venerdì 21 settembre 2018

Il peggior uomo nella storia moderna





di Alasdair Macleod


Sembra incredibile che a dispetto di tutta la storia fattuale e della conoscenza filosofica, qualcuno dovrebbe celebrare il bicentenario della nascita di Karl Marx. Più di chiunque altro, attraverso idee sbagliate, ha la responsabilità, indiretta, della morte di circa cento milioni di persone nel secolo scorso e della severa soppressione attraverso la servitù economica e sociale di ben un terzo della popolazione mondiale. E se includete anche coloro che hanno sofferto sotto il giogo del socialismo moderno di ispirazione marxista, la filosofia secondo cui lo stato è più importante dell'individuo, quasi tutto il mondo è stato influenzato dalla filosofia marxista.

Potrebbe sembrare un'affermazione estrema, ma vi basta chiedere a chiunque, ovunque, se considera più importante l'individuo o lo stato, per vedere se questa supposizione sia corretta. L'unica spiegazione per la continua adorazione di quest'uomo è l'ignoranza e la cecità dei suoi sostenitori di fronte alla realtà. Tuttavia, durante la sua vita era a malapena conosciuto. È rimasto sconosciuto fino alla rivoluzione russa, trentaquattro anni dopo che cominciò ad essere preso sul serio.

In che modo Marx ha raggiunto questa posizione postuma? Non attraverso le sue teorie economiche, anche se spesso vengono citati i principi fondamentali del suo Manifesto del Partito Comunista, ma attraverso la sua filosofia, vecchie idee di uomini dimenticati come Hegel (1770-1831), le quali ha reinterpretato in una filosofia socialista che oggi ancora molti accettano nonostante le prove accumulate contro di essa. La differenza con Hegel è che quest'ultimo si sforzò di stabilire che l'evoluzione storica avrebbe portato ad aumentare la libertà individuale, mentre Marx si sforzava di dimostrare che l'individuo non aveva alcun ruolo nell'evoluzione storica.

Hegel sosteneva che tutta la realtà è capace di esprimersi in categorie razionali e può essere ridotta ad un'unità sintetica mediante il ragionamento dialettico all'interno di un sistema di idealismo assoluto.[1] In parole povere, concluse che tutti noi prendiamo spunto dai nostri ambienti e circostanze sociali e culturali, e che essi a loro volta sono fissati da eventi storici. Questo divenne la base per la filosofia di classe di Marx, che, in comune con Hegel, negava qualsiasi ruolo all'indipendenza del pensiero umano.

La sua posizione filosofica è stata ampiamente descritta nel suo libro, A Contribution to the Critique of Political Economy, pubblicato nel 1859. Il principio fondamentale del marxismo è affermato all'inizio della prefazione, dove definisce la sua deduzione dalla dialettica hegeliana: "Non è la coscienza degli uomini che determina la loro esistenza, ma la loro esistenza sociale che determina la loro coscienza." In altre parole, l'organizzazione sociale ha la precedenza sull'individuo, e quindi ne consegue che l'individuo è subordinato all'organizzazione sociale.

Segue da questa logica che le classi che si formano in base agli interessi materiali, costringono i membri di tali classi a pensare e ad agire nei loro ristretti interessi di classe e non indipendentemente nel loro interesse personale, non esistendo nulla di simile. Per Marx, le ideologie si sono evolute su linee di classe, dove dominavano gli interessi della minoranza, la borghesia. E poiché la borghesia trae beneficio dal lavoro del proletariato, è nel loro interesse mantenerlo represso. L'accumulo di ricchezza nelle mani della borghesia era interamente dovuto allo sfruttamento del proletariato.

Il mondo di Marx era un bianco e nero di abbienti e non abbienti, sfruttatori e sfruttati. Come aveva detto Emmanuel Kant (1724-1804): "Se un uomo ha più del necessario, un altro uomo ne ha meno."[2] L'unico modo in cui questo presunto errore potrebbe essere eliminato, sarebbe attraverso il collasso del sistema capitalista, il quale ha portato agli squilibri sopraccitati. La soluzione finale era una società senza classi, consegnando al proletariato i mezzi di produzione amministrati a loro nome da un governo rivoluzionario.

Marx vide crolli economici sempre più dirompenti nel corso della sua vita ed essi colpivano il proletariato più duramente, portando a disoccupazione e fame. Inizialmente Marx era convinto che man mano che i crolli sarebbero peggiorati, alla fine sarebbe stata innescata una rivoluzione comunista, ed i socialisti (cioè lo stesso Marx) avrebbero preso il comando dei governi capitalisti per conto del proletariato. Sfortunatamente per Marx, questo non accadde mai, ed egli si rivolse sempre più ad una rivoluzione violenta per affrettare la soluzione definitiva, a riflesso della sua crescente impazienza e disperazione.

Marx disprezzava ed odiava anche altri socialisti, con un'irrazionalità che non poteva che essere alimentata dalla paura della competizione. Quest'odio è presente ancora oggi, con i comunisti che detestano ogni forma di socialismo nazionale. La linea di ragionamento di Marx lo ha anche liberato dalle critiche, perché i dissidenti venivano sempre etichettati come borghesi, e quindi venivano liquidati come difensori della loro classe. Etichettati come borghesi, non erano qualificati per commentare su questioni che riguardavano il proletariato. L'unica risposta era che la borghesia si unisse al proletariato, o fosse obbligata a farlo, quindi i loro interessi sarebbero stati allineati con la forza.

Non possiamo sorvolare sulle incoerenze qui, dove da una parte la borghesia non può che perseguire un rigido interesse di classe, ma i suoi membri sono capaci di esprimere un interesse indipendente richiesto per migrare in un'altra classe. E dobbiamo anche menzionare che Marx stesso, insieme al suo sostenitore Engels, era un membro della cosiddetta borghesia, così secondo la sua rigorosa dottrina, era incapace ad allinearsi all'interesse proletario.

Il dogma marxista era pieno di tali incoerenze. In parte questo era dovuto allo stato della conoscenza umana all'epoca, e che costituiva la base di ogni dibattito dialettico. Contemporaneamente Darwin propose la sua teoria evolutiva, pronunciando che gli umani si erano evoluti dalle scimmie, e quindi erano semplicemente una forma superiore di animali, non una specie a parte favorita da Dio. Questa fu una manna per la filosofia marxista.

Siamo ancora al periodo antecedente lo sviluppo della psicologia di Sigmund Freud e Josef Breuer. Allora si credeva che tutti i cervelli umani fossero gli stessi; il concetto che gli umani differissero nella loro intelligenza, nella loro acutezza, era sconosciuto. Si credeva anche che la malattia mentale fosse un disordine emanato dal corpo. Per Marx il filosofo, attingendo all'approccio dialettico di Hegel, avrebbe potuto sembrare logico che tutti siamo uguali, e che le ovvie differenze sociali dipendono dalla nostra educazione nell'una o nell'altra classe.

Non definì mai la classe, che è un concetto troppo insidioso da definire. Invece separò l'umanità tra la maggioranza sfruttata, il proletariato, e la minoranza che controlla il proletariato, la borghesia. Si aspettava che il proletariato alla fine si ribellasse, costringendo la borghesia a finire nella classe inferiore, affinché potesse essere governata da un'amministrazione socialista. Credeva veramente che ciò sarebbe accaduto, perché sotto il capitalismo l'impoverimento degli operai era inevitabile e ciò avrebbe portato ad una rivoluzione dei lavoratori. Eppure, allo stesso tempo, credeva nella legge ferrea dei salari, teorizzata da David Ricardo. Secondo questa legge, i salari erano stabiliti dalla disponibilità di lavoro e dai pagamenti richiesti per la sussistenza. Salari più alti rispetto a questo livello base avrebbero portato ad un aumento della disponibilità di manodopera nel tempo, mentre salari più bassi avrebbero ridotto il bacino di manodopera. In questo modo si prevedeva che il costo del lavoro si riequilibrasse a livello della sussistenza. Il lavoro era considerato una merce semplice, la cui offerta era regolata dalla sua domanda. Tuttavia Marx credeva nella legge ferrea dei salari, e ciò è in contrasto con la sua supposizione che il proletariato si sarebbe gradualmente impoverito.

Successivi miglioramenti nelle conoscenze economiche hanno comunque smentito entrambe le teorie. L'approccio di Marx presumeva arrogantemente che i lavoratori siano schiavi del lavoro, cosa che non sono. Sono individui con aspirazioni individuali e, come hanno mostrato più tardi Freud e Breuer, hanno cervelli separati dal corpo, con capacità mentali individuali che governano il corpo. Marx disprezzava persino i sindacati dell'epoca, sostenendo che chiedere salari più alti significava colludere con i membri della borghesia negoziando con loro, quando invece dovevano cercare la loro distruzione. Il suo pensiero si era evoluto: prima la classe borghese si sarebbe suicidata col passare del tempo, poi invece finì per incoraggiare una rivoluzione di classe violenta. I lavoratori in sciopero compromettevano entrambe le alternative.

Marx elaborò anche una teoria del materialismo dialettico, un concetto basato sulla dialettica hegeliana e la filosofia materialista di Ludwig von Feuerbach (1804-72), in cui le forze produttive materiali erano destinate a spingere la società attraverso la lotta di classe verso il socialismo. Il materialismo, in questo senso, è la dottrina secondo cui tutti i cambiamenti sono causati da entità materiali, processi ed eventi, e che tutte le idee, le scelte e i giudizi di valore umani possono essere ridotti a cause materiali, che un giorno saranno spiegate dalle scienze naturali.

Marx, l'uomo, ed Engels, il suo finanziatore, provenivano dalla borghesia e non avevano nulla in comune con il proletariato. La loro motivazione era fondamentalmente disonesta. Dopo aver aspettato la distruzione della borghesia attraverso un'evoluzione dal capitalismo, cercarono attivamente una rivoluzione violenta, e non c'è dubbio che si aspettavano con impazienza di emergere come i leader del nuovo ordine. Disprezzavano gli altri socialisti, i quali erano visti come rivali. Molto più famoso ai tempi di Marx fu Ferdinand Lassalle (1824-64), che condivideva la filosofia di base hegeliana, ma aiutò Bismarck a sconfiggere i liberali in Prussia. Per Marx, questa cooperazione con un governo era un anatema, proprio come sarebbe stato il socialismo nazionale era per i marxisti nel secolo successivo.

Per Marx, il comunismo mondiale poteva avere solo un leader e gli altri socialisti dovevano essere denunciati. Come dice von Mises, la cosa peggiore per un socialista è essere governato da un socialista che non è suo amico.

Marx ed Engels disprezzavano sia il nazionalismo che il socialismo nazionale, perché volevano una rivoluzione globale, quindi non c'era spazio per le caratteristiche nazionali o per la cooperazione con i governi. Era la loro offerta per il dominio del mondo, preparata nella sala di lettura della British Library. Un decennio dopo la pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista, Marx smise di sostenere la rivoluzione pacifica in favore della guerra civile in tutti i Paesi per distruggere la classe borghese. Marx ed Engels cercarono di provocarla e trarne beneficio. La trama con Engels prese sempre più questa direzione ed Engels studiò la scienza militare in preparazione del suo ruolo di comandante in capo.[3]

Nonostante le teorie di Marx ed il successivo complotto con Engels, il marxismo fu esposto dagli eventi come un fallimento. Negli anni che seguirono la pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista fino alla sua morte, avvenuta nel 1883, nonostante i cicli di boom/bust fino alla metà di quel secolo, il destino del proletariato migliorò incommensurabilmente. C'era qualcosa di sbagliato con le previsioni marxiste, e l'architetto capo era finito nell'oblio. Aveva, tuttavia, stabilito il modello per Lenin, il quale avrebbe impugnato lo stendardo marxista con la rivoluzione russa trentaquattro anni dopo.

Ora sappiamo cos'è successo. Proprio come Marx cercò una rivoluzione comunista globale, distruggendo sia gli stati nazionali che la borghesia, Lenin aveva lo stesso obiettivo. È persistito nell'era postbellica, con l'annessione dell'Europa orientale e con i persistenti tentativi di indebolire l'Europa occidentale. Le spie sovietiche erano ovunque. Non solo i cinque professori di economia di Cambridge e di sinistra promuovevano il socialismo nelle migliori università, persino Harry Dexter-White, un funzionario del Tesoro americano che fondò il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, era una spia sovietica.[4]

Marx era un lavativo che avrebbe dovuto semplicemente sprofondare nell'oblio. Ma come Keynes nel secolo successivo, ha fatto sì che le sue mezze verità sembrassero eminentemente plausibili.

La ragione per cui Marx era un uomo pessimo, persino malvagio, è il complotto per il dominio non solo di un Paese, ma del mondo intero, sostenendo le forze distruttive della violenza civile. Era una parodia scadente di un cattivo dei film di James Bond. E come nel caso di tutti i socialisti, voleva il dominio totale. Potreste pensare che fosse un Don Chisciotte dei suoi tempi, delirante e pazzo, e che Engels fosse una specie di Sancho Panza finanziario senza cervello. Non è così: Marx fu un fallimento come filosofo.

Fu la filosofia sbagliata di Marx che portò alla morte di cento milioni di anime, perpetrata da coloro che ispirò, così come la schiavitù della maggior parte della popolazione in terra eurasiatica. E se vogliamo identificare il suo errore catastrofico in termini più semplici, ci basta leggere la frase nella prefazione al suo A Contribution to the Critique of Political Economy. Infatti sarebbe bastato enunciarla al contrario: "È la coscienza degli uomini che determina la loro esistenza, e non la loro esistenza sociale".

il mondo sarebbe oggi un posto molto migliore, con la gente comune che avrebbe portato progresso economico al prossimo senza sostenere il peso delle filosofie fallite di Marx.

Marx è la mia nomina per l'uomo peggiore nella storia moderna dell'umanità, e dovremmo ricordare questo e solo questo nel bicentenario della sua nascita.



[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Hegel, come Marx, ragionava partendo da una tesi, poi passava ad una negazione della tesi e quindi una negazione della negazione. Questa doveva essere la prova inconfutabile di una conclusione. Ma se i fatti storici e ordinari, e qualsiasi ipotesi, sono sbagliati sin dall'inizio, l'intera tesi ovviamente decade.

[2] L'aforisma di Kant è stato smentito da un certo numero di economisti che sottolineano che gli scambi sono volontari e che entrambe le parti ne beneficiano, altrimenti lo scambio non avverrebbe. È anche vero per quanto riguarda il rapporto tra datore di lavoro e dipendente, sebbene possa essere più spinoso.

[3] A Engels piaceva la caccia alla volpe, proclamandola una buona preparazione per il comando militare. Era inconciliabilmente borghese, persino snob, rifiutandosi di sposare il suo amore di sempre, perché era socialmente inferiore.

[4] Dexter-White era solo una delle spie sovietiche di alto livello nel governo degli Stati Uniti. L'intera rete è stata rivelata da Oleg Gordievsky, un disertore del KGB, nel suo libro KGB, The Inside Story, Hodder & Stoughton 1990.

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giovedì 20 settembre 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 20/9/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, in questa sessione andremo a paragonare l'attuale cluster di prezzo con quello osservato nel bimestre giugno-luglio per confermare eventuali somiglianze, andando anche a verificare tutti gli indicatori chiave per trovare eventuali conferme di suddetta somiglianza e indicando inoltre quei parametri da osservare per orientarsi e prendere decisioni con un relativo anticipo in rapporto all'andamento del prezzo.
È possibile consultare la nuova analisi tecnica al seguetne indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--20-9-2018-16554df3e673


È la Banca d'Italia ad ammetterlo: la ridistribuzione della ricchezza porta ad una maggiore corruzione





di Kai Weiss


La politica agricola comune (PAC) dell'UE, sovvenzioni all'agricoltura che attualmente rappresentano il 39% del bilancio dell'UE (e rappresentavano quasi il 70% in passato), è stata oggetto di molte critiche nel corso degli anni (e giustamente anche). È sicuramente una delle politiche più abominevoli del mondo, sostenendo gli agricoltori che sarebbero andati fuori commercio molto tempo fa, inviando enormi quantità di denaro a grandi aziende agricole e ricchi proprietari terrieri (inclusa la regina), e danneggiando gli agricoltori africani con la sovrapproduzione rendendoli non competitivi.

Nel dramma che circonda la PAC, ci si potrebbe quasi dimenticare del secondo più grande programma ridistributivo dell'UE (lasciando temporaneamente da parte l'euro in questo articolo): la politica di coesione, o i fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE), che rappresentano quasi un altro terzo del budget. Usiamo le parole della Commissione Europea per capire cos'è questo fondo:
[Questa] politica regionale ha come obiettivo tutte le regioni e le città dell'Unione Europea al fine di sostenere la creazione di posti di lavoro, favorire competitività delle imprese, crescita economica e sviluppo sostenibile, e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Per raggiungere questi obiettivi ed affrontare le diverse esigenze di sviluppo in tutte le regioni dell'UE, €351.8 miliardi (quasi un terzo del bilancio totale dell'UE) sono stati accantonati per la politica di coesione per il periodo 2014-2020.

La politica di coesione è serve all'UE per dirigere la ridistribuzione della ricchezza da alcuni Paesi verso altri. Ora potrebbe essere vero che tutti gli stati membri ricevono importi sostanziali da questa ridistribuzione, come mostra il grafico seguente:


Ma quando si fa un ulteriore passo avanti e si guarda solo al Fondo di Coesione (CF), un comparto dei fondi SIE, l'elemento ridistributivo diventa ancora più netto. Mentre Germania e Francia, ad esempio, sono nella posizione 5 e 6 (anche se questo calcolo non si adatta alle dimensioni dell'economia o della popolazione, quindi entrambi i Paesi sono molto più indietro nella realtà), economie più grandi con un elevato PIL pro-capite non  sono nemmeno ammissibili per il CF, che ha come obiettivo esplicito quello di raggiungere la "convergenza", ovvero aiutare i Paesi più poveri, prevalentemente nell'Europa centrale e orientale, a raggiungere le principali economie, prevalentemente quelle dell'Europa occidentale. È qui che grandi quantità di denaro vengono inviate da una parte all'altra del continente:



I risultati di questi giganteschi fondi strutturali sono chiari. Uno studio sull'Italia meridionale, grande destinatario di fondi (quasi tutti i €43.8 miliardi che l'Italia riceve va dritta al sud), ha concluso che "la capacità di questi fondi di compensare le conseguenze negative della crisi economica sembra essere stata minima."

Nel complesso, sembra che i fondi, in particolare il Fondo di Coesione, abbia un effetto positivo sui risultati economici, ciononostante esso è piuttosto limitato. Analogamente al Piano Marshall, l'invio di ingenti somme di denaro nelle regioni povere si pensa che possa essere d'aiuto, ma ciò che alla fine è necessario è una buona politica, cioè poca regolamentazione, tasse basse e sicurezza dei diritti di proprietà privata.

Nel frattempo altri studi hanno scoperto che quello che viene comunemente chiamato "capitale sociale", cioè cooperazione e fiducia tra la popolazione, potrebbe diminuire a causa della politica di coesione dell'UE.

In un nuovo documento di lavoro intitolato "Possibili effetti indesiderati dei trasferimenti pubblici: evidenze dai fondi strutturali europei al Sud Italia", tre studiosi della Banca d'Italia esaminano gli effetti della politica di coesione sul Sud Italia e scoprono che la corruzione è in realtà aumentata grazie ai trasferimenti fiscali:
I risultati indicano l'esistenza di una correlazione positiva tra l'ammontare dei fondi europei e il numero di reati contro la PA registrati nel comune di destinazione: ad un aumento dei trasferimenti del 10%, si assocerebbe un aumento dei reati dello 0.4%. Sebbene tale stima possa risentire di alcune distorsioni, il lavoro propone una serie di controlli a supporto di un'interpretazione causale dei risultati. Ne deriva la rilevanza dei controlli sulle procedure di assegnazione, esborso e gestione dei fondi.

Nessuna sorpresa qui. Dopotutto, è difficile credere che in questo grande sistema di trasferimenti, dove il denaro viene distribuito da Bruxelles per poi arrivare fino al Sud Italia, nessun impiegato del governo possa avere l'idea di usare i fondi in un modo in cui non dovrebbero essere usati. Infatti l'OLAF, l'organismo investigativo dell'UE, ha rilevato che nel 2016 si sono registrate attività criminali per un ammontare di oltre €600 milioni (nel 2015 era quasi un miliardo) e ha scritto che "il settore dei fondi strutturali rimane al centro dell'attività investigativa dell'OLAF."

Questa è in realtà la natura delle burocrazie e delle attività statali in generale, dal momento che è difficile ritenere chiunque responsabile. "La corruzione è un effetto regolare dell'interventismo", scrisse Ludwig von Mises nel suo capolavoro L'Azione Umana.

Pertanto la banca centrale italiana fornisce solo l'ennesimo motivo per cui è necessario adottare tagli alla politica di coesione. Ridistribuisce immense somme di denaro dai Paesi ricchi (o, meglio, dai loro contribuenti) a quelli più poveri, con scarsi benefici economici, un deterioramento della società civile ed un aumento della corruzione. La discussione sul prossimo bilancio a lungo termine dell'UE, che va dal 2021 al 2027, è attualmente in pieno atto. L'unica raccomandazione a Bruxelles dovrebbe essere: tagliare quei fondi. La raccomandazione per i policymaker in generale dovrebbe essere: qualunque cosa si pensi di ridistribuire, potrebbe avere conseguenze significative non intenzionali, e chiaramente negative.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 19 settembre 2018

L'inverno sta arrivando... per l'economia





di Christopher P. Casey


I fan della serie "Il Trono di Spade" conoscono bene il motto della Casata Stark: "L'inverno sta arrivando". Questo motto mette in guardia contro una catastrofe imminente, causata dagli Stark stessi, o da un devastante periodo pluriennale di freddo, o da qualcosa di molto più inquietante a nord del la barriera.

Da quando l'economista sovietico Nikolai Kondratieff scrisse The Major Economic Cycles nel 1925, le recessioni sono state associate al clima invernale. Sebbene le teorie di Kondratieff fossero fantasiose come la serie Il Trono di Spade, usare le stagioni come un'analogia per le fasi di un ciclo economico potrebbe essere utile. Se la primavera rappresenta la ripresa e l'estate il picco della crescita economica, allora l'economia americana potrebbe essere in autunno. Tutti dovrebbero essere cauti quanto i cittadini di Westeros.



Perché l'inverno sta arrivando

Sono pochi gli economisti mainstream che riescono a prevedere una recessione. Citano "forti" (un termine chiave nei verbali del Federal Open Market Committee) statistiche economiche, un mercato azionario "sano" (nonostante i guadagni altamente concentrati nei cosiddetti titoli "FANG") e pochi segnali di allarme tra gli "indicatori guida". Ma lo stesso esatto sentimento esisteva prima dell'ultima recessione, e nel gennaio 2008, esattamente un mese dopo l'inizio a livello tecnico della recessione, il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, dichiarò: "La Federal Reserve al momento non prevede alcuna recessione."

In che modo il presidente Bernanke aveva torto allora, e perché oggi gli economisti mainstream sono ugualmente in errore? La risposta sta nelle loro teorie errate del ciclo economico. Senza una teoria che descriva accuratamente le recessioni, osservare gli indicatori principali o altri segni di rallentamento è totalmente inutile. Si può solo prevedere comprendendo la causalità alla base.

La Scuola Austriaca spiega i cicli economici, la loro fenomenologia (ad esempio, il "cluster di errori" esibito dalle imprese e dagli attori economici), la loro ricorrenza e perché si siano ripetuti con una certa regolarità sin dal XIX secolo (riserva frazionaria e/o banche centrali). In breve, quando l'offerta di moneta viene aumentata artificialmente, i tassi d'interesse vengono abbassati e distorti. Poiché i tassi d'interesse sono un segnale di mercato per tutte le imprese e gli attori economici, gli investimenti e gli acquisti che in precedenza apparivano non redditizi o insostenibili ora sembrano economicamente vantaggiosi o ragionevoli. Tuttavia queste spese sono in realtà "mal investite" rispetto al livello naturale dei tassi d'interesse. Quando i tassi d'interesse tornano al loro livello e alla loro struttura naturali, ne consegue una recessione. Le recessioni sono una condizione inevitabile che corregge gli investimenti improduttivi riallocando il capitale verso usi più produttivi.

Cosa causa la fine del boom artificiale e l'inizio dell'inverno? Ludwig von Mises offrì una spiegazione succinta nel Capitolo XX del suo capolavoro L'Azione Umana:
Il boom può durare solo fino a quando l'espansione del credito progredisce ad un ritmo sempre più accelerato. Il boom termina non appena ulteriori quantità di mezzi fiduciari non vengono più introdotte sul mercato dei prestiti.

Negli Stati Uniti il tasso di crescita di "ulteriori quantità di mezzi fiduciari" sta rasentando la linea piatta (come rappresentato dalla linea rossa sotto). La metrica monetaria più rilevante da analizzare è la definizione Austriaca di offerta di moneta, nota come "True Money Supply" ("TMS"). Sviluppata da Murray Rothbard e Joseph Salerno (e commentata spesso da Ryan McMaken sul Mises Institute), la TMS cattura più accuratamente le attività della Federal Reserve rispetto alle misure tradizionali come M2. Dal marzo 2017, ha una media di espansione a poco più il 4%.


Dal momento che la teoria Austriaca del ciclo economico descrive l'impatto dell'espansione e della contrazione monetaria sui tassi d'interesse che, a loro volta, influiscono sull'economia, i tassi d'interesse indicano anche una possibile fine all'attuale espansione economica artificiale?



Quando arriva l'inverno

I tassi d'interesse sono certamente aumentati. Dopo essere sceso al di sotto dell'1.4% poco più di due anni fa, il decennale USA è scambiato con un rendimento vicino al 3.0%. Ma nella previsione di una recessione, i tempi e le probabilità sono meglio analizzati osservando la struttura dei tassi d'interesse (conosciuta come curva dei rendimenti) piuttosto che il livello generale del tasso d'interesse.

La curva dei rendimenti è una rappresentazione grafica dei rendimenti dei titoli a tasso fisso rispetto alla quantità di tempo che manca alla loro scadenza. Esistono vari metodi per misurare la "piattezza" della curva dei rendimenti, ma uno dei più popolari è il rendimento di un'obbligazione a lungo termine (ad esempio, il decennale USA) meno il rendimento di un bond a breve termine (ad es. il biennale USA). Sulla base di questa metodologia, la curva dei rendimenti si è appiattita estensivamente negli ultimi anni, a livelli osservati l'ultima volta prima della Grande Recessione.


Storicamente una curva dei rendimenti che si appiattisce abbastanza da diventare invertita, cioè, quando i tassi d'interesse a breve termine sono più alti dei tassi d'interesse a lungo termine, di solito ne segue una recessione. Una curva dei rendimenti invertita possiede un potere unico di prevedibilità.

Come ha spiegato l'economista Robert Murphy:
Non c'è stato neanche un falso positivo, ma ogni recessione sin dal 1950 ha avuto una curva dei rendimenti invertita (o quasi invertita) che l'ha preceduta. In altre parole, non ci sono falsi negativi né quando si tratta dei poteri predittivi della curva dei rendimenti nel periodo postbellico.

Il riconoscimento della capacità prognostica della curva dei rendimenti si estende oltre gli economisti Austriaci, infatti anche molti degli economisti della Federal Reserve citano questo fenomeno. La Federal Reserve Bank di New York, nell'introdurre alcune di queste ricerche, riconosce "la regolarità empirica che l'inclinazione della curva dei rendimenti è un affidabile fattore predittivo dell'attività economica reale futura".

Riconoscere questo fatto è diverso dal comprenderlo, poiché gli economisti mainstream non sono in grado di offrire una spiegazione. Tuttavia, i segnali di recessione lanciati dalla curva dei rendimenti aderiscono bene alla teoria Austriaca del ciclo economico, la quale dimostra l'importanza che hanno le banche nel creare moneta ed abbassare i tassi d'interesse (cosa che rende più ripida la curva dei rendimenti, in quanto la maggior parte della loro influenza risiede nelle scadenze a breve termine). È l'inversione della creazione di moneta, e l'impatto delle banche sui tassi d'interesse, che fa salire i tassi d'interesse a breve termine in maniera sproporzionata (il modo tipico con cui la curva dei rendimenti si appiattisce).

Inoltre, se il boom artificiale finisce quando i tassi d'interesse non sono più artificialmente soppressi, allora è ovvio che anche la struttura dei tassi d'interesse tornerà al suo stato naturale. Una curva dei rendimenti più piatta si combina con la struttura naturale dei tassi d'interesse attesi in un libero mercato. L'economista austriaco Jesús Huerta de Soto ha descritto la ragione alla base del libero mercato che genera curve dei rendimenti più piatte:
[...] il tasso d'interesse di mercato tende ad essere lo stesso in tutto il mercato o in tutta la struttura produttiva della società, non solo a livello intratemporale, cioè in diverse aree del mercato, ma anche intertemporale [...] la stessa forza imprenditoriale, alimentata da un desiderio di profitto, condurrà le persone a disinvestire in fasi in cui il tasso d'interesse [...] è inferiore, relativamente parlando, e ad investire in fasi in cui il tasso d'interesse atteso [...] è più alto.

In breve, il potere predittivo della curva dei rendimenti è eguagliato solo dal potere esplicativo della teoria Austriaca del ciclo economico. Se continua a appiattirsi e poi ad invertirsi, probabilmente ne seguirà una recessione volta a correggere gli investimenti improduttivi creati in precedenza.

Ma piuttosto che abbracciare con tutto il cuore l'analisi della curva dei rendimenti, i funzionari di alto rango della Federal Reserve si accontentano del suo utilizzo. Come i maestri di Westeros in conclave per determinare l'avvento dell'inverno, spesso riconoscono le recessioni solo dopo il loro avvento.



Conclusione

Le somiglianze tra il clima nel Trono di Spade e lo stato dell'economia degli Stati Uniti sono stranamente simili. Prima del recente inizio dell'inverno, Westeros ha vissuto un periodo insolitamente lungo di bel tempo dopo l'inverno precedente. Allo stesso modo, secondo il National Bureau of Economic Research, l'attuale espansione degli Stati Uniti è la seconda più lunga di sempre in poco più di nove anni (110 mesi).

Inoltre, proprio come le recessioni non sono fenomeni endogeni al libero mercato (ma piuttosto, come discusso sopra, causati da un'espansione artificiale dell'offerta di moneta tipicamente prodotta/coordinata dalle banche centrali), così anche gli inverni in Westeros sembrano essere generati da un fonte artificiale, esogena. Come spiega il protagonista John Snow quando descrive i White Walkers: "Il vero nemico non aspetterà la tempesta. Porta la tempesta." Il Re della Notte è la versione del Presidente della Federal Reserve nel mondo reale (con la differenza principale che il Re della Notte porta intenzionalmente all'inverno).

Infine, come il prossimo inverno a Westeros, la prossima recessione potrebbe rivelarsi insolitamente severa secondo gli standard storici. Nel Trono di Spade, molti personaggi credono che l'attuale inverno sarà il peggiore in 1000 anni. Date le macchinazioni monetarie senza precedenti della Federal Reserve sin dal 2008, la prossima recessione potrebbe rivelarsi peggiore dell'ultima e potenzialmente devastante come la Lunga Notte.

Circa un anno fa l'allora presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, riteneva che la prossima crisi finanziaria potesse essere evitata per almeno una generazione:
Direi che non ci sarà mai un'altra crisi finanziaria? [...] Probabilmente accadrà in un momento molto lontano nel tempo rispetto ad adesso. Ma penso che siamo molto più sicuri adesso [...] e spero che non accadrà durante le nostre vite, e non credo proprio che accadrà .

Non sai niente, Janet Yellen. L'inverno sta arrivando.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 18 settembre 2018

No, gli stati con la sovranità monetaria non possono emettere tutto il debito che vogliono





di Daniel Lacalle


In questa era di follie monetarie, si tende ad ascoltare tutti i tipi di opinioni e soprattutto quelle fuorvianti sulla politica monetaria. Tuttavia, se ce n'è una che è davvero fantascienza, quella è la MMT.

Uno dei suoi principi è basato su una fallacia: "Un Paese con la sovranità monetaria può emettere tutto il debito di cui ha bisogno senza il rischio di andare in default"

Innanzitutto, non è vero. Un rapporto di David Beers presso la Bank of Canada ha identificato tra il 1960 ed il 2016 27 Paesi sovrani insolventi a livello di valuta locale.

Fonte: Bank of Canada

David Beers spiega: "Un punto di vista di lungo termine da parte di alcuni investitori è che i governi raramente vanno in default per il debito sovrano in valuta locale. Dopotutto, dicono, i governi possono adempiere a questi obblighi stampando moneta, cosa che a sua volta può ridurre il peso del debito attraverso l'inflazione come nella Germania del 1923 e la Jugoslavia del 1993-94. Certo, è vero che l'inflazione elevata può essere una forma di default per il debito in valuta locale. Tuttavia, si verificano inadempienze contrattuali e ristrutturazioni, e sono più comuni di quanto spesso si suppone."

Fonte: Bank of Canada

No, un Paese con la sovranità monetaria non può emettere tutto il debito di cui ha bisogno senza rischio di insolvenza. Deve emetterlo in valuta estera proprio perché pochi si fiderebbero delle sue politiche monetarie. La maggior parte dei cittadini locali è la prima ad evitarne l'esposizione e ad acquistare dollari USA, oro o criptovalute (ora), temendo l'inevitabile: la maggior parte di questi stati tenterà di coprire i propri squilibri fiscali e commerciali svalutando ed impoverendo tutti i risparmiatori.

La sovranità monetaria non è nemmeno qualcosa di cui lo stato può decidere. La fiducia e l'uso di una moneta fiat non è dettata da un governo, né conferisce a suddetto governo il potere di fare ciò che vuole con le politiche monetarie.
Ci sono 152 valute fiat che sono diventate cartastraccia a causa di un eccesso d'inflazione. La loro durata media è stata di 24.6 anni e la durata minima è stata di 7 anni. Infatti 82 di queste valute sono durate meno di un decennio e 15 di esse sono durate meno di 1 anno.

Fonte: Bloomberg

Dato che il mondo delle valute è relativo, il cittadino medio del mondo preferirà l'oro, le criptovalute, i dollari USA o gli euro e lo yen, piuttosto che le proprie valute.

Perché? Quando gli stati e le banche centrali di tutto il mondo cercano di attuare la stessa politica monetaria sbagliata degli Stati Uniti e dell'Europa o del Giappone, ma senza la sicurezza degli investimenti, le istituzioni e la libertà di capitale, cadono nella loro stessa trappola: indeboliscono la fiducia dei propri cittadini nel potere d'acquisto della propria moneta.

La risposta della MMT: basta avere istituzioni stabili ed affidabili. Bene, ma neanche questo funziona. La prima falla nella fiducia è precisamente la manipolazione della valuta per finanziare una spesa pubblica eccessiva. Il cittadino medio potrebbe non comprendere la svalutazione monetaria, ma certamente capisce che la sua valuta non è una riserva valida di valore, o un valido sistema di pagamento. Questo perché il valore della valuta non è dettato dallo stato, ma dagli accordi di acquisto stipulati con tali mezzi di pagamento.

Gli stati considerano sempre i cicli economici come un problema di mancanza di domanda, la quale deve essere "stimolata". Vedono le bolle del debito e degli asset come piccoli "danni collaterali" nella ricerca dell'inflazione. E le crisi diventano più frequenti mentre il debito sale e le riprese economiche diventano più deboli.

Fonte World Bank, Deutsche Bank

Gli squilibri degli Stati Uniti, dell'Eurozona, o del Giappone sono evidenti anche nella debole crescita della produttività, nell'elevato indebitamento e nella diminuzione dell'efficacia delle politiche economiche (leggete: "JP Morgan: Il QE potrebbe avere conseguenze devastanti dopotutto").

Fonte IIF, BIS

I Paesi non accendono prestiti in valuta estera perché sono stupidi o ignorano la fantascienza della MMT, ma perché i risparmiatori non vogliono il rischio di una svalutazione della moneta, non importa quale sia il rendimento. I primi che evitano il debito in valuta nazionale tendono ad essere i risparmiatori nazionali e gli investitori, proprio perché comprendono la storia della distruzione del potere d'acquisto a causa delle politiche monetarie dei loro stati.

Circa il 48% dei $30,000 miliardi dei prestiti transfrontalieri mondiali sono valutati in dollari USA, in aumento rispetto al 40% di un decennio fa, secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali. Non perché i Paesi sono stupidi e non vogliono emettere moneta locale, ma perché c'è poca richiesta reale.

Fonte: IIF

Pertanto gli stati non possono decidere unilateralmente di emettere "tutto il debito di cui hanno bisogno in valuta locale", proprio per la diffusa mancanza di fiducia nella banca centrale o del perverso incentivo degli stati a svalutare a piacimento.

A mano a mano che le riserve si esauriscono ed i cittadini vedono che il loro governo sta distruggendo il potere d'acquisto della valuta, i ministri parlano di "guerra economica" ed "interferenze dall'estero", ma sanno cosa succede veramente. Gli squilibri monetari sono in ascesa e poi vanno fuori controllo.

Fonte: Capital Economics

L'inflazione non viene risolta con (più) tassazione.

Molti sostenitori della MMT risolvono questa equazione dell'inflazione causata dall'eccesso monetario, negando che l'inflazione sia sempre un fenomeno monetario ed affermando che l'inflazione sarebbe risolta con la tassazione. Non è fantastico?

Lo stato trae vantaggio dalla creazione di nuovi capitali, aumenta enormemente i suoi squilibri ed incolpa gli ultimi destinatari del denaro creato ex novo per l'inflazione risultante (risparmiatori e settore privato), così "risolve" l'inflazione creata dalle sue stesse politiche tassando nuovamente i cittadini. L'inflazione è una tassa illegale, come disse Milton Friedman.

In primo luogo, la politica dello stato alimenta un trasferimento di ricchezza dai risparmiatori al settore politico, e quindi aumenta le tasse per "risolvere" l'inflazione che ha creato. Doppia tassazione.

Ricordate cosa è successo in Argentina? Questo è esattamente ciò che i vari governi hanno fatto: distruggere la valuta, creare più inflazione e mandare in stagflazione l'economia.

Questi due fattori, inflazione e alta tassazione, incidono negativamente sulla competitività e sulla facilità di attrarre capitali, investire e creare posti di lavoro, relegando una nazione con potenziale enorme, come l'Argentina, nelle posizioni finali dell'indice del World Economic Forum, quando invece dovrebbe essere in cima.

Inflazione eccessiva e tasse elevate sono due fattori quasi identici che nascondono una spesa pubblica eccessiva che frena l'attività economica. La spesa pubblica consolidata ha raggiunto il 47.9% del PIL nel 2016, una cifra chiaramente sproporzionata. Anche se consideriamo la spesa pubblica primaria, cioè escludendo il costo del debito, la spesa pubblica è raddoppiata tra il 2002 e il 2017.

L'idea che il debito di un Paese non sia una passività, ma semplicemente un asset che sarà assorbito dai risparmiatori, non importa quali, è errata in quanto non considera tre fattori.
  1. Nessun debito è un asset perché lo dice lo stato, ma perché c'è una reale domanda per esso. Lo stato non decide la domanda per quel titolo o quello strumento di credito, ma lo decidono i risparmiatori. Ed i risparmi non sono illimitati, quindi anche la spesa in deficit non è infinita.
  2. Nessuno strumento di debito è un asset attraente se viene imposto ai risparmiatori attraverso la repressione. Anche se lo stato impone la confisca dei risparmi per coprire i suoi squilibri, la fuga di capitali si intensificherà.
  3. Il debito pubblico è impossibile da vendere quando l'investitore e il risparmiatore sanno che il governo distruggerà il potere d'acquisto della sua valuta per trarre beneficio dal cosiddetto "inflazionamento del debito". La reazione è immediata.

L'idea socialista secondo cui gli stati che creano artificialmente denaro non causeranno inflazione, perché l'offerta di moneta aumenterà in tandem con l'offerta e la domanda di beni e servizi, è semplicemente fantascienza.

Lo stato non ha una comprensione migliore o più accurata dei bisogni e della domanda di beni e servizi o della capacità produttiva dell'economia. Infatti ha tutti gli incentivi per spendere e trasferire le sue inefficienze a tutti gli altri.

Sotto al cosiddetto "stimolo della domanda interna" si annidano solamente incentivi perversi, e lo stato crea squilibri monetari più grandi per mascherare il deficit fiscale creato dalla spesa e dal prestito senza un reale ritorno economico. Crea un'inflazione massiccia e una stagnazione economica, mentre la produttività crolla ed impoverisce tutti.

La realtà è che la forza della valuta e la domanda reale a lungo termine di obbligazioni, sono i segni della salute di un sistema monetario. Quando tutti cercano di giocare alla FED senza la libertà economica e le istituzioni degli Stati Uniti, giocano col fuoco. L'illusione monetaria può ritardare l'inevitabile, una crisi, ma avviene più velocemente e più duramente se gli squilibri vengono ignorati.

Tuttavia, quando questa follia manda in bancarotta l'ennesimo Paese che c'ha creduto, la folla della MMT vi dirà che le cose non sono state fatte correttamente. E che se non siete, non loro, allora non capite cos'è il denaro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/