martedì 25 febbraio 2014

Perché i banchieri centrali non dovrebbero armeggiare con i prezzi





di Frank Hollenbeck


Il novembre scorso la BCE (Banca Centrale Europea) ha sorpreso i mercati diminuendo il suo tasso di rifinanziamento allo 0.25% per evitare la temuta deflazione, e ha annunciato che intende mantenere "stabile la crescita dei prezzi a circa il 2%," che è ovviamente un obiettivo e non un tetto. I bassi dati dell'inflazione sono "preoccupanti" per molti economisti e ha scatenato più richieste alla BCE affinché diventi più aggressiva. I banchieri centrali e gli economisti rimangono dell'idea che l'economia può essere gestita manipolando i prezzi a livello aggregato.

La maggior parte degli economisti dirà che un po' di inflazione è una buona cosa. Se un imprenditore commette un errore e produce qualcosa ad un costo superiore rispetto a quello di vendita, un aumento in tutti i prezzi potrebbe rendere redditizia la sua cattiva decisione. Sarà in grado di vendere i suoi inventari costosi. In altre parole, un po' di inflazione è buona secondo alcuni economisti perché consente agli imprenditori che hanno fatto cattive scelte, oggi e probabilmente domani, di poter andare avanti. Tuttavia è sorprendente vedere che anche gli economisti di libero mercato supportino una tale logica. Il capitalismo è un sistema di profitti e perdite, dove gli imprenditori che sopravvivono sono quelli maggiormente in grado di soddisfare le esigenze della società. Le perdite sono in realtà più importanti dei profitti, poiché eliminano quelli che non servono i consumatori e consentono alle risorse di essere canalizzate dove sono più necessarie. Il movimento dei prezzi in un'economia può condannare alcuni imprenditori, ma i prezzi relativi, e non quelli aggregati, sono una chiave per comprendere l'economia.

Un semplice esempio può chiarire questo punto. Supponiamo di avere un'economia molto semplice con solo due prodotti, mele e arance. Immaginiamo un breve periodo, quindi senza effetti di produzione. Inizialmente abbiamo 10 mele, 10 arance e $20. Supponiamo che l'incrocio della domanda e dell'offerta per le arance determini un prezzo di $1.20. Ciò fisserà contemporaneamente il prezzo delle mele a $0.80. Solo in questa situazione non abbiamo soldi in eccesso o produzione in eccesso .

Il prezzo relativo tra arance e mele riflette la domanda della società per i due beni conformemente alla loro abbondanza relativa, o offerta. Ora supponiamo che i gusti cambino e che le persone vogliono più mele. L'effetto a breve termine sarà un aumento del prezzo delle mele e, se l'offerta di moneta è costante, una diminuzione del prezzo delle arance. Supponiamo che il nuovo prezzo di equilibrio sia $1 per entrambi i frutti. Si tratta di un aumento del 25% del prezzo delle mele e una diminuzione del 16.7% del prezzo delle arance. L'economia sta vivendo un 8.3% di inflazione dei prezzi, calcolata come media ponderata dei due beni. Certo, avremmo potuto iniziare con prezzi relativi differenti e creare una situazione di deflazione dei prezzi.

Nel mondo reale, se i prezzi del petrolio aumentano, il prezzo di altri beni e servizi deve scendere se l'offerta di moneta rimane costante. Nel breve periodo, altri beni e servizi possono essere venduti in perdita. I loro costi di produzione sono irrilevanti dal momento che sono ormai un costo sommerso. A lungo termine, l'impatto finale dei prezzi del petrolio sull'inflazione dipenderà dall'elasticità della domanda e dell'offerta dei vari prodotti e servizi. L'inflazione "spinta dai costi" è un equivoco comune. Un aumento generale in tutti i prezzi, invece, è un fenomeno monetario.

Siamo ora in una posizione migliore per capire la stupidità dietro all'obiettivo politico del 2% di inflazione per l'intera economia. Nel nostro esempio delle mele e delle arance, la banca centrale dovrebbe ridurre l'offerta di moneta per cambiare il livello dei prezzi (assoluto e relativo) delle mele e delle arance per ridurre l'inflazione dall'8.3% al 2%? Se, invece, avessimo creato un esempio con la deflazione, la banca centrale sarebbe dovuto intervenire per aumentare l'offerta di moneta e contrastare quello che è essenzialmente un cambiamento dei prezzi relativi? In un'economia capitalista, cambiamenti così grandi nei prezzi relativi non sono infrequenti.

Con la Cina e l'India che negli ultimi 30 anni hanno creato enormi quantità di prodotti a buon mercato, i prezzi medi avrebbero già dovuto essere in calo come accadde durante la Rivoluzione Industriale del XIX secolo. Un prezzo medio stabile maschera uno spostamento considerevole nei prezzi relativi. Il prezzo di beni e servizi non prodotti in mercati emergenti con bassi salari, come la sanità e l'istruzione, ha fatto registrare un'inflazione galoppante nonostante il livello medio dei prezzi si sia appena mosso.

Supponiamo che la società voglia consumare di più oggi e meno domani. In circostanze normali, il prezzo dei beni di consumo (CPI) aumenterebbe mentre il prezzo dei beni capitali diminuirebbe. Le variazioni nei prezzi relativi insieme a tassi di interesse più elevati (cioè, il prezzo delle preferenze temporali) agiscono da stabilizzatori automatici, smorzando l'impatto sull'economia di questo cambiamento nei gusti. Una politica della banca centrale che vuole modificare l'offerta di moneta per correggere un problema immaginario con i prezzi globali, aggiungerebbe semplicemente instabilità a questo processo di adeguamento. Prendendo di mira un aggregato, le banche centrali distorcono i singoli prezzi e interferiscono con l'efficiente allocazione delle risorse e di beni/servizi.

La recente azione della BCE (es. abbassare il tasso di rifinanziamento) era volta a contrastare una variazione nei prezzi relativi causata soprattutto da un apprezzamento dell'euro, ma questa è un'interferenza del tutto ingiustificata con la funzione dei prezzi (es. allocare le risorse).

Il denaro è una "misura" del valore, come il righello è una misura della lunghezza. Modificare la lunghezza di un righello, o manipolare costantemente l'offerta di moneta, può creare solo caos. Il ruolo della BCE è davvero quello di microgestire ogni variazione mensile in un indice imperfetto? Non ci si rende conto che cambiando costantemente il metro di misurazione si intralciano enormemente le decisioni imprenditoriali?

Tornare al gold standard, abolire la riserva frazionaria e chiudere la banca centrale, solo così potremmo finalmente riportare la stabilità nell'offerta di moneta e, di conseguenza, la stabilità nell'economia mondiale.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


9 commenti:

  1. Strano, davvero strano... eppure secondo i media mainstream la paura era per una deflazione rampante: of little faith ECB officials.

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    1. Giochiamo ad unire i puntini.

      "The Constitutional Court has de facto abdicated"

      «[...] The EU Commission holds the bond-buying program of the ECB's legal. "The Commission has stated on more than one occasion that she is confident that the ECB - which is carrying out its mandate in full independence - is in line with EU law," the spokesman for EU Monetary Affairs Commissioner Olli Rehn said in Brussels.»

      Quindi...

      ECB: Can OMT use at any time

      «The central bank stressed that it could intervene in the markets despite the lack of ECJ judgment at all times.»

      Ci sta tutto che siano un po' preoccupati...

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    2. dna apatico ed atarassico25 febbraio 2014 14:00

      Tutto come previsto. La banca centrale puo fare solo una cosa: stampare denaro, anzi carta.
      Non possono fare altro. Hanno la delega alla distorsione. Qualcuno ne approfitta e tutti gli altri ci rimettono. Avanti cosi!!!
      In fondo, qui, una volta capito come funziona il sistema fiatmoney, si tratta solo di posizionarsi e di proteggersi. Nessuna pretesa di convincere con la forza gli altri. Selezione inevitabile.

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    3. dna analista stregone25 febbraio 2014 18:55

      Intanto, in questo pazzo pazzo mondo fiatmoney abbiamo WallStreet e l'oro che continuano a salire in contemporanea, cioè, a ragionare correttamente vorrebbe dire che la stampa del neo denaro va tutta nelle stocks e contemporaneamente che il dollaro continua a svalutarsi...
      Pazzia.

      Intanto, nella euro zona continentale che cerca di trasformarsi nell'URSSE abbiamo che il Paese più lento ed arretrato nella crescita economica è proprio quello più socialista di tutti, compresa la France che è statalista protezionista

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    4. Forse un cigno nero.

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    5. A proposito di follia. Rispondendo ad Anonimo qui sotto mi è venuta in mente una cosa. Gli squilli di tromba intorno al governo Renzi puntano tutti verso un'unica risora su cui fare affidamento epr trovare i fondi: Cassa Depositi e Prestiti. Ho già parlato delle sue magie qui. Ma nulla vieta la cartolarizzazione dei prestiti emessi da questo ente, la loro vendita presso banche commerciali ed il conseguente impiego come collaterale per ottenere prestiti dalla BCE. E mi sono astenuto dall'aggiungere nel discorso la leva finanziaria per pietà...

      Faranno di tutto per restare a galla.

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  2. E' un perdono cattolico quello della banca centrale. Hai peccato figliolo, ma posso darti un'altra possibilita'. Peccato chenon ci sia bisogno di pentimento e comprensione del malfatto.
    Eh gia', perche non e' un perdono, ma una paraculata.

    Sei una banca intrallazzona coi soldi altrui e ne hai fatte di cotte e di crude che stai per fallire? Niente paura! Ci sono io, la banca centrale, pronta a rifinanziarti.
    Sei un imprenditore che ha toppato investimenti e prodotti? Niente paura, ma solo se sei amico degli amici, amico dei pianificatori politici. In tal caso avrai tutto il credito di cui hai bisogno. Altrimenti, ciccia!
    Sei un politico interventista tutto votato al bene comune, edificatore di burocrazie, affabulatore di moltitudini, e... tieni famigghia e ammecizzie? Eccoti cio che ti serve...

    Insomma, viva l'irresponsabilita'! Poi se il risparmiatore si trova con un sacco di carta straccia in mano... chissene!!!

    Mi sa che le banche centrali... non ci vogliono bene... ;p

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  3. http://www.bloomberg.com/dataview/2014-02-25/bubble-to-bust-to-recovery.html

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    1. Ciao Anonimo.

      L'ipocrisia del governo USA su questo argomento è senza pari. Ai poveracci viene detto di seguire un certo set di regole, mentre per altre entità ne viene applicato uno totalmente diverso. Ci sono un sacco di famiglie che sono ridotte sul lastrico a causa delle ipoteche sulla casa, mentre soggetti come Fannie e Freddie sono stati lautamente inondati di denaro e salvati. E si ha addirittura il coraggio di dire che la catastrofe immobiliare è stata "sconfitta." Non è vero. La bolla è stata reflazionata e gli asset tossici tenuti su a livello nominale.

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