mercoledì 1 settembre 2010

Socialismo contro Democrazia #1

Un pò si storia dagli archivi di Freedonia, raccontata secondo l'esperienza di Mises. In questo passo si analizzano le connessioni tra socialismo e democrazia, come si sono evolute nel tempo e se davvero quello che abbiamo ereditato è un sistema democratico o solo di facciata.
Sia ben chiaro che questa non è un'analisi su una "società migliore", è una discussione solo sui suddetti movimenti politici e le conseguenze che hanno portato nel panorama mondiale. Un'analisi storica non indifferente, perchè come soleva dire Kierkegaard: "La vita può essere capita solo all'indietro, ma vissuta solo in avanti".


Prima parte di due.
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di Ludwig von Mises


Perchè la democrazia ha fallito nel continente europeo? Quali forze hanno prevenuto l'Europa dal mantenere un governo popolare? Difficilmente ci potrebbero essere domande più pressanti. Le nazioni che sono state abbastanza fortunate da preservare il loro modo democratico di vivere sono ansiose di imparare ciò che causò il fallimento della democrazia europea. Vogliono essere preparate a difendere la loro libertà e perciò sono ansiose di sapere del nemico che un giorno potrebbero affrontare nel loro paese.

L'opinione pubblica ha maggiormente visto la storia dell'Europa degli ultimi cento anni sotto una luce di leggende marxiste che malamente hanno distorto i fatti. Secondo questa interpretazione la borghesia abbandonò la causa della libertà e stabilì la dittatura del capitale. Finanza e grandi imprese divennero consapevoli che la democrazia, il governo della maggioranza, sarebbe necessariamente sfociata nel socialismo.

Avidi di mantenere la loro posizione come classe sfruttatrice, i capitalisti e gli imprenditori tramarono contro la democrazia. Ingaggiarono furfanti per combattere contro le persone. I loro leccapiedi screditarono la democrazia ed il governo popolare, ed i loro mercenari armati ebbero successo nel rovesciare la maggioranza che mirava ad un governo fatto dalle persone. La tirannia moderna è un risultato delle macchinazioni capitaliste. Gli unici sinceri ed affidabili sostenitori della democrazia sono i proletari socialisti.

Ogni pagina della storia europea contraddice queste frasi. Esaminiamo i fatti più significativi e vediamo se confermano l'interpretazione marxista.


L'Esperienza Francese

Nel febbraio del 1848 i francesi detronizzarono Luigi Filippo, re d'Orleans. Sostituirono il suffragio universale maschile al privilegio speciale per soli 250,000 elettori. Tutti gli adulti maschi di Francia, all'incira 9,400,000, ora avevano il diritto di voto. Il 23 aprile l'84% di loro fece uso del proprio nuovo diritto acquisito. Votarono abbastanza liberamente; nessuno era in posizione per impedire il loro voto a loro piacere, e nessuno si azzardò a provarci.

L'esito di queste elezioni fu un'Assemblea Nazionale in cui il 90% dei deputati supportava incondizionatamente il possesso privato dei mezzi di produzione. Era una sconfitta devastante per il socialismo. I socialisti furono forzati a riconoscere che solo una piccola minoranza della nazione approvava i loro piani. Le loro illusioni si era dissolte: il popolo sovrano aveva deciso contro di loro.

Ma non erano preparati a sottostare al verdetto. Sperando di prendere il potere con la violenza, insorsero armati. Ovviamente furono sconfitti.

La rivolta di Parigi del giugno 1848 fu la più frivola ribellione mai istigata. Una piccola minoranza di uomini armati provò a sfidare la grande maggioranza della nazione e stabilire un regno di terrore e tirannia. Il conflitto di giugno non fu, come la propaganda socialista ama dire, un "codardo massacro di innocenti proletari da parte dei soldati"; fu la difesa della democrazia contro l'assalto di una piccola minoranza. Il generale Cavaignac e le sue truppe salvaguardarono la democrazia per il momento, contro le cospirazioni di quelli che puntavano al dominio della minoranza.

L'esperienza del giugno 1848 ebbe conseguenze molto importanti. Uno spettro aleggiò sull'Europa da allora -- non lo spettro del comunismo, come il Manifesto Comunista asserì nel 1847, ma lo spettro della dittatura terrorista di una fanatica minoranza. La maggioranza, ansiosa di preservare la democrazia, divenne consapevole del nuovo pericolo; sapevano che avevano avuto una breve scappatoia. Da allora in poi iniziarono a vedere che i socialisti -- i Rossi, gli uomini di estrema sinistra -- erano nemici mortali della libertà, più pericolosi anche della chiesa, i borboni e gli aristocratici. Iniziarono ad essere spaventati.

Questa fu l'agitazione che Luigi Napoleone, il nipote avventuroso del primo Napoleone, girò a proprio vantaggio. Era uno straniero; nessuno lo conosceva in Francia e nemmeno lui conosceva nessuno; vide il paese solo attraverso le sbarre di una prigione; e parlava un francese con un'accento tedesco. Ma la maggioranza della nazione votò per lui perchè si aspettavano che egli avrebbe sopraffatto ciò che loro consideravano un pericolo maggiore, il terrorismo dei fanatici. Così la sollevazione antidemocratica dei socialisti portò al secondo impero. Da solo fu responsabile di tutti i disastri che il dominio di Napoleone III ed Eugénie portarono alla Francia e all'Europa.

I tristi eventi del giugno 1848 furono duplicati dalla Comune di Parigi nella primavera del 1871, che diede nuove prove del risoluto sostegno socialista per la dittatura, il governo della minoranza ed il terrorismo. Di nuovo l'esercito ed i suoi comandanti dovettero difendere i diritti della maggioranza contro le trame della minoranza. Fu una guerra civile per la causa del governo parlamentare contro la tirannia.

Tutti gli argomenti portati avanti per giustificare queste due ribellioni sono essenzialmente antidemocratici. Sostanzialmente sostenevano che: i proletari socialisti erano l'elite, l'avanguardia dietro le masse. Sapevano meglio della fuorviata maggioranza cosa ci sarebbe voluto per il bene della nazione; erano nati sull'onda del futuro. Loro perciò avevano il sacro compito di rovesciare la maggioranza e stabilire il loro potere dittatoriale. La democrazia era un sottile travestimento per il dominio degli sfruttatori. Sarebbe dovuto essere chiamata "plutodemocrazia". I leader dell'elite avevano il compito di approfittare di qualsiasi occasione per prendere il potere. La parola "giusto" non era contemplata.

Questi principi sono familiari ai nostri contemporanei; sono le dottrine di Georges Sorel, dei sostenitori francesi dell'Action directe, di Lenin, di Mussolini, di Hitler. Il nostro obiettivo non è di criticarli; vogliamo solo enfatizzare che non erano democratici. I firmatari della Dichiarazione d'Indipendenza americana erano anch'essi un'elite, ma erano dei rappresentanti della grande maggioranza dei loro concittadini. Erano un'elite perchè i loro compaesani li elessero per salvaguardare il benessere della nazione. Non era una giunta militare di cospiratori avidi di derubare i loro compaesani dell'auto-determinazione. Questa era democrazia.

Ovviamente la maggioranza non è infallibile; tutti gli uomini possono sbagliare. Ma è la caratteristica essenziale della democrazia negare alla minoranza il diritto di imporre la propria volontà sulla minoranza. Colui che crede che la maggioranza stia sbagliando deve provare a far cambiare con la persuasione le idee dei suoi concittadini. Se fallisce, deve mettersi l'anima in pace; non ha nessun diritto ad insorgere con le armi.

La peggiore conseguenza dello spirito anti-democratico è che divide la nazione in campi ostili. La cittadinanza perde la fiducia nel lavoro del governo democratico. Hanno paura che qualche giorno uno della minoranza antidemocratica potrebbe effettivamente avere successo nel prendere il potere. Così pensano che sia necessario armarsi e difendere i propri diritti contro la minaccia di una minoranza armata.

le condizioni politiche, sociali e di pensiero della Francia sono state profondamente influenzate dalla minaccia di un'usurpazione socialista. Questa paura fu uno dei principali fattori nel ritorno ad un cattolicesimo militante della Francia; esso fece vento sulle fiamme di un'aggressivo nazionalismo, il Boulangismo, e sulla campagna anti-Dreyfus. Ebbe la sua parte nell'evoluzione, che si concluse con la capitolazione del 1940. C'erano molti pochi amici della democrazia rimasti in Francia a quel tempo. Il resto della nazione era divisa in due campi ostili; sia i comunisti ed i nazionalisti si opposero violentemente alla democrazia.

Dalla Francia la paura di assalti rivoluzionari socialisti si sparse nel resto d'Europa. L'esperienza francese motivò gli sforzi di Bismarck (1878-1890) ad abbattere i social-democratici con gli stessi metodi oppressivi che il loro campione Karl Marx approvò negli atti della Comune di Parigi e raccomandò per iscritto.

Bismarck era un nemico della democrazia; non stava difendendo il governo popolare, ma un'assolutismo tedesco scarsamente camuffato. Aveva ragione, comunque, nel credere che la lotta contro i marxisti era una lotta contro una minoranza che cercava di opprimere la maggioranza con la violenza. Vero, i votanti tedeschi che elessero la lista socialista non volevano una rivoluzione. Ma gli autori marxisti si vantavano dell'anima rivoluzionaria del loro partito ed invocavano la sua dittatura. Bismarck, il Junker, scelse i mezzi peggiori per spazzare via il marxismo; è futile combattere le idee con la violenza. Ma, anche se potrebbe sembrare un paradosso, in questa campagna il campione dell'autocrazia Hohenzollern stava combattendo per la libertà contro i determinati invocatori dell'oppressione.


L'Idea Bolscevica

La frustrazione dei tentativi rivoluzionari in Francia forzarono a nuove tattiche gli alleati del socialismo. Non volendo rinunciare interamente alle loro ambizioni, sparendo di conseguenza dalla scena politica, dovettero adeguarsi ai metodi pacifici della democrazia. Organizzarono partiti politici e corsero per i posti in parlamento. C'erano gruppi socialisti in ogni parlamento dell'Europa continentale. I socialisti divennero un'importante fattore nella maggior parte di quei paesi. Alcuni ottimisti erano pronti a credere che i marxisti avessero rinunciato al loro spirito usurpativo, avessero abbandonato le loro inclinazioni rivoluzionarie e speravano che avrebbero realizzato i loro piani con metodi democratici e parlamentari; ma questa era solo un'illusione.

I trent'anni precedenti la Prima Guerra Mondiale videro un tremendo successo delle idee socialiste. Sidney Webb (Lord Passfield) leader rinomato dei fabiani inglesi, era abbastanza nel giusto quando nel 1889 enfatizzò che: "la filosofia socialista di oggi è solo un'asserzione consapevole ed esplicita di pricipi di organizzazione sociale, i quali sono stati già in gran parte inconsapevolmente adottati" e "la storia economica del secolo è quasi una continua testimonianza del progresso del socialismo".

Ma quesato successo del socialismo non fu una conquista dei partiti marxisti, uniti dal 1889 in poi nella seconda internazionale Associazione di Lavoratori. Spuntarono nuovi partiti socialisti, partiti fermamente opposti al marxismo. C'erano socialisti cattolici, socialisti nazionalisti e molti altri partiti in cerca di riforme sociali e politiche pro-lavoro. C'erano i governi avidi di limitare il capitalismo ed imbarcarsi in una legislazione sociale. Tra questi il principale era il governo tedesco, la cui nuova politica sociale, inaugurata alla fine degli anni settanta e solennemente annunciata nel messaggio del vecchio Kaiser imperiale il 17 novembre 1881, condizionò il modello del successivo New Deal americano.

I marxisti si videro superati dai governi e dai partiti rivali; iniziarono a rendersi conto che malgrado i loro successi elettorali, i loro prospetti di travolgere le masse con essi erano abbastanza esigui.

Un partito socialista prova sempre a far raggiungere il successo al proprio tipo di socialismo, non la semplice vittoria di un qualsiasi gruppo socialista. I socialisti non promuovono socialismo e pianificazione in generale, ma solo un sistema di pianificazione socialista in cui loro stessi sono i capi. Considerano la guida di un altro partito socialista non come un parziale successo per le loro stesse aspirazioni, ma come un male maggiore rispetto all'economia capitalista di mercato. L'ostilità comune degli stalinisti e trotskysti, dei marxisti socialisti e nazional socialisti, è in una classe a parte. E' facile vedere la ragione di questo odio: finchè ci sarà ancora un'economia di mercato, alle minoranze socialiste piaceranno le libertà civili e la libertà di propagare le loro dottrine; in una comunità socialista sono privati di questa opportunità. Dove tutte le aule di riunione, giornali, periodici ed uffici stampa sono nelle mani del governo, e dove ogni cittadino dipende dai capricci dei governatori, non c'è nessun posto lasciato per le attività dell'opposizione. E' meccanicamente impossibile criticare pubblicamente quelli al potere; i dissidenti sono esiliati o mandati sottoterra.

Tali considerazioni aiutarono a preservare e rinvigorire lo spirito dell'usurpazione socialista. I radicali denunciarono le tattiche parlamentari come un tradimento ai principi fondamentali del socialismo. I socialisti, dissero, non dovrebbero aspettarsi nulla dalle vittorie elettorali e dal sostegno della maggioranza; non dovrebbero adottare i metodi della borghesia ma lottare risolutamente per la rivoluzione.

In Europa centrale ed occidentale i marxisti erano abbastanza prudenti a non esprimere simili opinioni in pubblico. Avrebbero compromesso le loro possibilità nelle campagne elettorali. Discutevano di queste questioni in circoli privati e dibattevano di esse nei loro scritti, che pochi non-marxisti leggevano. Ma la maggioranza dei marxisti russi, i bolscevichi, adottarono apertamente il principio dell'elite rivoluzionaria: un gruppo di cospiratori professionisti doveva prendere le redini del governo e sottomettere la maggioranza della nazione. Scritti di Lenin e Bakunin predicavano il vangelo dell'oppressione violenta, del dominio dittatoriale e del totale sterminio dei dissidenti. Anche loro, ovviamente, furono ignorati dall'opinione pubblica dell'Europa occidentale fino al 1917.

Non è necessario soffermarsi sugli eventi della Russia nell'autunno del 1917. I bolscevichi fallirono deplorevolmente nella campagna elettorale; la maggioranza parlamentare si oppose radicalmente ai loro piani. Ma essi era un corpo armato di combattenti; dispersero il parlamento e stabilirono fermamente il loro dominio -- il dominio di un'elite dicono; il dominio di una gang di assassini, dicono gli avversari. La campana a morto della democrazia europea suonò.

Ci sono persone che onestamente credono che i bolscevichi abbiano avuto ragione, che il socialismo sia una benedizione ed il capitalismo sia del tutto sbagliato. Non è l'obiettivo di questo saggio investigare questo problema. Stiamo solo sottolineando l'ovvio fatto che il bolscevismo non significa democrazia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/

(1). Link alla Seconda Parte


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Note


Questo articolo apparve per la prima volta in The American Scholar (primavera del 1943): pp. 220-31. Questa è la sua aprima apparizione online.


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