giovedì 19 luglio 2018

Piuttosto che ripagare il debito, la Spagna sta spendendo ancora di più





di Philipp Bagus


Per la prima volta dopo la crisi finanziaria, il governo spagnolo ha raggiunto (quasi) il limite del 3% del PIL per i deficit pubblici come stabilito dal Patto di Stabilità. Il nuovo governo socialista ritiene che sia ora di cambiare rotta. Secondo la sua opinione, dopo lunghi anni di austerità, è ora di pensare all'aumento della spesa pubblica. Infatti il precedente governo aveva già annunciato un aumento delle pensioni pubbliche dell'1.6%. L'aumento delle pensioni è altamente problematico, perché i fattori demografici rendono insostenibile il sistema pensionistico pubblico nel lungo termine. Il nuovo governo vuole sostenere il sistema pensionistico pubblico aumentando in modo aggressivo le tasse. Inoltre vuole annullare e modificare alcune parti della riforma del mercato del lavoro del 2012, la quale ha consentito un sostanziale calo della disoccupazione. Prevede di aumentare il salario minimo.

La cosa più problematica è che in realtà non è vero che il governo è stato austero dopo la crisi finanziaria. Le finanze pubbliche non sono state stabilizzate.

Deficit del governo spagnolo in% del PIL. Fonte: Eurostat

Innanzitutto il Patto di Stabilità è stato affinato e sostituito dal Trattato di Stabilità Fiscale del 2012 (chiamato anche Fiscal Compact Europeo). Prima del Trattato di Stabilità Fiscale, i governi potevano avere deficit massimi del 3% durante i periodi di espansione economica. Quando sarebbe arrivata una recessione, un governo avrebbe potuto ricorrere all'aumento del deficit in circostanze avverse straordinarie. Infatti al culmine della crisi finanziaria, tutti gli stati membri della zona Euro hanno superato il limite del 3% del deficit. Pertanto l'idea del Trattato di Stabilità Fiscale è che i governi debbano avere un bilancio in pareggio nel corso del ciclo economico. I deficit possono salire al 3% in recessione, ma questi deficit devono essere compensati dalle eccedenze durante l'espansione economica. In tempi normali, il bilancio dovrebbe essere equilibrato. Il Trattato di Stabilità Fiscale ritiene che un bilancio pari a -0.5% sia equilibrato (o al -1% per i Paesi con un rapporto debito/PIL inferiore al 60%). Inoltre il Trattato di Stabilità Fiscale comporta un ripagamento del debito. Se un Paese ha un rapporto debito/PIL superiore al 60%, deve ridurre l'eccesso del 5% all'anno. Per la Spagna, ciò avrebbe dovuto comportare una riduzione del debito dell'1.9% (0.05*39) nel 2017, cosa che non è stato raggiunta perché il debito pubblico è sceso solo dello 0.7%.

Poiché la Spagna è una delle economie in più rapida crescita nell'Eurozona, sicuramente dovrebbe avere un surplus di bilancio secondo la legge. Pertanto il deficit del 3.1% non è né un grande risultato, né un pretesto per aumentare la spesa pubblica. Non aderendo rigorosamente alle regole e ricorrendo a scappatoie nel Trattato di Stabilità, esso è stato infranto e si rivelerà meno idoneo a limitare la spesa pubblica e il deficit in futuro. Perché gli altri governi dovrebbero conformarsi se la Spagna non adempie rigorosamente all'accordo?

Rapporto debito pubblico/PIL spagnolo. Fonte: Eurostat

In secondo luogo, la Spagna non ha ridotto il suo deficit a causa dell'austerità del governo. Infatti il governo spagnolo non è stato austero. Ha incrementato la spesa all'inizio della crisi e l'ha ridotta sostanzialmente solo nel 2013, quando i creditori dell'ESM lo hanno chiesto in cambio del suo salvataggio. Da allora la spesa pubblica è aumentata ed è ancora oggi al di sopra dei livelli insostenibili del 2008. È destinata ad aumentare ulteriormente.

La Spagna è arrivata al limite del 3% a causa di circostanze straordinarie al di fuori del suo controllo. Innanzitutto l'economia è cresciuta in modo robusto per 4 anni ormai. Negli ultimi tre anni la crescita reale si è attestata ad un solido 3%. Le entrate del governo sono aumentate e le spese sono diminuite, perché la disoccupazione è diminuita (anche a causa della nuova flessibilità del mercato del lavoro che il nuovo governo vuole eliminare). L'aumento delle vendite, dei salari e dei profitti ha comportato maggiori entrate fiscali.

I prezzi delle case e l'attività economica stanno aumentando di nuovo portando a maggiori entrate, che il governo è desideroso di spendere proprio come durante nell'ultima bolla. Inoltre il governo spagnolo ha ricevuto assistenza dalla BCE con la sua politica di tassi d'interesse a zero e il programma di quantitative easing. Se i tassi d'interesse tornassero a livelli più normali, il governo spagnolo finirà nei guai.

Spesa del governo spagnolo in milioni di euro. Fonte: Eurostat

Tasso di crescita reale, Spagna (in%). Fonte: Eurostat

Come sarebbero le finanze del governo spagnolo con tassi d'interesse più normali? Con un debito pubblico al 98.3% del PIL e ipotizzando tassi d'interesse medi sui titoli di stato superiori al 3% rispetto ad oggi, il deficit pubblico passerebbe dal 3.1% al 6%.

Se la Spagna ha raggiunto il limite del 3% sui deficit in un mondo con tassi d'interesse a zero e un'espansione economica che sembra sempre più un déjà-vu dell'ultima bolla, cosa succederà nella prossima recessione o quando i tassi aumenteranno?

Il deficit strutturale spagnolo è insostenibile. Il suo debito pubblico è prossimo al 100% del PIL ed è rimasto in questa zona nonostante l'espansione economica. Invece di pensare ai modi in cui spendere le crescenti entrate, il governo spagnolo dovrebbe sfruttare questa opportunità unica per mettere ordine nei conti e ridurre il suo debito pubblico. Invece di aumentare le spese e le tasse, il governo dovrebbe tagliarle per prepararsi alla prossima tempesta, che arriverà prima o poi.

Potrebbe essere l'ultima possibilità per il governo spagnolo di sostenere le sue finanze. Questa possibilità è stata acquisita grazie alla BCE ed a spese dei risparmiatori dell'Eurozona. È da irresponsabili sperperarla.

Ciò che vale per la Spagna, vale anche per altri Paesi dell'Eurozona sovraindebitati come Portogallo, Francia ed Italia. La riduzione del debito pubblico durante i tempi "buoni" richiederebbe che la BCE continui con la sua pericolosa politica monetaria, la quale pianterà i semi della prossima crisi finanziaria. Per sfuggire alla trappola della ZIRP, i livelli dei debiti pubblici devono essere ridotti rapidamente. Ora è il momento. Quando arriverà la prossima recessione, sarà troppo tardi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 18 luglio 2018

Bitcoin è deflazionistico, trasparente ed antifragile





di Mark E. Jeftovic


"Per me e molti altri bitcoin non è una rivoluzione tecnica tanto quanto non lo è un trionfo di incentivi politici ed economici." ~ Two Bit Idio

"Sistemi come Ethereum (e Bitcoin, NXT, Bitshares, ecc.) sono una classe fondamentalmente nuova di organismi criptoeconomici: entità decentralizzate e senza giurisdizione che esistono interamente nel cyberspazio, sostenute da una combinazione di crittografia, economia e consenso sociale." ~ Vitalik Buterin

Nella Parte 1 abbiamo dato un'occhiata a "cosa non è bitcoin", dove tutti i soliti paragoni e analogie riguardanti Bitcoin si sono dimostrati inadeguati nello spiegare cosa sia realmente il fenomeno, finendo con una domanda ovvia...



Allora cos'è bitcoin?

Il denaro è una di quelle caratteristiche del cosiddetto "acquario della vita". Oltre a preoccuparci delle nostre bollette o degli investimenti, la struttura generale del "denaro" è un supporto di sottofondo che sostiene tutto, e, la maggior parte delle volte, non ci prestiamo tanta attenzione. Altri esempi sono le utilità di base come l'elettricità e l'acqua corrente.

Poiché viviamo le nostre vite in questi "acquari", non mettiamo in discussione la natura o i meccanismi di questi mezzi strutturali/culturali in cui siamo immersi, a meno che non smettano di funzionare o subiscano un cambiamento radicale.



Una breve storia di innovazione monetaria

Quello che stiamo vivendo oggi è un'innovazione tecnologica che sta trasformando la natura stessa del denaro, e questo è qualcosa che è successo solo poche volte nel corso della storia. È poiché stiamo parlando di una fondamentale ristrutturazione della natura del denaro, e non dell'ennesima bolla all'interno dei confini del sistema monetario fiat, allora possiamo apporre a bitcoin l'etichetta "questa volta è diverso".

Il denaro centralizzato, opaco e basato sul debito verrà distrutto da criptovalute decentralizzate, open source e competitive.

Questo sconvolgimento si verificherà per necessità dato l'irreparabile danno che le politiche delle banche centrali hanno inflitto alla cittadinanza nel corso dell'ultimo secolo, raggiungendo quello che può essere considerato un crollo tra inflazione mirata, QEternity, ZIRP e NIRP, guerra al denaro contante, e controlli sui capitali negli ultimi 10 anni. L'etichetta più adatta a tutto questo è "repressione finanziaria", come suggerito da Chris Martenson.

Durante l'era della moneta fiat, ogni volta che s'è verificata una bolla finanziaria, "questa volta è diverso" non si è mai dimostrato effettivamente diverso. Val la pena di ripetere l'osservazione di Galbraith:
Il mondo della finanza saluta l'invenzione della ruota più e più volte, spesso in una versione leggermente più instabile. Tutta l'innovazione finanziaria coinvolge in una forma o nell'altra la creazione di debito cartolarizzato in misura più o meno coperta da attività reali. (enfasi aggiunta)

Ma come detto nella Parte 1, bitcoin non è una bolla basata sul debito. La leva finanziaria non tiene conto della maggior parte dell'azione dei prezzi, almeno non ancora. Mentre scrivo questo articolo, i futures CBOE sono entrati in scena da poco. Inoltre la maggior parte degli exchange offre margin lending, e molti trader sono abbastanza stupidi da tentare di usarli, ma questo non è il fattore trainante che spinge l'adozione di bitcoin. Queste storie emergenti di persone che ipotecano le loro case per comprare bitcoin sono "degne di nota", e quindi ancora sporadiche. Il debito sarebbe una forza trainante della bolla qualora fosse sistemica.

Guardando al bitcoin come ad un cambiamento tecnologico, nel corso della storia ci sono stati solo una manciata di grandi cambiamenti nel campo monetario. Abbiamo avuto il baratto, quindi il denaro fiat.

L'antropologo David Graeber (Debt: The First 5,000 Years) sostiene che contrariamente alla teoria convenzionale, il baratto non abbia generato il denaro, ma sia venuto prima il debito sotto forma di obblighi. Questa fu la prima vera astrazione del consumo presente nel valore futuro. Dovere qualcosa a qualcuno, che si trattasse di restituire un favore prima o, più tardi, una rappresentazione simbolica di quel favore, raffigurava la progressione verso il "denaro".

Il punto più importante di Graeber è che il debito, la prima grande innovazione monetaria dopo il baratto, è stato utilizzato da allora da una piccola minoranza di persone per schiavizzare il resto della popolazione.

È una discussione avvincente. In entrambi i casi, a parte le successive innovazioni come la creazione della banconota, che facilita la trasmissione del valore a distanza e la contabilità a partita doppia, non è cambiato molto nella forma strutturale del denaro dall'ultima grande innovazione che è stata l'ascesa della riserva frazionaria.

Da allora, da varie valute fiat alle carte di credito, alla banda magnetica o ai chip PIN, sono state apportate variazioni ad un unico tema: il debito è denaro. Finché i vari stati sociali continuano a spendere più di quanto ricevono, devono continuare a creare e monetizzare più debito per mantenere in piedi il sistema nel suo complesso.



Le criptovalute non sono debito

Le criptovalute sono costruite sulla matematica, sull'open-source, sul consenso e sulla decentralizzazione. Questi attributi si combinano per darci un sistema monetario con caratteristiche che lo distinguono dall'attuale modello fiat.

Anelastiche

Non sono elastiche perché, come tutti sappiamo, esiste solo una determinata quantità di monete che verrà mai creata. Questo è in netto contrasto con l'offerta di denaro in termini fiat. Come qualcuno ha scherzosamente twittato condividendo la Parte 1: "Wow, guardate il prezzo di bitcoin! Oh aspettate un attimo, questo è il grafico della massa monetaria."


Questa anelasticità rende bitcoin e qualsiasi altra criptovaluta con caratteristiche simili....

Deflazionistiche

Una valuta deflazionistica è strettamente correlata all'essere anelastica, ma dobbiamo guardare in modo specifico agli aspetti deflazionistici di bitcoin, perché il pensiero economico mainstream ritiene che "la deflazione sia cattiva", e lo è se si usa il debito come denaro.

La ragione è che il denaro basato sul debito, alimentato dalla riserva frazionaria, consente alle unità monetarie di "esistere in due posti contemporaneamente". Quando ho iniziato a fare ricerche su tutto questo materiale economico e storico, eravamo in pieno scoppio della bolla dotcom. Fu allora che mi resi conto che non avevo alcuna comprensione di economia o finanza o, in definitiva, del denaro. Così ho iniziato una "immersione profonda" in questi argomenti che continua ancora oggi.

Uno dei primi libri che ho letto a riguardo è stato quello di Ferdinand Lips, Gold Wars. Lips, un banchiere svizzero ed esperto del gold standard classico, era considerato "Friend of Another (FOA)" un commentatore anonimo e criptico del mercato finanziario e dell'oro negli anni '90 (prefigurazione di Satoshi Nakamoto?).

Quando di recente ho riletto la mia copia del libro, ho scoperto che avevo scarabocchiato quanto segue sul retro della copertina dopo che avevo finito di leggerlo:
L'oro, come ogni altra cosa "normale", non può essere in due posti contemporaneamente. Il denaro fiat, tuttavia, è credito, riscattabile in nulla, che viene simultaneamente considerato come "denaro" da più parti; questo meccanismo funziona fintanto che la bolla è in crescita, ma non può funzionare se inizia a sgonfiarsi. Se N parti detengono lo stesso "denaro fiat" e all'improvviso lo usano per ritirare il debito, N-1 parti vedranno franare la terra sotto i loro piedi. Perché con un sistema cartaceo fiat, la riduzione del debito (sia pagandolo sia in caso di insolvenza) riduce l'offerta di moneta.

La mia comprensione di questi argomenti mi ha portato a concludere che bitcoin è anelastico e quindi deflazionistico. Non ha alcun rischio di controparte (esiste un rischio di consenso, ma questo vale anche per la moneta fiat) e risolve "il problema della doppia spesa", mentre invece per il denaro fiat è un grosso problema. Il denaro basato sul debito e sull'inflazione è matematicamente e crittograficamente eliminato dalle criptovalute.

In un sistema monetario anelastico o sonante, come l'era del gold standard classico (quando non c'erano imposte sul reddito e si verificavano lievi deflazioni), o quello che sta emergendo oggi, la deflazione è virtuosa, non il contrario.

Al contrario, il denaro inflazionistico basato sul debito crea un'economia da tapis roulant che spinge perniciosamente le attività nella disuguaglianza della ricchezza. I plutocrati in cima spendono la loro ricchezza indebita per comprare attività, mentre i livelli inferiori devono continuamente e incrementalmente spendere più del loro potere d'acquisto per rimanere in vita.

Molti economisti mainstream sostengono che le valute deflazionistiche non funzionerebbero perché:
  1. Non ci sarebbero abbastanza "unità monetarie" per acquistare tutti i beni e servizi disponibili; e
  2. Porterebbe all'accaparramento. La loro teoria afferma che le persone non spenderebbero soldi oggi, perché così facendo perderebbero il valore aggiunto che il denaro avrebbe domani.

Detlev S. Schlichter nel suo libro, Paper Money Collapse, offre uno sguardo spassionato e obiettivo sul perché il denaro fiat finisce sempre a zero, ogni volta, in tutta la storia, senza eccezioni, e cosa succederebbe invece in un ambiente con una valuta deflazionistica:
Un sistema monetario con una moneta-merce avente un'offerta essenzialmente fissa, sperimenterà una deflazione secolare. Un'economia in crescita, con un'offerta di moneta totalmente inflessibile, mostrerà una tendenza al calo dei prezzi e all'aumento costante del potere d'acquisto del denaro. Ma la domanda chiave ora è, perché dovrebbe essere un problema? Abbiamo già visto come la deflazione secolare fosse piuttosto blanda e che non abbia mai presentato alcuna difficoltà economica. [Ciò che gli economisti di oggi temono è una "spirale della morte deflazionistica", il collasso del debito e la conseguente contrazione dell'offerta di moneta, non la deflazione stessa.] Nessuna correlazione tra deflazione o recessione o stagnazione è evidente nei sistemi monetari basati sulle merci. Mostreremo ora che non ci sono motivi concettuali per considerare la deflazione come un problema.

Poi spende il resto del libro a spiegare esattamente questo. Dall'esperienza personale come commerciante che accetta pagamenti in bitcoin sin dal 2013, so che l'aumento del prezzo di bitcoin non ha rallentato il volume delle transazioni o i pagamenti aggregati (in termini di dollari).

Una valuta deflazionistica vede i prezzi scendere nel tempo con l'aumento del suo potere d'acquisto.

easyDNS Linee di tendenza delle vendite e delle transazioni in bitcoin 2013 - presente (2017)

Il grafico qui sopra mostra le linee di tendenza delle transazioni in bitcoin su easyDNS dal 2013 ad oggi. Non ho inserito la linea di tendenza dei prezzi di bitcoin, ma sappiamo tutti com'è. Vediamo chiaramente che i prezzi in BTC diminuiscono all'aumentare del prezzo, ma il volume delle transazioni e le vendite in CAD rimangono stabili con un moderato trend al rialzo.



Bitcoin è trasparente

È trasparente in due modi. Il primo: la blockchain in cui possiamo vedere il flusso di bitcoin e tutte le transazioni. E in secondo luogo, il codice sottostante è open-source.

Chiunque può guardare qualsiasi blocco nella blockchain e chiunque può scaricare il codice sorgente che gestisce tutta l'infrastruttura.

Paragonate questa radicale trasparenza con, ad esempio, la Federal Reserve, che ha un monopolio esclusivo sulla creazione del denaro e lo crea dal nulla. Inoltre è (indirettamente) di proprietà di un cartello di banche private e opera senza sorveglianza. Questo è il punto cruciale dell'attuale periodo monetario. Per lungo tempo è stato possibile respingere le critiche a questo sistema come "teorie della cospirazione", ma visto il danno che le politiche della FED hanno causato all'economia in generale, è sempre più difficile ignorare questa realtà.

Chiunque analizzi questo sistema andando oltre la narrativa mainstream, potrebbe arrivare alla stessa conclusione a cui sono arrivato io qualche tempo fa.

Antifragile

Nassim Taleb, nel suo lavoro editoriale con lo stesso titolo, ha inventato il termine "antifragile" per descrivere qualsiasi fenomeno che diventa più forte quando incontra la volatilità. La "morte imminente di bitcoin" è probabilmente l'unica cosa che è stata predetta ancor più della "morte imminente di Internet", un tema ricorrente ricorrente negli anni '90.

Entrambe le tecnologie, Internet e le criptovalute, sono protocolli decentralizzati, in gran parte open source, che hanno trasformato la nostra civiltà.

Queste qualità rendono le criptovalute un anatema per il denaro fiat basato sul debito. In quanto tali rappresentano una minaccia per tecnocrati, banchieri, politici in carriera o complici di cartelli aziendali, la cui posizione dipende dalla loro vicinanza e dalle relazioni con l'apparato monetario che crea denaro e lo distribuisce preferenzialmente tra questa rete.



Che cosa significa tutto questo?

Quando ci poniamo questa domanda, torniamo all'affermazione di Graeber secondo cui l'intero sistema monetario è un meccanismo di controllo che utilizza il debito per tenere in riga la popolazione.

Questo è stato ampiamente tollerato da una popolazione che è in gran parte ignorante riguardo il funzionamento del sistema monetario e di come li renda schiavi. Lo stesso Keynes ha osservato che:
Con un continuo processo di inflazione, i governi possono confiscare, segretamente e inosservati, una parte importante della ricchezza dei loro cittadini. Non vi è alcun mezzo più subdolo e sicuro per rovesciare le basi esistenti della società che svalutare la valuta. Il processo coinvolge tutte le forze nascoste della legge economica, e lo fa in un modo che nessun uomo su un milione sia in grado di diagnosticare.

Per molto tempo Keynes ha avuto ragione. Poi, mentre il super ciclo del debito secolare ha iniziato a crescere, sono successi un paio di eventi chiave.

Il primo è la crisi finanziaria globale del 2007-2009 e la presunta "esperienza pre-morte" dell'economia moderna. Wall Street è stato salvato con denaro a pioggia e l'ha usato per darsi dei bonus, mentre la classe media è stata decimata e continua ad essere mantenuta nella povertà. C'era una certa incongruenza in questa immagine; da una parte, l'incompetenza e l'incoscienza finanziaria sono state premiate, mentre la classe media che seguiva le regole è stata penalizzata.



I 95 white paper

È stato in quel momento che è apparso il white paper di Satoshi, proponendo un modo diverso di strutturare il sistema monetario.

Nessuno se n'è accorto, ma ha innescato una catena di eventi come le "95 tesi" di Martin Lutero. A quel tempo, il risultato fu la Riforma protestante e la Chiesa cattolica non riacquistò mai più la sua posizione di potere centrale.

Un documento che ha galvanizzato un intero movimento, e più il Papato cercava di contrastare Lutero in modo da contenerlo, più il protestantesimo si diffondeva più rapidamente; ancora una volta l'antifragilità.

Il protestantesimo ha presentato sufficienti benefici ad un numero sufficiente di case reali in tutta Europa che, se confrontato con il papato autoritario e decadente, il lato positivo del nuovo paradigma sembrava migliore del vecchio sistema; ed è proprio quello che sta succedendo oggi nella sfera monetaria.

Nei primi anni dopo il lavoro di Satoshi, bitcoin non ha irrotto nella coscienza pubblica, ma le ruote erano certamente in movimento, e quelle persone che avevano molto in gioco e stavano comprendendo l'ipocrisia e la capricciosità — per non parlare della distruttività dell'attuale regime monetario — vi stavano prestando molta attenzione.

Non è stato fino ad un altro evento, anni dopo, che le persone avrebbero iniziato a vedere l'efficacia delle criptovalute nella protezione della ricchezza e dei risparmi. Quell'evento è stato il bail-in di Cipro. Il quadro per "contenere" quell'evento è stato rapidamente adottato da altre nazioni. È diventato legge qui in Canada:
Nel caso improbabile che una banca di rilevanza sistemica esaurisca il proprio capitale, la banca può essere ricapitalizzata e restituita alla redditività attraverso la conversione di alcune passività bancarie in capitale regolamentare.

Questa disposizione, originariamente del governo Harper, è stata reiterata da quello Trudeau.

Simile a quanto "un uomo su un milione" sia in grado di diagnosticare l'inflazione, si presume che ancora meno sappiano che "determinate passività bancarie" sono in realtà i risparmi dei depositanti.

Ma la gente sa cosa significa. Peggio ancora, ogni volta che quelle banche si avvicinavano all'insolvenza, noi eravamo quelli che avrebbero dovuto sostenerle. Le banche sono "troppo grandi per fallire". Tutti gli altri sono sacrificabili.



Bitcoin è un buco in un edificio in fiamme
"Ho pensato che bitcoin fosse come un buco nel muro di un edificio in fiamme. L'edificio in fiamme è il petrodollaro. Il buco nel muro non soddisfa alcuna definizione standard di porta. Non passerebbe l'ispezione di un edificio e potrebbe non durare a lungo. Sicuramente sarà sostituito da qualcos'altro nel lungo periodo. Ma a breve termine, nessuno all'interno di quell'edificio in fiamme si preoccupa davvero di tutto questo e quelli che prima hanno sentito odore di fumo lo hanno usato. Ne seguiranno molti altri e, purtroppo, alcuni moriranno avvolti dalle fiamme. Ci sono anche altre uscite dall'edificio, alcune potrebbero essere più sicure di altre, ma la cosa più importante è uscire dall'edificio in fiamme il più rapidamente possibile." ~ da un commento su Zerohedge alla Parte I di questo articolo (L'unica cosa che vorrei aggiungere è che le altre uscite portano ad altri edifici in fiamme.)

E questo ci porta infine a ciò che penso sia veramente bitcoin. È un tipo di fuga di capitale/valuta. In un certo senso, (e non ho coniato io questa analogia; è stato Stefan Molyneux) tutte le valute fiat stanno vivendo un collasso iperinflazionistico rispetto a bitcoin. Ha senso — il risultato logico della vasta stampa monetaria del secolo scorso, è uno scoppio inflazionistico. Ma ciò evoca immagini della Germania di Weimar e carriole piene di denaro, il recente crollo dello Zimbabwe, o forse del Brasile. Sembra tutto così impensabile qui.

Eppure, eccoci con bitcoin in bolla, azioni in bolla, obbligazioni in bolla, immobili in bolla. Tutto è in bolla? Oppure stiamo vivendo un crash al rallentatore del sistema monetario fiat sottostante? Non un romanzo di James Rawles sulla "fine della civiltà", ma piuttosto un esodo di massa verso qualcosa che viene percepito come "un asset".

Detto questo, anche se fosse vero, non significa che "il prezzo di bitcoin salirà per sempre". Anche gli episodi iperinflazionati durano di solito solo dai 12 ai 18 mesi, dopo i quali entra in gioco un nuovo sistema valutario.

Quello a cui stiamo assistendo potrebbero essere i primi inning che inaugurano la fine del dollaro USA come valuta di riserva mondiale e l'inizio di "ciò che viene dopo". Il fatto che l'egemonia del dollaro USA finirà, non sarà una sorpresa per nessuno, neanche per gli economisti mainstream.

Quindi, sebbene nel corso della storia ci siano state solo una manciata di innovazioni monetarie, ci sono stati molti sistemi valutari, ognuno nato, cresciuto e crollato solo per lasciare posto a quello successivo.

Ciò che può essere unico in questo caso è che siamo testimoni di un cambiamento a due facce: il passaggio da un sistema di denaro fiat basato sul debito ad un sistema di criptovalute decentralizzate.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 17 luglio 2018

Cosa non è bitcoin: uno schema di Ponzi, un sistema scoperto, una mania come quella per i tulipani





di Mark E. Jeftovic


"[Bitcoin] non finirà bene, è una truffa... peggio dei bulbi di tulipani... [ma] se foste uno spacciatore di droga, un assassino, cose del genere, è meglio farlo in cambio di bitcoin che in dollari USA." ~ Jamie Dimon: CEO, JP Morgan

"Titolo: JPMorgan colpevole di riciclaggio di denaro, ha cercato di nasconderlo al regolatore svizzero." ~ Cointelegraph

Data l'ultima serie di massimi di prezzo storici di bitcoin, i detrattori stanno facendo gli straordinari per dimostrare che la criptovaluta sia uno schema di Ponzi, una truffa, o, perlomeno, una bolla. Stranamente molti di questi stessi detrattori passano molto tempo a fare il tifo per "l'altra bolla", quella di tutti gli asset: azioni, obbligazioni, proprietà immobiliari, persino gli ETF di ETF.

È facile fare confronti superficiali tra le mele e i cacciaviti sul motivo per cui bitcoin è destinato a fallire, almeno finché non si impiega un po' di tempo per esaminarlo. Quando l'ho conosciuto per la prima volta nel 2013 e l'ho studiato, mi sono reso conto che "è davvero diverso" e il motivo era dovuto a qualcosa che John Kenneth Galbraith aveva scritto una volta. In “A Short History of Financial Euphoria”, Galbraith scrisse:
Il mondo della finanza saluta l'invenzione della ruota più e più volte, spesso in una versione leggermente più instabile. Tutta l'innovazione finanziaria coinvolge, in una forma o nell'altra, la creazione di debito cartolarizzato in misura più o meno coperta da asset reali. (enfasi aggiunta)

Quando si guarda alla storia, questa frase descrive accuratamente ogni bolla finanziaria dalla mania per i tulipani alla crisi del 2008 e oltre.

Dove non è applicabile è proprio nei confronti di bitcoin. Le criptovalute, almeno al momento, non hanno leva e sono quasi impossibili da acquistare a credito. In altre parole, se le bolle degli asset si gonfiano in gran parte attraverso la leva finanziaria, e comparativamente non c'è alcuna leva in bitcoin, allora è qualcos'altro che lo muove.

Detto ciò…



Il prezzo di bitcoin è secondario

Certo, al momento è uno spettacolo molto eccitante per coloro che sono a bordo. Un cliente di vecchia data mi ha inviato un'email mentre stavo scrivendo questo articolo: "A che punto i profitti di easyDNS riguardo l'accettazione e possesso di bitcoin hanno superato gli effettivi profitti operativi dell'azienda?" Non l'avevo mai considerato, ma un rapido calcolo ha rivelato che anche dopo aver comprato oro (non il mio più grande trade), staremmo parlando di qualcosa che è accaduto l'anno scorso.

Ma l'azione dei prezzi non è ciò che entusiasma riguardo bitcoin e la rivoluzione delle criptovalute. Ciò che è eccitante è che il monopolio centralizzato, controllato dai banchieri centrali, sull'emissione del denaro è finito. Anche se riusciranno a cooptare alcune importanti criptovalute, o ad emettere le proprie, la Legge di Gresham si farà valere in quanto i gestori di capitali selezioneranno una criptovaluta veramente decentralizzata in cui potranno controllare, o avranno la possibilità di controllare, le loro chiavi private per custodire in modo sicuro la loro ricchezza mentre useranno la versione statale per pagare le tasse, ecc.

Qualunque sarà la "moneta digitale" emessa dallo stato nel prossimo futuro, sospetto che sarà centralizzata con la custodia o l'affidamento delle chiavi private. Qualora dovesse accadere una cosa del genere, non dovrebbe nemmeno essere chiamata criptovaluta. Dovrebbe essere chiamata "pseudo-criptovaluta".

Date le analogie per lo più cattive e le critiche infondate che vengono rivolte a bitcoin, diamo prima un'occhiata a cosa non è bitcoin. Quindi domani, nella Parte II, vedremo cos'è e perché è diverso.



Cosa non è bitcoin: “Coperto da niente”

Questa è la critica di quelle persone che non capiscono che le criptovalute si basano sulla matematica, sull'open-source e sul consenso. Pensano che i bitcoin possono semplicemente essere creati "a volontà" e sono coperti dal nulla.

Lo dicono come se la valuta di riserva del mondo, il dollaro USA, fosse "coperto da qualcosa" e non lo è sin dal 1971; e come se non potesse essere creato a volontà.


Infatti, come ha continuato Galbraith:
Questo è risultato vero in una delle prime apparenti meraviglie: quando le banche scoprirono che potevano stampare banconote e distribuirle ai mutuatari, nonostante eccedessero i depositi di sound money nelle camere blindate delle banche.

Tutte le valute fiat sono scoperte e possono essere create a volontà (questo è ciò che in realtà significa la parola "fiat"), e forse all'insaputa di molti, siamo ora in una lunga guerra globale tra valute. Ogni nazione sta cercando di svalutare la propria valuta contro i propri partner commerciali in modo che possano:
  1. dare ai loro esportatori un vantaggio competitivo;
  2. incamerare le valute più forti per fare soldi sul cambio; e
  3. ripagare i loro debiti in continua espansione con valuta svalutata

Questo è il motivo per cui il potere d'acquisto di tutti sta diminuendo, nonostante accademici di ruolo e banche centrali si lamentino incessantemente di una "bassa inflazione" e di modelli politici che parlano sempre di una "moneta forte".

Bitcoin non è: "Coperto da niente"
Cosa lo è? Il dollaro USA e ogni altra moneta fiat nel mondo.



Cosa non è bitcoin: “Uno schema di Ponzi”

L'idea che bitcoin, o la maggior parte delle criptovalute, siano "uno schema di Ponzi" è facilmente smentita dalla comprensione di cosa sia realmente uno schema di Ponzi.

Come osservato in CryptoAssets (Burniske & Tartar, 2017), è molto semplice: i nuovi investitori pagano i vecchi investitori.

È importante rendersi conto che in uno schema di Ponzi, i primi investitori sono letteralmente pagati con i fondi che vengono iniettati dai nuovi investitori (a differenza degli investitori successivi che devono pagare prezzi più alti a quelli precedenti per indurli a separarsi dai loro asset).

Finché il numero di nuovi investitori e, quindi, l'afflusso di fondi è in crescita ad un ritmo più veloce dei pagamenti agli investitori precedenti, lo schema di Ponzi va avanti. Quando i pagamenti attesi superano il tasso di fondi in entrata, lo schema di Ponzi finisce.

Non è necessario guardare molto lontano per trovare meccanismi che si adattano esattamente alla definizione: la previdenza sociale è uno schema di Ponzi classico. La realtà demografica di oggi ci presenta la generazione dei baby boomer che lentamente va in pensione e le generazioni successive sono molto più ridotte, penalizzate ulteriormente dal calo dei salari reali, dalla crescente tassazione, dal potere di acquisto in discesa e da ritorni sui risparmi praticamente infimi; questo schema di Ponzi è nella sua fase terminale.

(Dato che questi venti contrari che affrontano le generazioni successive possono essere riassunti con la frase "repressione finanziaria", è logico che il capitale "fugga" verso qualche risorsa o valuta che sembra resistente ai loro occhi).

Certo, l'attuale mania delle ICO probabilmente include alcuni schemi di Ponzi. Il libro Cryptoassets ne descrive uno ad esempio, OneCoin, oltre a come individuarne tra le varie criptovalute. Sarei stato titubante persino a definire criptovaluta OneCoin. Non era open-source e non aveva una blockchain pubblica.

In bitcoin e in altre vere criptovalute, i primi possessori non ricevono bitcoin dai successivi partecipanti. In effetti sta accadendo esattamente il contrario. I successivi partecipanti devono attirare quelli precedenti affinché si separino dai loro bitcoin. Poiché i bitcoin non possono essere creati a piacimento, vengono estratti ad un ritmo che cala nel tempo (quest'anno verranno estratti circa 640,000 nuovi bitcoin, circa il 3.8% dell'offerta totale).

La domanda di bitcoin sta semplicemente superando l'offerta (per ragioni che discuteremo nella Parte 2). Se la suddetta azione dei prezzi aumenta drammaticamente (ad esempio, il bitcoin diventa improvvisamente la classe di asset con il rendimento più elevato al mondo), si verificherà un ciclo di feedback: sarebbero necessari prezzi sempre più alti per indurre i detentori precedenti a vendere.

Bitcoin non è: uno schema di Ponzi
Cosa lo è? La previdenza sociale



Cosa non è bitcoin: “Una mania simile a quella dei tulipani”

Quanto sopra descritto è la stessa dinamica che si verifica in ogni "mercato toro", poiché l'acquisto genera più acquisti ed entra in gioco "la paura di perdere il momento giusto". Si dice che uno dei più accurati indicatori della "felicità" sia strettamente correlato a quanta ricchezza in più si ha rispetto al proprio cognato. Alex J Pollock lo descrive nel libro, Boom and Bust: Financial Cycles and Human Prosperity, come "l'esperienza inquietante di guardare i propri amici diventare ricchi".

Il trucco sarebbe quello di comprendere quando un mercato toro sfocia nella bolla. Una delle analogie più popolari affibbiate a bitcoin è quella della mania per i tulipani: la bolla finanziaria che si verificò nel 1630 ad Amsterdam con i bulbi di tulipani. Bitcoin viene spesso paragonato a questa mania, e allora mi sono deciso a studiarla per vedere se esistessero per davvero analogie.

Ciò che ho scoperto è che la maggior parte di ciò che conosciamo oggi sulla mania per i tulipani è superficiale e autoreferenziale, derivante in primo luogo da uno dei capitoli del libro di Charles Mackay, "Extraordinary Delusions and the Madness of Crowds" (1841). Sono solo 9 pagine di prove aneddotiche, le quali descrivono i prezzi ridicoli pagati dall'olandese pragmatico e poi come tutto fosse finito in bolla.

Poi ho trovato il libro di Ann Goldgar, Tulipmania: Money, Honor and Knowledge in the Dutch Golden Age, un'indagine più approfondita sull'ascesa e la successiva caduta della cosiddetta Tulipmania. In esso apprendiamo i riferimenti circolari sulla Tulipmania che sono stati tramandati fino ai giorni nostri:
Se seguiamo queste storie nel corso dei secoli, scopriamo quanto siano deboli le loro basi. In realtà, si basano su uno o due pezzi contemporanei di propaganda e una quantità prodigiosa di plagi. Da qui è nata la storia moderna sulla Tulipmania.

Descrive cosa abbia indotto MacKay a scrivere quel capitolo del suo libro:
La fonte principale di Mackay era Johann Beckmann, autore di Beytrage zur Geschichte der Erfindungen, che, come A History of Inventions, Discoveries and Origins, ha visto molte edizioni in inglese dal 1797 in poi. La fonte principale di Mackay erano le preoccupazioni di Beckmann riguardo le speculazioni finanziarie dei suoi tempi, ma le sue fonti erano sospette.

Si basavano principalmente su Abraham Munting, uno scrittore botanico della fine del diciassettesimo secolo. Il padre di Munting, anche lui un botanico, aveva perso denaro con i tulipani, ma Munting, scrivendo nel 1670, non era certo un testimone oculare affidabile. Le sue stesse parole, spesso testuali, provenivano principalmente da due luoghi: il racconto storico del cronista Lieuwe van Aitzema nel 1669, e uno dei più lunghi pezzi di propaganda contro il commercio, il Samen-spraech tusschen Waermondt ende Gaergoedt di Adriaen Roman del 1637. Poiché Aitzema stava basando la sua cronaca su pamphlet, ci è stata tramandata un'immagine della tulipmania basata quasi esclusivamente sulla propaganda, citata come se fosse un fatto. (enfasi aggiunta)

La Goldgar aiuta il lettore a ricercare la vera comprensione della tulipmania dando uno sguardo al 1590, quando non c'erano tulipani in quella che oggi è l'Olanda, o, di fatto, in tutta l'Europa. I giardini erano puramente funzionali, progettati per la coltivazione di cibo, erbe o medicinali. Poi i tulipani e altre curiosità iniziarono ad entrare nel Paese e in Europa dalle navi mercantili che commerciavano nel Mediterraneo e nell'Estremo Oriente.

Apparve per la prima volta il "giardino dei fiori" ed era spettacolare, dando origine ad un intero movimento di collezionisti e appassionati che, all'inizio, erano ricchi. Negli anni successivi sempre più persone cercarono, e poi specularono, il commercio dei tulipani non solo per il profitto, ma per entrare in quella che percepivano essere una classe economica o uno status superiore.


A rischio di semplificare il suo lavoro, il commercio dei tulipani si intrecciò con quello dell'arte.
Il collezionismo nel mondo dell'arte sembrava andare a braccetto con la raccolta dei tulipani. Ciò significava che la mania dei tulipani era parte di una mentalità molto più grande, una mentalità fatta di curiosità, di eccitazione e di collegamento tra i mondi apparentemente disparati di arte e natura. Inserì anche il tulipano in un mondo sociale in cui i collezionisti cercavano uno status sociale e cercavano di rappresentare sé stessi come conoscitori l'uno dell'altro e di sé stessi.

Più ho approfondito la comprensione della mania dei tulipani, più non potevo fare a meno di pensare che l'analogia fosse più applicabile ad una "classe di asset" diversa che fu protagonista di una bolla epocale, ma non bitcoin o le criptovalute. Per sostenere il mio punto, bitcoin non è stato spinto dall'arte, dalla bellezza o da alcuna parvenza di collezionismo, ma è emerso principalmente come una resistenza alla repressione finanziaria.

Qualcosa che è stato spinto dall'unicità e, fino a poco tempo fa, ha goduto di un'azione stratosferica sui prezzi erano i nomi di dominio. Non è questo il luogo dove condurre un post-mortem di quella bolla, ma basti dire che le caratteristiche dei nomi di dominio assomigliavano più a quelle dei bulbi di tulipani rispetto a bitcoin. (Per coloro interessati, ho scritto un lungo saggio su questo argomento qui e qui.)

Bitcoin non è: una mania dei tulipani
Cosa lo è? I nomi di dominio

Se Bitcoin non è un dispositivo digitale supportato dal nulla, né uno schema di Ponzi, né una mania simile a quella dei tulipani, allora che cos'è? Perché è sbucato fuori dal nulla per diventare l'asset/valuta più performante e in più rapida crescita al mondo?

Quando ho iniziato a scrivere questo articolo, non ero sicuro di me stesso. Dovevo tornare nella mia biblioteca e cercare di trovare un antecedente per quello che stava succedendo. Dopo aver guardato alle origini del denaro stesso, non ero ancora più vicino ad un modello mentale che "funzionasse".

Poi, verso le 2 di notte dell'altra notte, mi sono svegliato consapevole che stavo cercando nel posto sbagliato e tale idea mi ha colpito con una tale forza che ho avuto difficoltà a riaddormentarmi.

Ve lo dirò nella seconda parte. Ma nel frattempo vi lascio con un altro CEO di una mega banca, la cui interpretazione di tutto questo è molto diversa da quella di Jamie Dimon. L'amministratore delegato di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, riflette sul motivo per cui è del tutto plausibile che il denaro possa evolvere dalla cartamoneta fiat a qualcosa basato sul consenso. Queste sono solo alcune delle osservazioni veramente straordinarie che provengono da un uomo nella sua posizione.




[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 16 luglio 2018

Il denaro fiat sta mettendo in croce le pensioni





di Alasdair Macleod


I deficit stanno crescendo negli oneri pensionistici. È un problema globale su cui i fiduciari delle pensioni sono impotenti. È anche un problema che viene spazzato via sotto il tappeto, con i pensionati futuri e presenti inconsapevoli di cosa stia minacciando la loro pensione. Gli investitori in società con piani in cui ci sono benefici definiti, i quali promettono il diritto ad una prestazione pensionistica aggiustata all'inflazione e basata sul salario finale, ignorano questa importante questione, così come la maggior parte degli analisti del mercato azionario. Gli analisti sanno che i deficit ci sono, ma fintanto che sono sepolti nelle note dei conti e non rappresentati nei bilanci visibili a tutti, non se ne preoccupano.

La scorsa settimana, BT, il colosso delle telecomunicazioni britannico, ha cercato di risparmiare denaro tentando di persuadere un tribunale a consentirgli di sostituire l'indice dei prezzi al dettaglio con l'indice dei prezzi al consumo nel calcolo dei pagamenti ai suoi pensionati, sostenendo che l'IPD era diventata una misura inappropriata per l'inflazione. La richiesta è stata respinta.

Il giudice Zacaroli ha affermato: "È impossibile dire che l'IPD sia sbagliato e l'IPC giusto, o anche che l'IPD sia più sbagliato (o giusto) dell'IPC, come stima del probabile aumento del costo della vita per i pensionati." Il deficit delle pensioni di BT è stimato a £14 miliardi, e la società sperava di risparmiare alcuni miliardi collegandolo all'IPC, ma il giudice ha deciso che l'accordo originario del 2002 era del tutto legittimo.

Il giudice aveva certamente ragione nella sua valutazione, più di quanto probabilmente si fosse reso conto. Il concetto di un livello generale dei prezzi, che IPC e IPD intendono rappresentare, è in realtà non misurabile, come dimostra la divergenza tra le due misure. Il giudice presumibilmente pensava che entrambe le misure fossero valide, ma in realtà nemmeno lo sono, essendo tentativi di misurare un'ipotesi astratta.

Non che BT fosse completamente onesta anche in questa faccenda. Dall'inizio dell'indicizzazione delle pensioni, aziende come BT hanno scelto l'IPD per una ragione: esso include stime delle variazioni dei costi dei mutui, che nel tempo erano diminuite. Pertanto l'IPD ha mostrato un tasso d'inflazione dei prezzi inferiore rispetto all'IPC. Ora che le cose si sono invertite, BT e altre società con schemi di previdenza definiti non dovrebbero avere alcun motivo di lamentarsi.

Sfortunatamente i deficit pensionistici nei sistemi a benefici definiti sono ormai la regola. Solo nel Regno Unito sono attualmente stimati a £410 miliardi. Ciò nonostante i tentativi nel corso degli anni di modificare le pensioni nel settore privato su una base di contribuzione definita, il che significa che le carenze delle pensioni diventano un problema dei pensionati.

E non stiamo nemmeno parlando delle pensioni pubbliche non finanziate, che sono coperte dalla tassazione presente. Si stima che queste ulteriori passività in Gran Bretagna ammontino a circa £1,800 miliardi, che insieme ai deficit dei sistemi a prestazione definita ammontano a oltre il 100% del PIL. Sia il Tesoro inglese che l'Ufficio per le statistiche nazionali ignorano completamente il problema.



Gli stessi problemi anche altrove

Nei conti nazionali degli Stati Uniti, a differenza di quelli del Regno Unito, il deficit delle pensioni nel settore pubblico è di $14,100 miliardi, pari a circa il 70% del PIL. Tuttavia, inclusi Medicare e Medicaid, il totale sale a $46,700 miliardi. Stime indipendenti, come quelle del professor Kotlikoff, lo inquadrano molto più in alto, fino a $220,000 miliardi. Germania, Francia, Italia e gli altri stati europei hanno problemi simili.

Il costo futuro del welfare post-pensionamento è reso considerevolmente maggiore dalla soppressione dell'inflazione dei prezzi attraverso il metodo statistico. Si può ridurre il costo reale delle pensioni statali in questo modo, ma non si può ridurre il costo di fornire assistenza sanitaria gratuita o sovvenzionata ad una popolazione che invecchia.

Gli attuari puntano il dito contro il calo dei rendimenti degli investimenti, che sono governati dai tassi d'interesse. Ma questi ultimi non sono diminuiti di loro spontanea volontà: sono stati soppressi dalle banche centrali, costringendo i rendimenti obbligazionari a livelli inferiori a quelli che altrimenti si sarebbero visti in un mercato libero. Inoltre le banche centrali e commerciali di tutti gli stati, dopo lo scoppio della bolla dot-com nel 2000, hanno continuato ad inondare i mercati con denaro fiat ad un ritmo composto che ha superato i tassi d'interesse a breve termine. A seguito della grande crisi finanziaria nel 2009, i tassi d'interesse sono stati soppressi a zero, o addirittura in territorio negativo, e l'espansione monetaria ha accelerato ancora di più. Gran parte di questo eccesso di denaro fiat è stato investito lungo la curva dei rendimenti, andando a sopprimere i tassi di rendimento dei fondi pensione.

I prezzi delle obbligazioni, saldamente legati ai tassi d'interesse a breve termine, hanno principalmente avvantaggiato gli investitori che non detengono le obbligazioni fino alla scadenza. I fondi pensione sono investitori a lungo termine e trattengono le obbligazioni fino alla scadenza, e il tasso al quale le cedole ed i dividendi si accumulano è molto più importante per loro rispetto alle fluttuazioni dei prezzi delle obbligazioni all'interno di un ciclo del credito. Nel corso dei decenni, i gestori dei fondi hanno compensato il calo dei rendimenti obbligazionari puntando anche sulle azioni, ipotizzando che i guadagni in conto capitale avrebbero sostituito quelli in esaurimento dei rendimenti obbligazionari. A volte questa strategia paga, ed a volte no.

Oltre al contributo fondamentale che i rendimenti obbligazionari composti ricoprono per i fondi pensione, il valore presente netto delle passività future è calcolato attualizzando i rendimenti obbligazionari presenti, o un presunto rendimento degli investimenti sottoscritto dagli attuari del fondo. Quando questi tassi sono bassi, l'ammontare del capitale richiesto per coprire i flussi di pagamento futuri è maggiore rispetto a quello maturato da un tasso di rendimento composto.

I veri colpevoli di tutto questo casino sono le banche centrali. Stanno derubando la gente comune delle loro pensioni future per pagare le politiche monetarie reflazionistiche. Gli stati aumentano la distruzione del valore dei fondi pensione garantendo che i loro metodi statistici sottostimino la perdita del potere d'acquisto della loro valuta. Apparentemente va bene che uno stato manipoli l'aggiustamento dell'inflazione per tagliare le proprie passività, mentre non è giusto che un'azienda come BT cerchi di farlo.

Non che BT dovrebbe essere autorizzata a modificare i suoi obblighi contrattuali in questo modo, ma sarebbe più costruttivo se BT utilizzasse il suo potere di fare lobby per persuadere i ministri del governo a notare il danno che la Banca d'Inghilterra e le altre banche centrali stanno infliggendo alle pensioni. Non vediamo alcun segno di ciò, probabilmente perché la questione monetaria fondamentale non è compresa dalle società, dai fiduciari o dagli attuari. Inoltre le società stesse sono ansiose di vedere tassi d'interesse artificialmente bassi, sia per ridurre i propri costi di finanziamento, sia nell'errata convinzione che incoraggino il consumo.



La cura è il sound money

Col sound money, il problema delle pensioni non si porrebbe. L'oro, se usato come moneta, ha un rendimento, proprio come la moneta fiat, solo che tende ad essere più basso perché non vi è alcun rischio di svalutazione. E se una banca centrale copre la sua emissione di banconote e tutta la moneta elettronica con oro, non può più manipolare i tassi d'interesse. Tutti i mercati finanziari sarebbero costretti a diventare onesti rispetto ai prezzi. Il rendimento degli investimenti di un fondo pensione rifletterebbe il rischio di prestito in termini di mutuatario e durata, a cui si potrebbe aggiungere il beneficio del crescente potere d'acquisto dell'oro nel tempo. Ciò significa che un fondo che abbina accuratamente il rischio di prestito al rendimento degli investimenti, potrebbe gestire con sicurezza un surplus attuariale e ridurre al minimo i contributi pensionistici.

La superiorità del sound money come mezzo d'investimento, distinto dal sistema monetario fiat che è vittima dell'instabilità dei cicli del credito, è illustrata nel grafico qui sotto.


Un fondo pensione con investimenti denominati in dollari, sin dal 1969 ha dovuto compensare la perdita del 97.4% del potere d'acquisto del biglietto verde (misurato in oro). Un portafoglio basato sulla sterlina deve recuperare ancora di più, il 98.4%. Per un certo periodo di tempo ci sono stati ragionevoli rendimenti nominali sul debito a lungo termine nei mercati obbligazionari, ma negli ultimi 49 anni hanno dovuto compensare un deprezzamento annuale del 7.1 % misurato in dollari e dell'8.2% misurato in sterline.

Ignorando le spese, queste tariffe rifletterebbero un portafoglio costituito da soli lingotti fisici. Tuttavia un gestore di investimenti avrebbe ottenuto un rendimento sul suo oro prestandolo, o più probabilmente, prestando i sostituti in oro, in cambio di interessi, acquistando poi adeguati investimenti obbligazionari. Quindi non solo ci sarebbero entrate sufficienti per pagare le spese di gestione, ma l'aumento del potere d'acquisto dell'oro aggiungerebbe un ulteriore uno-due percento all'anno al rendimento reale. Ciò significherebbe che i contributi per una pensione pienamente finanziata potrebbero essere relativamente modesti.



Conclusione

La tesi secondo cui le generazioni più anziane stanno traendo vantaggi a spese dei giovani è completamente sconfessata dalla distruzione finanziaria nelle pensioni, la quale nei prossimi anni verrà a galla. Man mano che i giovani invecchiano, scopriranno di essere vittime della distruzione dei valori pensionistici a causa del potere d'acquisto in calo delle valute fiat.

L'inflazione monetaria è una tassa nascosta, e mentre molti di noi sono consapevoli degli effetti sui nostri redditi, pochi di noi estendono la logica alle nostre pensioni. E ancor meno capiscono che le pensioni statali, finanziate dalle imposte presenti, non manterranno il passo con l'inflazione dei prezzi.

Anche supponendo che le valute fiat non perderanno il potere d'acquisto ad un ritmo accelerato, la crisi delle pensioni è destinata a diventare più evidente col passare del tempo, ma ci vorrà la distruzione dell'attuale sistema monetario per porvi rimedio.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 13 luglio 2018

La verità sul commercio





di Alasdair Macleod


L'unico tema principale di dibattito lo scorso anno, e che ha persino diviso gli esperti, è il commercio. Diventerà sempre più importante nel 2018 mentre gli Stati Uniti sviluppano la loro politica commerciale, in particolare per quanto riguarda la Cina, e mentre il Regno Unito negozia i termini della Brexit con l'UE.

L'ignoranza domina su questo tema. Si dice che sicuramente l'industria nazionale dovrebbe essere protetta contro pratiche commerciali sleali, come le merci fabbricate in negozi esteri, o il dumping sleale di merci, come l'acciaio. Se il presidente Trump può proteggere gli affari americani dalla concorrenza sleale, sarebbe positivo per l'economia americana. Poi c'è il business dei tassi di cambio. Una moneta più bassa non aiuta a ripristinare la bilancia commerciale, rendendo vantaggiose le esportazioni e svantaggiose le importazioni? E sicuramente la Gran Bretagna che lascia l'UE rischia l'imposizione di dazi commerciali alle imprese britanniche. Ciò significa che la sterlina deve scendere rispetto all'euro per riequilibrare il commercio.

Queste sono tutte idee sbagliate, smentite dalla storia tra l'altro. Perché prima dell'euro le eccedenze nelle esportazioni tedesche persistevano, nonostante un apprezzamento del marco, e perché dopo aver aderito ad un euro più debole le sue eccedenze non sono aumentate ulteriormente? E perché il Giappone, come la Germania, ha avuto una moneta forte dagli anni '60 in poi e un persistente surplus commerciale? Perché la Gran Bretagna negli anni del dopoguerra ha avuto un deficit commerciale continuo nonostante una valuta in calo? E perché il protezionismo commerciale americano ha intensificato la depressione negli anni '30?

Le risposte a queste domande sono rilevanti per lo sviluppo della politica commerciale statunitense e la politica commerciale post-Brexit. Non è una coincidenza se gli squilibri commerciali siano diventati una caratteristica significativa solo da quando le valute fiat hanno sostituito la disciplina monetaria dell'oro.

Lo scopo di questo articolo è quello di dire la verità sul commercio, affrontando il rapporto tra squilibri commerciali e tassi di cambio ed esporre il danno causato dall'imposizione di dazi.



Perché gli squilibri commerciali non possono persistere col sound money

L'errore più comune commesso dai neo-keynesiani è quello di dire che un deficit commerciale può essere alleviato attraverso un tasso di cambio più basso. Ciò contraddice tutte le prove empiriche, eppure il mito persiste. L'errore è nell'ignorare le conseguenze dell'espansione monetaria in un'economia con una capacità produttiva relativamente fissa. Ma in primo luogo, nell'interesse di comprendere perché l'espansione monetaria porti a deficit commerciali, dobbiamo stabilire il ruolo del denaro in un'economia.

Il denaro è il ponte temporaneo tra produzione e consumo in tutte le economie che si basano sulla divisione del lavoro. Ciò che intendiamo con questo è che tutti gli attori economici, comprese le imprese, i lavoratori dipendenti e gli autonomi, producono qualcosa con le loro capacità in modo che possano acquistare tutte le altre cose di cui hanno bisogno e desiderano. I disoccupati, che non prendono parte alla produzione, sono sovvenzionati da altri, dalle loro famiglie o dallo stato, quindi la loro produzione mancante è sempre coperta dalla produzione in eccesso di qualcun altro.

Tutti gli attori economici presuppongono che il denaro sia fondamentalmente buono ai fini delle loro transazioni, anche se si tratta di una valuta emessa dallo stato. Questo nonostante la consapevolezza comune che a lungo termine il suo potere d'acquisto cambierà. È una precondizione affinché una moneta possa facilitare la conversione della produzione in consumo e possa fungere da base per la contabilità.

Il consumo può essere immediato, l'acquisto giornaliero di articoli, o differito. Il consumo differito è un altro modo di descrivere il risparmio e la conservazione della liquidità in contanti, i cui ruoli verranno descritti più avanti in questo articolo. Tutti noi, come individui, gestiamo surplus commerciali o deficit tra la nostra produzione e la nostra spesa, la differenza è costituita dai cambiamenti nei nostri saldi di cassa e dai nostri livelli complessivi di risparmio. Quando consideriamo gruppi di persone, siano essi la popolazione di una città, di un paese, di una regione o addirittura di una nazione, ciò che vale per noi come individui è anche vero nel senso più ampio del termine.

Ciò era ovvio per gli economisti classici, in particolare quando l'oro era denaro, e i saldi in valuta e in banca erano, ai fini della teoria economica, pienamente coperti dall'oro. Diverse comunità e Paesi, essendo una massa di singoli attori economici, avrebbero sempre saldato i loro commerci con sound money, oro o suoi sostituti coperti dallo stesso.

Le variazioni dei saldi commerciali tendevano ad essere relativamente minori e non potevano mai costituire una tendenza, perché nessuno poteva spendere tanto a lungo oltre i propri mezzi e le persone avevano sempre bisogno di conservare un po' di liquidità e risparmi. Quello che è successo a livello macro si è riflesso a livello micro, perché entrambi erano, e sono tuttora, governati dalle stesse regole di base.

Indubbiamente le comunità che utilizzano sound money, comprese quelle definite dai cosiddetti confini nazionali, possono avere standard di vita, abitudini di risparmio e requisiti monetari diversi. Ciò non influisce direttamente sulla bilancia commerciale complessiva, a causa dei vincoli di pagamento. Ma deve essere affrontato anche l'effetto sulla divisione tra consumo differito e consumo corrente.

A parte il possesso di liquidità in contanti, il consumo differito significa risparmiare i propri profitti, che attraverso banche e mercati finanziari sono messi a disposizione dei produttori che li utilizzano per finanziare i fattori di produzione. E quando un'impresa acquisisce la sua capacità produttiva, sia componenti acquistati localmente o all'estero, deve pagarli con denaro sonante proprio come chiunque altro che desidera comprare beni e servizi.

Una comunità o un Paese che aumenta il suo consumo diretto riducendo la sua preferenza al risparmio, limiterà la propria capacità produttiva. Limitando il capitale disponibile per la produzione e dirottando i risparmi in spese extra, le importazioni relative alle esportazioni aumenteranno. Questo è il motivo per cui i differenziali nei tassi di risparmio tra i partner commerciali possono portare a squilibri commerciali significativi se continuano nel tempo, che è attualmente la causa dell'eccedenza commerciale della Cina nei confronti degli Stati Uniti.

Tra economie monetarie sane, vi è in pratica un limite rigoroso alla deviazione del risparmio verso il consumo diretto. Quando il capitale diventa scarso, i tassi d'interesse si adeguano fino a quando non viene trovato un nuovo equilibrio. Se i livelli di risparmio in un Paese rispetto ad un altro cambiano, in un'economia basata esclusivamente sul sound money queste devono essere limitate a fluttuazioni di breve termine relativamente minori e non possono mai diventare una tendenza continua a causa dei fattori limitanti. Pertanto non può insorgere uno squilibrio commerciale persistente.



Una valuta scoperta cambia tutto

In un'economia in cui il commercio e i prezzi sono corrotti dalla moneta fiat, le cose sono molto diverse. La carenza di capitale che deriva da una diminuzione dei risparmi e un aumento dei consumi è coperto dall'espansione del credito bancario. In altre parole, il denaro è creato dal nulla, soppiantando le forze correttive del libero mercato descritte sopra. Poiché la capacità produttiva dell'economia richiede tempo per adeguarsi all'introduzione della valuta aggiuntiva, l'eccesso di domanda derivante dall'espansione monetaria è destinato a provocare un aumento delle importazioni.

Alla fine, si prevede che un aumento della quantità di moneta fiat in un'economia porti ad un aumento della produzione nel tempo, man mano che l'economia si adegua. I fattori per questa produzione aggiuntiva richiederanno del tempo per essere assemblati, con conseguente aumento della domanda di materie prime importate e di altri componenti che non possono essere facilmente acquistati sul mercato interno. Quindi, se l'aumento della moneta fiat è assorbito dai consumatori o dai produttori, ponendo da parte la questione dei risparmi, la conseguenza è sempre la tendenza ad un aumento delle importazioni rispetto alle esportazioni.

In una moderna economia, c'è l'ulteriore fattore dei flussi di capitali non collegati agli accordi commerciali. Le imprese e i governi spesso finanziano i loro squilibri prendendo in prestito dall'estero. La misura in cui le banche centrali e commerciali accolgono i flussi di investimenti verso l'interno attraverso l'espansione monetaria deve portare ad un eccesso di domanda interna rispetto alla produzione disponibile, tendendo ad un deficit commerciale.

A parità di condizioni, un deficit del bilancio pubblico si traduce anche in un deficit commerciale. I deficit pubblici sono finanziati a livello nazionale, da investitori esteri o da un'espansione monetaria. Abbiamo affrontato l'argomento degli afflussi di capitali da parte di investitori stranieri nella sezione precedente. Per quanto riguarda il finanziamento del debito interno, gli analisti monetari distinguono tra il debito pubblico finanziato dai risparmi esistenti e dall'espansione del credito bancario.

L'espansione del credito bancario è inflazione monetaria diretta. Attingere ai risparmi esistenti per finanziare la spesa pubblica è deflazionistico, fino a quando il denaro non viene speso di nuovo nell'economia, quindi in pratica una banca centrale renderà disponibile la valuta attraverso i mercati finanziari. Quindi, a tutti gli effetti, l'origine del denaro per gli acquisti interni di debito pubblico è irrilevante, in quanto è fondamentalmente inflazionistica. In alternativa, la banca centrale espande semplicemente la base monetaria attraverso meccanismi come il quantitative easing per acquisire il debito pubblico.

Come già mostrato, la domanda addizionale nell'economia interna generata dall'espansione monetaria tende a far aumentare le importazioni rispetto alle esportazioni. Questo è il motivo per cui si osserva spesso il fenomeno del doppio deficit, la coesistenza del deficit commerciale e quello di bilancio.

Pertanto gli squilibri commerciali hanno poco o nulla a che fare con il tasso di cambio esistente. Ovviamente quando un emettitore di moneta fiat si ritrova un deficit commerciale, la maggiore quantità della sua valuta rispetto ad un aumento minore di un'altra tenderà a far calare il tasso di cambio tra di loro. Il calo del tasso di cambio è il sintomo di un eccesso di valuta che porta ad un deficit commerciale: non è la cura. Ed ecco perché un tasso di cambio più basso non risolve i deficit commerciali.



Le conseguenze dei dazi

Il messaggio fondamentale è che i deficit commerciali possono nascere solo dall'espansione monetaria, che apparentemente non è più ben compresa dai macroeconomisti di oggi. Invece una comprensione del commercio e degli squilibri commerciali moderni ha le sue radici nella storia, e sotto questo aspetto la debacle dello Smoot-Hawley Act degli anni '30 è esemplificativa. Tuttavia vengono ignorati i collegamenti di base che devono legare l'economia a livello micro con quella macro, nella convinzione che il comportamento umano nell'aggregato differisca da quello degli individui. In poche parole, la causa sottostante è il rifiuto della Legge di Say.

Ciò che è diventata nota come Legge di Say è il riconoscimento che, come individui, dividiamo il nostro lavoro, quindi dobbiamo prima produrre e poi consumare. E come gruppi di individui e imprese, la nostra produzione aggregata è la condizione preliminare per il nostro consumo aggregato.

Le imprese investono nella produzione e devono sostenerne i costi nel tempo per produrre i propri beni o servizi, e quindi venderli. A parte l'elemento temporale tra la pianificazione e la creazione della produzione fino alla vendita finale di beni e servizi, la produzione bilancia la somma dei consumi e dei consumi posticipati, e questi ultimi forniscono il capitale necessario per la produzione. Nella sua Teoria Generale Keynes screditò la Legge di Say definendola in modo errato (l'offerta crea la sua stessa domanda, una definizione falsa che ancora oggi viene citatai), e poi proseguì affermando che coloro che credono "che un atto di risparmio individuale porti inevitabilmente ad un atto di investimento generale, sono in preda ad un'illusione ottica".

Davvero? In quale altro posto Keynes ci ha fatto credere che i risparmi siano distribuiti? Sono semplicemente detenuti nel bilancio di una banca, una passività per la banca che si limita a prestarli mentre paga gli interessi ai risparmiatori? Chiunque nel mondo reale sa che queste sono fesserie. È anche ridicolo pensare che le persone accumulino denaro contante oltre i loro bisogni di liquidità, a meno che la politica dello stato non li induca a farlo. Eppure questa era la base per la separazione della nuova scienza macroeconomica dall'economia classica.

Questo ci lascia con un problema: abbandonando la Legge di Say, l'intera struttura macroeconomica ha intrapreso un percorso che l'ha portata ad un vicolo cieco. Ha perso la strada riguardo la comprensione del perché si verificano gli squilibri commerciali. Gli economisti non sono ora in grado di stabilire le connessioni. Lo saprebbero fare se guardassero al disastro dello Smoot-Hawley Tariff Act del 1930, il quale aumentò i dazi su circa 20,000 articoli importati. Inoltre dovrebbero ricordare che il commercio transfrontaliero è una parte importante del PIL globale, qualcosa che non vogliono vedere diminuire. Ma per quanto riguarda le vere ragioni su come emergono i deficit, sembrano esserne all'oscuro.

Questa mancanza di rigore intellettuale porta l'establishment economico a credere che una bilancia commerciale possa essere aggiustata attraverso un aggiustamento del tasso di cambio. Tutto quello che possiamo dire sulla manipolazione di una valuta nel tentativo di incrementare le esportazioni rispetto alle importazioni è che una classe di imprese è favorita rispetto alle altre, un vantaggio che dura solo finché i mercati non si adeguano ai prezzi più alti a causa della svalutazione. Quest'ultima è mirata specificamente a ridurre i costi dei salari o, in altre parole, il potere d'acquisto di ciò che i lavoratori guadagnano, senza che se ne accorgano.[1]



Perché i beni stranieri a buon mercato sono vantaggiosi per un'economia

Nel formulare la politica commerciale, i politici sono guidati da lobbisti e analisi macroeconomiche. Il vero beneficiario del libero scambio, il consumatore, non è preso in considerazione in questo dibattito. Abbiamo visto quali sono gli errori della macroeconomia, ora dobbiamo parlare dei lobbisti. Il lobbismo per i dazi commerciali e le restrizioni all'importazione è indirizzato a preservare gli affari locali, in genere le grandi imprese. Giocano la carta del nazionalismo, sostenendo che la concorrenza estera faccia male al Paese e porti alla disoccupazione nelle industrie nazionali.

La pericolosità del protezionismo moderno è simile a quella dello Smoot-Hawley Tariff Act del 1930. È solo una questione di grado. Lo Smoot-Hawley ha fatto tanti danni, come oggi il protezionismo, attraverso i dazi applicati non solo ai prodotti di consumo importati, ma anche alle materie prime importate, ai semilavorati e ai beni strumentali.

Non passò molto tempo prima che l'industria americana iniziasse a bloccarsi negli anni '30. Il credito bancario si stava contraendo, le banche andavano in bancarotta, ma il denaro era sonante e chiunque poteva richiedere oro in cambio dei depositi in dollari, almeno fino al 1933. Quando i prezzi interni erano artificialmente supportati attraverso dazi sulle importazioni e altre politiche, la disoccupazione aumentò fino a livelli mai visti prima. I prodotti rimanevano invenduti. In altre parole, il potere d'acquisto dell'oro saliva, un fatto formalmente riconosciuto dalla svalutazione del dollaro del 40% a $35 l'oncia nel gennaio 1934 e dalla misura draconiana un anno prima (impedire agli americani di possedere oro).

Inoltre lo Smoot-Hawley Act provocò risposte protezionistiche da parte dei partner commerciali americani, i quali uccisero molti mercati delle esportazioni per le imprese americane. Non è esagerato dire che questa fu la legge americana più dannosa nell'era tra le due guerre. Anche prima dello Smoot-Hawley Act i dazi erano elevati, con una media di circa il 40% sui beni interessati. Si ritiene che il crollo del commercio in seguito all'introduzione dei nuovi dazi ridusse le entrate pubbliche e rappresentò un fattore importante nel ridurre il commercio mondiale da $5.3 miliardi nel 1929 a meno di $2 miliardi nel 1933.

Abbiamo imparato la lezione? Sfortunatamente no. La concorrenza viene classificata come ingiusta. Ad esempio, quando l'acciaio cinese è a buon mercato, il mercato deve ripulirsi. Qualcuno beneficerà dei prezzi d'occasione, quindi perché negarlo ai propri cittadini e alle proprie imprese? A breve termine si possono proteggere le acciaierie della propria nazione imponendo dazi elevati sulle importazioni di acciaio, ma ciò svantaggia le aziende a valle, nel settore automobilistico e in tutti i tipi di produzione di ingegneria pesante e leggera, perché i concorrenti stranieri avranno comunque accesso ad acciaio a prezzi più economici. E se i prezzi più alti non possono essere trasferiti ai consumatori, ci sarà disoccupazione.



I vantaggi di un commercio senza dazi

Finora abbiamo dimostrato perché una valuta svalutata è una conseguenza dei deficit commerciali e non una loro cura. Confrontando il funzionamento di un'economia monetaria sana con l'attuale economia a moneta fiat, abbiamo identificato che l'espansione monetaria è la causa dei deficit commerciali e abbiamo spiegato che i dazi non sono una soluzione e sono economicamente dannosi. Ora è tempo di guardare agli aspetti positivi del libero scambio.

Le migliori prove empiriche provengono dal Regno Unito, dopo che le leggi sul grano furono abrogate da Robert Peel nel 1846. L'effetto fu quello di ridurre i prezzi del grano e della farina, cosa che favorì in particolare i poveri. Significava che gli stipendi delle fabbriche erano andati un po' troppo oltre, creando domanda per altri beni che a sua volta portò ad un aumento dell'occupazione nel settore manifatturiero.

Peel divenne primo ministro nel 1841, di fronte alla guerra in Cina e in Afghanistan e relazioni tese con l'America e la Francia. In patria, c'era l'agitazione proveniente dall'Irlanda per l'indipendenza, il movimento di riforma dei lavoratori e un accumulo di deficit di bilancio. Le somiglianze con la Gran Bretagna di oggi sono notevoli, ma almeno Peel aveva una ragionevole maggioranza tra i Comuni cosa che purtroppo manca a Theresa May.

Oltre a reintrodurre una modesta imposta sul reddito, Peel eliminò i dazi sui prodotti alimentari e sulle materie prime importati. Fu persuaso dalla Anti-Corn Law League che la rimozione di tutti i dazi avrebbe sostanzialmente giovato alla persona comune, e così fu. Il commercio senza dazi migliorò il tenore di vita della persona comune e consentì agli imprenditori di creare ricchezza personale attraverso la creazione di nuove imprese. L'agitazione dei cartisti e altri malcontenti si attenuò man mano che le condizioni di lavoro e di vita migliorarono.

La Francia seguì l'esempio britannico, rimuovendo tutti i suoi dazi commerciali nel 1860. Secondo l'economista francese Frederic Bastiat, il commercio senza dazi porta a:

"Abbondanza di beni e servizi a prezzi inferiori; più posti di lavoro per più persone, con salari reali più alti; più profitti per i produttori; un livello di vita più alto per gli agricoltori; più entrate per lo stato sotto forma di tasse; l'uso più produttivo del capitale, del lavoro e delle risorse naturali; la fine della 'lotta di classe' che si basa principalmente su ingiustizie economiche come dazi, monopoli e altre distorsioni del mercato; la fine della 'politica suicida' del colonialismo; l'abolizione della guerra come politica nazionale; e la migliore istruzione possibile, la casa migliore e l'assistenza medica migliore per tutte le persone".[2]

Questo è proprio l'opposto di tutti i consigli che l'establishment ha dato per la Brexit.

Dalla nostra analisi di come emergono i deficit commerciali e gli effetti economici negativi dei dazi, sappiamo che la Brexit dovrebbe essere una rottura netta con l'UE (amante dei dazi) e che la rimozione di tutti i dazi è il miglior risultato. Tutte le normative sui prodotti, a parte forse quelle che riguardano la salute e la sicurezza, non sono necessarie e dovrebbero essere abrogate perché ostacolano il mercato. La Gran Bretagna può quindi replicare il suo notevole progresso economico nella seconda metà del XIX secolo. Inoltre, come sottolineò Bastiat nell'estratto qui sopra, il Tesoro potrebbe aspettarsi maggiori entrate fiscali se spazzasse via il persistente deficit di bilancio della Gran Bretagna.[3]

Per quanto riguarda l'America, sappiamo che se il Presidente Trump introdurrà nuovi dazi sulle merci importate, andrà a discapito della sua economia. Invece di seguire un corso ragionevole, l'America ora è pronta ad iniziare una guerra commerciale con la Cina. Il seguente grafico, pubblicato da Zerohedge, illustra la motivazione politica.


Sappiamo, dalla nostra analisi, che la causa del deficit commerciale americano è in parte dovuta all'eccesso di spesa del governo rispetto alle sue entrate fiscali. Inoltre i tagli fiscali di Trump amplieranno ulteriormente il deficit di bilancio, almeno nel futuro prossimo. I deficit commerciali con i partner commerciali dell'America sono quindi destinati ad aumentare, e se le importazioni cinesi saranno soggette a dazi punitivi, verranno semplicemente sostituite da importazioni provenienti da altrove.

Sembra probabile che gli errori di Trump in materia di commercio potrebbero portare ad un'escalation di misure protezionistiche da parte dell'America, e non ad una diminuzione del deficit commerciale complessivo. L'effetto si vedrà nei prezzi al consumo più alti per gli americani e nei prezzi più alti per i fattori di produzione. E come è stato spiegato in precedenza in questo articolo, la conseguenza sarà un dollaro in calo rispetto ad altre valute.

Niente potrebbe essere più sbagliato. Una tale politica sembra certamente indebolire l'economia americana, in un momento in cui l'imperativo geopolitico è quello di aumentare il commercio e assicurare che il dollaro continui ad essere la valuta preferita negli scambi commerciali.

Al contrario, la Cina, che è ugualmente colpevole di svalutazione monetaria, ha una popolazione che risparmia una parte sostanziale dei propri profitti e redditi. L'ultimo tasso di risparmio lordo registrato della Cina è stato superiore al 40%. Ciò significa che l'espansione del credito è finalizzata alla produzione e non al consumo. La capacità produttiva si mantiene al passo con i consumi interni e, mentre l'espansione della produzione porta all'importazione di materie prime e altri beni di produzione, l'espansione del credito non porta a deficit commerciali nella stessa misura di un'economia basata sul consumo. Inoltre una parte significativa del risparmio totale è destinata all'accumulo di ricchezza interna, come le proprietà, la cui costruzione è prevalentemente di tipo domestico.

Non vi è dubbio che le abitudini di risparmio della Cina rispetto a quella degli Stati Uniti, solo del 5%, è il principale fattore del surplus della Cina negli scambi con l'America, dato che entrambi i Paesi hanno deficit di bilancio (anche se gli Stati Uniti sono più grandi in termini nominali) ed entrambi hanno stimolato le loro economie espandendo il credito bancario. E infatti la forza delle eccedenze commerciali della Germania e del Giappone in passato avevano le stesse radici.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Un esempio classico fu la svalutazione britannica del 1967, quando il primo ministro Harold Wilson disse alla nazione che: "Da ora in poi la sterlina all'estero varrà il 14% in meno in termini di altre valute. Non significa ovviamente che le sterline qui in Gran Bretagna, nelle vostre tasche, nelle vostre borse, o nei vostri conti in banca, siano state svalutate".

[2] Sofismi economici, Frederic Bastiat, tradotto dal francese (Irvington-on-Hudson, NY: Foundation for Economic Education 1966).

[3] Il beneficio per le entrate è negato da tutti gli economisti dell'establishment. Questa era la base del cosiddetto Progetto Terrore, in base al quale l'Office for Budget Responsibility del Regno Unito, la Banca d'Inghilterra, il FMI e l'OCSE hanno concluso che la Brexit avrebbe comportato un calo della crescita economica e quindi un calo delle entrate fiscali.

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