venerdì 2 dicembre 2016

Sulla scia di una perdita di fiducia: potenziali inneschi





di Francesco Simoncelli


Come ripeto spesso le corse agli sportelli sono molto più sofisticate delle antiche file davanti le banche. Oggi è tutta una questione di titoli non rinnovati e margin call. L'interventismo delle banche centrali, al fine di stabilizzare le onde d'urto delle crisi economiche, non ha fatto altro che metastatizzare gli errori economici che non sono stati corretti nelle precedenti occasioni. L'ambiente economico, quindi, è diventato una bisca clandestina dove il rischio di controparte e i profitti monumentali sono diventati una cosa all'ordine del giorno. Il migliore dei mondi immaginabili, potremmo dire. Peccato che le cose non stiano così, visto che la Gigantesca Offerta d'Acquisto delle banche centrali ha scatenato una corsa tra i grandi player (molti hedge fund) per accaparrarsi tutti quei titoli che le banche centrali avrebbero successivamente comprato, provando a staccare grandi profitti su questi carry trade. Il lato negativo? Man mano sono stati azzerati i rendimenti della maggior parte dei titoli presenti nella bisca, visto che gli ultimi arrivati si dovevano adeguare in un modo o nell'altro. I titoli spazzatura sono diventati praticamente simili ai bond statali. Questo, però, col passare del tempo, ha ucciso i bilanci da presentare a fine anno; soprattutto per i fondi pensione che devono rendere conto ai propri clienti. Quindi scattano le corse agli sportelli, come riporta questa notizia di Bloomberg, per entrare in possesso di risorse impossibili da incamerare alla vecchia maniera, ovvero, attraverso investimenti sui mercati.

Perché è importante questa notizia? Perché diversi hedge fund hanno gozzovigliato con la leva finanziaria in considerazione del credito facile agevolato dalle rotative delle banche centrali. Ad esempio, abbiamo quello di Jeffrey Talpins che con una base d'equity ridicola ha potuto acquistare a leva bond statali e far registrare profitti inattesi; lo stesso vale anche per altri hedge fund impegnati nello stesso trade. Quando però ci sono clienti che smobilitano le loro posizioni e non le rinnovano, bisogna entrare in possesso della liquidità per soddisfare tale richiesta e questo, a sua volta vuol dire smobilitare posizione proprie. In breve, i fondi pensione, al fine di entrare in possesso di risorse e adempiere ai propri obblighi, stanno costringendo gli hedge fund a smobilitare alcune loro posizioni. Che siano prestiti o vendita di titoli, si innesca un meccanismo che, data l'intricata interconnessione del sistema finanziario odierno, potrebbe dar vita ad eventi imprevisti sui mercati. Non ultimo il fallimento di qualcuno di questi hedge fund. L'effetto domino a catena sarebbe assicurato, come accaduto nel 1998 con LTCM.

Con la Cina che sta vendendo Treasuries per incamerare dollari, trattenerli e tamponare la fuga di liquidità che attanaglia il paese con più bolle finanziarie sul proprio suolo, l'ulteriore vendita di bond statali USA inizierebbe ad abbatterne il prezzo creando altri buchi nei bilanci di tutti coloro che hanno trattato questi titoli come scarafaggi da motel. Gli Stati Uniti non sono i soli che vedrebbero gli effetti di tale esito, visto che, come ho detto in precedenza, l'interconnessione del sistema finanziari attuale è a livelli abnormi. In questo contesto la popolazione in generale è stata scalzata dal proprio ruolo di guardiano vigile dei mercati, proprio perché a causa della lotta al contante avviata dai vari stati mondiali, essa è stata incanalata sempre di più nel circuito monetario digitale. India e Australia sono solo gli ultimi tristi esempi. Aspettiamoci, quindi, una maggiore disconnessione tra economia generale ed economia finanziaria, dove la prima spinge per una correzione degli errori economici finora accumulati e la seconda si sforza di smorzare la spinta della prima.

Come ho scritto in un articolo precedente, per capire qual è il destino della pianificazione monetaria centrale bisogna guardare al paziente zero: il Giappone. Nonostante i continui interventi monetari centrali e addirittura l'implementazione della NIRP, sembra che i bond vigilantes si siano destati dalle tombe in cui erano finiti a causa della trasformazione delle banche centrali in market maker nel mercato obbligazionario statale e siano tornati a fare il loro lavoro. La BOJ sta perdendo il controllo sulla curva dei rendimenti visto che niente di quello che finora ha fatto è riuscito a mantenere fede alle sue promesse. L'economia più ampia non risponde agli stimoli visto che ha raggiunto la condizione di Picco del Debito, quindi non può più permettersi di accumulare ulteriori debiti cercando di ripagare, invece, quelli passati. Questo vuol dire, a sua volta, la rottura del canale di trasmissione della politica monetaria all'economia più ampia con i prestiti bancari nel seminterrato della storia. Di conseguenza le uniche realtà che hanno potuto permettersi di accendere nuovi prestiti sono state le grandi aziende, le quali, però, non hanno potenziato settori come quello della R&S, bensì hanno giocato d'azzardo nelle bische clandestine attraverso l'ingegneria finanziaria.





La domanda per i loro prodotti, quindi, non è stata dettata dal mercato, ma hanno sfornato prodotti perché tenute a galla da una valutazione sui mercati azionari gonfiata artificialmente dal credito a basso costo alimentato dalla BOJ. Hanno potuto accedere a tale credito perché come garanzia, oltre alla reputazione, hanno messo sul tavolo i loro bilanci. Li hanno immolati sull'altare della ZIRP, sfornando prodotti che nessuno voleva e impedendo la nascita di realtà concorrenti che potessero soddisfare meglio le esigenze dei clienti. Non solo, ma le start-up che sono emerse hanno fatto di tutto per essere inglobate in realtà imprenditoriali già affermate apportando cambiamenti minimi nel panorama economico. Il paradigma dell'effetto ricchezza a cascata propugnato dalle banche centrali, è solo l'ennesima illusione di breve termine che devia risorse economiche scarse (materie prime e lavoratori) in settori dell'economia in bolla, i quali non generano prosperità economica e distruggono il bacino della ricchezza reale.

Inutile sottolineare come questo assetto dell'economia sforni ulteriori errori economici, piuttosto che curare i malanni che l'economia ha subito nei tempi passati. Sequestrare le suddette risorse economiche in pachidermi obsoleti dal punto di vista economico, non aggiunge nulla al bacino della ricchezza reale. Anzi, è esattamente il contrario: c'è una sottrazione da tale bacino con conseguenti ripercussioni sul tessuto economico, in particolare sulla determinazione dei prezzi. Quindi più a lungo rimarranno in auge le politiche monetarie straordinarie, più pachidermi imprenditoriali obsoleti potranno restare in piedi e sottrarre risorse economiche scarse dal bacino della ricchezza reale, impedendo alla creatività e alla produttività degli attori di mercato di scardinare la ciclicità di questi errori. In questo modo gli errori economici diventano strutturali, conducendo ad un dissesto finale disordinato.

Infatti ci sono poche possibilità che i pianificatori monetari centrali ammettano d'aver sbagliato e invertano le loro politiche monetarie straordinarie. Arriverà il momento in cui le loro parole non basteranno più ad oliare gli ingranaggi dei mercati, soverchiati dalla mole di distorsioni economiche che impediranno in toto un calcolo economico in accordo con i desideri reali degli attori di mercato. La Caterpillar è l'immagine simbolo di questo concetto, mentre la situazione descritta in Giappone, in realtà, è stata adottata dal resto del mondo con l'ingegneria finanziaria, grazie al credito facile delle banche centrali, il quale ha garantito un supporto artificiale a grandi banche commerciali e grandi imprese, mentre il resto dell'economia ha cercato di percorrere un sentiero di deleveraging.

Nonostante la manna monetaria, però, l'elemento motore alla base dei mercati, le preferenze dei singoli attori di mercato, continua a funzionare spingendo per una correzione. I fondamentali economici sono avulsi da una determinazione onesta a causa degli interventi continui nei mercati mondiali, quindi i banchieri centrali, con le loro stupide azioni, si sono dati la zappa sui piedi creando un ambiente artificiale su cui perderanno il controllo. Il cosiddetto "fine-tuning" dell'ambiente economico non è la strada per la stabilità, bensì il sentiero per avvantaggiare temporaneamente particolari realtà economiche a scapito di altre e ridistribuire arbitrariamente le risorse economiche, sperando che in questo modo s'inneschi un boom dell'economia.

È sicuro che quest'ultimo verrà innescato, ma sarà inevitabilmente seguito dal bust; ed è questo quello che i pianificatori monetari centrali voglio scongiurare (in realtà possono solo ritardarlo, al prezzo di maggiori dolori economici futuri), poiché significherebbe la fine degli interventi nell'economia e la fine della loro presunta onniscienza.



UN CASO DI STUDIO: BANCO POPOLARE DI BARI

Oltre agli hedge fund e ai fondi pensione, esistono altri potenziali inneschi della prossima crisi economica. L'interconnessione del sistema finanziario è talmente intricata che ormai qualsiasi evento presumibilmente insignificante potrebbe portarsi dietro il resto delle realtà economiche presenti in esso. Nel caso particolare, il settore bancario commerciale italiano. Inutile ricordare come l'osservato speciale rimanga Monte dei Paschi di Siena, la quale, nonostante il piano economico attraverso il quale smaltire la mole gigantesca di NPL (in sintesi, aumento di capitale da €5 miliardi e trasferimento dei crediti deteriorati al veicolo di cartolarizzazione al 32% del loro valore nominale con supporto di J. P. Morgan), ha avviato la cosiddetta "conversione" degli obbligazionisti in azionisti. In pratica, ha messo in atto il bail-in. Ciononostante alcuni eventi accaduti in Italia stanno portando la BCE in aperto conflitto con la Germania. Nel caso particolare, una cartolarizzazione dei crediti deteriorati di un'altra banca commerciale italiana: Banco Popolare di Bari.

Sebbene sia più piccola di MPS, il suo fallimento creerebbe lo stesso un effetto domino in tutto il sistema finanziario mondiale. Tenere tutti i tasselli in piedi sta diventando sempre più difficoltoso, anche perché la normativa per sostenerli inizia a contraddirsi. Infatti, la cartolarizzazione dei crediti deteriorati di BPB prevedeva tre tranche: senior, mezzanina e junior. L'emissione di bond senior, alla base dei quali c'erano suddetti crediti deteriorati, si presumeva sarebbe potuta ricadere nella categoria "accettabile" della BCE, soprattutto dopo che quest'ultima ha annunciato che avrebbe inglobato nel suo QE anche le obbligazioni IG. Questi bond senior sarebbero stati posti come garanzia a fronte di prestiti della BCE, ma a quanto pare quest'ultima non sembra intenzionata a ritenere valida la transazione. Inutile che questo rifiuto potrebbe far nascere "sospetti" a catena; ma se la BCE accettasse, allora la Germania potrebbe indispettirsi sulla lascivia della BCE stessa.




Come potete notare dall'immagine qui sopra, la tranche senior è stata riacquistata dalla banca stessa, mentre quella mezzanina (€14 milioni) è stata effettivamente ceduta sul mercato agli hedge fund. A parte il fatto che suddetti bond sono presumibilmente sicuri poiché coperti dal sistema di garanzie pubbliche (GACS) e quindi secondo le regole di Basilea "privi di rischio", viene da chiedersi ancora di più perché la BCE dovrebbe rifiutarsi di accettare tali titoli cartolarizzati in base alle regole stabilite dai pianificatori monetari centrali. Forse perché la creazione a tutti i costi di una mercato secondario per gli NPL affinché si spazzi sotto il tappeto la sporcizia delle sconsideratezze finanziarie del passato e si permetta alle banche di passare queste tossicità ad uno "scemo più scemo", in realtà non attrae nessuno? Con le banche centrali sempre più all'angolo a causa delle loro scelte azzardate, chi salverà la baracca quando ce ne sarà bisogno?

L'ambiente finanziario sta iniziando ad innervosirsi. Il piano di MPS è simile a quello di BPB: piazzare €28 miliardi di crediti deteriorati sul mercato attraverso una cartolarizzazione di suddetti, prospettando un recupero complessivo del 9%, rispetto al 3% precedente, da questa transazione grazie anche alla "benevolenza" delle agenzie di rating. Gli investitori ed i mercati sono di un altro parere invece. E non passerà molto prima che altri pachidermi bancari obsoleti, come Unicredit, facciano la stessa fine. Un paese il cui PIL è ancora il 10% inferiore rispetto a quello prima della crisi 2008 e il cui settore industriale ha perso il 20% della propria capacità rispetto a prima della crisi 2008, continua a sprofondare negli azzardi morali ed a sostenere una parco investimenti improduttivi che non fa altro che allargarsi. Non sorprende, quindi, se i capitali stiano abbandonando il nostro paese.




In questo momento l’elemento di maggiore vulnerabilità del nostro paese è il sistema bancario. Un enorme stock di prestiti non performanti, appesantito dalla fame di rendimenti scatenata dal QE della BCE. Ad ogni scoppio di avversione al rischio, i mercati puniscono le nostre banche più della media di quelle europee. Bassa redditività, aumento delle sofferenze bancarie e un quadro normativo stringente e contraddittorio, inducono la ricapitalizzazione di un settore prossimo alla bancarotta. In realtà quella a cui stiamo assistendo è una "decapitalizzazione", dove le banche cercano di mollare ad uno "scemo più scemo" titoli tossici e farla franca. Ma i mercati sono molto restii a sottoscrivere questi piani economici delle banche commerciali, perché oggi esse distruggono valore anziché crearne. Da qui il rischio che il sistema bancario italiano segua l'esempio di BPB e MPS: conversioni “spontanee” di debito subordinato in azioni, ovvero, verso il bail-in.

Decenni di episodi di dissesto economico e finanziario, anche molto prima che l’euro arrivasse a fornire un enorme alibi, non sono trascorsi invano. E la presenza di errori economici latenti è dimostrata dalla recente salita dei rendimenti del decennale italiano, poiché se non fosse stato per l'ukase del 2012 dello zio Mario, ad oggi staremmo parlando di un'altra storia. Il fatto che il decennale italiano stia subendo le pressioni del prossimo referendum, è sintomo del fatto che le riforme strutturali non sono state per niente effettuate, proseguendo lungo la via del calcio al barattolo. È per questo motivo che Renzi sta cercando di spingere per una maggiorazione del rapporto deficit/PIL per l'anno prossimo. Nonostante il periodo di pseudo-ripresa, si sta perseguendo una politica fiscale espansiva. Non oso immaginare dove si arriverà quando la prossima recessione busserà alle porte delle finanze italiane.







L'economia reale non sta andando da nessuna parte. Questi ultimi quattro grafici riassumono egregiamente il problema alla base del mercato del lavoro italiano, e non può essere curato attraverso la stampante monetaria dello zio Mario o dalle politiche espansive dello stato. L'unica cosa che può risolvere questa situazione è il libero mercato, ovvero, una maggiore libertà per gli attori economici affinché possano direzionare genuinamente la produzione economica e quindi stimolare una crescita economica reale. I costi eccessivi del lavoro dovuti ad una regolamentazione burocratica elevata e salari nominali fuori mercato, hanno spinto le imprese ad assumere sempre più persone part-time piuttosto che full-time. E mentre le banche centrali hanno cercato di portare "stabilità" nei prezzi, hanno eroso sempre di più i salari reali degli attori di mercato permettendo, innanzitutto, ad attività imprenditoriali al collasso di sopravvivere (sottraendo successivamente risorse reali ad imprese che avrebbero potuto soddisfare meglio la domanda degli attori di mercato) e facendo aumentare i prezzi relativi di quei beni tenuti veramente in considerazione dagli attori di mercato.




Questa situazione continua ad erodere potere d'acquisto alla gente comune, oltre ad impedire loro di rimpinguare il bacino della ricchezza reale, portandolo a stagnare nel tempo fino a quando risulterà in declino. A quel punto ogni intervento centrale risulterà inutile, e visto che stiamo parlando di deficit statali, ogni unità di debito aggiuntiva non farà altro che erodere una unità di PIL.



1998, 2008, 2018

Ho aperto questo articolo parlando di come il fallimento di alcuni hedge fund pieni di pattume obbligazionario possa innescare una crisi di fiducia all'interno dell'ambiente economico. Al giorno d'oggi la fiducia nell'attuale sistema è diventata la merce più commerciata, e le banche centrali, sin dal 2008, hanno iperinflazionato tale "moneta". Infatti è questa la vera iperinflazione dei nostri giorni, dettata dalla solita volontà di mantenere in vita un sistema morente che permette ad una ristretta cerchia d'individui d'influenzarlo. È un privilegio raro, ma nel lungo periodo sfugge di mano. Come sta accadendo ora. Se gli errori del passato non vengono corretti, allora si è costretti a ripeterli. Peggio ancora, ne nasceranno di altri. Quindi il caos del 1998 quando l'hedge fund Long-Term Capital Management era ad un passo dal fallire, si sta ripresentando oggi con gli steroidi.

Allora una crisi all'interno delle valute asiatiche, partita dal thai-bat thailandese, si diffuse in tutta l'Asia e si portò dietro anche il mercato obbligazionario sovrano russo. LTCM era esposto a quest'ultimo e rischiava di dover dichiarare bancarotta, "contagiando" successivamente JP Morgan e Goldman Sachs. Allo stesso modo, nel 2007 i fallimenti di alcuni piccoli hedge fund legati a Bear Stearns intaccarono il bilancio di quest'ultima nella primavera dell'anno successivo, costringendo la FED e JP Morgan ad intervenire per mettere una toppa alla slavina che si stava preparando a scendere a valle, che poi scese lo stesso travolgendo Lehman Brothers.

Il Congresso prima, col TARP, e la Federal Reserve poi, con i vari quantitative easing, hanno messo in campo misure monetarie straordinarie per arginare la valanga che stava sommergendo l'intero sistema bancario-finanziario. Non si sono accorti che l'intensità del dolore economico che avrebbero dovuto sopportare, era ponderata agli ostacoli che essi stessi hanno frapposto in passato tra una pulizia dei mercati e la volontà di tenere in piedi un sistema economico moribondo. E alzando la posta in gioco con la ZIRP non hanno fatto altro che rendere peggiori le cose alla prossima recessione. Perché diversamente dagli scenari ottimistici del CBO, ad esempio, la prossima crisi sarà di gran lunga peggiore rispetto a ciò che abbiamo visto finora.

Come diceva George Canning, "Posso dimostrare tutto con la statistica tranne la verità", ed infatti secondo gli statistici del CBO ci stiamo dirigendo verso 207 mesi senza una recessione. Ma con una società che ha raggiunto la condizione di Picco del Debito, un sistema finanziario in cui il rischio non è più ponderato onestamente e la determinazione genuina dei prezzi è solo un lontano ricordo, una produttività mondiale in declino, abbiamo di fronte la madre di tutti i redde rationem.





Le banche centrali ormai sono impantanate allo zero bound e non potranno abbassare ulteriormente i tassi d'interesse di riferimento senza scatenare una rivolta tra la popolazione. Ci stiamo avvicinando ad una riunione del FOMC che si profila molto interessante dal punto di vista finanziario e geopolitico. I flash crash in borsa e nel mercato obbligazionario di cui siamo stati testimoni in quest'ultimo periodo, sono tutti figli di un nervosismo crescente tra gli investitori istituzionali. Essendo ancora il dollaro la valuta di riferimento a livello mondiale si sta cercando di farne incetta, nel breve termine, per sopportare eventuali contraccolpi in vista del prossimo 14 dicembre. Non esiste più una politica di lungo periodo, proprio perché i pianificatori monetari centrali hanno reso ciechi gli attori di mercato attraverso le loro manipolazioni e, di conseguenza, piani a lungo termine non possono essere più stilati. Esiste solo il breve termine ormai, che si trasformerà in brevissimo termine. Ma le cose che possono andare storte sono tante. Ne abbiamo viste alcune in questo articolo.

Le politiche straordinarie che si presume siano state messe in campo per salvaguardare l'attuale sistema, si stanno rivoltando contro coloro che le hanno messe in campo in prima istanza. Ad esempio, la paradossale carenza di dollari da cui potrebbe nascere la prossima crisi di liquidità, che a sua volta potrebbe dare la spallata definitiva alla fiducia iperinflazionata, è figlia della riserva frazionaria adottata a livello spasmodico dalle banche commerciali. Per ogni dollaro creato dalla FED ne sono stati creati di più col prestito a riserva frazionaria e la leva finanziaria. I suddetti flash crash, oltre a ridurre il valore reale dei titoli coinvolti, vanno anche a ridurre la quantità di dollari esistenti creando una falsa carenza iniziale. Ma con la FED e la maggior parte delle altre principali banche centrali bloccate allo zero bound, chi andrà a fornire liquidità al sistema finanziario quando nel prossimo futuro la crisi tornerà a bussare alle sue porte?

Probabilmente il FMI con i Diritti Speciali di Prelievo, ma la prossima crisi avrà un "valore" aggiunto nella lotta tra yuan e dollaro per ricoprire il ruolo di valuta mondiale di riserva. Lo scorso ottobre, infatti, lo yuan è stato inserito nel paniere dei DSP. Questo significa che, oltre ad acquistare oro per avere un ruolo predominante sulla scena mondiale ed essere considerata una nazione affidabile al pari di Stati Uniti e Inghilterra, la Cina, insieme alla Russia, ha intenzione di scacciare il Re Dollaro dal suo trono. Non sarà un processo dall'oggi al domani, bensì avverrà lentamente e costantemente.





CONCLUSIONE

Nel penultimo articolo che ho scritto, "Sulla scia di una perdita di fiducia", ho descritto come l'attuale sistema economico abbia adottato nel corso del tempo una nuova moneta: la fiducia. Ma quest'ultima ha una volatilità superiore rispetto alla classica moneta fiat e nell'attuale articolo abbiamo visto come può dissolversi. La manipolazione del tasso d'interesse di riferimento da parte delle banche centrali è il punto dove tutte le distorsioni economiche hanno avuto origine ed il punto dove finiranno. L'interconnessione intricata del sistema finanziario ha innalzato diversi tasselli di un domino che al minimo accenno, possono iniziare a cadere.

I recenti flash crash nel mercato azionario e nel mercato obbligazionario sovrano hanno messo pressione a diversi giocatori nel casinò, soprattutto gli hedge fund, i quali sono particolarmente esposti ai titoli di stato. Non solo, anche i fondi pensione sono particolarmente esposti ai titoli di stato, ed essi rappresentano l'ultimo pilastro su cui si regge la fiducia di Main Street nell'istituzione statale. Dal settore bancario commerciale italiano, al settore bancario commerciale americano, alle grandi aziende con profitti e vendite stagnanti, agli hedge fund marcescenti, alle città in bancarotta, alla carenza artificiale di dollari, allo scoppio delle varie bolle negli asset gonfiate dalle politiche monetarie allentate delle banche centrali, gli inneschi della prossima recessione si moltiplicano a vista d'occhio.

È questo il caos pianificato di cui parlava Mises.

giovedì 1 dicembre 2016

Criptovalute e il destino del dollaro





di James Rickards


In vari momenti della storia il denaro ha assunto varie forme: penne, conchiglie, dollari ed euro. Oro e argento sono certamente denaro. Anche Bitcoin ed altre criptovalute possono essere denaro.

Le persone dicono che alcune forme di denaro, come Bitcoin o i dollari USA, non sono coperte da nulla.

Ma questo non è vero. Sono coperte da una cosa: la fiducia. Se voi ed io abbiamo fiducia che qualcosa è denaro e siamo d'accordo che si tratta di ciò, allora è denaro. Posso chiamare qualcosa denaro, ma se nessun altro al mondo lo vuole, allora non è denaro. Lo stesso vale per oro, dollari e criptovalute.

Gli stati hanno un vantaggio, perché fanno pagare le tasse con la moneta che decidono loro. In altre parole, gli stati creano essenzialmente un uso artificiale per le proprie forme di cartamoneta, minacciando le persone con la galera se non pagano le tasse nella moneta fiat decisa da loro. Il dollaro è una moneta a corso legale negli Stati Uniti.

Secondo John Maynard Keynes e molti altri economisti, è il potere dello stato a dare ad una valuta il suo valore intrinseco. Questa teoria della moneta afferma semplicemente che diamo un valore ai dollari solo perché li dobbiamo usare per pagare le tasse — altrimenti andiamo in galera.

Le cosiddette criptovalute, come Bitcoin, hanno due caratteristiche principali in comune. La prima è che non sono emesse o regolamentate da una qualsiasi banca centrale o autorità di regolamentazione statale. Sono create in accordo con alcuni algoritmi informatici e sono emesse e trasferite attraverso una rete di elaborazione distribuita utilizzando il codice opensource.

Qualsiasi computer che ospita un particolare libro mastro della criptovaluta potrebbe essere distrutto, ma l'esistenza stessa della criptovaluta continuerebbe ad esistere su altri server in tutto il mondo e potrebbe rapidamente essere replicata. È impossibile distruggere un criptovaluta attaccando ogni singolo nodo o gruppo di nodi.

La seconda caratteristica comune è la crittografia, che dà luogo alla parte "cripto" del nome. È possibile osservare le operazioni che si svolgono grazie alla cosiddetta blockchain, che è una sorta di libro mastro di tutte le unità della valuta e transazioni. Ma l'identità delle parti che effettuano le transazioni è nascosta dietro quello che si ritiene essere un codice infrangibile. Solo le parti che effettuano le transazioni hanno le chiavi necessarie per decodificare le informazioni nella blockchain in modo tale da usare e detenere la moneta.

Ciò non significa che le criptovalute sono a prova di rischio. Grandi quantità di unità di criptovalute sono andate perse da coloro che li hanno affidati a "banche" ed "exchange" non regolamentati. Altri sono andati persi per frodi vecchio stile. Alcune unità sono andate perse a causa della distruzione di hardware personali. Ma nel complesso, il sistema funziona abbastanza bene ed è in rapida crescita sia per quanto riguarda le operazioni legittime che quelle illegittime.

Val la pena sottolineare che anche il dollaro americano è in un certo senso una criptovaluta digitale. I dollari sono emessi da una banca centrale, la Federal Reserve, mentre i Bitcoin sono emessi privatamente. Mentre possiamo detenere un paio di dollari di carta nei nostri portafogli di volta in volta, la stragrande maggioranza delle transazioni denominate in dollari, sia in forma di valuta che in titoli, sono condotte sotto forma digitale.

Paghiamo le bollette online, facciamo acquisti con carta di credito, e le transazioni svolte attraverso la banca sono tutte in digitale. Tali operazioni sono tutte criptate e utilizzano le stesse tecniche di codifica come Bitcoin.

La differenza è che la proprietà dei nostri dollari digitali è nota ad alcune controparti di fiducia come le nostre banche, i broker e le società di carte di credito, mentre la proprietà dei Bitcoin è nota solo all'utente ed è nascosta dietro il codice della blockchain.

Bitcoin e le altre criptovalute rappresentano una sfida all'attuale sistema. Un problema è che il valore di un Bitcoin non è costante in termini di dollari americani. Infatti tale valore è stato molto volatile, fluttuante tra $100 e $1,100 nel corso degli ultimi anni. Attualmente è di circa $575.

È vero che i dollari fluttuano in valore rispetto alle altre valute, come l'euro, ma questi cambiamenti sono tipicamente misurati in frazioni di centesimi, non salti di $100 al giorno.

Ciò dà luogo a problemi fiscali. Ad esempio, se si acquista un Bitcoin a $200 e poi lo si scambia per $1,000 di beni o servizi, si ottiene un guadagno netto di $800 tra l'acquisto e la vendita. Dal punto di vista dell'IRS, questo guadagno non è diverso dall'acquisto di azioni a $200 e una loro successiva vendita a $1,000. Bisogna segnalare gli $800 di plusvalenza.

Sembra improbabile che la maggior parte degli utenti Bitcoin abbia segnalato questi guadagni. Coloro che non l'hanno fatto potrebbero essere considerati evasori fiscali. L'IRS ha ampi poteri per indagare sull'evasione e può richiedere alle controparti di rivelare informazioni personali, comprese le password, in modo che possa scoprire le parti negoziali. Tenuto conto del fatto che negli ultimi anni l'IRS s'è accanito selettivamente contro gli attivisti del Tea Party e altri oppositori politici, questo è un grande problema per gli utenti libertari di Bitcoin.

Una possibile soluzione al problema della volatilità di Bitcoin è quella di collegarlo all'oro ad un tasso fisso. Ciò richiederebbe il consenso nella comunità Bitcoin e uno sponsor disposto a creare un mercato dell'oro fisico concordato col valore dei bitcoin. Questo tipo di copertura potrebbe anche dare una spallata al dollaro come valuta di riserva mondiale, specialmente se sostenuto da potenze come Russia e Cina che sono alla ricerca di alternative all'attuale sistema di egemonia del dollaro.

Un altro problema è che Bitcoin e le altre criptovalute non sono ancora sopravvissute ad un ciclo economico completo. Bitcoin, la prima criptovaluta, è stata inventata nel 2009. L'economia globale è in un'espansione debole sin da allora, ma non ha sperimentato un panico finanziario o una recessione tecnica.

Gli investitori hanno una certa esperienza di come azioni, obbligazioni, oro e altre classi di asset potrebbero comportarsi in una recessione, ma non abbiamo esperienza con Bitcoin. La liquidità sparirà e i prezzi scenderanno? O gli investitori lo considereranno un porto sicuro, cosa che condurrà ad aumenti dei prezzi? Non conosciamo la risposta.

Credo che Bitcoin e le altre criptovalute rappresentino un'opportunità. È ancora troppo presto affinché gli investitori lo inseriscano nei loro portfoli, a causa di un eccesso di volatilità e delle varie questioni fiscali pendenti. Ma può arrivare il momento in cui alcune aziende, basate sulla tecnologia di Bitcoin, potrebbero assicurare un interesse agli investitori in base al loro possibile ruolo nei pagamenti e in altre forme di trasferimento di ricchezza. Aziende come Western Union e PayPal dominano l'universo dei sistemi di pagamento oggi, ma presto potrebbero emergere società concorrenti nel mondo delle criptovalute.

Una delle cose che mi piace dell'oro è che non è digitale, non dipende da internet e non dipende dalla rete elettrica. Ha un valore indipendente da queste cose. Bitcoin no, invece.

Se la rete elettrica va in tilt, i vostri Bitcoin sono inutili. Non sono anti-Bitcoin, ma l'oro fisico non ha il difetto di Bitcoin e delle valute digitali come il dollaro statunitense.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 30 novembre 2016

Washington continua a tessere un arazzo di menzogne





di David Stockman


Non è possibile trovare persone più pigre di quelle che lavorano nella stampa finanziaria, ma la loro festosità esuberante circa il presunto aumento del 5.2% nel reddito reale medio delle famiglie nel 2015, era sicuramente era una menzogna. E non stiamo parlando del giornaletto della scuola qui: il Washington Post è solito a titoli con superlativi seguiti da una maggiore esuberanza nel testo:

I redditi delle famiglie negli Stati Uniti sono saliti nel 2015, registrando il più grande aumento da decenni [...]. I dati rappresentano la prova più chiara fino ad oggi che la ripresa economica più lenta e lunga, ha finalmente cominciato a fornire prosperità ai lavoratori.

Il fatto evidente è che nel 2015 la famiglia mediana non può aver visto un aumento del 5.2% nel reddito al netto dell'inflazione. Non c'è un singolo dato tra le montagne di dati economici "in entrata" che sia coerente con suddetta cifra. Eppure nulla nell'articolo del Post, o di qualsiasi altro giornale mainstream, mette in discussione i numeri del Census Bureau.

Infatti nel contesto di quella che, a detta di tutti, era un'economia tremolante nel 2015, il Census Bureau ha rilasciato il più grande aumento anno/anno nella storia. Ma non un singolo giornalista ha sentito puzza di bruciato.




Quindi cerchiamo di mettere in prospettiva queste affermazioni. Il presunto aumento dei salari nel 2015 rappresenta ancora un restringimento reale del 17% del reddito mediano sin dal 2000, se si utilizza una misura onesta dell'inflazione come il nostro "Flyover CPI"; e rappresenta un calo del 2.2% anche quando i redditi sono deflazionati dalla misura del BLS chiamata CPI-U-RS che maschera l'inflazione.

In entrambi i casi, non c'è assolutamente nulla per cui festeggiare su una tendenza che non ha fatto altro che rallentare la sua continua discesa.




Ciononostante i numeri del 2015 non hanno senso. Partiamo dai dati del Census Bureau sul "reddito monetario", che è la base per l'affermazione secondo cui il reddito medio delle famiglie è aumentato lo scorso anno. Nascosto nella sua presentazione in dollari "reali", si dice che l'anno scorso il reddito monetario complessivo per tutti i 125.8 milioni di famiglie americane è aumentato del 5.7% in termini nominali.

Ma come era possibile quando il PIL nominale è aumentato solo del 3.0% nel 2015? Allo stesso modo, il reddito disponibile individuale — in termini nominali — è cresciuto solo del 3.7%.

Il reddito mediano può crescere quasi due volte più velocemente rispetto al reddito complessivo solo se gli aumenti a metà e in basso la scala dei redditi crescono molto più velocemente rispetto al secondo. E ciò comprende un sacco di soldi guadagnati da banchieri, atleti, avvocati, dirigenti d'azienda e il resto delle élite tra i colletti bianchi.

Al contrario, la relazione del Census Bureau mostra che nel 2015 gli aumenti nominali mediani dei lavoratori a tempo pieno di sesso maschile sono cresciuti dell'1.6%, e per i lavoratori a tempo pieno di sesso femminile del 2.8%. Non raggiungiamo affatto il 5.7% di crescita media complessiva dei redditi per tutti i lavoratori — a meno che le famiglie non siano state improvvisamente inondate con dividendi inattesi provenienti da azioni che non possiedono, conti bancari che non fruttano alcun interesse, o redditi locativi di proprietà registrate a nome di qualcun altro.

Anche quando si tengono conto degli aumenti nel numero di lavoratori impiegati nel 2015 rispetto all'anno precedente, circa il 2%, i conti ancora non tornano. Nel 2015 la massa salariale di tutti i lavoratori è cresciuta solo del 4.2% in termini nominali. Questa è una cifra del Census Bureau (tabella A-4) ed è anche al netto dell'inflazione!

Poi quando guardiamo al deflatore utilizzato nella relazione, ecco ritornare le incongruenze: secondo il CPI-U-RS del BLS, il costo della vita per il nucleo familiare medio è aumentato solo dello 0.1% l'anno scorso.

Proprio così. La relazione afferma che l'indice dell'inflazione è salito solo da 347.8 a 348.2 durante tutto l'anno. Non importa se le spese sanitarie siano aumentate del 3.6%, se gli affitti delle case siano aumentati del 3.5% e se le spese alimentari siano salite dell'1.4%. Il calo dei prezzi del petrolio ha bilanciato tutto questo — anche se il settore dell'energia pesa meno del 9% nell'IPC.

Tutto questo suggerisce che ci deve essere qualcosa nelle note del Census Bureau che lascia intendere uno spostamento dei paletti di riferimento, e infatti le cose stanno proprio così.

A partire dal 2013 il Census ha cambiato le domande e i metodi utilizzati per il calcolo dei "redditi monetari" delle famiglie. Durante il 2014, per esempio, ha cominciato a "raccogliere il valore degli asset che generano reddito se l'intervistato non è sicuro dei redditi generati."

Ha anche riempito i questionari in cui gli intervistati hanno risposto con "non so", o dove si sono "rifiutati" di rispondere!

Come risultato di questo "miglioramento" negli interessi percepiti, il numero dei relativi destinatari è aumentato del 41.6% e l'ammontare complessivo degli interessi incassati è salito del 111.7%, secondo John Williams di Shadow Statistics.

Proprio così. Durante tutto il corso del 2015 la FED ha mantenuto i risparmiatori ancorati allo zero bound, ma il margine d'interesse è salito a tripla cifra.

Ancor più assurdo, secondo i nuovi metodi di conteggio di Williams, "il numero di percettori di denaro da IRA, Keogh e 401k è aumentato del 419.5%, facendo salire il reddito complessivo del 230.1%."

Inutile dire che razziare il vostro fondo pensione non è "reddito"; si tratta di una liquidazione di asset guadagnati e conteggiati in periodi precedenti.

Tutto questo giocherellare coi numeri, naturalmente, è stato descritto in termini puramente clinici:

"I dati per il 2013 e oltre, riflettono il ridisegnamento delle domande relative al reddito."

Quando si guarda l'andamento dopo il 2014, tuttavia, tutto comincia ad avere un senso. Cioè, il Census Bureau ha truccato la relazione appena in tempo per le elezioni del 2016. Altrimenti come si spiega il grafico qui sotto?

Come ha fatto il trend dei redditi monetari (2.4%) tra il 2008 e il 2014, ad alzarsi improvvisamente sulle gambe e saltare al 5.7%?




In breve, non c'è nulla che possa spiegare questo aumento del 5.2% tranne la manipolazione dei dati. Infatti se nel 2015 il lavoratore medio a tempo pieno ha visto un aumento solo del 2.01% nei propri salari, non vi è alcun modo in cui la famiglia mediana possa aver visto un aumento del 5.2%.

L'unica possibile spiegazione per cui la dimensione media delle famiglie sia improvvisamente aumentata nel 2015, è perché più figli sono tornati a vivere coi genitori. Ma non è questo il motivo, in realtà. La dimensione media delle famiglie l'anno scorso era di 2.53 persone, o praticamente identica a quella dell'anno precedente (2.54) e alla media di 2.535 degli ultimi quattro anni.

Infatti, contrariamente a tutte le auto-congratulazioni provenienti dalla Casa Bianca, ciò che è effettivamente sepolto in questa relazione sui redditi delle famiglie, è in realtà abbastanza spaventoso. Per esempio, abbiamo calcolato il reddito mediano reale delle famiglie nere con la stessa metodologia usata per tutte le famiglie.

Scopriamo che il reddito medio reale è sceso del 23% negli ultimi 15 anni, quando i dati del Census Bureau sono sgonfiati col "Flyover CPI" e quasi il 10% in base all'indice del BLS.




Ci si potrebbe chiedere, quindi, quale sia il motivo per festeggiare su un mero bip di un anno, che è già in retromarcia. Forse l'ingenuo Washington Post non ha ancora capito che la FED non ha affatto bandito il ciclo economico.

Dopo tutto, le tendenze evidenziate qui sopra non chiariscono che i picchi ciclici si stanno abbassando e i minimi stanno scendendo ancora di più?

Infatti non dovete far altro che guardare di sotto quando arriverà la prossima recessione e colpirà i redditi delle famiglie con tutta la sua forza. Vale a dire, non stanno nascendo nuove imprese ai ritmi storici, ma il BLS continua ad imbottire i numeri mensili sui posti di lavoro con lavori immaginari.




Noi lo chiamiamo teoria "fantasiosa" del mercato del lavoro. Salta fuori che il 52% di tutti i nuovi posti di lavoro — 5.25 milioni — riportati dal BLS sin dalla fine della recessione, sono stati immaginari... non contavano.

Ciò equivale all'ennesimo vaneggiamento dei mulini statistici statali e all'ennesiama prova che la cosiddetta ripresa economica si basa su un tessuto di menzogne.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 29 novembre 2016

In Italia possono fallire fino a otto banche se Renzi perde il referendum

Come mostrerò in un articolo venerdì prossimo, i problemi dell'Italia non si fermano al referendum. Qualunque sia l'esito, il sistema bancario commerciale italiano è spacciato, proprio perché è diventato una dolina finanziaria e ne faranno le spese i risparmiatori che, indaffarati a pensare al "Sì" o al "No", continuano a far rimanere parcheggiati i loro risparmi presso istituti di credito al collasso. Eppure gli avvertimenti sono nell'aria già da un po'; le lunghe file di depositanti in Grecia avrebbero dovuto essere un monito convincente. Ciononostante, i depositanti italiani non fanno nulla. Salvo poi, in caso di dissesto effettivo, pascolare per le strade e muggire contro la sorte avversa. Pochi riescono a vedere ciò che sta arrivando e ancora meno riescono a prepararsi adeguatamente. Questo perché non hanno una teoria economica coerente e chiara con cui sondare l'ambiente economico. E allora si affidano ai presunti esperti del settore che li hanno canalizzati nelle obbligazioni bancarie come strumento d'investimento dei loro risparmi, ignari dell'incendio che si sta sviluppando intorno a loro. I problemi economici non sono più ciclici, ma ormai strutturali. Il problema è la sopravvivenza stessa di quelle entità salvaguardate artificialmente dal settore bancario centrale: grandi banche commerciali e stati. Non basta una presunta riforma o salvataggi sempre più fantasiosi, il calcio al barattolo sta esaurendo la sua magia. Addirittura il mese scorso Renzi parlava di cartolarizzare il debito pubblico per ridurlo! Dopo l'abbassamento farlocco, ad esempio, dei deficit pubblici definendo alcune uscite "investimenti", si vuole ricorrere ancora di più all'ingegneria finanziaria per profumare un cadavere marcescente. Cosa sarebbe l'APE, altrimenti, se non la trasformazione dei pensionati da creditori a debitori? Siamo nel bel mezzo del caos pianificato.
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da Zerohedge


Proprio mentre stavamo concludendo un nostro articolo sul ritorno della crisi della solvibilità in Europa, facilitato dalle richieste di Donald Trump riguardo i finanziamenti della NATO e dalla fine del calcio al barattolo da parte della BCE, il FT ha riferito che ben otto delle banche italiane in difficoltà "rischiano di andare in bancarotta" se il primo ministro Renzi perderà il referendum costituzionale, a causa della conseguente turbolenza nei mercati che scoraggerà gli investitori a sottoscrivere le varie ricapitalizzazioni.

Questo particolare risultato piuttosto negativo viene esposto nei riquadri rossi in basso a destra presenti nel seguente grafico di flusso di Danske Research. (Cliccate per ingrandire)




Renzi, che in precedenza ha affermato che si dimetterà se perderà il referendum, anche se da allora ha cambiato versione, si è fatto alfiere di una soluzione di mercato per risolvere i problemi del sistema bancario italiano (ammontanti a €4,000 miliardi) ed evitare, quindi, una "risoluzione" delle banche italiane sotto una supervisione dell'UE. Una tale risoluzione ristruttura e, se necessario, scorpora una banca imponendo perdite sia agli investitori azionari sia a quelli obbligazionari, una situazione particolarmente controversa in Italia dove milioni di singoli investitori hanno acquistato obbligazioni bancarie.

Il grafico seguente dal sito della BCE dimostra il motivo per cui un bail-in delle banche italiane sarebbe l'equivalente di un suicidio politico: la stragrande maggioranza del debito italiano è detenuto a livello nazionale, ovvero, nelle mani di risparmiatori e pensionati. Se dovesse essere intaccato, porterebbe ad una crisi sociale immediata.




Tuttavia se Renzi vedesse materializzarsi un "No" come esito del referendum, cosa che la maggior parte dei sondaggi ritiene il risultato più probabile, avrà meno motivazione per cercare un salvataggio privato facendo del bail-in la scelta molto più probabile, aumentando di conseguenza le probabilità di una reazione sociale avversa. Come aggiunge il FT, in caso di "No" e di dimissioni di Renzi, i banchieri temono un'incertezza protratta durante la creazione di un nuovo governo tecnocratico. La mancanza di chiarezza riguardo il nuovo ministro delle finanze potrebbe prolungare i nervosismi del mercato nei confronti delle banche italiane. Gli istituti di credito italiani hanno visto più che dimezzarsi il proprio valore quest'anno, sulla scia di preoccupazioni circa i loro prestiti non performanti.

Per coloro che hanno seguito la saga infinita delle banche italiane insolventi, i dettagli sono familiari: ci sono otto banche note per essere in varie fasi di difficoltà: la terza più grande per asset, Monte dei Paschi di Siena, le banche di medie dimensioni Popolare di Vicenza, Veneto Banca e Carige, e quattro piccole banche salvate lo scorso anno: Banca Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e CariFerrara.

Come abbiamo detto sin dal 2011, il problema più grande delle banche italiane (e di quelle in Europa) è la quantità eccessiva di prestiti non performanti: le banche italiane hanno €360 miliardi di crediti deteriorati rispetto ai €225 miliardi di patrimonio netto sui loro libri contabili, dopo che i regolatori e i vari governi non sono riusciti ad affrontare le problematiche di un sistema finanziario in cui la redditività è stata indebolita da un'economia stagnante e praticamente uccisa da prestiti fraudolenti in diverse istituzioni.

Il problema è che un salvataggio di mercato delle banche insolventi si è dimostrato quasi impossibile a causa dei timori riguardo la portata del cattivo debito:

Ma le soluzioni di mercato, compreso il piano di JPMorgan per ricapitalizzare Monte Paschi e gli sforzi di un veicolo privato sponsorizzato dal governo (Atlante) per risolvere i problemi presso le banche più piccole, risulteranno traballanti di fronte alle turbolenze del mercato se vincerà il "No".

Lorenzo Codogno, ex-capo economista al Tesoro italiano e fondatore di Advisors Macro LC, ha sostenuto che la "grande preoccupazione" in seguito al referendum è il suo impatto sul "settore bancario e le implicazioni per la stabilità finanziaria".

"Gli aumenti di capitale delle banche italiane da annunciare subito dopo il referendum, possono diventare ancora più complicati di quanto attualmente percepito nel caso di vittoria del 'No'."

Qual è lo scenario peggiore (per ora)? Il terzo fallimento consecutivo di Monte Paschi (che probabilmente avrebbe conseguenze significative su tutte le altre banche italiane). Banchieri e funzionari statali hanno detto che lo scenario peggiore sarebbe il fallimento della ricapitalizzazione di Monte Paschi e della ristrutturazione del cattivo debito richieste dai regolatori, cosa che si tradurrebbe in un più ampia perdita di fiducia in Italia e metterebbe in pericolo una soluzione di mercato per le sue banche in difficoltà.

In questo scenario, i funzionari statali ed i banchieri credono che tutte le otto banche potrebbero essere messe in risoluzione. Temono che il contagio dalle piccole banche potrebbe minacciare l'aumento di capitale da €13 miliardi di UniCredit, la più grande banca d'Italia per asset, previsto per l'inizio del 2017.

Se il piano di salvataggio di Monte Paschi dovesse fallire, "tutte le teorie sono possibili" tra cui una "risoluzione delle otto banche", soprattutto se il "No" porterebbe Renzi a dimettersi e iniziasse un periodo di prolungata incertezza politica, prosegue il FT. Infatti, il prospetto per la ricapitalizzazione di Monte Paschi, che include uno swap debt to equity, avverte che il voto avrà pesanti ripercussioni sulle sue possibilità di successo. La Banca d'Italia ha messo in guardia per una certa volatilità dei mercati in vista del voto. I critici di Renzi hanno accusato la banca centrale di allarmismo in vista del voto.

Nonostante tutto, una rinnovata attenzione su BMPS probabilmente potrebbe rivelarsi il catalizzatore della prossima crisi bancaria italiana, e poco dopo, europea. A quel punto il domino italiano sarebbe, ancora una volta, in caduta libera.

A dire il vero il mercato ha già fiutato gran parte dei rischi, infatti venerdì scorso lo spread sui titoli di stato italiani rispetto ai bund tedeschi era in aumento sopra i 190 punti, un livello che non si vedeva dall'ottobre 2014, in quanto i mercati hanno prezzato le aspettative di turbolenza.




Una possibilità è il salvataggio di tutti gli investitori nazionali che vengono sottoposti al bail-in come ultima soluzione per evitare un panico bancario in piena regola:

I banchieri ed i funzionari statali possono prevedere un governo tecnico che sia d'accordo con Bruxelles e Francoforte su un "bail-in" delle banche italiane più vulnerabili, come emerso dagli stress test europei di due anni fa e in quelli di quest'estate. Con un bail-in, che impone perdite agli obbligazionisti, Bruxelles potrebbe consentire una certa compensazione per gli investitori retail vulnerabili.

La Germania, tuttavia, non sarebbe affatto entusiasta di un tale risultato. Purtroppo non importa quale sia il riferimento politico, le banche italiane non faranno altro che peggiorare dopo la votazione di domenica prossima:

Nicolas Véron, senior fellow presso il think tank Bruegel, ha sostenuto che "la BCE è stata molto clemente nell'affrontare la situazione bancaria a livello di sistema [in Italia], cosa risultata evidente sin dalla valutazione globale di due anni fa." "È un momento molto difficile, ma non è sostenibile. Il problema della fragilità bancaria non scomparirà. Non è qualcosa che si risolve con il tempo," ha detto Véron.

Ciononostante ogni speranza non è persa. L'Economist, pubblicazione economica e finanziaria per metà di proprietà dei Rothschild, ha avuto un passato terribile su come consigliare i suoi lettori prima di eventi politici critici: dalla sponsorizzazione del "Bremain" lo scorso giugno fino al sostegno per Hillary, l'Economist ha praticamente cannato ogni grande evento politico. Il fatto che durante il fine settimana abbia pubblicato un articolo intitolato "Perché l'Italia dovrebbe votare NO al referendum" può essere la speranza migliore che ha Renzi per rimanere al potere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 28 novembre 2016

Il circolo vizioso in cui è finita la FED





di James Rickards


In una parola, la FED ha fallito nella sua missione di ripristinare la crescita economica negli Stati Uniti. Questo fallimento ha gettato le basi per la prossima crisi monetaria globale.

Questo fallimento era inevitabile. La ragione: i problemi dell'economia sono strutturali, ovvero, tassazione, regolamentazione, demografia e altri fattori al di là del mandato della FED. Le soluzioni della FED sono monetarie. Un policymaker non può risolvere i problemi strutturali con strumenti monetari.

Dal momento che le soluzioni strutturali non sono all'orizzonte a causa di uno stallo politico, l'economia degli Stati Uniti rimarrà bloccata in un pantano di bassa crescita a tempo indeterminato. Senza cambiamenti strutturali, questo modello persisterà per decenni come già accaduto in Giappone. Questo scenario di crescita debole sarà scandito con recessioni tecniche occasionali, e mostrerà tendenze deflazionistiche persistenti.

Questo è lo scenario migliore e non il più probabile. Il risultato probabile è un panico finanziario e una crisi di liquidità globale causati dalle politiche monetarie fallimentari della FED. Per capire il perché, bisogna comprendere il circolo vizioso in cui si trovano ora la FED e tutte le principali banche centrali.

Il Federal Open Market Committee (FOMC) ha intrapreso un percorso senza precedenti con i suoi programmi di allentamento quantitativo, "QE." Il FOMC è composto da membri del consiglio della Federal Reserve e delle banche regionali Federal Reserve. È stato istituito per determinare in modo appropriato la politica monetaria.




Il primo programma, il QE1, è iniziato alla fine del 2008. All'epoca era inteso come una risposta adeguata alla crisi di liquidità derivante dai fallimenti di Lehman Brothers e di AIG. Fornire liquidità nel corso di una crisi di liquidità è esattamente ciò che dovrebbero fare le banche centrali; è il motivo per cui sono state create.

Il QE1 s'è concluso a giugno 2010 e potrebbe aver salvato l'economia da una recessione più grave nel 2009, ma non ha fatto nulla per stimolare la crescita a lungo termine. Non appena s'è concluso il QE1, la crescita degli Stati Uniti è entrata in fase di stallo. Entro la fine del 2010, la FED era pronta a lanciare il QE2.

Il QE2 era diverso. È iniziato a novembre 2010, in un momento in cui non c'era crisi di liquidità. Il QE2 era un esperimento sognato da Ben Bernanke. La FED s'era impegnata ad acquistare $600 miliardi di titoli del Tesoro a medio termine prima del giugno 2011.

L'idea era quella di abbassare i tassi d'interesse a lungo termine in modo che gli investitori sarebbero stati costretti ad acquistare altri asset, quali azioni e immobili. I conseguenti aumenti dei prezzi degli asset avrebbero creato un effetto ricchezza che si sarebbe tradotto in una maggiore spesa e in valori delle garanzie reali più elevati. Questo nuovo circolo di spese e prestiti avrebbe stimolato l'economia verso una crescita tendenziale autonoma.

In realtà, l'effetto ricchezza è sempre stato un miraggio. Il QE non ha creato una crescita sostenuta. Quello che ha fatto è stato creare bolle speculative, che ancora non sono scoppiate.

Il QE2 s'è concluso come previsto nel giugno 2011 e successivamente la crescita è entrata di nuovo in fase di stallo. Già a quel tempo la FED era intrappolata dal mostro che aveva creato. Fino a quando la FED sosteneva l'ambiente economico col QE, l'economia si barcamenava in avanti. Non appena è terminato, l'economia è tornata in fase di stallo. Questi esperimenti sono stati l'inizio della mentalità "risk-on" "risk off" che ha intrappolato la FED ed i mercati.

A settembre 2012, la FED ha lanciato il QE3. A differenza del QE2, il QE3 non aveva limiti di tempo o quantitativi. La FED avrebbe stampato tutti i soldi che voleva per tutto il tempo che voleva, al fine di creare lo stimolo necessario. Problema: la FED era senza via d'uscita. Quando allentava la sua posizione monetaria, l'economia migliorava, ma non sperimentava un boom. Quando restringeva la sua posizione monetaria, l'economia andava in stallo. La linea di politica sarebbe stata invertita, ma la FED era bloccata in un circolo vizioso.





Il termine "circolo vizioso" è un'espressione popolare per quello che i fisici e i teorici della complessità chiamano anche funzioni ricorsive. In una funzione ricorsiva, l'uscita di un'equazione diventa l'input per la prossima iterazione della stessa equazione.

La complessa dell'interazione del comportamento umano (impostazione dei tassi) e il circolo vizioso (con un punto attrattore fisso) è un continuo fare dietrofront. In primo luogo la FED emette comunicati deludenti, poi i mercati affondano, allora la FED procede con un allentamento monetario, poi i mercati recuperano, quindi la FED emette di nuovo comunicati deludenti, e così via. Questo è il circolo della FED.

Ecco come sono andate le cose sin da quando è stato avviato il QE3 a novembre 2012 sotto la direzione di Ben Bernanke e l'attuale leader della FED, Janet Yellen. Lo stato iniziale del sistema ad Aprile 2013 era quello di allentamento, a causa dello stesso QE3:

Maggio 2013 Bernanke restringe la linea di politica parlando del cosiddetto "tapering". I dollaro ed i mercati emergenti affondano.
Settembre 2013 Bernanke allenta la politica monetaria ritardando l'inizio programmato del tapering. I mercati azionari salgono.
Dicembre 2013 Bernanke restringe la politica monetaria avviando il tapering. Il dollaro si rafforza.
Settembre 2014 La Yellen allenta la politica monetaria attraverso la forward guidance, dicendo ai mercati che la FED sarà "paziente" riguardo futuri aumenti dei tassi.
Marzo 2015 La Yellen restringe la politica monetaria ponendo fine alla forward guidance e indicando che la FED intende alzare i tassi d'interesse prima della fine del 2015.
Settembre 2015 La Yellen allenta la politica monetaria ritardando il "rialzo" dei tassi d'interesse. Questo ritardo è causato dal crollo dei mercati azionari degli Stati Uniti, dovuto allo shock della svalutazione dello yuan cinese ad agosto. Le azioni degli Stati Uniti salgono.
Dicembre 2015 La Yellen restringe la politica monetaria aumentando i tassi d'interesse per la prima volta dopo nove anni. I mercati statunitensi vanno in crash, con un calo di oltre il 10% a gennaio e all'inizio di febbraio 2016.
Febbraio 2016 La Yellen allenta la politica monetaria con gli Accordi di Shanghai. L'accordo in sé non viene rivelato, ma diventa visibile in una serie di azioni da parte della BCE, della BOJ e della FED a marzo 2016. I mercati statunitensi salgono alla notizia di un dollaro più debole.
Maggio 2016 La FED restringe la politica monetaria attraverso un insieme di dichiarazioni da parte dei presidenti delle banche regionali Federal Reserve, tra cui James Bullard, Loretta Mester ed Esther George. La creazione di occupazione negli Stati Uniti entra in stallo, il dollaro sale e l'oro s'indebolisce.
Giugno 2016 La Yellen allenta la politica monetaria con un discorso a Philadelphia e con commenti in occasione della riunione del FOMC il 15 giugno. Il dollaro scende bruscamente e inizia una forte salita dell'oro, ripercorrendo le sue perdite di maggio e raggiungendo nuovi massimi di tre anni.

Ecco dieci tira e molla in poco più di tre anni.

Questo ci rivela che la FED non ha idea di quello che sta facendo ed è intrappolata in un circolo vizioso.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/