è l'erogazione di fondi prelevati dalla fiscalità generale, mentre i costi operativi sono sovvenzionati dai singoli pazienti. Sebbene il sistema si appoggi ancora allo stato, il ruolo di quest'ultimo non è preponderante come ci si aspetterebbe, lasciando al paziente la facoltà di scelta sul dove essere curato. In questo modo gli ospedali devono competere per ottenere la fiducia e la rispettabilità dei pazienti, altrimenti finirebbero in bancarotta. Quindi lo spazio per gli errori è davvero ristretto, e farne uno significherebbe intraprendere successivamente un duro percorso di riabilitazione agli occhi dei consumatori delle prestazioni mediche.

Il settore privato ha accettato la sfida e negli ultimi decenni si è mosso per aumentare l'efficienza nelle prestazioni mediche, mentre il settore pubblico, a causa delle sue inefficienze intrinseche, è stato costretto a cedere il passo. Di conseguenza non ha potuto far altro che privatizzare (o privatizzare almeno in parte) quegli istituti sanitari che in precedenza aveva sotto la sua ala. Negli ultimi 20 anni il numero degli ospedali a scopo di lucro è pressoché raddoppiato, mentre quelli pubblici sono dimezzati. E tutto ciò non ne ha inficiato la qualità del servizio, poiché è sottoposto a regole stringenti sulla trasparenza. La loro ricerca del profitto, quindi, permette di soddisfare adeguatamente il volere principale di quei consumatori che si rivolgono a questi ospedali privati: curare il paziente. L'esempio tedesco vuole semplicemente mostrare al lettore come la competitività, la soddisfazione dei desideri degli consumatori ed il libero accordo tra attori economici genera prosperità all'interno della società.

Chiunque voglia mettere le mani sulla sanità per permettere un cambiamento dovrebbe tener nota della Germania e di come il laissez-faire produca quell'agognato benessere di cui i pianificatori centrali amano riempirsi la bocca... ma solo a parole. Essi, invece, tendono a difendere strutture di produzione che garantiscano ai loro protetti un privilegio a scapito del resto della popolazione e soprattutto a spese del contribuente. Difendono queste posizioni di privilegio sventolando il feticcio del duro lavoro immesso da coloro che operano nell'attività in questione. Illustrano scenari apocalittici in cui il servizio offerto scomparirebbe magicamente dalla faccia della terra, come se coloro che fino al giorno prima lo svolgevano di colpo facessero tabula rasa delle proprie competenze e conoscenze.

Nel 1871 Carl Menger pubblicò il libro Principi di Economia, in cui smentiva tutti quegli economisti neoclassici (tra cui Marx) che ritenevano il lavoro come la quintessenza del valore di un determinato bene o servizio. I pianificatori centrali hanno pensato che, essendo la sanità una componente altamente importante nella vita degli individui, potevano gozzovigliare a loro piacimento in questo settore senza conseguenze significative. Non è così. Perché? Perché non esistono pasti gratis ed il valore non è qualcosa di oggettivo e misurabile. Le persone cambiano idea. Quando i consumatori tolgono il loro voto (es. denaro) da questa o quella attività e smettono di finanziarla, il suo destino è segnato se non riesce a reinventarsi ed a soddisfare i loro desideri. Che si tratti di pianificazione centrale o libero mercato, le forze di mercato sono inesorabili. In un modo o in un altro prevalgono sempre, facendo emergere "vincitori" e "vinti".

Lasciarle agire senza ostacoli non comporta conseguenze negative per la società, ma solo per coloro che non soddisfano i desideri degl iattori economici o commettono errori su errori di calcolo economico. Se invece le si tenta di arginare, le conseguenze per tutta la società saranno tanto ampie quanto più si è tentato di sopprimerle.


19 commenti:

  1. Ciao

    sbagli Francesco. La Lorenzin vuole il modello obamacare e per tutto il resto basta svalutare la moneta. E' così semplice da capire!
    I pasti gratis sono dovuti ed il modo piu' efficiente per impiegare il proprio tempo e' quello di sfruttare e spendere quello altrui.
    ;)

    Ma potra' mai la politica proporre un sistema che prescinda dal suo indirizzo ed intervento?
    Lapalissianamente NO!

    Percio', finche' li pecuri acclamano il ducetto di turno...

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  2. la nostra sanità è variopinta, e dipende molto dalle aree. in genearale, a livello di maccroaggrgati statistici non è neanche inefficiente (anche se ha moltissimi sprechi ed ha subito un tracollo negli ultimi 10 anni per cui il giudizio andrebbe rimeditato). il problema, come al solito, è che te sei una persona, non un macroaggregato. per cui se sei uno sfigato qualsiasi, allora crepi. ed è iniqua sia nella distribuzione come nell allocazione delle risorse agli erogatori. il risultato è medio, iniquità diffusa hayekiana

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    1. Una delle ramificazioni politicoclientelari piu importanti del paraculismo keynesiano.
      Per non parlare delle facolta' di medicina a conduzione familiare. Trattorie.

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    2. hahaha, sacrosanto. ne conosco di "imprenditori" in sanità pubblica, i loro metodi ed il loro spessore. l ultima cosa che vogliono è il mercato

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  3. A me non sembra sanità privata. Premetto che potrei sbagliarmi, ovviamente. I tedeschi possono non pagare le tasse relative all’assistenza sanitaria per pagarne una di loro scelta? Possono addirittura scegliere di non pagare e non avere assistenza sanitaria? Se sì, vuol dire che la Germania non è più su questa terra ma da qualche parte verso Alfa Centauri. Non me n’ero accorto. Se no, allora si tratta di un servizio che è stato dato in appalto. Si chiama stato clientelare, o corporativo. Ma può darsi che mi sbagli.

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    1. un sistema misto, pubblico privato, in generale è un sistema dove ti fottono a turno. poi, pero, ci sono gradi differenti di corporativismo. pensa che noi, nella versione originaria del d lgs 502 92, amato - di lorenzo, abbiamo rischiato un sistema competitivo dove era prevista la possibilità di lasciare il ssn in favore di uno privato alternativo. sistema abortito col d lgs 517 1993 prima dell entrata in vigore della riforma (1995). il sistema tedesco è basato sulle casse mutualistiche. ogni sistema puo essere più o meno concorrenziale. anche nel modo di "appaltare" . a prescindere dalla propaganda (privatizzazione, dgr, project finanche, efficacia, efficienza, aziendalizzazione ed altri paroloni usati come spot pubblicitari) il diavolo è nei dettagli. bisogna vivere la realtà concreta per scoprire i trucchi.

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    2. Ciao Pulgarias.

      Il mio tentativo non era quello di mettere su un piedistallo il sistema sanitario tedesco. Spero di non aver veicolato inavvertitamente questa idea. Il mio scopo era semplicemente quello di portare all'attenzione del lettore come una ricerca del profitto nel campo medico non sia quella "maledizione" che tanto viene decantata dai commentatori nostrani. Lo scopo di lucro e la predominanza delle scelte dei consumatori sono dei meccanismi di controllo essenziali quando si vuole avere un sistema economico quanto più concorrenziale e sano possibile.

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    3. Qualche tempo fa mi è capitato di tradurre un articolo simile riguardo la sanità svedese (http://pulgarias.wordpress.com/2014/03/25/il-mercato-conquista-la-sanita-svedese/).

      Certo che un servizio basato sulla ricerca del profitto (e la concorrenza e l’assenza di interferenze esterne) è il sistema migliore per ottenere un prodotto di qualità a basso costo. Questo vale anche per la sanità, che molti non considerano un prodotto da acquistare. Ciò che inganna molte persone è il fatto di non vedere i costi occulti della sanità di stato. Una seduta dentistica ha lo stesso costo, più o meno, in uno studio privato e in uno pubblico. La differenza è che nel primo caso si pagano i costi effettivi, mentre nel secondo ci sono costi aggiuntivi che vanno all’intermediazione burocratico-politica, e che possono far raddoppiare il costo effettivo. Il fatto è che questi ultimi sono nascosti nel mare della fiscalità generale. Se un cittadino potesse chiedere l’esenzione fiscale, compresi i costi burocratico-politici, relativa ad una visita medica, e pagare con quei soldi una visita privata, si accorgerebbe di avere ancora metà del denaro in tasca.

      Enrico

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    4. il profitto in sanita è essenziale, per 2 ragioni: 1 perche altrimenti nessuno investe, ed addio cure 2 perche è (relativamente) trasparente. se i bilanci delle spa non servono a rendicontare ricavi e costi, se la contabilità non serve a gestire aziendalmente, allora aboliamone l obbligo e tanti saluti. mentre nel pubblico, enti ecclesiastici, fondazioni etc i costi sono nascosti ad arte. non che la disciplina dei bilanci sia perfetta, ma quanto meno più leggibile e certamente migliore di quelle false non-profit e del pubblico. dal punto di vista morale, non è vero che chi cura specula sulla salute altrui, semmai è chi non vuol pagare che specula sulla propria salute per non pagare chi lo cura. per viaggiare, per andare allo stadio, al cinema, a divertirsi, in trattoria, i soldi li spende. ma il dottore non lo vuole pagare, deve lavorare gratis. il mercato serve solo per cristiano ronaldo e lo stipendio di fazio (entrambi casi truccati dalle banche spagnole e dall azienda di stato). che poi anche gli indigenti debbano poter accedere, è tutto un altro discorso. il mercato libero in sanità è l unico modo di evitare gli extraprofitti, che non sono quelli marxisti sul lavoratore, ma sono quelli dovuti a rendite di posizione ottenute fuori dal libero mercato.

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    5. Lo stato e' sempre il terzo incomodo. Sta in mezzo. Ed essendo ladro obbliga tutti ad usare il suo mezzo di scambio truffaldino. Mezzo politico. Mezzo di controllo e percio' di potere. Il mezzo e' il potere.

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    6. Ben detto, gdb! Chi cura non specula sulle malattie altrui. Non è singolare che nessuno di quelli che dicono così non dica anche che il fornaio specula sulla fame altrui?

      Enrico

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    7. Grazie anche ad un certo Manzoni, con l'episodio dell'assalto ai forni; ci sarebbe piuttosto da chiedersi come mai i professori di lettere non sappiano mai affrontare a dovere questo aspetto.

      Riccardo Giuliani

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    8. Perche' la facolta' di lettere e' da decenni in mano ai marxisti tipo le quattro prof redattrici del sito filosofiaedialettica.

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  4. Offtopic,
    ma qua ci piace speculare e capire come e dove va il mondo.

    Perche' continuare in occidente con piu fiatmoney quando se ne potrebbe avere una sola?
    Certo, ci sta sempre chi propone ( o impone ) e chi si oppone. Chi fa egemonia globale e chi egemonia continentale. Cmq gli americani stanno milit oops materialmente rientrando in Europa. La guerra spenta e' stata riavviata. Tutto come programmato da qualche bravo analista a Washington.
    Mi chiedo quanto fosse affascinato Roosvelt dal fascismo. Chissa' quando hanno montato i fasci littori nel Congresso? Qualcuno sa qualcosa?

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    1. Intanto ho trovato questo: http://www.nuovarivistastorica.it/?p=4779

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    2. E' vero cio' che scrive Ostellino sull'elettore medio del centrodestra. In fondo spera nell'uomo forte. Basta leggere tra le righe di tanti commenti su rischiocalcolato. Sognano Putin.

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  5. Critica della terza via, l'interventismo secondo Keynes, dal lato marxista:
    http://www.dialetticaefilosofia.it/default.asp

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  6. http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2014/07/19/casa-anni-tasse-raddoppiate-valore-economico-sceso-del_C47XZiED04PDf31PwNhZII.html

    pertanto, si alzino i valori cstastali!!!

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