giovedì 27 febbraio 2014

Perché alcuni mercati emergenti si stanno dirigendo verso il bust

A quanto pare la politica allentata dello zio Ben (ora ereditata dalla zia Janet) sta facendo innervosire altri suoi compari, come ad esempio il capo della banca centrale indiana. Ovviamente il nostro amico banchiere centrale, lamentadosi di una fuga di capitali dalle industrie del paese, si scorda di menzionare come sia stata la politica monetaria folle dello zio Ben a permettere l'afflusso di nuovi capitali in India. Ciò spiega in parte come mai i mercati emergenti sono riusciti a prosperare nonostante la crisi globale (l'altra parte della spiegazione riguarda le politiche economiche interne). Viviamo in un mondo in cui il dollaro è la valuta di riserva globale, ed i flussi di capitali sono particolarmente dipendenti dal biglietto verde. Più si rallenterà l'influsso di nuova moneta nel sistema, più le attività in bolla ne risentiranno e più gli investimenti improduttivi ne soffriranno. Se si ferma del tutto, la festa è finita. Ai primi segni di stress i prezzi cambiano al margine, ed ai margini dell'economia mondiale ci sono proprio i paese emergenti (ed è per questo motivo che iniziamo a vedere l'inizio dei casini proprio lì). Certo, potrebbero restare a galla impegnando il debito USA che finora hanno comprato, ma per quanto ancora saranno accettati questi pezzi di carta che il governo USA deve continuare a stampare se vuole continuare a restare in affari? E' per questo che i vault occidentali continuano ad essere svuotati del loro oro. La cultura mainstream presuppone che prezzi in salita siano un sintomo di ripresa degli affari... non ha idea di cosa accadrà se questa volta l'inflazionismo di zia Janet finirà nell'economia reale piuttosto che in quella azionaria.
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di Frank Shostak


In paesi come la Turchia e l'Argentina un atteggiamento più restrittivo attuato dalle banche centrali, ha messo in moto un bust. In Turchia la banca centrale ha aumentato il tasso repo ad una settimana dal 4.5% al 10%, mentre in Argentina il tasso dei bond del Tesoro a 3 mesi è salito dal 16% dell'inizio di gennaio al 25.89%. In Argentina un aumento dei tassi ha avuto luogo una volta che la banca centrale ha frenato il suo pompaggio monetario, mentre in Turchia la banca centrale ha aumentato il suo tasso ufficiale.




Che cosa ha spronato una simile decisione? Il motivo principale è stato il forte calo del tasso di cambio delle valute nazionali rispetto al dollaro USA. La lira turca è scesa a 2.39 per dollaro da 1.76 lire del gennaio dello scorso anno — un deprezzamento di quasi il 36%. Il prezzo del dollaro in termini di peso argentino è saltato a 8 pesos da 5 pesos del gennaio dello scorso anno — un incremento del 60%. Si noti che sul mercato nero, il prezzo del dollaro si attesta a 12.5 pesos.




Il catalizzatore del deprezzamento della valuta, in entrambe le economie, è stato un forte incremento dell'offerta di moneta a causa delle politiche monetarie allentate delle rispettive banche centrali. In Turchia il tasso annuo di crescita dell'AMS si è attestato al 30% lo scorso agosto, mentre in Argentina il tasso di crescita annuo era pari al 40%. Il tasso di cambio sottostante è stato messo in moto dai relativi aumenti dell'offerta di moneta. Ciò significa che se la Turchia e l'Argentina permetteranno al tasso di crescita della loro offerta di moneta di superare quello degli Stati Uniti, le valute di entrambi i paesi si indeboliranno nei confronti del dollaro.




Osservate che in Turchia e Argentina il forte aumento del tasso di crescita dell'offerta di moneta è stato accompagnato da forti aumenti del cosiddetto PIL reale. In Turchia dal primo trimestre 2010 il tasso di crescita annuo era pari al 12.6%, mentre in Argentina nel secondo trimestre 2010 il tasso di crescita era pari all'11.8%. Dato che il PIL riflette le variazioni del tasso di crescita dell'offerta di moneta, suggeriamo che la crescita del PIL rispecchia l'accumulo di attività in bolla. Più è forte il PIL, più è forte il ritmo di formazione delle bolle. Ovviamente, poi, una politica monetaria più ristretta indebolirà il tasso di crescita dell'offerta di moneta e indebolirà di conseguenza il supporto per le varie attività in bolla. È questo che mette in moto un bust. Suggeriamo che uno scenario simile è destinato anche ad altre economie, le quali hanno generato un forte tasso di crescita reale del PIL mediante il pompaggio monetario.




[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


6 commenti:

  1. dna geopolitico27 febbraio 2014 11:32

    Da emergenti ad emarginati.
    La periferia piu estrema dell'impero fiatmoney potrebbe essere il punto di avvio di novita' importanti: probabile l'arrivo di altri imperi.

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  2. dna piegato ma non spezzato27 febbraio 2014 22:02

    Non ci sono soldi neanche per Roma e perciò bust e default.
    Marino, CAZZO!, torni subito a bordo!

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  3. Posso delocalizzare la Camusso?

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  4. Sorgenia, banche pronte alla prova di forza

    Altri crediti inesigibili che presto finiranno in pancia alle banche (la più esposta, ohibò!, Monte dei Paschi). E tra qualche mese ci sono gli stress test dello zio Mario.

    dehehe!

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  5. Toccato il fondo, qualcuno ha capito come scavare ancora.

    http://www.zerohedge.com/news/2014-02-27/one-idea-how-generate-58-million-jobs

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