venerdì 22 giugno 2018

Il velenoso totalitarismo economico di Keynes

È con estremo piacere che oggi ospito sulle pagine virtuali del mio blog questo articolo di Marco Marinozzi, col quale si vuole presentare il suo lavoro magistrale di traduzione in italiano del capolavoro di Henry Hazlitt, "The Failure of New Economics". Il sottoscritto, quindi, non ha potuto fare a meno di accettare la proposta di scrivere la Prefazione italiana dell'opera tradotta. Questo perché il testo di Hazlitt dovrebbe essere presente sullo scaffale di ogni individuo che si definisce amante della libertà e della libertà economica. Il lavoro di Hazlitt corregge un grande errore di Hayek ai suoi tempi: confutare punto per punto la "Teoria Generale" di J. M. Keynes, l'origine di tutti i mali economici del nostro presente. E adesso grazie allo sforzo accademico encomiabile del collega Marco Marinozzi, anche in Italia si può  fruire dell'immensa saggezza e precisione dello spirito Austriaco presente nell'opera originale di Hazlitt. Il plauso a quest'ultimo va soprattutto per la volontà di sciropparsi un libro mal scritto, confusionario, contraddittorio e insensato; ciononostante il lavoro di smontaggio delle tesi keynesiane è chirurgico e inattaccabile. Come Bohm-Bawerk si prese la briga di annientare le tesi sballate e sciocche di Marx, così Hazlitt decise di sobbarcarsi l'onere di spazzare via il presunto prestigio acquisito dall'economia keynesiana. Oggi, Marco Marinozzi e io stiamo cercando di estendere questa confutazione anche al mercato italiano, in modo da rendere il keynesismo lo zimbello del mondo accademico economico così come accadde col marxismo dopo il 1989. È possibile acquistare il testo, "Il Fallimento dell'Economia Keynesiana", su Amazon al seguente indirizzo: https://amzn.to/2MsniMf
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di Marco Marinozzi

“La teoria generale della produzione, che questo libro cerca di offrire, si adatta meglio alle condizioni di uno stato totalitario rispetto alla teoria della produzione e della distribuzione di un volume dato di produzione, ottenuta in condizioni di libera concorrenza e di prevalente laissez-faire" (John Maynard Keynes – Introduzione dell’edizione tedesca della General Theory)

Nel lontano 1936, ricordiamoci questa data, il mondo assistette all’inizio di quella che sarebbe dovuta essere una “nuova era”, per la precisione una “nuova economia”[1], ed in un certo senso lo fu. L’ancien regime economico, che possedeva le cattedre accademiche di tutto il mondo, depose le armi e decise di accogliere il nuovo “verbo” senza nemmeno il bisogno di chiedere spiegazioni. L’opera che segna la fine di questa egemonia, porta la firma di John Maynard Keynes brillante accademico di inizio del XX secolo, fedele discepolo di Alfred Marshall e Pigou. Inutile dire che percorse strade ben diverse da quelle tracciate dai suoi maestri. La “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta” segnò profondamente la ricerca economica e dettò l’agenda politica dei successivi ottant’anni. A mio personale giudizio l’approccio della scuola ortodossa ed anche dalla Scuola Austriaca nei confronti di un tale personaggio è stato del tutto sbagliato. Troppa rabbia, troppa acrimonia è stata lanciata contro un vero milord. Keynes fu un brillante uomo accademico, dalla parlantina facile e dall’umorismo tagliente. Assiduo frequentatore, se non vero e proprio ospite carismatico, del Circolo Blomsbury vero cuore pulsante della “borghesia aristocratica” inglese di inizio 1900. Non si può non vedere nell’opera di Keynes quella di un vero poeta, un’artista del linguaggio. Il suo spirito profondamente scherzoso, gli permise di rispondere per le rime a tutte le obiezioni che gli furono avanzate, pertanto ad un’affermazione economica classica che recita “l’equilibrio verrà raggiunto nel lungo periodo”, un tale artista non può che rispondere “nel lungo periodo siamo tutti morti”. Non ha bisogno di grafici se non per rappresentare la sua vera arte creatrice che guarda alla matematica come al karma un devoto indiano. La realizzazione dei sogni più remoti del politico e del burocrate, diventano di carne dentro questo libro. Non si comprende Keynes senza guardare alla sua opera come alla realizzazione della bi-zona di Oronzo Canà che funziona e che spinge la Longobarda ai vertici della classifica. Non si può opporre resistenza di fronte alla creazione di un linguaggio ermetico e aulico di siffatta caratura:
È “impossibile per tutti gli individui allo stesso tempo risparmiare qualunque somma data. Ogni tentativo del genere di risparmiare di più riducendo il consumo influenzerà così i redditi che lo stesso tentativo necessariamente distruggerà.” (John M. Keynes)

Amici miei atto I si inchina e devotamente ossequia un siffatto capolavoro.
“Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione. .... È fantasia, intuizione, colpo d'occhio e velocità d'esecuzione.”

Nella Teoria Generale andiamo oltre. Va aggiunta la classe propria dell’aristocratico e lo humor tipico del uomo medio d’oltremanica. È tale la capacità realizzativa che l’incomprensibilità del linguaggio attribuisce ulteriore valore all’opera dimostrando senz’ombra di dubbio che si tratti della Capella Sistina in formato di libro. E così i suoi seguaci ammirati dal loro maestro non possono che scrivere:
“È un libro scritto in modo pessimo, è mal organizzato; qualsiasi profano che compra il libro, ingannato dalla reputazione dell’autore, viene truffato dei suoi 5 scellini. Non è idoneo per l’uso in classe. È arrogante, mal-temperato, polemico e non sufficientemente generoso nei suoi riconoscimenti. Abbonda di storie illusorie e confusione…… in sintesi, è il lavoro di un genio.”[2]

E poi il capolavoro, la vera catarsi:
“vale la pena ripeterlo, la General Theory è un libro così oscuro che dovrebbero essere gli anti-Keynesiani a trovarsi in una posizione scomoda”[3]

Si capisce sempre di più perché in fondo “come se fosse antani” è roba da dilettanti quali noi italiani siamo. Ed anche il 5-5-5 assume una dimensione troppo materialistica di fronte al moltiplicatore keynesiano. Le leggi della fisica si inchinano di fronte alla possibilità di moltiplicare il pil praticamente all’infinito. Solo in questo senso si può comprendere il perché Marx non sia mai riuscito a vedere le scogliere di Dover, nemmeno in cartolina, o meglio le ha viste ed è stato sonoramente devastato.
“Eppure, tutta la storia dell'industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta la classe operaia a questo livello della più profonda degradazione.” (Karl Marx)

Un mantenuto, sempre sui libri, pupillo del suo mentore Engels, senza il quale probabilmente sarebbe stato costretto a lavorare ed a scoprire sulla sua pelle l’assurdità della teoria del plusvalore. Uno studioso vorace di idee, capace di creare un intero universo nella mente che però vedeva solo lui e che di fronte alla classe british ha dovuto abbassare le armi e dichiararsi sconfitto.
“Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi” (John Maynard Keynes)

Questa è vera classe, questa è arte. Dire la stessa cosa in modo diverso e far passare l’ascoltatore dalla propria parte.
“Ritengo perciò che una socializzazione di una certa ampiezza dell'investimento si dimostrerà l'unico mezzo per consentire di avvicinarci alla occupazione piena; sebbene ciò non escluda necessariamente ogni sorta di espedienti e di compromessi coi quali la pubblica autorità collabori con la privata iniziativa. [...] I controlli centrali necessari ad assicurare l'occupazione piena richiederanno naturalmente una vasta estensione delle funzioni tradizionali di governo.” (John Maynard Keynes)

Questo è un vero capolavoro. Sfido chiunque a leggere più di tre pagine de “Il Capitale” di Marx e di reprimere il proprio istinto primordiale ad assopirsi di gusto. La Teoria Generale è piena di battute e riletture storiche in cui viene alternato il tono melodrammatico con lo scherzoso proprio come se si assistesse alla rappresentazione di un’opera lirica, certo con qualche nota stonata, ma che infondo rende il tutto molto più accattivante. Risulta più chiara la frase caustica di Rothbard quando afferma che l’accademia classica “si arrese alla nuova moda senza combattere”. Bisognava attendere che nascesse un uomo tutto d’un pezzo, concreto e meticoloso nell’esposizione. Un uomo che disse pane al pane e vino al vino e non avesse alcun rimorso nel dire “il re è nudo”, con la semplicità tipica del bimbo di tre anni e l’autorevolezza del giornalista formato nelle stanze del Wall Street Journal quando era ancora un ragazzo. Un tal uomo non poteva che nascere dall’altra parte dell’Atlantico e non poteva che formarsi dove l’attività economica ed industriale rappresentava la vera ragione di vita perché non esistevano né l’aristocrazia né i circoli Londinesi sopravvissuti alla belle epoque. Al massimo ci si poteva ritrovare a chiacchierare dell’ultimo raccolto di fronte ad una pinta di birra o in alternativa ad una bella steak dal peso di 4 libbre di razza longhorn. Ci voleva un cowboy occidentalizzato, senza cappello e senza colt, o meglio con la colt a forma di bic comodamente adagiata nella tasca interna della giacca, pronta ad essere sfoderata al momento opportuno.

Perché di fronte all’apoteosi della poetica matematica keynesiana, dove il PIL = Consumi + Investimenti + Spesa Pubblica + Export –Import, Henry Hazlitt risponde a tono
“L’acquisto di una casa è una spesa per consumo o per investimenti? Se la compri come fosse una casa è considerato un consumo di beni, ma se tu la compri per affittarla a qualcun altro è un investimento. Questo verrebbe applicato anche ad un’automobile o ad una falciatrice. Beni di “consumo” e beni di “investimento” non sono necessariamente tipi diversi di beni: cambiano la loro natura in base al loro stato di utilizzo nelle cui mani si trovano, o in base al cambiamento di finalità dei loro proprietari.

È senza pietà la logica espressa come è senza pietà il sarcasmo che già traspare dalla pagina di copertina e nella scelta del titolo “The Failure of the “New Economics””. La scelta delle virgolette è una ciliegina che dovrebbe lasciare davvero l’amaro in bocca, non tanto per il fischio nelle orecchie che deve aver sentito Keynes nell’aldilà, quanto piuttosto per il fatto che alla fine non è stata creata nessuna “nuova economia” ma piuttosto un “nuovo socialismo”. Marx avrebbe forse avuto un sorriso di soddisfazione nel vedere il suo diretto rivale accostato alla sua teoria, e sentirlo come un figliol prodigo che però decise di non tornare più alla casa del padre. Hazlitt cita:
“Da ciò Keynes estrae il magico “moltiplicatore degli investimenti” k. “Esso ci dice che, quando c’è un incremento degli investimenti aggregati, il reddito crescerà di un ammontare che è K volte l’incremento degli investimenti.” (p.115)

Cerchiamo di trovare un linguaggio più semplice di quello che Keynes sta usando ora. Lo spiega nella pagina successiva:
“Ne consegue, perciò, che, se la psicologia di consumo della comunità è tale che sceglierà di consumare, per esempio, nove decimi dell’incremento di reddito, allora il moltiplicatore k è 10; e l’occupazione totale generata dalla (per esempio) crescita dei lavori pubblici sarà dieci volte l’occupazione primaria fornita dai lavori pubblici stessi” (pp 116-117).”

Di fronte a questo capolavoro di demolizione della fisica senza nemmeno toccarla (ora provate a sostenere che non fosse un vero genio?), Hazlitt non può che rispondere molto semplicemente.
“Quale ragione spinge a supporre che ci sia qualcosa come il “moltiplicatore”? O che sia determinato dalla “propensione al consumo”? O che l’intero concetto non sia solo un giocattolo inutile, ma quel genere di cosa tristemente familiare creata unicamente per dei magheggi monetari?”

Ed infine
“Se gli investimenti sono un decimo del reddito, il reddito sarà dieci volte gli investimenti, etc etc. Allora, con qualche salto azzardato, questa relazione “funzionale” e semplicemente formale (o terminologica) viene confusa con una relazione causale. Quindi la relazione causale si regge da sola ed emerge la sorprendente conclusione che più grande è la proporzione di reddito speso e più piccola rappresenta la frazione in investimenti, maggiormente questi investimenti si devono “moltiplicare” per creare il reddito totale! Devo ammettere come tutto ciò risulti fantastico, ma non mi capacito come Keynes arrivi a pensare che tale relazione matematica causale debba esistere.”

Un bella sberla senza tanti complimenti. Ma l’artista insiste
“Non dovrebbe essere difficile rappresentare un grafico della propensione marginale al consumo per ciascuna fase di un ciclo economica partendo dalla statistica (se fosse disponibile) del reddito aggregato e investimenti aggregati di periodi successivi. Attualmente, comunque, le nostre statistiche non sono ancora abbastanza precise.” (John Maynard Keynes)

Ed il giornalista risponde
“Prima di dirci cosa avremmo trovato, avrebbe potuto almeno attendere che le statistiche fossero rese disponibili.”

KO tecnico per impossibilità di proseguire il match.

Tuttavia si può comprendere il perché, in fondo, la teoria generale abbia messo radici profonde, tanto che oggi non si parla più nemmeno in ambito accademico della bontà di una moneta onesta, ma la moneta fiat e l’indebitamento statale come motori dell’economia sono leggi scritte nella pietra. Mostrare le crepe delle colonne portanti di questa impostazione genera derisione e scherno. Le diatribe moderne proposte da MMT, Sovranismo e Mercantilismo certificano che non si è nemmeno più in grado di sviluppare una sana autocritica. La frase di apertura dell’articolo è drammaticamente vera, il sistema politico odierno (perché il sistema keynesiano non rappresenta una teoria esclusivamente economica) non è compatibile con la libertà, è un sistema che a causa dei suoi stessi errori e limiti è costretto ad oscillare da un socialismo più invasivo ad uno più accomodante, non rinunciando al modello di partenza, per paura o per convenienza, le motivazioni in fondo sono irrilevanti. Cosi ci troviamo nel 2018 ancora a ribadire che 2+2 non fa 5 e che la libertà economica è un bene molto prezioso.
“Come il comunismo rappresentava il quadro di riferimento ultimo di tutto ciò che accadeva in una società comunista, così la liberal-democrazia rappresenta il quadro di riferimento ultimo per tutto ciò che accade in una società liberal-democratica. […..] In altre parole, era nella natura del vecchio regime che ogni cosa dovesse essere comunista ed essere chiamata comunista. Non c’era la famiglia, ma la famiglia comunista, non c’era l’educazione, ma un’educazione comunista, non c’era la società, ma una società comunista, non c’era la morale, ma una morale comunista, non l’arte, ma un’arte comunista Nel comunismo l’aggettivo “comunista” era una parola pigliatutto: tutto ciò che era comunista era superiore a qualunque cosa non-comunista. Mi sono accorto che anche nella democrazia moderna “democratico” è diventata una parola pigliatutto, così come “non democratico” è una dura espressione di condanna.” (Ryszard Legutko)

Così si stanno ricreando le basi che credevamo di avere definitamente sepolto a Berlino nel 1989 ed invece senza cambiare le fondamenta instabili dell’edificio questo sarà sempre in balìa degli imprevisti che non perdonano mai. Il reale e legittimo desiderio di avere un mondo giusto ed equo, senza povertà e senza differenze sociali crea mostri di cui è difficile liberarsi.
"Si stabilisca dunque in primo luogo questo principio, che si deve sopportare la condizione propria dell'umanità: togliere dal mondo le disparità sociali, è cosa impossibile. Lo tentano, è vero, i socialisti, ma ogni tentativo contro la natura delle cose riesce inutile. Poiché la più grande varietà esiste per natura tra gli uomini: non tutti posseggono lo stesso ingegno, la stessa solerzia, non la sanità, non le forze in pari grado: e da queste inevitabili differenze nasce di necessità la differenza delle condizioni sociali. E ciò torna a vantaggio sia dei privati che del civile consorzio, perché la vita sociale abbisogna di attitudini varie e di uffici diversi, e l'impulso principale, che muove gli uomini ad esercitare tali uffici, è la disparità dello stato." (Leone XIII)

Così ci si dimentica della storia e di quanto ci era stato insegnato e quello che sembra un semplice mostro si rivela essere in realtà la maschera di un viso ancora più orribile
"Si dice che Lenin abbia dichiarato che il miglior modo per distruggere il Capitalismo fosse la corruzione della moneta. Attraverso un continuo processo di inflazione (monetaria), gli stati possono confiscare, segretamente ed inosservati, una parte importante della ricchezza dei loro cittadini. In questo modo non la confiscano solamente, ma lo fanno arbitrariamente; e, mentre tale processo impoverisce la maggior parte delle persone, ne arricchisce una ristretta minoranza. Lo spettacolo di questo riarrangiamento arbitrario dei ricchi mette in dubbio non solo la sicurezza, ma la fiducia nell’equità dell’attuale redistribuzione della ricchezza. Coloro i quali ricevono questa manna dal cielo, oltre i loro desideri e perfino oltre le loro aspettative, diventano “profittatori,” l’oggetto dell’odio della borghesia e del proletariato impoveriti dall’inflazionismo. Al progredire dell’inflazione e con una fluttuazione selvaggia del valore reale della valuta, tutte le relazioni permanenti tra debitori e creditori, che costituiscono il fondamento ultimo del capitalismo, diventano talmente disordinate da diventare quasi senza senso; ed il processo di redistribuzione degenera trasformandosi in un gioco d’azzardo ed una lotteria. Non vi è mezzo più subdolo e sicuro per rovesciare l’attuale base della società se non quello di svalutare la valuta. Il processo coinvolge tutte quelle forze nascoste proiettate verso la distruzione, e lo fa in un modo che solo un uomo su un milione è in grado di diagnosticare." (John Maynard Keynes – The Economic Consequences of the Peace (1919, p. 235-6)

Cosi osa rispondere Hazlitt a distanza:
“E uno dei vantaggi di una “politica monetaria flessibile” è che uno può sistematicamente imbrogliare i creditori e così ridurre “il peso del debito” (p.268). E, certamente, “visto il peso eccessivo di diversi tipi di debito, può essere solo una persona inesperta” (pp.268-269) che esiterebbe nel tosare i creditori pagandoli attraverso una moneta deteriorata piuttosto che producendo un aggiustamento salariale onesto.”

La frode elevata a sistema economico e la sua generale accettazione è un vero trionfo, non c’è nemmeno bisogno di ripeterlo, a mio avviso è un capolavoro letterario. Così mentre il criceto continua a girare la sua ruota nella gabbia, nemmeno si chiede perché esista una ruota e perché debba girarla; il burattinaio stringe sempre di più le sbarre senza che il criceto nemmeno se ne accorga. E via a scervellarsi su quanto debba essere l’attrito della ruota e sul numero di giri che occorre fare ogni giorno per sopravvivere. Hanno vinto senza sorrisi, senza ironia e senza sarcasmo e la vittoria capolavoro sta nell’incoscienza generale della sconfitta. Il tiranno non ama la libertà, non ama la persona perché sfugge al suo controllo. L’operatore economico che è soggetto alle leggi definite dagli accademici è l’apoteosi del sistema totalitario e si è più rispettati quanto più ci si avvicina al modello così artificiosamente definito. L’opera di Hazlitt è fondamentale per svegliarsi dal torpore o quantomeno per iniziare una critica sana ed onesta, verso la realtà politica ed economica che ci circonda e mettere in discussione non solo la ruota ma anche le sbarre che si stringono, facciamolo se non altro per noi stessi.


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Note

[1] La teoria keynesiana venne ribattezzata in inglese “New Economics”.

[2] Citazione di Paul A. Samuelson tratta dal The Development of Economic Thought, ed. by Henry William Spiegel (New York: Wiley, 1952), p. 767.

[3] Ibid.

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giovedì 21 giugno 2018

Accogliete a braccia aperte la deflazione





di Alasdair Macleod


Ci sono due problemi con la comprensione della deflazione: è mal definita e ha una brutta nomea. Questo articolo mira a porre la deflazione nel suo giusto contesto. Questo è un argomento importante per i sostenitori dell'oro come denaro, i quali saranno consapevoli del fatto che il denaro sonante, in teoria, porta a prezzi più bassi nel tempo e tale viene spesso criticato come obiettivo, perché non rappresenta uno stimolo inflazionistico.

La definizione più semplice di deflazione è la seguente: contrazione della quantità di denaro. Questo può avvenire in uno o più di tre modi. La banca centrale può ridurre la quantità della base monetaria, le banche commerciali possono ridurre la quantità di credito bancario, o gli stranieri, in possesso della vostra valuta, a causa di uno squilibrio commerciale la vendono alla banca centrale.

Il legame con i prezzi è tutt'altro che meccanico, perché il determinante più importante del livello generale dei prezzi è l'appetito relativo al possesso di denaro, e non i cambiamenti della quantità in circolazione, come invece direbbero i monetaristi. A parità di condizioni, una deflazione della quantità di denaro può essere compensata da un calo del desiderio degli individui di possedere contanti e depositi, in modo che il livello generale dei prezzi non ne sia influenzato.

In alternativa, può verificarsi un calo del livello generale dei prezzi senza una corrispondente deflazione monetaria. Ciò accade se aumenta la preferenza generale nel voler possedere i soldi. Un'ulteriore considerazione è che una popolazione potrebbe decidere collettivamente, in base all'incremento dell'incertezza sul futuro, di accumulare denaro invece che lasciare i propri risparmi in una banca. Il conseguente squilibrio tra la produzione da una parte e il consumo (immediato e differito) dall'altra, causato da variazioni della liquidità fisica trattenuta dalla circolazione, può avere un effetto notevole sui prezzi.

In periodi di stabilità monetaria, è probabile che si verifichi una deflazione dei prezzi a causa del progresso economico. Nei mercati liberi quando il denaro è sonante, si sviluppa una sana relazione tra consumo e risparmio. Le imprese concorrenti hanno accesso al risparmio per investire in una produzione più efficiente di beni, con conseguente miglioramento dei prodotti e riduzione dei prezzi. Inoltre le catene della produzione si allungano, portando pienamente i vantaggi della specializzazione all'assemblaggio delle parti in ogni prodotto. Ma queste condizioni possono durare solo se il denaro è sonante, in totale assenza di quei fattori che sconvolgono le preferenze generali relative ai beni.

I critici della deflazione dei prezzi in un ambiente monetario sonante non riescono a capire che il livello dei tassi d'interesse si autoregola. I tassi d'interesse regolano la divisione tra consumo presente e consumo differito, e non influenzano la quantità complessiva di denaro. I tassi aumentano quando le imprese fanno offerte per i fondi e finanziare gli investimenti nella produzione. Le imprese che investono in produzione calcolano i loro costi in base ai prezzi previsti e, se sperimentano un calo dei prezzi, ciò inciderà sul tasso d'interesse che sono disposti a pagare per nuovi investimenti. Pertanto il Paradosso di Gibson, secondo cui i tassi d'interesse sono correlati al livello generale dei prezzi, spiega perché i tassi d'interesse non sono correlati al tasso d'inflazione dei prezzi, come credono i monetaristi.

Il denaro sonante e stabile è la condizione ottimale per realizzare il progresso economico. Queste erano le condizioni ampiamente sperimentate in Gran Bretagna durante il diciannovesimo secolo grazie al gold standard e al libero scambio. Le persone potevano perseguire i loro obiettivi senza che lo stato s'intromettesse. L'errore principale è stato lo stabilire un sistema a riserva frazionaria, che consentiva lo sviluppo di un ciclo creditizio, ma guardando attraverso questi alti e bassi, il progresso economico ha apportato sostanziali miglioramenti agli standard di vita, prezzi più bassi e l'accumulo di ricchezza individuale nel tempo.

Durante il regno della regina Vittoria, che ha coperto la maggior parte di quel periodo, i prezzi scesero mentre i redditi da lavoro rimasero generalmente stabili. È stato palesemente un periodo deflazionistico a livello dei prezzi, pur essendo il più economicamente progressista di tutta la storia economica. Quando è la conseguenza di una moneta sonante, la deflazione dei prezzi è il risultato ideale che i leader politici dovrebbero accogliere a braccia aperte.

La quantità di denaro richiesta per questa condizione è stata fissata dai mercati. L'oro ha adempiuto al ruolo di valuta di riserva essendo accettato internazionalmente come denaro vero. Ciò significava che l'arbitraggio dei prezzi funzionava efficacemente oltre i confini, a sua volta moderando le diverse preferenze in termini di denaro tra le giurisdizioni, garantendo livelli di prezzo comuni. Questo in accordo con la teoria economica classica, e ha funzionato in modo molto efficace. La prima interruzione di questo processo di mercato arrivò dalla Banca d'Inghilterra, che in seguito a crisi periodiche indotte dal credito, assunse il ruolo di prestatore di ultima istanza. Una volta stabilito il principio di intervento, sarebbero seguite ulteriori aree di "miglioramento" sui mercati liberi.

Il mondo del laissez-fare del passato non è quello di oggi. L'economia classica è stata sostituita dall'interventismo post-keynesiano. Lo stato sociale, più che i liberi mercati, alimenta le aspettative individuali, in particolare nelle economie avanzate. La combinazione di un mercato libero, di una moneta sonante e di una deflazione dei prezzi è ora al di là della nostra portata, a meno di un importante azzeramento economico e finanziario. Affinché ciò accada, dobbiamo subire sia sconvolgimenti politici che monetari, invertendo la tendenza verso il controllo statale su tutto. E questo è probabile che accada solo attraverso una crisi, che è il contesto in cui oggi si teme la deflazione.



Una crisi deflazionistica

Come affermato sopra, uno dei fattori che contribuisce alla deflazione monetaria è la contrazione del credito bancario. La normale politica commerciale di una banca consiste nel massimizzare i profitti garantendo, per quanto possibile, che il rischio di prestito sia adeguatamente valutato, sfruttando quindi l'espansione del credito sulla base del capitale della banca. Pertanto, se una banca riesce a ottenere uno spread medio del 3% al netto del rischio di prestito stimato e presta dieci volte il proprio capitale, ottiene un rendimento lordo del 30% al netto delle perdite attese sui prestiti. Tuttavia se vi è un aumento imprevisto del rischio di prestito, e la banca si trova di fronte alla possibilità di perdite sul suo credito complessivo, il capitale della banca potrebbe iniziare a scomparire rapidamente. Pertanto le banche possono improvvisamente decidere di contrarre i loro bilanci per proteggere il loro capitale.

Il processo, non controllato, porta ad una crisi finanziaria ed economica, sospinta da una deflazione del credito bancario quando le banche, in massa, decidono di contrarre i loro bilanci. Il primo economista a descrivere questo effetto nel dettaglio fu Irving Fisher, che nel 1932 pubblicò Booms and Depressions. Questo libro fu seguito nel 1933 da un articolo su Econometrica, intitolato The Debt-Deflation Theory of Great Depressions.[1]

Il documento di Fisher del 1933 costituì la base per l'analisi e la comprensione della deflazione, e mentre la sua analisi sulle cause di un ambiente deflazionistico è discutibile, la sua conclusione centrale, che il credito bancario in contrazione rappresenta un danno diffuso, è indiscutibile. Le banche sono costrette dal calo dei valori collaterali nei loro bilanci a liquidare ciò che possono. Ne scaturisce un panico generale, con la liquidazione delle garanzie, cosa che riduce i valori degli asset ed aumenta il costo del debito in termini reali. Qualsiasi banchiere che abbia vissuto una crisi finanziaria nel diciannovesimo secolo sarebbe stato pienamente consapevole delle dinamiche di un crollo del credito bancario. Non c'era nulla di nuovo nella scoperta di Fisher.

L'errore dell'analisi di Fisher consisteva nel non comprendere che l'origine di una deflazione indotta dal credito bancario era la precedente espansione del credito stesso. Questo errore fu aggravato dagli economisti successivi, che tendevano semplicemente a confondere la normale deflazione dei prezzi in un'economia monetaria sana con la correzione di un'eccessiva espansione del credito bancario. Di conseguenza qualsiasi diminuzione del livello generale dei prezzi è ora considerata indesiderabile.

Lo abbiamo visto riconfermato nella crisi finanziaria dieci anni fa, quando le banche centrali e gli stati hanno fatto di tutto per evitare che i prezzi calassero. È diventato chiaro che la produzione di beni era diventata troppo dipendente dall'inflazione dei prezzi degli asset, che a loro volta erano stati gonfiati dal credito bancario. Quando questo processo si fermò a causa della crisi immobiliare in America, il credito bancario (incluse le operazioni di cartolarizzazione fuori bilancio) cessò di espandersi, i prezzi delle proprietà crollarono ovunque e le merci rimasero invendute.

La risposta del libero mercato era corretta. I prezzi degli articoli di grandi dimensioni vennero abbassati e la produzione diminuì. La sovraccapacità nell'industria automobilistica venne ridotta e i produttori tagliarono i loro prezzi. I lavoratori, che compresero la crisi a livello pratico, erano pronti a subire tagli salariali ed a lavorare part-time. Questo gli stati non potevano permetterlo, spaventati dallo spettro della deflazione. Gli stati supportarono i prezzi pagando i consumatori per rottamare le loro auto, e le banche centrali firmarono assegni a tempo indeterminato per impedire alle banche di pignorare i prestiti andati a male.

Erano tempi spaventosi per tutti. Quella crisi ha minacciato di spazzare via le banche. Non si poteva consentire un calo dei prezzi ed i relativi effetti sui valori capitali. L'inversione del trasferimento di ricchezza dal mutuante al mutuatario rappresentava una minaccia sistemica. Volevamo disperatamente essere salvati dalle conseguenze dell'inflazione precedente. Avendo osservato l'abisso, l'establishment ha convenuto che la deflazione è una cosa molto negativa e che le banche centrali dovrebbero garantire che i prezzi aumentino per sempre. Questa è ora la politica ufficiale.

L'errore nel credere che i prezzi debbano continuamente aumentare, piuttosto che scendere gradualmente in una combinazione di mercati liberi e moneta sonante, tornerà a farsi vivo. Dovremmo aspirare alla deflazione e al progresso economico del diciannovesimo secolo, e questo obiettivo dovrebbe essere la nostra unica speranza di fuga da un'altra crisi finanziaria potenzialmente peggiore di quella di dieci anni fa. Non vi è alcun segno di un tale cambiamento, con stati insolventi ovunque e terrorizzati persino dalla semplice menzione della deflazione.

Il decennio dall'ultima crisi del credito è stato sprecato, senza che siano state prese misure per garantire che non si ripeta, o in alternativa, quando accadrà, non affrontare il collasso sistemico che è stato così spaventoso l'ultima volta. Dieci anni rappresentano un numero ragionevole per cambiare le aspettative del mercato e spostarsi gradualmente verso un mondo più stabile, tempo che invece è stato completamente sprecato.

Qui, per qualsiasi stato disposto ad ascoltare, ci sono le modifiche minime necessarie per scendere dalla giostra alimentata dal credito che finirà per distruggerci tutti.

  • Accettare che gli affari di un'altra nazione non siano affar proprio. Cessare tutte le spese militari, diverse da quelle richieste a scopi puramente difensivi. Le risorse e le tecnologie rilasciate da questa mossa verrebbero reindirizzate dagli imprenditori per il servizio e il beneficio dei consumatori.
  • Smettere di colludere a livello sovranazionale per seguire politiche monetarie ed economiche comuni. Le riunioni del G20 e del G8 promuovono solo il pensiero di gruppo interventista, impedendo una corretta comprensione degli errori politici.
  • Abbracciare i vantaggi del libero commercio, rimuovendo tutte le barriere tariffarie. Se un produttore straniero desidera scaricare l'eccesso di capacità nella vostra economia, lasciate che i vostri consumatori ne raccolgano i benefici.
  • Deregolamentare, chiarendo che gli individui debbano badare a sé stessi. Lo stato è inutile nel proteggere il consumatore. Le aziende che hanno intenzione di prosperare dovranno costruire la loro reputazione sulla correttezza e sull'onestà, invece di nascondersi dietro i regolamenti statali.
  • Incoraggiare la coesione familiare, invece di aspettarsi automaticamente che lo stato si occupi degli anziani, degli handicappati e dei figli. Socializzare i valori familiari non è affare dello stato, che non può fornire servizi di welfare in modo efficace.
  • Ridurre il ruolo dello stato nell'economia, con l'obiettivo a lungo termine di ricoprire meno del 20% del PIL.
  • Allo stato dovrebbe essere impedito di fare deficit. Le entrate dovrebbero corrispondere alle spese. Il capitale prestato allo stato non dovrebbe più essere sottratto all'uso produttivo nel settore privato.
  • Re-introdurre il denaro sonante attraverso un Comitato Valutario e un legame con l'oro fisico.
  • Spiegare alle banche e ai loro clienti che non esiste un prestatore di ultima istanza e nessuna garanzia di deposito. La deregolamentazione dei servizi finanziari e la rimozione di questa rete di sicurezza costringeranno le banche a smettere di speculare sui mercati finanziari e ad essere prudenti per proteggere la propria reputazione. I tassi dei prestiti interbancari penalizzeranno l'aggressione finanziaria.
  • Licenziare tutti gli economisti nei governi e chiudere tutti gli uffici statistici dei governi. Nel migliore dei casi non servono a scopi costruttivi, e nel peggiore dei casi sono depositari di cattivi consigli, come attesta la crescente instabilità economica e finanziaria.
  • Mettere fine alla banca centrale e sostituirla con un Comitato Valutario avente un unico scopo: regolare l'emissione della valuta convertibile nello stock nazionale d'oro.

Possiamo solo sognare. Questi dieci punti ci riporterebbero a quell'era in cui la deflazione dei prezzi, che favoriva un autentico progresso economico, migliorava la condizione umana in modo più efficace che in qualsiasi altro momento nella storia. Tutti i miglioramenti non sono arrivati grazie agli stati, ma grazie alla gente comune, nonostante gli stati.

Non dimentichiamoci che la forza di un'economia liberalizzata nei decenni successivi alle guerre napoleoniche permise al governo britannico di ridurre i suoi livelli elevati di debito. Questa è l'alternativa pratica alla convinzione che il debito dovrebbe essere ridotto attraverso l'inflazione.

Gli stati seguono un percorso diametralmente opposto, il quale finirà per sopprimere completamente i mercati liberi. È la strada verso il fallimento finale dello stato. Critichiamo il Venezuela, l'Argentina, la Turchia e lo Zimbabwe, perché i loro errori sono ovvi, ma non riusciamo a capire che l'unica differenza tra loro e noi è la velocità del loro fallimento rispetto alla nostra.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Econometrica Vol. 1, n. 4 (ottobre 1933), pp. 337-357.

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mercoledì 20 giugno 2018

La revoca della legittimità





di Gary North


C'è una frase famosa nella politica americana: "Il consenso dei governati". È una frase importante. È l'essenza della legittimità politica.

Durante gran parte della storia, il consenso dei governati è stato riluttante. La gente ha tollerato il sistema politico in cui vive. Pensano che non valga la pena bighellonare con la politica. Un numero enorme di persone in tutta la storia ha ignorato la politica, tranne nei periodi di elezione. Questo è stato un atteggiamento saggio. La salvezza non arriva dalla politica.

L'unica società della storia che ha goduto dell'interesse pieno delle masse per la politica è stata quella dell'Atene classica. Era una società che si basava economicamente sulla schiavitù. Atene s'è suicidata attraverso il suo impero e la guerra. Alessandro Magno non ebbe problemi a sconfiggere Atene e Sparta. Non era un democratico. Aveva studiato la democrazia sotto Aristotele, e la disprezzava.

L'Atene classica credeva nella salvezza mediante la politica. Quella religione non durò nemmeno un secolo.

Quello che la maggior parte delle persone vuole la maggior parte del tempo è essere lasciata in pace dal governo civile. Non vogliono essere disturbati dai suoi dettagli tecnici. Ciò favorisce sempre gli insider politici e la piccola frazione della popolazione che è attivamente impegnata nella politica.



IL CONSENSO NON È GARANTITO

Spesso dimentichiamo l'ovvio: il consenso riluttante è comunque consenso. La gente si arrabbia col governo centrale, ma raramente si impegna nella politica tranne che per votare nelle elezioni importanti.

La gente si preoccupava del governo dell'Unione Sovietica. Esisteva addirittura una rivista umoristica che permetteva una certa dose di critiche ai burocrati locali. Si chiamava Krokodil. La gente veniva spedita nei campi di lavoro forzati qualora avesse criticato apertamente il partito comunista, ma quest'ultimo permetteva una certa dose di critiche alla burocrazia. Le burocrazie sono sempre un problema per i politici. Possono resistere con successo al cambiamento politico. I politici non si fidano mai dei burocrati. Questo è uno di quei rari esempi di saggezza condivisa tra popolazione e politici.

L'Unione Sovietica ed i suoi Paesi satelliti nel 1989 costituivano il più grande impero duraturo della storia, ed era anche un impero enorme in termini di numero di persone sotto il suo controllo. Eppure è caduto nel 1991, quasi senza spargimenti di sangue. Non ci fu una rivoluzione organizzata, ma l'élite comunista aveva perso la volontà di governare. L'Unione Sovietica aveva subito una grande sconfitta militare in Afghanistan, 1979-88. Poi il suo stato-cliente, l'Iraq, si vide distruggere l'esercito nel febbraio 1991. L'Iraq usava armi sovietiche. I generali sovietici constatarono che le armi ad alta tecnologia degli Stati Uniti avevano reso obsoleta la tecnologia militare sovietica. Quando un impero che si basa sulla conquista militare e sul controllo militare non può più vincere sul campo di battaglia, ha raggiunto il viale del tramonto. Il 25 dicembre 1991 Gorbachev diede al mondo il più grande regalo di Natale della storia: la bancarotta dell'Unione Sovietica. L'impero era finito.

Questo evento era stato previsto in un libro di Andrei Amalrik del 1970, Will the Soviet Union Survive Until 1984? L'ipotesi era considerata inconcepibile quando venne pubblicato, ma sbagliò la data di soli sette anni. Non sapeva se l'Unione Sovietica si sarebbe disintegrata sotto i colpi dell'anarchia, o sarebbe diventata una federazione. È diventata una federazione.

Il popolo russo accettò con riluttanza la legittimità dell'URSS fino all'ultimo giorno. Ciò che accadde è che le élite al vertice persero la fiducia nel sistema. Questo era certamente vero dopo il 1980. Ci volle solo un decennio affinché questa perdita di fiducia si traducesse nel completo disfacimento dell'impero sovietico.

Oggi, in tutto l'Occidente, gli elettori hanno sbaragliato le élite politiche. In Gran Bretagna la Brexit ha rappresentato il primo segno. Ha sorpreso le élite. Ma quello che è accaduto di recente è stato un altro segno. Il primo ministro May credeva di poter indire un'elezione e solidificare il controllo del partito conservatore sul Parlamento. Invece il partito conservatore ha perso il controllo del Parlamento. Ora sta cercando di costruire un governo di coalizione attraverso un'alleanza con un movimento politico davvero conservatore, fondato nel 1970 da un vero critico della politica moderna, il rev. Ian Paisley. Era un predicatore anti-cattolico in Irlanda del Nord. Oggi il partito non è altrettanto radicale ed è lontano dall'estrema destra, ciononostante è anti-aborto, anti-élite e anti-establishment. La May dovrà mandare giù diversi bocconi amari per mettere insieme un nuovo governo.

Com'è possibile che un Primo Ministro britannico è dovuto ricorrere ad una mossa tanto tonta come questa? È una delle tante mosse tonte nella storia della politica britannica. Questa entrerà nei libri di testo. Ha completamente giudicato male l'elettorato. Non aveva idea di ciò che gli elettori erano pronti a fare al suo partito. Ha fatto quello che prima di ciò era considerato inconcepibile: ha fatto apparire Jeremy Corbyn presentabile. Ha garantito la sopravvivenza della leadership di quest'ultimo nel partito laburista.

È una persona con abilità intellettuali limitate. Per tutta la vita è stata in politica. Non ha ideologia. Ha anche un cattivo giudizio politico. È pagata invece per avere un buon giudizio politico.

Le élite stanno perdendo il contatto con gli elettori in tutto l'Occidente.

Negli Stati Uniti la presidenza è oggi letteralmente screditata. Ci sono circa una mezza dozzina di indagini su Trump. È improbabile che sia imputato ed improbabile che sia condannato se accusato, ma è chiaro che la sua presidenza e le sue aspirazioni sono finite nella pattumiera della storia. Non riceverà alcuna collaborazione dal Congresso. Spenderà tutta la sua presidenza sotto assedio.

Le persone che lo supportano ora conoscono la verità: Washington è completamente corrotta.

Washington è stata completamente corrotta per oltre un secolo. Non è niente di nuovo. Mark Twain ne scrisse verso la fine del XIX secolo. La differenza è questa: Washington oggi ha invaso ogni zona della nostra vita. Sta facendo ciò che la popolazione in genere non vuole che faccia: interferire. La popolazione vuole essere lasciata in pace. La popolazione non vuole preoccuparsi della politica. Ma il disfacimento del consenso sta spingendo la politica sulle prime pagine dei pochi giornali che ancora pubblicano edizioni stampate.

Stiamo assistendo ad una baruffa tra adolescenti. La posta in gioco è così bassa e la retorica così alta che le persone che normalmente non prestano molta attenzione alla politica non possono scamparvi.

I seguaci fedeli di Hillary ed i seguaci devoti di Trump non riusciranno mai a trovare una soluzione politica. Il Paese è ora politicamente diviso. Senza una guerra o una catastrofe economica, non ci sarà molta unità.



LA POLITICA DEL SACCHEGGIO

Ci sarà una tremenda crisi economica. Quando arriverà, la quota della spesa del governo federale aumenterà. Le persone guardano disperatamente al governo centrale per i salvataggi. La popolazione continuerà a concedere la legittimità al governo federale finché quest'ultimo firmerà assegni. Firmerà grandi assegni all'élite, ma dovrà firmarne a sufficienza ai disoccupati per giustificare la sua esistenza. Lo stato sociale crescerà e questo sarà il suo epitaffio. Raggiungerà il fondo del pozzo. Il sangue sarà estratto dalle rape politiche ancora solvibili.

Durante i prossimi 20 anni, la quota discrezionale del bilancio federale scenderà a zero. Poi la politica sarà una questione di prendere una fetta di torta da un gruppo e trasferirla ad un altro gruppo. Non saranno ammessi nuovi gruppi nell'operazione. Non verranno stilati nuovi programmi. Non ci saranno nuove spese per programmi non discrezionali del governo federale. Le componenti non discrezionali del bilancio del governo federale scompariranno.

Lo stato sociale diventerà poi un campo di battaglia politico. Ogni gruppo cercherà di estrarre la sua libbra di carne dal Federal Reserve System o dagli investitori in debito del Tesoro USA. I tassi d'interesse infine torneranno su. I pagamenti degli interessi da parte del governo federale aumenteranno. La politica diventerà una guerra tra i gruppi con interessi particolari, ognuno dei quali sarà disperato per canalizzare più ricchezze a sé da Washington.

Ad un certo punto, Washington non sarà in grado di firmare gli assegni promessi. A questo punto la legittimità sarà revocata dagli elettori. Questa sarà la fine del consenso dei governati.

I governati sono disposti a sopportare un governo federale fintanto che gli assegni saranno firmati. Il sostegno riluttante degli elettori al governo federale e ai principali partiti politici è completamente dipendente dalla capacità del governo di estrarre ricchezza da un gruppo e darla ai membri di un altro gruppo. Questa è la politica del saccheggio. La politica in generale è sempre stata una politica del saccheggio. Ma il livello di saccheggio, e il grado di dipendenza di coloro che ne sono dipendenti, ha raggiunto vette mai viste prima.

In tutto l'Occidente lo stato sociale sta raggiungendo i limiti della volontà della popolazione di accettare un altro giro di saccheggi. La politica del saccheggio sta finalmente sbattendo contro il proverbiale muro di mattoni. La popolazione conferisce il consenso per essere governata solo su questa base: ogni gruppo estrae la sua quota promessa di bottino. Quando questa promessa verrà infranta, i gruppi con interessi particolari revocheranno il loro consenso.

Ecco la morale della favola: quando i gruppi con interessi particolari non possono estrarre altre ricchezze attraverso il saccheggio politico, la politica cercherà di conservare il livello di saccheggio esistente. Ma questo non sarà possibile dal punto di vista fiscale e allora la politica dibatterà su quali vacche sacre sarà possibile sacrificare.

Lo abbiamo già visto: l'URSS negli anni '80. L'Unione Sovietica infine aveva finito la ricchezza da estrarre.

Prima del 2050 la politica del saccheggio sarà radicalmente ristrutturata. Dopo l'uccisione di una vacca sacra, un altro gruppo con interessi particolari revocherà la legittimità al governo federale, e così fino a quando non saranno morte tutte.

Quando il governo federale staccherà la spina ai vecchi, questi ultimi staccheranno la spina alla legittimità politica del governo federale. Quello sarà davvero un grande giorno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 19 giugno 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin e delle Alt (LTC, ETH, EOS)

Aggiornamento dei mercati delle criptovalute. In questo nuovo appuntamento verrà fatta un'analisi tecnica del prezzo del Bitcoin (cercando di identificare i nuovi movimenti), seguita da un'analisi tecnica di alcune Altcoin (LTC, ETH, EOS) e una panoramica delle posizioni short/long sul prezzo di Bitcoin in modo da vedere come si stanno comportando rispetto al nostro ultimo appuntamento (ottime per ipotizzare top e bottom).

È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin-e-delle-alt--ltc--eth--eos---19--972ff238ce6d


Il denaro è stato creato per decreto dello stato?





di Frank Shostak


Secondo il punto di vista popolare, la gente accetta il denaro poiché inizialmente è stato introdotto da un decreto statale.[1] Ma ha senso?

La domanda per una merce deriva dal suo beneficio percepito. Ad esempio, le persone chiedono cibo poiché offre loro nutrimento. È diverso per il denaro, le persone lo chiedono non per l'uso diretto nel consumo ma per scambiarlo con altri beni e servizi.

Il denaro non è utile in sé, ma poiché ha un valore di scambio, è scambiabile in termini di altri beni e servizi. Il denaro è richiesto perché il vantaggio che offre è il suo potere d'acquisto (cioè, il suo prezzo). Di conseguenza, affinché qualcosa venga accettato come denaro, deve avere un potere d'acquisto pre-esistente, un prezzo. Quindi come può una cosa che lo stato proclama mezzo di scambio acquisire un tale potere d'acquisto, un prezzo?

Nei suoi scritti Carl Menger ha sollevato dubbi sulla solidità del punto di vista secondo cui l'origine del denaro sia lo stato. Secondo Menger:
Un evento così significativo e di notorietà inevitabile, come l'istituzione per legge o convenzione di un mezzo di scambio universale, sarebbe stato certamente conservato nella memoria dell'uomo, in quanto sarebbe anche emerso in un gran numero di posti. Eppure nessun monumento storico ci dà notizie attendibili di una qualsiasi transazione che conferiva un riconoscimento distinto al mezzo di scambio già in uso, o che faceva riferimento alla sua adozione da parte di popoli di cultura relativamente recente, e ancor meno che testimoniava un'iniziazione delle prime ere della civiltà economica nell'uso del denaro.[2]

Nel corso della storia diversi beni sono stati usati come mezzo di scambio. Su questo Mises osservò che nel corso del tempo ci sarebbe stata una tendenza inevitabile affinché i meno commerciati sarebbero stati scansati uno alla volta, finché non sarebbe rimasta solo una sola merce, universalmente impiegata come mezzo di scambio.[3]

Allo stesso modo Rothbard ha scritto che:
Proprio come in natura c'è una grande varietà di abilità e risorse, c'è altresì una varietà nella commerciabilità dei beni. Alcuni beni sono più richiesti di altri; alcuni sono più divisibili in unità più piccole senza perdite di valore, altri più durevoli per lunghi periodi di tempo, altri più trasportabili lungo grandi distanze. Tutti questi vantaggi garantiscono una maggiore commerciabilità. È chiaro che in ogni società i beni più commerciati saranno gradualmente selezionati come mezzi per lo scambio. Dal momento che sono sempre più selezionati come mezzi per lo scambio, la loro domanda aumenta a causa di questo uso, e quindi diventano ancora più commerciabili. Il risultato è una spirale che si auto rinforza: una maggiore commerciabilità causa un uso più ampio come mezzo di scambio che causa una maggiore commerciabilità, ecc.

Alla fine, una o due merci sono usate come mezzi di scambio generali — in quasi tutti gli scambi — e vengono chiamate denaro.[4] Un elemento critico in questo processo di selezione è il fatto che la domanda di moneta dipende dal prezzo pre-esistente. Su questo Rothbard sosteneva che:
Il denaro non può avere origine in nessun altro modo: né da parte di tutti che improvvisamente decidendo di creare denaro con materiale inutile, né dallo stato che chiama "denaro" dei semplici pezzi di carta. Incorporata nella domanda di denaro c'è la conoscenza dei prezzi monetari del passato.[5]

Sappiamo che la legge della domanda e dell'offerta può spiegare il prezzo di un bene. Allo stesso modo, sembrerebbe che la stessa legge debba spiegare il prezzo del denaro. Ma c'è un problema con questo modo di pensare, poiché la domanda di denaro nasce perché il denaro ha potere d'acquisto (cioè, il denaro ha un prezzo). Tuttavia, se la domanda di moneta dipende dal suo prezzo pre-esistente, cioè dal potere d'acquisto, come può questo prezzo essere spiegato con la domanda? Siamo apparentemente finiti in una trappola circolare, perché il potere d'acquisto del denaro è spiegato dalla domanda di moneta, mentre la domanda di moneta è spiegata dal suo potere d'acquisto. La circolarità sembra mettere in dubbio il processo storico di selezione del denaro, come descritto da Mises e Rothbard, e sembra dare credito all'opinione che l'accettazione del denaro sia il risultato di un decreto statale.

Nei suoi scritti Mises ha respinto con successo il punto di vista popolare su come il denaro venga accettato.[6] Mises iniziò la sua analisi osservando che la domanda di moneta odierna è determinata dal potere di acquisto di ieri del denaro.

Quindi per una determinata quantità di denaro, il potere d'acquisto di oggi viene stabilito di conseguenza. La domanda di denaro di ieri, a sua volta, viene impostata dal potere d'acquisto del denaro del giorno prima. Quindi, per una certa quantità di denaro, viene impostato così il prezzo del denaro di ieri.

La stessa procedura si applica ai periodi passati. Con la regressione nel tempo arriveremo ad un punto in cui il denaro era solo una merce ordinaria in cui la domanda e l'offerta ne stabilivano il prezzo. La merce aveva un valore di scambio in termini di altre merci, cioè il suo valore di scambio era stabilito col baratto.

Il giorno in cui una merce è diventata denaro, aveva già un potere d'acquisto o un prezzo stabilito in termini di altri beni. Questo potere d'acquisto ci consente di impostare la domanda di questo prodotto come denaro. Questo a sua volta, per una data offerta, stabilisce il suo potere d'acquisto il giorno in cui questa merce inizia ad essere usata come denaro.

Una volta che emerge il prezzo del denaro, esso serve come input per l'impostazione del suo prezzo domani. Ne consegue, quindi, che senza le informazioni di ieri sul prezzo del denaro, non può essere stabilito il potere d'acquisto del denaro di oggi. (Per quanto riguarda altri beni e servizi, la storia passata non è richiesta per accertare i prezzi attuali, poiché la domanda per questi beni è dovuta ai benefici percepiti dal loro consumo. Il vantaggio offerto dal denaro è che può essere scambiato per beni e servizi. Di conseguenza è necessario conoscere il potere di acquisto passato del denaro al fine di stabilirne la domanda di oggi.)

Usando il quadro di pensiero di Mises, noto anche come Teorema della Regressione, possiamo dedurre che non è possibile che il denaro possa essere emerso come conseguenza di un decreto statale; proprio perché il decreto non può conferire potere d'acquisto ad una cosa che lo stato proclama diventerà il mezzo di scambio. Il Teorema mostra che il denaro deve emergere come merce. Su questo Rothbard ha scritto:
A differenza dei beni dei consumatori, o dei produttori, utilizzati in modo diretto, il denaro deve avere prezzi pre-esistenti sui quali basare una domanda. Ma l'unico modo in cui ciò può accadere è iniziare con una merce utile nel baratto, e poi aggiungere la domanda come mezzo di scambio alla domanda precedente nell'uso diretto (ad esempio, per gli ornamenti, nel caso dell'oro). Quindi lo stato è impotente quando si tratta di creare denaro; solo il processo del libero mercato può svilupparlo.[7]


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Carl Menger, “On the Origins of Money”, Economic Journal, volume 2 (1892) p.239-55

[2] Carl Menger, ibid.

[3] Ludwig von Mises, Theory of Money and Credit, pp.32-33.

[4] Murray N. Rothbard, “What Has Government Done to Our Money?

[5] Ibid.

[6] Ludwig von Mises, Human Action Scholars edition, Capitolo 17

[7] Murray N. Rothbard, “What Has Government Done to Our Money?”

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