venerdì 4 aprile 2025

Il piano diabolico dell'UE andrà avanti a tutti i costi

 

 

di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-piano-diabolico-dellue-andra-avanti)

Oggi vorrei aggiungere una parola al vocabolario e far fare un passo avanti a tutti coloro che cercano di comprendere le politiche pubbliche. Il cinismo mette in discussione le motivazioni degli altri; la mia nuova parola, “cinicetticismo”, l'unione di cinismo e scetticismo, è un modo per evitare di essere danneggiati da esse. Nella vita pubblica le persone affermano di migliorare il mondo. “Fai questo”, dicono alcuni; “fai quello”, dicono altri. Il cinicetticismo ci dice cosa sta realmente accadendo: qualunque cosa propongano non funzionerà e le persone che lo suggeriscono sono delle frodi. Un buon esempio è l'inflazione: quante promesse sono state fatte in merito al fatto di voler migliorare il benessere pubblico? Eppure apprendiamo che, in Italia, i salari reali sono in discesa e la povertà è aumentata.

La BCE ha promesso di rilanciare l'economia abbassando i tassi, ma li ha tenuti troppo bassi per troppo tempo. La crescita del PIL ha rallentato e ora non può rialzarli per “combattere” l'inflazione; c'è troppo debito. Tassi più alti farebbero crollare l'economia europea. L'UE, infatti, è il più fulgido esempio adesso delle conseguenze della linea di politica “Inflate or die”. L'unica scelta per la BCE è quella di stampare in modo da abbassare il valore reale del debito.

Cosa fare al riguardo? Il cinicetticismo può proteggervi, infatti se lo si sviluppa diviene particolarmente prezioso per valutare le politiche pubbliche e i loro effetti sulla vostra ricchezza. Come diceva Ronald Reagan, la frase più pericolosa che potevate sentire era: “Sono un agente dello stato e sono qui per aiutare”. Il cinicetticismo vi dice che qualsiasi cosa l'apparato pubblico stia promuovendo sarà una truffa e un fallimento. La maggior parte delle questioni non ha molta importanza, ma due di esse contano molto: la guerra e il denaro. “Ci dobbiamo riarmare per difenderci ed essere sicuri”, dicono in coro i burocrati dell'UE; “i tassi più bassi ci renderanno più ricchi”.

Il cinicetticismo suggerirebbe di non crederci.


LE BASI APODITTICHE DELL'INFLAZIONE

Ricordiamo cos'è l'inflazione: un fenomeno sempre e comunque monetario, tanto per citare Friedman e non essere accusato di partigianeria. La cinghia di trasmissione tra tutte le informazioni economiche nell'ambiente di mercato è fortemente influenzata da quella merce che fa da minimo comun denominatore tra le varie altre, anche se i beni di consumo, in un frangente di tempo “X”, non dovessero avere grosse fluttuazioni in termini monetari. Per l'articolo di oggi è superfluo sottolineare/spiegare l'imprescindibilità del denaro come cinghia di trasmissione delle informazioni all'interno dell'ambiente economico. Di conseguenza l'interventismo artificiale nella domanda/offerta di denaro causa scossoni che devono essere assorbiti dall'intera struttura economica e, in particolar modo, dagli attori di mercato (soprattutto coloro che ricevono per ultimi gli assestamenti dato che sono i più penalizzati). Questo fenomeno ingloba tutti gli asset: dai beni di consumo a quelli di capitale. Sì, ciò include anche materie prime, case e automobili. Il singolo atto di poter distorcere l'offerta di denaro rappresenta un vantaggio competitivo non indifferente che ha conseguenze impreviste lungo un lasso di tempo imprecisato. Di norma il riverbero dell'interventismo monetario ha un ritardo di 18 mesi prima che si manifesti completamente nell'economia più ampia, ma il suo perdurare si espande molto più a lungo dato che suddetto interventismo può accumulare tante variazioni nel breve periodo, ma nel lungo gli effetti sono proporzionalmente imprevedibili in base alla quantità di tali variazioni. Di conseguenza la reazione del sistema bancario centrale a un determinato fenomeno è SEMPRE in ritardo, dato che esse non controllano alcunché se non l'influenza del breve periodo ed ecco perché nel lungo i prezzi tendono a essere “appiccicosi”. Paradossalmente questa motivazione è stata sventolata dai keynesiani per richiedere maggiore interventismo. E ancora più paradossale dover citare lo stesso Keynes che ci spiegava il motivo di ciò: “Solo una persona su un milione capisce il fenomeno inflazione”.

La manipolazione dell'offerta di denaro è il motivo principale dell'inflazione dei prezzi conseguente, ma ce ne sono anche altri. Ad esempio, l'iper regolamentazione. La creazione di un'impalcatura burocratica che capillarmente vuole normare/regolare l'ambiente economico (perché la sua espansione inevitabile lavora con la Legge di Parkinson) crea una distorsione/deformazione del sistema prezzi a causa dell'arbitrarietà con cui vengono sfornate nuove leggi. L'obsolescenza per decreto di determinati output ricade nel famoso caso della “finestra rotta” di Bastiat, dove la distruzione di capitale viene trattata come trasformazione necessaria affinché la burocrazia possa avere voce in capitolo in questioni più grandi di essa. Come sappiamo già da “The Use of Knowledge in Society”, la conoscenza dispersa all'interno dell'ambiente di mercato richiede un certo grado di alertness che è caratteristico di quegli imprenditori di successo in grado di anticipare quanto più correttamente possibile la domanda dei clienti. Ciò richiede la capacità di saper raccogliere quegli input che davvero “hanno valore”, ma la scarsità di quella capacità di “unire i puntini” (o per meglio dire gli input) è ciò che rende unici solo una manciata di grandi imprenditori. Ciò a sua volta significa un'allocazione delle risorse economiche scarse quanto più in accordo con le esigenze degli attori di mercato, un processo in grado di essere concluso con efficienza tramite, ad esempio, il sistema profitti/perdite. O più in generale dal calcolo economico. La burocrazia è sganciata da questo calcolo, di conseguenza, nel momento in cui emette i suoi editti, si arroga prepotentemente il diritto di “avere ragione” a prescindere. Ciò significa a sua volta misallocation di risorse scarse che vengono deviate artificialmente dagli usi più urgenti percepiti dagli attori di mercato e di conseguenza subiscono un rialzo dei prezzi.

Poi abbiamo un terzo motivo: l'abbassamento della qualità/quantità, o altrimenti detto “shrinkinflation”. Questo segue logicamente i primi due ed è uno stratagemma messo in campo nel momento in cui un'attività cerca disperatamente di sopravvivere. In fin dei conti, le attività economiche sono attività “organiche” essendo un'estensione della creatività e dell'esperienza della persona trasformate in qualcosa di tangibile nel mondo fenomenico tramite l'azione umana. E l'istinto di sopravvivenza è innato in tutti gli esseri organici.

Queste motivazioni sono assolutamente vere perché dedotte logicamente dall'assioma dell'azione umana. Queste sono le cause del fenomeno, da non confondere con gli effetti: disonestà, comfort, logistica, miglioramenti/peggioramenti tecnologici, ecc. Non solo, ma sono il motivo cruciale per cui non c'è stata alcuna ripresa finora.

L'obiettivo più importante dei keynesiani è stato farvi pensare che le conseguenze dell'inflazione fossero le cause. Solo l'aumento dell'offerta di denaro, alimentato dalla crescente spesa pubblica, crea inflazione. Gli stati continueranno a spendere e ad aumentare deficit e debito, le banche centrali continueranno a stampare e daranno la colpa a tutt'altro. Il sordido furto dei risparmi tramite l'inflazione e la progressiva erosione degli stessi man mano che questo processo s'è incancrenito a causa del denaro fiat, è già adesso la rappresentazione di quella realtà fabbricata e riassunta dal motto “non avrai nulla”... e ovviamente “sarai infelice”, dato che ultimamente i sicofanti di regime che imbrattano le pagine dei giornali si chiedono sempre più come mai i giovani sono depressi. La risposta che accomuna tutte le cause: il denaro fiat, il quale crea una società fiat svuotata progressivamente da tutto. L'essenza fiat trascina e consuma tutto quello che s'è creato, è un buco nero per i valori sociali, la scuola, l'educazione, l'alimentazione, il benessere psicologico, l'intrattenimento, ecc.

Se davvero i sicofanti di regime volessero aiutare i giovani e alleviare le cause psicologiche dei loro disagi, dovrebbero iniziare opponendosi all'euro digitale e aumentare la consapevolezza riguardo le alternative decentralizzate.


GIOCHI A SOMMA (SOTTO)ZERO

La linea di politica della BCE, sin dalla sua nascita, è stata quella di “stimolare” l'economia con tassi d'interesse sempre più bassi. Ma dopo la più forte medicina “stimolante” mai somministrata, dal 2012 al 2022, il paziente si è ammalato di più: i tassi di crescita sono scesi e il debito è aumentato. Ma la BCE ha imparato dai suoi errori? No. Sta abbassando di nuovo i suoi tassi, e mentre alimenta prestiti a basso costo alle sue banche affiliate, l'economia reale è bloccata con tassi d'interesse reali più alti. I creditori temono una maggiore inflazione; vogliono tassi d'interesse più alti per proteggersi.

Di recente c'è stato un importante selloff sui mercati obbligazionari europei, per niente menzionato dalla stampa finanziaria generalista. Altrimenti, poi, come riuscirebbero a vendere ai gonzi le nuove obbligazioni SURE con cui finanziare il piano da €800 miliardi della Commissione europea?

Il nostro nuovo credo, il cinicetticismo, ci aiuta a spiegarlo. La politica e gli investimenti sono entrambi giochi a somma zero oggi. Si vince non perdendo, ovvero non diventando una vittima. Come? In politica il modo per evitare di essere delle vittime è votare per politici che ridurranno il peso della spesa pubblica. E negli investimenti, la cosa più importante è evitare la “Grande Perdita” e restare in gioco. Ad esempio, le persone che acquistano titoli di stato a lunga scadenza, contando sul fatto che la BCE le ripaghi in tempo utile con denaro che conserva il suo potere d'acquisto, sono le principali vittime.

Non ci credete? Comprate titoli di stato italiani a 10 anni e teneteli fino alla scadenza. Chi l'ha fatto nel 2020, ad esempio, sulla scia delle campagne pubblicitarie “patriottiche”, è più che sommerso.

Inoltre gli annunci delle ultime settimane, con l'euro digitale e la Savings and Investments Union, hanno praticamente reso chiaro anche alle teste di legno quale sia il piano dell'UE: c'è bisogno della guerra in Europa in modo da dare la colpa ai russi per lo stato pietoso in cui versano i mercati dei capitali, questo servirà da innesco per mandare in bancarotta (di proposito) il continente ed emettere nuovi titoli (es. perpetual bond) con cui ripartire daccapo poi. Affinché questo piano possa andare a buon fine, la classe dirigente europea ha bisogno di accedere a garanzie collaterali, in particolar modo energia (che non hanno), ed ecco perché ultimamente sono salite alla ribalta voci che vorrebbero il Canada unirsi con la UE. Con l'arrivo di Carney il Canada potrebbe trasformarsi in un avamposto della cricca di Davos, infatti già si stanno stilando piani affinché esso tenga quanto più liquido possibile il mercato degli eurodollari. Ma Trump e i NY Boys non sono degli idioti, quindi la retorica a proposito di una annessione statunitense di Canada e Groenlandia è indirizzata principalmente a rompere questa alleanza in formazione.

Per arrivare a queste deduzioni mi basta guardare ai mercati dei capitali e chiedermi non perché si muovano, bensì come si muovano. La forma principale di risparmio in Europa sono i bund tedeschi e i Btp italiani. Negli ultimi 3 anni la Yellen e la Lagarde hanno messo in piedi un processo di yield curve control per contrastare il rialzo dei tassi di Powell, in modo da disinnescare l'esplosione del mercato dei titoli sovrani europei (i rendimenti di questi ultimi rispetto alla controparte statunitense). Questa operazione ha tenuto aperti i rubinetti della liquidità internazionale affinché affluisse in Europa e tenesse in piedi l'illusione che i titoli sovrani europei avessero mercato nonostante le difficoltà delle relative economie (permettendo altresì ai fondi pensione europei di rimanere finanziati). Ora che quei rubinetti sono chiusi, grazie al taglio degli sprechi da parte del DOGE, l'unica cosa che rimane alla classe dirigente europea è la nazionalizzazione “coatta” dei risparmi dei contribuenti in modo da sostenere il mercato obbligazionario, mentre la BCE si occupa dell'euro. Questo a sua volta rende ragionevolmente attraenti i titoli sovrani europei tra gli investitori e permette ai relativi stati di non soffrire per costi di finanziamento esosi; inoltre l'apparenza è che non c'è crisi e che i rendimenti sono positivi al netto dell'inflazione.

I dazi di Trump hanno rotto l'incantesimo. La capacità beggar thy neighbour (rendimenti obbligazionari più bassi rispetto al livello dove dovrebbero trovarsi realmente e valuta più debole di quanto dovrebbe essere) viene smantellata. L'euro, e tutte le macchinazioni che finora l'hanno tenuto a galla, sono sopravvissute grazie all'ingegneria finanziaria, in particolare negli ultimi 15 anni, la quale è stata esclusivamente funzionale a mantenere vivi gli eurodollari e il conseguente spolpamento indiretto del bacino della ricchezza reale degli Stati Uniti. Oltre a questa verità ne sta uscendo fuori un'altra: la Francia è il burattinaio politico nell'UE.

Quando la classe dirigente europea piagnucola, significa che si sta andando nella giusta direzione. Quando questi cretini approvavano le armi di ricatto nei confronti degli USA (es. GDPR, DSA, DMA), la stampa se ne stava buona al suo posto parlando di “digitalizzazione” dell'economia. Anche quei giornalisti “liberali” che adesso fanno gli indignati di fronte ai “dazi americani”, e allo stesso tempo dicono di approvare l'amministrazione Trump, si sono ben guardati dal criticare/approfondire questi aspetti. Balle, quindi: erano dazi nei confronti degli USA e un modo di estorcere ricchezza da chi crea valore aggiunto. Le multe dell'UE, quindi, nei confronti dei “colossi” tecnologici americani, altro non sono che un pizzo mafioso richiesto da una banda di cretini che sta giocando col fuoco.

La stessa “agenda green” è un gigantesco ricatto normativo nei confronti degli USA. Ma questo aspetto sfugge ad analisti e giornalisti “furbi”, i quali non vedono un millimetro oltre il loro naso... o non vogliono vederlo. Il Paese a cui farebbe davvero male l'elettrificazione dei veicoli sarebbero gli USA. Pensateci: se guidate per 1000 km in Europa siete già in un'altra nazione; se lo fate negli USA siete ancora nello stesso stato, forse anche contea. La popolazione europea, i contribuenti europei, sono sempre stati la carne da cannone in questa scalata ostile di Bruxelles e Londra nei confronti degli USA; sono stati la base, il collaterale, attraverso cui piramidare e sottoporre a leva le imbecillità normative partorite sinora.

Se davvero Londra e Bruxelles avessero voluto mettersi al pari degli USA dal punto di vista economico e commerciale, allora avrebbero dovuto deregolamentare, abbattere le tasse, tagliare la spesa pubblica. Insomma l'influenza stessa della classe dirigente europea sarebbe dovuta indietreggiare. Per questa gente, che è colonialista nell'anima, non esiste niente del genere. Quindi la scelta è stata quella di infiltrarsi nelle stanze dei bottoni statunitensi e demolirli dall'interno.

I dazi sono un modo diretto da parte degli USA di dire “No” a questa distopia e alla rapina del valore aggiunto da loro creato. Ciò che rimane alla classe dirigente è piagnucolare e un manipolo di sicofanti sulla carta stampata e sui social che danno sfogo al loro isterismo.


FEBBRE GIALLA

L'oro sta facendo ciò che dovrebbe fare: anticipa l'inflazione e offre protezione a risparmiatori/investitori. Tuttavia, cari lettori, attenzione: anche i “tori” e gli amanti dell'oro possono diventare “irrazionalmente esuberanti”. Arriverà il momento in cui le persone saranno euforiche per l'oro: i tassisti vi racconteranno delle azioni minerarie che hanno appena acquistato; le persone si vanteranno di “quando sono entrati”; vi diranno che l'oro “sta andando sulla luna”. Il prezzo salirà così tanto che sarete in grado di acquistare l'intera lista di azioni Dow Jones per sole 5 once d'oro. Sarà allora che uno dovrebbe essere felice di scaricare il proprio oro e acquistare azioni.

Ma questo (probabilmente) avverrà tra qualche anno. Nel frattempo sia le azioni che l'oro hanno stabilito nuovi record, ciononostante il quadro fondamentale non è cambiato: il rapporto Dow/oro era a 20 tre anni fa; oggi è a 16; le azioni hanno perso il 20% del loro valore reale. Devono perdere un altro 70% (in termini di oro) prima di diventare veri affari. E su questo potete contare sulle banche centrali. La BCE non aveva motivo di tagliare i tassi il mese scorso... se non che sta cercando di causare inflazione, non di eliminarla. Negli ultimi tre anni l'inflazione dei prezzi è stata più di tre volte superiore a quanto la BCE (presumibilmente) volesse. Vale a dire, con un aumento annuo del 2%, i prezzi dovrebbero essere circa il 6% più alti di quanto non fossero nel 2021; invece sono, ufficialmente, più alti del 20%.

Ufficiosamente, i prezzi sono ancora più alti. Il Tempo, ad esempio, ci dice che il costo di alcune materie prime è letteralmente schizzato alle stelle. O basta guardare ai veicoli. La Fiat Panda, l'autovettura più popolare in Italia, costava in media circa €12.000 nel 2021. Con un'inflazione del 2%, il prezzo del modello di quest'anno dovrebbe essere di circa €13.000. Invece no: si parte da circa €16.000, un aumento del 35% e una erosone reale del potere d'acquisto degli stipendi (nonché del tempo).

E per quanto riguarda l'edilizia abitativa? I tassi ipotecari più bassi hanno convinto gli acquirenti di case a sottoscrivere mutui basati su prezzi gonfiati e basse rate mensili. Poi, nel 2008, i prezzi delle case sono crollati, gli istituti di credito sono andati in bancarotta e milioni di famiglie hanno perso le loro case. Le banche centrali abbassarono ulteriormente i tassi e li ancorarono sotto lo zero, in termini reali, per un lasso di tempo di 10 anni. Ciò, ovviamente, ha portato a una maggiore inflazione immobiliare e poi, all'assurda situazione in cui le persone avevano difficoltà sia ad acquistare che a vendere una casa. La parentesi del SuperBonus non ha fatto altro che aggiungere più distorsioni economiche a quelle esistenti. Nonostante tutti gli “stimoli” escogitati non c'è stata alcuna ripresa... anzi il bacino dei risparmi reali ha continuato a contrarsi. È questa la situazione che si viene a creare quando entrano in scena gli affari “lose-lose” (o vicendevolmente svantaggiosi): la Legge dei rendimenti decrescenti entra nella sua fase negativa, ovvero per ogni unità di debito creata ne viene (progressivamente) erosa una di PIL. Ecco perché, come scrivevo sopra, l'UE ha disperatamente bisogno di un default da cui ripartire in seguito. E senza ripresa la classe dirigente europea non ha alcun potere di leva sui suoi pari esteri.

Ma scrutiamo un po' più da vicino il settore immobiliare. Una casa media costava circa €1600 al  nel 1998. Con un'inflazione al 2% quella cifra oggi dovrebbe essere di circa €2500 al . Invece se prendiamo una città campione a caso, ad esempio Roma, siamo ben al di sopra; per non parlare di Milano. E ora la BCE ha iniziato un nuovo ciclo di allentamento e questo ha fatto gridare al miracolo gli analisti immobiliari, i quali affermano che ciò renderà più facile per le persone acquistare una nuova casa. Il risultato reale? Prevedendo una maggiore inflazione i creditori hanno aumentato i tassi dei mutui a lungo termine rendendo le case meno accessibili che mai!

In altre parole l'inflazione reale dei prezzi al consumo è ben oltre il 2% e per riportarla all'obiettivo di riferimento la BCE dovrebbe portare il tasso effettivo dell'inflazione dei prezzi al di sotto del 2% per diversi anni. In che modo farlo visto che una variazione mensile negativa della stessa inflazione dei prezzi scatenerebbe grida isteriche di “deflazione”?


CONCLUSIONE

Il nostro nuovo credo (il cinicetticismo) ci avverte che le cose non sono sempre come vorremmo che fossero e non sono nemmeno sotto il nostro completo controllo. Quando i risparmi e i fondi pensione sono per la maggiore allocati in titoli sovrani, e le pensioni sono il più grande schema Ponzi e la più grande spada di Damocle pendente sul collo dei conti pubblici, un haircut è l'unica cosa che ti risolve questi problemi... oltre ad avere una platea di investitori e risparmiatori che non hanno alternative. Questo significa che verrà ingegnerizzata una nuova crisi del debito sovrano attraverso la spesa folle in difesa e altre follie fiscali, molto probabilmente sulla scia di un'operazione false flag per incolpare la Russia e distrarre chi deve essere fregato; il tutto per resettare il mercato dei titoli sovrani europei. Nella cricca di Davos non ci sono stupidi e si sono preparati per entrambi gli scenari, ovvero quello ostile alla loro visione e quello favorevole. Quest'ultimo avrebbe significato che gli USA sarebbero scesi in guerra contro la Russia e il crollo dei mercati dei capitali sarebbe stato affibbiato al conflitto mondiale; nel primo caso, invece, avrebbe significato grandi stimoli fiscali “per la difesa”, per il “cambiamento climatico”, la messa in discussione della NATO e tutte le provocazioni di questo mondo affinché la Russia li attaccasse.

Secondo quest'ottica un tale reset porterebbe anche la tanto agognata ripresa affinché le persone tornino a badare ai propri affari, contente di quel poco che si ritrovano e lasciano “lavorare” la classe dirigente. Quest'ultima farà di tutto pur di rimanere in carica e non finire nella pattumiera della storia. Perché è questo che significa una sconfitta dell'Europa in Ucraina, per quanto quest'ultima sia già fallita e fatta a pezzi. La Russia, infatti, ha già combattuto contro la NATO e ha vinto. Ecco perché se la può prendere comoda e rimanere ferma nelle sue richieste; ecco perché “benedice” gli Stati Uniti nel momento in cui vogliono sbarcare in Groenlandia. Non dovrebbe essere una mianccia diretta? No. La visione di USA e Russia è quella di un ritorno agli “equilibri” della Guerra fredda ma senza le tensioni geopolitiche e commerciali, rendendo l'artico un punto di snodo per le nuove rotte mercantili. Di conseguenza gli europei possono essere sottoposti a dazi fino alla morte senza grandi contraccolpi oltreoceano, riducendo quel surplus commerciale che gli europei hanno ottenuto in modo fraudolento.

Chi è un lettore stagionato del mio blog sa che una delle critiche più feroci alle linee di politica fiscali e monetarie degli Stati Uniti è arrivata dal sottoscritto. Questo è stato vero fino al 2022, quando il cambio di passo è stato evidente e concreto. Tale inversione di tendenza mi ha spinto a rivedere il libro che poi avrei pubblicato due anni dopo, spiegando cosa stava succedendo. Così è nato “Il Grande Default”. Con il SOFR, infatti, gli USA possono bere il “frullato” del dollaro senza dare peso alle conseguenze come invece accadeva prima. Esiste ancora una narrativa che sottolinea le difficoltà economiche e finanziarie degli USA, ma gli manca la prospettiva più ampia. Chi ha letto il mio libro sa da dove si alzano queste voci e cosa vogliono raggiungere; coloro ignari, invece, fantasticano di un declino del dollaro a favore di un'ascesa dei BRICS e dello yuan.

Favole. Qual è la domanda che non si pongono? La seguente: E tutti gli altri? È vero, lo zio Sam ha un problema di debito pubblico, la Federal Reserve ha un problema di bilancio a causa di titoli comprati in precedenza ora sommersi e il resto del mondo non sta comprando titoli sovrani americani come faceva in passato. Ma... e tutti gli altri? Anch'essi hanno tutti questi problemi e anche di più. Il governo federale ha un debito pubblico di $36.000 miliardi, ma il resto del mondo, tutte le altre nazioni non solo hanno il loro debito pubblico (gigantesco) ma ANCHE debiti denominati in dollari da saldare. E questo è il mercato degli eurodollari; se non capite come funziona questo sistema, allora state guardando il singolo albero piuttosto che l'intera foresta. Il resto del mondo è in debito non solo nella propria divisa, ma anche in dollari, e non esclusivamente nei confronti degli Stati Uniti bensì tra di essi. Non potendo stampare dollari questo li rende molto più suscettibili al default rispetto al Paese che li può stampare.

Inoltre quando emergono difficoltà economiche ci si aggrappa a quella cosa di cui si ha più bisogno, non a quella cosa che si desidera. La reputazione degli USA è leggendaria da questo punto di vista: il luogo dove il capitale è trattato meglio. Non solo, ma le altre banche centrali del mondo, nonché quelle commerciali, hanno riserve in dollari e titoli denominati in dollari. Nel caso in cui ci dovesse essere un evento catastrofico a livello di Dipartimento del Tesoro USA o altro, i bilanci dei player esteri verrebbero fatti letteralmente a pezzi. La FED non possiede alcun titolo denominato in una divisa estera (così come sta facendo Tether), le altre banche centrali invece sì. Anche qualora si tirasse in ballo l'oro come copertura attiva gli USA sarebbero comunque avvantaggiati dall'alto delle loro 8000 tonnellate e dall'afflusso di oro da Londra.

Quindi, prima di lanciarsi in scenari futuri fantasiosi in cui i BRICS diventano magicamente il punto di riferimento del mondo oppure il dollaro e l'economia statunitense vanno in acuta sofferenza, meglio capire come funziona davvero il mondo. Fortunatamente ci sono testi che facilitano il compito.


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giovedì 3 aprile 2025

Lo stato può vietare Bitcoin? Quattro cose che dovete sapere oggi

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato "fuori controllo" negli ultimi quattro anni in particolare. Questa è una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa è la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso è accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Nick Giambruno

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/lo-stato-puo-vietare-bitcoin-quattro)

Di recente abbiamo sentito banchieri e politici esprimere il loro desiderio di vietare Bitcoin.

L'idea che un qualsiasi stato possa vietare Bitcoin è popolare per una buona ragione: minaccia una fonte significativa del suo potere, ovvero quello di creare denaro dal nulla e costringere tutti a usarlo.

Questo perché Bitcoin può dare sovranità monetaria all'individuo e rendere obsolete le banche centrali, insieme ai loro coriandoli.

Non è un risultato da poco.

È uno sviluppo storico che altera profondamente lo status quo tra governanti e governati. È simile all'invenzione della polvere da sparo, della macchina da stampa e di Internet.

Non c'è dubbio che lo stato vorrebbe proteggere il proprio racket da un concorrente monetario invadente nello stesso modo in cui fa la mafia quando un rivale invade il proprio territorio.

La domanda è se ci riuscirà...

Friedrich Hayek, il grande economista Austriaco, una volta disse: “Non credo che avremo mai più una buona moneta prima di togliere la cosa dalle mani dello stato, cioè, non possiamo toglierla violentemente dalle sue mani, tutto ciò che possiamo fare è introdurre qualcosa con qualche subdolo stratagemma che non possa fermare”.

Hayek aveva ragione.

Per sua stessa natura lo stato non rinuncia mai pacificamente al potere. E se toglierglielo con la forza è fuori questione, allora l'unico modo per farlo è attraverso “qualche subdolo stratagemma per introdurre qualcosa che non possa fermare”.

Bitcoin è la soluzione?

Molte persone pensano che la risposta sia “no” perché lo stato ha la facoltà di spegnerlo.


Qualcuno può spegnere Bitcoin?

Bitcoin non ha un'autorità centrale e nessun singolo punto di errore.

Invece funziona su una rete mondiale decentralizzata, volontaria e in crescita di oltre 17.300 computer in quasi 100 Paesi.

Qualsiasi computer desktop, laptop, Raspberry Pi e persino alcuni cellulari hanno il potenziale per eseguire il software Bitcoin. Inoltre, con l'avanzare della tecnologia, l'esecuzione di Bitcoin diventerà ancora più diffusa.

Molti di questi computer sono abilmente nascosti con Tor, che sta per “The Onion Router”. Esso cripta il vostro traffico Internet e poi lo nasconde rimbalzando attraverso una serie di computer in tutto il mondo per offuscare il vostro indirizzo IP e la vostra posizione fisica.

In ogni caso, con Bitcoin, non c'è una posizione centrale in cui una squadra SWAT possa fare irruzione. Non c'è un amministratore delegato da arrestare. Il meglio che gli stati possano fare è giocare a un gioco infinito di “colpisci la talpa” mondiale.

Anche se gli Stati Uniti e la Russia si impegnassero in una guerra nucleare totale, distruggendo gran parte dell'emisfero settentrionale, Bitcoin non perderebbe un colpo nell'emisfero meridionale.

Per avere anche solo una possibilità di fermare Bitcoin, ogni stato del mondo dovrebbe coordinarsi simultaneamente per chiudere tutto Internet ovunque e poi tenerlo spento per sempre.

Anche in questo scenario improbabile, la rete Bitcoin può essere tenuta in piedi tramite segnali radio e reti mesh. Allo stesso tempo, piccoli pannelli solari portatili possono alimentare i computer che gestiscono la rete se la rete normale non è disponibile.

Inoltre una rete di satelliti trasmette costantemente la rete Bitcoin sulla Terra.

In breve, tutti gli aspetti di Bitcoin sono genuinamente decentralizzati e robusti.

Salvo un inevitabile ritorno globale all'età della pietra, Bitcoin è inarrestabile.

Il genio è fuori dalla lampada. Bitcoin è più grande di qualsiasi stato.


Se non possono spegnerlo, allora lo proibiranno?

Molti Paesi hanno già provato a vietare Bitcoin: Algeria, Bangladesh, Bolivia, Ecuador, Egitto, India, Iran, Kirghizistan, Marocco, Nepal, Nigeria, Arabia Saudita, Thailandia, Turchia e molti altri. Tuttavia hanno tutti fallito miseramente, poiché l'adozione in questi Paesi ha continuato a crescere.

Anche il governo cinese ha vietato Bitcoin numerose volte, con pochi o nessun effetto a lungo termine. Bitcoin non solo è sopravvissuto a un attacco da parte di una superpotenza globale, ma è emerso più forte e più resiliente che mai.

Nonostante tutto questo, un qualsiasi stato potrebbe ancora provare a mettere fuori legge Bitcoin?

È certamente possibile che un presidente possa emettere un ordine esecutivo che metta al bando Bitcoin. Ricordate, l'ordine esecutivo 6102 mise al bando il possesso di oro per i cittadini americani dal 1933 fino alla sua abrogazione nel 1974.

Tuttavia, tale risultato è improbabile per quattro motivi.


Motivo n°1: il codice informatico è comunicazione protetta

Bitcoin è codice informatico open source disponibile per chiunque.

Nel caso giudiziario, Bernstein contro il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, le corti federali degli Stati Uniti hanno stabilito che il codice informatico è equivalente alla libertà di parola ed è protetta dal 1° emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.

D'altra parte la Costituzione non è un protettore affidabile dei diritti, come hanno dimostrato l'isteria del Covid, la guerra al terrorismo e la guerra alla droga. Quindi non farei affidamento esclusivamente su di essa per proteggere Bitcoin.

Tuttavia i precedenti che hanno stabilito che il codice informatico equivale alla libertà di parola complicano qualsiasi tentativo di vietarlo.


Motivo n°2: la chiarezza normativa esiste già

Date le sue dichiarazioni, è chiaro che la Securities and Exchange Commission (SEC) considera quasi tutte le criptovalute come titoli non registrati, rendendole vulnerabili ad azioni esecutive.

Ciò ha portato molti a credere erroneamente che la SEC si scaglierà contro Bitcoin.

La realtà è che Bitcoin è l'unica criptovaluta che NON è inequivocabilmente un titolo.

Il governo degli Stati Uniti è stato chiaro nel considerare Bitcoin una merce, una designazione molto più favorevole, sotto la competenza della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e del Commodity Exchange Act.

Bitcoin è una merce perché non c'è nessuno che lo emette.

Allo stesso modo oro, argento, rame, grano, mais e altre materie prime hanno produttori ma non hanno chi li emette.

Ogni altra criptovaluta diversa da Bitcoin ha qualcuno che la crea. Hanno anche fondatori identificabili, fondazioni centrali, team di marketing e addetti ai lavori che possono esercitare un controllo indebito.

Bitcoin non ha nessuna di queste cose, proprio come il rame o il nichel non hanno un reparto marketing o un fondatore.

La SEC non potrebbe perseguire Bitcoin anche se volesse, perché non c'è nessuno a cui indirizzarsi. Non c'è una sede centrale di Bitcoin, non ha un amministratore delegato, un reparto marketing e nessun dipendente.

Ma presumendo che la SEC possa perseguire Bitcoin, non lo farà perché anche loro ammettono che non è un titolo e quindi non rientra nella loro competenza.

Ecco la conclusione: l'IRS, la SEC, la CFTC e altre agenzie federali hanno già fornito a Bitcoin chiari quadri normativi e fiscali.

Ciò ha aiutato molte aziende statunitensi, tra cui grandi istituzioni finanziarie, a entrare in Bitcoin. Invertire queste linee guida, che sono state stabilite per molti anni, e vietare Bitcoin genererebbe una forte resistenza oltre a essere ormai diventata una sfida ardua.


Motivo n°3: vietare Bitcoin è poco pratico

I divieti a livello statale possono limitare qualcosa approvando una legge, ma non possono far sparire qualcosa di prezioso e desiderato da molte persone.

Pensate ai governi di Venezuela e numerosi altri del Sud America con leggi che limitano l'accesso dei cittadini ai dollari statunitensi.

Queste leggi hanno scarso effetto sul desiderio e sulla capacità dei cittadini di utilizzarli; creano invece un fiorente mercato nero o, più precisamente, un libero mercato.

Allo stesso modo, pensate a quanto successo hanno avuto gli stati nel proibire la cannabis nel corso dei decenni. Nonostante i loro sforzi è sempre stata disponibile nella maggior parte delle grandi città.

Cercare di imporre un divieto su qualcosa di digitale e senza confini come Bitcoin è assolutamente poco pratico. Sarebbe molto più difficile per gli stati vietare Bitcoin piuttosto che i dollari statunitensi o una pianta.

Inoltre molti wallet Bitcoin utilizzano una frase di 12 parole come un modo per recuperare i vostri fondi. Se riuscite a memorizzarle, potete immagazzinare miliardi di dollari di valore equivalenti nella vostra testa e basta.

Provate a vietarlo... è come cercare di vietare la matematica.

Anche se fosse pratico farlo, è già troppo tardi.

C'è una massa critica di sostenitori di Bitcoin tra grandi aziende, politici e persone normali.

Pensate a tutti gli avvocati, lobbisti e contatti politici che verrebbero sguinzagliati. È un sacco di potenza di fuoco politica e i loro numeri non fanno che crescere.

Secondo un sondaggio di NYDIG, 46 milioni di americani possiedono Bitcoin. Ciò equivale a circa il 22% di tutti gli adulti negli Stati Uniti.

Sostenere un divieto di Bitcoin significa andare contro di essi, molti dei quali sono ricchi, potenti e ben collegati.

In breve, mettere fuori legge Bitcoin non aiuterà nessuno a vincere le elezioni.

Bitcoin ha già raggiunto la velocità di fuga. In altre parole, è troppo popolare dal punto di vista politico per essere messo fuori legge e ogni giorno diventa più forte man mano che ne aumenta l'adozione.


Motivo n°4: vietare Bitcoin avvantaggerà i propri rivali

Se un qualsiasi stato fosse tanto sciocco da vietare Bitcoin nonostante tutto questo, darebbe a Russia, Cina e altri rivali un'opportunità d'oro per essere in prima linea in una nuova industria redditizia e nel futuro del denaro.

Vietare Bitcoin sarebbe un errore finanziario e geopolitico di primissimo ordine.


Conclusione

Quando si mettono insieme tutti questi elementi, si ottiene una forma di denaro superiore e inarrestabile che sta conquistando il mondo.

Non è difficile vedere dove andrà a parare questa tendenza. È una rivoluzione monetaria.

Ciononostante molte persone credono ancora che un qualsiasi stato possa spegnere Bitcoin o proibirlo in altro modo.

Questo divario di percezione è una benedizione che ci consente di capitalizzare questa asimmetria informativa con investimenti che la sfruttano.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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mercoledì 2 aprile 2025

La festa (dei partiti) è finita

Pezzi come questo servono solo per strumentalizzare l'oggetto del loro contenuto affinché si possa piangere per i finanziamenti gratis dell'USAID. Poi se si fa un piccolo sondaggio, la maggior parte degli italiani non ha la minima idea di cosa sia la USAID, pensando molto probabilmente a qualche stramberia che è uscita fuori per l'ennesima volta dal Super Bowl. La stessa cosa ai tempi dei “Twitter files”. Per chi invece ne è al corrente, può fare un passo successivo e andarsi a vedere l'intervista da Joe Rogan di Mike Benz. Un gigantesco racket per riciclare denaro nelle tasche delle “creature della palude” (ovvero dello Stato profondo americano)... alimentato più di tutti da un personaggio per cui il PD si straccerebbe le vesti subito dopo il manifesto (comunista) di Ventotene: Obama. Inoltre io stesso ho messo in evidenza e dettagliato una parte di questo racket quando, nel capitolo 16 del mio ultimo libro “Il Grande Default”, ho tracciato un fil rouge tra FTX, gli “aiuti” in Ucraina e il Partito democratico.

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di Jeffrey Tucker

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-festa-dei-partiti-e-finita)

L'amministrazione Trump, spinta dal Department of Government Efficiency e dall'Office of Personnel Management, ha inviato e-mail a tutti i dipendenti federali con una normale richiesta di presentare cinque attività svolte nell'ultima settimana.

È un compito facile, ci vogliono 5 minuti. Nel settore dei servizi questo è del tutto normale, persino di routine. Fare l'inventario della forza lavoro è la norma per qualsiasi nuova dirigenza nel settore privato.

Stranamente è scoppiato un impeto di indignazione tra la classe degli esperti. I sindacati stanno preparando cause legali e il panico e la frenesia sono palpabili. A quanto pare nessun nuovo presidente ha mai fatto nulla del genere prima, nessun democratico che creda nel buon governo e nessun repubblicano che presumibilmente diffidi della burocrazia.

Qualcosa di drammatico ha colpito Washington. Non riguarda solo Trump.

Il partito che ora controlla il ramo esecutivo degli Stati Uniti è un terzo partito costruito sui cadaveri dei due partiti esistenti. Di nome è repubblicano, ma si tratta solo di consuetudine dato che ora è stato quasi preso in consegna da estranei che avevano poca o nessuna influenza all'interno del partito un decennio fa.

Quasi tutti i personaggi di spicco ora al potere, incluso Trump ovviamente, ma anche Musk, Gabbard, Kennedy, Lutnick e molti altri, per non parlare degli elettori stessi, sono rifugiati dal Partito Democratico. Le coalizioni sono cambiate radicalmente, i blocchi di voto sono migrati e i dibattiti politici e le priorità non sono più come quelli di qualsiasi periodo dalla fine della Grande Guerra.

Gli occupanti hanno lasciato un Partito Democratico che era ed è impegnato a consumarsi con frenesie rousseauiane su questioni di cui la maggior parte delle persone non si preoccupa o altrimenti è contraria. L'establishment del Partito repubblicano, tuttavia, non li ha mai accolti; erano odiati e contrastati a ogni passo.


La migrazione di Kennedy

Per comprendere la straordinaria velocità e traiettoria di questa creazione di un terzo partito all'interno della struttura di due, pensate che non erano passati nemmeno due anni da quando Robert F. Kennedy Jr. stava per la prima volta pensando di candidarsi alla presidenza come democratico.

Le condizioni erano uniche. Aveva guadagnato un seguito enorme per il suo coraggio durante la crisi sanitaria, opponendosi ai lockdown, esprimendosi contro la censura e le violazioni dei diritti, e poi condannando l'imposizione di vaccini che non avevano portato alcun risultato alla salute pubblica.

Nel 2023 Biden era impopolare e nemmeno credibile come capo dell'esecutivo, figuriamoci come candidato per un secondo mandato. Il pensiero del team elettorale di Kennedy all'epoca era che una sua corsa per la nomination democratica avrebbe costretto a primarie aperte e avrebbe potuto riportare il partito alle sue radici, lontano dal totalitarismo woke e verso i valori politici di suo padre e suo zio.

In teoria, tutto ciò sembrava plausibile. I suoi primi raduni erano eventi affollati e i soldi piovevano. I volontari si arruolavano per lavorare per la sua campagna elettorale. I primi annunci pubblicitari apparsi erano nostalgici di un tempo perduto, un'America prima della distruzione della cultura civica che arrivò con l'assassinio di suo zio nel 1963. La cornice e persino la musica della sua campagna riflettevano tali temi.

Se qualcuno poteva aggiustare i democratici, era sicuramente Kennedy con una vita di attivismo ed esperienza in contenziosi contro l'acquisizione aziendale delle agenzie governative, oltre a una più recente campagna per i diritti umani e la libertà di parola. La presunzione qui era che i democratici avessero una base di sostegno a cui importasse ancora di tali valori, ma le sue intenzioni si sono scontrate con i meccanismi della leadership del partito.

Voleva sfidare Trump per la presidenza e la base della sfida era piuttosto ovvia. Dopotutto è stato durante la supervisione di Trump che sono iniziati i lockdown e che è stato schierato l'apparato legale che ha portato alle iniezioni obbligatorie. È stato Trump a dare il via alla crisi economica con stimoli fiscali più espansione monetaria. Come questione empirica, aveva presieduto la peggiore invasione dei diritti di qualsiasi presidente nella storia.

Era la situazione in cui si trovavano le cose solo due anni fa. Quando è diventato ovvio che non ci sarebbero state primarie aperte, Kennedy è stato tentato da una corsa da indipendente. Il problema più immediato: il sistema è impostato solo per due partiti e non vogliono competizione. Ciò non era così scontato con Kennedy, il quale attingeva equamente da entrambi i lati, quindi tutti coloro che avevano potere volevano che fosse escluso.

L'altro problema è l'innegabile logica delle elezioni in cui il vincitore prende tutto. Secondo la Legge di Duverger, tali concorsi tendono a essere impostati su due sole scelte. Questa logica non si applica solo alla politica, ma a tutti i sistemi di voto. Se offrite agli ospiti di una festa la possibilità di votare per la cena, ma la maggioranza prevarrà sulla minoranza, tutti passeranno immediatamente dal votare per ciò che gli piace al votare contro il cibo che odiano di più.

Per qualche strana ragione questo schema di voto strategico raramente viene menzionato, ma è una realtà della politica statunitense. Gli elettori vanno contro il candidato che temono di più e per la persona che credono possa vincere per prevenire il peggior risultato possibile. Nel caso di Kennedy, quindi, significava che non importasse quanto le persone lo amassero, avrebbero finito per sostenere Biden o Trump in ogni caso.

Durante l'estate questa logica si è imposta pesantemente sulla campagna elettorale di Kennedy, anche se Trump ha dovuto affrontare forti ostacoli da parte dello Stato profondo più un tentativo di assassinio, cosa che ha rievocato il profondo trauma familiare in Kennedy. Ciò ha innescato discussioni tra i due che hanno portato a un riallineamento storico in politica.

Durante queste discussioni Trump è stato franco su ciò che era accaduto durante il periodo Covid. La sua amministrazione gli aveva mentito, soprattutto quegli esperti che gli erano stati assegnati per dire che quel virus era un'arma biologica con una possibile cura sotto forma di un nuovo vaccino. Con grande riluttanza e solo per un periodo di tempo limitato approvò ciò che tutti, compresi i familiari e gli esperti, gli dicevano di fare.

Per quanto riguarda l'operazione “Warp Speed”, Trump l'aveva sempre considerata una spinta aggressiva per una soluzione. Fonti internazionali e nazionali indicavano l'idrossiclorochina come una terapia praticabile, e così ne ordinò la distribuzione di massa.

Era inconcepibile a quei tempi che la burocrazia più profonda non solo avrebbe rimosso questo farmaco e altri dalla distribuzione, ma avrebbe persino generato falsi studi che mettevano in guardia contro di essi, il tutto nel tentativo di promuovere il nuovo prodotto farmaceutico. Trump fu sicuramente stupito nel vedere questi eventi svolgersi in un modo che non poteva controllare.

A tale proposito, sia Trump che Robert F. Kennedy Jr. concordarono sui pericoli per la salute americana provenienti da una varietà di fronti, tra cui quello derivante dall'uso eccessivo di prodotti farmaceutici. Trump ha appreso dall'esperienza di Kennedy in materia, e non solo su questo ma anche sui mali delle agenzie infiltrate da agenti malevoli, della censura e della manipolazione della cultura pubblica in generale da parte dello Stato profondo.

Non si sarebbero mai trovati d'accordo su questioni di petrolio e gas, ovviamente, ma anche su questo argomento Kennedy era stato spinto dagli anni del Covid a riconsiderare la presunta scienza alla base del cambiamento climatico, in particolare quella che raccomandava una maggiore sofferenza umana come mezzo per risolvere una presunta minaccia esistenziale.

Potremmo non conoscere mai appieno ciò che è accaduto in quei due giorni, ma quelle discussioni hanno cambiato la storia, riunendo due potenti forze nella cultura americana che erano state a lungo separate dall'etichetta di partito e dall'identità tribale: il nazionalismo borghese contro il liberalismo borghese di Whole Foods. Come abbiamo scoperto, avevano un nemico comune.

Ora Kennedy è il nuovo capo della Salute e dei Servizi Umani nell'amministrazione Trump e sta ora intraprendendo il più grande tentativo di rimettere in carreggiata l'establishment di Washington sin dai tempi di Andrew Jackson. Il suo obiettivo è quello di capovolgere l'intera nave di stato, industria e scienza, allontanandosi dalla falsità e dalla corruzione industriale derivanti da un unico focus sulle malattie infettive verso un nuovo focus sulle malattie croniche con soluzioni prevalentemente naturali. Un compito a dir poco erculeo.


La migrazione di Musk

Elon Musk è la terza forza all'interno di questo triumvirato di leadership del nuovo partito. Prima del 2020 era un investitore e imprenditore politicamente convenzionale. Per lo più si associava al partito predefinito delle élite, i Democratici. Poi sono arrivati ​​i lockdown. È stato l'unico grande leader aziendale negli Stati Uniti, e probabilmente in tutto il mondo industrializzato, che si è pubblicamente alzato in piedi per protestare. Ha detto che avrebbe preferito dormire sul pavimento della sua fabbrica piuttosto che chiuderla; ha rifiutato gli obblighi di vaccinazione in tutte le sue aziende; ha ritirato Tesla dalla California e l'ha trasferita in Texas; ha trasferito tutte le sue registrazioni aziendali nel Delaware.

Nel 2023 era un uomo cambiato, consapevole della minaccia del cosiddetto Leviatano, e si è immerso profondamente nella letteratura anti-statalista. Ha affrontato battaglie sull'ideologia woke e questo ha reso completa la sua trasformazione intellettuale. È entrato nella stagione politica con una nuova consapevolezza: mentre un tempo considerava la burocrazia fastidiosamente necessaria, ora la vedeva sempre più come la fonte di una tirannia incontrollata.

A un certo livello l'incontro tra Trump e Musk, come quello tra Trump e Kennedy, era del tutto improbabile. Musk considerava il suo più grande successo come uomo d'affari l'aver dato il contributo più potente all'energia pulita, avendo spezzato il monopolio automobilistico e prodotto in serie la prima auto elettrica commercialmente valida. Trump, d'altro canto, aveva giurato di smantellare i sussidi alle auto elettriche e aveva chiesto la deregolamentazione di petrolio e gas. Allearsi con Trump significava dover mettere a rischio anche l'agevolazione fiscale per i consumatori di veicoli elettrici.

Ma era pronto a questo perché, come Kennedy, si era convinto che la civiltà occidentale stessa era a rischio a causa di un Leviatano che aveva mostrato i denti nel modo più brutale durante gli anni del Covid. Il suo motivo per acquistare Twitter per $44 miliardi era quello di smantellare il cartello della censura che era stato creato per far rispettare i lockdown e promuovere i vaccini. Una volta acquistato ha scoperto l'entità del controllo governativo, lo ha sradicato e ha scatenato la libertà di parola negli Stati Uniti.

Anche in questo caso, Musk ha condiviso questa preoccupazione con Kennedy e Trump. Tutti e tre si sono uniti sulle questioni cruciali: il disperato bisogno di frenare e schiacciare il potere e la portata dello stato amministrativo. Questa è una questione che attraversa sinistra e destra, democratici e repubblicani, liberali e conservatori e tutte le altre categorie tradizionali.


La migrazione della Gabbard

A questo proposito c'era anche l'aspetto della sicurezza nazionale in cui decenni di “guerre infinite” alimentate dai neocon avevano generato risentimento e fallimento all'estero, portando così Tulsi Gabbard dai Democratici alla parte di Trump, insieme ad altri come Pete Hegseth che vedevano le tradizionali preoccupazioni militari aver ceduto il passo all'ideologia woke che Musk disprezzava e che Kennedy trovava profondamente corrotta.

I loro interessi coincidevano con la rivolta contro il globalismo in generale, il quale aveva assunto la forma di infinite guerre impossibili da vincere, rubinetti incontrollati di aiuti esteri, saccheggi dei contribuenti sotto forma di sussidi a sindacati internazionali di ONG, oltre al crudele utilizzo dell'immigrazione come strumento di manipolazione elettorale. È stato il punto sull'immigrazione a innescare la spinta populista per il nuovo nazionalismo, accogliendo nuovi rifugiati dai settori anti-guerra di sinistra e destra.

Lo stesso Donald Trump ha sperimentato una migrazione tutta sua. Mercantilista industriale fin dalle sue prime dichiarazioni pubbliche, ha gradualmente sviluppato un antistatalismo di fatto una volta che il suo primo mandato è stato sovvertito dall'interno e poi ha dovuto affrontare un'inaudita guerra nelle aule dei tribunali e persino tentativi di assassinio per fermare il suo secondo mandato. Quando ha detto al Libertarian Party che questa guerra legale lo rendeva un libertario nello spirito, stava dicendo la verità. Una volta che è diventata una questione personale, si è effettivamente rivoltato contro lo stato e tutte le sue opere.

Questi sono tutti percorsi tortuosi ma hanno avuto un'enorme influenza sulla mente della popolazione sulla scia degli anni del Covid, screditando la classe dirigente e preparato la strada per un modo completamente nuovo di gestire il governo e la vita pubblica. Data la cultura dei meme del nostro tempo, questo nuovo partito ha assunto vari nomi, prima MAGA e poi MAHA e poi DOGE (in omaggio alla famosa meme coin).

MAGA/MAHA/DOGE non è esattamente il nome più orecchiabile per il nuovo partito al governo, ma è molto più accurato di Repubblicano, per non parlare di Democratico. Si tratta di un nuovo partito formato dai gusci screditati dei due partiti esistenti che hanno perso la fiducia della popolazione nel corso di decenni di malgoverno, culminati in un tentativo di padroneggiare le esigenze del regno microbico.

In senso kuhniano, il crollo del paradigma ortodosso (governo da parte di agenzie amministrative) è stato completato nel 2023, preparando la strada alla coalizione pre-paradigmatica di questi personaggi affascinanti, sostenuti da movimenti popolari che si rispecchiano in molti altri luoghi e che generalmente navigano sotto la bandiera del populismo. Ed ecco il fatto cruciale: questi leader hanno la loro portata, influenza e potere perché le cause che rappresentano sono diventate più mature con una popolazione completamente stufa del malgoverno degli esperti.

Questi sono tempi nuovi e altamente promettenti, poiché il vecchio subisce uno smantellamento misericordioso e qualcosa di completamente nuovo prende il suo posto. Troviamo le radici dell'ideologia dello stato amministrativo nelle opere di Woodrow Wilson, e bastano pochi minuti di lettura delle sue fantasie su come la scienza e la costrizione avrebbero forgiato un mondo migliore per capire che era solo questione di tempo prima che l'intero esperimento andasse in frantumi.

Ci è voluto più di un secolo, ma quel giorno è finalmente arrivato: il paradigma è cambiato. Nonostante tutto il disordine e la frenesia, tra cui il caos, la confusione e i tradimenti, i nostri tempi offrono l'opportunità di riaffermare un principio fondamentale dell'Illuminismo, ovvero che le persone stesse dovrebbero avere un ruolo influente nel plasmare il funzionamento del sistema sotto il quale sono costrette a vivere.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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martedì 1 aprile 2025

Trump non può permettere che l’Europa trascini a fondo gli Stati Uniti

La stampa (inglese) ci sta dando dentro alla grande, visto che ci sono tanti devastati mentali che parlano di “nazismo” negli USA e ritengono che essi “abbiano abbandonato” l'Occidente. Gli inglesi sono sempre stati dei maestri in questo: “Divide et impera”. Adesso più che mai è importante avere ben in mente un solo e unico obiettivo principale: mandare in bancarotta la “cricca di Davos”. Farà di tutto pur di sopravvivere, come abbiamo visto con la tentata intermediazione dei titoli sovrani americani a Londra e il “proxy” canadese per accedere, attraverso una nuova “backdoor”, al mercato degli eurodollari. Il caos e la confusione che suddetta stampa alimenta è propedeutica a un sempiterno scontro ricercato tra USA e Russia da parte della “cricca di Davos”. Questa è gente pericolosa e lo stiamo vendendo da come accelerano le cose in Europa, verso il peggio, dove lo stato di diritto è ormai un orpello che si può tranquillamente buttare nella raccolta dell'umido. Come ho descritto nei Capitoli 5 e 6 del mio ultimo libro, “Il Grande Default”, il sistema post-Seconda guerra mondiale è giunto alla fine e questo la classe dirigente lo sa: la scelta è duplice, un arretramento dello stato amministrativo o una caduta nel baratro del “tecno-comunismo”. Quest'ultimo è il futuro che stanno scegliendo l'Europa e l'Inghilterra. Gli USA, invece, si stanno muovendo verso qualcosa che è vagamente libertario e individualista; una cosa è certa, rifiutano la visione dei “globalisti” e questo è già tanto. Perché se si aggiusta questo problema, se si chiudono le scappatoie attraverso le quali i “globalisti” ottengono finanziamenti gratis, allora vengono risolti in un colpo solo una miriade di altri sotto-problemi. Ad esempio, il più grande mercato di intermediazione delle valute è a Londra. Il denominatore comune nel Forex è la sterlina. Nel momento in cui c'è un sistema che è stato creato “ad hoc” per sostituirsi allo SWIFT, il tuo business è pericolosamente a rischio. Oppure mentre i cialtroni dell'“eurospazzatura” chiacchierano, gli USA fanno i fatti. Che la corsa nell'industria tecnologica fosse solo a due (USA e Cina) era chiaro anche alle creature monocellulari, ma in questo modo, oltre a specializzare ulteriormente la propria offerta di prodotti, gli Stati Uniti possono concentrarsi esclusivamente sulla produzione senza dover sprecare risorse a “difendere” nazioni estere. L'emancipazione dalla narrativa “difendere Taiwan” diventa indirettamente un'offerta di collaborazione commerciale con la Cina. A questo punto inizia a chiarirsi un altro aspetto: la presunta autarchia degli USA, i dazi e le “annessioni” di Canada/Messico, altro non sono che la liberazione da tutte quelle appendici che venivano usate dalla narrativa guerrafondaia per impedire alla nazione di esprimere il suo pieno potenziale e quindi tenerla continuamente in uno stato di spesa frenetica per servire obiettivi oltreoceano: Londra e Bruxelles.

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di Connor O'Keefe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/trump-non-puo-permettere-che-leuropa)

I leader dei governi europei sono molto arrabbiati con la nuova amministrazione Trump. Innanzitutto il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha affermato che un ritorno ai confini tra Ucraina e Russia precedenti al 2014 è un “obiettivo irrealistico” e che i leader europei non dovrebbero dare per scontato che le truppe americane saranno presenti sul continente per sempre.

Poi, il vicepresidente JD Vance, ha tenuto un discorso a una conferenza sulla sicurezza in Germania, in cui ha ammonito i governi europei per aver ripetutamente violato i principi liberaldemocratici che proclamano a gran voce di difendere. Ha citato il recente ribaltamento di un'elezione in Romania dopo che il risultato era andato contro ciò che il governo in carica e i suoi alleati dell'Europa occidentale volevano, così come una pletora di repressioni del dissenso politico da parte di alcuni degli alleati più stretti di Washington nel continente.

Infine il presidente Trump ha annunciato che il governo degli Stati Uniti avrebbe avviato colloqui diretti con il governo russo per negoziare la fine della guerra in Ucraina. Questi colloqui sono iniziati senza alcun coinvolgimento da parte di altri governi europei, tra cui l'Ucraina stessa.

Inutile dire che tutte queste dichiarazioni e sviluppi hanno fatto arrabbiare molto i leader europei, evidentemente convinti che gli Stati Uniti avrebbero continuato a schierare truppe, inviare armi e fornire finanziamenti per la sicurezza del continente, lasciando che i loro governi potessero agire come volevano e trattandoli come i principali attori della guerra per procura che abbiamo finanziato.

Da tutte le prove l'obiettivo dell'amministrazione Trump è di fare pressione sui governi europei affinché spendano di più i soldi dei loro contribuenti per finanziare la NATO. Un onere non indifferente dato che l'Europa è in questo momento immersa in un declino autoinflitto, e i contribuenti statunitensi non dovrebbero essere costretti a prendervi parte.

Da una prospettiva americana, il declino dell'Europa è tragico, poiché alcuni degli aspetti migliori delle nostre istituzioni e della nostra cultura possono essere ricondotti al periodo dell'ascesa dell'Europa.

Dopo la caduta dell'Impero romano, l'Europa occidentale si frammentò in molte piccole unità politiche. I territori relativamente piccoli di questi stati, insieme alla presenza di forti istituzioni non statali come la Chiesa e una classe mercantile internazionale, significavano che il potere era altamente decentralizzato.

Come hanno dimostrato studiosi del calibro di Ralph Raico, Nathan Rosenberg e L. E. Birdzel Jr., l'assetto altamente decentralizzato dell'Europa nel Medioevo fu il fattore principale nel generare la prosperità che ha poi dato all'Occidente più potere e uno standard di vita più sicuro e confortevole rispetto a qualsiasi altra civiltà nella storia. Un rispetto per i diritti della proprietà privata contribuì a creare un sistema giudiziario che amplificò ulteriormente il successo dell'Occidente.

Sfortunatamente l'immensa quantità di ricchezza permise anche agli stati di sottrarne una parte e di diventare molto potenti. Il principale tra questi era il governo britannico, il quale utilizzò la ricchezza del suo popolo per costruire il primo vero impero che si estendeva su tutto il globo. Le classi dominanti britanniche e di altre nazioni europee presentavano i loro governi sfarzosi e l'espansionismo straniero come un segno di gloria nazionale, ma l'ascesa di questi grandi e potenti stati rappresentava il costante abbandono delle stesse istituzioni che avevano alimentato la crescita dell'Europa.

La sorprendente produttività della Rivoluzione industriale tenne in piedi la festa per tutto il 1800, ma, come è noto, nel 1914 quasi tutta l'Europa venne trascinata nel conflitto più grande e sanguinoso che il mondo avesse mai visto. La brutalità della guerra e la sconfitta decisiva delle Potenze centrali, causata dall'ingresso non necessario degli Stati Uniti, prepararono il terreno per l'ascesa dei nazisti e la Seconda guerra mondiale, la quale cancellò ciò che restava del potere europeo.

Nei decenni successivi gran parte dell'Europa occidentale sprofondò al punto di diventare di fatto vassalli di Washington, allontanandosi ancora di più dalle istituzioni decentralizzate e dal rispetto dei diritti di proprietà privata. Il che ci porta alla situazione europea che Trump, Vance e Hegseth hanno affrontato di recente quando hanno preso le redini del governo americano.

I governi dell'Europa occidentale hanno istituito il totalitarismo in nome della prevenzione dell'ascesa del totalitarismo e hanno costruito un'altra grande rete di garanzie di guerra in nome della prevenzione di un'altra guerra mondiale. L'establishment europeo è ancora talmente traumatizzato dalla Seconda guerra mondiale che si comporta come se la storia fosse iniziata nel 1933 e ignora tutte le lezioni importanti da prima di quella data.

Dopo i commenti di Vance, i funzionari europei si sono presentati davanti alla stampa e hanno montato un'appassionata difesa della loro repressione del dissenso. E mentre Trump si muove finalmente per porre fine al coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra in Ucraina, i leader europei si stanno affannando per trovare modi per raddoppiare in modo indipendente lo stesso assetto che ha contribuito a causare la guerra in primo luogo.

Il declino dell'Europa è una cosa triste da guardare, ma la reazione dei funzionari europei a Vance che li ha chiamati in causa su alcuni aspetti di tal declino conferma che le persone attualmente al comando della nave UE non cambieranno direzione tanto presto.

Se l'Europa è davvero intenzionata a ripiombare nell'oscurità attraverso il totalitarismo, la stagnazione economica, o scatenando una nuova guerra che coinvolgerà l'intero continente, i contribuenti americani non dovrebbero essere costretti a dare il loro contributo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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lunedì 31 marzo 2025

Come lo stato rende i vaccini meno sicuri

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato "fuori controllo" negli ultimi quattro anni in particolare. Questa è una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa è la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso è accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Barry Brownstein

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/come-lo-stato-rende-i-vaccini-meno)

Robert Kennedy Jr. è il nuovo Segretario della Salute e dei Servizi Umani. Se vi piacciono gli eventi carichi di emotività, potreste aver trovato avvincenti le udienze di conferma al Senato riguardanti la sua nomina.

La senatrice Elizabeth Warren, tra gli altri, ha criticato Kennedy per le sue “opinioni pericolose”. Nel libro, Thinking Fast and Slow, il defunto premio Nobel per l’economia, Daniel Kahneman, mette in guardia contro le dichiarazioni cariche di emotività: “È saggio prendere sul serio le ammissioni di incertezza, ma le dichiarazioni tronfie di sicurezza vi dicono principalmente che un individuo ha costruito una storia coerente nella sua mente, non necessariamente che la storia sia vera”.

Kahneman ha spiegato che alcuni prendono decisioni che implicano rischi consultando le proprie emozioni: “Mi piace? Lo odio? Quanto mi fa sentire forte?”

Il risultato è che “la risposta a una domanda facile (Come mi sento a riguardo?) serve come risposta a una domanda molto più difficile (Cosa ne penso?)”. Durante le udienze di Kennedy, sono state mostrate molte emozioni, ma poca riflessione.

Se siete propensi a uno stato onnipotente e preferite delegare le decisioni importanti in materia di salute agli esperti, potreste sentirvi a vostro agio con una governance emotiva.

La Warren era sicura della “storia coerente” nella sua mente mentre si scagliava contro Kennedy. Era preoccupata che avrebbe reso le cause legali contro le aziende farmaceutiche talmente facili da “chiudere l'accesso e la produzione di vaccini per ognuno di noi”. Secondo lei “i produttori di vaccini spesso operano con margini di profitto molto ridotti. Se vengono citati in giudizio ripetutamente e con successo, usciranno dal settore dei vaccini”.

La Warren sostiene un tipo di legislazione che, secondo un analista, si tradurrebbe in una “espropriazione totale delle imprese private”. Quanto è ironico che ora voglia esentare alcune aziende dalle forze di mercato.

In questo saggio non cercherò di risolvere la questione spinosa della sicurezza dei vaccini. Tuttavia, come economista, posso identificare le distorsioni di mercato derivanti dall'esenzione delle aziende dalle forze di mercato... come la responsabilità.

Potreste aver visto lo spot del Super Bowl di Hims & Hers che promuoveva i loro farmaci per la perdita di peso. Mentre lo spot evitava di nominare farmaci specifici, le immagini mostravano penne per iniezione simili a quelle utilizzate per il famoso trattamento per il diabete: Ozempic di Novo Nordisk.

Come tutti i prodotti farmaceutici, Ozempic ha effetti collaterali. Alcuni di essi sono molto gravi, tra cui la compromissione della vista. Per alcuni, i benefici superano i rischi affinché si possa perdere peso.

Le cause per responsabilità del prodotto sono possibili quando il prodotto è difettoso, o quando i consumatori non sono pienamente informati degli effetti collaterali, la cui entità spesso non è evidente se non anni dopo.

Una legge che esenta Ozempic dalla responsabilità del prodotto renderebbe questi farmaci più sicuri o più pericolosi? Utilizzando la sua logica alle udienze Kennedy, la senatrice Warren potrebbe sostenere che tale esenzione è necessaria nella lotta della nazione contro l'epidemia di obesità.

Un argomento simile è stato utilizzato per approvare il National Childhood Vaccine Injury Act del 1986 (Vaccine Act). Quest'ultimo ha concesso ai produttori farmaceutici un'ampia immunità legale dalle cause per danni da vaccino. La legge includeva “la prelazione dalle richieste di risarcimento danni a livello statale [...] che denunciano difetti di progettazione e difetti di avvertenza”. Inoltre, una volta approvata, un produttore di vaccini “non ha l'obbligo legale di raccogliere e analizzare attivamente i dati sulla sicurezza e l'efficacia, né i produttori sono obbligati ad aggiornare le formule dei vaccini alla luce dei nuovi progressi scientifici”.

Il Vaccine Act prevedeva un “programma di risarcimento per i danni correlati ai vaccini”. Nonostante le intenzioni originali, le famiglie dei danneggiati affrontano “complessi ostacoli legali per ottenere un risarcimento” in un processo che è diventato “conflittuale”.

L'immunità aziendale dalle cause legali garantisce ai vaccini un sussidio nascosto.

Di conseguenza il numero di vaccini che un bambino riceve sin dalla nascita fino ai 18 anni è esploso. Secondo un conteggio, nel 1983 furono somministrate 24 dosi di quattro vaccini tra la nascita e i 18 anni; nel 2023 sono state raccomandate fino a 88 dosi di 16 vaccini. Le raccomandazioni sui vaccini dei Centers for Disease Control (CDC) sono di vasta portata perché guidano gli stati a stabilire i requisiti di vaccinazione per frequentare le scuole pubbliche.

Le raccomandazioni del CDC non sono trasmesse dall'alto, sono influenzate dalla politica e dalle relazioni finanziariamente intrecciate tra stato e industria.

Il dott. Frederik Schaltz-Buchholze, esperto danese di vaccini, conta “11 iniezioni distinte di vaccino ai bambini danesi, mentre i bambini americani ne ricevono 72 fino a 18 anni di età”. E aggiunge: “Considero completamente inutili diversi vaccini (ad esempio epatite B, COVID-19, influenza) nel programma statunitense e non sottoporrei i miei figli a questo programma di vaccinazione se vivessi negli Stati Uniti”.

All'udienza di conferma di Kennedy, il senatore Rand Paul ha sollevato la questione del vaccino contro l'epatite B somministrato alla nascita. I dottori Paul e Schaltz-Buchholze sono anti-vaccinisti? Entrambi hanno chiarito di non esserlo.

Le accuse di essere contrari ai vaccini vengono utilizzate per mettere a tacere le indagini e il dibattito sulle preoccupazioni relative alla sicurezza e al calendario di somministrazione.

La senatrice Warren è una persona per cui l'indagine è superflua, perché è convinta che la storia nella sua mente sia vera. Secondo lei aumentare il numero di vaccinazioni porta a salvare più vite e a una nazione più sana.

Come economista, sto sollevando un avvertimento di cautela. All'inizio della mia carriera ho indagato su come le assicurazioni regolassero il rischio nell'energia nucleare. Testimoniai davanti al Congresso sulle limitazioni del Price-Anderson Act riguardo la responsabilità per incidenti. Tra l'altro, i sostenitori conservatori dell'energia nucleare sovvenzionata hanno usato la stessa retorica usata ora da coloro che esentano la responsabilità per i vaccini: la sostengo, il Paese ne ha bisogno, quindi sovvenzioniamola.

La questione della limitazione della responsabilità è stata esaminata dal professore di diritto Richard Epstein. Scrivendo della fuoriuscita di petrolio della British Petroleum nel 2010 nel Golfo del Messico,  ha spiegato perché “il modo migliore per scoraggiare future fuoriuscite è esporre i trivellatori ai costi totali di qualsiasi errore e non lasciare che alcuna azienda senza un'adeguata assicurazione si avvicini a una torre di perforazione petrolifera”.

Epstein ha aggiunto: “Una solida sottoscrizione assicurativa svolgerà un lavoro migliore nel determinare il prezzo del rischio rispetto a qualsiasi programma di supervisione statale diretta”.

Il Vaccine Act del 1986 è anch'esso soggetto alla logica di Epstein. La necessità di una copertura assicurativa incoraggerebbe le aziende farmaceutiche a dare priorità alla sicurezza dei vaccini.

Coloro che sostengono le esenzioni di responsabilità affermano di stare salvaguardando la salute pubblica. Come la Warren, credono che altrimenti la produzione di vaccini sarebbe inadeguata, oltre a respingere le critiche alle raccomandazioni del CDC.

Siamo chiari: rifiutare gli scudi di responsabilità non significa rifiutare i vaccini. Le esenzioni di responsabilità indeboliscono gli incentivi a dare priorità alla sicurezza dei vaccini.

Oggi ho letto un caso emblematico di responsabilità e sicurezza: un grande ritiro di prodotti di tonno in scatola a causa di un rischio di intossicazione alimentare dovuto a un difetto nel coperchio con linguetta estraibile. Il produttore ha ritirato il prodotto “per eccesso di cautela” nonostante non siano stati segnalati feriti.

Finire sotto l'occhio di bue è costoso. Perché il produttore dovrebbe accollarsi questo costo enorme per quello che sembra un rischio minimo? La risposta a questa domanda è semplice e va oltre le considerazioni morali: il produttore sarà responsabile di tutte le richieste di risarcimento per responsabilità del prodotto se il rischio si rivelasse maggiore del previsto. È più intelligente sostenere una spesa relativamente piccola che rischiare la bancarotta se le persone iniziano a morire.

In base al diritto civile, la necessità di cibo non esenta i produttori dalla responsabilità. La necessità di prodotti farmaceutici non dovrebbe essere una difesa contro le richieste di risarcimento danni. La governance emotiva crea un teatro avvincente, ma non è una ricerca della verità sulla sicurezza. L'eliminazione dei guardrail del processo di mercato mette a repentaglio la salute delle persone.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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