venerdì 20 ottobre 2017

Qual è il ritmo di crescita “giusto” dell'offerta di moneta?





di Frank Shostak


La maggior parte degli economisti crede che un'economia in crescita richieda un aumento dello stock di denaro: secondo loro la crescita genera una maggiore domanda di denaro.

In mancanza di ciò, ci sarà un calo dei prezzi dei beni e dei servizi, cosa che a sua volta destabilizzerà l'economia e porterà ad una recessione economica o, ancor peggio, alla depressione.

Poiché la crescita dell'offerta di moneta è talmente importante, non sorprende che gli economisti cerchino continuamente il tasso di crescita giusto, o ottimale, dell'offerta di moneta.

Alcuni economisti che sono seguaci di Milton Friedman — anche conosciuti come monetaristi — vogliono che la banca centrale punti ad una percentuale fissa. Essi sostengono che se questa percentuale viene mantenuta per un lungo periodo di tempo, avremo un'era di stabilità economica.

L'idea che il denaro debba crescere per sostenere la crescita economica dà l'impressione che il denaro in qualche modo sostenga l'attività economica.

Ma, secondo Murray Rothbard:

Il denaro di per sé non può essere consumato e non può essere utilizzato direttamente come un bene nel processo produttivo. Il denaro di per sé è quindi improduttivo; è uno stock morto e non produce nulla.[1]



Che cos'è il denaro?

Il ruolo principale del denaro è semplicemente quello di mezzo di scambio. Il denaro non supporta o finanzia l'attività economica reale. I mezzi di sostentamento o di finanziamento sono forniti da beni e servizi reali risparmiati. Realizzando il suo ruolo di mezzo di scambio, il denaro facilita semplicemente il flusso di beni e servizi tra produttori e consumatori.

Storicamente molti beni diversi sono stati usati come mezzo di scambio. Su questo tema Mises osservò che, nel tempo:

[...] ci sarebbe una tendenza inevitabile affinché quelle merci meno utilizzate come mezzi di scambio vengano rifiutate una per una fino a quando solo una merce verrà impiegata come mezzo di scambio; in una parola, il denaro.[2]

Attraverso il processo di selezione lungo migliaia di anni, le persone hanno scelto l'oro come loro mezzo di scambio preferito.

La maggior parte degli economisti mainstream, accettando questa evoluzione storica, mette in dubbio che l'oro possa ricoprire il ruolo di denaro nel mondo moderno. Si ritiene che, rispetto alla crescente domanda di moneta a causa delle economie in crescita, l'offerta d'oro non sia adeguata.

Inoltre se si tiene conto del fatto che una grande porzione di oro estratto è utilizzata per gioielli, questo lascerà lo stock di denaro quasi invariato per lunghi periodi di tempo.

Si sostiene che il libero mercato, non riuscendo a fornire abbastanza oro, provocherà carenze nell'offerta monetaria. Questo, a sua volta, potrà destabilizzare l'economia. È per questo che la maggior parte degli economisti, anche quelli che esprimono simpatia verso l'idea di un libero mercato, appoggia la prospettiva che l'offerta di moneta debba essere controllata dallo stato.



Che cosa intendiamo per domanda di denaro?

Quando si parla di domanda di denaro, ciò che intendiamo è la domanda per il potere d'acquisto del denaro. Dopo tutto, le persone non vogliono una maggiore quantità di denaro in tasca, vogliono piuttosto un maggiore potere d'acquisto in loro possesso. Su questo Mises scrisse:

I servizi forniti dal denaro sono condizionati dal livello del potere d'acquisto. Nessuno vuole avere nei suoi conti un determinato numero di pezzi di denaro o un peso definito di denaro; vuole conservare una determinata quantità di potere d'acquisto.[3]

In un libero mercato, in somiglianza con altre merci, il prezzo del denaro è determinato dalla domanda e dall'offerta.

Di conseguenza, se ci sono meno soldi, il loro valore di scambio aumenterà. Al contrario, il valore di scambio diminuirà quando ci saranno più soldi.

Nell'ambito di un libero mercato, non esiste una cosa come "troppo poco" o "troppo" denaro. Finché viene permesso al mercato di ripulirsi, non può emergere una carenza di denaro.

Una volta che il mercato ha scelto una merce particolare come denaro, lo stock di questa merce sarà sempre sufficiente a garantire i servizi che il denaro fornisce.

Quindi, in un libero mercato, l'idea di un tasso di crescita ottimale del denaro è assurda.

Secondo Mises:

Poiché il mercato tende a determinare il potere d'acquisto del denaro ad un livello a cui l'offerta e la domanda di denaro coincidono, non ci potrà mai essere un eccesso o una carenza di denaro. Ogni individuo gode di tutti i vantaggi che possono derivare dallo scambio indiretto e dall'utilizzo del denaro, indipendentemente dal fatto che la quantità totale di denaro sia grande o piccola [...] i servizi resi dal denaro non possono né essere migliorati né riparati cambiando l'offerta di denaro. [...] La quantità di denaro disponibile in tutta l'economia è sempre sufficiente per assicurare a tutti ciò che il denaro fa e può fare.

Tuttavia come possiamo essere certi che l'offerta di una merce selezionata come denaro, non inizierà ad espandersi rapidamente a causa di eventi imprevisti? Non pregiudicherebbe il benessere delle persone?

Se questo avvenisse, allora la gente probabilmente abbandonerebbe questa merce e sceglierà qualche altra merce. Gli individui che si sforzano di preservare la loro vita ed il loro benessere, non scelgono una merce che è soggetta ad un costante declino del suo potere d'acquisto.

Questa è l'essenza del processo di selezione dei mercati e la ragione per cui ci sono voluti parecchi anni affinché l'oro fosse scelto come la merce più commerciata.

Il prolungato processo di selezione del mercato aumenta la probabilità che l'oro sia la merce più idonea a svolgere il ruolo di denaro.

Ma anche se dovessimo concordare che il mondo sotto il gold standard sarebbe stato un posto migliore in cui vivere rispetto al sistema monetario attuale, dobbiamo essere pratici e trovare soluzioni in sintonia con la realtà contemporanea. Vale a dire, che nel mondo in cui viviamo oggi abbiamo banche centrali e non abbiamo il gold standard. Tenuto conto di questi fatti, quale dovrebbe essere il tasso di crescita giusto del denaro?

Non è possibile elaborare uno schema per un tasso di crescita "giusto" del denaro, mentre le autorità centrali hanno coercitivamente cambiato il denaro selezionato dal mercato con denaro cartaceo. Ecco perché.



Dal denaro-merce al denaro di carta

In origine i soldi di carta non erano considerati denaro, ma semplicemente i sostituti dell'oro. Vari certificati di carta rappresentavano crediti sull'oro immagazzinato presso le banche. I titolari dei certificati cartacei potevano trasformarli in oro qualora ritenessero necessario. Poiché la gente ha trovato più conveniente utilizzare certificati cartacei per scambiare beni e servizi, questi certificati sono stati considerati tanto buoni quanto il denaro-merce.

I certificati cartacei, che sono accettati come mezzo di scambio, aprono la strada ad una pratica fraudolenta. Le banche possono essere tentate di aumentare i loro profitti prestando certificati scoperti. In un'economia di libero mercato, una banca che emetterà certificati cartacei in eccesso scoprirà rapidamente che il valore di scambio dei suoi certificati in termini di beni e servizi diminuirà.

Per proteggere il loro potere d'acquisto, i titolari dei certificati emessi potrebbero tentare di convertirli nuovamente in oro. Se tutti dovessero richiedere l'oro nello stesso tempo, la banca andrebbe fallita. In un mercato libero e concorrenziale, la minaccia del fallimento potrebbe impedire alle banche di emettere certificati cartacei scoperti. Su questo tema Mises scrisse:

La gente si riferisce spesso al dictum di un anonimo americano citato da Tooke: "Il libero scambio tra le banche è il libero scambio tra truffatori". Tuttavia la libertà nell'emettere banconote ridurrebbe notevolmente l'uso delle banconote stesse, fino a sopprimerlo del tutto. Fu questa l'idea che avanzò Cernuschi nelle udienze della French Banking Inquiry il 24 ottobre 1865: "Ritengo che la cosiddetta libertà nelle operazioni bancarie comporterebbe una totale soppressione delle banconote in Francia. Voglio dare a tutti il ​​diritto di emettere banconote in modo che nessuno voglia più accettare banconote".

Ciò significa che in un'economia libera, i soldi di carta non possono assumere una "vita propria" e diventare indipendenti dal denaro-merce.

Lo stato, tuttavia, può ignorare questa disciplina del libero mercato. Può approvare un decreto che renda legale per la banca emettere certificati cartacei scoperti in eccesso.

Una volta che le banche non sono obbligate a rimborsare in oro i certificati cartacei, si creano opportunità per grandi profitti che incentivano il perseguimento di un'estesa espansione dell'offerta di certificati cartacei.[4]

Questa espansione di certificati cartacei aumenta la probabilità di scatenare un aumento galoppante dei prezzi di beni e servizi, cosa che a sua volta può condurre ad una crash dell'economia di mercato.



Perché "abbiamo bisogno" delle banche centrali

Per evitare suddetto crash, è necessario gestire l'offerta di denaro cartaceo. Lo scopo principale della gestione di tale offerta è quello di impedire a diverse banche concorrenti di emettere certificati cartacei in eccesso e quindi andare in bancarotta vicendevolmente.

Ciò può essere fatto istituendo una banca monopolistica — cioè, una banca centrale che gestisca l'offerta di denaro cartaceo.

Secondo Hans-Hermann Hoppe: "Se si riesce a sostituire il denaro-merce con denaro fiat, allora è necessario soddisfare un requisito aggiuntivo: deve essere limitato il libero accesso all'attività di produzione di banconote e deve essere stabilito un monopolio monetario."

Per affermare la propria autorità, la banca centrale presenta i propri certificati cartacei che sostituiscono quelli delle varie banche commerciali. (Il potere d'acquisto del denaro della banca centrale esiste perché diversi certificati cartacei, che già detengono potere d'acquisto, sono scambiati per la moneta della banca centrale ad un tasso fisso. I certificati cartacei della banca centrale sono coperti dai certificati cartacei delle banche commerciali che hanno un legame storico con l'oro.)

Il denaro della banca centrale, dichiarato a corso legale, funge anche da asset di riserva per le banche commerciali. Ciò consente alla banca centrale di fissare un limite all'espansione del credito attuato dal sistema bancario attraverso l'impostazione di rapporti regolatori di riserva ai prestiti.

Sembra che la banca centrale possa gestire e stabilizzare il sistema monetario. La verità, però, è l'esatto contrario. Per gestire il sistema, la banca centrale deve costantemente generare denaro "dal nulla" per impedire alle banche di andare in bancarotta vicendevolmente.

Ciò porta ad un declino persistente del potere d'acquisto del denaro, cosa che destabilizza l'intero sistema monetario. Questa tendenza a destabilizzare il sistema è anche rafforzata dal fatto che un monopolista monetario ha l'incentivo ad occuparsi del proprio interesse.

Secondo Hoppe:

Si possono stampare banconote a costi praticamente nulli e poi girarle per acquistare beni reali (beni di consumo o strumentali), o utilizzarle per il rimborso di debiti reali. La ricchezza reale di quelle persone al di fuori del circuito bancario sarà ridotta: possiederanno meno beni e più soldi con un potere d'acquisto più basso. Tuttavia la ricchezza reale del monopolista aumenterà: possiede più beni non monetari (e ha sempre quanti soldi vuole). Chi in questa situazione, tranne gli angeli, non s'impegnerebbe in una costante espansione dell'offerta di denaro e quindi in un continuo deprezzamento della moneta?

Si osservi che mentre in un libero mercato le persone non accetterebbero una moneta-merce se il potere d'acquisto fosse soggetto ad un declino persistente, nell'ambiente attuale le autorità bancarie centrali impongono una moneta che soffre di un costante declino nel potere d'acquisto.

Dal momento che il sistema monetario attuale è fondamentalmente instabile, la banca centrale è costretta a stampare denaro dal nulla per evitare il crollo del sistema. Non importa quale schema la banca centrale adotti per quanto riguarda le iniezioni monetarie — può stampare direttamente denaro o può agire sui mercati monetari per orientare i tassi d'interesse. Indipendentemente dalla modalità delle iniezioni monetarie, i cicli boom/bust diventeranno più aspri col passare del tempo.

Anche il piano di Milton Friedman di voler impostare il tasso di crescita dello stock di denaro ad una determinata percentuale, non avrà un risultato differente. Dopo tutto, una percentuale fissa rappresenta ancora una crescita dello stock di denaro, cosa che porta allo scambio di niente per qualcosa — cioè, impoverimento economico e ciclo del boom/bust.

Ma cosa succede se si rimuove completamente la banca centrale e si mantiene inalterato lo stock di denaro cartaceo?

Uno stock di denaro immutato provocherà un crash quasi immediato dell'attuale sistema monetario. Dopo tutto, il sistema attuale sopravvive perché la banca centrale, tramite le iniezioni monetarie, impedisce alle banche commerciali di fallire.

Non sorprende pertanto che la banca centrale debba sempre ricorrere a grandi iniezioni monetarie quando esiste una minaccia di shock politici o economici.

Si osservi che lo stesso destino è probabile con altri schemi. L'unica differenza, ovviamente, è che con questi altri schemi potrebbero richiedere un certo tempo prima che si verifichi un crash finale.

Per quanto tempo ancora la banca centrale possa far funzionare l'attuale sistema, dipende dallo stato del bacino della ricchezza reale. Fintanto che è ancora in crescita, la banca centrale ha probabilità di riuscire a mantenere vivo il sistema. Una volta che il bacino della ricchezza reale inizia a stagnare — o, peggio ancora, si riduce — allora nessun pompaggio monetario potrà impedire l'implosione del sistema.

In un libero mercato, se le persone aumentano la loro domanda d'oro a causa di un grande sconvolgimento, ciò aumenterebbe il potere d'acquisto del denaro; non ci sarebbero ulteriori disturbi. Il sistema monetario rimarrebbe intatto. Inoltre, al contrario del sistema monetario attuale, in un libero mercato il denaro non potrebbe scomparire e mettere in moto la minaccia del ciclo boom/bust.

Nelle operazioni a riserva frazionaria, quando il denaro viene rimborsato e la banca non rinnova il prestito, il denaro scompare. Poiché il prestito nasceva dal nulla, ovviamente non avrebbe potuto avere un proprietario. In un libero mercato, al contrario, quando l'oro viene rimborsato, viene consegnato al prestatore originale; lo stock di denaro rimane invariato.

L'unico modo per rendere il sistema veramente stabile è quello di consentire al libero mercato di prevalere. In un mercato veramente libero non c'è bisogno di preoccuparsi della questione del tasso di crescita "giusto" dell'offerta di moneta e nessuna istituzione è tenuta a regolare l'offerta di denaro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Murray N. Rothbard, Man, Economy and State (Los Angeles: Nash Publishing, 1970), p. 670.

[2] Ludwig von Mises, The Theory of Money and Credit (Irvington-on-Hudson, N.Y: The Foundation of Economic Education, 1971), pp. 32–33.

[3] Ludwig von Mises, Human Action, 3rd rev. ed. (Chicago: Contemporary Books, 1966), p. 421.

[4] Hans-Hermann Hoppe, “How is Fiat Money Possible?-or, The Devoluton of Money and Credit,” The Review of Austrian Economics 7, no. 2 (1994): 49–74.

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giovedì 19 ottobre 2017

La FED continua a viaggiare lungo l'autostrada del pericolo





di Thorsten Polleit


La Federal Reserve (FED) dovrebbe continuare a restringere la sua politica monetaria quest'anno. Secondo un ultimo sondaggio della Reuters, la FED potrebbe iniziare a ridurre il suo bilancio da $4,000 miliardi a settembre e, inoltre, aumentare ulteriormente il tasso d'interesse chiave attualmente compreso tra l'1.0 e l'1.25% nel quarto trimestre di quest'anno.

Secondo il pensiero popolare, è giunto il momento per l'economia statunitense di tornare ad un livello più normale di tassi d'interesse. La produzione industriale si sta espandendo ad un ritmo decente, la disoccupazione ufficiale è diminuita notevolmente e i prezzi del mercato azionario e dell'edilizia mostrano un innalzamento. Considerando queste circostanze, l'economia statunitense può ora affrontare una politica monetaria più ristretta, o almeno così si dice.

Dovrebbe essere compreso che ci saranno effetti collaterali, anche se non intenzionali, se e quando la FED aumenterà ulteriormente i tassi d'interesse. Ancora più importante, la FED non sa dove possa trovarsi il "tasso d'interesse neutrale". Se fa troppo, l'economia crollerà. Se non fa abbastanza, prolungherà solo il boom artificiale, causando investimenti improduttivi continui e, in ultima analisi, un'altra crisi.

Di certo tutto questo non è niente di nuovo: la FED è sempre stata la causa dei cilci boom/bust. Mette in moto un boom artificiale emettendo nuovi soldi fiat attraverso l'espansione del credito bancario. Un tale boom, però, prima o poi si trasforma in un bust. È pertanto fortemente consigliato di non aspettarsi niente di buono dagli interventi della FED.



Passando ai numeri

Questo naturalmente vale per quanto concerne il piano della FED di iniziare a vendere i titoli che ha acquistato durante la crisi finanziaria per sostenere il sistema economico e finanziario. Nel corso del 2008 e del 2009, la FED ha fornito al sistema bancario americano un'enorme infusione di denaro concedendo prestiti e acquistando titoli dalle banche.

La FED ha aumentato le disponibilità bancarie delle banche commerciali da $24.9 miliardi a $2,398.1 miliardi dal settembre 2008 a luglio 2017. Lo ha fatto acquistando titoli del Tesoro USA e titoli garantiti da ipoteca (MBS) pari a $1,908.9 miliardi e $1,770.3 miliardi rispettivamente. Nel frattempo le banche hanno rimborsato la maggior parte dei prestiti forniti dalla FED.

Questo, a sua volta, ha ridotto le disponibilità di denaro delle banche a $2,398.2 miliardi. Di conseguenza è diventato impossibile per la FED vendere tutte le obbligazioni che ha acquistato. Detto in modo semplice: Il sistema bancario statunitense non dispone attualmente dei fondi sufficienti per pagare gli acquisti obbligazionari da parte della FED pari a $3,755.8 miliardi.




Se la FED dovesse vendere solo il 64% delle obbligazioni nel suo bilancio, l'offerta della base monetaria nel sistema bancario americano sarebbe completamente eliminata, rendendo illiquido il settore bancario. In questo processo, i tassi d'interesse interbancari americani potrebbero presumibilmente schizzare in alto, inviando onde d'urto attraverso il sistema economico e finanziario, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo.



Tre opzioni

È lecito presumere che la FED e le banche vorrebbero evitare un tale scenario, quindi ci sono tre opzioni. Opzione 1: La FED vende solo una parte (piccola) della sua attuale quantità di titoli del Tesoro e MBS per evitare una carenza di liquidità nel mercato monetario interbancario. In altre parole: la FED dovrà rimanere seduta su una parte significativa delle sue obbligazioni e acquistare nuove obbligazioni una volta maturate.

Opzione 2: La FED cede le proprie obbligazioni e, allo stesso tempo, fornisce liquidità gestendo operazioni per tenere le banche sufficientemente dotate di liquidità. Acquista, ad esempio, prestiti al consumo e/o alle aziende da banche che emettono nuova base monetaria. Di conseguenza gli attivi della FED nel suo bilancio vedrebbero una discesa di titoli del Tesoro USA e MBS, mentre vedrebbero una salita dei prestiti al consumo e alle aziende.

Opzione 3: La FED scambia i propri possedimenti di titoli del Tesoro USA e MBS per titoli a scadenza a breve termine e li vende nel tempo, riducendo il più possibile l'offerta della base monetaria del sistema bancario. In questo modo, la FED ridurrebbe un po' il suo coinvolgimento attivo nei mercati del credito, limitandolo principalmente al mercato a breve termine.



I tassi d'interesse rimarranno distorti

Detto questo, sarà illuminante vedere quale opzione sceglierà la FED in ultima analisi. L'opzione 1 e 2 indicherebbero la volontà di mantenere la sua presa sull'azione dei prezzi e, di conseguenza, sui rendimenti dei mercati a reddito fisso. L'opzione 3, a sua volta, suggerirebbe che la FED voglia consentire ai tassi d'interesse a lungo termine di normalizzarsi almeno in una certa misura.

Qualunque opzione sceglierà la FED, in un modo o nell'altro, manterrà distorti i tassi d'interesse. Con l'emissione di nuovi quantitativi di denaro fiat attraverso l'espansione del credito, la FED inevitabilmente sconvolge il sistema dei prezzi dell'economia. Manipola la percezione del rischio e abbatte il valore dei flussi di cassa futuri.

Questo a sua volta causa molti problemi economici e sociali. Ancora più importante, le azioni della FED diminuiscono il potere d'acquisto del dollaro USA, distruggendo così gran parte dei risparmi delle persone. Inoltre la politica della FED ridistribuisce reddito e ricchezza, e provoca anche boom e bust costosi.

La FED non è la soluzione a tutti questi problemi. È la causa reale. Qualunque cosa farà la banca centrale statunitense, è sicuro che rimarrà sulla strada verso i guai.

Sebbene questo possa essere un messaggio tetro, potrebbe aiutare gli investitori a prendere decisioni sagge. Perché se la FED provocherà altri problemi, probabilmente ricorrerà a tassi d'interesse ancora più bassi e maggiore emissione di denaro fiat. Quindi, qualunque cosa accadrà a breve termine, c'è un buon motivo per aspettarsi che il dollaro fiat — e questo vale per tutte le valute fiat — perderà valore.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 18 ottobre 2017

Hard asset in un'epoca di tassi d'interesse negativi





di Marcia Christoff-Kurapovna


Il tempo è l'anima del denaro, il lungo termine — la sua immortalità. Gli hard asset sono per sempre, anche se venissero distrutti dai cataclismi della storia. Soprattutto perché hanno perpetuato le aristocrazie più competenti e potenti dell'Europa continentale, sin dalla prima guerra mondiale e, in alcuni casi, anche oltre; è la mentalità che ha sostenuto la repubblica democratica più seria nel mondo occidentale, quella della Svizzera (come dimostrato in questo articolo). In questa prospettiva, la gestione del denaro, precedentemente denominata "bancaria", è una questione seria di gestione del patrimonio e non un esperimento in laboratorio tra prodotti d'investimento progettato per gli schemi di arbitraggio fiscale dei manager negli hedge fund.

Più che mai la messa a fuoco sugli hard asset è una chiamata alle armi data la cultura deformata nei mercati, a causa della magia monetaria del settore bancario centrale. Nonostante la promessa iniziale di Trump di rilanciare l'economia, gli Stati Uniti rimangono immersi in una stagnazione economica dopo tanti anni di politiche basate sul debito, politiche di denaro facile e il fiasco dello ZIRP, i quali favoriscono una situazione bizzarra in cui l'economia reale sta andando male mentre i mercati salgono. In un tale ambiente, il fascino dei vecchi metodi non è mai stato così forte.

In una parola, gli hard asset permettono di costruire ricchezza al di fuori del mercato azionario. Fanno riferimento a tre strategie principali:
  1. proprietà terriera e/o terreni agricoli;
  2. oro, altri metalli preziosi e altri metalli specifici;
  3. mercato dell'arte.

Per quanto riguarda quest'ultima, s'intende l'arte come investimento e non come commercio, come quello che contamina l'attuale mondo insipido della pessima arte moderna. Le aste di Rembrandt e Picasso, di El Greco e Gerhardt Richter hanno infranto qualsiasi record, e non possono essere ignorate in qualità di eccellente porto sicuro, come anche altre opere d'arte eccezionali sono sempre state.

Tanto per cominciare, l'oro fisico ed i metalli preziosi rimangono un enigma nonostante siano stati protagonisti negli ultimi diciassette anni. L'oro è un asset da non perdere dato un ambiente economico con livelli di debito stratosferici e svalutazione monetaria rampante. L'argento, da parte sua, oltre al suo status di prestigio, ha anche innumerevoli applicazioni industriali ed è stato un protagonista del mercato toro dal 2000.

La Russia, in questo contesto, sta guidando la carica nel panorama a lungo termine. Negli ultimi tre anni la Banca di Russia è stata protagonista come accumulatrice d'oro e finora è stata proprio la prima tra le banche centrali internazionali ad acquistare tale asset. Al ritmo attuale, Mosca supererà la Cina entro il primo trimestre 2018 tra le cinque nazioni che hanno più oro. Attualmente i rapporti tra l'oro e il PIL delle principali potenze mondiali è: Russia 5.6%; Euro Area 3.6%; Stati Uniti 1.8% e Cina 1.5%.





Tuttavia sono due cose diverse Paesi che acquistano oro rispetto agli investitori. Il novantacinque per cento dell'oro del mondo è tenuto come riserva di ricchezza.

Altre commodity, come lo zinco e il rame, hanno scaldato i motori. Lo zinco, l'agente galvanizzatore per eccellenza, è stato il metallo più performante l'anno scorso. Il rame ha iniziato la sua resurrezione nel 2017, e alla fine di agosto di quest'anno una serie di commodity ha mostrato un consolidamento pluriennale. Anche il nichel e il cobalto sono finiti sotto i riflettori come metalli essenziali per il settore delle batterie a ioni di litio (Li-ion).

Il mondo dell'arte non è tanto lontano rispetto a quello dei metalli preziosi in termini di riserva di valore contro i tempi incerti. L'arte come investimento è da tempo una strategia privilegiata dall'élite europea. In tempi moderni, il fenomeno di una base sempre crescente di collezionisti e una minore offerta di opere di qualità museali è stato classificato come un modo significativo per proteggere i contanti durante i tempi difficili. Sebbene continuamente eclissati nei media dal mercato dell'arte contemporanea, i vecchi maestri (e il classico moderno — i grandi lavori del XX secolo) hanno mostrato risultati stabili e spesso spettacolari negli ultimi dieci anni, con entrambe le categorie che hanno raggiunto vette da record.

L'arte, per essere un rifugio sicuro, deve essere un investimento e non un capriccio — proprio come per la famiglia del Liechtenstein che acquisì molti secoli fa la Ginevra de Benci di Leonardo da Vinci. Dopo la seconda guerra mondiale suddetto principato quasi in bancarotta (i cui monarchi non erano e non sono sostenuti da tasse) lo vendette a Paul Mellon e alla National Gallery of Art di Washington DC. La Ginevra è ancora lì oggi (ed è l'unico dipinto di Leonardo in possesso degli Stati Uniti). Mentre l'investitore medio potrebbe non essere in grado di permettersi un maestro rinascimentale o un Picasso, ci sono sempre gemme sottovalutate o le nuove scoperte che porteranno guadagni inaspettati da qui a diversi anni.

Infine i terreni agricoli sono considerati da molti un'eccellente aggiunta ad un portafoglio di metalli preziosi. Come ha previsto Jim Rogers all'inizio di settembre, verranno accumulate fortune nell'agricoltura "e quando un settore diventa ambito, anche i cittadini mediocri fanno un sacco di soldi" in quel settore. Gli investitori in hard asset continuano ad includere i terreni agricoli nei loro portafogli "per combinare una fone che genera reddito ed una diversificazione/protezione contro l'inflazione". Storicamente i terreni agricoli, come le foreste dell'Europa continentale o dell'America latina, sono stati una classe di asset unica aventi una scarsa correlazione con le classi di asset tradizionali, le quali vanno bene quando l'inflazione sale.

Le riserve di denaro, i terreni, le infinite applicazioni delle risorse naturali; il prestigio, la privacy e il valore a lungo termine dell'arte: tale è la prospettiva insita nella filosofia degli hard asset. Oggi gli investitori indipendenti riderebbero in faccia alle banche — proprio per evitare i percorsi pericolosi messi a disposizione dalle banche stesse.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 17 ottobre 2017

“Più Europa” vuol dire più interventismo centrale?





di Daniel Lacalle


Immaginate per un momento di essere un cittadino britannico con diversi dubbi sulla Brexit. Accendete la televisione e ascoltate il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, affermare quanto segue:

  • I 27 paesi dell'Unione dovrebbero adottare l'euro e Schengen entro il 2019.
  • "Non siamo difensori ingenui del libero commercio".
  • L'Europa ha bisogno di un Sovrintendente Europeo per l'Economia e le Finanze, che sia anche vice-presidente della Commissione e Presidente dell'Eurogruppo.
  • Si deve creare un Fondo Monetario Europeo.

Probabilmente, in quel momento, molti dubbi si dissiperebbero. Peccato per coloro che vorrebbero che il Regno Unito rimanesse nell'Unione Europea. Probabilmente pensereste "grazie a Dio ne siamo fuori".

Il discorso di Juncker del 13 settembre non ha cercato di trovare elementi per un accordo con il Regno Unito, ma di rafforzare il modello attuale della zona Euro. È stato presentato come un'opportunità per ricordarci il progetto dietro l'Unione Europea, basato sul dirigismo economico e finanziario dell'interventismo francese. Decisamente lontano dal modello britannico, finlandese, irlandese o olandese basato sulla libertà economica.

Questo è il grosso problema. Il messaggio "più Europa" è sempre orientato verso "più interventismo".

Poche settimane fa abbiamo messo in dubbio il messaggio trionfale della Commissione Europea, il quale affermava che "l'Europa ha lasciato la crisi grazie all'azione decisiva dell'Unione Europea". Dopo il discorso di Juncker, possiamo dire che è scomparsa la minima probabilità che con la Brexit si fosse colta la palla al balzo per migliorare la libertà, la flessibilità e il dinamismo.

Invece di riflettere sulla ragione per cui l'iper-regolamentata Europa c'abbia messo tre volte il tempo degli altri Paesi per uscire dalla crisi, siamo di fronte alla classica risposta del potere burocratico.

Secondo Juncker e altri burocrati a Bruxelles se l'Europa cresce meno, crea meno occupazione ed esce dalla crisi più in ritardo, non è dovuto all'eccessiva burocrazia, ma perché non ce n'è abbastanza.

L'UE corre il rischio di cadere nella glorificazione della pianificazione centralizzata, l'assoluta omogeneità e l'interventismo obsoleto che non ha niente a che vedere con gli Stati Uniti d'America e invece presenta troppe coincidenze con l'Unione Sovietica dipendente sul politburo.

La richiesta di efficienza di Juncker può essere interpretata come un soffio d'aria fresca, ma contrasta con la realtà.

Secondo l'Intelligent Regulation Forum ed i dati ufficiali dell'Unione Europea per il 2015, i Paesi membri sono soggetti a più di 40,000 normative poiché fanno semplicemente parte dell'UE. Complessivamente tra regole, direttive, specifiche settoriali e industriali e la giurisprudenza, si stima che esistano circa 135,000 regole obbligatorie.

Un Fondo Monetario Europeo è chiaramente un sotterfugio per dare libero sfogo al finanziamento incontrollato degli elefanti bianchi statali, a vantaggio del governo centrale e dei settori in cerca di rendite. Di fronte all'evidente fallimento del già dimenticato "piano Juncker", nessuno sembra considerare il fallimento continuo dei piani industriali e di stimolo che hanno portato all'Unione Europea una sovraccapacità di oltre il 20% ed enormi buchi finanziari. Secondo Transparency International, nell'Unione europea tra il 10% e il 20% di tutti gli appalti pubblici si perdono in costi eccessivi e il 5% del bilancio annuale dell'UE non viene contabilizzato.

Nessuno c'ha pensato prima d'ora... un'idea "geniale": un mega fondo monetario che finanzia progetti megalomani senza un vero e proprio ritorno economico e con fondi illimitati pagati con i soldi dei contribuenti e un sovrintendente che si unisce agli altri super-ministri e alle sovrastrutture nazionali e sovranazionali. Una strategia che ha funzionato perfettamente... mai.



Un modello sbagliato

Il problema fondamentale di queste proposte è che spingono avanti un modello sbagliato, che potrebbe essere migliorato imparando da coloro che questo messaggio ostracizza, siano essi i britannici, i finlandesi, gli irlandesi o gli olandesi.

Che nessuno dei consiglieri e degli assistenti di Juncker abbia messo in dubbio la comodità di includere la seguente frase, è davvero interessante: "Non siamo sostenitori ingenui di un libero commercio, proponiamo un nuovo quadro comunitario per il controllo degli investimenti".

Ma no. Non si parla di correggere gli evidenti errori dell'interventismo. Non c'è un serio dibattito sul perché l'Europa non abbia, ad esempio, un Google, un Amazon o una Apple mentre conserva gelosamente un conglomerato di dinosauri. Non si parla di migliorare l'apertura nei confronti del resto del mondo in modo da stimolare l'arrivo di investimenti in ​​Europa. Si parla d'imporre soprattutto un "dirigismo", che funzioni o meno. Si parla di creare un santuario per adorare la burocrazia a tutti i costi, e coprirlo con spese inutili e arroventare la stampante monetaria quando le prove di una stagnazione diventano lampanti dopo minimi rimbalzi.

La cosa peggiore non è che il cittadino britannico pensi "è una buona cosa che siamo fuori". La cosa peggiore è ignorare una parte dell'Unione Europea che non vuole una fotocopia dell'interventismo francese.

Quando Bruxelles mette sullo stesso piano più Europa con più interventismo, l'UE corre il rischio di diventare meno. Molto meno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 16 ottobre 2017

Perché l'euro è crollato dopo la rielezione della Merkel





di Philipp Bagus


Dopo le elezioni tedesche tenutesi il 23 settembre, l'euro ha iniziato un forte declino. Ma perché una tale discesa della moneta comune?

Alla fine il risultato delle elezioni non sembrava portare cambiamenti significativi. Nonostante le sue perdite, il partito della Merkel, il CDU, è rimasta la forza più consistente nel parlamento. La Merkel continuerà ad essere il cancelliere tedesco. È anche vero, però, che l'AfD (Alternative for Germany) con un'ala nazionalista e libertaria ha preso un sorprendente 12.6% dei voti e lo ha fatto per la prima volta da quando è nel parlamento. Ciononostante l'AfD euro-critico è anni luce dal poter far parte del governo. Tutti gli altri partiti lo ostracizzano per essere estremista.

Il prossimo governo tedesco sarà probabilmente costituito da una coalizione tra CDU, FDP (democratici liberali) e Verdi, perché i socialdemocratici (SPD) sino ad ora si astengono dal rinnovare la loro coalizione con la Merkel.

Così, con la Merkel che rimane cancelliere, perché l'euro è sceso in seguito alle elezioni? La risposta è legata al discorso del presidente francese Emmanuel Macron due giorni dopo le elezioni tedesche, in cui ha sostenuto una nuova fondazione per l'Europa. Fra le altre proposte, Macron ha chiesto un'imposta europea sulle transazioni finanziarie e l'armonizzazione delle imposte sulla previdenza sociale e quelle sulle imprese all'interno dell'Unione Europea. Le sue proposte includono anche un bilancio comune per i 19 membri dell'area Euro, come un ministro delle finanze dell'Eurozona e, infine, una certa tassazione in tutta Europa.

Perché Macron ha aspettato fino alle elezioni tedesche per dire tutto ciò? La risposta è facile da dare: gran parte della popolazione tedesca è contro un Superstato Europeo e il trasferimento della sovranità a Bruxelles come previsto da Macron. Se Macron avesse tenuto il suo discorso prima delle elezioni, la Merkel avrebbe dovuto reagire. Se avesse approvato i piani di Macron, probabilmente avrebbe perso molti altri voti. Dato che Macron si aspettava una resistenza da parte degli elettori tedeschi, ha aspettato. Immaginava una rinnovata coalizione pro-UE tra l'SPD e la Merkel per portare avanti la sua agenda. Giustamente temeva l'ingresso del FDP nel governo. Secondo Le Monde, a luglio Macron avrebbe dichiarato: "Se si allea con il FDP, sono morto".

La sua paura è fondata. Nel programma del partito FDP troviamo una chiamata per limitare i salvataggi nell'Eurozona, per introdurre una procedura sovrana di fallimento per l'area Euro, nonché una solida opposizione agli eurobond e una difesa della deregolamentazione del mercato.

Se il FDP entra nel governo tedesco, i piani per una maggiore centralizzazione, i salvataggi statali ed uno stato supremo europeo subiranno una grande battuta d'arresto. E questa è la ragione per cui l'euro è sceso dopo le elezioni e perché le azioni bancarie greche sono calate a settembre.

L'euro incarna l'aspettativa che ci sarà una maggiore centralizzazione nell'UE e che i tedeschi salveranno i governi sovraindebitati. Il rapporto debito pubblico/PIL in Francia, Spagna, Italia e Grecia è rispettivamente del 96%, 99%, 132% e 179% (nel 2016). Se questi Paesi vanno in bancarotta per i loro debiti, si porteranno dietro i rispettivi settori bancari. Le perdite per la BCE saranno enormi e l'euro imploderà.

Per anni i governi europei hanno calciato il barattolo lungo la strada, facendo così salire i loro debiti grazie alle politiche monetarie estremamente espansive della BCE. Non sono stati risolti i problemi strutturali come i governi sovraindebitati, i settori pubblici di enormi dimensioni, i settori bancari insolventi, il debito pubblico ed i mercati del lavoro non flessibili. Infatti le politiche della BCE hanno permesso di rimandare nel tempo la soluzione a tutti questi problemi. Una volta che la la BCE normalizzerà la sua politica ed i tassi d'interesse torneranno ad un livello più normale, sarà game over per i Paesi fortemente indebitati. Qualcuno dovrà pagare il conto. I mercati pensano che sarà la Germania. In altre parole, prima che il mandato della politica monetaria della BCE possa essere normalizzato, la socializzazione dei debiti europei dovrà essere una garanzia.

Ad oggi è fondamentalmente il sostegno tedesco che sostiene i governi sovraindebitati. L'aspettativa di una centralizzazione e socializzazione del debito e uno stato supremo europeo è ciò che mantiene a galla l'euro. L'aspettativa di Macron & Co., ovvero, una centralizzazione a passi più spediti dopo le elezioni tedesche, è diventata meno probabile grazie al possibile ingresso del FDP nel prossimo governo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/