venerdì 17 agosto 2018

Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #4





di David Stockman


La direzione di Caterpillar ha commesso un peccato imperdonabile durante la teleconferenza della società nel primo trimestre di quest'anno: ha ammesso che i fagioli, se piantati, non fanno crescere piante che arrivano fino al cielo.

CAT aveva ventilato la possibilità dell'ennesimo trimestre "alla grande", secondo quello che si poteva leggere dagli algoritmi di trading. Nell'istante in cui questo "bip" ha attraversato le pagine della stampa, le azioni di CAT, già orribilmente sopravvalutate, sono balzate di un altro 2%, solo per scendere vertiginosamente quando il suo CFO, Brad Halverson, ha pronunciato tre parole ("high water mark") riguardo ai risultati del primo trimestre.

Ciò sarebbe costato $7 miliardi di capitalizzazione di mercato. Inutile dire che uno dei grandi mali della pianificazione monetaria centrale è che ha trasformato Wall Street in una petulante ed esigente orda di giocatori d'azzardo che credono che i prezzi delle azioni possano crescere fino al cielo; e che hanno il diritto di "comprare" sempre i segnali, che le notizie siano vere o meno.

Ad esempio, un team di gestione si è mai focalizzato sul tasso di riduzione del numero delle azioni proprie e ha riconosciuto che, prendendo in prestito denaro o deviando il flusso di cassa per finanziare tali riacquisti, stava creando rischi, per non parlare di pericoli, per le prestazioni future?

Qualche CEO indaffarato a pompare il suo ultimo contratto di fusione/acquisizione, ha mai riconosciuto che la tanto strombazzata "sinergia dei risparmi" potrebbe altrettanto facilmente ridurre le vendite, compromettere le prestazioni operative, o ritardare l'innovazione futura del prodotto, nonostante aumenti i margini ed i guadagni?

E soprattutto, quale compagnia ha mai ammesso che nonostante gli sforzi diligenti del management per migliorare ed eccellere, alla fine rimane sempre una creatura del ciclo economico? E che non vi è alcun ciclo economico nella storia registrata che non sia finito per un motivo o per un altro?

Ecco perché crediamo che la verità di CAT sia emblematica del momento attuale. Su base statistica, il ciclo attuale è diventato ottuagenario; e su una base fondamentale, ha vissuto di tempo preso in prestito tempo e denaro preso in prestito.

Tra le altre cose, questo significa che il guadagno a due cifre strombazzato nei guadagni del primo trimestre dovrebbe essere preso con le pinze. Come nel caso illustrativo dei risultati di McDonald's, dove il guadagno pubblicizzato del 22% era in realtà gonfiato in termini economici (vedi Parte 2), la schiacciante quota dei guadagni del primo trimestre è dovuta a fattori una tantum come il taglio delle aliquote fiscali per le aziende, i riacquisti di azioni proprie e la valuta.

I primi due fattori sono ovvi, con le aliquote fiscali effettive che sono scese di 10-20 punti percentuali rispetto allo scorso anno e il conteggio delle azioni S&P 500 è diminuito del 2-3%. Ma l'impatto dei cambi sui guadagni dell'indice S&P è quasi altrettanto incisivo, dato che oltre il 50% degli utili è attribuibile alle operazioni estere.

Nel terzo trimestre del 2014, il tasso di cambio del dollaro ha toccato un minimo di 20 anni a poco meno di 103, secondo il grafico qui sotto. Allo stesso tempo, i guadagni annuali segnalati per le società dell'indice S&P 500 hanno raggiunto un massimo post-recessione di $106 per azione, in parte grazie ai forti guadagni concessi dal pattern del dollaro.

Poi le cose sono cambiate, com'è evidente nel grafico qui sotto: il dollaro si è rafforzato notevolmente nel corso dei tre anni successivi, salendo di oltre il 25% a 129 all'inizio del primo trimestre 2017.

Nel frattempo anche i prezzi del petrolio e delle materie prime e gli utili sono diminuiti drasticamente, il che significa che, in combinazione con un dollaro in aumento, gli utili dell'indice S&P hanno affrontato una battuta d'arresto. A metà 2016, gli utili annuali erano scesi a $87 per azione, o del 18%.

Poi è arrivata una breve risalita degli utili dell'indice S&P 500. Le materie prime ed il ciclo commerciale sono rimbalzati sotto la spinta di un gigantesco impulso di credito emanato dallo Schema Rosso di Ponzi, mentre lo scorso ottobre Pechino ha gonfiato di più la sua montagna di debiti in preparazione dell'incoronazione di Xi Jinping come governante a vita.

Ciò ha notevolmente aumentato gli utili dell'indice S&P nei settori dei materiali ed industriali. Allo stesso tempo, il dollaro ha subito una brutta caduta dal picco del gennaio 2017. È crollato del 10% ad un minimo di 115 alla fine di gennaio 2018, aggiungendo così ulteriori utili segnalati tramite i guadagni nella conversione.

Di conseguenza i guadagni nell'indice S&P 500 sembravano aver raggiunto i $117 per azione su base annuale a marzo 2018, un aumento del 17% rispetto ad un anno fa e del 36% rispetto al minimo a metà del 2016.

Ma, attenzione, perché il dollaro sta già invertendo la tendenza e con i rendimenti dei titoli statunitensi in aumento e la falsa "crescita sincronizzata" che sta crollando all'estero, il biglietto verde non ha altro posto in cui andare se non in alto. E anche se l'attuale forte rimbalzo del dollaro andrà in stallo, ha poche prospettive di un ulteriore calo del 10% su base trimestrale come avvenuto nel primo trimestre di quest'anno.

Ancora più importante, il giro degli utili nell'indice S&P negli ultimi quattro anni ammonta a solo un aumento del 2.4% annuo, e anche questa non è un'aberrazione.

Oltre alla possibilità che il CFO di Caterpillar fosse stato chiaroveggente, gli utili dell'indice S&P 500 sarebbero cresciuti ad un tasso del 3.0% annuo per l'intero decennio dal massimo pre-crisi di $85 per azione nel giugno 2007.

Detto in modo diverso, il ciclo economico è ora più vecchio di 42 mesi rispetto al picco provvisorio del settembre 2014; la crescita del PIL globale e interno sta di nuovo rallentando, mentre lo Schema Rosso di Ponzi lotta per evitare di capovolgersi sotto il suo massiccio debito; ed i margini di profitto stanno già scendendo su base aggregata.

Quindi dimenticatevi dei delta. In verità, il primo trimestre del 2018 è in realtà un momento cruciale per esaminare i fondamentali di un ciclo di affari e profitti che si scontra con la vecchiaia statistica.


Il flusso e riflusso dei risultati finanziari di CAT nell'ultimo decennio segue da vicino il viaggio del mercato più ampio verso il suo attuale declino, anche se in forma leggermente più drammatica e amplificata ciclicamente.

Inutile dire che tutto inizia con l'esplosione dei bilanci delle varie banche centrali globali da $2,000 miliardi a $22,000 miliardi negli ultimi due decenni. Questo aumento senza precedenti di credito fiat ha consentito un'eruzione ancora maggiore di debito globale ed un'espansione del PIL alimentata dal debito.

Durante i due decenni che hanno avuto inizio nel 1994, quando la Cina ha svalutato la sua valuta del 60% e Greenspan ha aperto i rubinetti monetari della FED, il debito globale è cresciuto a dismisura: +$185,000 miliardi, un tasso di aumento del 9.0% annuo.

Ciò ha fatto sì che anche il PIL globale si espandesse, passando da $28,000 miliardi a $78,000 miliardi. Eppure questo ha rappresentato un tasso di crescita sostanzialmente più modesto (5.3%), il che significa che il rapporto di leva del pianeta ha fatto un balzo sorprendente.

Il rapporto debito globale/reddito è salito dall'1.45X nel 1994, che rappresentava la media storica per i rapporti d'indebitamento a livello generale, al 2.90X nel 2014 e da allora ha continuato a salire più in alto.


Va da sé che il debito a buon mercato e la robusta crescita del PIL sono una combinazione paradisiaca dal punto di vista dei fornitori nell'industria delle spese in conto capitale.

Sono state necessarie attrezzature pesanti per estrarre metalli e combustibile dal sottosuolo, trasportarli in tutto il mondo, erigere nuove capacità di conversione ed infrastrutture, costruire nuove strutture di produzione e distribuzione, e favorire i guadagni in entrata con una vasta espansione degli edifici commerciali e residenziali.

Non sorprende se la spesa in conto capitale globale abbia avuto un'età dell'oro, quasi quintuplicata negli ultimi due decenni. Eppure ha raggiunto il picco nel 2012-13 e c'è un motivo innegabile.


In una parola, quello era il momento in cui l'enorme impulso di credito post-recessione proveniente dallo Schema Rosso di Ponzi ha raggiunto il picco, portando così la domanda globale di spese in conto capitale, e in particolare delle grandi macchine gialle di CAT, ai massimi storici.

Tuttavia quando Pechino ha schiacciato il freno a mano monetario poco dopo per far raffreddare la baldoria risultante di scavi, cotruzioni, investimenti scriteriati e speculazioni, i tassi di attività sono diminuiti drasticamente... solo per innescare un nuovo ciclo di espansione del credito e domanda globale che ha raggiunto il picco all'inizio del 2014.

Il ridimensionamento successivo nel 2015 e nel 2016 si è rivelato particolarmente intollerabile per i Suzerain Rossi di Pechino. Questo perché minacciava di rovinare la festa del 19° Congresso del Partito Comunista (che si tiene ogni 5 anni) nell'ottobre 2017 e l'ascesa pianificata di Xi al ruolo di Leader Supremo con più potere di qualsiasi altro oligarca comunista dopo Mao Zedong.

È stata la successiva impennata dell'impulso di credito della Cina, seguita da un'impennata di investimenti e produzione interna, che hanno riacceso la domanda ed i prezzi globali delle materie prime, nonché la produzione ed il commercio industriale mondiale durante la seconda metà del 2016 e fino al 2017.

Questa è diventato nota come "crescita globale sincronizzata" a Wall Street ed è stata il carburante che ha spinto il mercato azionario al suo picco nel gennaio 2018 e ha aiutato i guadagni a rimbalzare come sopra delineato.

Ma non è stato l'inizio di una perenne espansione globale; era solo una parentesi che serviva a Pechino e ora si sta rapidamente invertendo. Gli indicatori del sentiment delle imprese in Germania, che vivono per la domanda cinese di beni capitali e di automobili di lusso, sono la testimonianza di questa verità.


Inutile dire che al disfacimento dello Schema Rosso di Ponzi seguirà anche quello delle grandi macchine gialle.

Le vendite di CAT hanno raggiunto un picco di $66.3 miliardi nel giugno 2012, così come il suo reddito netto a $6 miliardi. Da allora in poi è stato un lungo scivolone, mentre il boom storico e irripetibile degli investimenti cinesi dopo la crisi finanziaria globale si è raffreddato rispetto al picco del 2012.

Data la lunga catena di inventari CAT attraverso la sua rete di rivenditori globali, le sue spedizioni sono diminuite per quattro anni consecutivi, con vendite che hanno toccato il fondo a settembre 2016 a $40 miliardi. Questo crollo del volume, a sua volta, ha comportato una severa compressione dei margini in un'attività altamente ciclica con enormi costi fissi.

Di conseguenza il reddito netto è crollato dell'83% a solo $1 miliardo a settembre 2016.

Ma ecco il punto: l'incoronazione di Xi nel 2016-2017 ha rappresentato un bottom per il mercato globale delle spese in conto capitale. Di conseguenza CAT ha iniziato a ricostituire gli inventari, gonfiando così le vendite ed i margini operativi registrati negli ultimi sei trimestri.

E questo, a sua volta, ha causato la lettura errata da parte degli algoritmi di trading a Wall Street. Tra l'inizio del 2016 e il picco del gennaio 2018, le azioni di CAT sono salite da $60 per azione a $170 per azione, con un aumento di $65 miliardi nella capitalizzazione di mercato.

Inutile dire che lo Schema Rosso di Ponzi non ripeterà il momento pirotecnico economico 2008-2012, ma gli analisti non hanno avuto problemi a spiegare un ritorno a $66 miliardi di vendite e $6 miliardi di reddito netto.

Ahimè, questo è solo un pio desiderio. Ma le vendite hanno ritracciato solo del 31% dal loro picco nel 2012 e l'utile netto ha recuperato solo il 24% del suo terreno perduto.


Inutile dire che qui sta la morale della favola.

Durante il trimestre appena conclusosi, il reddito netto annuale di CAT e il flusso di cassa operativo sono stati rispettivamente di $2.2 miliardi e $2.5 miliardi. Ciò si traduce in multipli di valutazione rispettivamente del 46X e 40X, al picco del gennaio 2018, e solo leggermente più bassi al prezzo attuale di $144 (rispettivamente 38X e 34X).

Nessuno sano di mente pagherebbe multipli così ridicolmente alti per un business violentemente ciclico che ha raggiunto il suo picco.

Inoltre il casinò di Wall Street non è né un libero mercato, né gli speculatori ed i robo-trader sono intenzionati a rappresentarlo.

La prova è nel grafico qui sotto. Nel corso degli ultimi quattro anni il flusso di cassa operativo di CAT è crollato del 58%, da $6 miliardi a soli $2.5 miliardi.

Allo stesso tempo, la sua capitalizzazione di mercato è aumentata di $40 miliardi, o del 67%, al picco del 26 gennaio all'inizio di quest'anno, ed è ancora in aumento del 40%.

C'è solo un modo in cui il "giù" diventa "su", e questo avviene attraverso un'enorme espansione dei multipli.

Infatti il multiplo del flusso di cassa di CAT è triplicato rispetto a quello storico del 11-12X: a quasi 34X al momento attuale.


Rimanete sintonizzati. Pensiamo che il casinò inizierà presto a pregare che queste cifre non siano un precursore dell'ennesimo ciclo in stile 2008-2009.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione.html

=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_14.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_16.html

=> Potete leggere la Parte 5 a questo indirizzo:


giovedì 16 agosto 2018

Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #3





di David Stockman


Ora che l'economia statunitense ha raggiunto il secondo posto negli annali delle espansioni del ciclo economico, gli economisti keynesiani a Wall Street stanno iniziando a disquisire circa il secondo decimale nelle cifre mensili dell'inflazione. L'ultimo esempio è uno dei geni di Deutsche Bank, Torsten Slok.

C'è uno straccio di prova che la microscopica variazione tra l'1.9% e il 2.3% nelle cifre dell'inflazione in base al deflatore PCE, faccia una qualche differenza per le prestazioni e la prosperità dell'economia di Main Street? O per la FED affinché possa aggiustare la differenza in qualsiasi evento?

Niente di tutto ciò. L'intera narrativa sul targeting dell'inflazione, sia per le varianti lowflation che per l'inflazione in aumento, è una copertura istituzionale senza fondamento per la pianificazione monetaria centrale della FED e la risultante intrusione persistente e pesante nei mercati degli asset.

Mette in scena un teatro kabuki diretto dalla banca centrale per l'apparente scopo di mantenere le temperature inflazionistiche né troppo calde né troppo fredde, ma giuste.

Sì, dicono che il loro "mandato" del Congresso li giustifichi a percorrere questo cammino... ma per favore!

Lo potremmo definire una specie di peana per la maternità macroeconomica, che è così vaga e ambiziosa che può significare praticamente qualsiasi cosa. Per quanto riguarda l'obiettivo dell'inflazione, potrebbe essere altrettanto facilmente lo 0.0%, o 1.50%, o 2.35%. O potrebbe non essere affatto un numero, come è stato effettivamente il caso nelle procedure operative della FED tra il 1978 e il 2011.

L'obiettivo al 2.00% adottato nel 2012 è il lavoro di un paio di sciroccati monetari chiamati Ben Bernanke e Fred Mishkin. I loro scritti sarebbero stati poco noti e non sarebbero stati ricordati a lungo, ma la disgrazia ha voluto che fossero nominati nel politburo monetario da parte di sciroccati politici repubblicani al servizio di George Bush.

Il fatto che siamo tormentati dall'obiettivo d'inflazione targato Bernanke è la testimonianza stessa del punto più grande qui: lo statuto della Federal Reserve è uno degli atti più soggetti ad una libera interpretazione mai scritti.

Delega potere plenario alla FED di dominare direttamente quello che oggi è un mercato finanziario da $100,000 miliardi negli Stati Uniti; e, indirettamente, gli dà la sovranità sul resto di quelli nel sistema finanziario globale.

Di conseguenza non è un'esagerazione affermare che la FED è l'equivalente di un politburo monetario, il quale governa tutta la vita economica mediante teorie, dettami, fallacie e capricci che caratterizzano la sua ristretta cerchia di incaricati e burocrati, oltre ai trader di Wall Street e agli economisti mainstream che si nutrono delle sue azioni.

Il fulcro di questa organizzazione è la nozione screditata nota come Curva di Phillips, una sorta di compromesso tra inflazione e crescita/occupazione; e le dichiarazioni associate che l'economia statunitense è attualmente entrata nella zona di piena occupazione e sta operando vicino al suo PIL potenziale massimo.

Si ritiene, pertanto, che gli osservatori della FED debbano essere vigili per quei segnali di "surriscaldamento" attraverso i tassi d'inflazione misurati, i quali potrebbero puntare troppo lontano il magico 2.00%.

Da questa posizione di cautela, a sua volta, scaturisce un dibattito arcano ed esoterico su quanti punti decimali superiori al 2.00% possano essere tollerabili e per quanto tempo il FOMC debba inclinarsi ai venti dell'inflazione.

Ecco il punto: l'intero dibattito è costituito da spazzatura accademica. L'idea che i punti decimali nelle cifre dell'inflazione facciano la differenza e che la banca centrale sia capace di gestire un'equazione inesistente chiamata Curva di Phillips, è tanto assurda quanto i dibattiti medievali sul sesso degli angeli.

Vale a dire, a causa della storia moderna che ci ha preceduto, esiste un mercato globale per beni, servizi, capitali e soprattutto lavoro; e, a causa della fecondità della popolazione del pianeta negli ultimi decenni, c'è virtualmente una riserva illimitata di lavoro potenziale, almeno per i prossimi decenni, fino a quando le curve demografiche non inizieranno la loro discesa fatale.

Allo stesso modo, a causa della cattiva attività monetaria della FED e delle altre banche centrali in tutto il mondo, esiste ora un'alluvione simile di capacità produttiva in eccesso.

Cioè, dal momento che i banchieri centrali hanno reso il capitale troppo economico attraverso la massiccia stampa di denaro e una prolungata repressione finanziaria, la capacità di estrazione, produzione, spedizione, deposito e distribuzione nell'economia globale supera ampiamente l'attuale utilizzo redditizio.

Lo Schema Rosso di Ponzi, ad esempio, ora sfoggia 1.2 miliardi di tonnellate di capacità in acciaio, ma probabilmente non può utilizzare su base stabile ed a flusso continuo più acciaio pro-capite rispetto all'economia statunitense, la quale consuma circa 650 libbre all'anno per persona.

Ciò a cui ci riferiamo è la quantità di produzione annuale di cui avrà bisogno per scopi di sostituzione (automobili, frigoriferi, binari, edifici ecc.) quando vengono costruite città fantasma, industrie fantasma, ponti fantasma, aeroporti fantasma e ferrovie fantasma.

Ai livelli pro-capite degli Stati Uniti, il fabbisogno di flusso in regime stazionario ammonterebbe a soli 450 milioni di tonnellate per la Cina, ipotizzando che possa triplicare il proprio reddito pro-capite prima che crolli l'intero castello di carte. E significa anche che la Cina ha oltre 700 milioni di tonnellate di capacità in eccesso, o più delle industrie siderurgiche di Giappone, Corea del Sud, UE e Nord America messe insieme.

In breve, il lato dell'offerta dell'economia globale è strabordante, il che significa che una rottura inflazionistica nel prezzo delle merci non è affatto possibile al momento. Al contrario, il massiccio sbalzo nel mondo del lavoro e nella capacità produttiva funziona come un'ancora deflazionistica, e continuerà a farlo per qualche tempo a venire.

Nell'ultimo decennio, ad esempio, il prezzo dei beni durevoli è diminuito del 15%. E dopo la massima esplosione del prezzo del petrolio nel 2008, è stata messa in linea tanta capacità di produzione di energia, in particolare i giacimenti shale oil statunitensi, che l'indice globale dei prezzi dell'energia ha continuato a scendere su una base tendenziale nonostante il breve ciclo negli inventari estratti.


Né la predominanza dei prezzi cinesi per i beni in un'economia globale durerà molto. A causa delle odierne reti e tecnologie di informazione globali, sempre più servizi vengono sfruttati e commercializzati.

Ciò equivale ai prezzi indiani, dove gli investimenti in attrezzature sono stati alimentati da un capitale globale a buon mercato e abbondante, e dove la manodopera viene continuamente rifornita dall'enorme riserva indiana di lavoratori istruiti ma sottoccupati.

Ad esempio, dal 1993 l'occupazione di IBM in India è passata da zero a oltre 130,000.

Quindi, a livello globale, l'idea stessa di un rigido compromesso della Curva di Phillips è fasulla, perché l'offerta è altamente elastica e aperta nell'economia dei beni e dei servizi.

Inoltre, a meno che Trump non abbia successo nella costruzione di muri commerciali intorno all'economia statunitense e imponga un grado di autarchia adeguato alla sua visione mercantilista, che non pensiamo possa accadere, l'idea di una Curva di Phillips in Un Paese (ovvero gli Stati Uniti) non esiste né in cielo né in terra.

Dopotutto il turnover di beni e servizi degli Stati Uniti con il resto del mondo ammonta attualmente a poco meno di $6,000 miliardi all'anno. Si tratta di un'enorme quantità di cose, e significa che l'implicita economia della vasca da bagno della FED e la Curva di Phillips in un Solo Paese sono semplicemente un'assurdità.

Sicuramente la carenza di alcune categorie di manodopera, come i camionisti, non dimostra nulla, nonostante tutte le teorie keynesiane sulla Curva di Phillips.

Al contrario, troppo pochi guidatori di camion in un dato momento sono semplicemente una questione di prezzi del lavoro. I datori di lavoro pagheranno di più per assumere e formare camionisti e alla fine la presunta carenza sparirà; è una questione che sta al libero mercato risolvere, non al politburo monetario nell'Eccles Building.

Ancora più importante, nell'ambiente economico odierno c'è sempre un enorme serbatoio di lavoro addizionale disponibile, ad un certo prezzo.

Cioè, studenti, beneficiari di buoni pasto, pensionati, falsi disabili, lavoratori domestici non retribuiti e molti altri sono disponibili ad un certo prezzo di lavoro. Ciò è particolarmente vero in un'economia orientata ai concerti, dove i lavori part-time ed a progetto sono diventati un modus operandi consolidato; e dove le moderne tecnologie di collocamento la rendono altamente efficiente.

Come abbiamo spesso notato ci sono circa 210 milioni di adulti americani sotto i 68 anni che sono teoricamente utilizzabili nell'economia monetaria. In un normale anno lavorativo di 2,000 ore, stiamo parlando di 420 miliardi di potenziali ore lavorative rispetto a solo 250 miliardi di ore effettivamente utilizzate secondo il BLS.

Non diremo che il tasso di disoccupazione reale è quindi al 40%, ma insistiamo fermamente sul fatto che se queste 170 miliardi di potenziali ore di lavoro vengono utilizzate nell'economia commerciale o meno, non ha praticamente nulla a che fare con la FED ed i suoi tre o quattro rialzi dei tassi simbolici in un dato anno.

Ma l'idea che la vasca da bagno del PIL sia vicina ad essere riempita fino all'orlo e stia per innescare una svolta dell'inflazione in base alla Curva di Phillips, è solo una follia accademica; è una semplice foglia di fico per mantenere il FOMC occupato a sostenere i canyon di Wall Street.

La verità è che, a prescindere dalle assurdità della Curva di Phillips, non vi è alcun motivo per manipolare i tassi d'interesse e altri prezzi degli asset finanziari. Nel lungo periodo, tuttavia, l'inflazione sarà pari al 2.0% e durante i suoi intervalli a breve termine più caldi o freddi non vi è una stretta correlazione con le ondulazioni della crescita dell'output nell'economia nazionale.

Come mostrato di seguito, dal gennaio 2000 il tasso annualizzato di aumento dell'IPC è stato del 2.15% e il tasso di aumento cumulativo per il deflatore PCE (parametro preferito della FED) è stato dell'1.84%.

Finora in questo secolo, il primo parametro ha superato di 15 punti base all'anno il target e il secondo è stato di 16 punti base troppo basso, nonostante la lungimiranza dei nostri pianificatori monetari centrali.

E per tutto il tempo la linea verde (vendite finali reali), che è un ragionevole proxy per l'espansione economica, ha ondulato nel suo stesso canale, riflettendo il commercio mondiale ed i cicli di produzione ed i sottocicli come qualsiasi altra cosa.


Il problema dell'inflazione in America oggi non è nell'IPC o nella PCE; è nelle medie delle azioni.

E ciò che minaccia la prosperità di Main Street, sono le bolle a Wall Street. Sfortunatamente quando scoppieranno si innescheranno tentativi disperati nei piani alti delle grandi aziende per placare Wall Street gettando a mare lavoratori, beni e piani di ristrutturazione.

Ironia della sorte, quindi, in nome dell'inflazione intorno all'obiettivo infondato del 2.00% e della Curva di Phillips, la FED sta generando una massiccia inflazione degli asset finanziari e le crisi seriali e la recessione che inesorabilmente ne seguiranno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



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martedì 14 agosto 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 14/8/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica prezzo di Bitcoin. Ovviamente stiamo parlando di idee personali ed analisi secondo il mio giudizio, di conseguenza non rappresentano affatto un invito automatico all'azione. Cerco di norma di fornire un background quanto più completo possibile per permettere anche ad altri di trovare la propria strada laddove c'è nebbia. Il nostro viaggio ci porterà ad analizzare i vari archi temporali del prezzo di Bitcoin e gli indicatori, aggiorneremo i nostri indicatori di riferimento preferiti che finora sono stati alquanto precisi nel delineare l'andamento del prezzo di Bitcoin e delineeremo i prossimi supporti da tenere a mente in modo da avere una buona finestra d'entrata nel prossimo ciclo.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--14-8-2018-2c19f7c9582e


Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #2





di David Stockman


C'è stata un po' di euforia nel casinò ieri, soprattutto perché McDonald's ha fatto registrare un guadagno "aggiustato" dei profitti al 22%.

Peccato che non ci fosse assolutamente niente da festeggiare. Le vendite in realtà sono diminuite del 9% rispetto al trimestre di un anno fa e, fatto salvo per lo svenimento del dollaro lo scorso anno (ora in rapida inversione), le vendite sarebbero diminuite del 15%.

Non importa, dicono i maghi di Wall Street. Il crollo delle entrate è dovuto al "riposizionamento strategico" dell'azienda, il che significa che ha venduto i negozi della società ai franchisee, riducendo così la sua prima linea.

Bene. La direzione afferma che è stato fatto tutto per migliorare le prestazioni operative.

Ma non è così che stanno le cose.

I proventi operativi sono aumentati solo del 5.0% su base riportata, ma sono stati costanti se aggiustati all'andamento del dollaro. E il reddito ante imposte è aumentato del 4% su base riportata, ma in calo dell'1% in valuta costante.

Quindi, in che modo la crescita negativa del reddito ante imposte in valuta costante si è trasformata in un guadagno aggiustato del 22% per azione?

È accaduto essenzialmente nella stessa maniera che ha portato l'intero casinò a sfoggiare guadagni in forte espansione nel primo trimestre.

Per esempio, l'anno scorso l'aliquota fiscale di McDonald's era del 32.8% rispetto al 24.4% di quest'anno (dopo l'aggiustamento carryover di $0.07 dal quarto trimestre); la sua quantità di azioni l'anno scorso era più alta del 3.3% (825.2 milioni di azioni contro 798.7 milioni); il dollaro era del 5.5% più forte. Di conseguenza i guadagni dichiarati erano solo $1.47 per azione l'anno scorso.

A valuta costante, aliquota fiscale costante, quantità costante di azioni, McDonald's ha guadagnato $1.79 per azione quest'anno e $1.80 l'anno scorso!

In breve, Mickey D è il manifesto della falsa festa del primo trimestre che viene rilanciata dai truffatori di Wall Street e dalle loro ancelle sulla stampa finanziaria. Quasi tutti i guadagni sfoggiati sono dovuti a valuta, numero di azioni e aliquote fiscali.

Inutile dire che non è possibile capitalizzare questi tipi di guadagni, perché sono non ricorrenti e non sostenibili.

Tuttavia quando il casinò va in iperventilazione per un guadagno del 22%, mentre l'economia reale ha una crescita pari a zero, evidente anche nel comunicato stampa di 2 pagine della società, allora stiamo parlando di mendacità voluta e cosciente.

Ma a quanto pare non importa. I robo-trader del casinò sono programmati secondo l'ipotesi keynesiana, completamente ingiustificata, che le economie e gli utili aziendali non cessano mai di crescere finché la banca centrale è "accomodante". Quindi non si preoccupano di quale sia stata la tendenza a 10 anni, perché la FED farà continuare la festa indefinitamente, o soccomberà a Wall Street se cercherà di rimuovere la brocca del punch.

Inutile dire che non ci potrebbe essere un'ipotesi più fallace al momento attuale. Questo perché l'espansione corrente è ora nel mese #106.

Ciò la rende tecnicamente il ciclo più lungo mai visto, dopo aver superato il boom "guns and butter" di LBJ negli anni '60 (105 mesi), mentre si avvicina a quello record di 119 mesi degli anni '90.

Ma ecco il punto: la vecchiaia del ciclo attuale è stata realizzata sulla scia della più debole ripresa economica della storia; e nel contesto di un'economia che è stata affamata di investimenti produttivi, mentre veniva caricata con enormi quantità di debito pubblico e privato.

Detto in modo diverso, è sempre sciocco pagare multipli PE folli al vertice di un ciclo economico, perché per definizione tali livelli di guadagno massimo non sono sostenibili e non possono essere capitalizzati come se lo fossero.

Ad esempio, i guadagni massimi dell'indice S&P 500 a $85 per azione nel giugno 2007 erano capitalizzati al 17.6X. Eppure non era economico o il tempo di acquistare durante i proverbiali ribassi: entro due anni i guadagni sarebbero diminuiti di $7 per azione, e l'indice azionario sarebbe crollato del 55%.

Ma a 106 mesi di età, il ciclo attuale è praticamente senza ossigeno. Questo perché una crescita sostenuta richiede investimenti in attività produttive, ma non ce n'è stato nessuno.

Di conseguenza, il corpo economico degli Stati Uniti è estremamente fragile e non è affatto destinato a crescere in base alle proiezioni del tasso di crescita degli utili a due anni del 54% ($169 per azione stimati per il 2019 contro $110 per azione effettivi per il 2017).

Ad esempio, l'investimento netto reale fisso (cioè non residenziale) è stato di $492.4 miliardi secondo i numeri appena sfornati dal Dipartimento del Commercio per il primo trimestre 2018. Ciò significa che dieci anni hanno prodotto un errore di arrotondamento: il dato era di $492.1 miliardi nel quarto trimestre 2007!

Inutile dire che questo non è ciò che Steve Lies-man vi dice nell zombie-box, o ciò che la FED menziona occasionalmente nelle sue previsioni post-meeting.

Questo perché da buoni keynesiani si concentrano sugli investimenti reali lordi, che sono passati da $2,000 miliardi al picco del 2007 a $2,400 miliardi nel primo trimestre 2018. Anche così, il tasso di crescita implicita dell'1.9% annuo non è nulla di val la pena di scrivere.

Eppure il tiepido tasso di crescita degli investimenti viene applaudito dalla narrativa mainstream. Salvo poi notare che gli investimenti aziendali lordi sono tornati a quelli che erano nel primo trimestre del 2000, a $1,600 miliardi. Ciò significa che durante tutto questo secolo fino ad oggi, il tasso di crescita tendenziale è stato solo del 2.3% all'anno.

E questo ci porta al punto fondamentale: durante lo stesso periodo di 18 anni, il consumo reale di capitali da parte delle imprese è salito da $1,090 miliardi a $1,910 miliardi, o del 3.2% annuo.

Detto in modo diverso, nel corso degli ultimi due cicli economici, il tasso di crescita del consumo reale di capitali è stato molto più alto di quello degli investimenti lordi reali. L'economia americana stava essenzialmente mangiando i propri semi invece di piantarli.

Infatti gli investimenti reali netti delle imprese (dopo aver sottratto il consumo di capitale dagli esborsi lordi) nel primo trimestre del 2000 ammontavano a $508 miliardi annui, o circa il 3.3% in più rispetto al tasso di $492 miliardi registrato per il trimestre appena conclusosi.

Inoltre se si osservano i tre elementi che costituiscono l'investimento aziendale, la trama è praticamente la stessa.

Gli investimenti netti reali in strutture erano a $129 miliardi nel primo trimestre del 2018, ma ciò rappresentava una crescita annua negativa del 2.5% dal primo trimestre del 2000, quando la cifra si attestava a $203 miliardi.

Allo stesso modo, l'investimento reale netto in proprietà intellettuale è stato sostanzialmente piatto, a $104 miliardi in suddetto periodo; e l'investimento reale netto in attrezzature a $261 miliardi durante il periodo appena trascorso, rifletteva un tasso di crescita di appena lo 0.95% annuo.

Inutile dire che la crescita zero nell'investimento reale netto per 18 anni consecutivi è qualcosa di nuovo sotto il sole, e non in senso positivo; e non in un modo che sia lontanamente compatibile con l'attuale previsione di crescita del 54% di Wall Street nei prossimi due anni.

Infatti la debolezza dell'economia americana nella fase del ciclo attuale è decisamente evidente quando la confrontiamo con il periodo espansionistico record degli anni '90 (119 mesi).

Durante quel periodo di 10 anni, gli investimenti reali erano passati da $169 miliardi (1990) a $526 miliardi (2000), o saliti del 12.0% all'anno.

Il ciclo economico degli anni '90 scoppiò nel marzo 2001. Subito dopo seguì una modesta recessione nei trimestri successivi, fino a quando Greenspan aprì i rubinetti monetari ed alimentò la bolla immobiliare che finì in lacrime nel settembre 2008.

Durante la fase espansiva nel mese #105 degli anni '60, il livello iniziale del debito durante il terzo trimestre del 1960 era di $777 miliardi, che rappresentavano 1.42 volte il PIL. Quando l'espansione si concluse definitivamente nel quarto trimestre 1969, il livello totale del debito pubblico e privato era salito a $1,040 miliardi, ma erano ancora solo 1.48 volte il PIL.

In una parola, il carico del debito era basso e in linea con la tendenza dei 100 anni precedenti a circa 1.5 volte il reddito nazionale; e il rapporto di leva implicita non era aumentato in modo misurabile.

Allo stesso modo, durante il boom degli anni '90, i livelli iniziali del debito erano di $13,800 miliardi, che rappresentavano 2.3 volte il PIL; e il livello finale nel dicembre 2000 era di $29,000 miliardi e rappresentava 2.8 volte il PIL.

Quindi il rapporto di leva finanziaria è cresciuto in modo significativo durante il cosiddetto boom di Greenspan degli anni '90, ma è stato accompagnato da un robusto tasso di crescita degli investimenti netti, che come sopra illustrato è triplicato nel corso di quei 10 anni.

Al contrario, il debito iniziale nel dicembre 2007 era di $52,600 miliardi. Ciò rappresentava 3.58 volte il PIL ed era la prova del cosiddetto LBO nazionale verificatosi dopo l'inaugurazione della Finanza delle Bolle nell'ottobre 1987.

Inutile dire che gli ultimi otto anni della cosiddetta ripresa non hanno praticamente prodotto alcuna riduzione della leva finanziaria, con un debito pubblico e privato ora a $68,600 miliardi, o ancora 3.47 volte il PIL.

In breve, la seconda espansione più lunga registrata nella storia degli Stati Uniti è stata accompagnata da una crescita zero negli investimenti reali netti e da un aumento di $16,000 miliardi del debito nominale.

Allo stesso tempo, come abbiamo mostrato nella Parte 1, la produzione industriale ha percorso la linea piatta così come il reddito familiare medio reale. Infatti, tra il 1999 e il 2016, i redditi mediani reali sono cresciuti di $22 l'anno.


In altre parole, l'economia di Main Street non è sostanzialmente andata da nessuna parte nell'ultimo decennio e mezzo, e si sta dirigendo verso risultati ancora più deboli, dato l'attuale livello di indebitamento e la profonda carenza di investimenti netti reali.

Solo se attribuite a Mickey D una crescita degli utili del 22% nel corso del recente trimestre potreste concludere che ora è il momento di acquistare durante i ribassi.

Invece ciò che andrà a ribasso sarà l'attuale ciclo economico fragile e questa volta la FED non sarà pronta.

Infatti l'Eccles Building è ora deciso a somministrare la cura del QT; e non è così che sono finite le altre due espansioni più lunghe della storia.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_16.html

=> Potete leggere la Parte 4 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_17.html

=> Potete leggere la Parte 5 a questo indirizzo:


lunedì 13 agosto 2018

Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #1





di David Stockman


Stamattina lo zombie-box ha sfornato l'ennesimo keynesiano da strapazzo, un economista di nome Ian Shepherdson, il quale ha dato il segnale per comprare azioni.

Ha affermato che i cicli economici non finiscono mai, e che la FED vi copre le spalle e porterà il PIL sempre più in alto. Inoltre vi è un'enorme domanda repressa di spese in conto capitale, che presumibilmente determinerà una nuova fase di forte crescita del PIL.

Questa prospettiva è così ridicola che potremmo liquidarla come una tipica sciocchezza di Wall Street. Dopotutto, di seguito ci sono le 28 espansioni commerciali precedenti sin dal 1879, e tutte sono sicuramente finite. E 10 di loro prima che la FED aprisse i battenti nel 1914.

Quindi non si può dire che tutto ciò che è emerso prima del giugno 2009, quando è iniziata l'attuale e presunta ripresa economica, sia preistoria; e che l'economia statunitense sia ora sotto la straordinaria tutela degli strateghi keynesiani presso la FED che hanno infine scoperto il segreto di una piena occupazione perenne, un mondo senza fine.

Perlomeno questa cosa la sa chi dispone di un briciolo di buon senso e sa anche che i dottorati sono inutili nel mantenere sulla "retta via" un'economia da $19,000 miliardi.

Infatti gli Ian Shepherdson del mondo sono solo il gruppo ausiliario dei burocrati keynesiani che gestiscono la FED e altre banche centrali, aventi la stessa arroganza anti-mercato.

Hanno passato gli ultimi 10 anni a bloccare, annullare e soffocare le forze di mercato nel sistema finanziario. Così facendo hanno drasticamente falsificato tutti i prezzi degli asset finanziari: dai carry trade, alle azioni FAANG, al decennale USA, alle obbligazioni spazzatura, al debito a 100 anni emesso dall'Argentina lo scorso giugno, ecc.

Il risultato è un sistema finanziario pieno di bolle incendiarie, eccessi speculativi e trappole finanziarie, come le centinaia di miliardi in traffici di parità di rischio, o nelle azioni del momento come Amazon, Netflix, Nvidia e Broadcom. Negli ultimi 5 anni questi ultimi due hanno fatto registrare guadagni rispettivamente del 17X e del 12X in capitalizzazione di mercato rispetto alla crescita del loro reddito netto del 5X e del 4X.

Inoltre queste distorsioni si sono riversate nell'economia reale.

La Finanza delle Bolle della FED a Wall Street, infatti, è un'attività che finisce per predare Main Street. Incoraggia i piani alti delle grandi aziende ad utilizzare flussi di cassa e bilanci per finanziare massicce manovre d'ingegneria finanziaria, riducendo quindi gli investimenti in attività produttive, nuovi prodotti, impiegati più efficienti e qualificati, e altri ingredienti imprenditoriali legati alla crescita capitalista.

Di conseguenza, come nel caso di un anziano le cui difese indebolite e la ridotta capacità di recupero aprono la porta ad infezioni e ad altre minacce esogene, l'economia di Main Street è vulnerabile.

In una parola, l'economia americana è ora piena di infezioni e menomazioni debilitanti; ed avendo visto un'espansione di 106 mesi, o 2.5 volte il ciclo storico medio, è ben oltre il punto ottuagenario sulla scala dell'età dei cicli economici.

Allo stesso tempo, i medici economici domiciliati nell'Eccles Building sono completamente persi: dopo aver provato la ZIRP ed esperimenti come il QE per più di dieci anni, che non hanno ripristinato la crescita capitalistica vigorosa e del tenore di vita, ora hanno sbandato in direzione opposta, facendo finta di sapere l'ora esatta ed i dosaggi del QT (quantitative tightening).

Ci permettiamo di dissentire. Stanno improvvisando man mano che vanno avanti.

Il passaggio radicale del dover drenare $2,000 miliardi dai mercati obbligazionari nei prossimi anni è l'equivalente monetario di ferirsi prima e poi curare il sanguinamento. Infatti il bilancio della FED è stato ampliato orribilmente di $3,500 miliardi negli ultimi 123 mesi.


Quindi da qui inizia un discorso sull'ovvio.

La scorsa settimana Wall Street è tornata di nuovo a festeggiare per i numeri ridicoli del PIL del secondo trimestre. Erano leggermente superiori alle aspettative pubblicate dal BEA, i quali saranno rivisti più e più volte; e la fandonia completamente irrilevante è che ci sia una presunta "stagionalità residua" nei numeri del secondo trimestre, rendendoli così ancor più forti di quanto appaiano.

Cosa ancora più importante, il rapporto conteneva numerosi segnali del fatto che l'economia di Main Street è piena di menomazioni, distorsioni e lacune profondamente radicate che la rendono particolarmente vulnerabile alla normalizzazione dei tassi d'interesse e al QT della FED. Ad esempio, le cifre delle spese in conto capitale non sfuggono alla loro lunga stagnazione.

Infatti il numero mensile più recente per le spese in conto capitale extra difesa, escludendo gli ordini di aeromobili, ammontava a $67.2 miliardi, e rimane ancora inferiore ai $68.3 miliardi fatti registrare nel giugno 2000. Non solo non c'è stato un aumento netto in 18 anni, ma come il grafico qui sotto documenta in modo convincente, sembra esserci un tetto impenetrabile a quel livello.

In realtà, la storia è molto peggio. Questo perché si tratta di numeri nominali, e malgrado il Dipartimento del Commercio abbia tagliato le cifre sull'inflazione, il deflatore del PIL per gli aumenti delle spese in conto capitale è aumentato del 18% nel frattempo.

Ciò significa che gli ordini delle spese in conto capitale in dollari costanti sono diminuiti di quasi un quinto a partire dall'inizio del secolo. Sicuramente questa si qualifica come una vulnerabilità strutturale che ha bisogno di una spiegazione, e che è difficile da conciliare con la fiducia di Ian Shepherdson secondo cui le spese in conto capitale andranno presto a gonfie vele.


La controreplica di Wall Street non ha importanza, perché ciò che conta davvero è la spesa dei consumatori, che rappresenta il 70% del PIL. E secondo i nostri saggi keynesiani, è la spesa dei consumatori che fa girare il mondo.

Ma sicuramente ciò dipende da dove ottengono i mezzi per fare acquisti. Cioè, in qualsiasi ragionevole periodo di tempo ha una certa importanza se quel denaro è stato guadagnato, preso in prestito, deviato dai risparmi, o semplicemente rubato.

Questo ci porta alle straordinarie anomalie nel grafico qui sotto. Utilizzando il picco pre-crisi (4° trim. 2007) come punto di partenza comune, ci risulta che a partire dal quarto trimestre 2017 la spesa per consumi reali per beni durevoli è aumentata del 53% rispetto agli aumenti dei guadagni reali l'ora al 4.0% e del totale delle ore lavorate al 5%.

Proprio così. Le ultime due cifre non sono annuali, sono cumulative per un intero decennio!

E vengono presentate su una base picco/picco, non dalla cosiddetta Grande Recessione del giugno 2009.

In che modo le spese per beni durevoli sono aumentato del 53%, quasi 6 volte più velocemente dell'aumento implicito nei salari reali aggregati?

Forse quel denaro è stato rubato, o come minimo è parte di alcune anomalie che devono essere spiegate.


La risposta in parte è che i risparmi sono stati intaccati, dal momento che il tasso di risparmio delle famiglie è crollato ai minimi storici del 3.0% o meno. Tra l'altro, durante la più recente abbuffata di spese natalizie, il tasso di risparmio personale è sceso al 2.4%, il che è un segnale di disagio finanziario e di disperazione, non la prova di un ciclo economico benedetto da una giovane capacità di recupero.


Altrettanto importante è il fatto che le spese per consumi reali di beni, sia durevoli che non durevoli, sono state notevolmente aumentate nella contabilità del PIL per la mancanza d'inflazione misurata dal Dipartimento del Commercio. Infatti il livello dei prezzi dei beni durevoli è diminuito del 17% negli ultimi dieci anni; e anche per quelli non durevoli, compresa l'energia, l'aumento annualizzato è stato solo dell'1.1%.

Di conseguenza, il PIL reale ha ricevuto un'enorme spinta statistica dalle forze della deflazione globale. E come elaboreremo di più nella Parte 2, questa è una funzione della repressione monetaria globale e della falsificazione dei prezzi degli asset da parte delle banche centrali.

Queste ultime hanno reso il capitale così a buon mercato che l'economia mondiale è stata invasa da un eccesso di capacità e da investimenti insufficienti. A sua volta, ciò ha fatto scendere i prezzi dei beni commerciabili di gran lunga più in basso rispetto ad un sistema con denaro onesto e beni capitali a prezzi di mercato.

A dire il vero, tutto questo ha rappresentato un vantaggio per i conti di spesa (PIL) di una gigantesca economia debitrice ed importatrice come quella degli Stati Uniti. Ma certamente non ha reso l'economia americana più forte o più ricca. Anzi ha lasciato gran parte dell'entroterra americano nella povertà.


Poi c'è l'anomalia più significativa di tutte: sembra che la spesa totale per consumi reali sia cresciuta del 19% rispetto al picco pre-crisi, mentre la produzione industriale sia aumentata solo dell'1%.

La componente principale dal lato della domanda (PCE) non può crescere 19 volte più velocemente della componente principale dal lato dell'offerta (produzione industriale di beni, servizi pubblici e miniere/energia), a meno che l'economia di Main Street non sia tormentata da squilibri insostenibili e menomazioni.

Infatti c'è qualcosa di drasticamente sbagliato in ciò, come esploreremo nella Parte 2.



[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_14.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_16.html

=> Potete leggere la Parte 4 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_17.html

=> Potete leggere la Parte 5 a questo indirizzo: