venerdì 1 giugno 2012

Stampa monetaria al massimo

La soluzioni Keynesiani ai nostri problemi economici hanno da tempo smesso di sorprendermi. Krugman continua con la tediosa campagna di cui padroneggia il brand: «In breve, lontano dal temere che una maggiore azione contro la disoccupazione possa condurre ad un aumento dell'inflazione, la FED dovrebbe praticamente accogliere questa prospettiva.»
Ma anche i saltimbanchi nostrani paiono non essere immuni a questa mania dello stampare cartaccia svolazzante a tavoletta nella cieca prospettiva di dare sollievo ai guai finanziari Europei. L'ultima proposta che va in tal direzione arriva da Berlusconi: «D'altra parte è lo stesso Berlusconi a svelare ai suoi che per il futuro ha già in mente "idee pazze" che potrebbero aiutare il Paese ad uscire dalla recessione. Tra queste c'è sicuramente l'intenzione di andare a Bruxelles a fare la voce grossa con la Bce per farla iniziare a stampare moneta.
In caso contrario l'Europa rischia di saltare. Da qui la proposta: "Cominciamo a stampare euro noi, con la nostra Zecca...".»
Calciare il barattolo non è la soluzione. Fate le vostre scommesse.
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di Alasdair Macleod


C'è un grande cambiamento nel sentimento politico tra i leader del G8 verso una minore austerità ed una maggiore enfasi sulla crescita economica, cosa che era evidente durante la riunione dello scorso fine settimana. Le cause sono l'elezione di Francois Hollande, il crollo incombente dell'eurozona, e le imminenti elezioni presidenziali Americane. L'ostacolo nell'eurozona è la Germania, ai cui cittadini si chiede di pagare, gettando i loro pochi risparmi ad un problema apparentemente illimitato. Il FMI ha anche espresso la sua opinione sul Regno Unito Martedì scorso, dicendo che un ulteriore alleggerimento quantitativo nel Regno Unito può essere necessario.

Mettendo la politica del G8 da un lato, i problemi dell'eurozona hanno raggiunto un punto critico: è chiaro che o c'è bisogno di molto più denaro per comprare un pò di tempo, o ci si affaccia ad un collasso sistemico. I problemi della Grecia sono abbastanza gravi, ma Spagna, Italia, Belgio, Irlanda e Portogallo sono intrappolati in trappole di debito da cui non c'è scampo. Anche la Francia ha un problema bancario in via di sviluppo, con un grande istituto di credito ipotecario sostenuto dallo stato e declassato da Moody's per le difficoltà che si hanno col finanziamento del suo bilancio. Le banche commerciali della Francia sono orribilmente esposte nei confronti dell'Italia, della Spagna e del Belgio.

Ci concentriamo spesso sulle finanze statali e dimentichiamo l'impatto della crisi sistemica sul settore privato. I costi elevati di indebitamento del governo spingono verso l'alto i tassi dei prestiti ipotecari, che sono connessi ad indebolire i mercati immobiliari sovra-indebitati, soprattutto in Portogallo, Spagna e Irlanda. L'istituto di credito Francese di cui sopra, Caisse Centrale du Credit Immobilier, è in pericolo poiché ha bisogno di un salvataggio di stato, e questo in un paese dove non si pensava ci fossero problemi di immobili residenziali. I tassi ipotecari nel Regno Unito sono in aumento, poiché i finanziatori irrigidiscono loro criteri di prestito, e le case non vengono vendute. E l'effetto del rialzo dei tassi sui mercati di altri beni è evidente. E' presto, ma sembra che questi mercati immobiliari siano di nuovo in stallo, il che preoccupa le banche centrali.

Il loro timore prevalente è sempre stato un collasso da debito-deflazione, dove i prezzi in calo degli asset innescano una liquidazione che si auto-alimenta. Le banche centrali devono pensare che il rischio che ciò accada di nuovo è in aumento. Tutto questo si aggiunge alla pressione sulla Banca Centrale Europea ad unirsi con la FED e la Banca d'Inghilterra in una rinnovata espansione della politica monetaria.

Gli storici possono guardare alla riunione del G8 della scorsa settimana e considerarla come il punto nella crisi perdurante in cui le banche centrali hanno dato luce verde per un'ultima, e catastrofica, espansione monetaria. I Keynesiani tornano in gioco di nuovo, e ciò rappresenta un'opportunità per loro di spingere al massimo per una spesa ed un'espansione monetaria come quella di Roosevelt. Sia Obama che Hollande favoriscono questo approccio, e sempre più politici conservatori che potrebbero argomentare contro questa soluzione non dispongono di sufficiente comprensione della teoria economica sonante per presentare una valida contro-proposta. Ma lo stimolo di Roosevelt non riuscì a fermare una successiva recessione nel 1938, nove anni dopo il crollo di Wall Street del 1929; e non è un precedente felice per la situazione odierna.

Una nuova ondata di stimolo sembra certa ad indebolire la fiducia nel dollaro, e ora anche l'euro. E mentre i Tedeschi arrivano pian piano a comprendere la possibilità della distruzione di una terza valuta in un secolo, c'è solo una via di fuga per loro: l'accumulo di oro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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